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Trentaquattro ONG internazionali hanno firmato un appello all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, chiedendo l’approvazione della Risoluzione A/C.3/72/L.41, dedicata all’abuso dei diritti umani in Iran e in votazione la prossima settimana all’UNGA.

Nella missiva pubblica inviata dalle ONG, viene sottolineato come per garantire il rispetto dei diritti umani nella Repubblica Islamica, sia fondamentale che venga mantenuta alta l’attenzione della Comunità Internazionale. Un voto in favore della Risoluzione A/C.3/72/L.41, quindi, “manderà un forte segnale alle autorità iraniane” al fine di obbligare Teheran a rispettare gli obblighi internazionali a cui, tra le altre cose, si e’ volontariamente sottoposto.

La Risoluzione A/C.3/72/L.41 – firmata tra le altre cose anche dall’Italia – pur iniziando riconoscendo al Governo iraniano di aver fatto dei passi avanti nelle intenzioni, e’ praticamente totalmente dedicata alle preoccupazioni relative ai continui abusi dei diritti umani nella Repubblica Islamica. In particolare, la Risoluzione fa riferimento all’alto numero di condanne a morte – anche di minori – allo stato detentivo dei prigionieri politici (a cui vengono negate le cure mediche), alle discriminazioni del sistema legale iraniano contro le donne e contro le minoranze etniche e religiose e alle persecuzioni contro giornalisti, attivisti, blogger, artisti, intellettuali, studenti e giornalisti.

Tra le altre cose, la Risoluzione invita caldamente il regime iraniano di collaborare pienamente con l’inviate Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, Asma Jahangir. Parlando alle Nazioni Unite recentemente, la Jahangir ha condannato la non collaborazione di Teheran e sottolineato il deterioramento dello stato dei diritti umani in Iran.

Va aggiunto infine che, la stessa Jahangir, si sta battendo per una Commissione di Inchiesta internazionale relativa al massacro di oltre 30,000 prigionieri politici iraniani nel 1988, per ordine di Khomeini. Alcuni dei responsabili, tra cui il precedente e l’attuale Ministro della Giustizia iraniano, sono ancora al potere nella Repubblica Islamica.

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Asma Jahangir, invita speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, ha presentato il suo rapporto semi annuale davanti all’Assemblea dell’ONU. Le sue trenta pagine di rapporto, potrebbero essere sintetizzate con queste poche parole, certamente poco diplomatiche: Rouhani e’ un cazzaro. Gia’, perché a dispetto di alcuni segnali iniziali incoraggianti – come l’adozione della Carta dei Diritti dei Cittadini – nella Repubblica Islamica lo stato dei diritti umani resta drammatico.

La Jahangir, infatti, denuncia come all’interno del regime le persecuzioni siano aumentate e come il Governo iraniano, nei fatti, rifiuti di rispondere alle richieste di chiarimenti delle Nazioni Unite.

Nei fatti: sono aumentate le persecuzioni contro i rappresentati politici riformisti, la liberta’ di espressione nei media e’ drammaticamente deteriorata (solo ultimamente sono stati chiusi oltre 7 milioni di siti web sgraditi al regime); sono aumentate le persecuzioni contro gli artisti (si pensi ai casi di Keywan Karimi, di Mehdi e Hossein Rajabian e di Jafar Panahi), sono aumentate gli arresti degli attivisti democratici (i casi di Arash Sadeghi, Narges Mohammadi, Golrokh Ebrahimi Iraee, Atena Daemi o sindacalisti come Mehdi Farahdi Shandiz); e’ partita una campagna contro gli iraniani con doppia cittadinanza (si pensi solo al terribile caso di Ahmadreza Djalali, condannato da poco alla pena capitale o al caso di Nazanin Zaghari Ratcliffe); continuano le persecuzioni contro le minoranze etniche e religiose (Baha’i, Sunniti e Cristiani convertiti in testa) e le donne.

Peggio: a dispetto delle promesse e degli annunci del parlamento iraniano, le condanne a morte sono aumentate. Cosi come sono aumentate le pene capitali nei confronti dei “juvenile offenders“, ovvero le persone arrestate da minorenni e condannate a morte nonostante le normative internazionali, firmate dallo stesso regime iraniano.

Ricordiamo che la Jahangir, come scritto anche nel report, ha invitato le Nazioni Unite a creare una commissione ad hoc, per investigare sul massacro del 1988, quando in Iran su ordine di Khomeini furono uccisi oltre 30.000 oppositori politici. Alcuni dei responsabili, tra cui il precedente e l’attuale Ministro della Giustizia iraniano, sono ancora al potere nella Repubblica Islamica.