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Secondo quanto riportano i media, il regime iraniano ha ritirato ieri il passaporto al regista Muhammad Rasoulof, recentemente premiato a Cannes.

Non sono note le ragioni della decisione del regime, ma e’ noto che da anni Rasoulof e’ sotto il mirino, per il suo non allineamento alla volontà del regime. Nel 2010 Rasoulof era stato arrestato e condannato a sei anni di carcere per propaganda contro lo Stato. Alla fine la sentenza fu ridotta ad un anno. Nel 2013, quindi, Teheran decise di ritirare una prima volta il passaporto al regista, di ritorno da un viaggio estero.

Ricordiamo che altri registi si trovano oggi agli arresti in Iran. Il più famoso di loro e’ Jafar Panahi, condannato agli arresti domiciliari e all’interdizione dall’esercizio della sua professione. Nonostante i divieti, Panahi e’ riuscito comunque a far uscire dal Paese alcuni nuovi lavori, tra cui “Taxi”, premiato con l’Orso d’Oro al Festival di Berlino.

 

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maestro musica iran

La storia che vi stiamo per raccontare e’ semplicemente folle. In Iran, un insegnante di arte e’ stato esiliato per un anno, per aver cantato – su richiesta degli studenti – una canzone popolare durante la sua lezione.

Secondo quanto riporta Iran Human Rights, il Dipartimento Educazione di Gilan ha ordinato al Maestro Aziz Ghasamzadeh di trasferirsi un anno da Roudbar ad Anzali. Un ordine d’esilio arrivato dopo la pubblicazione in Rete di un video che mostra il Maestro Ghasamzadeh, mentre canta ai suoi studenti una canzone popolare iraniana, una ballata intitolata “Chera Rafti” (Perché te ne vai), del cantante Homayoun Shajarian.

Nonostante non ci sia alcune regolamento che ufficialmente proibisce di cantare – esiste la proibizione per le donne, invece – il Dipartimento Educativo di Gilan ha considerato l’atto come una violazione delle norme religiose e ha scelto di punire il bravo Maestro.

Aziz Ghasamzadeh, oltre ad essere un insegnate di arte, e’ anche un musicista e un cantante in un gruppo che si chiama Sepehr. Come suddetto, la musica non e’ ufficialmente bandita nella Repubblica Islamica, ma i musicisti sono costantemente soggetti a restrizioni e pressioni da parte della frangia più estremista del regime, che intende applicare la Sharia rigorosamente. 

 

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I fratelli Mehdi e Hossein Rajabian, mentre si consegnano alle autorità iraniane nel giugno 2016

I dottori dell’ospedale Imam Khomeini sono stati chiari: il musicista iraniano Mehdi Rajabian, imprigionato ad Evin per ragioni politiche, soffre di sclerosi multipla (Hrana). L’ospedalizzazione di Mehdi è avvenuta a fine dicembre dello scorso anno, quando il giovane detenuto ha accusato forti mal di testa, estrema debolezza fisica. Considerando i suoi gravi precedenti problemi di salute, era già stato ricoverato ad inizio dicembre 2016, Teheran ha deciso procedere al nuovo ricovero (No Pasdaran). Purtroppo, a dispetto dei problemi che avevano causato il primo ricovero e di uno sciopero della fame durato un mese, il regime decise di riportare in carcere Mehdi Rajabian.

Ricordiamo che Mehdi Rajabian, con il fratello Hossein e un loro partner d’affari Yousef Emadi, sono stati arrestati nel 2013, per aver creato una etichetta musicale underground (la BargMusic). I tre sono stati accusati di diffondere “corruzione in terra” e condannati nel 2015 a sei anni di carcere. La loro detenzione è cominciata nel giugno del 2016.

Per la cronaca, la condanna di Mehdi, Hossein e Yousef, è stata emessa dal giudice Mohammad Moghisseh, in soli 15 minuti di processo. I tre, prima di essere condannati, sono stati soggetti a durissime pressioni, per rilasciare una confessione forzata di colpevolezza davanti alle telecamere della TV di Stato IRIB. Per la loro liberazione, Amnesty International ha avviato una importante campagna, che vi invitiamo a sostenere.

 

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Nonostante le precarie condizioni di salute, torna in carcere il musicista iraniano Mehdi Rajabian, 27 anni, condannato a tre anni di carcere insieme al fratello Hossein, per aver “diffuso la corruzione in terra” (Iran Human Rights). I due, insieme al loro partner  Yousef Emadi, avevano lanciato una etichetta underground – la BargMusic – che non solo permetteva anche alle donne di cantare, ma promuoeva anche film indipendenti di natura sociale. Esemplare, in tal senso, il film girato da Hossein Rajabian, sul diritto della donna al divorzio (si veda il trailer in basso).

Mehdi e Hossein Rajabian, sono stati arrestati nel 2013 e, come suddetto, condannati a sei anni nel 2015. Rinchiusi ad Evin dal giugno del 2016, i due hanno dichiarato lo sciopero della fame, in protesta contro il loro arresto e per le pessime condizioni di detenzione a cui erano sottoposti.

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Dopo aver perso diversi chili, il regime è stato costretto a liberare su cauzione Mehdi Rajabian, accettando di trasferirlo in ospedale all’inizio di dicembre (The Guardian). Purtroppo, però, la pietà del regime è durata poco e niente: in queste ore, infatti, si apprende che Teheran ha deciso di riportare in carcere Mehdi, a dispetto del rischio di vederlo crollare definitivamente (Washington Post).

Per la cronaca, la condanna di Mehdi, Hossein e Yousef, è stata emessa dal giudice Mohammad Moghisseh, in soli 15 minuti di processo. I tre, prima di essere condannati, sono stati soggetti a durissime pressioni, per rilasciare una confessione forzata di colpevolezza davanti alle telecamere della TV di Stato IRIB. Per la loro liberazione, Amnesty International ha avviato una importante campagna, che vi invitiamo a sostenere.

 

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L’11 agosto scorso l’agenzia di stampa Hrana, specializzata nella denuncia degli abusi dei diritti umani in Iran, ha denunciato l’arresto di quattro musicisti iraniani presso Narmak, quartiere ad est di Teheran. I quattro sono stati arrestati il 24 luglio scorso e da quel giorno le famiglie non hanno avuto più alcuna notizia sulla loro sorte.

I musicisti arrestati si chiamano Ali Mobin, Arash Kamyab, Shahab Sharif e Milad Yazdi. Una fonte della Hrana, ha riportato che i musicisti sono stati insultati dagli agenti arrivati per arrestarli e hanno subito anche delle violenze. Non contenti, gli agenti hanno sequestrato tutto il loro materiale artistico e lo hanno – probabilmente – distrutto. Come suddetto, dal giorno dell’arresto, le famiglie non hanno avuto piu’ alcuna notizia dei loro cari. Questo, nonostante il fatto che i famigliari si sono direttamente recati presso il quartier generale della Polizia a Teheran, dove non hanno ricevuto alcuna informazione.

Purtroppo non è finita qui: la Hrana informa anche che, nel giugno scorso, 8 persone sono state arrestate a Teheran, con l’accusa di aver realizzato dei video clip musicali. Anche nel loro caso, non ci sono informazioni precise e non si sa bene neanche di cosa siano precisamente accusati.

Continua drammaticamente la spirale di persecuzioni che la Repubblica Islamica sta portando avanti contro artisti e intellettuali. Ancora una volta, nel (quasi) totale silenzio Occidentale…

Video del 2014: arresto di musicisti iraniani per aver cantato canzoni patriottiche sgradite al regime

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Non si ferma la vergognosa ondata di abusi dei diritti umani in Iran. Ancora una volta, ad essere condannati al carcere sono rappresentanti della cultura popolare che non si uniformano ai voleri del regime. Ancora una volta, tutto ciò avviene nella piena – o quasi – indifferenza internazionale.

Questa volta, dietro le sbarre per due anni anni finiscono Mehdi Rajabian e Yousef Emadi, fondatore e manager del sito di musica alternativa BargMusic. Con loro, in prigione finisce anche Hossein Rajabian, fratello di Mehdi, regista indipendente e fotografo. Purtroppo per Hossein, per lui gli anni di galera saranno cinque. Per tutti i condannati, neanche a dirlo, l’accusa e’ quella di “propaganda contro lo Stato” (o meglio il regime) e “insulto al Sacro” (Iran Wire). Ricordiamo che la BargMusic, e’ stata anche la casa discografica del noto rapper iraniano Shahin Najafi, oggi costretto a vivere in esilio in Germania a sulla cui testa pende una fatwa di condanna a morte emessa in Iran (Iran Wire).

I Mehdi, Yousef e Hossein sono stati arrestati nell’Ottobre del 2013 nella città di Sari, nel nord dell’Iran. Trasportati nel carcere di Evin, sotto il controllo diretto dei Pasdaran, hanno subito la confisca di praticamente tutti i loro beni professionali e sono stati costretti a rilasciare confessioni forzate. Tra le altre cose, Hossein e’ stato arrestato mentre girava un film, dopo aver richiesto e ottenuto tutti i permessi necessari richiesti dai Mullah.

Dopo aver passato due mesi senza processo e in isolamento, i tre sono stati rilasciati su cauzione, dopo aver pagato 67000 dollari di condizionale. La liberazione fu direttamente influenzata dalle pressioni internazionali: il rilascio dei tre venne richiesto direttamente da Ahmad Shaheed, inviato speciale dell’ONU e da oltre 400 tra giornalisti, musicisti e attori. Purtroppo, pero’, da quel ormai lontano 2013 sono passati diversi mesi e cambiate tante cose. In un mondo alla rovescia, l’Iran e’ diventato un alleato dell’Occidente e l’interesse verso i diritti umani e le liberta’ del popolo iraniano, sono ormai scomparsi nelle diplomazie ‘democratiche’ (Journalism Is Not A Crime).

Aggiungiamo infine che, ormai da anni, le ONG per i diritti umani chiedono il processo contro giudici come Babaee e Moghiseh – quest’ultimo e’ colui che ha materialmente condannato Mehdi, Yousef e Hossein – accusati di lavorare direttamente con i Pasdaran, di non rispettare i parametri necessari per un giusto processo, allo scopo di uccidere ogni forma di dissenso all’interno della Repubblica Islamica (The Guardian).

Il rapper Shahin Najafi e’ stato accusato di apostasia per questo video

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Condannato a 6 anni di carcere e 223 frustate!!! Questa la pena medievale inflitta al regista curdo-iraniano Keyvan Karimi. La sua colpa? Ufficialmente, “aver insultato il sacro”, aver “fatto propaganda contro il regime” e “relazione illecita” (per aver stretto la mano di una donna a cui non era sentimentalmente legato). Ovviamente, come sempre, dietro l’arresto di Karimi c’e’ una ragione politica: Keyvan Karimi e’, come suddetto, di etnia curda ed e’ anche un regista socialmente impegnato (Journalist is not a Crime). Il suo CV (link), mostra il lavoro di un cineasta – conosciuto anche a livello internazionale – da sempre in prima fila nel denunciare i problemi sociali all’interno del regime iraniano.

Nei suoi racconti Karimi descrive le problematiche reali all’interno dell’Iran. Nel film “Broken Borders“, Karimi racconta la pratica del contrabbando vista dalla parte di chi e’ costretto a farlo per poter sopravvivere; in “Children in Depth“, il regista iraniano racconta come funziona la giustizia minorile nella Repubblica Islamica; in “The Adventure of the Married Couple“, infine, Karimi riadatta una storia di Italo Calvino alla vita quotidiana di una giovane coppia iraniana. Come suddetto, grazie ai suoi lavori, Keyvan Karimi ha ottenuto diversi riconoscimenti internazionali: tra le altre cose, nel 2012 ha anche ottenuto una menzione speciale in Italia, da parte del Festival Internazionale del Cortometraggio di Tolfa!

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L’ultimo lavoro che Keyvan Karimi stava preparando, quello che ha concretamente causato il suo arresto, era un documentario intitolato “Writing over the City“, dedicato ai graffiti in Iran, al loro significato politico e sociale. Tra le altre cose, secondo quanto denuncia l’avvocato Amir Raeesian, il film aveva ottenuto tutti i permessi richiesti dalle autorità iraniane ed era stato prodotto addirittura dall’università di Teheran. Si pensi solamente che, per realizzare il documentario, Karimi si era addirittura recato nella biblioteca del Parlamento iraniano! Incredibilmente, tra le accuse mosse a Karimi, e’ uscita anche quella di aver “prodotto un video musicale per un cantante iraniano in esilio”…

Per la cronaca, l’avvocato Raeesian ha denunciato che il giudice competente del caso, Mohammad Moghiseh, aveva da mesi emesso la sentenza, anche senza il regolare completamento del processo. Per la cronaca, il giudice Mohammad Moghiseh e’ inserito dalla UE nella lista delle persone sanzionate per il suo ruolo nell’abuso dei diritti umani in Iran (Justice for Iran).

Ancora una volta il regime iraniano – sotto il ‘moderato Hassan Rouhani – abusa vergognosamente dei diritti umani colpendo la creatività e l’arte. Il chiaro scopo e’ quello di impedire ancora ogni forma di libera espressione e di critica politica e sociale. Il tutto, come sbagliarsi, con il pieno silenzio delle diplomazie Occidentali…

I documentari di Keyvan Karimi

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