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Il regime iraniano ha condannato a cinque anni di carcere Shamiram Isavi, moglie del Pastore Victor Bet Tamraz, ex leader della chiesa Assira Pentecostale iraniana.

Secondo le informazioni che arrivano da Teheran, il regime ha ufficialmente condannato la Isavi con l’accusa di “spionaggio”. La ragione e’ diversa ed e’ legata alla repressione del cristianesimo in Iran.

Shamiram Isavi, come ha dichiarato durante gli interrogatori, ha rifiutato di continuare a praticare il cristianesimo dopo la chiusura della Chiesa Assira Pentecostale. Per continuare a pregare, Shamiram ha preso parte alle messe organizzate dalle cosiddette “Chiese domestiche”, di rito evangelico. Molte di queste chiese, sono segretamente frequentate da numerosi iraniani che abbandonano l’Islam e si convertono al cristianesimo. Un crimine definito nella Repubblica Islamica come “apostasia” e – nei casi peggiori – punibile anche con la morte.

Shamiram Isavi e’ stata arrestata nella sua abitazione, insieme al marito, al figlio e ad altri 12 cristiani convertiti, il 26 dicembre del 2014. Il marito e il figlio sono stati condannati a dieci anni di carcere e oggi attendono la sentenza di appello.

La condanna contro Shamiram Isavi e’ stata emessa dal giudice Ahmadzadeh che, secondo quanto denunciato dagli attivisti per i diritti umani, dal marzo del 2017 ha condannato ben 16 cristiani convertiti a pene detentive che vanno dai cinque ai quindi anni di carcere.

Ricordiamo che, secondo l’articolo del Coventant Internazionale per i diritti civili e politici, ratificato volontariamente dall’Iran nel 1975, “ognuno deve avere la libertà di pensiero, coscienza e religione”. Purtroppo, l’Iran vede questo articolo in maniera restrittiva, non riconoscendo a numerose minoranze religiose – tra cui i cristiani convertiti e i Baha’i – il diritto di esercitare liberamente la loro fede.

Nel marzo del 2017, vergognosamente, il diplomatico iraniano Kazem Gharibabadi – assistente per gli affari internazionali della divisione diritti umani della magistratura islamica iraniana – ha dichiarato che “in Iran nessuno e’ perseguitato per la sua fede”…

Secondo il report Open Doors USA, il regime iraniano e’ tra i primi dieci nel mondo per la persecuzione dei cristiani…

 

 

 

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Egregio Ministro Minniti, Egregio Ministro Orlando, Eregio Ministro Alfano,

Scriviamo a Voi per sottoporvi il caso di Aideen Strandsson, attrice iraniana che, dopo essersi convertita dall’Islam al Cristianesimo, ha deciso di abbandonare la Repubblica Islamica per cercare un rifugio sicuro in Europa. Precisamente in Svezia.

Come Voi saprete benissimo, in Iran la conversione ad una fede diversa dall’Islam, e’ considerata un reato gravissimo, definito come apostasia e per questo e’ prevista anche la pena capitale.

Purtroppo, per ben due volte, le autorità di Stoccolma hanno respinto la richiesta di Aideen di ricevere asilo politico, non riconoscendo all’attrice iraniana il rischio di essere arrestata e impiccata. Per questo, Aideen ha deciso di raccontare ai media la sua storia, sperando di riuscire a salvarsi da un rimpatrio estremamente pericoloso (Christian Post).

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In una intervista rilasciata alla CBN, Aideen ha raccontato di essersi convertita al cristianesimo in Iran e di aver lasciato il Paese, proprio per i rischi che correva. Ha denunciato di aver raccontato la sua storia ai responsabili del Dipartimento Immigrazione in Svezia che, come suddetto, le hanno negato la residenza permanente nel Paese.

Aggiungiamo che, secondo Open Doors, il regime iraniano si trova all’ottavo posto, tra i Paesi che nel mondo perseguono i cristiani, con un livello di persecuzione definito come “extreme”. Solamente nel 2016, 193 cristiani sono finiti delle prigioni iraniane.

Per le ragioni esposte sopra, Egregi Ministri, Vi chiediamo di verificare le notizie diffuse dalla stampa internazionale e – se confermate – di concedere l’asilo politico ad Aideen Strandsson, la cui vita non può essere messa a rischio nel 2017, per delle scelte relative alla libertà di fede.

Libertà che fa parte dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Repubblica Italiana.

Cordialmente,

Collettivo No Pasdaran

L’intervista di Aideen Strandsson alla CBN

 

Alcune copertine dei film fatti da Aideen in Iran

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Due detenuti iraniani di fede cristiana, Hadi Asgari e Afshar Naderi, hanno dichiarato lo sciopero della fame. La misura estrema della protesta è stata presa dai due detenuti, in considerazione dello stato pessimo della loro detenzione e della mancanza di adeguate cure mediche. I due, sono rinchiusi da oltre sei mesi nel carcere di Evin, senza neanche aver subito sinora un reale interrogatorio o aver avuto accesso ad un legale (Mohabat News).

Hadi Asgari e Afshar Naderi sono stati arrestati nell’agosto del 2016, durante un raid delle forze di sicurezza in un giardino private presso Firouzkouh. Con loro sono state arrestate altre tre persone, anche loro di fede cristiana. I cinque, tutti convertiti dall’Islam al cristianesimo, sono stati fermati mentre si erano riuniti per una preghiera. Nel giardino, quindi, le forze di sicurezza iraniane hanno trovato e confiscato anche tre Bibbie e materiale per la preghiera (Mohabat News).

In seguito al raid delle forze di sicurezza, il giardino è stato chiuso, impedendo allo stesso proprietario di accedervi. Le famiglie degli arrestati, quindi, temono che le autorità iraniane possano fabbricare delle prove contro i loro cari e costringerli a firmare delle confessioni forzate (Mohabat News).

Ricordiamo che in Iran, chiunque abbandoni l’Islam è accusato di apostasia e, nei casi più estremi, condannato a morte.

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La detenuta iraniana Maryam (Nasim) Naghash Zargaran, imprigionata per essersi convertita dall’Islam al Cristianesimo, è stata trasferita nuovamente dall’ospedale al carcere di Evin. Maryam era stata ricoverata il 28 agosto scorso per gravi problemi di cuore. Il ricovero era arrivato solamente dopo una durissima protesta della detenuta stessa che, ormai disperata, aveva dichiarato per ben due volte lo sciopero della fame.

Ricordiamo che Maryam Zargaran è stata arrestata nel 2012 con l’accusa di apostasia, per aver scelto di abbandonare la fede mussulmana e convertirsi a quella cristiana. Nel 2013, quindi, Maryam è stata condannata dal giudice Mohammad Moghisseh a quattro anni di detenzione, con l’accusa di aver “messo a repentaglio la sicurezza nazionale”. Per mesi il regime le ha persino negate l’accesso ad un legale. Purtroppo la condanna è stata confermata dalla Corte d’Appello nel luglio del 2013. Paradossale che il regime accusi di mettere a repentaglio la sicurezza dell’Iran, una giovane donna che di mestiere faceva l’insegnante di musica per bambini….

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Maryam Zargaran è anche stata accusata dal regime iraniano di aver collaborato con il Pastore cristiano Saeed Abedini, in particolare di aver cercato di acquistare una proprietà al fine di costruirne un orfanotrofio per bambini. Ricordiamo che il Pastore iraniano-americano Saeed Abedini, arrestato nel 2013, è stato liberato da Teheran nel gennaio del 2016, come parte di uno scambio con gli Stati Uniti. Secondo le inchieste aviate dal Congresso Americano, la Presidenza Obama ha pagato all’Iran 400 milioni di dollari come riscatto.

Il pagamento (in euro e franchi svizzeri), come ormai provato, sarebbe avvenuto per mezzo di un aereo che, segretamente, sarebbe partito da Ginevra e atterrato in Iran con i soldi cash da consegnare al regime. Washington ha provato a giustificare questo pagamento come parte del rilascio di una serie di fondi iraniani congelati dagli Stati Uniti, in seguito alla presa degli ostaggi americani all’Ambasciata di Teheran nel 1979. Recentemente si è svolta una audizione in merito alla Commissione per i Servizi Finanziari del Congresso Americano, di cui vi proponiamo il video complete.

Per approfondire:

Hospitalized Christian Convert Ordered Back to Prison

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Il corpo di Maryam Naghash Zargaran è ormai giunto quasi allo stremo. Maryam, detenuta cristiana condannata a quattro anni di carcere, è arrivata al 23° giorno di sciopero della fame, in protesta contro quella che considera una detenzione illegale e inumana. In realtà, il regime iraniano ha condannato Maryam accusandola di rappresentare una “minaccia alla sicurezza nazionale”. In realtà, i Mullah  non perdonano a questa giovane donna di aver abbandonato l’Islam per abbracciare il cristianesimo.

Maryam ha dichiarato lo sciopero della fame il 5 luglio scorso e ha chiesto di essere rilasciata senza condizioni. I primi quattro giorni del suo rifiuto di alimentarsi, li ha passati insieme alla prigioniera politica Narges Mohammadi, anche lei in sciopero della fame in protesta contro il regime. Il 10 luglio, quindi, Maryam ha pubblicato una lettera dal titolo “è tempo di rompere il silenzio”, denunciando l’illegalità della sua detenzione e gli abusi dei diritti umani da parte di Teheran (Hrana).

Va ricordato che non si tratta del primo sciopero della fame dichiarato da Maryam: la coraggiosa prigioniera politica cristiana, aveva già rifiutato il cibo nel giugno scorso, ottenendo una breve licenza per tornare a casa dopo 10 giorni di protesta. Considerando anche il delicate stato di salute della detenuta, sembrava che il regime fosse disposto ad ammorbidire la sua posizione. Impressione, purtroppo, errata. Senza alcun preavviso, le autorità hanno deciso di riportarla ad Evin, senza garantirle nemmeno le cure mediche di cui ha bisogno. Aggiungiamo che Maryam soffre di un problema al cuore e che, in seguito ad una operazione effettuata a 9 anni, richiede dei costanti trattamenti medici.

Il medico legale che ha visitato in questi giorni Maryam, ha dato il suo parere favorevole al rilascio della prigioniera politica, per ragioni di salute. Nonostante tutto, il Procuratore Generale ha deciso di non tenere conto delle parole del medico e ha rifiutato ogni sorta di perdono.

Vi chiediamo denunciare il caso di Maryam e di firmare la petizione per la sua immediata scarcerazione: Go Petition

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La prigioniera politica Maryam Naghash Zargaran, arrestata per aver deciso di abbracciare il cristianesimo, sta male. Maryam soffre di forti dolori all’orecchio e di costanti vertigini.

Maryam, condannata a 4 anni di detenzione, si trova oggi presso il carcere di Evin. I medici del carcere hanno detto a Maryam che i suoi problemi di salute potranno essere risolti solamente per mezzo di una operazione. Purtroppo, il regime  ha negato alla prigioniera politica il rilascio per motivi di salute, al fine di essere ricoverata esternamente (Freedom Messenger).

Vogliamo ricordare che Maryam Naghash Zargaran e’ perseguitata dal regime sin dal 2011, quando ha deciso di abbandonare l’Islam. Il suo caso e’ direttamente legato a quello del Pastore iraniano-americano Saed Abedini, anche lui sino a poco tempo fa rinchiuso nelle carceri del regime.

In particolare, Teheran accusa Maryam di “apostasia” e di rappresentare una “minaccia contro la sicurezza nazionale”. Maryam era stata brevemente rilasciata nel 2015 sempre per motivi di salute, ma le forze di sicurezza l’avevano presto ricondotta nuovamente ad Evin, nonostante i trattamenti medici fossero ancora in corso.

Nella assurda sentenza di condanna verso Maryam Naghash Zargaran sta scritto: “La Corre considera gli atti commessi dalla prigioniera come parte dei piani dell’Inghilterra e la Palestina Occupata (ovvero Israele), per diffondere la cristianità’ in Iran, al fine di pervertire la società iraniana e allontanarla dall’Islam (Mohabat News).

Cose da Isis

Maryam saluta i genitori prima di tornare in carcere (Ottobre 2015)

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Il Pastore cristiano Youcef Nadarkhani è stato nuovamente arrestato dalle autorità del regime iraniane. L’arresto è avvenuto venerdi scorso e, insieme al Pastore Nadarkhani, è stata arrestata anche sua moglie Tina Pasandide Nadarkhani e altre tre fedeli cristiani.

Secondo quanto è stato reso noto dagli attivisti, Youcef e la moglie Tina sono stati interrogati per diverse ore, prima di essere rilasciati su cauzione. Della situazione degli altre tre arrestati, invece, non si sa nulla (Foreign Desk News).

Come noto, il Pastore Nadarkhani era stato arrestato la prima volta nell’Ottobre del 2009 e condannato a morte dopo essere stato accusato di apostasia da una Corte di Gilan, nella Provincia di Rasht. L’accusa di apostasia era stata decisa in considerazione della decisione di Youcef Nadarkhani di abbandonare l’Islam per abbracciare il Cristainesimo.

Il Pastore Nadarkhani è stato salvato dalla pena capitale solamente grazie alle pressioni internazionali. Pressioni che hanno costretto Teheran a liberare Nadarkhani una prima volta nel Settembre del 2012. Arrestato nuovamente nel Natale del 2012, Nadarkhani è stato quindi rilasciasto una seconda volta solamente nel Gennaio 2013 (CSW.org).

Ricordiamo che, mentre il mondo porta avanti l’appeasement verso Teheran, nelle carceri iraniani restano oltre 90 cristiani innocenti (No Pasdaran).