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In una intervista concessa alla TV di Hezbollah, al Manar, l'”Ambasciatore” Palestinese in Iran Salah Zawawi, ha rilasciato delle dichiarazioni vergognose e sconvolgenti. Zawawi, infatti, ha chiaramente detto che la “guerra” dei palestinesi non è solamente contro “il nemico sionista”, ma contro “l’impresa Occidentaele”. Una impresa che, sempre secondo Zawawi, avrebbe come scopo la creazione di un grande Israele per disintegrare il mondo arabo e quello islamico. Proprio per sconfiggere questo complotto, il rappresentante palestinese in Iran dichiara di pregare Allah che l’Iran produca 1000 bombe atomiche, da usare per difendere i principi della Rivoluzione Khomeinista….

La scorsa settimana il regime iraniano ha organizzato una conferenza in sostegno alla Intifada ove, senza remore, Khamenei ha definito nuovamente Israele un tumore da eliminare e invocato la guerra santa. Il Presidente Rouhani, a sua volta, dopo aver elogiato la Guida Suprema, ha descritto lo Stato ebraico come un “fake regime” (Equality Italia).

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Iraniano cristiano frustato per blasfemia nel 2007

Iraniano cristiano frustato per blasfemia nel 2007

E’ prevista oggi l’inagurazione della vergognosa Fiera di Roma dedicata all’Iran. Una Fiera tutta riservata al regime khomeinista che, secondo le informazioni di stampa, vedrà addirittura la presenza odierna del Ministro Calenda per la giornata di inaugurazione (AGI). Nel video di presentazione della Fiera di Roma “solo Iran”, neanche a dirlo, non si fa minimamente menzione alla reale natura del regime e agli altissimi rischi di investimento in un Paese dove regna la corruzione e dominano le imprese controllate da Khamenei e i Pasdaran (Gaiaitalia.com).

C’è di peggio: mentre il Ministro Calenda si appresta ad esprimere parole di elogio ed incoraggiamento del business con l’Iran, a Teheran si sta per compiere l’ennesimo crimine contro i diritti umani. Secondo quanto riportano le agenzie, infatti, tre mussulmani convertiti al cristianesimo – Yaser Mosibzadeh, Saheb Fadayaee e Mohammed Reza Omidi – saranno presto frustati in pubblica piazza (Aina.org). I tre, infatti, sono stati arrestati a Rasht lo scorso Maggio e accusati di blasfemia. Condannati ad 80 frustate, i tre sono stati rilasciati su cauzione nell’attesa di subire la sentenza subita. Purtroppo, quell’attesa è terminata. Ricordiamo che secondo quanto riportato da Open USA’s World Watch List, il regime iraniano è il nono al mondo per repressione nei confronti dei cristiani.

Davanti a questi abusi criminali, resta silente anche l’Ambasciatore italiano a Teheran, Mauro Conciatori. Evidentemente Conciatori, assai impegnato a sottolineare le affinità culturali tra Italia e Iran, non riesce ad avere il tempo per vedere quanto succede intorno a lui nella Repubblica Islamica…Ci fa un pò paura l’idea che l’Ambasciatore Conciatori, veramente creda che il Paese che egli rappresenta, l’Italia, abbia qualcosa in comune con un regime che vela le donne, applica l’apartheid ai Baha’i, impicca i detenuti e frusta in pubblico chi abbandona l’Islam

 

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All’ipocrisia, come noto, non c’e’ mai fine. Un altro esempio di questa verità, lo ha dato in questi giorni il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

Dopo l’attentato al Pulse di Orlando , infatti, Emiliano ha testualmente dichiarato: “Questa strage terribile, un atto terroristico che ha preso come bersaglio la comunità LGBTQI, mi ha colpito profondamente. Vorrei dedicare questa giornata di lavoro ai diritti degli uomini e delle donne della Puglia come del resto del mondo, per la libertà, senza la quale niente di tutto ciò che facciamo avrebbe senso”.

Un messaggio  da applausi, se non fosse per il fatto che, come spesso capita, chi predica bene razzola male. Il Presidente Emiliano, rientra esattamente in questa categoria.

Come dimenticare che, solamente poche ore prima della strage del Pulse, Emiliano ha ricevuto in pompa magna l’Ambasciatore Mozzaffari, rappresentante del regime di Teheran in Italia. Durante l’incontro con Mozzaffari, Emiliano ha benedetto ogni tipo di rapporto con la Repubblica Islamica, approvando anche un gemellaggio tra la Regione Puglia e la Regione di Hormuz Gan in Iran (Borderline24.com).

Peccato che, se veramente Emiliano crede in quello che dice, non dovrebbe neanche aprire la porta al rappresentante in Italia di Khamenei. L’Iran, come stranoto in tutto il mondo, condanna a morte gli omosessuali, secondo delle leggi ben chiare del codice penale. Non solo: quando non li manda al patiboli, li costringe indirettamente ad operarsi per cambiare sesso. Una operazione parzialmente sostenuta anche dallo Stato, che pero’ non vede alcun processo di inclusione nella società di coloro che decidono di fare questo passaggio. Al contrario, queste persone vengono lasciate ai margini e sono spesso costrette a prostituirsi. Una prostituzione legalizzata in Iran, grazie al cosiddetto “matrimonio temporaneo”, una bella trovata dei clerici khomeinisti per andare a “mignotte” salvandosi dal peccato…

Non e’ tutto: il massimo rappresentante del regime iraniano, tale Ali Khamenei, ha spesso insultato pubblicamente gli omosessuali, definendoli la causa della decadenza Occidentale e responsabili di un “grave peccato”. Tutto questo evitando di ricordare ad Emiliano come l’Iran umilia le donne e quella stessa libertà di cui il Presidente della Puglia parla nel suo messaggio.

Se davvero ad Emiliano interessano i diritti LGBTI, se davvero ha a cuore i diritti delle donne e la libertà, gli suggeriamo vivamente di rispedire al mittente le offerte del regime iraniano, e di abbracciare la campagna per la libertà di attiviste come Narges Mohammadi, da mesi incarcerate per aver detto no alla pena di morte e no al fondamentalismo islamico. 

La differenza tra chi veramente crede in quello che dice e chi semplicemente vuole farsi pubblicità, sta tutta qui…

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La Giordania ha deciso di richiamare per consultazioni il suo Ambasciatore a Teheran. La decisione di Amman arriva, significativamente, dopo la dura condanna dell’Organizzazione di Cooperazione Islamica contro l’Iran per il suo sostegno al terrorismo, e dopo il fallimento del vertice di Doha sul petrolio.

Come sottolineato da Mohammed Momani, Portavoce del Governo giordano, la decisione del Regno Hashemita e’ la diretta conseguenze dall’interferenza iraniana negli “affari interni dei Paesi Arabi” (Rferl.org).

La notizia della decisione di Amman arriva mentre negli Emirati Arabi Uniti viene processata una cellula di Hezbollah, accusata di aver lavorato dal 2004 al 2013 al servizio del regime iraniano e di aver raccolto informazioni sensibili sulla sicurezza degli Emirati. La cellula, per quanto e’ dato sapere, usava anche i ricatti sessuali per estorcere informazioni preziose (Gulf News).

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Ci svegliamo stamattina con un tweet che arriva direttamente dalla Ambasciata Italiana in Iraq. Il tweet, con tanto di foto allegata, informa dell’incontro tra l’Ambasciatore Italiano in Iraq. Marco Carnelos, con il suo omologo iraniano, Hassan DanaeifarOra, esternandoci dalle posizioni politiche, rileviamo che – per un verso – questo incontro e’ certamente parte dell’attivita’ diplomatica dell’inviato della Farnesina a Baghdad. Per un altro verso, pero’, questo incontro pone una serie di interrogativi molto importanti. Interrogative che, non solo concernono la tipologia dell’incontro, ma anche e soprattutto il suo contenuto. Rivolgiamo quindi una serie di domande direttamente all’Ambasciatore Carnelos, sperando di ricevere risposte (che ovviamente pubblicheremo senza alcun problema). Vediamo cosi non ci quadra di questo incontro:

  1. L’Ambasciatore iraniano a Baghdad, Hassan Danaeifar, non e’ un vero e proprio diplomatico. Come dichiarato dallo stesso Qassem Soleimani al Generale americano Petraeus, l’ambasciatore iraniano in Iraq appartiene alla Forza Qods, unita’ dei Pasdaran per le azioni esterne (ovvero per gli attentati), e soprattutto inserita nella lista delle organizzazioni terroriste dagli Stati Uniti e dal Canada. Ora, sebbene questa stessa designazione non e’ stata ancora formulata dalla UE, ci chiediamo se davvero sia il caso per un diplomatico italiano, di incontrare un rinomato membro dei Pasdaran, responsabile diretto dell’instabilità che attraversa oggi l’Iraq e, soprattutto, della morte di centinaia di soldati della coalizione internazionale?
  2. Per quanto concerne gli attentati avvenuti in Iraq, vogliamo ricordare i terribili attacchi subiti dai militari italiani a Nassiriya. Ora, a tal proposito, vogliamo chiedere all’Ambasciatore italiano se: – e’ consapevole che, l’attentato del 2003 contro i militari italiani a Nassiriya, vede indirettamente responsabile la Repubblica Islamica? A Teheran, infatti, era attiva un centro di coordinamento dei jiadisti di al Qaeda, legati al terrorista al Zarqawi…; – e’ consapevole che sono stati gli iraniani, in particolare i membri della Forza Qods a finanziare gli attacchi del 2004 compiuti dell’Esercito del Mahdi contro i soldati italiani (famosa battaglia dei due ponti)?
  3. I Pasdaran sono i primi responsabili della politica settaria messa in atto dall’ex Primo Ministro iracheno al Maliki. Una politica che ha fatto fallire il surge di Petraeus, ha allontanato dal potere i curdi e i sunniti e ha praticamente permesso ad Isis di espandersi dalla Siria all’Iraq (sua base originaria). Ora, ci chiediamo se l’Ambasciatore ha domandato al suo ‘omologo’ iraniano qualcosa in merito al comportamento delle milizie sciite, addestrate e finanziate dall’Iran, attualmente attive sul territorio iracheno? Ci poniamo questa domanda, soprattutto alla luce delle parole del Generale Petraeus che, di recente, ha bollato le milizie sciite come strategicamente più pericolose di Isis…;
  4. In merito alla protezione dell’unita’ dell’Iraq, ci chiediamo se l’Ambasciatore italiano ha chiesto conto al suo ‘omologo’ delle parole dei dirigenti della Repubblica Islamica in merito alla loro visione dell’Iraq? Soprattutto, ci riferiamo alle parole di Ali Younesi, consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei, che ha pubblicamente annunciato che la “capitale dell’impero iraniano si trova a Baghdad”Ci chiediamo anche se l’Ambasciatore italiano ha chiesto al Pasdaran Danaeifar, come mai durante la visita in Iran, il Primo Ministro iracheno al Abadi sia arrivato in compagnia di Abu Mahdi al-Mohandes, leader della milizia sciita Kataib Hezbollah?
  5. Chiediamo, quindi, cosa pensa l’Ambasciatore italiano Carnelos, delle denunce fatte dell’ex Presidente del Parlamento Europeo Struan Stevenson? Stevenson ha direttamente accusato (video sotto) l’Iran, al Maliki e le milizie sciite, di portare avanti una campagna di assassinio degli oppositori politici in Iraq e di aver permesso l’espansione di Isis…
  6. Ci chiediamo, infine, se durante l’incontro con l’agente della Forza Qods, l’Ambasciatore Carnelos ha chiesto conto delle denunce che arrivano dal Kurdistan iracheno, in merito alle azioni che la Repubblica Islamica sta compiendo per provocare la caduta di Barzani, alleato dell’Occidente nella lotta contro Isis (link?

Non sappiamo se l’Ambasciatore Carnelos risponderà mai alle nostre domande o se, per lui, lo farà qualche suo collaboratore o la Farnesina stessa. Dati i precedenti, onestamente, non abbiamo grandi aspettative. Nonostante tutto, ribadiamo la dispobilita’ a pubblicare qualsiasi replica ufficiale e soprattutto, ci auguriamo che l’Italia non pensi davvero di poter sconfiggere Isis attraverso una alleanza con i jihadisti sciiti. Sarebbe proprio quello che il Califfato aspetta per cancellare dalle mappe l’Iraq e aumentare la repressione (spesso vero e proprio genocidio) verso gli sciiti iracheni.

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L’Ambasciatore Terzi è da sempre noto come uno dei maggiori esperti di tematiche internazionali e, particolarmente, della questione iraniana. Per questo, quando parla della posizione italiana sul negoziato tra Iran e P 5+1, l’Ambasciatore va dritto al nocciolo del problema: “sull’accordo nucleare con l’Iran, Pistelli, Gentiloni e Renzi formano un ‘trio d’illusionisti’. Per l’ex Ministro degli Esteri italiano, infatti, l’accordo che sta prendendo forma è influenzato dalla volontà di giungere, anche a costo di assumere dei rischi ulteriori sul piano della sicurezza, a un’intesa che consenta la piena riapertura del mercato iraniano.

  • Ambasciatore Buongiorno, con la chiarezza che La distingue da sempre, ci può dire cosa non va nell’accordo nucleare con l’Iran che sta prendendo forma dopo la Dichiarazione di Losanna?

Guardi, le riassumo i punti salienti in breve sintesi:

1) le sanzioni occidentali sono state misure risolutive per riportare il Paese al tavolo del negoziato. Dalle dichiarazioni rilasciate dai vertici iraniani, circa l’interpretazione dell’accordo di Losanna, sembra che l’intesa finale venga condizionata alla rimozione contestuale e completa di tutte le sanzioni. Il che vuol dire, data l’impossibilità di immaginare il reintegro di misure sanzionatorie nel caso in cui l’Iran violasse l’accordo nucleare, che ci si priverebbe dell’unica leva per continuare ad influire su una piena “compliance”. Non è un caso che l’interpretazione data dal gruppo dei 5+1 all’intesa di Losanna sia quella di una rimozione delle sanzioni progressiva, diluita nel tempo e strettamente condizionata.

2) da molte parti si rileva che l’accordo è reversibile in qualsiasi momento da parte Iraniana, come d’altra parte si evince dalle stesse dichiarazioni di esponenti governativi a Teheran. Il che, fra l’altro, deriva anche dalla possibilità riconosciuta a Losanna di mantenere tutte le infrastrutture nucleari di cui attualmente il Paese dispone, incluse le centrifughe. Vi sono inoltre notizie recentissime, di fonte Aiea, sulle perduranti attività di arricchimento dell’uranio, ben al di là degli stock previsti dalle intese quadro, che renderebbero ancor più complicata la “messa in sicurezza” delle tonnellate di materiale fissile già esistente e rapidamente convertibile in un certo numero di ordigni nucleari.

3) Vi sono poi altri aspetti preoccupanti. Essi riguardano l’elevato numero di centrifughe di cui il Paese continuerebbe a disporre, quasi doppio a quel tetto di seimila che gli esperti occidentali giudicavano sino a poco tempo fa una soglia critica. Si tratta di centrifughe che potrebbero essere sostituite da altre di ultima generazione, diversamente dalle assicurazioni fornite dai negoziatori alle proprie opinioni pubbliche e Parlamenti. Vi è infine l’incognita delle ispezioni. Secondo quanto assicurano anche esponenti del nostro Governo, gli iraniani non porrebbero alcuna restrizione. Dichiarazioni recenti delle Autorità iraniane, e persino del Presidente Rouhani, escludono nel modo più tassativo che le ispezioni possono riguardare siti militari, essendo ovviamente responsabilità interamente iraniana decidere quali siti sono militari e quali no;

4) la durata dell’accordo non potrà in ogni caso superare i cinque anni, anziché coprire i 10/15 anni come dichiarato dai negoziatori.

  • Eppure Ambasciatore, nonostante questi (fondamentali) punti critici, la diplomazia italiana sembra esaltata dal possibile prossimo accordo con l’Iran. Tra Roma e Teheran ormai è un viavai di delegazioni politiche ed economiche…

Purtroppo si, mentre in una situazione così delicata sarebbe d’obbligo la prudenza proprio per evitare passi falsi, sottovalutando un “rischio Paese” che potrebbe diventare molto oneroso per i nostri imprenditori. La complessità e le incognite dell’accordo di Losanna dovrebbero consigliare estrema cautela, anziché favorire la diffusione di premature certezze, dopo i continui viaggi di nostri esponenti di Governo in Iran

  • E intanto il radicalismo islamico aumenta…e non solo in campo sunnita….

Purtroppo dobbiamo continuare a fare i conti con una doppia matrice di fondamentalismo islamico: una sunnita, con Isis, Al Qaeda, Hamas, Boko Aram e altre formazioni che radicalizzano lo scontro anche in Europa e in Italia, e l’altra quella sciita, con organizzazioni e milizie come Hezbollah, Badr, i collegamenti con gli Houti yemeniti e le milizie sciite irachene, i centri culturali e le associazioni sostenute finanziariamente in Europa – anche in Italia – da entità iraniane, attive nella radicalizzazione  delle comunità islamiche.

  • Come valuta la situazione dei diritti umani più in particolare il recente arresto di Narges Mohammadi?

Mi capita talvolta di sentire da personalità politiche che insistono per ogni possibile riavvicinamento all’Iran l’affermazione che non si dovrebbe per parte nostra dar troppo peso alla situazione dei diritti umani in tale Paese dato che vi sono altri Paesi alleati dell’Occidente nei quali, ad esempio, i diritti della donna sono gravemente violati, la tortura e la pena di morte praticata, la liberta di religione repressa.  Tutto ciò è vero.  Ma trovo politicamente e moralmente riprovevole giustificare con la diffusione di comportamenti inumani, banditi da decenni dal diritto internazionale, lesivi della dignità e delle libertà fondamentali dell’individuo, il silenzio assoluto che domina, su questi temi, in molti incontri bilaterali e multilaterali.

La situazione dei diritti umani in Iran è stata stigmatizzata ripetutamente dallo stesso Segretario Generale delle Nazioni Unite.  Si tratta del Paese con il più alto numero di esecuzioni capitali al mondo in rapporto alla popolazione. Intimidazioni, arresti, torture di esponenti della dissidenza sono numerosissimi. La componente giovane della popolazione è sempre più insofferente al regime teocratico, e non lo nasconde pur con i gravi rischi che ciò comporta. Ne sono prova le  recenti manifestazioni del mondo studentesco. L’arresto ad  inizio maggio di Narges Mohammadi dimostra l’insicurezza crescente avvertita perlomeno da alcune componenti del Regime iraniano. E’ certamente preoccupante che sia stata arrestata una persona così vicina al Premio Nobel Shirin Ebadi, che ha dovuto persino trasferirsi a Londra a causa del clima di minacce alla sua persona. In passato casi di questo genere erano stati oggetto di interventi sostenuti e pressanti da parte dell’Europa e dell’Italia. Sarebbe una grave involuzione della politica estera europea ed italiana, da molti anni imperniata sulla promozione dei diritti umani, se l’urgenza di definire l’intesa nucleare all’insegna delle “opportunità di mercato”, consigliasse il silenzio su un caso così grave di intimidazione di un “human right defender”.

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In Iran si e’ aperta la Fiera Internazionale del Libro a Teheran. L’Italia – dopo anni di assenza – sembra avere oggi un posto in prima fila in questo evento, tanto che l’Ambasciatore a Teheran Mauro Conciatori ha definito la Fiera come “un punto di svolta” delle relazioni tra l’Italia e l’Iran. Ieri, quindi, il sito IBNA ha pubblicato una intervista a Carlo Giovanni Cereti, professore dell’università La Sapienza di Roma e attuale attache’ culturale italiano in Iran. In questa intervista, secondo quanto riportato dai media locali, il Professor Cereti ha dichiarato di amare la cultura iraniana perché “e’ una cultura della moderazione e una cultura che media tra Asia e il Mar Mediterraneo. Il Professore, quindi, ha ricordato l’accordo tra l’Istituto Treccani e la Grande Enciclopedia Islamica, comparando le pubblicazioni della casa editrice italiana alle due enciclopedie sull’Islam pubblicate da Seyed Kazim Bojnordi e da Gholam-Ali Haddad-Adel.

Ora, come noto, noi siamo i primi ammiratori della grande cultura Persiana e della storia del popolo iraniano. Proprio per questo, quindi, ci ribelliamo e protestiamo contro coloro che usano questa grande cultura per elogiare il regime iraniano, un regime che ha alla sua base il fanatismo e che ha fatto dell’Islam uno scudo per giustificare l’abuso dei diritti umani e finanziare il peggior terrorismo nel mondo. Per questo, quindi, riteniamo incredibile che il rappresentante italiano in Iran – tra le altre cose grande esperto di cultura iraniana – confonda il fondamentalismo con la moderazione. Soprattutto, rifiutiamo l’idea che la grande tradizione dell’Enciclopedia Treccani, possa essere comparata con pubblicazioni promosse da personaggi come Gholam-Ali Haddad-Adel, ex speaker del Parlamento iraniano, e rappresentante dell’ala più conservatrice del regime. Marito della figlia dell’Ayatollah Khamenei, Gholam-Ali Haddad-Adel e’ noto per il suo sostegno alla repressione delle proteste del 2009 e per aver dichiarato che non e’ necessario svolgere alcun processo contro Mir Hossein Mousavi, leader dell’Onda Verde, costretto agli arresti domiciliari e all’isolamento dal 2011. Peggio, parlando di relazioni internazionaliGholam-Ali Haddad-Adel e’ anche noto per aver dichiarato che “la pretesa Occidentale del rispetto dei diritti umani e’ solo uno slogan vuoto”.

Per quanto concerne l’Iran come ponte fra Asia e il Mar Mediterraneo, vogliamo ricordare che pensare di basare la connessione tra due grandi aree geografiche sul regime khomeinista e’ davvero preoccupante e pericoloso. Al di la’ delle mappe, infatti, bisogna anche basare una relazione stabile sulla qualità dell’interlocutore. L’Iran di oggi – o meglio la Repubblica Islamica della Velayat-e Faqih – e’ un regime imperialista che, in nome della diffusione dell’ideologia khomeinista, sta finanziando la repressione siriana, destabilizzando il Libano attraverso Hezbollah, lavorando di pari passo con i criminali di Isis per dividere l’Iraq e provocando una nuova drammatica crisi nel Golfo attraverso la minoranza Houti in Yemen. Tutto ciò, senza contare le repressioni all’interno dell’Iran contro le minoranze etniche, in primis gli Arabi dell’Ahwaz e i curdi, oggi in prima linea nella guerra al Califfato. Un imperialismo che ha esacerbato lo scontro all’interno dell’Islam, trasformandolo in una vera e propria guerra settaria.

Se proprio il Professor Cereti vuole elogiare l’Islam dell’ Iran post-1979, allora gli consigliamo di farlo battendosi per la libertà di Ayatollah come Kazemi Boroujerdi (il Mandela iraniano), imprigionato da anni dal regime iraniano per la sua contrarietà al Khomeinismo e il suo sostegno ad un Iran democratico. In questi giorni tra l’altro, a proposito di libri, contro all’Ayatollah Boroujerdi e’ stata mossa una nuova accusa proprio per un testo da lui scritto. Un libro che certamente il Professor Cereti non troverà alla Fiera Internazionale di Teheran, ma che sicuramente gli consigliamo di leggere…

Protesta contro Haddad-Adel all’Universita’ di Teheran (2009)

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Haddad-Adel attacca la BBC e la definisce un Canale di Baha’i

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