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Per l’ennesima volta, dalla Siria giungono immagini drammatiche: decine e decine di corpi senza vita, parecchi di donne e bambini, privi di vita e con della bava bianca che esce dalla loro bocca. Segno evidente di quello che, secondo le forze di opposizione e gli attivisti, sembra essere l’ennesimo attacco chimico da parte del regime siriano, questa volta contro Douma.

Neanche a dirlo, Damasco nega ogni accusa e accusa i ribelli, come già accaduto nelle precedenti occasioni. Secondo il regime e i suoi sostenitori – anche qui in Italia – non ci sarebbero motivi per Assad per attaccare con armi chimiche, proprio nel momento in cui sta praticamente vincendo la guerra. Apparentemente, si tratta di una argomentazione forte, ma in realtà si tratta di un affermazione fallace.

Assad non ha mai vinto nulla: a riprendere in mano la Siria contro le opposizioni siriane e contro Isis non e’ stato il dittatore siriano. Fosse stato per le sue “capacita’”, il regime siriano sarebbe stato già abbattuto da anni. Assad e’ stato salvato prima dal diretto intervento del regime iraniano e poi, una volta che anche le forze di Teheran si trovavano al limite del collasso, dall’esercito russo (in particolare dall’aviazione). Con un piccolo inconveniente per Damasco, Teheran e Mosca: la Turchia di Erdogan, dopo anni di sostegno alle peggiori forze islamiste presenti in Siria, ha deciso anche lei di prendere parte attiva e diretta nel conflitto, attaccando le forze curdo-siriane e penetrando massicciamente nell’enclave di Afrin.

Neanche due settimane fa, proprio ad Ankara, si e’ tenuto un vertice a tre tra Erdogan, Rouhani e Putin. Di Assad e dei suoi rappresentanti, almeno davanti alle telecamere, praticamente non c’era nemmeno l’ombra. Segno evidente della totale marginalità del governo centrale siriano. Nonostante il comunicato stampa congiunto, i protagonisti del vertice di Ankara hanno concordato la necessita’ di evitare il regime change, di giungere ad un cessate il fuoco e di avviare la ricostruzione. E proprio sulla ricostruzione si gioca il nodo centrale della crisi siriana. 

Al di la’ delle apparenze, Mosca e Teheran non giocano proprio la stessa partita. Putin vuole chiudere ogni crisi con Ankara, anche per poter agevolare la costruzione del gasdotto Turkish Stream, per aumentare il gas esportato in Europa. Per giungere a questo obiettivo, il Presidente russo e’ ben contento di sacrificare una parte della Siria, il cuscinetto di Afrin, pronto a diventare un’area sotto diretto controllo di Ankara. A Teheran pero’, al di la’ delle apparenze, non la vedono nello stesso modo.

L’Iran ha bisogno come il pane di massimizzare i profitti della ricostruzione della Siria. In particolare, le Guardie Rivoluzionarie, hanno bisogno di inserire le loro compagnie negli affari post-bellici, soprattutto dopo la rivolta del popolo iraniano contro la corruzione delle società finanziarie legate ai Pasdaran e contro i costi che il regime iraniano sostiene per Damasco. Tornare a casa dopo centinaia di morti e senza alcun guadagno economico, quindi, e’ per Khamenei e le Guardie Rivoluzionarie impensabile. Solo in questo modo, inoltre, e’ per Teheran pensabile di realizzare veramente la costruzione del “corridoio Mediterraneo” che lega Teheran-Baghdad e Damasco. 

Sulla ricostruzione siriana, pero’, ha messo da anni mano Putin ed e’ ben noto ormai che le imprese russe sono in piena competizione con quelle iraniane. La Russia, inoltre, non ha solo interessi economici concorrenti a quelli dell’Iran, ma ha anche altri interessi geopolitici. Non solo Putin non ha alcuna voglia di guerreggiare con Erdogan, ma non ha neanche alcuna voglia di entrare in rotta di collisione con Israele. In Israele vivono oltre un milione di russi, con una forte influenza culturale e istituzionale nel Paese. Per Mosca, quindi, Israele non rappresenta un nemico, ma un partner politico, militare ed economico. Putin conosce bene le red lines di Israele in Siria – nessuna presenza di Pasdaran e milizie sciite nell’area del Golan – e non ha alcun interesse a non considerarle e farle rispettare.

Cosi si chiude il cerchio e si ritorna al solo attore che, in questo momento, avrebbe avuto un reale interesse a colpire con armi chimiche, riaprendo la pagina del conflitto siriano e la postura internazionale verso il dittatore Assad, ormai da molti attori Occidentali quasi riabilitato: parliamo della Repubblica Islamica dell’Iran.

Per Teheran, Assad ormai e’ un alleato di Putin, prima ancora che un suo alleato. Assad a sua volta, sgomita per avere una qualche influenza nel gioco delle tre potenze, mostrandosi pubblicamente sicuro di se, mentre guida la sua automobile apparentemente senza scorta, per trenta metri di strada…

In questo contesto, risulta sospettoso – ma assai logico – il video di un giornalista libanese di Hezbollah, diffuso poche ore prima dell’attacco chimico a Douma: in quel video, il giornalista afferma che, i primi bombardamenti del regime contro la città siriana, rappresentavano l'”antipasto” e che il “bello” sarebbe arrivato nelle ore successive. Parole che, lette a posteriori, suonano come un tragico preavviso…

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All’indomani del terribile attacco con armi chimiche in Siria, le domande che tutti si pongono sono le seguenti: 1- chi e’ stato?; 2- Perché’? Prima di provare a rispondere a queste domande, ricordiamo che il regime iraniano e’ stato fondamentale nella costruzione e nello sviluppo, di tutto il programma di armamenti chimici del regime siriano (No Pasdaran).

Chi? Perché? 

Alla prima domanda, quasi tutti gli attori internazionali sono concordi: l’attacco e’ stato compiuto dal regime di Bashar al Assad, contro la principale roccaforte dell’opposizione siriana, rimasta dopo la caduta di Aleppo, ovvero la regione di Idlib. Un attacco avvenuto nonostante il cessate il fuoco nazionale, promosso dalla Russia subito dopo la fine della battaglia di Aleppo. Unica posizione differente, ma da analizzare bene, e’ proprio quella di Mosca: per un verso, infatti, e’ vero che i russi si sono opposti ad una risoluzione ONU contro Assad. Per un altro, pero’, e’ anche vero che non hanno negato le responsabilità del regime nel bombardamento, affermando che gli agenti chimici provenivano da un deposito dell’opposizione bombardato dai jet siriani.

Bisogna allora cercare di rispondere alla seconda domanda: perché? Per quale motivo un attacco di questo genere, in un momento di ampio attivismo dei negoziati – seppur praticamente quasi fallimentare – e con un cessate il fuoco nazionale in atto. In questo processo di abbassamento delle tensioni generali, il maggior protagonista attuale della guerra siriana, ovvero la Russia, era uno dei promotori, in accordo anche con la Turchia di Erdogan.

Iran: il grande perdente del conflitto siriano

In tutto il processo negoziale, un attore e’ quasi sempre rimasto drammaticamente escluso: la Repubblica Islamica dell’Iran. Primo Paese ad intervenire nel conflitto siriano al fianco di Bashar al Assad, l’Iran e’ stato costretto nel 2015 ad inviare Qassem Soleimani a Mosca, per pregare in ginocchio Putin di intervenire in salvezza del regime di Damasco. Putin lo ha fatto, ma a modo suo. Lo ha fatto con una azione militare senza alcuna pietà per un verso, ma anche senza allinearsi completamente all’asse sciita. Al contrario, lo Zar russo ha continuato a mantenere un dialogo con il fronte sunnite, ma ha anche raggiunto un accordo con Israele, al fine di evitare un conflitto fra le due aviazioni. 

Non solo: Putin ha costretto l’Iran a umiliarsi concedendo la base militare di Hamadan. Peggio, nel recentissimo viaggio di Rouhani a Mosca, la Russia ha ottenuto l’uso completo delle basi militari iraniane (EAWorldView). Un vero smacco per gli islamisti iraniani, che dell’indipendenza “politica, culturale, economica o militare”, hanno fatto addirittura un mantra scritto nella costituzione (art. 9).

Cosa ci guadagna Teheran dall’attacco chimico in Siria?  

Il regime iraniano oggi e’ drammaticamente diviso al suo interno, soprattutto alla vigilia del voto Presidenziale di maggio. In questa divisione, i Pasdaran – controllori di oltre il 50% dell’economia del Paese – stanno cercando di ottenere due obiettivi:

  1. chiudere il Paese alle imprese straniere, al fine di non perdere i privilegi economici;
  2. costringere Putin a scegliere definitivamente l’asse sciita, aumentando la tensione tra Stati Uniti e Russia e soprattutto tra Russia e Turchia.

Con l’attacco chimico in Siria, le Guardie Rivoluzionarie iraniane ottengono molti dei loro obiettivi. La tensione fra Washington e Mosca e’ salita, considerando che Trump e Putin hanno preso due posizioni opposte sulla questione e lo scontro ha raggiunto il Consiglio di Sicurezza ONU. Le divergenze, pero’, si sono sentite anche fra Erdogan e Putin, dopo mesi di accordi tra le due parti (anche sull’Iraq): sebbene i due Presidenti abbiano annunciato di aver parlato al telefono, a Mosca hanno negato che il contenuto della telefonata abbia riguardato anche l’attacco chimico in Siria (versione opposta quella dei turchi).

Gli effetti interni in Iran

Tutto questo, chiaramente, avrà anche degli effetti interni in Iran, dove pochi giorni fa il Presidente Rouhani ha chiesto al Ministro dell’Interno di avviare una indagine sui numerosi arresti di giornalisti e blogger (Good Morning Iran). L’aumento delle tensioni regionali, infatti, permetterà ai Pasdaran e a Khamenei di indebolire ancora di più l’ala pragmatica di Rouhani (i riformisti in Iran, sono praticamente spariti da anni).

Attenzione: nonostante l’annunciata candidatura dell’ Hojatoleslam Seyed Ebrahim Raeesi, potente capo della Bonyad Astan Quds Razavi di Mashhad (Tasnim News), non e’ detto che alla fazione di Khamenei e dei Pasdaran interessi direttamente vincere le prossime elezioni Presidenziali. L’obiettivo reale e’ quello di avere un prossimo Presidente – anche Rouhani – debole e incapace di portare avanti reali riforme e possibilmente da inquisire se (e quando) necessario.

La caduta di Assad: un passo fondamentale

Purtroppo, nell’attuale conflitto siriano, e’ difficile scegliere da che parte stare: da una parte c’e’, infatti, il dittatore spietato Bashar al Assad. Dall’altra, una opposizione ormai spesso preda alle forze estremiste salafite. Nonostante tutto, per capire le priorità, bisogna distruggere la narrazione che intende salvare Assad.

La caduta del dittatore di Damasco, e’ un passo fondamentale per indebolire l’asse sciita, colpendo anche Hezbollah in Libano. Un processo centrale, non solo per costruire un nuovo Iran, ma anche per costringere il mondo sunnita ad abbandonare definitivamente le forze salafite e l’ideologia che portano avanti. 

Nuovo dramma in Siria: il regime di Bashar al Assad – coadiuvato dal regime iraniano e dalla Russia – ha attaccato con armi chimiche l’area di Khan Sheikon, vicino ad Idlib (città in mano ai ribelli). Secondo quanto riporta la ONG Syrian Observatory for Human Rights, almeno 35 persone  – ma c’è chi parla di 70 morti, tra cui almeno 9 bambini – sono morte per causa di una serie di attacchi aerie con gas chimici. Avvisiamo i lettori che, purtroppo, i video che riportiamo di sotto sono estremamente forti, per questo consigliati ad un pubblico con età superiore ai 18 anni.

Ad oggi, riportando le impressioni dei medici sul terreno, non è ancora chiaro se gli attacchi sono avvenuti con gas al cloro o con il sarin. In teoria, dopo l’attacco a Ghouta del 2013 e la firma dell’accordo di Ginevra, il regime di Assad si era impegnato a consegnare il gas sarin in suo possesso. La “Coalizione Nazionale Siriana delle forze dell’opposizione e della rivoluzione – che riunisce la maggior parte delle forze di opposizione al regime di Assad – ha chiesto alle Nazioni Unite di avviare una immediate inchiesta internazionale, per accertare l’uso di armi chimiche.

Ricordiamo infine che, dopo la ripresa di Aleppo da parte del regime, era stato firmato un cessate il fuoco applicato anche a livello nazionale. Nonostante questo accordo, ormai da giorni, il regime ha ripreso a bombardare l’area di Idlib, in mano alle forze ribelli.

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Il 27 febbraio scorso, il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, ha presentato un report sulla Siria, relativo alla battaglia di Aleppo. In questo report, quasi totalmente ignorato dai grandi media nazionali, le Nazioni Unite puntano l’indice contro Assad e i suoi alleati, in particolare l’aviazione russa (Testo del Report).

Secondo quanto denunciato nel report, l’aviazione siriana ha volontariamente colpito i convogli umanitari delle Nazioni Unite, uccidendo decine di lavoratori e mandando in fuoco chili di aiuti di prima necessità per la popolazione locale. Convogli che, si badi bene, erano stati autorizzati pubblicamente dallo stesso Governo di Damasco e di cui il regime siriano conosceva – costanetemente – la posizione. Gli attacchi determinarono la sospensione degli aiuti umanitari da parte delle Nazioni Unite per motivi di sicurezza, aumentando lo stato di indigenza della popolazione di Aleppo est.

Una volta catturata la parte est di Aleppo, quindi, le forze del regime siriano hanno ucciso sul posto decine di persone e arruolato ragazzi e uomini nell’esercito siriano, separandoli dalle loro famiglie. Di queste persone, ancora oggi, non si ha alcuna notizia.

Purtroppo, il report denuncia cose ben peggiori: secondo quanto scritto nero su bianco, l’aviazione siriana ha bombardato Aleppo est con bombe al cloro, colpendo volontariamente le infrastrutture civili. Non viene invece denunciato l’uso di armi chimiche da parte dell’aviazione russa. Ricordiamo che, l’ex Presidente USA Obama, aveva ripetutamente indicato nell’uso di armi chimiche, la redline insuperabile nella guerra siriana. Come noto, di insuperabile c’è stata solo la sua indifferenza al conflitto mediorientale!

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Come suddetto, il report denuncia anche come le forze pro Assad, hanno colpito infrastrutture civili come gli ospedali, i mercati, le residenze dei civili e le scuole. Il risultato è stato la morte di centinaia di civili innocenti, tra cui bambini e donne incinte. La campagna aerea di bombardamente, iniziata nel Settembre del 2016, ha causato almeno 300 morti, tra cui 96 bambini, solamente nei primi quattro giorni di bombardamenti…Nel novembre del 2016, quindi. è stato anche distrutto un orfanotrio presso il distretto di Salah al-Din.

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Le conclusioni sono spietate: sia i ribelli siriani che le forze pro-regime sono accusati di gravi violazioni dei diritti umani. Con l’aggiunta, però che, mentre le varie forze ribelli si arrendevano, le forze pro Damasco continuavano a bombardare senza tregua. In nessuno degli incidenti presi in esame dal report, quindi, è stato rilevato che le infrastrutture colpite avevano una qualche funzione di tipo militare.

Questo report ci sembra la risposta migliore a tutti coloro che, anche in Italia, propongono di ristabilire normali relazioni diplomatiche con Assad. La lettura delle pagine di denuncia dell’ONU, mostra chiaramente come stringere nuovamente le mani del dittatore siriano, sia non solo un crimine, ma anche un grave errore politico!

 

 

 

 

 

Il dittatore Bashar al Assad, ride e scherza con l'ex Presidente iraniano Rafsanjani

Il dittatore Bashar al Assad, ride e scherza con l’ex Presidente iraniano Rafsanjani

Questa notizia ha dell’incredibile: la scorsa settimana, in un incontro tra esponenti del regime nel nord di Tehran, l’ex Presidente Hashemi Rafsanjani, parlando dell’attacco chimico in Siria, ha affermato testualmente: “le persone sono state oggetto di attacchi chimici da parte del loro stesso Governo e adesso devono aspettarsi anche un attacco da parte delle forze straniere”.

Le affermazioni di Rafsanjani, per la cronaca, sono state pubblicate dall’agenzia di stampa ILNA. Poco dopo la pubblicazione, però, l’ILNA è stata costretta a modificare l’articolo, rimuovendo le parole “da parte del loro stesso Governo”, aggiungendo invece una parte in cui veniva affermato che l’ex Presidente negava che Bashar al Assad avesse usato armi chimiche.

Insomma, il regime iraniano è nel panico e l’attacco chimico compiuto da Bashar al Assad ha messo anche gli Ayatollah in un imbarazzo generale. Peccato, però, che proprio l‘Iran ha aiutato Damasco a sviluppare gli armamenti chimici e che, per salvare Assad, Teheran sia spendendo cifre assurde e inviando al “martirio” centinaia di uomini.

Rafsanjani, vogliamo ricordarlo, è praticamente il mentore del neoPresidente Hassan Rohani. Che dire? L’erba cattiva, alla fine, non muore mai…

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Manifestanti afghani contro il regime iraniano

Manifestanti afghani protestano contro il regime iraniano

L’Afghanistan, come è noto, è un Paese martoriato dalla crisi che – ormai da decenni – soffre per le conseguenze di terribili conflitti e di regimi fondamentalisti e senza pietà. Ancora oggi, nonostante la fine del Governo dei Talebani, l’Afghanistan è uno Stato instabile inseribile probabilmente all’interno di quelli che vengono definiti i “failed State”. Il territorio, infati, è tutt’altro che unito e il potere è ancora in mano ai “signori della guerra”, siano essi uomini di Karzai alleati dell’Occidente o Talebani.

Nonostante tutto il dolore e a dispetto dei tantissimi caduti, l’orgoglio del popolo afghano è ancora forte e si dimostra ogni volta che una forza esterna tenta di imporre al Paese decisioni contrarie agli interessi di Kabul. L’onore afghano, in questi ultimi giorni, si è espresso ancora una volta contro il regime iraniano, colpevole di trattare come animali i profughi afghani, di cercare di controllare l’Afghanistan attraverso una rete di spie e di corruzione e di voler obbligare il Governo regionale a rinuciare ad alcuni progetti economici importanti, al solo scopo di favorire Teheran

Ovviamente in Occidente nessuno ne ha parlato, ma pochi giorni gli abitanti della città di Herat hanno protestato vicino alla sede del consolato iraniano, accusando il regime degli Ayatollah di interferire illecitamente negli affari interni dell’Afghanistan. In particolare, i manifestanti hanno protestato contro la presenza di spie iraniane nelle Province di Herat, Farah, Badghis e Nimroz e contro la politica che Teheran sta portando avanti al fine di bloccare la costruzione di due importanti dighe in Afghanistan (la diga Salma e la diga Kamal Khan). Inoltre, questi coraggiosi manifestanti hanno anche denunciato la corruzione che governa il consolato dell’Iran ad Herat: sembra, infatti che, per condere i permessi di ingresso nella Repubblica Islamica i diplomatici iraniani si facciano pagare a peso d’oro da persone che non hanno praticamente nulla…

Immagine della Diga Kamal Khan

Immagine della Diga Kamal Khan

Immagine della Diga Salma

Immagine della Diga Salma

In queste ore, il coraggio degli Afghani, sembra drammaticamente scontrarsi con la debolezza degli Occidentali. Mentre, infatti, in Afghanistan la popolazione dice no all’interferenza del regime iraniano e al terrorismo che la Forza Quds sparge sul territorio (finanziando direttamente i Taliban), in Occidente gli Stati Uniti stanno praticamente rimanendo da soli davanti all’ipotesi di punire Bashar al-Assad per aver usato armi chimiche contro cittadini siriani inermi. Tutto questo, nonostante il fatto che nessuno in Occidente ha ormai il coraggio di negare che gli agenti chimici sono stati usati dagli uomini di Assad e che si tratta di un “crimine orrendo”. Questa consapevolezza – la chiara cognizione che Bashar ha superato ormai ogni linea rossa – non sembra però portare a decisioni coraggiose contro un regime che ha ucciso oltre centomila persone e ha costretto oltre un milione di esseri umani a lasciare le loro case.

Insomma, così come il popolo afghano, anche quello siriano sta rimanendo solo nella sua lotta contro un regime fascista, spietato e criminale. Non colpendo Bashar al Assad dopo l’uso delle armi chimiche, l’Occidente sta implicitamente avallando l’uso di ogni mezzo – anche le armi di distruzioni di massa – per colpire ogni possibile nemico. Da qui alla la bomba nucleare dell’Iran il passo, purtroppo, sarà breve…

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Il dittatore siriano Bashar al-Assad con il fratello Maher

La colpevolezza del regime siriano nell’attacco chimico contro la parte orientale di Damasco è ormai certa, come ha sottolineato lo stesso Presidente americano Barack Obama. In queste ore, quindi, stanno emergendo sempre di più le responsabilità personali di Maher Al-Assad – fratello del Presidente Bashar al-Assad – nell’aver pianificato e gestito personalmente l’azione dell’esercito fedele al regime.

Maher al-Assad, come suddetto, è il fratello del Presidente siriano Bashar. Si tratta di un uomo spietato che, proprio per il suo carattere impulsivo e violento. non è stato nominato successore del padre Hafez nel 2000. Nonostante l’estromissione dalla Presidenza, Maher è diventato uno degli uomini più potenti della Siria, diventando capo della Guardia Repubblicana e della Quarta Divisione, le prime forze responsabli della repressione contro i civili siriani. Qualche mese fa, dopo un attacco a Damasco, era stato scritto che Maher era morto, ma il regime si è affretatto a smentire.

La famiglia Assad al completo: davanti  Hafez Assad con la moglie Anisa. Dietro, da sinistra i figli Maher, Bashar, Basel, Majd e Bushra

La famiglia Assad al completo: davanti Hafez Assad con la moglie Anisa. Dietro, da sinistra i figli Maher, Bashar, Basel, Majd e Bushra

Il potere che Maher al Assad detiene in Siria è derivato direttamente anche dal sostegno di cui ha sempre goduto da parte dell’intelligence iraniana. Dall’Iran, infatti, Maher e il suo fidato alleato Ali Mamluk – Direttore del National Security Bureau – hanno ricevuto dal Ministero dell’Intelligence di Teheran (MOIS) un sostegno finanziario e logistico, fondamentale per il successo della repressione del regime siriano. La collaborazione tra Maher e l’iran è stata denunciata in queste ore dal giornale turco Today’s Zaman: il quotidiano, in particolare, riporta che Maher Al Assad ha reclutato alcuni  Pasdaran per 5000 dollari al mese e ha dato loro, tra le altre cose, il compito di colpire gli oppositori del regime all’estero, in particolare in Turchia. Secondo Zaman, tra l’altro, la rivolta avvenuta tra fine maggio e giugno presso la città turca di confine Antalya è stata direttamente ispirata da questi agenti iraniani al soldo di Assad. In merito al suo alleato Ali Mamluk, gli Stati Uniti lo hanno inserito da tempo nella lista delle persone colpite da sanzioni internazionali. Washinton, tra le altre accuse verso di lui, ha anche evidenziato come Mamluk ricevesse costante sostegno logistico e tecnologico dal MOIS (l’Iran avrebbe fornito mezzi anche per controllare i social networks e i sistemi GPS).

Il dittatore siriano Bashar al-Assad in visita al suo mater, la Guida Suprema dell'Iran, Ali Khamenei

Il dittatore siriano Bashar al-Assad in visita al suo Master, la Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei

Per far capire quanto sia potente e pericoloso Maher al Assad, basta vedere alcuni video che circolano in Rete. In questo primo video è possibile Meher  mentre – indifferente alla tragedia – riprende con il suo telefonino i corpi mutilati dei oppositori siriani uccisi senza pietà dal regime.

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In questo secondo video, invece, si può osservare Maher Al Assad mentre assiste alla cerimonia in onore del fratello Bashar in occasione della conclusione del suo periodo di studi nel Collegio Militare siriano,

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In questo ultimo video, invece, è possibile vedere quanto sia forte in Siria il culto di Bashar e Maher al Assad: nelle immagini è possibile vedere un uomo costretto a dire “No a Dio, ma viva Bashar al Assad. No a Dio, ma viva Maher Al Assad”

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