Posts contrassegnato dai tag ‘Appello’

Untitled

Maziar Bahari, giornalista irano-canadese arrestato e abusato dalle autorità iraniane nel 2009, ha definito la storia dell’Iran una “storia di false confessioni”. Il senso di questa affermazione e’ chiaro: seguendo e peggiorando la linea imposta dallo Shah, l’Iran post rivoluzionario e’ stato un susseguirsi di arresti di nemici invisibili, costretti a confessare la loro colpevolezza in video televisivi, dopo aver subito le peggiori angherie. La loro colpa, ovviamente, non era quella di rappresentare un vero pericolo alla sicurezza nazionale, ma quella di agire, informare o semplicemente mettere in dubbio la linea imposta dai Mullah.

Questo dramma oggi lo sta vivendo Jason Rezaian, inviato del quotidiano americano Washington Post, arrestato con la moglie nel luglio del 2014. Ieri, dopo mesi di detenzione senza processo, Jason e’ stato portato per la prima volta davanti alla Corte Rivoluzionaria, per la precisione davanti al giudice Abolghasem Salavati. Il Giudice Salavati, a capo della sezione 15 del Tribunale Rivoluzionario, e’ conosciuto come uno dei più fedeli mastini della linea ultraconservatrice, ed e’ oggi anche responsabile del processo contro Narges Mohammadi, attivista e donna coraggiosa, in arresto per la sua opposizione alla pena di morte e per la sua lotta in favore dei prigionieri politici e dei diritti delle donne.

Il Giudice Salavati intende processare Jason Rezaian per due accuse: 1- spionaggio in favore di un Governo ostile (Stati Uniti), 2- propaganda contro il regime. Salavati, in particolare, mette sotto accusa le relazioni di Jason Rezaian con il Consolato americano a Dubai, sostenendo che l’inviato del Washington Post avrebbe inviato una lettera ad Obama, sostenendo di avere contatti con cittadini iraniani di ogni livello, dai semplici lavoratori ai Mullah. Tra le altre cose, inoltre, il Giudice Salavati ha messo in dubbio la natura dei contatti tra Jason Rezaian e Lara Setrakian, giornalista armeno-americana, inviata per il Medioriente di diversi canali, tra cui ABC e Bloomberg.  Davanti a tutte queste accuse, alquanto ridicole tra le altre cose, Jason Rezaian ha sempre risposto di aver solo svolto il suo lavoro di reporter e di aver portato avanti contatti con altri giornalisti solo come “normali rapporti tra colleghi” (ma in Iran, si sa, nulla e’ normale…). Tra le altre cose, in particolare, la colpa di Rezaian sarebbe stata – per il Giudice Salavati – quella di aver dato alla giornalista di ABC Lara Setrakian informazioni in merito ai possibili risultati delle elezioni presidenziali iraniane e le informazioni relative ai candidati accettati dal Consiglio dei Guardiani. A sua volta, quindi, Lara Setrakian avrebbe inviato queste informazioni ad Obama.

49bed77f9f12f73f7cf899e3a8959a7a-kAk-U1050381196528AJG-700x395@LaStampa.it

Quanto sta accadendo nella Repubblica Islamica ha quindi del paradossale: mentre l’Iran manda in giro per il mondo Rouhani e Zarif a parlare della disponibilità del regime ad essere un attore di pace, all’interno del Paese la repressione contro i pericoli delle aperture verso l’Occidente si fa sempre più dura e repressiva. Come le accuse, ridicole, contro Jason Rezaian dimostrano, al centro dello scontro non c’e’ veramente lo spionaggio di un giornalista verso un “Governo ostile”, ma il suo lavoro di reporter per un giornale americano. Soprattutto, pero’, c’e’ il messaggio chiaro che – chi detiene il vero potere in Iran – intende inviare al mondo: “accordo nucleare o no, le regole del gioco le stabiliamo noi e ogni apertura verso la cultura Occidentale e’ ‘haram’ (un peccato)”.

Nonostante la chiarezza di questo messaggio, l’Occidente continua a mettere da parte il tema dei diritti umani in Iran, permettendo al regime di schiacciare ogni potenziale “nemico invisibile”. Il prezzo di questa indifferenza non sara’ un cambiamento del regime iraniano, ma un rafforzamento di coloro che intendono fare della Repubblica Islamica una potenza regionale e usare il potere per diffondere nella regione la Velayat-e Faqih. Con un solo risultato finale: una lunga Guerra dei Trent’anni tra Sciiti e Sunniti, il cui costo in termini di violenza sara’ altissimo.

Chiediamo ai giornalisti italiani di mobilitarsi – attraverso articoli, appelli e proteste contro il regime iraniano – per la liberta’ di un loro collega incarcerato con una sola colpa: essere un reporter!

Di seguito il trailer del film “Forced Confession” del giornalista irano-canadese Maziar Bahari (qui il documentario completo: http://goo.gl/wvquXf ) e alcuni video di confessioni forzate trasmesse dalla TV iraniana.

Trailer del film “Forced Confession”

[youtube:https://youtu.be/TUkaDo_zGiQ%5D

La confessione forzata dei ragazzi colpevoli di aver giurato il video Happy in Teheran

[youtube:https://youtu.be/hvT-UIWvzMk%5D

La confessione forzata di Sakineh Mohammad Ashtiani

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=HhSw4h3Cdeo%5D

Annunci

150107101819_workers_majlis_640x360_ilna

Siamo alla vigilia del Primo Maggio, la Giornata Internazionale dei Lavoratori. Per questo, lanciamo un appello accorato alle tre maggiori sigle sindacali italiane – CGIL, CISL e UIL – ma anche a tutte le altre sigle minori, affinché si battano per la liberazione di cinque sindacalisti arrestati in questi giorni in Iran. I cinque arrestati sono: Ebrahim Maddadi e Davood Razavi membri dell’Unione delle Compagne di Bus di Teheran e Periferia, arrestati il 29 aprile nella loro casa, Mahmoud Salehi e Osman Ismaili, attivisti sindacali arrestati presso Saqez nel Kurdistan Iraniano e Reza Amjadi, altro attivista, fermato dagli agenti in borghese presso Sanandaj, sempre nel Kurdistan iraniano.

A questi cinque sindacalisti, va aggiunto anche Alireza Hashemi, capo dell’Organizzazione degli Insegnanti, detenuto nella prigione di Evin e condannato a sette anni di carcere in questi giorni. La sua condanna, guarda caso, e’ arrivata proprio mentre le piazze iraniane si riempivano di coraggiosi insegnati che protestavano per salario migliore e per impedire che i testi di studio venissero modificati in “senso più islamico”. A questo dato inquietante aggiungiamo che, durante le proteste sindacali avvenute in Iran tra Marzo e Aprile di quest’anno, oltre 230 persone sono state arrestate dalle forze di sicurezza del regime.

Per una analisi completa del drammatico status dei diritti sindacali in Iran in questo periodo, rimandiamo al report dell’International Campaign for Human Rights in Iran. Per quello che ci interessa in questo momento, vogliamo rimarcare come la Repubblica Islamica, pur essendo tra i firmatari delle convenzioni dell’ILO (International Labor Organization), continua a reprimere ed incarcerare i sindacalisti e gli attivisti per i diritti dei lavoratori. Una situazione intollerabile, a cui e’ necessario porre un termine immediatamente. L’appello alle sigle sindacali per la liberazione dei sei attivisti menzionati, sarebbe il primo passo verso l’affermazione del diritto inalienabile dell’essere umano di protestare per ottenere una condizione di lavoro più umana e dignitosa. Un diritto sinora negato ai lavoratori iraniani.

La foto di due dei sindacalisti arrestati: Ebrahim Maddadi e Davood Razavi

Madadi-Razavi

 

aaaaa

La storia che vi raccontiamo è fatta di dolore e sofferenza. E’ la storia di Maryam Naghash-Zargaran, anche nota come Nasim, una giovane ragazza iraniana, arrestata dal regime solamente perchè cristiana. Nasim è stata fermata dalla polizia nell’inchiesta che ha coinvolto il Pastore Saeed Abedini, anche lui oggi rinchiuso nelle prigioni iraniane. Nasim, infatti, è una seguace del cristianesimo protestante e membro della “God Church”. Soprattutto, però, Nasim volontaria nell’orfanotrofio costruito dal Pastore Abedini nel 2012 presso Rasht. Come noto, i Mullah non hanno gradito l’attività pastorale di Saaed Abedini e lo hanno incarcerato con l’accusa di apostasia e di rappresentare una minaccia “contro la sicurezza nazionale” (Abedini è stato condannato a 8 anni di carcere…).

Arrestata nel 2012, Nasim è stata rinchiusa nel carcere di Evin, ove sono detenuti molti prigionieri politici e di coscienza. Come per il Pastore Abedini, anche per lei l’accusa è quella di apostasia – per essersi convertita dall’Islam al cristianesimo protestante – e di “minaccia alla sicurezza nazionale”. Solo per aver deciso di abbandonare l’Islam, la Corte ha accusato Nasim di essere connivente con i nemici della Repubblica Islamica e l’ha condannata a 4 anni di detenzione nel luglio del 2013. Purtroppo, le condizioni detentive in cui è stata detenuta la giovane Nasim, 35 anni appena, sono sempre state pessime e degradanti. Per questo, il cuore di Nasim ha cominciato a crollare, fino a quando non è sopraggiunto un attacco di cuore. Solo allora, il regime è stato costretto a rilasciarle un permesso per motivi medici.

Al peggio, però, non c’è mai fine: ritornata in carcere dopo il permesso medico, Nasim ha subito un controllo di sicurezza “particolare”Costretta a spogliarsi nuda davanti ad altre prigioniere, Nasim è stata palpeggiata e molestata in maniera del tutto inumana. Alla violenza fisica delle guardie, si è aggiunta quella psicologica: insieme ai palpeggiamenti, la sicurezza ha aggiunto anche una serie di insulti e offese che hanno umiliato pubblicamente Nasim.

Chiediamo la liberazione immediata di Maryam Naghash-Zargaran (Nasim) e di tutti gli oltre 50 cristiani presenti nelle carceri iraniane, arrestati e condannati unicamente per motivi religiosi!

Tu puoi liberarla! Firma la petizione per la liberazione di Maryam!

http://goo.gl/5F1yGx

dp_img_maryam_zargaran

images

Ci svegliamo questa mattina con diverse brutte notizie che arrivano dall’Iran. La peggiore, però, questa volta viene dall’Occidente ed è rappresentata da un pubblico appello lanciato da sette rappresentanti internazionali in favore di una accordo sul nucleare con l’Iran. Un accordo che, secondo questi “leaders” in pensione, rappresenterebbe la via maestra per un dialogo sui diritti umani. I firmatari dell’appello sono, come detto, sette persone: Javer Solana, Ana Palacio, Carl Bildt, Jean – Marie Guehenno, Norbert Rottgen, Robert Cooper e…Emma Bonino. L’ex Ministro degli esteri italiano, colei che pur venendo da valori radicali si prostrò velata davanti a Rouhani, è tra le altre cose la prima firmataria di questo appello lobbista, volto unicamente a favorire le strategie dei Mullah e dei Pasdaran in Medioriente. Orbene: come abbiamo detto, questo appello vuole dimostrare che – per mezzo di una accordo con Teheran sul nucleare, da conseguire entro il 24 novembre – sarà possibile ottenere sviluppo positivi nel dialogo con la Repubblica Islamica, anche sui diritti umani. A tutto questo vogliamo rispondere direttamente, citando e contraddicendo il testo stesso dell’appello diffuso dal Corriere della Sera.

  • “Rimandare la decisione finale (sul nucleare, NdA), benchè difficile, offrirà agli oppositori della via diplomatica nuove opportunità per ostacolare tale processo”

Qui sorge una domanda, un pò all’Alberto Sordi: ma che ce state a pija per culo? Ovvero: ma di cosa stiamo parlando? Ma se è proprio l’Iran che sta dicendo no a qualsiasi proposta reale che permetta l’arrivo ad un vero accordo sul nucleare iraniano. Incredibilmente, e senza vergogna e pudore, una frase del genere arriva pochi giorni dopo che la stessa AIEA ha dichiarato che l’Iran non sta collaborando per dimostrare che il suo programma nucleare non ha un fine militare. Non solo: Teheran rifiuta di dialogare sul programma missilistico, inserito nelle sanzioni internazionali, e sul numero di centrifughe. Tra le altre cose, in queste ore, Teheran ha negato l’intenzione di spedire in Russia l’uranio arricchito. Semmai, il problema che i signori firmatari dovrebbero sollevare, è che l’AIEA non è parte del tavolo negoziale con l’Iran, il che fa ben capire come l’accordo sul nucleare non sia tecnico – ovvero orientato al risultato – ma meramente politico, ovvero orientato a salvare la faccia di qualcuno…

  • “Il mancato raggiungimento dell’accordo, seguito da una escalation delle sanzioni, delle tensioni e dell’isolamento dell’Iran potrebbe incentivare il Paese a produrre armi nucleari, a contrastare piu’ attivamente gli interessi Occidentali, a perpeturare una situazione di stallo militare altamente esplosiva”

Se cosi la pensano questi signori, allora l’appello dovevano andarlo a pubblicare su Fars News in Iran e non in Occidente. E’ Teheran infatti che da 20 anni porta avanti un programma nucleare segreto, un programma missilistico aggressivo e una politica di finanziamento al terrorismo regionale ed internazionale davvero abominevole. Semmai, inoltre, è vero il contrario: un accordo sul nucleare fatto tanto per farlo, per far felice qualcuno che deve finire un mandato zoppo, non farebbe che permettere all’Iran di rafforzare la sua politica aggressiva nella regione, costringendo i Paesi sunniti a difendersi, con un proprio programma nucleare. Una corsa all’atomo che potrebbe coinvolgere in breve tempo Turchia, Arabia Saudita ed Egitto. Quello che sembra, invece, è che in Occidente ci sia una azione lobbista favorita da personalità che vedono nella Repubblica Islamica la gallina dalle uova d’oro con cui firmare presto tanti bei contratti. Una lobby guidata negli Stati Uniti dalla Niac e da Mousavian, ex ambasciatore iraniano a Berlino, vero padre dell’eccidio di Mykonos..

  • “Un accordo finale sul nucleare infonderebbe fiducia e creerebbe lo spazio politico necessario agli europei per coinvolgere nuovamente l’Iran in quell’importante e tutt’ora estremamente necessario, dialogo sui diritti umani che era presente in passato”

Questa frase, proprio questa, rappresenta la fine dell’Occidente. Dopo l’inchino velato della Bonino davanti a Zarif, ecco un’altra perla che dimostra come il democratico Occidente, si stia gradualmente genuflettendo davanti ai Mullah e ai Pasdaran. A questi signori basterebbe rispondere che, dopo l’Accordo di Teheran del 2003, quello che la Comunità Internazionale ottene fu solo…Ahmadinejad. L’Occidente firmò un accordo su cui, come Rouhani stesso ha ammeso, l’Iran aveva bleffato per guadagnare tempo. L’Occidente lo sapeva, ma volle comunque un bad agreement per rafforzare i supposti moderati. Non solo i moderati finirono a culo scoperto, ma al potere in Iran arrivò un negazionista di nome Ahmadinejad, favorito dai Pasdaran e da Khamenei, che fece ripartire le centrifughe al massimo. Ecco oggi ripresentarsi lo stesso bluff: supposti intellettuali che propongono un accordo a tutti i costi, nella speranza di vedere un Iran diverso, una Repubblica Islamica buona. Poveri illusi, figli del Congresso di Vienna e completamente a digiuno del vero significato della Repubblica Islamica. La rivoluzione del 1979, rapita dal Khomeinismo, non permettere reali compromessi con i valori di libertà e democrazia dell’Occidente. Si tratta di valori che, se il regime promuovesse a Teheran, determinerebbero la caduta della Velayat-e Faqih in pochi minuti. Il Khomeinismo, come l’Unione Sovietica, non permette accordi reali, ma verrà sconfitto solo da una vittoria e netta dell’Occidente. Una vittoria da conseguire con l’isolamento del regime, l’empowerment della popolazione iraniana e soprattutto la fermezza delle posizioni Occidentali. Per quanto concerne i diritti umani, vogliamo ricordare che, in un solo anno, il caro Rouhani ha mandato a morte 900 prigionieri…

  • “Tutte le parti possono allontanarsi da un’intesa, ma lo farebbero con la consapevolezza che le alternative – in relazione ai rispettivi interessi strategici – sono molto peggiori e che un’opportunità come questa…potrebbe non ripresentarsi piu'”

Per firmare un accordo con Teheran sul nucleare, ci vorrebbero cinque minuti. Basterebbe che, come ogni Paese parte del Trattato di Non Proliferazione, l’Iran aderisse al contenuto dell’TNP, aprendo le sue centragli per vere ispezioni, rispondendo alle domande dell’AIEA e seguendo i protocolli previsti dalla Comunità Internazionale. In questo modo, non solo l’Iran avrebbe un accordo sul nucleare, ma anche il know how per svilupparlo pacificamente a costi bassissimi. La verità, però, è che l’unico accordo che interessa Teheran è quello che mantenga in vita la possibilità per la Repubblica Islamica di cotruire una bomba nucleare nel prossimo futuro. Uno stato di soglia, come si direbbe in termini tecnici, che non farebbe che provocare ansia nell’intera regione e, come suddetto, le reazioni dei Paesi vicini. Quello che questi firmatari stanno promuovendo, quindi, è un accordo fallimentare e pericoloso, che non rappresenta una opportunità, ma un rischio incalcolato…

imagesCA9DX4W9

 

 

Ghoncheh Ghavami

Qualche settimana fa vi abbiamo parlato di Ghoncheh Ghavami, una ragazza iraniana (in possesso anche di passaporto britannico), arrestata dal regime mentre cercava di assistere alla partita di pallavolo Iran Italia. Quando denunciammo l’accaduto, come forse ricorderete, chiedemmo al Governo italiano di intervenire in favore di Ghoncheh, sottolineando che Roma non poteva accettare che una donna venisse messa in prigione unicamente per il suo sesso, considerato inferiore rispetto a quello maschile dalla Repubblica Islamica. Le nostre richieste furono ignorate e il Ministro degli Esteri di Teheran, Javad Zarif, arrivò poco dopo in Italia accolto con tutti gli onori.Questa volta, però, aggiungiamo un particolare estramamente importante: considerando le false accuse contro di lei (“propaganda contro il regime”), Ghoncheh Ghavami ha dichiarato lo sciopero della fame, sperando così di poter attirare l’attenzione internazionale sul suo drammatico caso nbgiudiziario.

Ghoncheh ha appena 25 anni e una splendida carriera che l’attende in Gran Bretagna, sua seconda casa. Una spensieratezza che le è stata ormai rubata da un regime spietato, incapace di concedere al popolo iraniano la libertà che merita. Chiediamo quindi, nuovamente all’Italia di agire subito e di condannare l’arresto di questa donna e di tutti i prigioneri politici. Chiediamo, in particolare, al Ministro degli Esteri Mogherini, neo Lady Pesc, di intercedere per la famiglia di Ghoncheh, esigendo dai Mullah la liberazione immediata della giovane iraniana, simbolo della forza di un popolo ormai da troppi anni represso e umiliato.

Qui l’appello di Amnesty International per la liberazione di Ghoncheh Ghavamihttp://bit.ly/1EjAytn

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=_oFRdJYvzRM%5D

images

Libera subito Omid Kokabee”! Questo il messaggio che 18 premi Nobel hanno voluto inviare direttamente alla Guida Suprema Ali Khamenei, proprio in occasione del discorso di Hassan Rouhani alle Nazioni Unite e, soprattutto, dei negoziati sul programma nucleare in corso in queste settimane. Chi è Omid Kokabee? La sua storia, purtroppo, non è molto conosciuta in Europa, ma rappresenta perfettamente il comportamento del regime iraniano e, in particolare, del Ministro dell’Intelligence e della Difesa. Omid è un brillante scienziato: laureato in Fisica Applicata ed Ingegneria Meccanica presso l’Università di Sharif nel 2000, Omid ha conseguito il suo primo Dottorato di ricerca in Ottica Quantistica presso l’Istitito delle Scienze Fotoniche di Barcellona. Nel 2010, quindi, ha inziato il suo secondo Dottorato di ricerca presso l’Università di Austin in Texas. Qui, importante ricordarlo, si è distinto per diverse pubblicazioni di primo livello per la rivista scientifica Optics Letters.

Nel gennaio del 2011, mentre ritornava negli Stati Uniti dopo una visita alla famiglia in Iran, Omid Kokabee è stato arrestato all’aeroporto di Teheran. In pochi giorni, il regime lo ha accusato di contatti con “paesi ostili” e “spionaggio”. Omid ha rifiutato tutte le accuse a suo carico, denunciato di essere vittima di un complotto. Per quale ragione? Semplice: come denunciato da Omid stesso in una lettera inviata dal carcere nel 2013, la vera ragione del suo arresto è direttamente legata al programma nucleare iraniano. Omid, infatti, ha rifiutato di collaborare con i Pasdaran, rigettando l’idea di offrire la sua mente e i suoi studi per la realizzazione della bomba nuclare. Una mente come quella di Omid Kokabee, chiaramente, esperta sopratutto sul tema dei laser, non poteva passare inosservata agli agenti dei Mullah. In particolare, come denunciato dall’American Physical Society nel 2013, non potevano sfuggire al regime gli studi fatti da Omid sui laser, uno dei mezzi attraverso il quale è possibile ottenere l’arricchimento dell’uranio sino alle percentuali necessarie per realizzare l’ordigno atomico.

Nella Repubblica Islamica l’accusa di spionaggio va per la maggiore contro chi decide di opporsi al regime. Le pene, ovviamente, sono molto dure: Omid è stato condannato a dieci anni di carcere e torturato diverse volte. Nonostante questo incubo, lo scienziato iraniano ha rifiutato diverse volte l’offerta del regime “libertà immediata in cambio di collaborazione”. Un coraggio che è valso ad Omid l’assegnazione del premio Andrei Sakharov nel 2014, un importante riconoscimento internazionale assegnatogli in nome dell’immane sforzo di unire la saggezza scientifica, alla difesa dei diritti umani.

Restando in tema di diritti umani e nucleare, vogliamo ricordare che – proprio in queste ore – la sorella di uno scienziato iraniano assassinato nel febbraio del 2007. il Dottor Ardeshir Hosseinpour, ha accusato il regime di aver ucciso suo fratello, come ritorsione per il suo rifiuto di collaborare alla costruzione della bomba atomica. Parlando con The Media Line, Mahmoobeh Hosseinpour ha rivelato che, nel Novembre del 2004, degli emissari di Khamenei contattarono direttamente Ardeshir, offrendogli una posizione all’interno dei Pasdaran, in cambio del suo aiuto nel programma nucleare e nella supervisione del lavoro degli scienziati russi e nordcoreani, al servizio della Repubblica Islamica. Davanti alla mancata collaborazione di Ardeshir, il regime ha deciso di ucciderlo, accusando Israele dell’omicidio. Nella stessa conversazione, Mohmoobeh Hosseinpour ha anche rivelato che i Pasdarnan hanno rubato un DVD contenente le ricerche portate avanti dai Ardeshir sull’arricchimento dell’uranio.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=cc5TVKiHeiw%5D

Foto dell'Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia...(sinistra)

Foto dell’Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia (sinistra)

Quella chi vi lanciamo è una richiesta di aiuto disperata. Vi chiediamo di divulgare questo articolo e denunciare la prossima, probabile, esecuzione dell’Ayatollah Hossein Kazamani Boroujerdi, noto anche in Occidente, ma clerico di prima importanza all’interno del mondo sciita. La colpa di questo Ayatollah iraniano è quello di non aver condiviso la visione khomeinista dello sciismo e di aver chiesto – pubblicamente – la fine della corruzione in Iran, l’apertura alle libertà politiche e civili per il popolo e, soprattutto, la separazione tra lo Stato e la religione. La tradizione sciita, si badi bene, non è quella rappresentata dal khomeinismo: l’Ayatollah Khomeini, in nome del suo ego personale, ha stravolto lo Sciismo, portando questo ramo dell’Islam dal classico quietismo, fondato sul sostegno sociale al popolo senza entrare nel dibattito politico, per farlo diventare una ideologia maramente politica, fondata sulla conquista delle istituzioni e, ovviamnente, del potere politico, militare ed economico.

L’Ayatollah Borojerdi si è ribellato a tutto questo: al contrario di molti altri, però, questo coraggioso Ayatollah lo ha fatto pubblicamente. Lo ha pubblicamente gridato dalla sua città, Qom, ove nel 2006 solamente il sostegno dei suoi ammiratori lo ha salvato dall’arresto da parte dei Pasdaran. Lo ha fatto, in passato, con lettere aperte all’Ayatollah Ali Khamenei – il dittatore successore di Khomeini – e con lettere di richiesta pubblica di aiuto al precendente Pontefice Benedetto XVI e ai vertici dell’Unione Europea. In tutte queste missive, coraggiosamente, l’Ayatollah Boroujerdi non ha solamente denunciato il regime iraniano e il suo comportamento, ma ha anche chiesto il sostegno per una indagine neutrale sulla morte di suo padre, l’Ayatollah Mohammad Ali Kazemi Boroujerdi, ucciso dai miliziani di Teheran nel 2002.

Ovviamente i Mullah non hanno gradito la voce fuori dal coro, quella che rischiava di riportare il loro potere solamente all’interno delle moschee. L’Ayatollah Boroujerdi è stato arrestato e ha speso gli ultimi otto anni della sua vita in carcere. Le sue condizioni di salute, come anche la perdita di peso dimostra (foto in alto), sono il chiaro simbolo della drammatica condizione di questo uomo di fede. Ora, alla tragedia del deperimento fisico, il regime vuole aggiungere quella della pena di morte: proprio mentre Hassan Rouhani si apprestava a parlare davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’Ayatollah Boroujerdi riceveva  infatti la visita del Procuratore Generale della Corte Speciale riservata ai Clerici.

Il Procuratore Generale, Mohammad Mohavadi, ha visitato Boroujerdi il 23 settembre del 2014 nella sua cella nel braccio 325 del carcere di Evin. Qui, Mohavadi ha comunicato all’Ayatollah che il regime intendeva condannarlo a morte per le sue posizioni religiose, considerate eretiche. Alla richiesta di Boroujerdi di avere un dibattito pubblico sulle sue posizioni teologiche e politiche, Mohavadi ha risposto che il regime non intedeva discutere di nulla. La visita di Mohavedi, non a caso certamente, è avvenuta un giorno dopo la diffusone della lettera che l’Ayatollah Borojerdi aveva scritto una lettera al Segretario dell’ONU Ban Ki Moon, denunciato di nuovo la corruzione del regime iraniano e il finanziamento dei Pasdaran al terrorismo in Siria, Palestina, Libano, Bahrain e Yemen. La lettera, molto umilmente, si intitolava “La imploro, segretario, di sostenere la nostra causa”. Qui potete lettere il testo, integrale, della lettera in inglese: http://bit.ly/1vs4EXq.

Come suddetto, vi chiediamo aiuto: diffondere questo articolo, denunciate il regime e la volontà di uccidere le voci libere presenti in Iran. Soprattutto, però, firmate e diffondere la petizione per chiedere il rilascio immediato dell’Ayatollah Boroujerdi. Grazie a tutti!

Firma la petizione internazionale: http://bit.ly/1mJLPh9

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=TvOtsgiU4A0%5D

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=kNGBotdzEwY%5D