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Mentre nel mondo (Italia compresa) la lobby pro Iran usa l’immagine dell’ex Presidente iraniano Khatami per promuovere i voleri della Guida Suprema Khamenei, all’interno della Repubblica Islamica, l’ex Presidente riformista è considerato praticamente un nemico del regime. Recentemente, non a caso, l’organo di censura dei media ha vietato la diffusione delle immagini di Khatami via televisione e giornali. Un divieto a cui, tanto per chiarire, si è silenziosamente adagiato il Governo che, per bocca del Ministero dell’Informazione, ha fatto sapere di considerare la censura come vincolante (alla faccia di chi parla del nuovo Iran…).

Come sempre accade nei regimi, però, ciò che si intende vietare diventa lo scudo attraverso il quale il popolo manifesta il suo malcontento. Così, ecco che i funerali della sorella dell’Ayatollah Mohammad Khatami – Fatameh Khatami – sono diventati una occasione per protestare contro Khamenei e le Guardie Rivoluzionarie. Nei video che vi mostriamo qui sotto, è possibile vedere la folla che ha preso parte alle esequie funebri, urlare i nomi di Mir Hossein Mousavi e di Mehdi Karroubi, i due leader dell’Onda Verde, costretti agli arresti domiciliari da quattro anni (senza nemmeno aver subito un processo…).

Vogliamo ricordare infine che, nonostante il divieto imposto dall’alto, diversi media e social networks  iraniani hanno comunque sfidato la censura, pubblicando foto dell’ex Presidente Khatami, lanciando anche un apposito hashtag denominato “Noi Saremo i Media di Khatami” (in farsi: #رسانه_خاتمی_میشویم). Una Pagina Facebook con questo nome è stata creata appositamente. Ancora una volta, nonostante l’appeasement pro regime dell’Occidente, il popolo iraniano continua a lottare per la sua libertà…Purtroppo, oggi, è sempre piu’ solo…

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Foto dell'Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia...(sinistra)

Foto dell’Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia (sinistra)

Quella chi vi lanciamo è una richiesta di aiuto disperata. Vi chiediamo di divulgare questo articolo e denunciare la prossima, probabile, esecuzione dell’Ayatollah Hossein Kazamani Boroujerdi, noto anche in Occidente, ma clerico di prima importanza all’interno del mondo sciita. La colpa di questo Ayatollah iraniano è quello di non aver condiviso la visione khomeinista dello sciismo e di aver chiesto – pubblicamente – la fine della corruzione in Iran, l’apertura alle libertà politiche e civili per il popolo e, soprattutto, la separazione tra lo Stato e la religione. La tradizione sciita, si badi bene, non è quella rappresentata dal khomeinismo: l’Ayatollah Khomeini, in nome del suo ego personale, ha stravolto lo Sciismo, portando questo ramo dell’Islam dal classico quietismo, fondato sul sostegno sociale al popolo senza entrare nel dibattito politico, per farlo diventare una ideologia maramente politica, fondata sulla conquista delle istituzioni e, ovviamnente, del potere politico, militare ed economico.

L’Ayatollah Borojerdi si è ribellato a tutto questo: al contrario di molti altri, però, questo coraggioso Ayatollah lo ha fatto pubblicamente. Lo ha pubblicamente gridato dalla sua città, Qom, ove nel 2006 solamente il sostegno dei suoi ammiratori lo ha salvato dall’arresto da parte dei Pasdaran. Lo ha fatto, in passato, con lettere aperte all’Ayatollah Ali Khamenei – il dittatore successore di Khomeini – e con lettere di richiesta pubblica di aiuto al precendente Pontefice Benedetto XVI e ai vertici dell’Unione Europea. In tutte queste missive, coraggiosamente, l’Ayatollah Boroujerdi non ha solamente denunciato il regime iraniano e il suo comportamento, ma ha anche chiesto il sostegno per una indagine neutrale sulla morte di suo padre, l’Ayatollah Mohammad Ali Kazemi Boroujerdi, ucciso dai miliziani di Teheran nel 2002.

Ovviamente i Mullah non hanno gradito la voce fuori dal coro, quella che rischiava di riportare il loro potere solamente all’interno delle moschee. L’Ayatollah Boroujerdi è stato arrestato e ha speso gli ultimi otto anni della sua vita in carcere. Le sue condizioni di salute, come anche la perdita di peso dimostra (foto in alto), sono il chiaro simbolo della drammatica condizione di questo uomo di fede. Ora, alla tragedia del deperimento fisico, il regime vuole aggiungere quella della pena di morte: proprio mentre Hassan Rouhani si apprestava a parlare davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’Ayatollah Boroujerdi riceveva  infatti la visita del Procuratore Generale della Corte Speciale riservata ai Clerici.

Il Procuratore Generale, Mohammad Mohavadi, ha visitato Boroujerdi il 23 settembre del 2014 nella sua cella nel braccio 325 del carcere di Evin. Qui, Mohavadi ha comunicato all’Ayatollah che il regime intendeva condannarlo a morte per le sue posizioni religiose, considerate eretiche. Alla richiesta di Boroujerdi di avere un dibattito pubblico sulle sue posizioni teologiche e politiche, Mohavadi ha risposto che il regime non intedeva discutere di nulla. La visita di Mohavedi, non a caso certamente, è avvenuta un giorno dopo la diffusone della lettera che l’Ayatollah Borojerdi aveva scritto una lettera al Segretario dell’ONU Ban Ki Moon, denunciato di nuovo la corruzione del regime iraniano e il finanziamento dei Pasdaran al terrorismo in Siria, Palestina, Libano, Bahrain e Yemen. La lettera, molto umilmente, si intitolava “La imploro, segretario, di sostenere la nostra causa”. Qui potete lettere il testo, integrale, della lettera in inglese: http://bit.ly/1vs4EXq.

Come suddetto, vi chiediamo aiuto: diffondere questo articolo, denunciate il regime e la volontà di uccidere le voci libere presenti in Iran. Soprattutto, però, firmate e diffondere la petizione per chiedere il rilascio immediato dell’Ayatollah Boroujerdi. Grazie a tutti!

Firma la petizione internazionale: http://bit.ly/1mJLPh9

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Il Grande Fratello iraniano non ha confini ed è capace di leggere tutto quello che i giovani iraniani scrivono, anche semplicemente per ridere tra loro in chat. L’agenzia HRANA, infatti, ha reso noto l’arresto di 11 attivisti dei social network. La loro colpa? Sempliceme: aver parlato in maniera “poco dignitosa” dell’Ayatollah Khomeini. In poche parole, aver riso sull”inventore del sistema repressivo della velayat-e Faqih, falsamente riconducibile alla tradizione sciita. Secondo quanto riportato dalla ISNA, tutti gli arrestati sono accusati di aver diffuso materiale diffamatorio sull’Imam, per mezzo di social networks quali Viber, Tango e Whatsapp. Non soltanto: per loro l’accusa di aver ridicolizzato i valori della Repubblica Islamica e delle figure religiose che la governano (particolarmente l’Ayatollah Khomeini). L’agenzia ISNA, infine, ha rimarcato come tutti i fermati hanno “confessato il loro crimine…”.

In questo periodo, va ricordato, è in atto una offensiva per la chiusura definitiva di Whatsapp. Questo programma, molto usato dai giovani iraniani per comunicare liberamente (rarità in Iran), è stato già diverse volte con l’accusa di favorire lo spionaggio Occidentale e valori contrari all’Islam.  Proprio ieri il Procuratore Gholam Hossein Mohseni-Ejei, ex Ministro dell’Intelligence sotto Ahmadinejad (dal 2005 al 2009), ha comunicato al Ministro della Comunicazione Mahmoud Vaezi di avere solamente 30 giorni per bloccare definitivamente Whatsapp in tutto il Paese. Se il Governo non obbedirà alla decisione della magistratura, ha reso noto l’agenzia Fars, “i giudici prenderanno tutte le misure necessarie per attuare l’ordinanza”.

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Prima i sunniti, poi i neri americani e adesso Gesu’ e la Vergine Maria. Insomma, la Guida Suprema Ali Khamenei – o per meglio dire il suo staff su Twitter – le sta provando tutte per dare una immagine pulita del regime iraniano. Peccato che, come sempre, la realtà sia ben diversa da quella che la charm diplomacy di Teheran tenta di disegnare. Questa volta, Khamenei ha scelto di fare concorrenza a Papa Francesco e di usare Gesu’ e la Vergine Maria per predicare amore nel mondo via Twitter. In una serie di tweet pubblicati ieri, infatti, il dittatore iraniano ha sottolineato l’amore dell’Islam per il profeta Gesu’ e Maria e ha sottolineato come questo amore obblighi alla lotta contro l’oppressore. Ovviamente, come sempre, l’oppressore è il Grande Satana americano (e tutto l’Occidente) e il Piccolo Satana israeliano. In una foto allegata ad uno dei tweet, non a caso, Khamenei ha mostrato l’Ayatollah Khomeini in compagnia di Monsignor Hilaron Cappucci, noto alle cronache per aver trafficato armi con i terroristi palestinesi…

Come suddetto, ai tweet di Khamenei non corrisponde la realtà della situazione in Iran. La Repubblica Islamica continua senza sosta a perseguitare e arrestare i cristiani in Iran, in particolare coloro che decidono di lasciare l’Islam e abbracciare il cristianesimo. Questi fedeli, colpevoli unicamente di aver scelto liberamente il loro credono, vengono arrestati dai Pasdaran e accusati di apostasia dalle Corti Rivoluzionarie. L’apostasia, per la cronaca, è punibile in Iran con la pena di morte. Questo è stato il caso del Pastore Youcef Nadarkhani, condannato a morte e liberato nel 2012 solamente grazie alle pressioni internazionali. Purtroppo, però, nelle prigioni del regime restano ancora diversi cristiani. Due casi limite, divenuti ormai intollerabili per chi sostiene i diritti umani, sono quelli dei Pastori Saeed Abedini e Farshid Fathi. Saeed Abedini è detenuto dal 2012 ed è stato condannato a 8 anni di carcere per aver abbracciato la fede cristiano evangelica. Proprio in questi giorni, la moglie di Abedini dagli Stati Uniti ha denunciato che il marito è stato minacciato di morte dai sostenitori dell’Isis imprigionati nelle carceri iraniane. Farshid Fathi, anche lui arrestato nel 2012 per essersi convertito al cristianesimo, uscirà di prigione solamente nel dicembre del 2016. Nell’aprile scorso, il Pastore evangelico è stato tra i detenuti malmenati in carcere dirante un raid punitivo dei Pasdaran.

Non solo: nel silenzio del mondo, i cristiani iraniani stanno lasciando la Repubblica Islamica per trovare rifugio in Europa. Due, in particolare, sono i nuovi santuari di questi fedeli in cerca di libertà: la Germania e la Bulgaria. Per quanto concerne la Bulgaria, Nikolai Chirpanliev – Presidente dell’Agenzia Bulgara per i rifuguati – ha rivelato che la comunità di cristiani iraniani di Sofia conta ormai tra i 100 e i 200 membri. “Scappano” – ha rimarcato Nikolai – “per via del regime in Iran, che li perseguita per la loro fede”. In Germania, invece, i numeri sono molto piu’ alti: secondo quanto rivelato dal Guardian, circa 4,500 iraniani di fede cristiana hanno raggiunto negli ultimi mesi Berlino. Il costo di questo viaggio verso la libertà è di circa 30.000 dollari.

Vogliamo infine ricordare che, secondo la denuncia dell’inviato ONU per i diritti umani in Iran, Ahmed Shaheed, attualmente nelle carceri iraniani ci sono almeno 49 cristiani, la maggior parte dei quali rinchiusi per meri motivi religiosi. Di recente, quindi, l’agenzia Mohabat news ha denunciato che il regime iraniano ha inziato a separare i cristiani nel carcere, al fine di evitare la massimo i contatti tra di loro.

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