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Foto dell'Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia...(sinistra)

Foto dell’Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia…(sinistra)

Qualche settimana fa vi avevamo chiesto di aiutarci a denunciare la situazione dell’Ayatollah Boroujerdi, anche noto come il Mandela iraniano. L’Ayatollah è stato arrestato è stato arrestato nel 2006 dai Mullah per aver attaccato direttamente la versione oppressiva e falsa dello sciismo, propagandata dall’ideologia dittatoriale di Khomeini. Fermato a Qom, l’Ayatollah Boroujerdi è stato rinchiuso in carcere e trattato come un traditore. Le ultime fotografie, lo mostrano stanco, dimagrito e pallido, appoggiato al suo bastone. Nonostante la prigionia, Boroujerdi non ha mai smesso di lottare per ripristinare il vero sciismo, per denunciare l’abuso dei diritti umani, per attaccare il terrorismo dei Pasdaran e per sperare in un Iran diverso, sia internamente che esternamente. Questa lotta è andata avanti con lettere scritte dall’Ayatollah Boroujerdi direttamente al Papa precedente Benedetto XVI, al Segretario delle Nazioni Unite, ai vertici dell’Unione Europea ed anche allo stesso Ali Khamenei.
Come vi avevamo già informato, il 23 settembre scorso il Procuratore Generale, Mohammad Mohavadi, ha visitato l’Ayatollah Boroujerdi nella sua cella nel braccio 325 del carcere di Evin. Qui, Mohavadi ha comunicato all’Ayatollah che il regime intendeva condannarlo a morte per le sue posizioni religiose, considerate eretiche. Alla richiesta di Boroujerdi di avere un dibattito pubblico sulle sue posizioni teologiche e politiche, Mohavadi ha risposto che il regime non intedeva discutere di nulla. La visita di Mohavedi, guarda caso, è avvenuta un giorno dopo la diffusone della lettera che Borojerdi aveva scritto una lettera al Segretario dell’ONU Ban Ki Moon, denunciato nuovamente la corruzione del regime e il finanziamento dei Pasdaran al terrorismo in Siria, Palestina, Libano, Bahrain e Yemen. La lettera, molto umilmente, si intitolava “La imploro, segretario, di sostenere la nostra causa”. Qui potete lettere il testo, integrale, della lettera in inglese: http://bit.ly/1vs4EXq.
Dopo queste notizie arrivate grazie agli attivisti interni all’Iran, oggi vediamo a sapere che l’Ayatollah Boroujerdi ha dichiarato lo sciopero della fame. In uno dei rari momenti in cui ha potuto vedere la famiglia, il Mandela iraniano ha informato i suoi cari che, con lo sciopero della fame, intendeva reagire nuovamente alle repressioni del regime. La famiglia dell’Ayatollah ha chiesto ancora a tutti gli attivisti di denunciare la situazione del loro caro e di chiederne l’immediata liberazione.

 

Foto dell'Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia...(sinistra)

Foto dell’Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia (sinistra)

Quella chi vi lanciamo è una richiesta di aiuto disperata. Vi chiediamo di divulgare questo articolo e denunciare la prossima, probabile, esecuzione dell’Ayatollah Hossein Kazamani Boroujerdi, noto anche in Occidente, ma clerico di prima importanza all’interno del mondo sciita. La colpa di questo Ayatollah iraniano è quello di non aver condiviso la visione khomeinista dello sciismo e di aver chiesto – pubblicamente – la fine della corruzione in Iran, l’apertura alle libertà politiche e civili per il popolo e, soprattutto, la separazione tra lo Stato e la religione. La tradizione sciita, si badi bene, non è quella rappresentata dal khomeinismo: l’Ayatollah Khomeini, in nome del suo ego personale, ha stravolto lo Sciismo, portando questo ramo dell’Islam dal classico quietismo, fondato sul sostegno sociale al popolo senza entrare nel dibattito politico, per farlo diventare una ideologia maramente politica, fondata sulla conquista delle istituzioni e, ovviamnente, del potere politico, militare ed economico.

L’Ayatollah Borojerdi si è ribellato a tutto questo: al contrario di molti altri, però, questo coraggioso Ayatollah lo ha fatto pubblicamente. Lo ha pubblicamente gridato dalla sua città, Qom, ove nel 2006 solamente il sostegno dei suoi ammiratori lo ha salvato dall’arresto da parte dei Pasdaran. Lo ha fatto, in passato, con lettere aperte all’Ayatollah Ali Khamenei – il dittatore successore di Khomeini – e con lettere di richiesta pubblica di aiuto al precendente Pontefice Benedetto XVI e ai vertici dell’Unione Europea. In tutte queste missive, coraggiosamente, l’Ayatollah Boroujerdi non ha solamente denunciato il regime iraniano e il suo comportamento, ma ha anche chiesto il sostegno per una indagine neutrale sulla morte di suo padre, l’Ayatollah Mohammad Ali Kazemi Boroujerdi, ucciso dai miliziani di Teheran nel 2002.

Ovviamente i Mullah non hanno gradito la voce fuori dal coro, quella che rischiava di riportare il loro potere solamente all’interno delle moschee. L’Ayatollah Boroujerdi è stato arrestato e ha speso gli ultimi otto anni della sua vita in carcere. Le sue condizioni di salute, come anche la perdita di peso dimostra (foto in alto), sono il chiaro simbolo della drammatica condizione di questo uomo di fede. Ora, alla tragedia del deperimento fisico, il regime vuole aggiungere quella della pena di morte: proprio mentre Hassan Rouhani si apprestava a parlare davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’Ayatollah Boroujerdi riceveva  infatti la visita del Procuratore Generale della Corte Speciale riservata ai Clerici.

Il Procuratore Generale, Mohammad Mohavadi, ha visitato Boroujerdi il 23 settembre del 2014 nella sua cella nel braccio 325 del carcere di Evin. Qui, Mohavadi ha comunicato all’Ayatollah che il regime intendeva condannarlo a morte per le sue posizioni religiose, considerate eretiche. Alla richiesta di Boroujerdi di avere un dibattito pubblico sulle sue posizioni teologiche e politiche, Mohavadi ha risposto che il regime non intedeva discutere di nulla. La visita di Mohavedi, non a caso certamente, è avvenuta un giorno dopo la diffusone della lettera che l’Ayatollah Borojerdi aveva scritto una lettera al Segretario dell’ONU Ban Ki Moon, denunciato di nuovo la corruzione del regime iraniano e il finanziamento dei Pasdaran al terrorismo in Siria, Palestina, Libano, Bahrain e Yemen. La lettera, molto umilmente, si intitolava “La imploro, segretario, di sostenere la nostra causa”. Qui potete lettere il testo, integrale, della lettera in inglese: http://bit.ly/1vs4EXq.

Come suddetto, vi chiediamo aiuto: diffondere questo articolo, denunciate il regime e la volontà di uccidere le voci libere presenti in Iran. Soprattutto, però, firmate e diffondere la petizione per chiedere il rilascio immediato dell’Ayatollah Boroujerdi. Grazie a tutti!

Firma la petizione internazionale: http://bit.ly/1mJLPh9

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Iranian children in veils

Leggiamo sul sito della Farnesina – il Ministero degli Esteri italiano – che l’Italia ha preso parte ieri ad una conferenza Onu dedicata ai matrimoni precoci e forzati. La conferenza, svoltasi a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, era intitolata “Ending child marriage: towards a more gender equitable world” e ha visto la partecipazione del Ministro Mogherini in persona. Ciò, soprattutto in considerazione del fatto che l’Italia è parte del gruppo transregionale che promuove iniziative multilaterali volte all’adozione di risoluzioni dedicate al fenomeno, tanto in ambito di Consiglio Diritti Umani che di Assemblea Generale Onu. Secondo quanto riportato sul sito del MAE, quindi, “Roma ha anche aderito alla “Carta internazionale” in materia di mutilazioni genitali femminili e matrimoni forzati finalizzata al summit di Londra tenutosi nel luglio scorso sotto l’egida dell’Unicef”.

Orbene, se così è, chiediamo all’Italia di condannare pubblicamente il regime iraniano. Nella Repubblica Islamica, infatti, non soltanto i matrimoni precoci e forzati sono una prassi, ma sono anche codificati secondo il Codice Civile voluto dall’Ayatollah Khomeini dopo il 1979. Quando l’Ayatollah conquistò il potere, l’età legale per il matrimonio delle donne si abbassò improvvisamente da 18 anni a 9 per le bambine e 15 per gli adolescenti. Nel 2002, quindi, l’età minima del matrimonio per le bambine venne innalzata a 13 anni. Va però chiarita una cosa: secondo l’articolo 1041 del codice civile, in casi speciale le bambine possono essere date in spose prima dei 13 anni, fatto salvo il consenso del padre”. In poche parole, il Codice (in)Civile del regime iraniano, giustifica e permette la pedofilia.

D’altronde, basta leggere gli scritti di Khomeini per capire come la depravazione fosse parte stessa dell’ideologia della Velayat-e Faqih. Nel suo testo “Tahrir al-Wasilah”, una vera e propria rilettura della tradizione sciita, l’Ayatollah Khomeini ha direttamente espresso il suo (vergognoso) parere in merito ai matrimoni delle bambine. Secondo quanto scritto dall’Ayatollah, “chiunque abbia una sposa di età inferiore ai 9 anni, non puo’ avere con lei rapporti sessuali completi. Nonostante questo, è permesso avere altri tipi di piaceri sessuali, quali l’abbraccio o lo strofinamento del pene tra le natiche e le cosce.”. Anche in questo caso, si tratta di un vero e proprio incoraggiamento alla pedofilia.  Non si dica, poi, che in Iran i casi di matrimonio precoce e forzato sono rari. Non soltanto la Repubblica Islamica favorisce la prostituzione adolescenziale con i matrimoni temporanei, ma anche i casi di spose bambine sono assai numerosi. Secondo quanto denunciato dall’Ong Justice for Iran, infatti, solo tra il 2006 e il 2011 ci fu una impennata del 40% dei matrimoni di bimbe al di sotto dei 13 anni (da 33,383 a quasi 40,000). A questo si aggiunga che, incredibilmente, nel 2013 il regime iraniano ha approvato una legge che permette ai genitori adottivi di poter sposare i bambini adottati(la legge è stata approvata dal Consiglio dei Guardiani, nonostante le proteste internazionali, il 23 ottobre del 2013).

Promuovendo e permettendo i matrimoni precoci e forzati, il regime contraddice a molte delle Convenzioni internazionali firmate dall’Iran stesso. Teheran, infatti, ha: a) firmato e ratificato la Convenzione per i diritti dei Bambini, il cui articolo 19 obbliga chiaramente lo Stato contraente ad impedire ogni tipo di abuso fisico, psicologico e sussuale sui bambini; b) firmato e ratificato la Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali che, all’articolo 23, impone l’abolizione della schiavitu’ e le pratiche simili alla schiavitu’, tra le quali sono compresi anche i matrimoni precoci. Questi due Trattati Internazionali, si badi bene, sono coercitivi secondo la stessa legge iraniana (articolo 77 della Costituzione iraniana e articolo 9 del Codice Civile).

Ricordiamo infine che oggi in Iran Razieh Ebrahimi, ex sposa bambina, si trova nel braccio della morte. Nota come Mayriam, Razieh si è ribellata al matrominio forzato e ha ucciso il marito che la violentava e picchiava. Da tempo la Comunità Internazionale ha chiesto la sua liberazione. Sinora senza alcun risultato.

Considerando quanto accade in Iran e il ruolo che l’Italia pretende di avere nel mondo contro i matrimoni precoci e forzati, chiediamo alla Farnesina di condannare ufficialmente il comportamento del regime iraniano, richiamando i Mullah al rispetto dei diritti umani, dei diritti dei bambini e alla pubblica condanna di ogni atto di pedofilia.

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Il Grande Fratello iraniano non ha confini ed è capace di leggere tutto quello che i giovani iraniani scrivono, anche semplicemente per ridere tra loro in chat. L’agenzia HRANA, infatti, ha reso noto l’arresto di 11 attivisti dei social network. La loro colpa? Sempliceme: aver parlato in maniera “poco dignitosa” dell’Ayatollah Khomeini. In poche parole, aver riso sull”inventore del sistema repressivo della velayat-e Faqih, falsamente riconducibile alla tradizione sciita. Secondo quanto riportato dalla ISNA, tutti gli arrestati sono accusati di aver diffuso materiale diffamatorio sull’Imam, per mezzo di social networks quali Viber, Tango e Whatsapp. Non soltanto: per loro l’accusa di aver ridicolizzato i valori della Repubblica Islamica e delle figure religiose che la governano (particolarmente l’Ayatollah Khomeini). L’agenzia ISNA, infine, ha rimarcato come tutti i fermati hanno “confessato il loro crimine…”.

In questo periodo, va ricordato, è in atto una offensiva per la chiusura definitiva di Whatsapp. Questo programma, molto usato dai giovani iraniani per comunicare liberamente (rarità in Iran), è stato già diverse volte con l’accusa di favorire lo spionaggio Occidentale e valori contrari all’Islam.  Proprio ieri il Procuratore Gholam Hossein Mohseni-Ejei, ex Ministro dell’Intelligence sotto Ahmadinejad (dal 2005 al 2009), ha comunicato al Ministro della Comunicazione Mahmoud Vaezi di avere solamente 30 giorni per bloccare definitivamente Whatsapp in tutto il Paese. Se il Governo non obbedirà alla decisione della magistratura, ha reso noto l’agenzia Fars, “i giudici prenderanno tutte le misure necessarie per attuare l’ordinanza”.

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La protesta delle donne iraniane contro il velo, iniziata attraverso una pagina Facebook, ha praticamente fatto il giro del mondo. Come ovvio, considerando la brutalità del regime dei Mullah, molte fotografie inviate inizialmente alla Pagine, sono state scattate in aree isolate. Con il passare dei giorni e la diffusione della campagna per i civili nella Repubblica Islamica, le donne iraniane stanno prendendo sempre più coraggio e sfidando apertamente le regole della velayat-e Faqih.
In queste ore, un video in particolare sta divendo il simbolo di questo nuovo passo in avanti: nelle immagini, che vi riproponiamo qui sotto, è possibile vedere una ragazza iraniana mentre viaggia nella metro di Teheran senza indossare il velo. Nel video, come vedrete, la ragazza si aggiusta i capelli con la mano, guardando fissa in camera. Intorno a lei, diverse altre donne la guardano incuriosite, esprimendo un sorriso di apprezzamento. Si tratta di un pubblico affronto alle regole imposte dagli Ayatollah che, come noto, obbligano le donne a girare con il velo sui capelli. Sinora le donne avevano trovato diversi modi di indossare il velo in maniera non conforme, per protestare contro l’imposizione clericale. Questo video, però, testimonia come il popolo iraniano sia stanco di trovare sotterfugi insufficienti e voglia davvero ottenere la libertà che merita.
Per vedere il video cliccare sull’immagine
teheran metro