Posts contrassegnato dai tag ‘Artisti’

12524195_1059184877477708_8912954260936218094_n

Di seguito riportiamo la drammatica descrizione della prigionia fatta dalla poetessa iraniana Hila Sedighi, arrestata il 7 gennaio scorso all’aeroporto Imam Khomeini di Teheran, mentre tornava con il marito da un viaggio negli Emirati Arabi Uniti. Fortunatamente, la prigionia di Hila e’ durata 48 e la poetessa e’ stata rilasciata su cauzione (ma dovrà, ovviamente, subire un processo politico). Nonostante la brevità della detenzione, Hila ha assistito a scene terribili e ha raccontato quanto ha visto in un breve post sulla sua pagina Facebook (Iran Human Rights). Ecco la traduzione di quanto scritto dalla giovane poetessa iraniana:

La prima notte di detenzione, sono stata tenuta in isolamento in un centro di detenzione dell’aeroporto. La seconda notte, sono stata trasportata al centro di detenzione di Shapour. Un centro famoso per essere tra i più orribili e pericolosi per i prigionieri. Sono stata stanza in una cella di quattro metri, insieme a otto altri detenuti pericolosi (pericolosi e’ un termine generale per questi individui, ma essi sono ancora persone con diritti e io ho temo per il loro destino). Il trattamento verso di loro e’ stato peggiore e piu’ ignobile di quanto potessi immaginare. La situazione era talmente brutta che, inizialmente, la polizia dell’Unita’ Investigativa di Shapour ha rifiutato di farmi entrare nel centro. Il mio trasferimento in città e’ avvenuto dentro una gabbia e sono stata guardata dalla gente come un criminale” (Facebook).

Infine, Hila ha confermato che il suo arresto e’ ricollegato a nuove accuse e non a quelle gia’ mosse contro di lei, per il sostegno dato all’Onda Verde e a Mir Hossein Mousavi (GaiaItalia.com). In merito Hila ha scritto: “sono stata processata in mia assenza. Non so per quale motivo e per il momento sono fuori su cauzione. Presenterò una protesta formale, per potermi difendere

Un poema di Hila Sedighi dedicato alle donne iraniane e agli studenti oppressi

front_copy_0TvIHov.jpg.815x390_q85_crop_upscale

Non si ferma la vergognosa ondata di abusi dei diritti umani in Iran. Ancora una volta, ad essere condannati al carcere sono rappresentanti della cultura popolare che non si uniformano ai voleri del regime. Ancora una volta, tutto ciò avviene nella piena – o quasi – indifferenza internazionale.

Questa volta, dietro le sbarre per due anni anni finiscono Mehdi Rajabian e Yousef Emadi, fondatore e manager del sito di musica alternativa BargMusic. Con loro, in prigione finisce anche Hossein Rajabian, fratello di Mehdi, regista indipendente e fotografo. Purtroppo per Hossein, per lui gli anni di galera saranno cinque. Per tutti i condannati, neanche a dirlo, l’accusa e’ quella di “propaganda contro lo Stato” (o meglio il regime) e “insulto al Sacro” (Iran Wire). Ricordiamo che la BargMusic, e’ stata anche la casa discografica del noto rapper iraniano Shahin Najafi, oggi costretto a vivere in esilio in Germania a sulla cui testa pende una fatwa di condanna a morte emessa in Iran (Iran Wire).

I Mehdi, Yousef e Hossein sono stati arrestati nell’Ottobre del 2013 nella città di Sari, nel nord dell’Iran. Trasportati nel carcere di Evin, sotto il controllo diretto dei Pasdaran, hanno subito la confisca di praticamente tutti i loro beni professionali e sono stati costretti a rilasciare confessioni forzate. Tra le altre cose, Hossein e’ stato arrestato mentre girava un film, dopo aver richiesto e ottenuto tutti i permessi necessari richiesti dai Mullah.

Dopo aver passato due mesi senza processo e in isolamento, i tre sono stati rilasciati su cauzione, dopo aver pagato 67000 dollari di condizionale. La liberazione fu direttamente influenzata dalle pressioni internazionali: il rilascio dei tre venne richiesto direttamente da Ahmad Shaheed, inviato speciale dell’ONU e da oltre 400 tra giornalisti, musicisti e attori. Purtroppo, pero’, da quel ormai lontano 2013 sono passati diversi mesi e cambiate tante cose. In un mondo alla rovescia, l’Iran e’ diventato un alleato dell’Occidente e l’interesse verso i diritti umani e le liberta’ del popolo iraniano, sono ormai scomparsi nelle diplomazie ‘democratiche’ (Journalism Is Not A Crime).

Aggiungiamo infine che, ormai da anni, le ONG per i diritti umani chiedono il processo contro giudici come Babaee e Moghiseh – quest’ultimo e’ colui che ha materialmente condannato Mehdi, Yousef e Hossein – accusati di lavorare direttamente con i Pasdaran, di non rispettare i parametri necessari per un giusto processo, allo scopo di uccidere ogni forma di dissenso all’interno della Repubblica Islamica (The Guardian).

Il rapper Shahin Najafi e’ stato accusato di apostasia per questo video

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=GSihZmzTzos%5D

 

La denuncia arriva direttamente dalla Repubblica Islamica, in un comunicato che non lascia spazio ai dubbi: l’Iran del “moderato” Rohani ha impedito all’Associazione degli Scritto Iraniani di svolgere la consueta riunione mensile. La riunione, secondo quanto è possibile sapere, si sarebbe dovuta svolgere il 21 gennaio scorso a casa di uno dei membri dell’Associaizione. Pochi giorni prima dell’incontro, però, colui che avrebbe dovuto ospitare gli scrittori è stato convocato d’urgenza al Ministero dell’Intelligence e costretto a cancellare in tutta fretta l’incontro. Nella coraggiosa denuncia pubblica, l’Associazione degli Scrittori lamenta di aver ricevuto pressioni dai regime iraniani sin dalla sua costituzione nel 1968.

abc

In un incontro con gli artisti iraniani tenutosi l’8 gennaio scorso, il Presidente Rohani aveva dichiarato che l’arte doveva essere libera e non sottostare ad alcun controllo del Governo. Le dichiarazioni del Presidente, con grande enfasi, era state strategicamente pubblicate su Twitter e diffuse ai media mondiali. A dispetto della charm diplomacy, però, nella Repubblica Islamica le cose non sembrano affatto mutate.  Gli scrittori iraniani, a tal proposito, scrivono che il loro problema centrale non è la “definizione del concetto di libertà”, ma la “totale assenza di libertà” con cui sono costretti a lottare quotidianamente. Tra gli scrittori maggiormente oppressi dal regime c’è il poeta Payam Feili, omosessuale, oppresso dal regime e costretto a lasciare il suo lavoro. Le poesie di Payam, ci sono oggi note grazie agli attivisti internazionali che si sono prodigati per far ascolatre a tutto il mondo le sue opere!

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=voTa4me8rMA%5D

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=e-Sry5oxR6E%5D

imagesCAT59M9X

A pochi giorni dall’applicazione dell’accordo di Ginevra, i negoziati tra l’Iran  e le grandi potenze – Stati Uniti in testa – proseguono. In questi giorni, quindi, il Presidente Hassan Rohani, via Twitter, ha dichiarato che gli artisti debbono essere in grado di esprimere le loro qualità liberamente. In un tweet che ha fatto il giro del mondo (vedi sotto), Rohani ha rimarcato come l’arte non debba essere posta il controllo del Governo, ma unicamente sotto la supervisione degli artisti stessi. Peccato che, ancora una volta, si tratta puramente di propaganda via social networks.

rohani arte

A dispetto delle belle parole, però, il regime continua a perseguitare senza sosta gli artisti iraniani: solamente dall’inizio del 2014 due poeti – Mehdi Mousavi and Fatemeh Ekhtesari – sono stati arrestati e costretti a consegnare i passaporti all’unità di intelligence dei Pasdaran, mentre un evento dedicato alla poetessa Forough Farrokhzad è stato cancellato due giorni prima del suo inizio. L’evento, organizzato a Teheran dalla rivista Chelcheragh, era previsto per il 12 gennaio, ma il 10 del mese la Corte Rivoluzionaria ha reso espresso il suo parere contrario, giustificandolo con vaghi motivi tecnici. Secondo indiscrezioni, la ragione delle cancellazione dell’evento è da collegare alla probabile presenza dell’ex Presidente riformista Khatami, ormai consideranto dal regime degli Ayatollah come un vero e proprio nemico interno.

Nel mentre, purtroppo, un altro tipo di arte dedicata all’odio e alla morte, va in scena liberamente in Iran. Mentre Teheran predica pace e amore con l’Occidente, un festival è stato interamente dedicato nella Repubblica Islamica allo slogan “morte all’America“. L’ “artista” che meglio riuscirà a sintetizzare questo slogan, vincerà ben 70 millioni di Toman, ovvero oltre 2000 euro. Si tratta di una nuova riprova che, Rohani o non Rohani, in Iran nulla è cambiato, al di là dello stile negoziale e delle parole di circostanza.