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Si potrebbe cominciare questo articolo con due semplici parole: senza commento. Infatti, non c’e’ commento alle dichiarazioni di Sadegh Larijani, capo della Magistratura Iraniana e fratello di Ali Larijani, potente speaker del Parlamento di Teheran. Secondo Sadegh Larijani, infatti, l’emergenza rifugiati in Europa e’ il risultato di un “complotto Occidentale”. Parlando in prossimità della festività dell’Eid al Ahda, Larijani ha subito elogiato i Pasdaran. i Basij e la cultura del jihad e del martirio (come sacrificio estremo per il bene della Rivoluzione Khomeinista). Dopo aver ripetuto che Israele e’ un cancro da rimuovere dalla regione e dopo aver criticato i Paesi mussulmani non allineati alla politica della Repubblica Islamica dell’Iran, Larijani e’ passato a parlare direttamente della Siria.

Per il capo della Magistratura iraniana, quindi, la crisi dei rifugiati in Europa e’ il frutto del complotto Occidentale e del sostegno dato dall’Europa e dall’America al terrorismo. Ovviamente, per Larijani la soluzione a questa crisi e’ quella di lasciare i siriani decidere da soli il loro destino, ovvero – in altre parole – lasciare al potere il puppet dell’Iran a Damasco, Bashar al Assad. In chiusura del suo discorso, sempre immancabile, l’Ayatollah iraniano si e’ scagliato contro i tentativi della cultura Occidentale di infiltrarsi all’interno dell’Iran (Mehr News).

Le parole di Sadegh Larijani, come suddetto, non meriterebbero alcun commento. Rimarchiamo solamente come l’appeasement Occidentale verso Teheran, e’ ogni giorno più paradossale e ridicolo. Non solo perché l’Iran insulta quotidianamente l’Occidente, ma anche perche’ i Mullah stanno usando questo lassismo del “mondo democratico”, per rifarsi il look. Se qualcuno va condannato per la crisi dei rifugiati in Siria, quella e’ proprio la Repubblica Islamica. Intervenendo per prima nel conflitto e reprimendo la Primavera Siriana, Teheran (con Hezbollah) ha dato il via definitivo allo scoppio del conflitto settario tra Sciiti e Sunniti, facendo della Siria il campo principale del confronto fra le due anime dell’Islam.  Tra le altre cose, a proposito di rifugiati, e’ proprio l’Iran andrebbe condannato anche per aver usato i rifugiati afghani nella Repubblica Islamica come carne da macello nel conflitto siriano (Gaia Espana).

E’ tempo che i Governi e le diplomazie Occidentali alzino la voce contro il regime iraniano e la smettano di restare silenti per meri interessi economici. E’ tempo di pretendere da Teheran e smettere di concedere senza condizioni. E’ tempo di avere rispetto e non solo di darlo. Soprattutto ad un regime che, solamente negli ultimi due anni, ha impiccato quasi 2000 esseri umani…

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In queste settimane e’ in atto una vera e propria offensiva degli hackers del regime iraniano contro gli oppositori politici nel mondo. In particolare, gli hackers dei Mullah focalizzano la loro attenzione su Gmail, riuscendo spesso a penetrare i due livelli di sicurezza del sistema, accedendo alle informazioni private dei dissidenti. Di seguito, una breve spiegazione di come avviene l’intrusione illegale e alcuni consigli per difendersi dall’attacco (IranCyber.org).

In primis, partiamo con la spiegazione del problema: gli hacker iraniani, come suddetto, riescono ad aggirare i due livelli di identificazione di Gmail, facendo credere agli utenti reali della posta elettronica di essere Google. Come? Semplice: frequentemente accade che l’utente riceva una falsa email in cui viene avvertito di un tentativo illegale di intrusione nella propria posta elettronica. Spesso, viene riportato che il tentativo illegale di intrusione sul proprio account, proviene da qualcuno chiamato “The Iran. Questo alert, per la cronaca, può arrivare sia via email, sia come messaggio sms.

Ovviamente, si tratta di una frode: grazie a questo metodo, pero’, gli hackers vi faranno veramente credere di essere stati vittima di un tentativo di intrusione illegale. L’utente, ignaro, metterà in modo un processo attraverso il quale Google (a sua volta ingannato) invierà un codice di sicurezza sul cellulare, per permettere all’utente stesso di rientrare nella propria email in sicurezza. Chiaramente, l’hacker iraniano controllerà tutto questo processo: nel momento in cui Google invierà il nuovo codice di sicurezza, il miliziano del regime lo intercetterà, ottenendo l’accesso diretto alla casella postale elettronica del dissidente politico.

Un’altro metodo recentemente usato dagli hackers iraniani non riguarda immediatamente l’email, ma e’ preceduto da un contatto vocale. Ad esempio, quanto e’ stato colpito il direttore della Electronic Frontier Foundation, Jilian York, l’attacco alla sua email e’ stato preceduto da una finta telefonata intervista. Nella telefonata, in inglese o in farsi, l’hacker si fingeva un giornalista della Reuters. Come tale, l’hacker richiedeva all’ignaro utente Gmail una intervista. Dopo aver ottenuto il consenso verbale, la telefonata era succeduta dall’arrivo di una email, in cui pero’ la nota agenzia di stampa veniva scritta come “Reuturers. Questa falsa email della Reuters ha lo scopo di convincere l’utente ad aprire un documento proveniente da “Reuters Tech Dep.”. Cliccando sul link, si avvia il processo di doppio step di autentificazione, grazie al quale l’hacker riesce a penetrare nella email privata dell’utente.  Jilian York non e’ stata ingannata dall’email degli hackers iraniani.

Un ultimo aspetto importante per individuare un falso e’ quello di fare caso alla crittografia di Google. Il browser di Google, infatti, usa la crittografia “https“, mentre quello falso degli hackers solamente “http“, omettendo la “s”. Quando l’utente sospetta un attacco e apre una falsa pagina Google, e’ utile quindi leggere immediatamente l’intestazione crittografica della finestra del browser.  E’ utile quindi stare con gli occhi aperti, evitando di aprire email sospette. Nel caso l’utente abbia un dubbio, può rivolgersi direttamente a Google per avere la conferma dei suoi sospetti e sapere se realmente qualcuno ha tentato di infiltrarsi nella sua email.

Un breve video riassuntivo 

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Protesta davanti all'Ambasciata di Francia a Teheran

Protesta degli studenti oltranzisti davanti all’Ambasciata di Francia a Teheran

Ieri il mondo è rimasto senza parole davanti al terribile – e ripetiamo terribile – attacco di Parigi. contro la redazione del settimanale Charlei Hebdo. Criminali assassini, probabilmente con cittadinanzia europea ed esperienza militari, hanno colpito un simbolo dell’Occidente, uno spazio di libertà aperto alle critiche, ma capace di offrire spunti di riflessione sulla contemporaneità. Dodici persone hanno perso la vita nell’attacco, tra cui anche un poliziotto freddato senza pietà dopo essere stato ferito. Tutta la Comunità Internazionale ha condannato l’episodio e la Francia è scesa in massa in piazza per gridare “mai piu”.

Tra i Paesi che hanno condannato l’attacco c’è stata anche la Repubblica Islamica dell’Iran. Benissimo, diciamo noi, siamo contenti della condanna di Teheran. Al contrario del resto del mondo, però, noi non abbiamo la memoria corta e vogliamo ricordare quanto affermato dal regime clericale iraniano dopo la pubblicazione delle vignette sul Charlei Hebdo. Come ricorderete, quelle vignette provocarono proteste in tutto il mondo islamico. A Teheran gli studenti oltranzisti scesero in piazza cingendo d’assedio l’Ambasciata francese. Non solo: toni rabbiosi furono usati dallo stesso Guida Suprema Ali Khamenei.

Invece di cercare di calmare le acque, Khamenei soffiò pesantemente sul fuoco, condannando tutti i Governi Occidentali e accusandoli di blasfemia contro l’Islam e il Profeta Maometto. Senza badare alle conseguenze delle sue parole, Khamenei espresse apprezzamento per le proteste dei mussulmani nel mondo, in primis quelle organizzate negli Stati Uniti e in Europa. Va ricordato che all’epoca, le proteste di piazza puntarono l’indice non solo contro le vignette pubblicate dal Charlei Hebdo, ma anche contro il film “innocence of Muslim”, un film prodotto da un cittadino copto egiziano. Khamenei bollò il film come un complotto sionista e il Ministero degli Esteri iraniano chiese ufficialmente la messa al bando della pellicola.

Studenti estremisti attaccano l'Occidente, inneggiando Khamenei

Studenti estremisti attaccano l’Occidente, inneggiando Khamenei

Elogiando le manifestazioni violente contro l’Occidente, la Guida Suprema iraniana disse testualmente: “la reazione dura del mondo mussulmano riflette il profondo odio verso il nemico. Si tratta di un importante e magnifico evento che dimostra la grande capacità della Umma (società) Islamica“. Quindi, come cigliegina sulla torta, Khamenei chiese al mondo islamico di restare vigile rimarcando che “al fronte dell’arroganza (l’Occidente) non deve essere permesso di salvare se stesso dalla furia dei Mussulmani“.

Concludendo, quindi, non possiamo non ricordare come una buona dell’humus che ha permesso crimini come quello di Parigi, arrivi proprio da una ideologia fanatica come quella portata avanti dai Mullah iraniani. Fu proprio l’Iran khomeinista il Paese in prima linea nel dichiarare guerra contro coloro che – come liberi pensatori – si permisero di criticare il Profeta Maometto. A pagarne le spese per primo fu lo scrittore Salman Rushdie, contro cui fu l’Ayatollah Khomeini emise una fatwa, tutt’ora valida, invocando la sua morte…Proprio l’autore dei Versetti Satanici ha condannato duramente l’attentato di Parigi dichiarando che “La religione se si combina con le armi moderne diventa una minaccia reale alla nostra libertà. Il totalitarismo religioso ha provocato una mutazione profonda nel cuore dell’islam e ora ne vediamo le tragiche conseguenze a Parigi. Io sto con Charlie Hebdo, come dobbiamo fare tutti, per difendere l’arte della satira che è sempre stata una forza per la libertà e contro la tirannia, la disonestà e la stupidità. Le religioni, come qualsiasi altra idea, hanno bisogno di critiche, di satira e sì, della nostra mancanza di rispetto.”

Il terrorista Nasrallah invoca l’applicazione della fatwa Khomeinista contro Salman Rushdie

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Una vera e propria strage di donne in Iran. Solo così è possibile definire quello che sta accadendo in questo periodo nella Repubblica Islamica. Gli attivisti per i diritti umani, infatti, informano che, negli ultimi 10 giorni, ben 14 donne sono state attaccate con l’acido presso Isfahan e il loro volto è stato totalmente rovinato. La loro colpa? Non aver indossato l’hijab, il copricavo islamico, a dovereI responsabili degli attacchi sono i miliziani di Ansar Hezbollah, un gruppo radicale, finanziato e addestrato dai Basij. Si tratta di veri e propri cani da guardia del regime, fedeli all’Ayatollah Khamenei, il cui compito, spesso, è quello di verificare la moralità dei cittadini iraniani e la loro conformità alla morale bigotta imposta dai Mullah. In tale contesto, quindi, questi estremisti si arrogano il diritto di fermare, picchiare e arrestare, tutti coloro che non ritengono essere abbastanza “pudici”. Due delle donne attaccate si chiamano Neda e Maryam: in entrambi i casi, i miliziani di Ansar Hezbollah, si sono avvicinati su una motocicletta e hanno gettato loro dell’acido in faccia.

Il regime, come sempre, reagisce attaccando e parla di “soi” tre casi, negando la matrice religiosa degli eventi. Peggio, dopo aver annunciato l’arresto di quattro sospetti per gli attacchi, un parlamentare iraniano si è affrettado ad affermare che, quanto accaduto ad Isfahan, è colpa dei sionisti, il cui obiettivo era quello di colpire il mercato turistico della città. Come dire, al peggio e al ridicolo non c’è mai fine…La verità è che, sempre di più le donne iraniane vivono nel terrore e l’establishment politico nella Repubblica Islamica ha contribuito attivamente a creare il terreno fertile per i recenti crimini. Solo qualche tempo fa, lo ricordiamo, i parlamentari iraniani hanno inviato una lettera ad Hassan Rouhani, chiedendo al Presidente di agire per far indossare alle donne iraniane l’hijab in maniera conforme e combattere l’Occidentalizzazione. Alla chiamata dei parlamentari, si è unita quella dei clerici che, dagli scranni delle loro moschee, hanno constamentemente ricordato alle donne che, almeno in Iran, non hanno il diritto di controllare il loro corpo.

In poche parole, una vera e propria oppressione, sfociata nei drammatici attacchi di Isfahan. Vi chiediamo di sostenere di diffondere questo articolo con gli l’hashtag ‪#‎StopAcidThrowing‬ ‪#‎Iran. Un piccolo gesto, per aiutare la grande lotta per la libertà e la dignità delle donne iraniane.

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I giovani iraniani sono stanchi e hanno voglia di libertà. Sono stufi di una società repressiva, governata da Mullah e Pasdaran, la cui morale viene imposta coattivamente attraverso pietosi sermoni e la polizia morale. Per questo, ormai, gli atti di protesta contro il regime sono continui e sempre piu’ violenti. In questi giorni, in particolare, due eventi hanno scosso l’establishment clericale iraniano. Il 15 settembre, ad esempio, in un parco della città di Ahwaz, dei ragazzi hanno attaccato un miliziano dei Basij, simbolo dell’oppressione clerico-militare del regime. Il miliziano islamista è stato ricoverato in ospedale, come questa foto testimonia

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Peggio è andata ad un Mullah presso la città di Esfahan. Qui, dei giovani in moto hanno attaccato il clerico sciita, rompendogli diverse dita delle mani. Ormai gli atti di insubirdinazione degli iraniani, aumentano sempre di piu’. Come suddetto, il tappo imposto dalla Velayat-e Faqih, è ormai già colmo e riesce a non scoppiare nuovamente solo per mezzo di una drammatica repressione di ogni opposizione al regime. Come questi violenti atti dimostrano, però, la sola repressione non riesce a fermare la voglia di libertà della popolazione.

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Tristezza: questa è probabilmente la parola che meglio indica lo stato d’animo di chi, in queste ore, ha appreso della prossima delegazione di parlamentari italiani pronta a partire per Teheran. Così, mentre la Repubblica Islamica massacra i prigionieri politici ad Evin e mentre oltre 29 esseri umani sono stati impiccati negli ultimi giorni, i politici italiani decidono di farsi un viaggetto nella Repubblica Islamica, con il fine ufficiale di rinforzare le relazioni bilaterali e approfondire i rapporti economici. La delegazione italiana, secondo quanto diffuso da Teheran, arriverà in Iran il prossimo 3 maggio.

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La notizia del prossimo viaggio dei parlamentari italiani, è stata data da Hossein Sheikholeslam, consigliere personale di Ali Larijani, Presidente del Parlamento iraniano. Lo stesso organo che, solamente pochi giorni fa, ha negato la veriticità dell’attacco dei Pasdaran ai prigionieri politici nel carcere di Evin, una azione brutale ormai entrata nella storia della Repubblica Islamica come il “martedì nero”. Ma chi è Hossein Sheikholeslam? Il caro parlamentare iraniano non è solamente il consigliere di Larijani, ma un membro di primo piano dell’establishment iraniano, elemento centrale della strategia del terrore promossa dal regime: nel novembre del 1979, Sheikholeslam è stato tra gli studenti estremisti che hanno preso d’assalto l’ambasciata americana a Teheran e tenuto in ostaggi i diplomatici statunitensi sino al gennaio del 1981. Non solo: come ricompensa per quell’azione criminale, Hossein Sheikholeslam è diventato uno degli esponenti di primo piano della politica iraniana, venendo anche nominato Ambasciatore in Siria. Si tratta di una posizione diplomatica di primo piano. Chi controlla l’Ambasciata iraniana a Damasco, infatti, ha anche il compito di mantenere i rapporti con l’organizzazione terrorista libanese Hezbollah. In questo senso, Hossein ha svolto un ruolo di primo piano nel rifornire il movimento libanese di soldi e armamenti. Proprio grazie a questo supporto oggi Hezbollah guida la repressione di Bashar al Assad contro il popolo siriano. C’è di peggio: Hossein Shiekholeslam si è anche contraddistinto per le sue reazioni dopo alcune importanti accadimenti internazionali. In seguito all’11 settembre 2001, infatti, Hossein dichiarò che erano stati gli stessi americani ad organizzare l’attacco alle Twin Towers. Dopo la decisione dell’Unione Europea di inserire solamente l’ala militare di Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroriste, Hossein dichiarò che i Paesi mussulmani avrebbero aumentato il sostegno al Partito di Dio come reazione.  Solamente nel febbraio scorso, quindi, Hossein Sheikholeslam dichiarò che “Hezbollah ha in mano migliaia di missili pronti a colpire Israele“.

Insomma, in poche parole, appena arrivati a Teheran, i parlamentari italiani stringeranno la mano di un vero terrorista. Un uomo che, con le sue azioni, ha direttamente contribuito alla sofferenza di molti e all’instabilità della regione mediorientale. Ora la domanda è una sola: è davvero con questa gente e con questo regime che l’Italia vuole approfondire le relazioni bilaterali?

Attendiamo risposte…

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Martedì scorso è stato un giorno nero per i diritti umani in Iran. Un gruppo di Pasdaran ha fatto irruzione nel braccio 350 del carcere di Evin, area ove sono rinchiusi i prigionieri politici, iniziando a massacrare di botte i detenuti presenti. Secondo il comunicato ufficiale rilasciato dai prigionieri del carcere di Gohardasht, ovest di Teheran, oltre 100 agenti dell’unità di intelligence delle Guardie Rivoluzionarie, hanno compiuto un vero e proprio raid punitivo contro i prigionieri politici, lasciando sul pavimento della prigione, decine di corpi feriti e doloranti. Ovviamente il regime ha ufficialmente preso una posizione contraria ai diritti umani, difendendo gli aggressori e negando l’accaduto. Nonostante le parole del responsabile del centro di detenzione di Evin, Gholamhossein Ismaili, i famigliari dei detenuti hanno denunciato di aver visitato i loro parenti e di averli trovati spaventati e pieni di escoriazioni. Parlando con BBC Persian, uno dei prigionieri politici testimoni dell’attacco ha dichiarato che l’aggressione delle guardie è stata talmente violenta da far temere l’inzio di un omicidio di massa. In seguito al gravissimo accadimento, 28 prigionieri politici hanno scritto – purtroppo inutilmente – una lettera al Presidente Rohani, denunciando l’attacco. Come detto, il Presidente Rohani non si è pronunciato. Per lui ha parlato il Ministro della Giustizia Mostafa Pourmohammadi, il quale ha dichiarato che si è trattato unicamente di un incidente isolato (sic), smentento ogni tipo di confronto fisico. Mostafa Pourmohammadi, vogliamo ricordarlo, è stato il protagonista del Massacro delle Prigioni nel 1988, mandando a morte decine e decine di prigionieri, unicamente per la loro posizione contraria alla dittatura di Khomeini.

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Nonostante il diniego del regime, i famigliari dei detenuti hanno deciso di protestare contro l’accaduto. Un folto gruppo di persone, quindi, si è raccolto di fronte all’ufficio del Presidente iraniano Rohani a Teheran, urlando slogan di protesta e chiedendo la liberazione immediata di tutti i prigionieri politici. La risposta del regime, ancora una volta, è stata la repressione: tre persone sono state arrestate e tutti i presenti sono stati minuziosamente schedati. Della protesta gli attivisti hanno diffuso diverse fotografie (vedi sopra) ed un video (sotto) che, in poco tempo, ha fatto il giro del mondo. Non solo, proprio nel carcere di Gohardasht, il boia degli Ayatollah è tornato al lavoro: cinque persone sono state impiccate, tra cui un uomo di 68 anni…

Nonostante i fatti risalgano ormai ad una settimana e nonostante le condanne internazionali, dal Governo italiano, nessuno ha battuto ciglio. Il Ministro degli Esteri Mogherini, in una intervista a Il Foglio, ha ripetuto il matra del coinvolgimento del regime iraniano – primo finanziatore e sostenitore di Bashar al Assad – nel processo di pace in Siria, ammesso che questo esista. Il rumoroso silenzio della Farnesina ferisce e sicuramente non aiuta il popolo iraniano nella sua battaglia per la libertà e per i diritti umani.

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