Posts contrassegnato dai tag ‘America’

000_Nic6467530-e1436533196664-635x357

Il prossimo 4 novembre, come tutti gli anni, l’Iran “celebrerà'” l’anniversario della presa degli ostaggi americani dell’Ambasciata USA a Teheran. Un fatto vergognoso – contro tutte le norme internazionali della diplomazia – che vide 52 ostaggi statunitensi rapiti dai jihadisti Pasdaran iraniani per oltre 400 giorni (dall’11 novembre 1979 al 20 gennaio 1981). Una storia che, teoricamente, dovrebbe far vergognare la Repubblica Islamica. Purtroppo, pero’, quel fatto increscioso fu sostenuto e benedetto da Khomeini e viene annualmente ricordato con celebrazioni di massa in oltre 700 città iraniane. 

Secondo alcune indiscrezioni provenienti dalla Repubblica Islamica, sembrava che quest’anno l’Organizzazione per la Propagazione dell’Islam (OPI) – materialmente responsabile per le celebrazioni del 4 Novembre – avesse dato ordine di non bruciare in piazza le bandiere americane. L’indiscrezione, parlava della richiesta di bruciare le sole bandiere israeliane (sic). Poche ore dopo la diffusione di questa notizia, pero’, l’OPI ha diramato un comunicato stampa, smentendo ufficialmente ogni ipotesi di cambiamenti nel programma. 

Spegnendo ogni speranza di aperture politiche (e mentali), l‘OPI ha chiarito che gli Stati Uniti rimangono il simbolo dell’arroganza e che la nazione iraniana continua a vedere negli USA il nemico numero uno. “Oggi” – precisa l’OPI – “l’America e’ lo stesso Grande Satana. Perciò, il 4 Novembre, la nazione iraniana sara’ presente a Teheran e in altre 770 città del Paese, contro l’arroganza guidata dagli USA” (Iran Press News).

D’altronde – parlando delle aperture possibili verso gli Stati Uniti in seguito all’accordo del 14 luglio – già lo stesso Ali Khamenei aveva chiarito i limiti da seguire. Infatti, come rimarcato dalla Guida Suprema davanti ad un gruppo di Pasdaran, “l’Iran non e’ contro il principio del dialogo; l’Iran e’ contro il dialogo con gli Stati Uniti“. Per rischiare di essere mal interpretato, Khamenei ha poi aggiunto: “Io non sono un diplomatico, sono un rivoluzionario. Io parlo direttamente. Quando un diplomatico parla, dice una cosa e ne intende un’altra. Io parlo chiaro e con sincerità“.

Cosa aggiungere? Ecco i nuovi amici dell’Occidente…

[youtube:https://youtu.be/PVBO27N0ItQ%5D

 

a

Oggi abbiamo deciso di portare all’attenzione dei nostri lettori un articolo proveniente dalla stampa araba, precisamente dal sito libanese NOW. Il contenuto dell’articolo, a firma di Hussain Abdul-Hussain, non rappresenta totalmente la posizione di questo sito, ma il suo significato generale e soprattutto le conclusioni, si sposano perfettamente con la posizione di No Pasdaran in merito all’Iran Deal e alle sue conseguenze geopolitiche. Il pezzo di Hussain Abdul-Hussain, molto significativamente, si intitola “l’America odia i sunniti”. Un titolo forte che, attraverso una serie di fatti, vuole denunciare la percezione di isolamento da parte della componente sunnita del mondo islamico, ovvero da parte della quasi totalità dei mussulmani nel mondo.

Hussain Abdul-Hussain parte da un dato di fatto molto semplice: negli ultimi anni, la politica estera della più importante potenza mondiale, ha nettamente favorito l’ascesa della Repubblica Islamica e determinato una perdita di potere crescente da parte del mondo sunnita. Tutto ciò, rileva Hussain, e’ avvenuto attraverso una serie di doppi standard applicati dalla quasi totalità del mondo Occidentale – nella lunga serie di avvenimenti che ha sconvolto la storia contemporanea del Medioriente.

Partiamo proprio dal nucleare: come noto il mondo sunnita vedeva nel dittatore iracheno Saddam Hussein un attore funzionale al contenimento della spinta espansionista del regime iraniano. La politica Occidentale contro il programma nucleare di Saddam Hussein – anche questo sviluppato clandestinamente – fu molto netta e determino’ non solo l’applicazioni di sanzioni internazionali, ma anche la decisione di parte della Comunita’ Internazionale di abbattere il regime baathista di Baghdad nel 2003. Per la precisione, Hussain Abdul-Hussain – cosi come No Pasdaran – non esprime alcun rimpianto verso un regime assassino come quello di Saddam, ma rileva che, al contrario di quanto accaduto in Iraq, l’Occidente ha scelto non soltanto di non agire contro il programma nucleare iraniano, ma di riconoscerlo ufficialmente. Questo, nonostante il fatto che Teheran sia firmatario del Trattato di Non Proliferazione Nucleare – e quindi già soggetto a normative di controllo ben definite e a tempo indeterminato. In pratica: la scoperta degli impianti clandestini di Natanz e Qom in Iran, invece di portare ad una punizione costante del regime iraniano sino alla chiusura di questi centri illegali, si e’ conclusa con un riconoscimento internazionale.

Non solo: anche gli alleati del regime iraniano, nonostante delle normative internazionali, non hanno pagato alcun prezzo per i loro crimini. Il caso esemplare e’ quello di Bashar al Assad e dell’attacco con armi chimiche avvenuto contro la città di Ghouta nell’agosto 2013. A dispetto delle minacce, Bashar al Assad non ha subito alcuna conseguenza reale in seguito del terribile attacco chimico a Ghouta, in cui perirono centinaia di innocenti. Fu trovato un accordo per l’esportazione all’estero delle armi chimiche di Assad ma, come ammette lo stesso Wall Street Journal in questi giorni, secondo l’intelligence americana il dittatore siriano sarebbe ancora in possesso di armi chimiche e nuovamente pronto ad usarle contro i ribelli. Ovviamente, tutto questo avviene mentre, proprio grazie all’Iran Deal, il regime iraniano riceverà dall’alleggerimento delle sanzioni almeno 150 miliardi di dollari, una cifra enorme che sara’ usata anche per tenere in vita il regime siriano (con o senza Assad, poco importa), le milizie sciite in Iraq e organizzazioni terroriste come Hezbollah.

La critica del quotidiano libanese alla politica del doppio standard Occidentale, pero’, non si ferma al nucleare e al terrorismo iraniano. Anche per quanto concerne la cosiddetta Primavera Araba, il mondo democratico ha applicato un drammatico doppio standard: quanto nel 2009 il regime iraniano represse l’Onda Verde – il movimento di protesta popolare scoppiato a seguito dell’illegale rielezione di Ahmadinejad – il mondo Occidentale non andò oltre una mera condanna diplomatica del regime Khomeinista. Al contrario, quanto gli stessi moti di piazza sono avvenuti nel mondo arabo sunnita, gli Stati Uniti e l’Occidente tutto, hanno impiegato pochi giorni per abbandonare a loro stessi leader politici per anni sostenuti ed elogiati come simbolo di stabilita’ e buon governo. Giustamente, si potrebbe sottolineare che questi leader arabi erano degli autocrati e il Medioriente senza di loro e’ un posto migliore. Critica accettata. A questo punto, pero’, deve essere rilevato come anche gli alleati del regime iraniano hanno ottenuto un trattamento differente. Quando e’ scoppiata la guerra civile in Siria, ben prima che l’opposizione siriana fosse ‘uccisa’ dagli islamisti, l’Occidente non ha fatto nulla di reale per aiutare finanziariamente e militarmente le milizie impegnati a lottare per una Siria libera, laica e democratica. 

La conclusione di Hussain Abdul-Hussain e’ molto chiara: il mondo sunnita si sente profondamente umiliato e percepisce da parte dell’Occidente di essere trattato come un partner di secondo livello rispetto al regime iraniano. Al contrario della retorica Occidentale, quindi, l’Iran Deal non fara’ che aumentare questa sensazione e questo senso di isolamento. Una percezione, reale o immaginaria non importa, che secondo Hussain Abdul-Hussain, non giochera’ a favore degli interessi nazionali degli Stati Uniti (e dell’Occidente tutto) e determinerà solamente un aumento del potere di organizzazioni terroriste e radicali come Isis e al Qaeda. 

[youtube:https://youtu.be/I3u68oZf_vY%5D

 

Iran_nuclear_weapons
Qualche giorno fa Henry Kissinger, ex Segretario di Stato, è stato nominato il piu’ influente diplomatico della storia americana. Proprio per questo, le sue parole sono sempre estremamente ascoltate, anche dagli stessi membri del Congresso e del Senato statunitense. Il 29 gennaio scorso, quindi, Kissinger è stato ricevuto dalla Commissione per gli Affari militari del Senato (Commission Armed Service), presieduta dal Senatore John MacCain. Obiettivo della sua audizione, era quello di parlare della situazione generale della politica estera e di sicurezza americana, in particolare delle attuali aree di crisi. Tra gli argomenti toccati da Kissinger, quindi, c’è stata anche la questione del negoziato sul nucleare tra l’Iran e la Comunità Internazionale.

 Affrontando questo tema delicato, Kissinger ha affermato: “il negoziato nucleare con l’Iran è cominciato come uno sforzo interazionale, fondato su sei risoluzioni delle Nazioni Unite, per impedire all’Iran la capacità di sviluppare l’opzione nucleare. Oggi, questo dialogo si è trasformato essenzialmente in un negoziato bilaterale (Iran-Stati Uniti). con lo scopo di ottenere un ipotetico accordo che ponga un limte ipotetico di un anno rispetto al breakout ipotizzato. L’impatto di questo approccio sarà quello di passare da una strategia di prevenzione della proliferazione nucleare, alla semplice gestione della proliferazione stessa“. A tal proposito, l’ex Segretario di Stato di Nixon ha aggiunto: “Se gli altri Paesi della regione concludessero che l’America ha approvato lo sviluppo di una capacità di arricchimento che potrebbe portare (l’Iran) alla costruzione di una una bomba nucleare entro un anno, e se questi insisteranno a loro volta per sviluppare la stessa capacità, noi vivremo presto in un mondo di proliferazione nucleare in cui tutti – anche se l’accordo dovesse essere mantenuto – saranno vicini al “punto di innesco”.

Lo stesso timore, quindi, è stato espresso e rafforzato anche dall’esperto militare Antony H. Cordesman. In un articolo pubblicato per la Reuters, Cordesman ha concentrato la sua attenzione sul programma missilistico iraniano, totalmente ignorato dal negoziato internazionale (nonostante le risoluzioni Onu) e direttamente collegato al programma nucleare. “L’Iran” – scrive Cordesman – “ha già una capacità missilistica capace di colpire tutta l’area del Golfo e il Medioriente. Questa forza, però, manca di precisone e per questo, la sua letalità può causare enormi danni ai Paesi Arabi del Golfo o agli Stati vicini…Se l’Iran riuscirà ad acquisire la bomba nucleare, questo cambierà radicalemente l’equilibrio verso gli Stati Arabi, privi di questa capacità nucleare. Perciò, ciò avrà un influenza diretta sulla capacità dei vicini Arabi di usare la forza aerea come deterrente verso Teheran. E’ questa la ragione per la quale l’Arabia Saudita e gli altri Stati del Golfo, sono così preoccupati del negoziato tra il P5+1 e l’Iran. I loro Governi non vedono la minaccia iraniana contro il programma nucleare di Israele. Loro vedono la minaccia nucleare Iraniana contro il mondo Arabo…Queste, quindi, sono i motivi per cui l’Arabia Saudita e gli altri Stati del Golfo stanno comprando oltre 50 miliardi di dollari di nuovi armamenti…L’Iran pone un complesso di minacce che vanno oltre le sue capacità nucleari e la maggior parte di queste minacce resterà in piedi indipendentemente dai risultati del negoziatiato del 5+1“.

Nelle stesse ore in cui le agenzie battevano le parole di Kissinger, quindi, dal  Cairo giungeva una interessante notizia: durante la visita in Egitto, Putin ha firmato con il Presidente al Sisi un accordo per sviluppare il programma nucleare egiziano. Secondo l’accordo, grazie al sostegno di Mosca, l’Egitto costruirà presto il suo primo impianto nucleare presso la città di El Dabaa. A questa cooperazione nucleare, quindi, si affiancherà anche quella puramente militare. Ora, se è vero che un indizio non fa una prova…certamente deve almeno far riflettere profondamente…

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=h9t4Qif7W9U%5D

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=qA1e5Epwynw%5D

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=RSsLf8N-dqc&feature=share&list=UUpBvIBfZ-foo5ZbLH5O0N4g%5D

A

In una lezione trasmessa in diretta dal primo canale della TV nazionale iraniana IRIB, Hassan Rahimpour Azghadi, membro del Consiglio Supremo Iraniano per la Rivoluzione Culturale, ha insultato i popoli Occidentali definendoli come un “mucchio di animali” (testualmente in inglese a “bunch of animals”). Nella stessa occasione, Azghadi, ha definito la rappresentante europea per la politica estera Lady Ashton come una “vecchia signora” e il Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon come un “pupazzo” in mano agli americani. Purtroppo c’e’ di peggio (se possibile): il rappresentante del regime iraniano, molto vicino alla Guida Suprema Ali Khamenei, ha invitato il Governo Rohani a non piegarsi alle richieste internazionali, affermando che – dopo l’accordo sul nucleare – gli americani chiederanno all’Iran anche di “rispettare i diritti degli omossessuali…” (sic).

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=LPiyH5lt2dg%5D

Hassan Rahimpour Azghadi non è nuovo ad affermazioni clamorose ed è noto per il suo odio verso il mondo cristiano e tutto l’Occidente. Nel 2011, ad esempio, affermò che il regime iraniano doveva prendere la leadership dell’Islam nel mondo e per questo essere pronto ad inviare agenti nel cuore dell’Europa, in tutta l’Africa ed Estremo Oriente. Il fine di questi uomini, secondo Azghadi, sarebbe quello di preparare azioni di sabotaggio al fine di liberare il popolo mussulmano. Si badi bene a non definire le posizioni di Azghadi come un caso isolato all’interno del regime iraniano. Non solo, come suddetto, Azghadi è molto vicino all’uomo più potente in Iran (Ali Khamenei), ma le sue lezioni sono costantemente trasmesse in diretta TV sul secondo canale IRIB, in un programma significativamente intitolato “Un modello per il futuro. Non solo: Azghadi siede in una istituzione potentissima. Il Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale, di cui è parte anche Hassan Rohani, è stato creato personalmente da Khomeini e ha la sua sede centrale a Qom. Il suo fine è quello di assicurare che il popolo iraniano segua la dottrina islamica sciita al 100%. Le decisioni del Consiglio possono essere cambiate solamente dalla Guida Suprema Ali Khamenei. Nel 2009, tra l’altro, fu proprio questo istituto che decise di estromettere il leader dell’Onda Verde, Mir Hossein Mousavi, da resposabile dell’Accademia delle Belle Arti iraniana.

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=1eEBcD1vyk4%5D

Vogliamo infine ricordare, che il razzismo del regime iraniano verso l’Occidente non è affatto nuovo. Solamente pochi mesi fa, proprio la Guida Suprema Ali Khamenei, definì la °razza occidentale° come barbara, avezza a picchiare le donne nelle loro case ed a uccidere con facilità (testualmente disse “ammazzano le persone senza troppi problemi“). Significativamente, fece questo discorso davanti ad un gruppo di donne completamente coperte, in linea con gli standard oppressivi imposti dagli Ayatollah in Iran.

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=m1uqBsFJfIE%5D

imagesCAT59M9X

A pochi giorni dall’applicazione dell’accordo di Ginevra, i negoziati tra l’Iran  e le grandi potenze – Stati Uniti in testa – proseguono. In questi giorni, quindi, il Presidente Hassan Rohani, via Twitter, ha dichiarato che gli artisti debbono essere in grado di esprimere le loro qualità liberamente. In un tweet che ha fatto il giro del mondo (vedi sotto), Rohani ha rimarcato come l’arte non debba essere posta il controllo del Governo, ma unicamente sotto la supervisione degli artisti stessi. Peccato che, ancora una volta, si tratta puramente di propaganda via social networks.

rohani arte

A dispetto delle belle parole, però, il regime continua a perseguitare senza sosta gli artisti iraniani: solamente dall’inizio del 2014 due poeti – Mehdi Mousavi and Fatemeh Ekhtesari – sono stati arrestati e costretti a consegnare i passaporti all’unità di intelligence dei Pasdaran, mentre un evento dedicato alla poetessa Forough Farrokhzad è stato cancellato due giorni prima del suo inizio. L’evento, organizzato a Teheran dalla rivista Chelcheragh, era previsto per il 12 gennaio, ma il 10 del mese la Corte Rivoluzionaria ha reso espresso il suo parere contrario, giustificandolo con vaghi motivi tecnici. Secondo indiscrezioni, la ragione delle cancellazione dell’evento è da collegare alla probabile presenza dell’ex Presidente riformista Khatami, ormai consideranto dal regime degli Ayatollah come un vero e proprio nemico interno.

Nel mentre, purtroppo, un altro tipo di arte dedicata all’odio e alla morte, va in scena liberamente in Iran. Mentre Teheran predica pace e amore con l’Occidente, un festival è stato interamente dedicato nella Repubblica Islamica allo slogan “morte all’America“. L’ “artista” che meglio riuscirà a sintetizzare questo slogan, vincerà ben 70 millioni di Toman, ovvero oltre 2000 euro. Si tratta di una nuova riprova che, Rohani o non Rohani, in Iran nulla è cambiato, al di là dello stile negoziale e delle parole di circostanza.

Pastor-Saeed-Abedini-jailed-in-Iran

Ancora una volta il regime iraniano stende la sua mano coperta di sangue sulle minoranze iraniane-.ncora una volta la persecuzione si abbatte sui cristiani. Questa volta, a rischiare la vita, è Saeed Abedini, 32 anni, cittadino iraniano naturalizzato americano che ha deciso di convertirsi al cristianesimo. Saeed ha lasciato da tempo l’Iran e vive, dovremmo dire meglio “viveva”, in America con sua moglie Naghmeh e i loro due figli. Nel 2009 il regime aveva fermato Saeed con l’accusa di aver abbandonato l’Islam, una reato che nella Repubblica Islamica è punito con la morte. Dopo durissimi interrogatori e il rischio di perdere la vita, in cambio della libertà e di poter riabbracciare i suoi cari, Saeed accettò di non professare più pubblicamente la sua fede cristiana in territorio iraniano.

Nel settembre scorso, tornando in Iran per una semplice visita, Saeed è stato arrestato nuovamente. Da mesi, quindi, si trova rinchiuso nel carcere iraniano e, poco tempo fa, ha anche inviato una lettera alla moglie lamentando di essere stato picchiato più volte durante questi mesi di detenzione. Questa settimana la Corte Rivoluzionaria iraniana dovrà decidere del destino di Saeed e, visto il precedente arresto, potrebbe infliggergli una pena durissima (come suddetto, esiste anche il rischio della pena capitale). La famiglia di Saeed è rimasta enormemente meravigliata dopo aver saputo del suo arresto: Saeed lavorava per la costruzione di un orfanotrofio per i bambini iraniani vicino alla città di Rasht, ma la moglie ha assicurato che il progetto era completamente in linea con le norme e le ristrettezze imposte dal regime. Prova ne è che Saeed, dal 2009 ad oggi, si è recano in Iran nove volte, senza essere mai fermato.

Si tratta dell’ennesimo segno della radicalizzazione del regime iraniano, un fatto che rischia – ancora una volta – di far perdere la vita ad un innocente, colpevole solo di voler professare liberamente la propria fede e di voler aiutare i più deboli.

Ci appelliamo alla Comunità Internazionale per la liberazione, immediata e incondizionata, di Saeed Abedini!!! Firma anche tu la petizione internazionale: http://aclj.org/iran/save-american-pastor-iranian-abuse-imprisonment

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=6poXsRrQdSs%5D

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=Itham0K1eaE%5D