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Con 80 voti a favore, 70 astenuti e 30 voti contrari, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una nuova risoluzione A/C.3/72/L.41 di condanna all’Iran, per gli abusi che il regime commette relativamente al rispetto dei diritti umani.

La Risoluzione, sponsorizzata dal Canada, ha ottenuto anche il sostegno di molte diplomazie Occidentali tra cui, per fortuna, quella dell’Italia. Nella risoluzione, a dispetto delle costanti promesse del regime, l’Iran viene condannato per l’elevato numero di condanne a morte; le detenzioni arbitrarie; lo stato pessimo delle condizioni dei prigionieri, in particolare di quelli politici; la mancanza di libertà di espressione e la persecuzione di attivisti e intellettuali dissidenti; le discriminazioni di genere e quelle contro le minoranze etniche e religiose; la legalizzazione dei matrimoni tra minori (permessi sin dall’età di 9 anni per le bambine); il mancato rispetto dei trattati internazionali sui diritti umani e civili, firmati volontariamente dall’Iran e il diniego all’accesso nel Paese che il regime non concede all’inviata speciale per i diritti umani in Iran delle Nazioni Unite, Asma Jahangir.

Con questa nuova risoluzione, sono 64 in totale le Risoluzioni che le Nazioni Unite hanno preso contro l’Iran, per quanto concerne gli abusi dei diritti umani. Neanche a dirlo, il regime iraniano ha reagito con sdegno, rigettando ogni accusa di violazioni.

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Pochi giorni fa l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione per l’adozione della moratoria universale contro la pena di morte. Una mozione che ha visto la diplomazia italiana in prima fila, tra i principali promotori dell’abolizione della pena capitale nel mondo. La risoluzione è stata approvata con 117 voti favorevoli, un record rispetto al passato (nel 2012 i votanti a favore della risoluzione furono 111). Nella stessa risoluzione – la GA/11604l’UNGA ha condannato l’abuso dei diritti umani nella Repubblica Islamica dell’Iran, in Siria e in Corea del Nord. Per la cronaca, i tre Paesi sono accumunati da una indissolubile alleanza. Una alleanza che vede proprio i Mullah iraniani al centro della partita: dalla Corea del Nord, infatti, l’Iran ha importato il know-how per i suoi missili ballistici, e proprio grazie ai Pasdaran iraniani, il regime di Bashar al Assad è ancora al potere.

Il Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha espresso soddisfazione per l’adozione della Risoluzione ONU, definendo il voto alle Nazioni Unite come un “successo della diplomazia e della società civile italiane“. Per quanto ci riguarda, concordiamo completamente con il Ministro e facciamo i complimenti alla task force italiana – composta anche da Amnesty International, dalla Comunità di Sant’Egidio e da Nessuno Tocchi Caino – che ha portato avanti con forza questa iniziativa. Allo stesso tempo, però, vogliamo sottolineare che – proprio in seguito alla nuova approvazione della risoluzione ONU – quanto accade in Iran non è piu’ tollerabile da nessun Paese democratico.

Non soltanto, come le stesse Nazioni Unite rimarcano, Teheran è praticamente il “leader dell’abuso dei diritti umani”, ma la Repubblica Islamica guida senza pietà la classifica delle esecuzioni capitali. Solo dall’elezione di Hassan Rouhani, poco piu’ di un anno fa, come lo schema sotto dimostra (fonte: UANI), oltre 1000 prigionieri sono stati impiccati dal regime iraniano. Come si nota, quindi, lo stesso numero delle esecuzioni capitali avvenute in pubblico – una vera e propria bestialità medievale – è aumentato di oltre il 50%!

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Come dimostrato dai fatti, l’appeasement Occidentale verso l’Iran ha fallito completamente. Mentre il mondo apriva ai rappresentanti iraniani, infatti, le repressioni e le condanne a morte all’interno della Repubblica Islamica proseguivano senza alcuna pietà. Riteniamo che sia giunto il tempo in cui l’Iran venga chiamato a rispondere dei suoi crimini e che, ogni possibile apertura verso i Mullah, venga sostenuta solamente davanti a tangibili passi avanti del regime in merito al rispetto dei diritti umani . Come sottolineato dallo stesso Senatore Luigi Manconi, Presidente della Commissione per i Diritti Umani del Senato, ““è prioritario che il negoziato internazionale sul nucleare iraniano prosegua contestualmente all’affermazione della necessità della tutela dei diritti umani fondamentali di cui in Iran si perpetua la violazione“.

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Tra pochi giorni la delegazione del Governo iraniano, Presidente Hassan Rohani in testa, si recherà a New York per l’apertura della sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Per un verso, finalmente, non rivedremo più la faccia del nazista Ahmadinejad, impegnato ad usare ogni palcoscenico internazionale, per attaccare l’Occidente e negare l’Olocausto.

Con Hassan Rogani, sicuramente, negli Stati Uniti atterrerà una rappresentanza iraniana diversa, apparentemente “più pulita”, pronta ad usare l’arma dell’apparenza per ingannare ancora la Comunità Internazionale. In realtà, infatti, a Teheran sono cambiati gli stili, ma non i metodi e l’ideologia di fondo. A dimostrare quanto scriviamo, si badi bene, non siamo noi, ma lo stesso Governo Rohani e le figure politiche di cui si è circondato.

Non soltanto nel Governo Rohani c’è una presenza record (ben quattro) di rappresentanti del MOIS – il Ministero dell’Intelligence – ma, anche in questi giorni, il neo Presidente ha favorito delle nomine che non lasciano porte aperte alle speranze di cambiamento. L’ammiraglio Ali Shamkhani, Pasdaran ed ex Ministro della Difesa sotto Khatami, è stato nominato Segretario del Comitato di Sicurezza Nazionale. Ancora un posto chiave, quindi, in mano alle Guardie Rivoluzionarie. C’è di peggio, purtroppo: l’ex Ministro della Difesa Ahmad Vahidi – Pasdaran ricercato per terrorismo internazionale – è stato nominato a capo del Consiglio del Discernimento, organo creato nel 1988 per dirimere le controversie tra Parlamento e Consiglio dei Guardiani. Se consideriamo che anche il nuovo Ministro della Difesa Hossein Dehghan è un Pasdaran ed è stato tra i fondatori del gruppo terrorista di Hezbollah, il quadretto negativo è praticamente completo.

A proposito di Iran e Occidente, ci teniamo a riportarvi quanto detto l’altro ieri da Ali Khamenei, la Guida Suprema. Parlando ad un incontro con i responsabili della preghiera del Venerdi, Ali Khamenei ha detto testualmente: ” Se vogliamo difendere l’integrità dell’Islam, dobbiamo avere uno sguardo ampio alle questioni nazionali e globali. C’è un profondo conflitto tra Islam e Occidente che dura da secoli e noi siamo in mezzo alla continuazione di questo conflitto“. Insomma, in poche parole, il dittatore supremo dell’Iran ha chiarito il suo rapporto con il mondo esterno: nessuna pace reale, ma sostegno allo scontro fino alla fine, sino alla vittoria dell’Islam (khomeinista…).

Speriamo che, all’apertura della nuova sessione dell’AG dell’ONU, i diplomatici internazionali si ricordino bene di queste parole e si ricordino chiaramente che non sempre sciacquarsi con il sapone significa essersi davvero lavati…

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