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L’Ayatollah Boroujerdi prima della detenzione (sinistra) e durante la detenzione (destra)…

Una notizia sconvolgente arriva dall’Iran, proprio mentre il Premier italiano Matteo Renzi giunge a Teheran. Secondo quanto riporta Iran News Update, il 7 aprile scorso, le autorità carcerarie di Evin hanno avvelenato l’Ayatollah Kazemeini Boroujerdi, anche noto come il Mandela iraniano. L’avvelenamento ha causato all’Ayatollah dei fortissimi dolori al ventre e la perdita parziale della vista.

Vogliamo ricordare che l’Ayatollah Boroujerdi – noto come il Mandela iraniano – e’ stato condannato a 11 anni di carcere per essersi opposto – religiosamente parlando – alle posizioni dell’Ayatollah Khomeini e alla sua idea di Velayat-e Faqih. Nonostante le posizioni del regime, l’Ayatollah Boroujerdi ha chiesto la non interferenza dei clerici nella politica e la separazione tra la sfera religiosa e quella civile.

Per queste sue idee, come detto, ha pagato un prezzo altissimo. Arrestato nell’Ottobre del 2006, e’ stato accusato di ben 30 diversi reati, tra cui quello di Moharebeh, ovvero di portare avanti una “guerra contro Dio”. Nel 2007, quindi, e’ stato condannato a 11 anni di detenzione, privato dei suoi titoli religiosi e derubato di tutti i suoi averi. Le sue condizioni attuali sono assai critiche. Tra le altre cose, vogliamo ricordare che l’Ayatollah ha passato ben 10 anni della sua vita carceraria in isolamento, perdendo decine di chilogrammi (soffre anche di problemi di cuore e di Parkinson).

Nel Settembre del 2014, l’Ayatollah ha ricevuto in carcere la visita del Procuratore Generale  Mohammad Mohavadi. Mohavedi ha intimato all’Ayatollah Boroujerdi di pentirsi oppure gli ha prospettato il rischio di metterlo a morte. Ricordiamo che l’Ayatollah Boroujerdi ha denunciato la sua condizione detentiva con lettere aperte sia al segretario ONU Ban KI Moon che al precedente Pontefice Benedetto XVI. La sua detenzione e’ stata condannata dallo stesso Congresso USA nel Novembre 2014 (No Pasdaran).

Secondo quanto reso noto dai media, il Primo Ministro Renzi in Iran vedrà anche l’Ayatollah Khamenei, Guida Suprema iraniana (Askanews). Ci aspettiamo da lui che denunci il caso dell’Ayatollah Boroujerdi, pretendendo dal regime iraniano il rispetto dei diritti umani e delle normative internazionali!

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In Iran si e’ aperta la Fiera Internazionale del Libro a Teheran. L’Italia – dopo anni di assenza – sembra avere oggi un posto in prima fila in questo evento, tanto che l’Ambasciatore a Teheran Mauro Conciatori ha definito la Fiera come “un punto di svolta” delle relazioni tra l’Italia e l’Iran. Ieri, quindi, il sito IBNA ha pubblicato una intervista a Carlo Giovanni Cereti, professore dell’università La Sapienza di Roma e attuale attache’ culturale italiano in Iran. In questa intervista, secondo quanto riportato dai media locali, il Professor Cereti ha dichiarato di amare la cultura iraniana perché “e’ una cultura della moderazione e una cultura che media tra Asia e il Mar Mediterraneo. Il Professore, quindi, ha ricordato l’accordo tra l’Istituto Treccani e la Grande Enciclopedia Islamica, comparando le pubblicazioni della casa editrice italiana alle due enciclopedie sull’Islam pubblicate da Seyed Kazim Bojnordi e da Gholam-Ali Haddad-Adel.

Ora, come noto, noi siamo i primi ammiratori della grande cultura Persiana e della storia del popolo iraniano. Proprio per questo, quindi, ci ribelliamo e protestiamo contro coloro che usano questa grande cultura per elogiare il regime iraniano, un regime che ha alla sua base il fanatismo e che ha fatto dell’Islam uno scudo per giustificare l’abuso dei diritti umani e finanziare il peggior terrorismo nel mondo. Per questo, quindi, riteniamo incredibile che il rappresentante italiano in Iran – tra le altre cose grande esperto di cultura iraniana – confonda il fondamentalismo con la moderazione. Soprattutto, rifiutiamo l’idea che la grande tradizione dell’Enciclopedia Treccani, possa essere comparata con pubblicazioni promosse da personaggi come Gholam-Ali Haddad-Adel, ex speaker del Parlamento iraniano, e rappresentante dell’ala più conservatrice del regime. Marito della figlia dell’Ayatollah Khamenei, Gholam-Ali Haddad-Adel e’ noto per il suo sostegno alla repressione delle proteste del 2009 e per aver dichiarato che non e’ necessario svolgere alcun processo contro Mir Hossein Mousavi, leader dell’Onda Verde, costretto agli arresti domiciliari e all’isolamento dal 2011. Peggio, parlando di relazioni internazionaliGholam-Ali Haddad-Adel e’ anche noto per aver dichiarato che “la pretesa Occidentale del rispetto dei diritti umani e’ solo uno slogan vuoto”.

Per quanto concerne l’Iran come ponte fra Asia e il Mar Mediterraneo, vogliamo ricordare che pensare di basare la connessione tra due grandi aree geografiche sul regime khomeinista e’ davvero preoccupante e pericoloso. Al di la’ delle mappe, infatti, bisogna anche basare una relazione stabile sulla qualità dell’interlocutore. L’Iran di oggi – o meglio la Repubblica Islamica della Velayat-e Faqih – e’ un regime imperialista che, in nome della diffusione dell’ideologia khomeinista, sta finanziando la repressione siriana, destabilizzando il Libano attraverso Hezbollah, lavorando di pari passo con i criminali di Isis per dividere l’Iraq e provocando una nuova drammatica crisi nel Golfo attraverso la minoranza Houti in Yemen. Tutto ciò, senza contare le repressioni all’interno dell’Iran contro le minoranze etniche, in primis gli Arabi dell’Ahwaz e i curdi, oggi in prima linea nella guerra al Califfato. Un imperialismo che ha esacerbato lo scontro all’interno dell’Islam, trasformandolo in una vera e propria guerra settaria.

Se proprio il Professor Cereti vuole elogiare l’Islam dell’ Iran post-1979, allora gli consigliamo di farlo battendosi per la libertà di Ayatollah come Kazemi Boroujerdi (il Mandela iraniano), imprigionato da anni dal regime iraniano per la sua contrarietà al Khomeinismo e il suo sostegno ad un Iran democratico. In questi giorni tra l’altro, a proposito di libri, contro all’Ayatollah Boroujerdi e’ stata mossa una nuova accusa proprio per un testo da lui scritto. Un libro che certamente il Professor Cereti non troverà alla Fiera Internazionale di Teheran, ma che sicuramente gli consigliamo di leggere…

Protesta contro Haddad-Adel all’Universita’ di Teheran (2009)

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Haddad-Adel attacca la BBC e la definisce un Canale di Baha’i

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Apprendiamo dalle agenzie di stampa dell’arrivo oggi a Teheran del Ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni. Secondo quanto riportato dai media, il viaggio di Gentiloni nella Repubblica Islamica durerà sino al primo marzo e avrà come temi principali il negoziato nucleare, le crisi che attraversano il Medioriente e i rapporti bilaterali tra Italia e Iran. Vogliamo precisare subito una cosa: potremmo scrivere righe e righe, come è noto, da indirizzare al rappresentante italiano in merito al ruolo dei Pasdaran negli attuali massacri in Siria e Iraq, sul modo in cui i Mullah stiano ingannando l’Occidente sul nucleare o sull’abuso quotidiano dei diritti umani all’interno della Repubblica Islamica. Questa volta, però, piuttosto che spenderci in mille parole che – siamo certi – alla Farnesina leggerà, vogliamo usare questa occasione per fare al Ministro Gentiloni due richieste precise, entrambe relative a due prigionieri iraniani, arrestati dal regime per ragioni politiche. Per entrambi, ovviamente, chiediamo al Ministro Gentiloni di intercedere verso il regime, chiedendo il loro rilascio immediato per ragioni umanitarie e civili.

La prima prigioniera politica di cui chiediamo aiuto per il suo rilascio è Atena Farghadani. Di Atena vi abbiamo già parlato qualche settimana fa. Si tratta di una ragazza giovanissima, attivista per i diritti dei bambini. Atena è anche una artista ed è stata arrestata dal regime per aver disegnato una serie di caricature di personaggi politici – tra cui la caricatura di Khamenei – che ha fatto infuriare il regime. Da 16 giorni, Atena è in sciopero della fame per protestare contro il abusi da lei subiti. Per la sua libertà, da giorni ormai, si stanno attivando gli attivisti per i diritti umani e in suo nome sono state creare pagine Facebook e petizioni. Atena ha bisogno di essere operata urgentemente e la sua vita è a rischio. La sua permanenza in carcere è diventata ormai intollerabile e la stessa Nasrin Sotoudeh, all’interno dell’Iran, si sta battendo per la sua liberazione.

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Il secondo prigioniero politico per cui chiediamo aiuto al Ministro Gentiloni è l’Ayatollah Kazameini Boroujerdi. Dell’Ayatollah Boroujerdi vi abbiamo parlato diverse volte e vi abbiamo detto che è conosciuto al mondo come il “Mandela iraniano”. Un soprannome che si è guadagnato per la sua coraggiosa battaglia contro il khomienismo, in nome del ritorno alla vera natura dell’Islam sciita, una natura politicamente quietista e improntata al dialogo e alla pace. Al contrario, come ha sempre denunciato da Qom l’Ayatollah Boroujerdi, la Repubblica Islamica si è fatta sempre portatrice di un messaggio violento, improntato al mero sostegno al terrorismo internazionale e all’abuso dei diritti umani. Dal 1994, per questo motivo, l’Ayatollah Boroujerdi si batte per la democrazia in Iran e per la separazione netta tra potere politico e potere religioso. L’Ayatollah Boroujerdi sta pagando a caro prezzo il suo coraggio: l’Ayatollah si trova ormai in carcere dal 2006 e le sue condizioni di salute sono davvero drammatiche, tanto che la stessa Associazione Mondiale dei Medici ne ha recentemente chiesto l’immediato rilascio. Nel settembre del 2014, Borujerdi è stato visitato da un rappresentante del tribunale clericale del regime che, minacciando di applicare la pena di morte, lo ha invitato ad accettare una pubblica confessione di colpevolezza. L’Ayatollah, ovviamente, ha rifiutato e iniziato uno sciopero della fame. Per la sua libertà, addirittura, si sono esposti diversi prigionieri politici iraniani che, denunciando gli abusi da lui subiti, ne hanno chiesto il rilascio immediato. Da parte sua, lo stesso Ayatollah ha inviato lettere al Segretario dell’Onu, la Pontefice precedente e ad altri esponenti di primo piano a livello mondiale. Purtroppo, nonostante gli appelli degli attivisti, il regime non ha sinora voluto sentire alcuna ragione.

Boroujerdi

Chiediamo, anzi imploriamo, il Ministro Gentiloni di farsi mediatore per la libertà di questi due prigionieri politici. Lo facciamo con la consapevolezza che, parlando di sole due persone, lasciamo da parte una lista lunghissima di prigionieri politici e di coscienza attualmente detenuti nel carceri iraniani. Allo stesso tempo, però, riteniamo che inziare dalla libertà di due attivisti attualmente in serio pericolo di vita, sia un passo fondamentale. Soprattutto, crediamo che questo approccio sia centrale soprattutto nell’attuale atmosfera di appeasement Occidentale verso Teheran. Al di là della questione nucleare, infatti, all’Iran non può e deve essere permsso di rientrare a pieno titolo nella Comunità Internazionale, senza il rispetto dei diritti umani e civili che spetta al popolo iraniano. In particolar modo, la liberazione dell’Ayatollah Borujerdi avrebbe un significato profondo, in un contesto internazionale in cui la religione è usata come scudo per esportare jihadismo e terrorismo (e l’Iran è il capostipide di questo approccio).

Sperando in una risposta positiva alla nostra richiesta, ringraziamo e porgiamo al Ministro Gentiloni i nostri cordiali saluti.

Collettivo No Pasdaran

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Foto dell'Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia...(sinistra)

Foto dell’Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia…(sinistra)

L’Associazione Mondiale dei Medici, al contrario della diplomazia occidentale, ha condannato duramente la detenzione dell’Ayatollah Hossein Boroujerdi, noto come il “Mandela iraniano”. L’Ayatollah Boroujerdi è in prima fila nella lotta dello sciismo tradizionale contro le falsificazioni del khomeinismo. Dalla sua casa di Qom, con un coraggio unico, l’Ayatollah Boroujerdi ha sempre condannato l’abuso dei diritti umani in Iran, richiesto la fine del sostegno al terrorismo e invocato la nascita di un nuovo regime in pace con tutti i vicini della Regione.

La sua libertà di pensiero, purtroppo, gli è costata molto cara: arrestato nel 2006, l’Ayatollah è stato condannato a 11 anni di carcere. Dalla sua detenzione, questo simbolo di libertà per tutto l’Iran, ha scritto delle lettere al Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon e al precedente pontefice Benedetto XVI. In tutte le sue missive, l’Ayatollah ha condannato gli abusi del regime iraniano, sottolineando l’importanza delle fedi monoteiste nella lotta al khomeinismo. Recentemente, come abbiamo scritto, l’Ayatollah Boroujerdi è stato minacciato di essere condannato a morte se non avesse chiesto pubblicamente scusa. Ovviamente, il Mandela iraniano non si è piegato davanti a nessuna minaccia e ha dichiarato lo sciopero della fame.

L’Associazione Mondiale dei Medici (AMM) ha scritto una lettera direttamente all’Ayatollah Khamenei, Guida Suprema e dittatore della Repubblica Islamica. Nella lettera, il Presidente dell’AMM, Xavier Deau, ha chiesto il rilascio immediato dell’Ayatollah Boroujerdi in considerazione delle sue pessime condizioni di salute e della necessità di ricevere in tempi brevissimi cure mediche. Come sottolineato anche da Amnesty International, l’Ayatollah Boroujerdi è un prigioniero di coscienza che ha sempre invocato la separazione tra fede e Stato, pagando duramente questo coraggio.

Considerando la personalità unica dell’Ayatollah Boroujerdi, la rilevanza delle fedi nell’attuale panorama delle Relazioni Internazionali, la necessità di combattere il settarismo all’interno dell’Islam, l’attualità della lotta contro il jihadismo e l’importanza per l’Occidente di tutelare i diritti umani, chiediamo al Ministro degli Esteri Gentiloni di agire immeditamente per ottenere la liberazione del “Mandela Iraniano”.

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Foto dell'Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia...(sinistra)

Foto dell’Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia…(sinistra)

Qualche settimana fa vi avevamo chiesto di aiutarci a denunciare la situazione dell’Ayatollah Boroujerdi, anche noto come il Mandela iraniano. L’Ayatollah è stato arrestato è stato arrestato nel 2006 dai Mullah per aver attaccato direttamente la versione oppressiva e falsa dello sciismo, propagandata dall’ideologia dittatoriale di Khomeini. Fermato a Qom, l’Ayatollah Boroujerdi è stato rinchiuso in carcere e trattato come un traditore. Le ultime fotografie, lo mostrano stanco, dimagrito e pallido, appoggiato al suo bastone. Nonostante la prigionia, Boroujerdi non ha mai smesso di lottare per ripristinare il vero sciismo, per denunciare l’abuso dei diritti umani, per attaccare il terrorismo dei Pasdaran e per sperare in un Iran diverso, sia internamente che esternamente. Questa lotta è andata avanti con lettere scritte dall’Ayatollah Boroujerdi direttamente al Papa precedente Benedetto XVI, al Segretario delle Nazioni Unite, ai vertici dell’Unione Europea ed anche allo stesso Ali Khamenei.
Come vi avevamo già informato, il 23 settembre scorso il Procuratore Generale, Mohammad Mohavadi, ha visitato l’Ayatollah Boroujerdi nella sua cella nel braccio 325 del carcere di Evin. Qui, Mohavadi ha comunicato all’Ayatollah che il regime intendeva condannarlo a morte per le sue posizioni religiose, considerate eretiche. Alla richiesta di Boroujerdi di avere un dibattito pubblico sulle sue posizioni teologiche e politiche, Mohavadi ha risposto che il regime non intedeva discutere di nulla. La visita di Mohavedi, guarda caso, è avvenuta un giorno dopo la diffusone della lettera che Borojerdi aveva scritto una lettera al Segretario dell’ONU Ban Ki Moon, denunciato nuovamente la corruzione del regime e il finanziamento dei Pasdaran al terrorismo in Siria, Palestina, Libano, Bahrain e Yemen. La lettera, molto umilmente, si intitolava “La imploro, segretario, di sostenere la nostra causa”. Qui potete lettere il testo, integrale, della lettera in inglese: http://bit.ly/1vs4EXq.
Dopo queste notizie arrivate grazie agli attivisti interni all’Iran, oggi vediamo a sapere che l’Ayatollah Boroujerdi ha dichiarato lo sciopero della fame. In uno dei rari momenti in cui ha potuto vedere la famiglia, il Mandela iraniano ha informato i suoi cari che, con lo sciopero della fame, intendeva reagire nuovamente alle repressioni del regime. La famiglia dell’Ayatollah ha chiesto ancora a tutti gli attivisti di denunciare la situazione del loro caro e di chiederne l’immediata liberazione.

 

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In queste ore vi avevamo informato della prossima esecuzione dell’Ayatolla Kazamaini Boroujerdi, noto come il Nelson Mandela iraniano, raro rappresentante in Iran della vera versione dello sciismo, non corrotta dall’ideologia fanatica e totalitaria di Khomeini. Boroujerdi, sostenitore della divisione tra Stato e religione e promotore della pace in Medioriente, è stato arrestato nel 2006 e rinchiuso nel carcere di Evin. Da allora, purtroppo, non ha avuto molti contatti con l’esterno e ha perso decine e decine di chilogrammi di peso, segno evidente del suo dolore e della malnutrizione. Come noto, il 23 settembre scorso, l’Ayatollah ha ricevuto la visita del Procuratore del Tribunale Speciale Religioso, Mohammad Movahedi, che gli ha annunciato la sua prossima esecuzione.

Ieri, quindi, l’Ayatollah Boroujerdi è stato trasferito in isolamento: solitamente, si tratta dell’ultimo step prima del patibolo. Il compagno di cella dell’Ayatollah Boroujerdi ha informato immediatamente i famigliari del trasferimento del prigioniero politoco. Nella notte, alle 2.30, gli amici e i famigliari hanno telefonato agli attivisti all’estero per denunciare quanto stava accando. Hanno chiesto una mobilitazione internazionale per salvargli la vita! Per parte loro, questi coraggiosi, si sono radunati davanti al Tribunale Speciale Religioso, presso Zaferanieh, protestando direttamente contro il regime per la sua azione criminale. I Mullah non soltanto non hanno mostrato alcuna pietà, ma hanno deciso di non ricevere alcuna delegazione dei manifestanti.

Per salvare  la vita dell’Ayatollah Boroujerdi è stato organizzato un Twitter Strom: gli attivisti hanno iniziato a inviare messaggi ai rappresentanti internazionali e ai membri del regime iraniano, al fine di chiedere l’immediato stop dell’esecuzione. Vi chiediamo di partecipare al Twitter Storm e vi indichiamo sia l’hasthag che gli accounts Twitter a cui mandare il vostro, davvero prezioso, messaggio.

Hasthag: #SaveBoroujerdi

Account Twitter internazionali: @shaheedsr @ahmedshaheed @FCOHumanRights @EUHighRepSpox @WhiteHouse @AmbassadorPower @TheDesmondTutu @WilliamJHague @StateDept @tarjacronberg
@Europarl_EN @FCOHumanRights @eu_eeas @UN_HRC @UNrightswire @secgen @ohchr @un @un_spokesperson

Account dei rappresentanti del regime: @HassanRouhani, @JZarif, @Khamenei_ir

Esempio di messaggio in inglese da inviare: @HassanRouhani Could #Iran govt PLZ clarify the status of jailed cleric Boroujerdi http://bit.ly/1uCbISA ? Is there a new death sentence?

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Foto dell'Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia...(sinistra)

Foto dell’Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia (sinistra)

Quella chi vi lanciamo è una richiesta di aiuto disperata. Vi chiediamo di divulgare questo articolo e denunciare la prossima, probabile, esecuzione dell’Ayatollah Hossein Kazamani Boroujerdi, noto anche in Occidente, ma clerico di prima importanza all’interno del mondo sciita. La colpa di questo Ayatollah iraniano è quello di non aver condiviso la visione khomeinista dello sciismo e di aver chiesto – pubblicamente – la fine della corruzione in Iran, l’apertura alle libertà politiche e civili per il popolo e, soprattutto, la separazione tra lo Stato e la religione. La tradizione sciita, si badi bene, non è quella rappresentata dal khomeinismo: l’Ayatollah Khomeini, in nome del suo ego personale, ha stravolto lo Sciismo, portando questo ramo dell’Islam dal classico quietismo, fondato sul sostegno sociale al popolo senza entrare nel dibattito politico, per farlo diventare una ideologia maramente politica, fondata sulla conquista delle istituzioni e, ovviamnente, del potere politico, militare ed economico.

L’Ayatollah Borojerdi si è ribellato a tutto questo: al contrario di molti altri, però, questo coraggioso Ayatollah lo ha fatto pubblicamente. Lo ha pubblicamente gridato dalla sua città, Qom, ove nel 2006 solamente il sostegno dei suoi ammiratori lo ha salvato dall’arresto da parte dei Pasdaran. Lo ha fatto, in passato, con lettere aperte all’Ayatollah Ali Khamenei – il dittatore successore di Khomeini – e con lettere di richiesta pubblica di aiuto al precendente Pontefice Benedetto XVI e ai vertici dell’Unione Europea. In tutte queste missive, coraggiosamente, l’Ayatollah Boroujerdi non ha solamente denunciato il regime iraniano e il suo comportamento, ma ha anche chiesto il sostegno per una indagine neutrale sulla morte di suo padre, l’Ayatollah Mohammad Ali Kazemi Boroujerdi, ucciso dai miliziani di Teheran nel 2002.

Ovviamente i Mullah non hanno gradito la voce fuori dal coro, quella che rischiava di riportare il loro potere solamente all’interno delle moschee. L’Ayatollah Boroujerdi è stato arrestato e ha speso gli ultimi otto anni della sua vita in carcere. Le sue condizioni di salute, come anche la perdita di peso dimostra (foto in alto), sono il chiaro simbolo della drammatica condizione di questo uomo di fede. Ora, alla tragedia del deperimento fisico, il regime vuole aggiungere quella della pena di morte: proprio mentre Hassan Rouhani si apprestava a parlare davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’Ayatollah Boroujerdi riceveva  infatti la visita del Procuratore Generale della Corte Speciale riservata ai Clerici.

Il Procuratore Generale, Mohammad Mohavadi, ha visitato Boroujerdi il 23 settembre del 2014 nella sua cella nel braccio 325 del carcere di Evin. Qui, Mohavadi ha comunicato all’Ayatollah che il regime intendeva condannarlo a morte per le sue posizioni religiose, considerate eretiche. Alla richiesta di Boroujerdi di avere un dibattito pubblico sulle sue posizioni teologiche e politiche, Mohavadi ha risposto che il regime non intedeva discutere di nulla. La visita di Mohavedi, non a caso certamente, è avvenuta un giorno dopo la diffusone della lettera che l’Ayatollah Borojerdi aveva scritto una lettera al Segretario dell’ONU Ban Ki Moon, denunciato di nuovo la corruzione del regime iraniano e il finanziamento dei Pasdaran al terrorismo in Siria, Palestina, Libano, Bahrain e Yemen. La lettera, molto umilmente, si intitolava “La imploro, segretario, di sostenere la nostra causa”. Qui potete lettere il testo, integrale, della lettera in inglese: http://bit.ly/1vs4EXq.

Come suddetto, vi chiediamo aiuto: diffondere questo articolo, denunciate il regime e la volontà di uccidere le voci libere presenti in Iran. Soprattutto, però, firmate e diffondere la petizione per chiedere il rilascio immediato dell’Ayatollah Boroujerdi. Grazie a tutti!

Firma la petizione internazionale: http://bit.ly/1mJLPh9

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