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Due detenuti iraniani di fede cristiana, Hadi Asgari e Afshar Naderi, hanno dichiarato lo sciopero della fame. La misura estrema della protesta è stata presa dai due detenuti, in considerazione dello stato pessimo della loro detenzione e della mancanza di adeguate cure mediche. I due, sono rinchiusi da oltre sei mesi nel carcere di Evin, senza neanche aver subito sinora un reale interrogatorio o aver avuto accesso ad un legale (Mohabat News).

Hadi Asgari e Afshar Naderi sono stati arrestati nell’agosto del 2016, durante un raid delle forze di sicurezza in un giardino private presso Firouzkouh. Con loro sono state arrestate altre tre persone, anche loro di fede cristiana. I cinque, tutti convertiti dall’Islam al cristianesimo, sono stati fermati mentre si erano riuniti per una preghiera. Nel giardino, quindi, le forze di sicurezza iraniane hanno trovato e confiscato anche tre Bibbie e materiale per la preghiera (Mohabat News).

In seguito al raid delle forze di sicurezza, il giardino è stato chiuso, impedendo allo stesso proprietario di accedervi. Le famiglie degli arrestati, quindi, temono che le autorità iraniane possano fabbricare delle prove contro i loro cari e costringerli a firmare delle confessioni forzate (Mohabat News).

Ricordiamo che in Iran, chiunque abbandoni l’Islam è accusato di apostasia e, nei casi più estremi, condannato a morte.

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Gli agenti del Ministero dell’Intelligence iraniano, hanno arrestao il regista Saleh Deldan e la giornalista Zeynab Karimian. L’arresto, secondo quanto diffuso da Iran Wire, sarebbe avvenuto il 23 gennaio scorso.

A Dicembre 2016, sempre secondo quanto riporta l’articolo, gli agenti dell’intelligence erano già entrati in casa del regista Deldan e lo avevano accusato di “agire contro la sicurezza nazionale” e di “propaganda contro il regime”. In quella occasione, Deldan era stato arrestato, ma rilasciato poco dopo.

Va aggiunto che, dalla repressione dell’Onda Verde in poi, Saleh Deldan è sempre stato perseguitato dal regime, anche perchè membro del Partito Marodslari, il Partito Democratico iraniano.

Per quanto riguarda Zeynab Karimian, ex giornalista di agenize come Mehr News e IRNA, il suo arresto per ora rimane oscuro. La Karimian è nota per essere una sostenitrice di Hassan Rouhani, e per ora non è chiaro se lo staff del Presidente iraniano sia coivolto direttamente. Lo stesso portavoce del Governo, Mohammad Bagher Nobakht, ha dichiarato ai giornalisti di non avere informazioni in merito e che era necessario chiedere al Ministero dell’Intelligence. Ennesima dimostrazione ci come non sia possibile, in Iran, credere di essere al sicuro profittando del sostegno di questa o di quella fazione politica.

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Zeynab Karimian

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Tre vice comandanti dell’unità di intelligence dei Pasdaran iraniani, sono stati arrestati con l’accusa di corruzione, contrabbando, estorsione e riciclaggio di denaro. I tre, secondo le informazioni trapelate dal sito riformista “Amad News”, erano assistenti personali di Hossein Taeb, potente comandante dell’unità di intelligence delle Guardie Rivoluzionarie, inserito nella lista delle persone sottoposte a sanzioni internazionali, per il suo ruolo nell’abuso dei diritti umani, soprattutto durante la repressione del cosiddetto movimento dell’Onda Verde (Defend Democracy).

Dalle informazioni rilasciate in questi giorni da Amad News, si apprende che i tre Pasdaran sono stati arrestati ad Ottobre 2016: due di loro, “Atheem” e “Ifshari”, si troverebbero ancora in carcere, mentre il terzo fermato, indicato come tale “Mihrab”, sarebbe stato rilasciato su cauzione (Asharq al-Awsat).

La pubblicazione di queste informazioni sensibili avventa in questi giorni in Iran, deve essere inquadrata come parte della guerra intestina in corso all’interno del regime, tra la fazione di Hassan Rouhani, e quella legata alle Guardie Rivoluzionarie (alleati della magistratura). Una guerra che si gioca soprattutto sulla denuncia del drammatico livello di corruzione interna alla Repubblica Islamica, capace di coinvolgere i massimi livelli dell’establishment. In questi giorni, come noto, la fazione di Hassan Rouhani è rimasta orfana del suo rappresentante più potente, ovvero l’ex Presidente iraniano Hashemi Rafsanjani (No Pasdaran).

E’ chiaro che, nelle prossime settimane, assisteremo ad una crescita esponenziale della tensione tra le due fazioni in lotta, soprattutto in vista delle prossime elezioni presidenziali. In questo senso, sarà Khamenei a giocare il ruolo di ago della bilancia.

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Parlando alla Fars News, agenzia di stampa vicino ai Pasdaran, il comandante Basij della città di Neishabur, Seyd Ali Akbar Hossein, si è vantato dell’arresto di 40 giovani colpevoli di aver participato a due feste “miste” (ovvero con ragazzi e ragazze insieme).

Secondo quanto affermato da Ali Akbar Hossein, in una prima festa sono stati arrestati 14 ragazzi e 8 ragazze. In una seconda festa, in un giardino di Neishabur, sono stati fermati invece 11 ragazzi e 7 ragazze. Tutti questi giovani, colpevoli unicamente di volersi divertire e fuggire dalle repressioni di un regime fondamentalista, verranno accusati di aver bevuto alcohol, vietato nella Repubblica Islamica e di aver avuto “relazioni sessuali illecite”, ovvero di essere stati a contatto con l’altro sesso senza aver essere sposati.

Questi arresti dimostrano nuovamente come il regime iraniano, anche sotto la Presidenza di Hassan Rouhani, non ha minimamente messo in atto alcuna apertura verso le istanze di libertà della popolazione, particolarmente dei numerosi giovani. Al contrario, per preservare il potere dei Mullah e dei corpi paramilitari, Teheran continua ad usare le sole tre “parole” che conosce per “convincere” i suoi cittadini ad “obbedire”: bastone, repressione e terrore…

 

 

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Secondo quanto dichiarato da diversi membri del regime, solamente tra il 14 e il 31 maggio del 2016, almeno 241 persone sono state arrestate in Iran, per aver preso parte a delle feste considerate “peccaminose”. Più semplicemente, gli arrestati hanno avuto la colpa di aver partecipato a “feste miste” (con maschi e femmine insieme), di aver bevuto qualche alcolico, di aver suonato musica considerata proibita o, per quanto concerne le donne, di non aver portato il velo in maniera adeguata  (Bcr Group).

Gli attivisti iraniani hanno riportato che:

  • 15 persone sono state arrestate ad una festa il 12 Maggio nella Provincia di Mazandaran. Durante il raid delle forze di sicurezza iraniane, sembra che siano state sequestrate bevande alcoliche e strumenti musicali;
  • 70 persone – ragazzi e ragazze – sono stati arrestati presso Neyshabour. Anche in questo caso i Basij hanno sequestrato dei liquori;
  • 23 persone sono state arrestate nella Provincia di Kerman ad un party notturno;almeno 29 tra ragazze e ragazzi, sono stati arrestati ad una festa notturna presso Mashhad;
  • 62 tra uomini e donne sono stati arrestati presso Bandar Abbas, anche in questo caso in un raid durante una festa privata notturna;
  • 23 uomini e 39 donne sono stati arrestati ad una festa, mentre stavano ballando;
  • 42 persone, tra uomini e donne, sono stati arrestati mentre festeggiavano in una villa privata.

Questo numero assurdo di arresti, dimostra la voglia di libertà che ha la popolazione iraniana, nonostante le continue umiliazione che deve subire. Ricordiamo che, solamente in questi ultimi mesi, la polizia ha creato una nuova unita’ speciale – composta da 7000 agenti in borghese – dedita unicamente a controllare la moralità della popolazione.

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Il 25 dicembre scorso il Ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni twittava orgoglioso un augurio ai Cristiani d’Oriente, mai come oggi martoriati dalle persecuzioni religiose. Peccato che, in tutti questi mesi, tutto l’Occidente e’ rimasto silenziosamente a guardare mentre il regime iraniano – non diversamente da Daesh – continuava a incarcerare decine e decine di cristiani. Gli ultimi drammatici episodi sono accaduti proprio il 23 dicembre e il 25 dicembre scorso.

Il 23 dicembre, le forze di sicurezza iraniane hanno arrestato Maysam Hojati, musulmano convertito al cristianesimo, portato via dagli agenti dei Mullah dalla sua casa di Isfahan. Gli agenti, come già accaduto in occasione del primo arresto nel 2012, sono entrati nella casa di Maysam Hojati senza avviso, lo hanno incappucciato davanti ai parenti e hanno requisito computer, testi religiosi e l’albero di Natale addobbato per la festa. Prima di andare via, le forze di sicurezza hanno minacciato la famiglia di Maysam Hojati non avvisare nessuno dell’arresto del loro caro (Mohabat News).

Purtroppo, le brutte notizie non sono finite. In pieno Natale, il 25 dicembre scorso, le forze di sicurezza iraniane hanno arrestato 9 cristiani presso Shiraz, nel Sud del Paese. Di seguito, otto dei nomi degli arrestati (uno resta ancora sconosciuto): Mohsen Javadi, Elaheh Izadi, Ahmad Golshani-Nia, Reza Mohammadi, Mahmoud Salehi, Moussa Sari-Pour, Alireza Ali-Qanbari e Mohammad-Reza Soltanian. Si tratta, ancora una volta, di musulmani convertiti al cristianesimo (Iran News Update).

Viene da chiedersi che significato ha augurare Buon Natale ai cristiani d’Oriente (e alle minoranze religiose perseguitate), mentre l’intero mondo democratico guarda passivamente alle quotidiane violazioni dei diritti umani da parte della Repubblica Islamica dell’Iran. Viene da chiedersi soprattutto se, davanti a questo ennesimo crimine avvenuto in pieno periodo Natalizio, l’Occidente democratico resterà ancora silenziosamente a guardare…

Foto di Moysam Hojati, arrestato il 23 dicembre scorso in Iran

Foto di Moysam Hojati, arrestato il 23 dicembre scorso in Iran

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La follia che può raggiungere un regime per giustificare se stesso e le sue azioni, come noto, non ha limiti. L’ennesima dimostrazione di questa verità e’ data dalle parole di Ali Shamkhani, potente Segretario del Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale dell’Iran.

In una conferenza stampa il 3 Novembre scorso, parlando della recente ondata di repressione contro i giornalisti – cinque arrestati in poche settimane – Ali Shamkhani ha affermato: “Noi non vogliamo distruggerli; noi li arrestiamo per proteggere la loro incolumità. Questi giornalisti erano in gravi problemi“. Non contento ha quindi aggiunto: “Noi abbiamo la situazione sotto controllo. Quando gli abbiamo detto (ai giornalisti arrestati, NdA), che qualcosa non andava, loro hanno risposto che non ne erano consapevoli. Questa questione e’ sotto investigazione” (Journalism is not a Crime).

Le parole di Shamkhani non devono passare in secondo piano. Primariamente perché si tratta di un collaboratore diretto di Ali Khamenei, potente Guida Suprema iraniana che – dopo la firma dell’accordo nucleare – ha dichiarato guerra a ogni tipo di infiltrazione culturale nemica nella Repubblica Islamica. Secondariamente, perché Shamkhani guida un organo potentissimo, il Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale dell’Iran (SNSC). Dal 1989 al 2013, a capo dell’SNSC, c’e’ stato proprio l’attuale Presidente iraniano Hassan Rouhani.

Sotto il controllo di Rouhani, lo ricodiamo, il Supremo Consiglio fu la mente silenziosa della repressione della rivolta degli studenti di Teheran nel luglio del 1999 e le proteste di massa che hanno attraversato la Repubblica Islamica tra il 2009 e il 2011 (UANI).

Gli abusi contro la popolazione iraniana del Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale dell’Iran e le parole di Ali Shamkhani, devono far paura ed essere denunciati. Ci auguriamo che a farlo sara’ il Governo italiano, in occasione della visita di Hassan Rouhani in Italia, il 14 Novembre prossimo.

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