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Quello che vi presentiamo oggi e’ un “tour nel carcere di Evin”, vicino Teheran. Precisamente nel braccio 2A della prigione, sotto diretto controllo dei Pasdaran e ove vengono rinchiusi i detenuti politici (anche se diversi dei prigionieri politici sono poi spesso incarcerati, per punizione, con i criminali comuni).

Ad accompagnarvi in questo triste tour saranno Ahmad Batebi e Atena Farghadani. Ahmad e’ stato una icona della protesta degli studenti di Teheran del 1999, repressa nel sangue dal regime, con l’approvazione dello stesso Hassan Rouhani, oggi Presidente iraniano. Ahmad e’ stato arrestato e condannato a morte, una sentenza poi ridotta a 15 anni di detenzione. Rilasciato dal carcere per ragioni mediche, Ahmad e’ riuscito a lasciare l’Iran e arrivare negli Usa grazie al sostegno dei combattenti curdi del PDKI.

Atena Farghandani invece e’ una coraggiosa attivista e artista iraniana. Dopo aver disegnato una vignetta che ritraeva come besti i parlamentari iraniani che si apprestavano a votare una nuova legge contro le donne, Atena e’ stata arrestata nel dicembre del 2014. Rilasciata brevemente, e’ stata nuovamente arrestata nel gennaio del 2015 dopo aver pubblicato un video (inserito nel video che vedrete qui sotto), sulle torture nel carcere di Evin. Condannata a 12 anni di detenzione, in carcere e’ stata anche colpita da un infarto. Alle accuse politiche, il regime ha aggiunto quella folle di “relazione illecita”, per una stretta di mano data da Atena al suo avvocato Mohammad Moghimi. Per la liberazione di Atena si sono mossi anche i vignettisti nel mondo, lanciando la campagna #Draw4Atena.

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Eccolo il “nuovo Iran”, quello che prometteva Rouhani nel 2013 e quello di cui – ancora oggi – ci parlano i media Occidentali. Tutte bugie, buone per giustificare un “rapprochement che tutti sanno essere non solo immorale, ma anche ingiustificato.

Nell’Iran di Rouhani, non solo oltre 2200 detenuti sono stati già impiccati, ma pene medievali vengono inflitte anche a chi si azzarda a manifestare pacificamente per i diritti civili o semplicemente per un proprio parente, incarcerato o sparito per motivi politici.

Il carcere di Evin a Teheran, ove sono incarcerati spesso i detenuti politici, e’ divenuto il luogo ove – ogni Sabato – si ritrovano coloro che non accettano di chinare la testa silenziosamente (Gaiaespana.com). Cosi e’ stato quando il 23 Novembre 2015 quando, come spesso accade purtroppo, gli agenti della sicurezza hanno deciso di intervenire duramente, arrestando 18 dei manifestanti (Iran Wire). Tra i fermati, c’era la Signora Seamin Ayvaz-zadeh, madre di Omid Alishenas, attivista per i diritti dei bambini, condannato a 10 anni di carcere per “insulto alla Guida Suprema” (Human Rights in Iran).

Tra i fermati c’era anche Hashem Zeinali, un padre disperato il cui figli e’ scomparso nel 1999, durante la repressione delle manifestazioni degli studenti dell’università di Teheran. Vogliamo ricordare che, quelle repressioni, furono approvate dall’attuale Presidente iraniano Hassan Rouhani, all’epoca a capo del potente Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale (si legga l’articolo del New York Times del luglio 1999: Turning Tables In Iran, Crowds Back Old Line).

A distanza di meno di quattro mesi da quegli arresti, la Corte Criminale numero 1060 del Tribunale di Teheran, ha emesso le sue sentenze: per tutti i 18 fermati la pena e’ di 91 giorni di detenzione e 74 frustate. Tra i condannati, neanche a dirlo, anche la Signora Seamin Ayvaz-zadeh e il Signor Hashem Zeinali (Iran Human Rights). I nomi degli altri condannati sono: Reza Malek (ex prigioniero politico), Ehsan Kheybar, Abdolazim Oruji, Mohsen Haseli, Mohsen Shojah, Khadijeh (Leyla) Mirghaffari, Azam Najafi, Parvin Soleimani, Shermin Yemeni, Sara Saiee, Arshia Rahmati, Massoud Hamidi, Ali Babaiee, Esmaeil Hosseini, Farideh Tousi e Zahra Modarreszadeh.

Vogliamo ricordare che, questi arresti e queste condanne, vanno anche contro la Costituzione iraniana e le Convenzioni Internazionali, firmate dallo stesso Iran. La Costituzione iraniana, articolo 27, garantisce il libero diritto di assemblea. Lo stesso diritto e’ anche garantito dall’articolo 21 della Convenzione Internazionale dell’ONU per i Diritti Civili e Politici, firmata dall’Iran nel 1968 ed entrata in vigore nel 1975 (OHCHR).

Infine, sottolineano che a difendere questi attivisti e’ ancora una volta il coraggioso avvocato iraniano Mohammad Moghimi, anch’egli arrestato nel giugno del 2015 per aver stretto la mano di una sua assistita, l’attivista Atena Farghadani, condannata a 12 anni di carcere per una vignetta in favore dei diritti delle donne, sgradita al regime (Human Rights in Iran).

Molto presto la Presidente della Camera Laura Boldrini si recherà in Iran. Come richiesto anche da una petizione su Change.org (firmate mi raccomando), e’ tempo che l’Italia – attraverso una delle sue prime cariche istituzionali – ponga delle chiare condizioni al dialogo con il regime iraniano. Questo silenzio assordante e’ inaccettabile e colpevole!

Immagini di una classica protesta settimanale fuori dal carcere di Evin