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Le immagini che vi mostriamo sono di una tristezza davvero rara. A diffonderle è stata la pagina Facebook My Stealthy Freedom – la mia libertà rubata – impegnata attivamente a denunciare e promuovere i diritti delle donne nella Repubblica Islamica. Nella sequenza di fotografie che vederete qui sotto, potrete assistere al significato profondo dell’amore e all’abuso che il regime iraniano mette in atto contro i suoi stessi cittadini. Nelle foto, infatti, vedrete due giovani iraniani abbracciati su una panchina in un parco, apparentemente liberi di volersi bene. Una scena a cui, in Italia, è fortunatamente possibile assistere ogni giorno. Purtroppo, però, in Iran non è cosicontraria all’amore di questi giovani è la polizia morale: nelle immagini successive, quindi, si vede un poliziotto avvicinarsi alla coppia e chiedere loro di esibire i documenti. Dopo aver scoperto, probabilmente, che si trattava di una coppia non sposata, il miliziano islamista decide di arrestare i due ragazzi.

La parte piu’ vergognosa di questa storia, non è solamente relativa all’assurdo divieto di amarsi liberamente nella Repubblica Islamica. La parte piu’ ignobile è legata al fatto che, per potersi amarsi liberamente, spesso i giovani iraniani sfruttano strumenti come il sigheh, ovvero il matrimonio temporaneo. Questo genere di matrimonio, ammesso nell’Islam sciita, permette ad una coppia di sposarsi anche per pochi secondi. Purtroppo, però, proprio per colpa del matrimonio temporaneo, centinaia di donne povere in Iran si danno alla prostituzione, coperte da un ignobile diritto legale di cui, per primi, approfittano proprio i Mullah. Così, si arriva alla paradossale situazione che vede il regime iraniano per un verso vietare ai giovani di amarsi senza paura, e per un altro permettere a migliaia di uomini di sfruttare il corpo della donna a proprio piacimento, senza timore della polizia morale…

1. Due giovani iraniani si abbracciano amorevolmente su una panchina al parco

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2. Dietro la coppia arriva il primo miliziano

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3. Raggiunto da un suo collega, il miliziano obbliga i giovani ad esibire i documenti

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4. I due poliziotti decidono l’arresto della coppia

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5. I due ragazzi, colpevoli solo di essersi abbracciati, vengono arrestati

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La notizia che arriva da Stoccolma, non sarebbe mai potuta accadere nell’Iran dei Mullah. Una coppia di ragazze lesbiche iraniane, Sahar Mosleh e Maryam Iranfar, hanno finalmente coronato il loro sogno d’amore, sposandosi nella capitale svedese. La loro storia dura ormai da nove anni, ma la loro libertà di amarsi è arrivata solamente quando hanno potuto lasciare l’Iran e raggiungere la meta sicura in Europa. Qui, come suddetto, sono state unite in matrimonio dall’Imam Ludovic Mohamed Zahed, clerico sudafricano, anche lui omosessuale. Come si vede dalle fotografie, l’amore tra Maryam e Sahar non ha superato solamente la repressione del regime iraniano, ma anche le dure prove della natura. Sahar, infatti, è costretta da una malattia a vivere su una sedia a rotelle. Nonostante tutti e tutto, queste due donne hanno vinto, dimostrando al mondo il loro coraggio e la loro voglia di amarsi senza confini.

Se queste due donne avessero tenatto di amarsi liberamente in Iran, nella migliore delle ipotesi, sarebbero state condannate al carcere e ad almeno 50 frustate. Nella peggiore delle ipotesi, quella piu’ diffusa, sarebbero invece state mandate direttamente al patibolo. Di recente, vergognosamente, il Capo della Giustizia iraniana, l’Ayatollah Sadeq Amoli Larijani, ha negato le condanne a morte approvate dalla Repubblica Islamica contro i gay. Solamente pochi giorni prima delle parole dell’Ayatollah Larijani, due omosessuali, Abdullah Ghavami Chahzanjiru e Salman Ghanbari Chahzanjiri, erano stati impiccati nel sud dell’Iran.

Senza parole…

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Prima i sunniti, poi i neri americani e adesso Gesu’ e la Vergine Maria. Insomma, la Guida Suprema Ali Khamenei – o per meglio dire il suo staff su Twitter – le sta provando tutte per dare una immagine pulita del regime iraniano. Peccato che, come sempre, la realtà sia ben diversa da quella che la charm diplomacy di Teheran tenta di disegnare. Questa volta, Khamenei ha scelto di fare concorrenza a Papa Francesco e di usare Gesu’ e la Vergine Maria per predicare amore nel mondo via Twitter. In una serie di tweet pubblicati ieri, infatti, il dittatore iraniano ha sottolineato l’amore dell’Islam per il profeta Gesu’ e Maria e ha sottolineato come questo amore obblighi alla lotta contro l’oppressore. Ovviamente, come sempre, l’oppressore è il Grande Satana americano (e tutto l’Occidente) e il Piccolo Satana israeliano. In una foto allegata ad uno dei tweet, non a caso, Khamenei ha mostrato l’Ayatollah Khomeini in compagnia di Monsignor Hilaron Cappucci, noto alle cronache per aver trafficato armi con i terroristi palestinesi…

Come suddetto, ai tweet di Khamenei non corrisponde la realtà della situazione in Iran. La Repubblica Islamica continua senza sosta a perseguitare e arrestare i cristiani in Iran, in particolare coloro che decidono di lasciare l’Islam e abbracciare il cristianesimo. Questi fedeli, colpevoli unicamente di aver scelto liberamente il loro credono, vengono arrestati dai Pasdaran e accusati di apostasia dalle Corti Rivoluzionarie. L’apostasia, per la cronaca, è punibile in Iran con la pena di morte. Questo è stato il caso del Pastore Youcef Nadarkhani, condannato a morte e liberato nel 2012 solamente grazie alle pressioni internazionali. Purtroppo, però, nelle prigioni del regime restano ancora diversi cristiani. Due casi limite, divenuti ormai intollerabili per chi sostiene i diritti umani, sono quelli dei Pastori Saeed Abedini e Farshid Fathi. Saeed Abedini è detenuto dal 2012 ed è stato condannato a 8 anni di carcere per aver abbracciato la fede cristiano evangelica. Proprio in questi giorni, la moglie di Abedini dagli Stati Uniti ha denunciato che il marito è stato minacciato di morte dai sostenitori dell’Isis imprigionati nelle carceri iraniane. Farshid Fathi, anche lui arrestato nel 2012 per essersi convertito al cristianesimo, uscirà di prigione solamente nel dicembre del 2016. Nell’aprile scorso, il Pastore evangelico è stato tra i detenuti malmenati in carcere dirante un raid punitivo dei Pasdaran.

Non solo: nel silenzio del mondo, i cristiani iraniani stanno lasciando la Repubblica Islamica per trovare rifugio in Europa. Due, in particolare, sono i nuovi santuari di questi fedeli in cerca di libertà: la Germania e la Bulgaria. Per quanto concerne la Bulgaria, Nikolai Chirpanliev – Presidente dell’Agenzia Bulgara per i rifuguati – ha rivelato che la comunità di cristiani iraniani di Sofia conta ormai tra i 100 e i 200 membri. “Scappano” – ha rimarcato Nikolai – “per via del regime in Iran, che li perseguita per la loro fede”. In Germania, invece, i numeri sono molto piu’ alti: secondo quanto rivelato dal Guardian, circa 4,500 iraniani di fede cristiana hanno raggiunto negli ultimi mesi Berlino. Il costo di questo viaggio verso la libertà è di circa 30.000 dollari.

Vogliamo infine ricordare che, secondo la denuncia dell’inviato ONU per i diritti umani in Iran, Ahmed Shaheed, attualmente nelle carceri iraniani ci sono almeno 49 cristiani, la maggior parte dei quali rinchiusi per meri motivi religiosi. Di recente, quindi, l’agenzia Mohabat news ha denunciato che il regime iraniano ha inziato a separare i cristiani nel carcere, al fine di evitare la massimo i contatti tra di loro.

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Quello che vi mostriamo qui sotto  è un video davvero eccezionale, non soltanto per la sua rarità, ma soprattutto per il sentimento d’amore che sprigiona. Nel giorno di San Valentino, momento speciale per tutti gli innamorati, vi mostriamo le immagini di un incontro in carcere tra Bahareh Hedayath e suo marito Amin Ahmadian. Bahareh Hedayath è una donna incredibile: studentessa dell’Università di Teheran nella Facoltà di Economia, Bahareh non ha mai avuto timore di esprimere le sue opinioni e rivendicare maggiori diritti per le donne e per tutto il popolo iraniano. Leader dell’organizzazione studentesca Tahkim-e Vahdat, Bahareh è stata arrestata ben quattro volte tra il 2006 e il 2009, sempre con la stessa accusa di portare avanti °propaganda contro il regime”. Fermata l’ultima volta nel dicembre del 2009, la giovane studentessa iraniana è stata condannata nel 2010 a nove anni e mezzo di carcere, da scontare nella prigione di Evin. Nonostante le persecuzioni e la condanna, Bahareh non ha mai avuto timore di continuare la sua lotta, sostenendo la Campagna un milione di firme (per chiedere l’abolizione delle leggi che discriminano le donne) e partecipando alle manifestazioni contro il regime di Ahmadinejad dopo le elezioni truccate del 2009. In un discorso durante la Giornata Internazionale di Solidarietà per gli studenti iraniani, lo ricordiamo, Bahareh da Teheran ha avuto denunciato i fallimenti della Repubblica Islamica e la necessità creare immediatamente un regime diverso, democratico e rispettoso dei diritti umani. Oggi, nonostante le precarie condizioni di salute, il regime continua a tenere Bahareh Hedayath in carcere, violando anche il codice penale iraniano che – teoricamente – permetterebbe ad un carcerato di ottenere la libertà dopo aver servito metà della sua pena.

Nel giorno di San Valentino, firma anche tu la petizione per chiedere l’immediata liberazione di Bahareh Hedayath per restituirla, finalmente, tra le braccia amorevole di suo marito Amin: http://www.gopetition.com/petition/44388.html

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=uqWmdeIbDeQ%5D