Posts contrassegnato dai tag ‘Appello’

pic

Dopo l’appello di ieri, firmato dai parlamentari italiani, oggi esce un nuovo appello contro il regime iraniano, questa volta sottoscritto da 265 membri del Parlamento europeo (link).

Si tratta di un appello durissimo, che condanna Teheran non solo per le esecuzioni capitali – il 55% delle esecuzioni mondiali avviene in Iran – ma anche per l’assenza dei diritti delle donne e per il massacro degli oppositori politici compiuto nel 1988. In tema di pena di morte, per la cronaca, l’appello ricorda che questa pratica e’ sostenuta dallo stesso Presidente Rouhani, che le ha definite parte della “legge Divina”.

La parte più forte dell’appello, e’ quella finale, ove si chiede esplicitamente di inserire le Guardie Rivoluzionarie iraniane – i famosi Pasdaran – nella blacklist dell’Unione Europea, non solo per il sostegno al terrorismo, ma anche per il capillare controllo dell’economia iraniana.

L’appello, fortunatamente, e’ stato firmato anche da numerosi deputati italiani tra i quali ricordiamo: Barbara Spinelli, Remo Sarnagiotto, David Sassoli, Salvatore Domenico Pogliese, Aldo Patriciello, Alessia Maria Mosca, Fulvio Martusciello, Elena Gentile, Elisabetta Gardini, Lorenzo Fontana, Raffaele Fitto, Paolo De Castro, Andrea Cozzolino, Silvia Costa, Mercedes Bresso, Nicola Caputo e Renata Briano (link).

Stasera, come riportato dalla stampa, arriverà in Italia il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif. A giudicare dai due appelli pubblicati in questi giorni, riteniamo sia un dovere da parte del Ministro Alfano e del Premier Gentiloni, riportare a Zarif le richieste dei legislatori italiani ed europei. 

 

mek1988

Il sito della resistenza iraniana del MeK, i Mojahedin del Popolo Iraniano, riporta una notizia davvero importante: la maggior parte dei parlamentari italiani ha firmato un documento che chiede la condanna del regime iraniano per il Massacro del 1988 (NCR-Iran.org).

Il Massacro del 1988, si riferisce all’eliminazione di oltre 33,000 oppositori politici da parte dei sostenitori di Khomeini, la maggior parte dei quali parte del MeK. Un massacro restato impunito e tutt’ora rivendicato con orgoglio da buona parte dell’establishment clericale iraniano, Ali Khamenei in testa.

Non solo: quel massacro fu perpetrato da una “Commissione della Morte”. Due dei giudici di quella Commissione, sono ancora parte attiva della politica iraniana: il primo, Ebrahim Raisi, e’ stato uno dei candidati alle recenti elezioni Presidenziali. Il secondo, Mostafa Pourmohammadi, e’ il Ministro della Giustizia del Governo di Hassan Rouhani.

Ricordiamo anche che, pochi mesi fa, un audio venne pubblicato dal figlio del defunto Ayatollah Montazeri, per anni considerato il naturale successore di Khomeini. In quell’audio, Montazeri – parlando davanti ai giudici della Commissione della Morte – condannava il massacro di oppositori politici in atto in Iran. Per aver pubblicato quell’audio, il figlio di Montazeri e’ stato arrestato e condannato al carcere.

Dell’appello pubblicato dal MeK vogliamo sottolineare due cose: la prima e’, come suddetto, la richiesta al Governo Italiano di condannare il regime iraniano per il Massacro del 1988. La seconda, altrettanto importante, e’ la richiesta di condizionare le relazioni tra Italia e Iran, alla fine delle esecuzioni capitali nella Repubblica Islamica.

Tra i firmatari di questo appello, anche il Vice Presidente della Camera dei Deputati Luigi di Maio. Chissà cosa ne penserà il suo collega di partito Manlio di Stefano, notoriamente un sostenitore del regime iraniano, ammiratore di Ali Khamenei e ospite fisso del canale in inglese del regime khomeinista, Press TV.

Il Massacro del 1988

Audio Ayatollah Montazeri

aaaaa

Dove e’ finita Afarin Chitsaz? Si tratta di una domanda a cui, da oltre tre mesi, nessuno sa dare un risposta. Afarin Chitsaz e’ una giornalista iraniana che, per diverso tempo, ha scritto di politica estera per il quotidiano “Iran”. Sostenitrice di Hassan Rouhani alle elezioni del 2013, Afarin e’ stata arrestata con altri tre giornalisti iraniani nel Novembre del 2015. Tra le altre cose, con lei e’ stato anche fermato Issa Saharkhiz, noto giornalista riformista (Iran Human Rights).

Purtroppo, dal momento dell’arresto di Afarin, non si hanno più notizie in merito al luogo in cui e’ detenuta e al suo stato psicofisico (Freedom Messenger). Afarin e’ stata arrestata dai Pasdaran per motivi politici e accusata di aver creato un “network illegale” in contatto con “agenti Occidentali” (Journalism Is Not A Crime).

Ovviamente, Afarin non si e’ collusa con nessun “agente Occidentale”. Il suo arresto, come quello di altri giornalisti iraniani, coincide con la guerra tra fazioni in corso attualmente nella Repubblica Islamica (No Pasdaran). Una delle colpe di Afarin, secondo quelle poche informazioni disponibili, sarebbe stata quella di aver raccontato le proteste organizzate contro il Ministro degli Esteri inglese Jack Straw, durante la sua ultima visita in Iran (Journalism Is Not a Crime).

Tra le altre cose, Afarin e’ anche un volto noto in Iran per essere apparsa in diversi film, nel periodo in cui era sposata con il noto attore Ali Dehkordi.

Ci appelliamo ai giornalisti italiani, per creare un movimento di pressione che costringa il regime iraniano a fornire informazioni sulla situazione di Afarin. Riteniamo che non sia accettabile continuare a parlare di un inesistente “nuovo Iran”, mentre quotidianamente spariscono attivisti, giornalisti sgraditi e dissidenti politici.

meme afarin

HcJnVbnfNtXoJCR-800x450-noPad

Nessun ricovero ospedaliero per Omid Kokabee, scienziato iraniano, detenuto da anni per ragioni politiche. Nonostante Omid soffra da giorni di dolori al rene, il regime ha negato al detenuto il diritto di essere trasferirlo presso una struttura sanitaria esterna al carcere di Evin (come richiesto dallo stesso Omid). Il rifiuto, ovviamente, rappresenta una gravissima violazione dei diritti umani, soprattutto considerando che il centro ricoveri del carcere non detiene alcuno strumento adeguato per poter aiutare le sofferenze del povero Omid (Hrana).

Come suddetto, Omid Kokabee e’ un prigioniero politico. Ufficialmente, Omid e’ accusato di “contatti con un governo ostile”, ma in realtà la vera ragione della sua detenzione e’ diversa. Scienziato brillante, Omid ha compiuto i suoi studi in Iran, in Spagna e negli Stati Uniti, presso l’università del Texas. Per anni, proprio per le sue qualità scientifiche, i Pasdaran hanno cercato di cooptarlo e usare il suo sapere per il programma nucleare e missilistico. Omid ha sempre rifiutato le offerte del regime, rivendicando la sua libertà di conoscenza. Per il suo coraggio, ovviamente, ha pagato un caro prezzo. Arrestato nel febbraio del 2010 mentre tornava in Iran per visitare la famiglia, e’ stato condannato a dieci anni di detenzione. Poco dopo essere stato arrestato, Omid Kokabee ha scritto una lettera al Capo della Magistratura iraniana Sadegh Larijani, denunciando di aver subito minacce e violenze per ottenere una falsa confessione. In un’altra lettera, quindi, Omid ha denunciato come – proprio per via del suo rifiuto di cooperare con gli apparati di sicurezza – il regime stesse tenendo in ostaggio la sua intera famiglia.

Per aver scelto di non piegarsi al volere dei Pasdaran e di non aver messo il suo sapere al servizio di un regime fondamentalista, Omid Kokabee ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali. E’ stato premiato nel 2013 con il Premio Andrei Shakarov e nel 2014 con il riconoscimento della Ong statunitense “American Association for Advancament of Science“. Non solo: ben 18 premi Nobel per la Fisica, per mezzo di una lettera aperta pubblicata su Nature, hanno chiesto alla Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, di scarcerare immediatamente Omid.

In Italia, il caso Omid Kokabee e’ stato denunciato dalla Ong Nessuno Tocchi Caino. In un appello pubblicato su Change.org, Nessuno Tocchi Caino ha invocato il rilascio di Omid Kokabee e chiesto l’intervento diretto di personalità come Federica Mogherini e dello stesso Rouhani. Purtroppo, nonostante le migliaia di firme raccolte, la diplomazia internazionale ha sinora scelto di non aprire bocca. Tra le altre cose, Rouhani e’ atteso in Italia proprio il 14 e il 15 Novembre prossimi. 

Infine, vogliamo denunciare il fatto che il regime ha deciso di negare ad Omid Kokabee l’accesso a testi in lingua inglese. Nonostante tutto, anche in carcere, Omid ha continuato a studiare traducendo, tra le altre cose, l'”Atlante dei Diritti Umani. Un lavoro portato avanti insieme a Mehdi Khodaei, altro prigioniero politico iraniano, rilasciato solamente nel giugno scorso ed incarcerato per oltre cinque anni, per aver denunciato gli abusi della Repubblica Islamica (Journalism is not a Crime).

Chiediamo a tutti di continuare a sostenere la petizione di Nessuno Tocchi Caino per la scarcerazione immediata di Omid Kokabee.

Qui il linkhttps://www.change.org/p/scarcerazione-dello-scienziato-omid-kokabee-omidfreenow

Hashtag: #OmidFreeNow

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=9RufoCwjjtA%5D

Kerry-754x503

Probabilmente e’ il primo caso successo in America e uno dei primi al mondo: 200 ex ufficiali militari USA – tra loro ex Generali e Ammiragli di tutti i Corpi Militari – hanno lanciato un pubblico appello ai membri del Congresso, affinché rigettino l’accordo nucleare con l’Iran (Washington Post). Nel testo dell’appello (qui il testo originalegli ex militari di carriera dichiarano come Iran Deal sia un pessimo compromesso. Una opinione espressa non solamente sulla base della mancanza di una reale verificabilità delle reali intenzioni del regime iraniano, ma anche dettata dalle preoccupazioni relative al prossimo “sanction lifting. Un alleggerimento delle sanzioni internazionale che permetterà ai Mullah e ai Pasdaran di incamerare oltre 150 miliardi di dollari. Concludendo, si legge alla fine dell’appello, grazie ad Iran Deal il regime clericale di Teheran potrà rafforzarsi e aumentare la destabilizzazione di tutto il Medioriente. 

Aggiungiamo, quindi, qualche parola sul contenuto dell’ultimo rapporto dell’AIEA sullo stato del programma nucleare iraniano (Isis Online). Non solo l’Agenzia ONU rileva un aumento dell’uranio arricchito al 3,5%, ma denuncia anche attività di ampliamento della base militare di Parchin. Un sito di estrema importanza sotto il profilo del programma nucleare, perché e’ qui che il regime iraniano ha testato gli effetti di una esplosione nucleare (No Pasdaran). E’ sempre qui che vengono portate avanti le ricerche principali in merito al programma di missili balistici dei Pasdaran.

A proposito di AIEA, ricordiamo infine che, in una drammatica ammissione, il Segretario Amano ha dichiarato che l’agenzia nucleare non dispone dei fondi necessari per svolgere serie attività di monitoraggio del programma nucleare iraniano (IAEA.org). Attività che, per la cronaca, richiederebbero oltre 800 mila euro al mese e che, in buona sostanza, dipendono dalla “buona volontà e generosità” dei Paesi membri. Considerando l’interesse politico ed economico delle maggiori Potenze ad un appeasement verso il regime iraniano, e’ assai lecito dubitare di questa “buona volontà”.

[youtube:https://youtu.be/j6NJrWzDNt8%5D

russia

Quando la risoluzione ONU 1929 e’ stata adottata…noi, a porte chiuse, abbiamo chiarito ai nostri colleghi americani ed europei, che la Russia non permetterà l’approvazione di una nuova risoluzione contro l’Iran“. A rivelare questo aneddoto e’ stato Sergey Ryabkov, Vice Ministro degli Esteri russo (Press TV). La risoluzione 1929, votata nel 2010, e’ stata l’ultima risoluzione del Consiglio di Sicurezza che ha permesso l’approvazione di nuove sanzioni contro il regime iraniano. Sanzioni che hanno direttamente visto Mosca come protagonista, avendo impedito ai russi di vendere all’Iran il sistema anti missile S-300. Oggi, dopo l’approvazione dell’accordo nucleare con l’Iran e della nuova risoluzione ONU 2231, quell’intero sistema sanzionatorio che aveva costretto Teheran ha ritornare al tavolo dei negoziati e’ crollato come un castello di sabbia. Un crollo che, come dimostrato dalle parole di Ryabkov, non permetterà di ricreare la situazione ex ante in caso di violazioni da parte del regime iraniano. Le parole del rappresentante russo, in questo senso, sono assai chiare, come ormai chiara e’ la volontà di Putin di vendere agli iraniani il sistema antimissile S-300 (avanzato) e una serie altri armamenti (Radio Free Europe).

Nel frattempo, un appello pubblico contro l’Iran Deal e’ stato lanciato anche da dissidenti iraniani che hanno direttamente e indirettamente sofferto le persecuzioni del regime. aNell’appello i dissidenti denunciano come il regime iraniano otterrà dall’accordo nucleare oltre 150 miliardi di dollari, soldi che non verranno usati per il popolo, ma per aumentare il potere di un regime repressivo e inumano. Nel testo, durissimo, i dissidenti puntano l’indice contro coloro che hanno sottoscritto il patto, rimarcando come “un giorno, quando sara’ finalmente libero, il popolo iraniano terra’ in conto chi e’ stato dalla loro parte e chi dalla parte del regime. Non e’ ancora tardi per costringere il regime a pagare il prezzo delle continue violazioni dei diritti umani” (Testo appello pubblicato da The Daily Beast). Tra i firmatari dell’appello figurano anche Mahvash Alasvandi (due figli uccisi dal regime), Bijan Fathi (due figli uccisi dal regime), Shabnam Assadollahi (imprigionato e torturato), Afshin Afshin-Jam (imprigionato e torturato), Kaveh Taheri (imprigionato e torturato), Marina Nemat (imprigionata e torturata), Shiva Mahbobi (imprigionata e torturata), Salman Sima (imprigionato e torturato) e Roozbeh Farahanipour (imprigionato e torturato).

Insomma, che sia sotto il profilo della sicurezza o sotto il profilo dei diritti umani, l’Iran Deal continua a fare acqua da tutte le parti. Da qualsiasi parte lo si voglia guardare, l’accordo politico promosso dall’Occidente con il regime iraniano, rischia di costare all’intera regione mediorientale un prezzo altissimo sia per quanto concerne la proliferazione di conflitti asimmetrici e laterali e sia per quanto riguarda l’aumento delle repressioni e degli abusi contro i la popolazione iraniana.

Pubblichiamo di seguito il video appello del Sergente americano Bartlett contro l’Iran Deal. Il Sergente e’ stato ferito nel 2005 durante il servizio in Iraq, da una bomba costruita grazie ai fondi del regime iraniano.

[youtube:https://youtu.be/gOCh5UEBkxg%5D

CLEyM1zW8AAWn_L

Una importante delegazione italiana sta arrivando in queste ore in Iran, guidata dal Ministro degli Esteri Gentiloni e dal Ministro Guidi. Con loro, secondo le informazioni della stampa iraniana, saranno presenti importanti rappresentanti del mondo economico, come l’Amministratore Delegato di Eni e i vertici del gruppo assicurativo Sace. Ovviamente, la visita dei membri del Governo italiano in Iran non ha nulla a che vedere con i diritti umani, ormai un tema totalmente scansato o toccato marginalmente e di facciata. Nonostante tutto, gli abusi dei diritti umani che quotidianamente compie Repubblica Islamica, non e’ possibile ne nasconderli ne ignorarli.

Per questo, riteniamo che gli esponenti politici italiani in arrivo a Teheran, debbano porre la questione del rispetto dei diritti umani come precondizione necessaria di ogni nuovo rapporto – politico o economico – con il regime clericale iraniano. Concretamente, chiediamo al Ministro degli Esteri Gentiloni di intervenire per ottenere lo stop immediato della prossima esecuzione capitale del giovane Salar Shadizadi, prevista per il prossimo 10 Agosto. Lo chiediamo non solo perché l’Italia e’ in prima fila per la promozione della Moratoria Internazionale Contro la Pena di Morte, non solo perché l’Iran sotto Rouhani ha impiccato quasi 1500 persone in due anni, ma soprattutto perché questo caso rappresenta una violazione inaccettabile delle normative internazionali. Normative, si badi bene, sottoscritte volontariamente dal regime iraniano.

Salar Shadizadi aveva appena 15 anni quando – nel Febbraio del 2007 – e’ stato arrestato con l’accusa di aver ucciso un suo amico. Secondo la denuncia di Amnesty International, dopo l’arresto il regime ha negato a Salar un avvocato e lo ha anche torturato durante gli interrogatori. Salar, quindi, e’ stato condannato a morte nel Dicembre del 2007 secondo la legge islamica del “qesas”, praticamente l’occhio per occhio dente per dente. Nel 2013 Salar ha fatto richiesta di revisione della sua condanna, sfruttando un nuovo articolo inserito nel Codice Penale iraniano nel Maggio del 2013. La Corte Suprema ha accettato la richiesta di revisione e ha rimandato il caso di Salar Shadizadi nuovamente alla Corte. La Corte, a sua volta, ha chiesto un parere all’Organizzazione di Medicina Legale che, per suo conto, ha affermato di non poter giudicare a sette anni se l’imputato fosse sano di mente mentre commetteva il crimine. Pochi mesi dopo, infine, la Corte Suprema ha deciso di mantenere la sentenza originale, ribadendo la condanna a morte per Salar Shadizadi.

La condanna a morte di Salar e’ illegale secondo le normative internazionali. La Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, approvata dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel 1989 e firmata dall’Iran, stabilisce l’inizio della completa responsabilità penale inizia dall’età di 18 anni, sia per quanto concerne i maschi che le femmine. Il regime clericale, non soltanto non rispetta la stessa normativa a cui si e’ autonomamente sottoposto, ma fa partire la responsabilita’ penale dei “dai nove anni lunari per le bambine e dai 15 anni lunari per i ragazzi”. Sopra queste eta’, quindi, i bambini o i giovani adolescenti, sono punti esattamente come gli adulti. Nonostante la richiesta fatta della Commissione ONU per i Diritti dell’Infanzia all’Iran di rispettare le norme della Convenzione Internazionale, almeno 160 condannati che hanno compiuto il reato in eta’ minorenne sono oggi in attesa dell’esecuzione della loro condanna a morte nelle carceri del regime. 

Chiediamo:

al Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni di intervenire direttamente per impedire la condanna di morte per Salar Shadizadi.

Riteniamo che:

il rispetto dei diritti umani, debba rappresentare la precondizione necessaria per lo sviluppo delle nuove relazioni diplomatiche tra l’Italia e l’Iran.

CHIEDIAMO COERENZA

 

Untitled