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Di seguito riportiamo la drammatica descrizione della prigionia fatta dalla poetessa iraniana Hila Sedighi, arrestata il 7 gennaio scorso all’aeroporto Imam Khomeini di Teheran, mentre tornava con il marito da un viaggio negli Emirati Arabi Uniti. Fortunatamente, la prigionia di Hila e’ durata 48 e la poetessa e’ stata rilasciata su cauzione (ma dovrà, ovviamente, subire un processo politico). Nonostante la brevità della detenzione, Hila ha assistito a scene terribili e ha raccontato quanto ha visto in un breve post sulla sua pagina Facebook (Iran Human Rights). Ecco la traduzione di quanto scritto dalla giovane poetessa iraniana:

La prima notte di detenzione, sono stata tenuta in isolamento in un centro di detenzione dell’aeroporto. La seconda notte, sono stata trasportata al centro di detenzione di Shapour. Un centro famoso per essere tra i più orribili e pericolosi per i prigionieri. Sono stata stanza in una cella di quattro metri, insieme a otto altri detenuti pericolosi (pericolosi e’ un termine generale per questi individui, ma essi sono ancora persone con diritti e io ho temo per il loro destino). Il trattamento verso di loro e’ stato peggiore e piu’ ignobile di quanto potessi immaginare. La situazione era talmente brutta che, inizialmente, la polizia dell’Unita’ Investigativa di Shapour ha rifiutato di farmi entrare nel centro. Il mio trasferimento in città e’ avvenuto dentro una gabbia e sono stata guardata dalla gente come un criminale” (Facebook).

Infine, Hila ha confermato che il suo arresto e’ ricollegato a nuove accuse e non a quelle gia’ mosse contro di lei, per il sostegno dato all’Onda Verde e a Mir Hossein Mousavi (GaiaItalia.com). In merito Hila ha scritto: “sono stata processata in mia assenza. Non so per quale motivo e per il momento sono fuori su cauzione. Presenterò una protesta formale, per potermi difendere

Un poema di Hila Sedighi dedicato alle donne iraniane e agli studenti oppressi

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Non si ferma la vergognosa ondata di abusi dei diritti umani in Iran. Ancora una volta, ad essere condannati al carcere sono rappresentanti della cultura popolare che non si uniformano ai voleri del regime. Ancora una volta, tutto ciò avviene nella piena – o quasi – indifferenza internazionale.

Questa volta, dietro le sbarre per due anni anni finiscono Mehdi Rajabian e Yousef Emadi, fondatore e manager del sito di musica alternativa BargMusic. Con loro, in prigione finisce anche Hossein Rajabian, fratello di Mehdi, regista indipendente e fotografo. Purtroppo per Hossein, per lui gli anni di galera saranno cinque. Per tutti i condannati, neanche a dirlo, l’accusa e’ quella di “propaganda contro lo Stato” (o meglio il regime) e “insulto al Sacro” (Iran Wire). Ricordiamo che la BargMusic, e’ stata anche la casa discografica del noto rapper iraniano Shahin Najafi, oggi costretto a vivere in esilio in Germania a sulla cui testa pende una fatwa di condanna a morte emessa in Iran (Iran Wire).

I Mehdi, Yousef e Hossein sono stati arrestati nell’Ottobre del 2013 nella città di Sari, nel nord dell’Iran. Trasportati nel carcere di Evin, sotto il controllo diretto dei Pasdaran, hanno subito la confisca di praticamente tutti i loro beni professionali e sono stati costretti a rilasciare confessioni forzate. Tra le altre cose, Hossein e’ stato arrestato mentre girava un film, dopo aver richiesto e ottenuto tutti i permessi necessari richiesti dai Mullah.

Dopo aver passato due mesi senza processo e in isolamento, i tre sono stati rilasciati su cauzione, dopo aver pagato 67000 dollari di condizionale. La liberazione fu direttamente influenzata dalle pressioni internazionali: il rilascio dei tre venne richiesto direttamente da Ahmad Shaheed, inviato speciale dell’ONU e da oltre 400 tra giornalisti, musicisti e attori. Purtroppo, pero’, da quel ormai lontano 2013 sono passati diversi mesi e cambiate tante cose. In un mondo alla rovescia, l’Iran e’ diventato un alleato dell’Occidente e l’interesse verso i diritti umani e le liberta’ del popolo iraniano, sono ormai scomparsi nelle diplomazie ‘democratiche’ (Journalism Is Not A Crime).

Aggiungiamo infine che, ormai da anni, le ONG per i diritti umani chiedono il processo contro giudici come Babaee e Moghiseh – quest’ultimo e’ colui che ha materialmente condannato Mehdi, Yousef e Hossein – accusati di lavorare direttamente con i Pasdaran, di non rispettare i parametri necessari per un giusto processo, allo scopo di uccidere ogni forma di dissenso all’interno della Repubblica Islamica (The Guardian).

Il rapper Shahin Najafi e’ stato accusato di apostasia per questo video

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