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Hassan Rouhani, politicamente parlando, è un “dead man”. Premessa: in Iran il Presidente conta di suo poco e niente. Eletto direttamente dal popolo, detiene nelle sue mani un potere di carta, che è utile di facciata per diffondere nel mondo la novella che la Repubblica Islamica è un sistema democratico.

La realtà è ben diversa e nulla viene deciso in Iran se non ottiene il permesso della Guida Suprema, del Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione, dell’Assemblea degli Esperti e dei Pasdaran. Tutte “istituzioni” che non vengono elette dal popolo (tranne l’Assemblea degli Esperti, la cui composizione però è rigidamente controllata dal Consiglio dei Guardiani).

Ergo, nel sistema iraniano il Presidente conta quando ha una sua moral suasion e ha una qualche benedizione da parte di chi veramente ha il potere nel Paese, in primis la Guida Suprema. Fatte queste premesse, possiamo assolutamente dire che oggi Rouhani – politicamente parlando – è un fantasma che cammina, la cui influenza nel sistema istituzionale è pari a zero, o quasi.

Rouhani, infatti, ha perso ogni sorta di appeal verso la Guida Suprema, cosi come ha perso ogni sorta di appeal verso la fascia elettorale che l’aveva sostenuto, sia nel 2013 che nel 2017. Questo perchè, ben prima delle nuove sanzioni americane, Rouhani non è stato capace di mantenere le sue promesse verso la popolazione civile, non riuscendo a combattere realmente la presenza delle Guardie Rivoluzionarie nell’economia nazionale e non migliorando realmente la situazione finanziaria del Paese, troppo intrappolata in una spirale di corruzione e mancanza di trasparenza. In questo contesto, quindi, l’arrivo di Trump e la morte de facto del JCPOA, hanno dato a Rouhani la “mazzata” definitiva.

Politicamente disperato, Rouhani sta ora provando a recuperare terreno, sposando acriticamente tutte le folli posizioni di Khamenei e dei Pasdaran. Solamente ieri, quindi, Rouhani ha elogiato il regime per aver evitato il golpe interno delle potenze imperialiste, reprimendo nel sangue le manifestazioni popolari contro il caro vita (oltre 140 morti…). Peggio, per salvare il JCPOA, piuttosto di sottolineare i vantaggi che (teoricamente) potrebbe apportare alla politica estera iraniana e all’economia nazionale, Rouhani ha evidenziato come, il mantenimento dell’accordo di Vienna per ancora un anno, garantirà all’Iran di poter eliminare l’embargo contro la compravendita delle armi, permettendo a Teheran di comprare e vendere armi liberamente. Affermazioni che, indubbiamente, non possono essere inserite nel quadro del “moderatismo”.

Purtroppo per Rouhani, nonostante i tentativi disperati, probabilmente è troppo tardi. Il solo che può salvarlo, infatti, sta alla Casa Bianca e si chiama Donald Trump. Solo un incontro con Trump e un affievolimento delle sanzioni americane, potrebbero infatti dare a Rouhani un gancio per riprendere fiato. Il problema per Rouhani, però, è quello suddetto, ovvero che lui non conta nulla e che l’unico che potrebbe benedire questo incontro – ovvero Khamenei – non ha alcuna intenzione permettere questo nuovo dialogo tra Stati Uniti e Iran.

La sola che continua a restare zitta sui crimini iraniani, sperando di favorire Rouhani, è Federica Mogherini. Ovvero, colei che di Iran non ha mai capito nulla – cosi come il think tank IAI, diretto dalla numero 2 della Mogherini, Nathalie Tocci – e che ha contribuito a diffondere una narrativa sul regime iraniano non solo falsa, ma totalmente inventata. Proprio per questo, nel contesto della crisi iraniana, la UE contava poco o nulla, cosi come oggi conta praticamente niente…

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Il Ministero dell’Interno egiziano, ha rivelato di aver scoperto e arrestato una cellula terrorista legata alla Fratellanza Mussulmana. La cellula era composta da 13 individui, i cui obiettivi erano quelli di compiere attentati nel Paese, non solo contro istituzioni nazionali, ma anche contro luoghi di culto cristiani. 

Nei covi usati dai terroristi, sono state trovate armi ed esplosivi di fabbricazione iraniana. Una nuova conferma delle strette relazioni tra il regime di Teheran e la Fratellanza Mussulmana (ricordiamo la famosa visita di Ahmadinejad in Egitto, durante la deleteria Presidenza di Morsi).

Non solo: qualche giorno fa Isis ha pubblicato un video in cui mostrava dei cecchini colpire dei soldati egiziani, nella Penisola del Sinai. Il terroristi di Isis, in quel video, usavano fucili di precisione AM50, già usati dai ribelli Houthi in Yemen.

Si tratta dell’ennesima prova del ruolo eversivo del regime iraniano nella regione Mediorientale – e non solo…Tra le altre cose, osservatori egiziani hanno denunciato il ruolo dei Pasdaran iraniani nel traffico di armi che avviene, per mezzo di tunnel, tra la Penisola del Sinai e la Striscia di Gaza.

Un traffico che vede protagonisti anche i terroristi libanesi di Hezbollah: il caso esemplare fu quello di Sami Shihad, operativo dell’Unita’ 1800 di Hezbollah, arrestato in Egitto nel 2009 per aver trafficato armi tra Iran, Sudan, Penisola del Sinai e Gaza. Sami Shihad riusci a scappare dalle prigioni egiziani e arrivare liberamente a Beirut, per riapparire in pubblico ad una manifestazione di Hezbollah nel 2011. La cosa, risulta meno incredibile se si pensa che, nel 2013, la procura egiziana apri’ una indagine contro Mohammed Morsi, per aver passato informazioni relative alla sicurezza dello stato non solo a Hamas, ma anche ad Hezbollah.

Il chiaro obiettivo di Teheran e’ quello di avere, anche in Egitto, cellule terroriste pronte ad agire – quando richiesto – per fomentare instabilità nel Paese e conseguenti proteste anti Governative. 

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Ban Ki Moon, il Segretario delle Nazioni Unite, ha fatto infuriare le grandi potenze. Ieri, infatti, era il giorno il Consiglio di Sicurezza ha ascoltato il primo report del Segretariato Generale in merito all’implementazione della Risoluzione ONU 2231 (testo), ovvero la Risoluzione che ha legittimato l’accordo nucleare con l’Iran e soprattutto la fine di molte delle sanzioni contro la Repubblica Islamica.

Ovviamente, neanche a dirlo, tutti i sostenitori dell’Iran Deal – Stati Uniti in testa – si aspettavano unicamente un endorsement silezioso da parte del Segretario Generale, visto dall’Amministrazione Obama come un mero esecutore del volere geopolitico di Washington. Purtroppo per Samantha Powell, Ambasciatrice USA alle Nazioni Unite, cosi e’ stato solamente in parte. Per un verso, infatti, il report di Ban Ki Moon ha continuato a sostenere la necessita’ di tutelare l’accordo. Per un altro , pero’, pur usando toni diplomatici, il report ha denunciato le violazioni dell’accordo da parte di Teheran (UN.org).

Le violazioni riscontrare nel report, sono almeno quattro:

  1. I test missilistici compiuti dall’Iran in questo ultimo anno. Test che, secondo Ban Ki Moon, non rispettano lo spirito costruttivo della Risoluzione 2231. In questo senso vogliamo ricordare che, il 28 Marzo del 2016 gli Ambasciatori di Francia, USA e Gran Bretagna alle Nazioni Unite, scrissero chiaro e tondo in una lettera, che i test missilistici compiuti dall’Iran nel Marzo 2016, rappresentavano una chiara violazione dell’Allegato B della risoluzione 2231, consideranco che i missile balistici iraniani erano “intrisecamente capaci” di trasportare armi nucleari (Daily Mail);
  2. Per quanto concerne il trasferimento di armamenti, il report ricorda il sequesto, avvenuto lo scorso aprile nel Golfo di Oman, di una nave carica di armi da parte della marina americana. La nave, secondo le indagini, era partita dall’Iran. Tra le altre cose, il report sembra non menzionare il fatto che, appena un mese prima, un’altra nave carica di armamenti partita dall’iran era stata bloccata dalla marina australiana. Entrambi i carichi di armi erano destinati ai ribelli Houthi in Yemen (USNI News);
  3. Il report denuncia la partecipazione di diversi gruppi iraniani, alla Quinta Esibizione della Difesa in Iraq, organizzata a Baghdad tra il 5 e l’8 marzo 2016. Una esibizione che ha permesso alle societa’ iraniani produttrici di armamenti e tecnologia militare, di esportare armi fuori dall’Iran, senza preventivamente avvertire il Consiglio di Sicurezza, come previsto dal paragrafo 6 dell’Allegato B della Risoluzione 2231. Tra le societa’ che hanno preso parte all’esibizione, c’era anche DIO (Defense Industries Organization), controllata direttamente dal Ministro dell’Intelligence iraniano e da sempre coinvolta nel traffico di materiale nucleare e missilistico. La DIO e’ inserita nella lista delle organizzazioni citate dalla risoluzione 2231, ovvero di coloro sono state tolte dalla lista delle sanzioni, ma devono ottenere un permesso per poter trasferire il loro materiale all’esterno;
  4. Infine il testo cita i viaggi fuori dall’Iran compiuti da Qassem Soleimani, capo della Forza Qods. Solemaini, vergognosamente, e’ stato inserito nella lista di coloro che possono godere della sospensione delle sanzioni internazionali (nonostante l’assurdo diniego di Kerry). Nonostante tutto, per compiere viaggi fuori dall’Iran, il comandate Pasdaran ha bisogno di una autorizzazione da parte di “tutti gli Stati” contraenti l’accordo, per poter lasciare la Repubblica Islamica. Neanche a dirlo, Soleimani ha dato zero importanza a questo limite, visitando liberamente Mosca, Baghdad e Damasco in questo ultimo anno.

Come suddetto, il report di Ban Ki Moon ha fatto infuriare le grandi potenze, con Stati Uniti e Russia unite nel criticare il Segretario delle Nazioni Unite per “aver ecceduto il suo mandato”. Al ridicolo non c’e’ mai fine…

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Lo abbiamo scritto da tempo: l’accordo nucleare con l’Iran genererà un giro di business da capogiro per i gruppi legati ai Pasdaran. Una dimostrazione diretta di quanto affermato, quindi, l’abbiamo ritrovata proprio nella recente visita di una larga delegazione economica italiana – guidata dal Vice Ministro Calenda – nella Repubblica Islamica. Secondo quanto riporta il Tehran Times (link), infatti, la compagnia di navigazione italiana Fratelli Cosulich, avrebbe firmato un Memorandum of Understanding – MoU, con la Islamic Republic of Iran Shipping Lines, anche nota con la semplice sigla di IRISL.

Dobbiamo preoccuparci? Beh, legalmente parlando, se il MoU verrà implementato in seguito al lifting delle sanzioni (previsto per l’inizio del 2016), purtroppo l’accordo sara’ completamente regolare. Anche perché, proprio la IRISL, sara’ tra le compagnie iraniane che godrà della sospensione delle sanzioni internazionali al regime iraniano (UN Res. 2231). Ci sono pero’ due ordini di problemi: 1- le motivazioni che hanno portato la IRISL ad essere inserita nella lista delle sanzioni; 2- il comportamento del regime iraniano dopo l’accordo del 14 luglio scorso.

Partiamo dal primo problema: la IRISL e le sanzioni internazionali. La compagnia di navigazione iraniana e’ inserita nella lista delle sanzioni USA dal 2008 e in quelle ONU dal 2010, risoluzione 1929. Perché? Secondo quanto denuncia Stuart Levey – ex Sottosegretario USA per il Terrorismo e l’Intelligence Finanziaria – la IRISL non solo ha aiutato il regime iraniano ad evadere le sanzioni internazionali rifornendo regimi e gruppi terroristi considerati pericolosi dalle Nazioni Unite, ma ha anche emesso documenti falsi per favorire la proliferazione di materiale nucleare e missilistico (Treasury.gov). Tramite le sue 18 succursali in Iran e nel mondo, quindi, la IRISL ha fornito servizi logistici al Ministero della Difesa Iraniano, ancora oggi controllato saldamente da un Pasdaran (Hossein Dehghan, tra i fondatori degli Hezbollah libanesi).

Qui arriviamo al secondo problema: l’accordo nucleare del 14 luglio, assicura l’Italia e l’Occidente in merito alla fine dei comportamenti illegali e pericolosi della IRISL? C’e’ da dubitarne. Non solo perché chiunque conosce i Pasdaran e il regime iraniano, conosce bene la loro natura di pericolosi trafficoni. C’e’ da dubitarne, pero’, soprattutto perché il regime iraniano non riconosce alcuna legittimità alla risoluzione ONU 2231, la stessa che sospende le sanzioni internazionali contro la IRISL. La risoluzione ONU, infatti, recepisce l’accordo di Vienna del 14 luglio scorso, con un cosiddetto ANNEX B, sulla limitazione dello sviluppo del programma missilistico dell’Iran. Teheran – e’ stato detto nettamente – non si sente in alcun modo soggetta a questa risoluzione e lo ha dimostrato chiaramente, testando un nuovo missile balistico nell’ottobre scorso (No Pasdaran). Una chiara violazione dell’accordo raggiunto, passata completamente in silenzio per meri interessi politici/economici.

Ecco perché i rapporti tra le compagnie di navigazione italiane e quelle iraniane, devono preoccupare tutta la Comunità Internazionale. Al di la’ delle ingenue e pulite intenzioni degli Occidentali, il regime iraniano userà tutti questi accordi per mettere piede in luoghi strategici, quali ad esempio il porto italiano di Genova.

Esercito israeliano sequestra una nave iraniana carica di armi destinate a Hezbollah (2009) 

Diversi container presenti nella nave erano marcati ISIL

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La guerra fredda tra Iran e Paesi del Golfo – Arabia Saudita in testa – e’ sempre più calda. Ieri la stampa vicina a Riyadh ha diffuso la notizia dell’intercettazione di una nave iraniana, carica di armi per i ribelli Houthi. Secondo quanto dichiarato dalla coalizione araba – impegnata nel contrasto al regime iraniano in Yemen – la nave e’ stata intercettata a 240 chilometri a sud del porto di Salalah (Oman), nel Mar Arabico. La nave caricava missili anti-carro (di due tipi diversi) e altro equipaggiamento  militare, destinato a fomentare la ribellione delle milizie sciite fedeli al khomeinismo. La nave era comandata da un iraniano identificato come Bakhsh Jakal (Arab News).

Sempre secondo quanto riporta la stampa araba, la nave era di proprietà di un iraniano di nome Hogan Mohammed Hout, ed era registrata come “peschereccio”. Pur caricando armi, la barca era riuscita a passare tranquillamente la dogana al porto della Provincia iraniana del Sistan e Baluchistan (Source7). Qui di seguito pubblichiamo le fotografie diffuse dai media: e’ possibile vedere il  momento dell’avvicinamento del ‘peschereccio’ e le immagini delle armi iraniane trovate a bordo del mezzo navale.

Fa sorridere il fatto che, proprio mentre veniva intercettata questa nave, il Presidente Rouhani dichiarava di essere disposto al dialogo con tutti i Paesi, al fine di riportare la pace nelle aree di crisi, primo fra tutti lo Yemen (Rouhani.ir). Il regime iraniano conferma di avere un concetto di ‘pace’ del tutto personale…Nel frattempo, sfruttando il drammatico massacro avvenuto durante il recente pellegrinaggio alla Mecca, Khamenei ne ha approfittato per minacciare la dichiarazione di un vero e proprio jihad contro l’Arabia Saudita (Fars News). Alle parole di Khamenei, ha fatto seguito l’intervista del Generale Pasdaran Seyyed Masoud Jazayer che, parlando dei sauditi a Tasnim News, ha affermato che “le forze militari iraniane sono pronte per qualsiasi tipo di missione nelle aree disastrate” (Tasnim News).

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Da sempre abbiamo scritto che l’accordo tra l’Iran e i P 5+1 sul nucleare sarebbe arrivato a termine. La firma finale, secondo i media, sara’ apposta oggi (salvo possibili imprevisti) e da domani comincerà il processo di attuazione – assai difficile – del contenuto dell’accordo stesso. Abbiamo sempre ritenuto che le parti sarebbero arrivare ad un compromesso non perché riteniamo Teheran onestamente intenzionato a non andare avanti nel programma nucleare, ma perché e’ sempre parso chiaro che l’obiettivo del negoziato nucleare non era tecnico, quanto meramente politico. Il negoziato, infatti, e’ stato praticamente un dialogo bilaterale tra Stati Uniti (meglio, Casa Bianca) e Iran, con il chiaro scopo di giungere ad un compromesso geopolitico tra le parti, da ottenere a qualunque costo. Nel frattempo, in pieno appeasement mondiale e nel silenzio delle diplomazie Occidentali, l’Iran ha aumentato la repressione verso gli attivisti per i diritti umani, continuato a calpestare i diritti delle minoranze e praticamente raddoppiato il numero di esecuzioni capitali. 

Per quanto ci riguarda, ovviamente, non possiamo fare molto (anzi, non possiamo fare nulla) per impedire questo accordo nucleare. Abbiamo denunciato da sempre la reale natura del programma nucleare iraniano, abbiamo denunciato l’assenza dal negoziato di tematiche centrali come la questione del programma missilistico iraniano e l’assenza dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica dal tavolo negoziale. Non solo: in questi mesi, abbiamo anche denunciato le violazioni iraniane del Joint Plan Action del novembre 2013 (tentativi di importare illegalmente tecnologia per il programma nucleare). Quello che possiamo fare e continueremo sempre a fare, pero’, e’ mostrare ai lettori Occidentali la realtà del regime iraniano e la natura barbara dei suoi leader. Continueremo, perciò, non solo ad informarvi sulle quotidiane violazioni dei diritti umani e sul finanziamento del terrorismo internazionale da parte della Repubblica Islamica, ma anche a mostrare come questo regime ‘allevi’ i suoi giovani all’odio verso l’Occidente. Un odio portato avanti, proprio mentre l’Occidente si inchina a Teheran.

A riprova di quanto scriviamo, vi mostriamo alcune tristi immagini di un campeggio estivo per bambini organizzato a Mashhad dai Basij, la milizia paramilitare controllata dai Pasdaran, responsabile delle repressioni delle proteste dei giovani iraniani tra il 2009 e il 2011. Come vedrete nelle immagini, invece di essere cresciti nella gioia di giocare spensierati, questi bambini iraniani vengono addestrati all’uso delle armi e al culto del martirio, una triste tradizione sacralizzata nell’Islam proprio dall’Imam Khomeini. Non solo: mentre Obama e Kerry discutono con Zarif e il team negoziale iraniano, i clerici nella Repubblica Islamica invitano questi innocenti bambini a calpestare fisicamente le immagini dei rappresentanti americani, considerati il simbolo del male (il Grande Satana). Immagini, tra l’altro, recentemente gia’ viste in Iran durante le marce per la ‘Giornata di Gerusalemme’ (qui le immagini).

Chiudiamo ricordando le parole pronunciate in queste ore dall’Ayatollah Khamenei, Guida Suprema iraniana, davanti ad un gruppo di studenti universitari. Parlando dei rapporti con gli Stati Uniti, Khamenei ha affermato che la battaglia contro l’oppressione Occidentale continuerà, perché “lo scontro contro l’arroganza e l’imperialismo globale non avrà mai fine e oggi, gli Stati Uniti, rappresentano la quintessenza dell’arroganza“.  Se questi sono i presupposti su cui costruire una relazione civile con il regime fascista di Teheran, certo il prossimo futuro non sara’ sicuramente molto roseo…

Se questi sono bambini…

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Nel novembre del 2013, l’Iran e il gruppo del 5+1 firmavano il cosiddetto Joint Plan of Action (JPOA), un piano temporaneo di 6 mesi di negoziati al fine di risolvere la controversia del programma nucleare iraniano. I sei mesi, inziati nel gennaio del 2014, sono scaduti a luglio, senza sortire alcun risultato. Invece di approvare nuove sanzioni contro il regime iraniano (e i Pasdaran), la Comunità Internazionale ha concesso un nuovo round di negoziati con Teheran. Sorprendentemente, però, nel testo del JPOA manca un punto fondamentale, considerato dagli iraniani intoccabile: il programma missilistico della Repubblica Islamica.

L’assenza del negoziato per fermare lo sviluppo dei missili balistici iraniani, i vettori che trasporteranno poi la bomba atomica, non è un aspetto di secondo livello. Al contrario, la decisione di non includere questo argomento nel testo del possibile accordo finale, rappresenta una vera e propria violazione delle innumerevoli risoluzioni sull’Iran approvate dalle Nazioni Unite sinora. Ad esempio, la pericolosità del programma missilistico iraniano, è chiaramente affermata nella risoluzione Onu 1737. La risoluzione, nella parte degli allegati, descrive chiaramente quali sono le istituzioni iraniane che controllano l’evoluzione e la costruzione dei missili balistici. La risoluzion, si badi bene, chiede espressamente espressamente la chiusura di questi centri. Tra i centri menzionati va ricordato il Gruppo industriale Shahid Hemmat, direttamente sotto il controllo dei Pasdaran. Rappresentanti del Gruppo Industriale Shahid Hemmad, vogliamo ricordarlo, erano presenti in Corea del Nord nel 2012, in occasione di un test balistico del regime comunista.

Ancora: la risoluzione dell’Onu 1929, approvata nel 2010, è particlarmente dura nei confronti del programma missilistico iraniano. Nel merito, citiamo in lingua originale, essa afferma che l’Iran. “shall not undertake any activity related to ballistic missiles capable of delivering nuclear weapons, including launches using ballistic missile technology, and that States shall take all necessary measures to prevent the transfer of technology or technical assistance to Iran related to such activities. Praticamente, in sole due righe, le stessa Nazioni Uniti – con voto unanime del Consiglio – hanno dichiarato completamente illegale quasi tutto il programma missilistico degli Ayatollah.

Eppure, nonostante le Nazioni Unite, il Gruppo del 5+1 ha deciso di escludere il programma missilistico di Teheran dal tavolo negoziale. Non soltanto: il regime iraniano ha sempre negato agli ispettori dell’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, l’ingresso a Parchin, la base militare dei Pasdaran ove vengono svolte ricerche sull’esplosione della bomba nucleare e sui missili ballistici. Lo stesso presidente Hassan Rouhani, descritto come un moderato aperto al dialogo, ha dichiarato senza mezzi termini che il programma missilistico dell’Iran non è assolutamente materia di negoziato.