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Ai più il nome di Amir Tataloo – all’anagrafe Amir-Hossein Maghsouldloo – non dirà moltissimo. A chi pero’ e’ appassionato di musica e di Iran, questo nome racconta molte cose e la sua recente vicenda in Turchia, ne racconta ancora di piu’ sul pessimo stato di salute del regime iraniano.

Amir Tataloo e’ un musicista iraniano, un rapper, molto famoso e con oltre un milione di followers su Instagram. A fine gennaio Amir e’ stato arrestato in Turchia, mentre faceva scalo per raggiungere Londra, dove si sarebbe dovuto esibire in alcuni concerti. Secondo quanto e’ stato reso noto, Ankara avrebbe fermato Amir in base ad un “red alert” sul suo nome presente nel sito dell’Interpol e inserito direttamente dal regime iraniano. Fortunatamente, grazie anche ad un appello firmato da oltre 40.000 persone, Amir e’ stato liberato ad inizio febbraio.

Per chi conosce la storia recente dell’Iran, il fatto che il regime voglia arrestare Amir Tataloo lascia senza parole. Solamente nel maggio del 2017, Amir si guadagnava i titoli dei giornali per aver pubblicato una canzone in sostegno del programma nucleare iraniano, un pezzo che fu interpretato come un diretto sostegno alle istituzioni del regime.

Peccato che, come ha rivelato lo stesso Tataloo una volta lasciato l’Iran, si trattava di una grande messa in scena, preparata ad arte dal MOIS, il Ministero dell’Intelligence iraniano: Tataloo, infatti, era stato arrestato nel 2013 per la sua attività musicale underground, portata avanti senza il permesso del Ministero della Cultura Islamica. Nel 2016, quindi, era stato ancora una volta messo in carcere per due mesi per aver insultato un giudice durante una udienza del processo a suo carico.

Cosa ha fatto quindi il regime? Sapendo quanto Amir sia famoso nel Paese, ha deciso di usarlo con la forza. E’ stato scritto per lui un pezzo ad hoc e Amir e’ stato piazzato su una nave da guerra iraniana – la Damavand – dove ha girato il videoclip della canzone (che vi mostriamo in basso). Insomma, come rivelato dal rapper nel maggio del 2017, l’intelligence ha costretto Amir a collaborare, pena una dura condanna al carcere.

Purtroppo per il MOIS la verità alla fine viene sempre a galla: Amir ha lasciato l’Iran, sfuggendo all’arresto e ha mostrato non solo la faccia brutale del regime, ma anche quanto sia fortemente privo di legittimità, costretto ad minacciare un artista per cercare di guadagnare un minimo di consenso tra le nuove generazioni.

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Le autorità iraniane hanno ordinato al famoso rapper Amir Tataloo di presentarsi immediatamente davanti alla procura. Per lui il regime ha pronta una nuova accusa di “promozione di valori immorali non islamici” e di “promozione di valori Occidentali non-iraniani” (Journalism Is Not A Crime). Non è la prima volta che il regime si accanisce contro Amir Tataloo, probabilmente uno dei rapper più famosi in tutto l’Iran. Già nel 2013, infatti, Amir era stato arrestato e imprigionato per aver preso parte ad un programma TV trasmesso per mezzo di canali satellitari (le parabole satellitari – e tutti i canali in farsi trasmessi tramite parabola – sono considerati illegali da Teheran).

Il fermo di Amir Tataloo è molto significativo e ben rende l’idea dell’attuale campagna politica che il regime iraniano sta portando avanti contro il cosiddetto “nufuz”, ovvero il pericolo dell’infiltrazione dei “valori Occidentali” in Iran per mezzo della cosiddetta “guerra culturale” o soft war. Amir Tataloo, pur non avendo una licenza ufficiale del Ministero della Cultura e della Guida Islamica, è un artista che il regime ha tollerato negli ultimi tre anni. Lo ha cosi tollerato che, alla vigilia della firma degli accurdi nucleare, l’esercito iraniano (Artesh) lo ha persino ospitato su una sua portaerei per girare un videoclip musicale (video sotto). Il videoclip per un verso intendeva sostenere l’accordo nucleare, ma per un altro voleva sottolineare come l’Iran mantenesse il diritto di autodifesa. Insomma, una canzone in pieno stile nazionalista, ma orientate a lanciare un messaggio di cooperazione.

Il nuovo accanimento contro Amir Tataloo, quindi, segna la fine definitiva di ogni clima di “appeasement” post Iran Deal. Un appeasement che sta costando carissimo. Per arrivare ad un accordo nucleare zoppo e discutibile nel contenuto, l’Occidente ha totalmente abiurato al suo diritto/dovere di pretendere dalla Repubblica Islamica il rispetto dei diritti umani e civili. Il prezzo di questo silenzio sta ricadendo pesantemente sulla testa di decine e decine di attivisti, oppositori politici, artisti e intellettuali, ormai considerati vere e proprie “quinte colonne”. Un “maccartsimo iraniano”, contro cui è necessario agire diplomaticamente, prima che sia troppo tardi.