Posts contrassegnato dai tag ‘Arte’

mehdi-rajabian-and-hossein-rajabian

I fratelli Mehdi e Hossein Rajabian, mentre si consegnano alle autorità iraniane nel giugno 2016

I dottori dell’ospedale Imam Khomeini sono stati chiari: il musicista iraniano Mehdi Rajabian, imprigionato ad Evin per ragioni politiche, soffre di sclerosi multipla (Hrana). L’ospedalizzazione di Mehdi è avvenuta a fine dicembre dello scorso anno, quando il giovane detenuto ha accusato forti mal di testa, estrema debolezza fisica. Considerando i suoi gravi precedenti problemi di salute, era già stato ricoverato ad inizio dicembre 2016, Teheran ha deciso procedere al nuovo ricovero (No Pasdaran). Purtroppo, a dispetto dei problemi che avevano causato il primo ricovero e di uno sciopero della fame durato un mese, il regime decise di riportare in carcere Mehdi Rajabian.

Ricordiamo che Mehdi Rajabian, con il fratello Hossein e un loro partner d’affari Yousef Emadi, sono stati arrestati nel 2013, per aver creato una etichetta musicale underground (la BargMusic). I tre sono stati accusati di diffondere “corruzione in terra” e condannati nel 2015 a sei anni di carcere. La loro detenzione è cominciata nel giugno del 2016.

Per la cronaca, la condanna di Mehdi, Hossein e Yousef, è stata emessa dal giudice Mohammad Moghisseh, in soli 15 minuti di processo. I tre, prima di essere condannati, sono stati soggetti a durissime pressioni, per rilasciare una confessione forzata di colpevolezza davanti alle telecamere della TV di Stato IRIB. Per la loro liberazione, Amnesty International ha avviato una importante campagna, che vi invitiamo a sostenere.

 

banner-iran-bargmusic-large

Nonostante le precarie condizioni di salute, torna in carcere il musicista iraniano Mehdi Rajabian, 27 anni, condannato a tre anni di carcere insieme al fratello Hossein, per aver “diffuso la corruzione in terra” (Iran Human Rights). I due, insieme al loro partner  Yousef Emadi, avevano lanciato una etichetta underground – la BargMusic – che non solo permetteva anche alle donne di cantare, ma promuoeva anche film indipendenti di natura sociale. Esemplare, in tal senso, il film girato da Hossein Rajabian, sul diritto della donna al divorzio (si veda il trailer in basso).

Mehdi e Hossein Rajabian, sono stati arrestati nel 2013 e, come suddetto, condannati a sei anni nel 2015. Rinchiusi ad Evin dal giugno del 2016, i due hanno dichiarato lo sciopero della fame, in protesta contro il loro arresto e per le pessime condizioni di detenzione a cui erano sottoposti.

mehdi

Dopo aver perso diversi chili, il regime è stato costretto a liberare su cauzione Mehdi Rajabian, accettando di trasferirlo in ospedale all’inizio di dicembre (The Guardian). Purtroppo, però, la pietà del regime è durata poco e niente: in queste ore, infatti, si apprende che Teheran ha deciso di riportare in carcere Mehdi, a dispetto del rischio di vederlo crollare definitivamente (Washington Post).

Per la cronaca, la condanna di Mehdi, Hossein e Yousef, è stata emessa dal giudice Mohammad Moghisseh, in soli 15 minuti di processo. I tre, prima di essere condannati, sono stati soggetti a durissime pressioni, per rilasciare una confessione forzata di colpevolezza davanti alle telecamere della TV di Stato IRIB. Per la loro liberazione, Amnesty International ha avviato una importante campagna, che vi invitiamo a sostenere.

 

ali-mobayen-arash-kamyab-shahab-sharifi-milad-yazdi

L’11 agosto scorso l’agenzia di stampa Hrana, specializzata nella denuncia degli abusi dei diritti umani in Iran, ha denunciato l’arresto di quattro musicisti iraniani presso Narmak, quartiere ad est di Teheran. I quattro sono stati arrestati il 24 luglio scorso e da quel giorno le famiglie non hanno avuto più alcuna notizia sulla loro sorte.

I musicisti arrestati si chiamano Ali Mobin, Arash Kamyab, Shahab Sharif e Milad Yazdi. Una fonte della Hrana, ha riportato che i musicisti sono stati insultati dagli agenti arrivati per arrestarli e hanno subito anche delle violenze. Non contenti, gli agenti hanno sequestrato tutto il loro materiale artistico e lo hanno – probabilmente – distrutto. Come suddetto, dal giorno dell’arresto, le famiglie non hanno avuto piu’ alcuna notizia dei loro cari. Questo, nonostante il fatto che i famigliari si sono direttamente recati presso il quartier generale della Polizia a Teheran, dove non hanno ricevuto alcuna informazione.

Purtroppo non è finita qui: la Hrana informa anche che, nel giugno scorso, 8 persone sono state arrestate a Teheran, con l’accusa di aver realizzato dei video clip musicali. Anche nel loro caso, non ci sono informazioni precise e non si sa bene neanche di cosa siano precisamente accusati.

Continua drammaticamente la spirale di persecuzioni che la Repubblica Islamica sta portando avanti contro artisti e intellettuali. Ancora una volta, nel (quasi) totale silenzio Occidentale…

Video del 2014: arresto di musicisti iraniani per aver cantato canzoni patriottiche sgradite al regime

front_copy_0TvIHov.jpg.815x390_q85_crop_upscale

Non si ferma la vergognosa ondata di abusi dei diritti umani in Iran. Ancora una volta, ad essere condannati al carcere sono rappresentanti della cultura popolare che non si uniformano ai voleri del regime. Ancora una volta, tutto ciò avviene nella piena – o quasi – indifferenza internazionale.

Questa volta, dietro le sbarre per due anni anni finiscono Mehdi Rajabian e Yousef Emadi, fondatore e manager del sito di musica alternativa BargMusic. Con loro, in prigione finisce anche Hossein Rajabian, fratello di Mehdi, regista indipendente e fotografo. Purtroppo per Hossein, per lui gli anni di galera saranno cinque. Per tutti i condannati, neanche a dirlo, l’accusa e’ quella di “propaganda contro lo Stato” (o meglio il regime) e “insulto al Sacro” (Iran Wire). Ricordiamo che la BargMusic, e’ stata anche la casa discografica del noto rapper iraniano Shahin Najafi, oggi costretto a vivere in esilio in Germania a sulla cui testa pende una fatwa di condanna a morte emessa in Iran (Iran Wire).

I Mehdi, Yousef e Hossein sono stati arrestati nell’Ottobre del 2013 nella città di Sari, nel nord dell’Iran. Trasportati nel carcere di Evin, sotto il controllo diretto dei Pasdaran, hanno subito la confisca di praticamente tutti i loro beni professionali e sono stati costretti a rilasciare confessioni forzate. Tra le altre cose, Hossein e’ stato arrestato mentre girava un film, dopo aver richiesto e ottenuto tutti i permessi necessari richiesti dai Mullah.

Dopo aver passato due mesi senza processo e in isolamento, i tre sono stati rilasciati su cauzione, dopo aver pagato 67000 dollari di condizionale. La liberazione fu direttamente influenzata dalle pressioni internazionali: il rilascio dei tre venne richiesto direttamente da Ahmad Shaheed, inviato speciale dell’ONU e da oltre 400 tra giornalisti, musicisti e attori. Purtroppo, pero’, da quel ormai lontano 2013 sono passati diversi mesi e cambiate tante cose. In un mondo alla rovescia, l’Iran e’ diventato un alleato dell’Occidente e l’interesse verso i diritti umani e le liberta’ del popolo iraniano, sono ormai scomparsi nelle diplomazie ‘democratiche’ (Journalism Is Not A Crime).

Aggiungiamo infine che, ormai da anni, le ONG per i diritti umani chiedono il processo contro giudici come Babaee e Moghiseh – quest’ultimo e’ colui che ha materialmente condannato Mehdi, Yousef e Hossein – accusati di lavorare direttamente con i Pasdaran, di non rispettare i parametri necessari per un giusto processo, allo scopo di uccidere ogni forma di dissenso all’interno della Repubblica Islamica (The Guardian).

Il rapper Shahin Najafi e’ stato accusato di apostasia per questo video

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=GSihZmzTzos%5D

 

karimi

Condannato a 6 anni di carcere e 223 frustate!!! Questa la pena medievale inflitta al regista curdo-iraniano Keyvan Karimi. La sua colpa? Ufficialmente, “aver insultato il sacro”, aver “fatto propaganda contro il regime” e “relazione illecita” (per aver stretto la mano di una donna a cui non era sentimentalmente legato). Ovviamente, come sempre, dietro l’arresto di Karimi c’e’ una ragione politica: Keyvan Karimi e’, come suddetto, di etnia curda ed e’ anche un regista socialmente impegnato (Journalist is not a Crime). Il suo CV (link), mostra il lavoro di un cineasta – conosciuto anche a livello internazionale – da sempre in prima fila nel denunciare i problemi sociali all’interno del regime iraniano.

Nei suoi racconti Karimi descrive le problematiche reali all’interno dell’Iran. Nel film “Broken Borders“, Karimi racconta la pratica del contrabbando vista dalla parte di chi e’ costretto a farlo per poter sopravvivere; in “Children in Depth“, il regista iraniano racconta come funziona la giustizia minorile nella Repubblica Islamica; in “The Adventure of the Married Couple“, infine, Karimi riadatta una storia di Italo Calvino alla vita quotidiana di una giovane coppia iraniana. Come suddetto, grazie ai suoi lavori, Keyvan Karimi ha ottenuto diversi riconoscimenti internazionali: tra le altre cose, nel 2012 ha anche ottenuto una menzione speciale in Italia, da parte del Festival Internazionale del Cortometraggio di Tolfa!

133aa6d

L’ultimo lavoro che Keyvan Karimi stava preparando, quello che ha concretamente causato il suo arresto, era un documentario intitolato “Writing over the City“, dedicato ai graffiti in Iran, al loro significato politico e sociale. Tra le altre cose, secondo quanto denuncia l’avvocato Amir Raeesian, il film aveva ottenuto tutti i permessi richiesti dalle autorità iraniane ed era stato prodotto addirittura dall’università di Teheran. Si pensi solamente che, per realizzare il documentario, Karimi si era addirittura recato nella biblioteca del Parlamento iraniano! Incredibilmente, tra le accuse mosse a Karimi, e’ uscita anche quella di aver “prodotto un video musicale per un cantante iraniano in esilio”…

Per la cronaca, l’avvocato Raeesian ha denunciato che il giudice competente del caso, Mohammad Moghiseh, aveva da mesi emesso la sentenza, anche senza il regolare completamento del processo. Per la cronaca, il giudice Mohammad Moghiseh e’ inserito dalla UE nella lista delle persone sanzionate per il suo ruolo nell’abuso dei diritti umani in Iran (Justice for Iran).

Ancora una volta il regime iraniano – sotto il ‘moderato Hassan Rouhani – abusa vergognosamente dei diritti umani colpendo la creatività e l’arte. Il chiaro scopo e’ quello di impedire ancora ogni forma di libera espressione e di critica politica e sociale. Il tutto, come sbagliarsi, con il pieno silenzio delle diplomazie Occidentali…

I documentari di Keyvan Karimi

[vimeo:https://vimeo.com/115089412%5D

[vimeo:https://vimeo.com/64127277%5D

[vimeo:https://vimeo.com/115234437%5D

[vimeo:https://vimeo.com/115234438%5D

 

quote_miucciaprada-01

Secondo quanto riporta The Art Newspaper, Miuccia Prada sarebbe in prima linea nella promozione della diplomazia culturale tra Italia e Iran. In questo contesto, grazie all’omonima Fondazione, la Signora Prada porterà una serie di antiche sculture al Museo Nazionale di Teheran (The Art Newspaper). Si tratta di una esibizione parte del Memorandum of Understanding firmato tra il Ministro della Cultura iraniano Ali Jannati e quello Italiano Franceschini nel marzo del 2015 (Press TV). Come sempre, almeno teoricamente, le collaborazioni bilaterali tra due Paesi nel campo culturale devono essere sempre viste come un fattore positivo. Il problema e’ che, come noto, nei sistemi non democratici la cultura e’ la prima forma di propaganda dei regime e la prima forma di opposizione dei dissidenti.

Per quanto concerne la Repubblica Islamica, la cultura che il regime khomeinista promuove e’ volta a rappresentare l’attuale Iran come una continuazione storica dell’antica Persia. Una pura falsità, utile solo ai fini della propaganda, soprattutto in questo contesto di appeasement internazionale. Purtroppo, la rivoluzione del 1979 e’ stata completamente snaturata dal regime clericale e il suo effetto diretto e’ stata la creazione di una Repubblica teocratica che, in pochi anni, ha cancellato tutta una serie di diritti civili ottenuti dal popolo iraniano, nonostante la dittatura dello Shah. Mentre espone fieramente statue greche (sfruttando la collaborazione di realtà come la Fondazione Prada), il regime iraniano nasconde completamente il lavoro di molti giovani artisti iraniani, non allineati con il volere dei clerici. Peggio, quando necessario, le forze di sicurezza intervengono arrestando gli artisti e condannandoli a decine di anni di carcere.

Sono decine i casi di artisti iraniani non allineati perseguitati dal regime. Per citarne alcuni, possiamo parlare del regista Jafar Panahi – oggi rinchiuso agli arresti domiciliari e costretto a girare film di nascosto –  di Mohammad Nourizad, di Mostafa Azizi (The Guardian), di Shahriar Siroos – artista Baha’i recentemente imprigionato per ragioni religiose (Payvand) – o degli artisti curdi Salar Sablaghyee e Hazhar Hadadi – arrestati nel marzo del 2015 per aver partecipato ad una celebrazione del Nowrouz, l’antico capodanno Persiano (Kurdish Human Rights). Oggi, pero’, possiamo soprattutto parlare di Atena Farghadani, giovane artista iraniana, condannata a 12 anni di carcere per aver pubblicato sul suo Facebook una vignetta sgradita al regime (No Pasdaran). Atena ha appena ricevuto un premio internazionale per il suo coraggio e le sofferenze che sta patendo in carcere.

Senza contare che, proprio il Ministero della Cultura e della Guida Islamica, e’ il primo responsabile della censura culturale presente all’interno della Repubblica Islamica. E’ questo il Ministero che impone la censura alla letteratura, al cinema, al teatro e alla musica in tutto l’Iran (a tal proposito, consigliamo alla Signora Prada la lettura dell’opuscolo “Cultural Censorship in Iran“). Non solo: e’ sempre il Ministero della Cultura e della Guida Islamica a gestire la censura dei media e quella di Internet, impedendo ai giovani iraniani il libero accesso al diritto di informazione (Iran Human Rights).

In tutta questa storia, spiace dover vedere che proprio la Fondazione Prada abbia deciso di prestarsi alla collaborazione culturale con il regime iraniano. Spiace, perché sappiamo che per anni la Signora Miuccia Prada si e’ battuta per i diritti delle donne e dei lavoratori, ottenendo anche importanti riconoscimenti internazionali (Il Sole 24 Ore). Rattrista, quindi, dover ricordare proprio alla Signora Prada che, nella Repubblica Islamica, la vita delle donne vale meta’ di quella degli uomini, il velo e’ obbligatorio, i matrimoni forzati ancora molto diffuso e la segregazione di genere imposta in molti posti di lavoro. Senza contare che, a dispetto della propaganda del Governo Rouhani, alle donne continua ad essere negato l’accesso agli stadi e il diritto di cantare liberamente in pubblico. 

Concludiamo citando proprio le parole di Miuccia Prada. Una volta la Signora Prada ha affermato: “quello che indossi rappresenta il modo di presentarsi al mondo – soprattutto oggi, quando i contatti umani sono veloci. La moda e’ un linguaggio istantaneo. Come non concordare. Se quello che si indossa rappresenta il modo di presentarsi al mondo, riteniamo allora che la Signora Prada dovrebbe lottare per il diritto delle donne iraniane – e di tutto il popolo – di scegliere autonomamente e indipendentemente come presentarsi all’esterno. Perché per il popolo iraniano, rattrista ricordarlo, la moda e’ ancora un “linguaggio di regime”.

[youtube:https://youtu.be/c2POsZrfYB4%5D

[youtube:https://youtu.be/N3QEcHEj5Cw%5D

Atena

Mohammad Moghini e’ un avvocato iraniano. In queste settimane, quindi, ha preso la difesa di Atena Farghadani, artista e attivista arrestata dal regime iraniano per alcune caricature di critica politica contro l’establishment di Teheran. Nella Repubblica Islamica, pero’, decidere di difendere gli oppositori politici ha un prezzo. Anche Mohammad Moghini, come altri prima di lui, ha quindi pagato duramente la sua scelta coraggiosa. Per punirlo, ovviamente, il Tribunale Rivoluzionario aveva bisogno di confezionare una scusa “adatta”, una qualsiasi invenzione su cui potersi appoggiare. La scusa usata contro l’avvocato iraniano, se non fosse per la sua tragica drammaticità, risulterebbe unicamente ridicola: Mohammad Moghini, infatti, e’ stato arrestato dalla polizia iraniana per aver stretto la mano ad Atena Farghadani, la sua cliente, durante una visita al carcere di Evin.

Tenuto in custodia nel carcere di Rajaee Shahr fino al 13 giugno, l’avvocato Moghimi e’ stato rilasciato il 17 giugno, solamente dietro il pagamento di 20 milioni di toman (60 mila dollari…). Il rilascio su cauzione, chiaramente, non e’ un annullamento delle accuse contro Moghimi. Per lui ci sara’ quindi un processo e il rischio, concreto, di dover ritornare in carcere. Per la precisione, l’accusa contro l’avvocato iraniano e’ quella di “relazione illegittima”. Ribadiamo che Mohammad Moghimi si era recato in carcere ad Evin unicamente per visitare Atena e preparare con lei la richiesta di appello contro la condanna, appena ricevuta dalla giovane attivista, a 12 anni di detenzione!.

Atena Farghadani, in un tentativo di salvare il suo avvocato, ha cercato anche di addossarsi la responsabilità dell’accaduto. Una fonte vicina ad Atena, infatti, ha rivelato che l‘attivista avrebbe dichiarato di essere stata lei a prendere la mano dell’avvocato Moghimi. Un gesto derivato dalla sua estrema felicita’ di veder arrivare il suo avvocato. Per la cronaca, la stretta di mano sarebbe avvenuta di fronte a due agenti e Atena si sarebbe scusata immediatamente per il suo gesto “immorale”. Purtroppo, l’arresto dell’avvocato Moghimi avrà, quasi sicuramente, un effetto anche sulla sentenza di appello per Atena Farghadani, la cui pena rischia di non essere ridotta (anzi…).

A fronte di questo nuovo, gravissimo, abuso dei diritti umani da parte del regime iraniano, resta da chiedersi come sia possibile pensare di sconfiggere il radicalismo islamico wahhabita/salafita a di Isis, con quello khomeinista dell’Iran. Molti dovrebbero riflettere attentamente sulla figura di Ali Khamenei, culture e traduttore del pensiero di Sayyd Qutb, ideologo della Fratellanza Mussulmana e tra i principali esponenti delle letture più fanatiche e integraliste del Corano.

Vi invitiamo a condividere e diffondere l’appello di Amnesty International per il rilascio immediato di Atena Farghadani.

L’hashtag Twitter per sostenere la liberazione di Atena e’: #Draw4Atena

[youtube:https://youtu.be/Yvy-4dw90mE%5D