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Riceviamo e riportiamo una pessima notizia: il prigioniero politico iraniano Arash Sadeghi, attivista per i diritti civili e democratici, è stato trasferito nel braccio 350 del carcere di Evin. Si tratta di una pessima notizia perchè, come noto a chi conosce il regime iraniano, il braccio 350 – anche noto come “Centro di Correzione” – è l’area riservata ai detenuti politici, sotto il diretto controllo dei Pasdaran (Hrana).

In questo braccio, purtroppo, ai detenuti non viene garantita la dovuta attenzione, anche sotto il profile medico. Il cibo è poco e di pessima qualità e i contatti con l’esterno sono praticamente ridotti al contagocce (Iran Human Rights).

Ricordiamo che Arash Sadeghi – arrestato la prima volta nel 2009, durante le proteste dell’Onda Verde, liberato su cauzione nel 2010 – è finito in carcere nuovamente nel 2014. Nel gennaio 2016, quindi, è stato condannato a 19 anni di carcere dal giudice Salavati, uomo dei Pasdaran.

Per Arash Sadeghi, il cui corpo è già debilitato da due lunghi scioperi della fame, si tratta di un trasferimento che può costargli la vita. Arash, infatti, ha dichiarato il primo sciopero della fame terminato lo scorso 3 gennaio, era stato dichiarato dal detenuto iraniano in protesta contro l’arresto della moglie Golrokh Ebrahimi Iraee. La Iraee ai è stata arrestata per un manoscritto contro la lapidazione, trovato nella sua casa e mai pubblicato. Il primo sciopero di Arash Sadeghi è durato 71 giorni e ha quasi portato al decesso di Arash. Interrotto, come suddetto, il 3 gennaio scorso dopo il rilascio di Golrokh Irai, Arash Sadeghi ha ripreso lo sciopero della fame ad inizio febbraio, dopo il nuovo arresto della moglie (BcrGroup).

Continua, senza alcuna pieta, la repressione di ogni forma di dissenso politico in Iran. Tutto questo, durante il Governo Rouhani e con la benedizione del Ministero dell’Intelligence iraniano, agli ordini dello stesso Presidente “moderato”…

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Lo abbiamo già scritto alcune volte: quasi sempre, quando il regime iraniano fa un gesto di moderazione verso un prigioniero politico, lo fa solamente per spegnere i riflettori internazionali sul suo caso e non per trovare una reale soluzione. Il caso dell’attivista iraniano Arash Sadeghi, ne è l’ennesima triste dimostrazione.

Il caso di Arash è ormai noto: giovane studente protagonista delle proteste dell’Onda Verde, Arash è stato arrestato l’ultima volta nel gennaio del 2016 e condannato ad 15 anni di carcere dal giudice Salavati. Non contento, Salavati ha successivamente aggiunto altri 4 anni di detenzione ad Arash, per una condanna ricevuta e precedentemente sospesa (ergo, 19 anni in totale). Il regime però non si è accanito solo contro Arash Sadeghi, ma anche contro sua moglie Golrokh Ebrahimi Iraee, arrestata per un racconto sulla lapidazione trovato durante un raid delle forze di sicurezza nella sua casa, tra le altre cose mai pubblicato. La Ebrahimi è stata quindi processata senza neanche un avvocato difensore e condannata a 6 anni di carcere.

Arash Sadeghi in ospedale, ricoverato durante lo sciopero della fame

Arash Sadeghi in ospedale

In protesta contro l’arresto della moglie, Arash Sadeghi ha iniziato uno sciopero della fame nell’ottobre del 2016. Uno sciopero duranto oltre 70 giorni, terminato solamente il 3 gennaio 2017, che ha portato il giovane Arash quasi vicino alla morte. Ovviamente, la decisione di Arash di terminare lo sciopero della fame, è arrivata dopo l’annuncio da parte del regime del rilascio di Golrokh Ebrahimi Iraee, previo il pagamento di una condizionale di 125000 dollari (quindi anche una chiara estorsione). Una decisione a cui Teheran è stato costretto, anche grazie alla durissima pressione internazionale. Insieme alle proteste di numerose ONG per i diritti umani, anche il popolo di Twitter si era mobilitato lo scorso 30 dicembre, sorretto dall’hashtag #SaveArash.

Purtroppo, appena spenti i riflettori, i Pasdaran sono tornati a reprimere: incuranti delle conseguenze, i miliziani del regime hanno riarrestato Golrokh Ebrahimi lo scorso 22 gennaio di fronte alla sua abitazione, insieme ad un suo amico di nome Saeed Eghbali. Mentre però Saeed è stato rilasciato il giorno seguente, Golrokh è stata trasferita nel carcere di Evin. Appena ricevuta la notizia del nuovo arresto della moglie, Arash Sadeghi ha deciso di annunciare un nuovo sciopero della fame (BcrNews).

Attualmente Arash si trova nel braccio 350 del carcere maschile di Evin, ovvero nell’area dedicata ai detenuti politici. Le sue condizioni di salute sono pessime e necessiterebbe di essere ricoverato immediatamente, in conseguenza degli effetti del lungo sciopero della fame precedente e delle pessime condizioni della sua detenzione. I medici dicono che Arash soffre di bassa pressione sanguigna, infezione ai polmoni e ricorrenti polmoniti, una grave tosse e gastrointerite.

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Arash Sadeghi con la moglie Golrokh Ebrahimi Iraee

 

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Arash Sadeghi – il secondo da sinistra – con la moglie e amici

Il calvario di Arash Sadeghi, studente di filosofia all’università Alameh Tabatabai di Teheran, inizia con le proteste dell’Onda Verde, quando migliaia di iraniani – giovani e non – inondano le strade della Repubblica Islamica, prima in protesta contro la rielezione (falsata) di Ahmadinejad, poi direttamente contro le repressioni del regime. Come noto, il Movimento di protesta iraniano – nato prima delle cosiddette Primavere Arabe – fu drammaticamente represso nel sangue. 

Arash Sadeghi fu uno dei leader di quella protesta e, sin dal 2009, ha subito drammatiche persecuzioni da parte dei Pasdaran. Raccontare gli ultimi sette anni di Arash, significa raccontare la storia di un giovane entrato e uscito dal carcere continuamente, picchiato, confinato per mesi in isolamento e trattato senza alcun rispetto per la vita umana.

Arrestato la prima volta nel luglio del 2009, Arash e’ stato rilasciato dal carcere di Evin nell’Ottobre del 2010, dopo aver passato un intero anno di agonia in carcere. L’ex prigioniero politico Payam Aref, ha testimoniato che in questo periodo, Arash ha subito numerose torture che gli hanno anche provocato la rottura della spalla destra (Iran Human Rights).

Tra il dicembre del 2009 e l’agosto del 2010, Arash Sadeghi e’ entrato e uscito dal carcere almeno tre volte. Il 30 ottobre del 2010, quindi, il dramma: le forze di sicurezza iraniane entrano senza avviso in casa di Arash e della sua famiglia, in cerca di materiale compromettente. Durante il raid, la madre di Arash, la Signora Farahnaz Dargahi ha un infarto. La povera donna, purtroppo, muore poche ore dopo in ospedale (The Guardian).

Vedendo il prezzo imposto dal regime alla sua famiglia, nel dicembre del 2010 Arash decide di ritornare in carcere, per proteggere il padre, la moglie e la sorellina. Rinchiuso per 18 mesi in isolamento, nel Braccio 209 del carcere di Evin. Qui, Arash ha perso 20 chili, uscendo dall’isolamento con un peso di 50 chili, praticamente al livello della mera sopravvivenza (Gulf Center for Human Rights).

Rilasciato il 15 dicembre del 2011, Arash viene improvvisamente arrestato il 15 gennaio del 2012 e rinchiuso nel Braccio 209 del carcere di Evin. Un arresto subito senza che gli venissero comunicati i reati di cui era accusato. In carcere, quindi, Arash dichiara lo sciopero della fame. Un estremo atto di protesta politica civile, che purtroppo gli causa importanti problemi allo stomaco (Iran Human Rights).

Espulso definitivamente dall’università, Arash lascia il carcere di Evin il 12 Ottobre del 2013 e inizia a lavorare nella capitale Teheran. Improvvisamente, il 6 settembre del 2014, i Pasdaran iraniani hanno deciso di arrestare ancora il giovane studente di Teheran. Dopo aver condotto un nuovo raid nella sua abitazione, le guardie carcerarie di Evin rinchiudono Arash nella Sezione 2A, ancora in isolamento. In quel periodo, ben 25o giornalisti e attivisti politici iraniani, scrissero una lettera al Ministero dell’Intelligence, chiedendo il rilascio immediato di Arash (Iran Human Rights).

Privato dell’accesso ad un legale, Arash e’ stato accusato dal Tribunale Rivoluzionario di “organizzare dimostrazioni contro il regime”, “propaganda contro il regime”, “Insulti al fondatore della Repubblica Islamica” e “diffusione di false notizie in Internet”. Con lui, accusata di “blasfemia” e “propaganda contro il regime”, venne fermata anche la moglie di Arash, Golrokh Ebrahimi Iraee. 

La coppia viene quindi rilasciata dal carcere, previo il pagamento di una cauzione di 600 milioni di Toman, ovvero 21,000 dollari. Ovviamente, un rilascio di breve respiro, in attesa della decisione della Corte.

Il primo grado di giudizio e’ arrivato il 22 Febbraio del 2016: il giudice Salavati ha condannato Arash Sadeghi a 15 anni di carcere e sua moglie a 6 anni. Ad Arash, a sorpresa, vengono aggiunti altri quattro anni di detenzione, per una condanna pregressa che era stata sospesa. In poche parole, Arash Sadeghi e’ stato condannato a 19 anni di carcere (Boroujerdi Civil Rights Group).

Il 7 giugno, infine, Arash Sadeghi ha chiamato la moglie, informandola della decisione del regime di arrestarlo nuovamente, per iniziare a servire la sua pena nel carcere di Evin. Attualmente, secondo le informazioni che gli attivisti hanno fornito, Arash si trova nella Sezione 4 di Evin e ha avuto diritto ad una sola telefonata (quella fatta alla moglie).

Vi preghiamo di firmare la petizione per l’immediata scarcerazione di Arash Sadeghi e di denunciare la sua storia: https://www.gopetition.com/petitions/arash-sadeghi.html.

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