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Political prisoners Atena Daemi and Golrokh Iraee Ebrahimi have been told they must serve an additional two years behind bars for making peaceful public statements criticizing Iranian state policies.

Nelle ore in cui, in tutto il mondo, si parla della drammatica morte di Sahar Kodayari – la ragazza iraniana che si e’ data fuoco dopo essere stata arrestata per aver provato ad entrare in uno stadio, ormai nota come la ‘Blue Girl’ – non si ferma nella Repubblica Islamica la repressione del regime contro le donne.

Pochi giorni fa, infatti, il Tribunale di Teheran ha comunicato a due coraggiose attiviste iraniane, Atena Daemi e Golrok Iraee Ebrahimi, che dovranno socntare ulteriori anni di detenzione, per la loro attivita’ pacifica in favore dei diritti umani.

Per la precisione, Atena e Golrok sono state condannate a 2 anni di carcere ulteriori, che si sommano alle pene gia’ ricevute negli anni passati. Per loro, come al solito, le accuse sono di “propaganda contro il regime” e “insulti alla Guida Suprema”. In particolare, le due attiviste, sono state condannate per aver scritto una lettera aperta criticando le condizioni detentive, denunciando le esecuzioni capitali contro diversi prigionieri politici e per aver cantato l’inno rivoluzionario “Oh Martiri” in onore dei prigionieri impiccati (video in basso).

Ricordiamo che Atena Daemi e’ stata condannata nel 2016 a 7 anni di carcere per le sue proteste pacifiche per i diritti umani, per aver criticato il regime su Facebook e per aver incontrato le famiglie dei prigionieri politici. La Iraee, rilaciata su cauzione nell’aprile del 2019, era stata condannata a 6 anni di carcere per aver scritto – ma mai pubblicato – un libro di denuncia contro la pratica della lapidazione in Iran. Il marito della Iraee, l’attivista studentesco Arash Sadeghi, sta a sua volta scontando dal 2016 una condanna a 15 anni di carcere, nonostante le sue pessime condizioni di salute dopo una operazione per un cancro lo scorso anno.

 

 

 

 

 

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Oggi e’ il compleanno di Atena Daemi, attivista per i diritti umani e contro la pena di morte, incarcerata dal regime sin dal novembre 2016. Atena e’ stata condannata a sette anni di carcere per aver criticato il regime e aver sostenuto sul suo profilo Facebook, la condanna degli artefici del massacro del 1988 contro gli oppositori politici (oltre 30,000 morti).

Da quando e’ stata rinchiusa in carcere, le condizioni di salute di Atena sono drasticamente peggiorate. Prima, in protesta contro la persecuzione dei suoi famigliari, Atena ha dichiarato lo sciopero della fame. Uno sciopero che l’ha totalmente sfiancata e ha drammaticamente deteriorato il suo stato fisico. Tanto che i medici hanno detto che Atena necessita di una operazione urgente, che ovviamente il regime le ha negato. Il 9 marzo scorso, Amnesty International ha denunciato che Atena Daemi e Golrokh Ebrahimi Iraee, altra prigioniera politica, sono state picchiate nel carcere di Shahr-e Rey, vicino Teheran.

In questi anni, purtroppo, in Occidente pochissime voci si sono levate per la liberazione di Atena Daemi. Soprattutto, assordante e’ stato il silenzio delle cosiddette “femministe”, in primis di quelle italiane. Donne che pretendono di esser riconosciute come “voci libere”, ma che in realtà in questi anni sono corse a Teheran tutte velate e non hanno proferito verbo sugli abusi dei diritti umani da parte della Repubblica Islamica.

daemi iraee

Le prigioniere politiche iraniane Atena Daemi e Golrokh Ebrahimi Iraee sono state picchiate nel carcere di Evin – vicino Teheran – e trasferite presso il centro detentivo di Gharchak (nella citta’ di Varamin).

Secondo quanto denunciato dalla Signora Masoumeh Nemati, madre della Daemi, Atena e Golrokh sono state improvvisamente convocate dagli agenti del carcere di Evin il 24 gennaio e le e’ stato comunicato che il regime intendeva processarle per nuovi reati. In quella occasione, ben cinque agenti sono arrivati e hanno picchiato duramente le due prigioniere politiche. Alle 9.30 di sera, infine, Atena e Golrokh sono state trasferite presso Gharchak.

Secondo la Nemati, sia la Daemi che la Iraee hanno ricevuto un ordine di comparizione davanti alla sezione 4 del Tribunale Rivoluzionario di Evin, con l’accusa di aver insultato la Guida Suprema Ali Khamenei, recitando alcuni poemi in carcere. Entrambe, coraggiosamente, hanno rifiutato la convocazione perché priva delle necessarie procedure legali.

Ricordiamo che Atena Daemi – attivista per i diritti umani e dei bambini – e’ in carcere dal novembre 2016, condannata a sette anni di carcere per aver criticato il regime e aver sostenuto sul suo profilo Facebook, la condanna degli artefici del massacro del 1988 contro gli oppositori politici (oltre 30,000 morti). Recentemente il regime ha negato alla Daemi una importante operazione chirurgica.

Golrokh Ebrahimi Iraee, invece, e’ stata condannata nell’ottobre del 2016 a sei anni di carcere per aver “insultato il sacro” e per “propaganda contro lo Stato”. La sua colpa e’ quella di aver scritto delle storie – mai pubblicate – trovate durante un raid dei Pasdaran nella sua abitazione. La Iraee e’ la moglie di Arash Sadeghi, leader studentesco, condannato a 19 anni di carcere come oppositore politico.

Nel luglio del 2017, la Daemi e la Iraee avevano scritto una lettera insieme, denunciando la visita che il regime aveva organizzato nel carcere di Evin, per 45 ambasciatori stranieri. In quella occasione, secondo quanto scritto dalle due prigioniere politiche, ai diplomatici era stata mostrata una realtà inesistente!

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Quello che sta succedendo in Iran e gravissimo e richiede l’intervento delle massime autorità politiche internazionali, soprattutto quelle Occidentali.

Il regime iraniano sta negando alla nota attivista per i diritti umani e i diritti dei bambini, Atena Daemi, una operazione chirurgica di cui – secondo quanto dichiarato dagli stessi dottori – necessita il prima possibile. 

In realtà, il 25 settembre scorso, tutto era pronto per operare Atena presso l’ospedale Imam Khomeini di Teheran. La prigioniera politica era stata addirittura già trasportata in ospedale e aveva fatto tutte le pratiche di ammissione.

Poco dopo essere stata ricoverata, pero’, il Direttore della prigione di Evin, Ali Chaharmahali, ha ordinato al personale medico che Atena Daemi doveva essere ammanettata sia alle mani che ai piedi, durante la sua permanenza in ospedale. Venuta a conoscenza della richiesta, Atena ha dichiarato di essere una prigioniera politica e di non avere alcuna intenzione di usare l’occasione del suo ricovero per scappare via. La sua intenzione era solo quella di essere curata. Purtroppo, le autorità iraniane non hanno cambiato la loro opinione, Atena ha rifiutato le manette e, come conseguenza, e’ stata riportata in carcere senza essere operata!

A questo va aggiunto che, il giorno prima dell’operazione, il padre di Atena Daemi si era recato presso l’Assistente del Procuratore di Teheran, il Dott. Hajmoradi, che aveva solennemente promesso che la detenuta non sarebbe stata ammanettata durante il ricovero ospedaliero. Non solo: aveva anche assicurato che Atena avrebbe potuto ricevere visite. Dopo l’incidente in ospedale, il padre di Atena si e’ recato presso la Procura per lamentarsi, ma gli e’ stato detto che gli ordini del direttore del carcere non potevano essere revocati.

Ricordiamo che Atena Daemi, coraggiosa attivista di trent’anni, e’ stata condannata nel novembre del 2016 a sette anni di carcere, per aver criticato il regime, condannato il massacro dei prigionieri politici del 1988 e aver incontrato le famiglie degli oppositori al regime. 

In carcere, purtroppo, la salute di Atena Daemi e’ drammaticamente deteriorata: per ricevere attenzioni da parte del regime, Atena ha persino lanciato uno sciopero della fame durato quasi due mesi.

Nel luglio del 2017, sia Atena Daemi che la sua compagna di cella Golrokh Ebrahimi Iraee, anche lei prigioniera politica, hanno scritto una lettera aperta, descrivendo le condizioni della loro prigionia. La lettera venne scritta anche per reagire alla visita di alcuni Ambasciatori stranieri nel carcere di Evin: un “tour” organizzato dal regime e che non implicava la visita alle sezioni dei prigionieri politici!

Riteniamo che quanto stia accadendo ad Atena sia gravissimo e che sia dovere dell’Occidente, intervenire a garanzia della salute e della sicurezza di questa giovane e battagliera attivista iraniana!

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Dopo oltre un mese di sciopero della fame, il corpo di Atena Daemi sta cedendo. La prigioniera politica iraniana ha perso oltre 14 kg e in un paio di occasioni ha anche rimesso sangue.

Le autorità carcerarie di Evin, hanno trasferito Atena nella clinica del centro detentivo, somministrandole uno sciroppo che le permettesse di assorbire i liquidi e ridurre i dolori addominali. Nonostante queste prime cure, Atena necessita di essere trasferita urgentemente in una clinica. Il regime, pero’, ha rifiutato l’ospedalizzazione.

Ricordiamo che Atena Daemi, condannata a sei anni di carcere per le sue proteste in favore della democrazia e dei diritti umani in Iran, ha dichiarato lo sciopero della fame lo scorso 8 aprile, in protesta contro l’arresto di sua sorella e la persecuzione dei suoi famigliari.

Nel video sottostante, la storia di questa coraggiosa attivista iraniana.

 

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La prigioniera politica Atena Daemi, in sciopero della fame da quattro settimane, si trova in una situazione di salute estremamente critica. Ad un mese dall’inizio della protesta, come denuncia la famiglia, il corpo di Atena comincia a crollare e le autorità del carcere di Evin, rifiutano di darle la necessaria assistenza medica. 

Atena Daemi, attivista per i diritti umani, e’ stata condannata dal regime iraniano a sette anni di carcere, per la sua partecipazione a proteste pacifiche e per aver criticato il massacro di oppositori compiuto dal regime iraniano nel 1988 (Iran Human Rights).

Atena Daemi ha coraggiosamente deciso di dichiarare lo sciopero della fame l’8 aprile scorso, dopo che i Pasdaran avevano arrestato le sue due sorelle, Onsieh e Hanieh Daemi. Le due erano state fermate dalle Guardie Rivoluzionarie, dopo che avevano pubblicamente protestato contro il violento arresto di Atena Daemi, avvenuto il 26 novembre del 2016. Per essersi azzardate a parlare, Onsieh e Hanieh sono state fermate e condannate a 91 giorni di carcere. Tra le altre cose, 91 giorni di detenzione sono stati aggiunti anche alla stessa Atena, insieme ai sette anni già decisi dalla Corte.

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Il regime iraniano nega che lo stato di salute di Atena Daemi sia critico. Non solo: un giorno, l’infermiere di turno del carcere di Evin, ha rifiutato di fare ad Atena un elettrocardiogramma, perché “e’ religiosamente proibito per un uomo toccare una donna”. 

Dopo aver visitato sua figlia in carcere, la madre di Atena Daemi, la Signora Masoumeh Nemati, ha scritto una lettera aperta chiedendo al mondo di salvare sua figlia, considerando l’indifferenza del regime (Iran Human Rights). La stessa Atena, in una lettera pubblicata ad aprile per annunciare il suo sciopero della fame, ha dichiarato che continuerà la sua battaglia, perché “e’ preferibile morire piuttosto che essere schiavi della tirannia” (Iran Human Rights).

 

 

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Apprendiamo, con molta preoccupazione, del nuovo arresto dell’attivista iraniana Atena Daemi. Il 25 novembre scorso, in un post in Farsi su Facebook, Atena aveva dichiarato di aver ricevuto una chiamata da un numero private, in cui le veniva annunciata una immediata convocazione presso il carcere per servire la pena a cui è stata condannata. In quel post, Atena denunciava che le autorità non avevano rispettato i cinque giorni di preavviso che la legge prevede per quanto concerne i mandati di comparizione.

Ieri, quindi, gli attivisti hanno dato la notizia che Atena è stata prelevata dai Pasdaran presso la casa di suo padre. Atena è stata trasferita nel carcere di Evin per servire la condanna a sette anni emessa contro di lei nel 2014. Il regime la accusa di blasfemia, minaccia alla sicurezza nazionale, insulti alla Guida Suprema e propaganda contro l’Iran. Ovviamente, tutto questo per la sua coraggiosa attività in favore dei diritti umani, soprattutto per i bambini, contro la pena di morte e per i diritti dei detenuti politici.

Atena era stata arrestata nell’ottobre del 2014, condanna a 7 anni dal giudice Mohammad Moghiseh e rilasciata su cauzione solamente nel febbraio del 2016, dopo che le sue condizioni di salute erano talmente peggiorate, da costringere il regime a farla ricoverare fuori dal carcere di Evin. Perchè questo nuovo arresto? Probabilmente la decisione del regime di riportare Atena in carcere è stata presa dopo la diffusione di un video, in cui l’attivista raccontava direttamente la sua esperienza e in cui denunciava le violenze subite come donna. Il video era stato pubblicato il 23 novembre scorso, sulla pagina Facebook di Masih Alinejad, giornalista iraniana che – per mezzo della pagina Facebook “My Stealthy Freedom”, la mia libertà rubata – si batte per i diritti delle donne iraniane e contro il velo obbligatorio.

Vi chiediamo per favore di denunciare il nuovo arresto di Atena Daemi e di pretendere, dai leader politici, una pressione diplomatica, per il suo immediato rilascio.