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Ventiquattro anni fa, il regime iraniano realizzava uno degli attentati piu’ sanguinari della storia contemporanea: l’attentato al centro ebraico AMIA di Buenos Aires, capitale dell’Argentina. In quel terribile attacco, perirono 84 persone innocenti, tra loro anche donne e bambini. La loro colpa: solo quella di essere ebrei considerati da Teheran, utile carne da macello per colpire – indirettamente – lo Stato d’Israele. Due anni prima, ricordiamo, l’Iran aveva compiuto sempre a Buenos Aires un altro terribile attentato contro l’Ambasciata d’Israele in Argentina.

Per l’attentato dell’AMIA, l’Interpol emise mandati di cattura verso i principali esponenti del regime iraniano. Fu richiesto l’arresto dell’allora attache’ culturale iraniano in Argentina Mohsen Rabbani e di alti vertici del regime clericale quali Ahmad Vahidi, Ali Akbar Velayati, Mohsen Rezai, l’Ayatollah Rafsajani e Ali Fallahijan. Purtroppo, dopo la firma dell’Iran Deal – fortunatamente affossato da Trump – alcuni responsabili dell’attentato all’AMIA hanno goduto della fine delle sanzioni internazionali contro di loro. Uno di questi e Ahmad Vahidi, all’epoca dell’attentato a capo della Forza Qods, poi diventato Ministro della Difesa iraniano.

La ferita dell’attentato AMIA in Argentina e’ ancora drammaticamente aperta. Non solo per l’attentato del 1994, ma per tutto cio’ che ha comportato in seguito. Il Procuratore argentino Alberto Nisman e’ stato assassinato poco prima di testimoniare davanti al Parlamento contro l’ex Presidentessa Cristina Fernandez de Kirchner. Il Procuratore Nisman era pronto a rivelare l’accordo fatto dalla Kirchner con il regime iraniano, per coprire le indagini sull’attentato AMIA, in cambio di petrolio.

Fortunatamente, nonostante la morte di Nisman, le autorita’ argentine non si sono piegate, e’ arrivato un nuovo Presidente, e ora la Kirchner verra’ processata per aver depistato le indagini sull’AMIA!

Per non dimenticare…

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iran argentina

Una notizia importantissima arriva dall’Argentina: secondo quanto deciso dal Giudice Claudio Bonadio, l’ex Presidentessa Cristina Fernandez de Kirchner, sara’ processata per il suo ruolo nelle indagini relative all’attentato al centro ebraico AMIA.

Solo per la cronaca, il centro ebraico AMIA di Buenos Aires, fu dilaniato da una esplosione nel 1994. Purtroppo, oltre 80 persone innocenti perirono in quell’attentato. Secondo quanto emerso dalle indagini successive, l’attentato fu deciso dal regime iraniano, organizzato dalla locale Ambasciata di Teheran e realizzato da agenti di Hezbollah. Per quell’atto criminale, l’Interpol emise mandati di cattura per i maggiori rappresentanti del regime khomeinista, tra cui l’ex Ministro della Difesa Vahidi e l’ex Presidente iraniano Rafsanjani.

Arrivata al potere, la Kirchner ha firmato un segreto Memorandum of Understanding con l’Iran nel 2013: in cambio di petrolio ed interessi economici, la Kirchner e il suo Ministro degli Esteri Timmerman, accettarono di sviare le indagini sull’attentato all’AMIA e di coprire le responsabilità iraniane.

Per fortuna c’era il procuratore Alberto Nisman: senza paura, Nisman ha denunciato questo accordo come criminale e illegale. Evidentemente la sua azione ha fatto tremare l’establishment: un giorno prima di testimoniare davanti ad una commissione ad hoc del Parlamento argentino, Nisman e’ stato trovato morto (gennaio 2015). Come provato dalle autopsie successive, si e’ trattato di un omicidio.

Tra le altre cose, Nisman aveva anche rivelato privatamente di avere prove che Hassan Rouhani, attuale Presidente iraniano, fosse direttamente coinvolto negli incontri che portarono alla decisione di compiere l’attentato al centro ebraico di Buenos Aires!

 

 

 

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Finalmente un po’ di sana giustizia: un coraggioso giudice argentino, Claudio Bonadio, ha emesso un ordine di arresto nei confronti dell’ex Presidentessa argentina Cristina Fernandez de Kirchner, chiedendo al Senato di revocarle l’immunità.

Bonadio accusa la Kirchner di alto tradimento per “aver negoziato un accordo segreto con il regime iraniano, al fine di coprire le responsabilità di Teheran nell’attentato terroristico al centro ebraico AMIA, il 18 luglio del 1994″. L’attentato, compiuto materialmente da agenti di Hezbollah e organizzato dai massimi vertici dell’Ambasciata iraniana a Buenos Aires, causo’ la morte di 80 persone innocenti.

Mentre attende il permesso del Senato argentino per mettere le manette alla Kirchner, il giudice Bonadio ha già messo in prigione altri tre personaggi, tutti accusati di essere stati i mediatori dell’ex Presidentessa argentina con l’Iran. Si tratta di Carlos Zannini, segretario per gli affari legali della Kirchner, Luis D’Elia, sindacalista e il clerico mussulmano Jorge Alejandro Khalil. Agli arresti domiciliari e’ finito anche Hector Timerman, ex Ministro degli Esteri argentino, durante il Governo della Kirchner.

Grazie a questi arresti, finalmente, iniziano a trovare giustizia non solo le vittime del massacro dell’AMIA, ma anche il compianto Procuratore Alberto Nisman, colui che per primo aveva indagato contro la Kirchner e che e’ stato ucciso il 18 gennaio del 2015, un giorno prima di testimoniare davanti ad una commissione speciale del Parlamento argentino.

Ad oggi il Governo argentino del Presidente Macri non ha commentato e non e’ dato sapere se, nelle prossime ore, verrà data l’autorizzazione all’arresto di Cristina Kirchner. Ovviamente, ci auguriamo che cosi avverrà e che l’ex Presidentessa argentina paghi per i suoi crimini contro l’umanità.

Ricordiamo infine che, per l’attentato dell’AMIA, l’Interpol emano’ mandati d’arresto per i massimi vertici di allora del regime iraniano, tra cui l’ex Ministro della Difesa Vahidi e l’ex Presidente iraniano Rafsanjani.

La conferenza stampa di Cristina Kirchner, dopo la notizia del mandato d’arresto nei suoi confronti

L’arresto di Luis D’Elia, mediatore per la Kirchner con l’Iran

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Era il 18 gennaio del 2015, quando a Buenos Aires veniva ritrovato il corpo senza vita del procuratore argentino Alberto Nisman. Come noto, Nisman aveva lavorato anni investigando sull’attentato del 1994 contro il centro ebraico AMIA, ove persero la vita oltre 80 civili innocenti.

L’attentato all’AMIA fu opera di Hezbollah, ma i mandanti – come dimostrato dalle indagini internazionali – sedevano nell’Ambasciata iraniana in Argentina e a Teheran. Per quell’attentato, infatti, l’Interpol emise mandati di cattura internazionali addirittura contro l’allora presidente iraniano Rafsanjani.

Negli anni in cui indago’, Nisman fu in grado di dimostrare – attraverso intercettazioni telefoniche – che l’ex Presidentessa argentina Cristina Fernandez de Krichner, aveva agito per coprire le responsabilità iraniane nell’attentato del 1994, allo scopo di firmare accordi petroliferi con il regime islamista. Alberto Nisman, tra le altre cose, mori’ il giorno prima di presentare le prove raccolte davanti ad una commissione speciale del Parlamento argentino.

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Secondo quanto dichiarato alla stampa dal procuratore criminale Ricardo Saenz, una nuova autopsia sul corpo di Alberto Nisman ha dimostrato la presenza di clonazepam – un forte tranquillizzante – e di ketamina, un forte anestetico, usato spesso in veterinaria. Secondo Saenz, quindi, quanto trovato nella nuova autopsia prova indiscutibilmente che Alberto Nisman non e’ morto per cause naturali, ma e’ stato ucciso!

Ricordiamo che, già nel 2015, il Daily Beast aveva messo in luce come, proprio il regime iraniano, fosse tra i probabili mandanti dell’omicidio di Alberto Nisman, probabilmente con settori deviati dell’intelligence argentina, interessati a chiudere la bocca al coraggioso Procuratore.

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E’ morto ieri in Iran l’Ayatollah Hashemi Rafsanjani, ex Presidente, nonchè uomo ombra dell’attuale Presidente Rouhani e colui che ha permesso ad Ali Khamenei di essere nominato Guida Suprema della Repubblica Islamica alla morte di Khomeini (nonostante la mancanza totale dei titoli religiosi richiesti).

La scomparsa di personalità politiche di primo livello del regime iraniano, rappresenta sempre una liberazione. Si tratta, infatti, di figure che hanno direttamente contribuito all’oppressione di un intero popolo e alla morte di innocenti civili. Nel caso di Rafsanjani, inoltre, la sua dipartita rappresenta anche la fine della vita terrena di un vero e proprio fiancheggiatore del terrorismo internazionale. Durante la Presidenza di Rafsanjani, considerato addirittura un ‘moderato’, il regime iraniano ha dato il meglio di sè nel sostegno a terribili azioni di terrorismo internazionale (Washington Institute). Con la benedizione di Rafsanjani, infatti, furono:

  • uccisi nel 1992 a Berlino, all’interno del ristorante Mykonos, importanti rappresentanti dell’opposizione curda iraniana in esilio. I loro nomi erano Sadegh Sharafkandi, Fattah Abdoli e Homayoun Ardalan, a cui va aggiunto il traduttore Nuri Dehkordi. I quattro, vennero crivellati di colpi in una esecuzione in pieno stile mafioso. L’intelligente tedesca accertò il coinvolgimento dell’allora Ambasciatore iraniano in Germania, Hossein Musavian – oggi ricercatore universitario negli Stati Uniti – e dei massimi vertici del regime iraniano (in primis Khamenei e Rafsanjani);
  • venne fatta saltare in aria l’Ambasciata israeliana a Buenos Aires (1992). Ventinove persone innocenti perirono nell’attentato e anche in questo caso, nonostante l’esecuzione materiale da parte di Hezbollah, venne provato il coinvolgimento diretto delle autorità iraniane, nella pianificazione e nel finanziamento dell’attentato;
  • un attentato suicida fece crollare l’intero edificio dell’AMIA, associazione ebraica a Buenos Aires (1994). Nell’attentato perirono oltre 80 civili innocenti. Anche in questo caso, nonostante materialente l’attentato venne compiuto da Hezbollah, l’INTERPOL provò il coinvolgimento delle massime cariche del regime di Teheran ed emise addirittura un mandato di cattura internazionale contro lo stesso Rafsanjani. Nella speciale commissione che diede luce verde a questo attentato, era presente anche l’attuale Presidente Rouhani. Le inchieste del Procuratore argentino Alberto Nisman, dimostrano l’esistenza di un accordo tra l’ex Presidentessa argentina Cristina Kirchner e l’Iran, per mettere a tacere il coinvolgimento della Repubblica Islamica nell’attentato. Nisman ha pagato con la vita le sue inchieste, ed è stato ucciso nel gennaio del 2015, il giorno prima della sua testimonianza davanti al Parlamento argentino sul segreto accordo Buenos Aires – Teheran (No Pasdaran);
  • furono attaccate le Khobar Towers in Arabia Saudita (1996). Perirono 20 persone, per la maggior parte americani in servizio in nel Golfo. L’attentato fu rivendicato da Hezbollah Arabia Saudita e le indagini americane dimostrarono, neanche a dirlo, il ruolo centrale del regime iraniano. Recentemente, i sauditi hanno arrestato la mente di quell’attentato, tale Ahmed al-Mughassil, che per anni ha vissuto nascosto a Beirut sotto protezione di Hezbollah (New York Times).

Al curriculum terrorista di Rafsanjani, va aggiunto il suo ruolo determinate nell’ingresso dei Pasdaran nell’economia iraniana. Con la scusa della ricostruzione post guerra Iran – Iraq, Rafsanjani premise alle compagnie delle Guardie Rivoluzionarie di ottenere contratti in ogni settore del sistema economico della Repubblica Islamica, con il risultato che oggi queste compagnie controllano oltre il 50% dell’economia visibile e tutta quella sommersa (compreso il traffico di droga dalla frontiera con l’Afghanistan).

Questa in breve quanto ha realizzato Rafsanjani per l’Iran e il mondo, nella sua lunga vita di uomo cardine di un regime fondamentalista e repressivo. Per tutte queste ragioni, vanno ritenute ipocrite le lacrime di chi lo piangerà e chi ne tesserà addirittura le lodi. Chi lo farà, infatti, dovrà rendersi conto di aver indirettamente espresso ammirazione per un uomo che, sulla sua strada, ha lasciato prevalentemente sangue e dolore!

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L’Iran non riesce a nascondere il suo vero volto di regime terrorista, anche quando promette esattamente il contrario ai Paesi con cui collabora. Solamente qualche mese fa, infatti, lo Speaker del Parlamento iraniano Ali Larijani, ha visitato il Kenya e promesso una collaborazione con Nairobi nel contrasto al terrorismo.

La promessa non era da poco, visto che nel giugno 2013 una Corte del Kenya aveva condannato al carcere a vita due terroristi iraniani, reo confessi di essere membri della Forza Qods, accusati di pianificare attentati contro target Occidentali nel Paese africano. I due, Ahmad Abolfathi Mohammad e Sayed Mansour Mousavi, erano stati arrestati nel 2012, beccati sul fatto con oltre 15 chilogrammi di esplosivo pronto all’uso.

Nel 2015, quindi, due kenioti – Abubakar Sadiq Louw e Yassin Sambai Juma – avevano ammesso di aver dato assistenza all’intelligence iraniana, sempre al fine di compiere attacchi contro obiettivi Occidentali in Kenya. Anche loro, per la cronaca, ammisero di essere dei membri effettivi della Forza Qods, l’unità speciale dei Pasdaran adibita all’ “esportazione della rivoluzione khomeinista” fuori dai confini della Repubblica Islamica.

Purtroppo, come suddetto, il regime iraniano non riesce a mantenere promesse che non appartengono alla sua reale natura: la propensione a finanziare il terrorismo internazionale. Ecco allora che, in queste ore, giunge la notizia del nuovo arresto in Kenya di due terroristi iraniani, accusati di voler compiere un attentato contro l’Ambasciata di Israele a Nairobi. La parte più drammatica di questa storia è che, come accaduto in passato, il centro dell’organizzazione e della pianificazione di questi attentati, è stato ancora la rappresentanza diplomatica di Teheran. I due terroristi arrestati a Nairobi – Sayed Nasrollah Ebrahim e Abdolhosein Gholi Safaee –  sono stati arrestati mentre andavano in giro con una macchina con targa diplomatica, appartenente alla locale Ambasciata iraniana. Sempre per la cronaca, i due fermati avevano visitato qualche giorno prima i terroristi iraniani condannati al carcere a vita attualmente detenuti nella prigione di Kamiti. Sui loro telefonini sono state trovate fotografie e video dell’Ambasciata di Israele a Nairobi.

Ricordiamo che nel 1994 – come dimostrato dall’Interpol – l’attentato contro il centro AMIA di Buenos Aires, fu organizzato all’interno dell’Ambasciata iraniana in Argentina. In quell’attacco, purtroppo, perirono oltre 80 civili innocenti.

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Non sappiamo come la storia giudicherà il Presidente Americano uscente Barak Obama. Quello che sappiamo con certezza è che, per quanto concerne il Medioriente ed in particular modo l’Iran, sarà ricordato come colui che ha dato nuova linfa vitale ad un regime fondamentalista, probabilmente garantendogli la possibilità di divenire un Paese nucleare nel prossimo futuro. Gli effetti collaterali impazziti dell’Iran Deal, infatti, si vedono quotidianamente. Alcuni di questi hanno riververi geopolitici sulla regione Mediorientale – come ad esempio l’invasione delle milizie sciite filo-Teheran in Siria e in Iraq – altri sono meno visibili, ma certamente altrettanto pericolosi.

Uno di questi effetti collaterali impazziti delle politiche di appeasement obamiane, lo apprendiamo in queste ore dalla agenzia di stampa iraniana ISNA: secondo quanto riportato, la Repubblica Islamica dell’Iran e Cuba, avrebbero concordato di creare un laboratorio congiunto di nanotecnologie all’Avana. L’accordo è stato raggiunto durante la visita a Teheran di Fidel Castro Diaz-Balart, consigliere scientifico del Presidente cubano Raul Castro. Arrivato in Iran, Diaz-Balart ha incontrato il Vice Presidente Sorena Sattari, responsabile per Rouhani del settore Scienza e Tecnologia.

Questa notizia deve preoccupare estremamente la Comunità Occidentale. Com’è noto, senza entrare nei dettagli tecnici, le nanotecnologie sono applicabili non soltanto con scopi positivi, ma anche per pericolosi fini militari. Grazie alla manipolazione della materia a livello di atomo, le nanotecnologie possono permettere lo sviluppo di armi di distruzione di massa non soltanto di tipo nucleare – la miniaturizzazione dell’arma atomica per un suo facile trasporto – ma biologico e chimico. Non solo: anche a livello di strumentazione militare, le nanotecnologie possono permettere la creazione, ad esempio, di mini droni capaci di carpire pericolose informazioni. Certamente, questo genere di consapevolezza e know how in mano al regime iraniano, deve allarmare tutti gli Stati, particolarmente quelli democratici. Ciò, anche alla luce delle relazioni del regime iraniano con numerosi gruppi terroristi – primo fra tutti Hezbollah – che potrebbero usare queste tecnologie per colpire obiettivi Occidentali.

Lo scorso agosto il Ministro degli Esteri iraniano Zarif ha visitato Cuba, avviando una nuova cooperazione. Una cooperazione che prevede anche una influenza religiosa, come dimostrato dal proselitismo dei centri sciiti-khomeinisti nella piccola isola del centro America. Qui, l’uomo chiave di Teheran si chiama Edgardo Ruben Assad, noto come Shoeil. Nato in Argentina, Shoeil è considerato il più influente agente dell’Iran in America Latina, in diretto contatto con il clerico Mohsen Rabbani. Rabbani, oggi emissario di Khamenei a Qom, è stato attaché culturale iraniano a Buenos Aires e, grazie a questa posizione, ha organizzato l’attentato del 1994 contro il centro ebraico AMIA, a Buenos Aires. Su di lui pende un mandato di cattura dell’Interpol.

Qui di seguito due video della TV del regime iraniano in spagnolo, Hispano TV, sulla comunità sciita khomeinista a Cuba. L’uomo che vedrete nel filmato, è proprio Edgardo Ruben Assad…