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Gebran-Basel

E’ ormai una consuetudine in Occidente rappresentare Hezbollah come una forza libanese, parte ormai del tessuto politico di Beirut. Peccato che – come spesso accade – il disegno del Medioriente che l’Occidente crea, molte volte, non corrisponde a quello che gli autori locali disegnano. Ecco allora che, proprio perché rinnegano le ingenuità Occidentali, alcune importanti denunce di politici arabi non vengono ascoltate a dovere. Oggi, in particolare, ci riferiamo alle parole del Ministro degli Esteri libanese Gebran Bassil. In una intervista con il giornale Asharq al Awsat, infatti, Bassil ha chiesto ai Paesi Arabi di lavorare per contrastare la presenza iraniana nella regione mediorientale.

Secondo Bassil “gli Stati Arabi devono impedire l’espansione iraniana e prendere l’iniziativa. Loro sono i soli a poterlo fare e nessun altro può farlo per loro. Se l’Iran beneficerà dalle divisioni interne dei Paesi Arabi, gli Arabi stessi saranno i primi responsabili di questo accadimento“. Continua ancora il Ministro libanese: “l’Iran usa la retorica della resistenza anti-israeliana come strumento per infiltrarsi all’interno del mondo Arabo e guadagnare consenso. Lo scopo di Teheran  e’ quello di portare gli Arabi a combattere contro Israele, al fine di sfruttare la crisi per imporre l’agenda iraniana nei Paesi Arabi“. Le parole del Ministro degli Esteri Bassil arrivano alla vigilia del viaggio del Primo Ministro libanese Salam in Arabia Saudita.

Purtroppo, come detto, le parole del Ministro Bassil sono passate – almeno sinora – inosservate in Occidente. Cio’, nonostante il fatto che Bassil, per questioni di dinamiche interne libanesi (che sfiorano la guerra civile), sia parte di un Governo che, purtroppo, e’ costretto ad includere Ministri del movimento terrorista Hezbollah al suo interno. La stessa presa di posizione durissima di Bassil contro l’Iran rappresenta una sorpresa per molti osservatori, considerando che sinora il Ministro degli Esteri libanese si era sempre tenuto in una terra di mezzo, concentrando le sue accuse soprattutto contro lo Stato Islamico. Si tratta di un segno evidente dell’estrema frustrazione del mondo arabo verso l’ingerenza della Velayat-e FaqihAltrettanto inosservate, quindi, sono passate le parole del Ministro della Giustizia libanese Ashraf Rifi a Sky News Arabia. Parlando di Isis e Hezbollah, Rifi ha denunciato il mini-Stato nello Stato creato da Hezbollah agli ordini di Teheran e si e’ detto sicuro che sia Daesh che il Partito di Dio spariranno presto.

Una previsione forse troppo ottimista, ma anche una speranza per il bene di tutto il Medioriente e dell’intera Comunità Internazionale. Vogliamo solo ricordare che, proprio per le ingerenze iraniane tramite Hezbollah, ormai da oltre un anno il Libano non riesce ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. 

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Il “grande” Qassem Soleimani, notissimo comandante della Forza Qods, sta inziando la sua parabola discendente? L’uomo che invio’ un messaggio al Generale Petraeus dicendo senza mezzi termini “in Iraq comando io”, ha perso la fiducia della Guida Suprema Ali Khamenei? Difficile dirlo, considerando che per ora si tratta unicamente di indiscrezioni. Ma, se un indizio fa non fa una prova, lascia sicuramente aperta una discussione di assoluta importanza per l’area mediorientale. Secondo quanto riportato dal quotidiano arabo Ashraq al-Awsat, molto vicino alla casa reale saudita, la Guida Suprema iraniana non avrebbe perdonato al potentissimo generale Soleimani la fine del Governo di al Maliki in Iraq. Maliki, per la cronaca, era considerato un puppet di  primo livello per Teheran, l’uomo che aveva praticamente concesso ai Pasdaran il controllo di buona parte del Paese, in cambio di soldi e potere. Tramite l’Iraq, lo ricordiamo, sono partiti indisturbati buona parte dei jihadisti sciiti che combattono al fianco del dittatore Bashar al Assad.

Nonostante questa libertà di manovra e questo potere, al Maliki ha fatto una brutta fine: con la conquista da parte dell’Isis di Raqqah in Siria e successivamente di Musul, l’ex Primo Ministro iracheno ha visto disgregarsi buona parte del suo esercito. La sua politica settaria, inoltre, ha determinato il passaggio di molte tribu’ sunnite tra le file dei jihadisti dell’Isis, sotto il controllo del terrorista al Baghdadi. Davanti a tutto questo, la Forza Qods di Qassem Soleimani, è rimasta praticamente immbile. Alla fine, boicotattati anche dall’Ayatollah al Sistani in Iraq (come sempre), gli iraniani hanno dovuto accettare la fine del Governo Maliki, sperando che l’Isis non si trasformi in un nemico simile a Saddam Hussein.

Secondo Asharq al-Awsat, quindi, la questione iraniana sarebbe passata dalle mani di Qassem Soleimani a quelle del Hossein Hamadani, nominato nel 2005 dal Ali Jafari come Vice capo dei Pasdaran. Hamadani è noto per aver represso la ribellione dei Curdi iraniani nel 1979 e per aver contribuito alla repressione delle proteste popolari del 2009 contro l’ex Presidente negazionista Ahmadinejad. Per il suo ruolo nel finaziamento internazionale del terrorismo, Hamadani è stato inserito nella lista delle sanzioni nel 2011 e, per questo motivo, gli è interdetta la possibilità di entrare in un qualsiasi Paese europeo. Hossein Hamadani, chiaramente, è stato coinvolto in tutti questi anni anche nella questione siriana. E’ sua la famosa dichiarazione con cui il regime iraniano affermava che la Repubblica islamica “ha creato un secondo Hezbollah in Siria”, una delle piu’ importanti ammissioni del coinvolgimento del regime iraniano nel conflitto siriano.

Nel frattempo, dal Bahrain, arriva la notizia di uno scontro a fuoco tra una imbarcazione americana e una iraniana. Secondo quanto riportato dal quotidiano Gulf Daily News, infatti, una motovedetta americana ha aperto il fuoco contro una imbarcazione iraniana. Secondo le informazioni rilasciate, l’imbarcazione iraniana era armata di mitragliatrice calibro 50 e all’avvicinamento della motovedetta americana avrebbe mostrato segni di aggressività, ovvero sembrava pronta ad aprire il fuoco. A quel punto, la motovedetta americana si sarebbe allontanata e avrebbe sparato un colpo verso l’imbarcazione iraniana, mettendola in fuga. Non si ha notizia di feriti. Per la cronaca, l’incidente è avvenuto molto vicino alle cose del Bahrain (anche se in acque internazionali), un segno evidente dell’interferenza dei Pasdaran iraniani nella crisi in corso a Manama.

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