Posts contrassegnato dai tag ‘Ambasciata’

Il Parlamento di Teheran ha protestato “duramente” contro Roma, dopo che l’Ambasciata italiana ha chiesto a due parlamentari iraniani le impronte digitali per ottenere i visti per partire. I due parlamentari, Abolfazl Hassan Beigi e Mohammad Javad Jamali, dovevano venire in Italia come parte di una missione della Commissione Sicurezza Nazionale e Politica Estera, al fine di ispezionare il lavoro dell’Ambasciata iraniana a Roma.
Per il deputato Hassan Biegi, la richiesta delle impronte digitali da parte del personale del consolato italiano a Teheran, rappresenta “un insulto alla Repubblica Islamica” e il Parlamento non “permettera’ all’Ambasciata di continuare” con questi comportamenti offensivi (notoriamente, lo stile del regime iraniano e’ la minaccia…).
Secondo quanto riportato dai media iraniano, pare anche che il Presidente della Commissione parlamentare Sicurezza Nazionale e Politica Estera, Alaeddin Boroujerdi, ha “persino suggerito che l’Ambasciata prendesse le impronte digitali all’interno del Parlamento, ma loro (i diplomatici italiani, NdA), hanno rifiutato dietro vari pretesti”.
La visita dei due parlamentari iraniani e’ stata quindi rinviata di un mese, ma i deputati hanno chiarito che non partiranno se l’Ambasciata italiana a Teheran continuera’ a chiedere le impronte digitali.
Sotto una immagine del bellissimo giardino persiano oggi parte dell’edificio dell’Ambasciata d’Italia a Teheran

Annunci

ap_kenya_iranian_plot_wy_120702_wmain

L’Iran non riesce a nascondere il suo vero volto di regime terrorista, anche quando promette esattamente il contrario ai Paesi con cui collabora. Solamente qualche mese fa, infatti, lo Speaker del Parlamento iraniano Ali Larijani, ha visitato il Kenya e promesso una collaborazione con Nairobi nel contrasto al terrorismo.

La promessa non era da poco, visto che nel giugno 2013 una Corte del Kenya aveva condannato al carcere a vita due terroristi iraniani, reo confessi di essere membri della Forza Qods, accusati di pianificare attentati contro target Occidentali nel Paese africano. I due, Ahmad Abolfathi Mohammad e Sayed Mansour Mousavi, erano stati arrestati nel 2012, beccati sul fatto con oltre 15 chilogrammi di esplosivo pronto all’uso.

Nel 2015, quindi, due kenioti – Abubakar Sadiq Louw e Yassin Sambai Juma – avevano ammesso di aver dato assistenza all’intelligence iraniana, sempre al fine di compiere attacchi contro obiettivi Occidentali in Kenya. Anche loro, per la cronaca, ammisero di essere dei membri effettivi della Forza Qods, l’unità speciale dei Pasdaran adibita all’ “esportazione della rivoluzione khomeinista” fuori dai confini della Repubblica Islamica.

Purtroppo, come suddetto, il regime iraniano non riesce a mantenere promesse che non appartengono alla sua reale natura: la propensione a finanziare il terrorismo internazionale. Ecco allora che, in queste ore, giunge la notizia del nuovo arresto in Kenya di due terroristi iraniani, accusati di voler compiere un attentato contro l’Ambasciata di Israele a Nairobi. La parte più drammatica di questa storia è che, come accaduto in passato, il centro dell’organizzazione e della pianificazione di questi attentati, è stato ancora la rappresentanza diplomatica di Teheran. I due terroristi arrestati a Nairobi – Sayed Nasrollah Ebrahim e Abdolhosein Gholi Safaee –  sono stati arrestati mentre andavano in giro con una macchina con targa diplomatica, appartenente alla locale Ambasciata iraniana. Sempre per la cronaca, i due fermati avevano visitato qualche giorno prima i terroristi iraniani condannati al carcere a vita attualmente detenuti nella prigione di Kamiti. Sui loro telefonini sono state trovate fotografie e video dell’Ambasciata di Israele a Nairobi.

Ricordiamo che nel 1994 – come dimostrato dall’Interpol – l’attentato contro il centro AMIA di Buenos Aires, fu organizzato all’interno dell’Ambasciata iraniana in Argentina. In quell’attacco, purtroppo, perirono oltre 80 civili innocenti.

aaaaaa

17 Marzo del 1992 ore 14:45: una esplosione squarcia l’edificio dell’Ambasciata di Israele nella capitale argentina di Buenos Aires. L’esplosione era il frutto di una macchina bomba piazzata di fronte alla sede diplomatica israeliana. L’esito di quel terribile attacco fu la morte di 29 innocenti e il ferimento di altre 242 persone. 

Come le indagini scoprirono in seguito, materialmente l’attentato fu opera di terroristi di Hezbollah. Tra le altre cose, l’esplosione non solo distrusse l’Ambasciata israeliana, ma anche una vicina Chiesa e una scuola.

La decisione di attaccare obiettivi ebraici in Argentina, pero’, fu presa direttamente dall’Iran. L’attacco del 1992, infatti, fu direttamente organizzato da Mohsen Rabbani, Pasdaran inviato in Argentina con la carica ufficiale di attache’ culturale. Insieme a Rabbani, ad aver organizzato l’attentato fu il noto terrorista di Hezbollah Imad Fayez Mughniyeh, poi eliminato nel 2008. Le responsabilità iraniane nell’attentato, per la cronaca, furono provate sia da intercettazioni ottenute dall’interno dell’Ambasciata di Teheran a Buenos Aires, sia dalle rivelazioni di Abolghasem Mesbahi, ex agente del MOIS (l’intelligence iraniana).

Per ben due anni dall’attentato all’Ambasciata di Israele, l’Argentina non cavo’ un ragno dal buco nelle investigazioni. Questo, nonostante quell’attacco fosse stato subito rivendicato dalla Jihad Islamica, allora sigla usata da Hezbollah durante gli attentati. Una svolta nelle indagini arrivo’ solamente nel 1994 e costo’ la vita ad altre 85 persone.

Fu solamente dopo un altro attentato di Hezbollah contro il centro ebraico AMIA di Buenos Aires, che vennero allo scopoerto i nomi dei responsabili di quella serie di attacchi. Mohsen Rabbani fu per breve tempo detenuto in Germania per il suo coinvolgimento nell’attentato del 1992, mentre per l’AMIA addirittura l’Interpol emise mandati di cattura verso personalità iraniane di primo livello quali Ahmad Vahidi – ex capo della Forza Qods e ex Ministro della Difesa – Ali Fallahijan – ex Ministro dell’Intelligence – e lo stesso Ali Akbar Rafsajani – allora Presidente iraniano e oggi mentore di Hassan Rouhani.

A tal proposito, i procuratori argentini Alberto Nisman e Marcelo Martinez Burgos, dimostrarono come l’ordine degli attacchi parti’ direttamente da Ali Khamenei, con il sostegno dello stesso Hassan Rouhani, all’epoca Segretario del Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale.

Questo articolo e’ dedicato alla memoria del Procuratore argentino Alberto Nisman, coraggioso servitore del suo Paese che ha pagato con la vita l’aver dimostrato il ruolo iraniano nel terrorismo internazionale e soprattutto le sporche connivenze tra Teheran e Buenos Aires per insabbiare la verità.

aaaaaa

Come ormai stranoto, Arabia Saudita e Iran sono arrivate nuovamente ai ferri corti. Oggetto del nuovo scontro, la riprovevole pena capitale inflitta al clerico sciita Nimr al-Nimr, condannato a morte da Riyadh come agitatore e considerato una quinta colonna di Teheran nel Regno degli al-Saud (Saudi Gazette). La storia potrebbe – tra le altre cose – ripetersi presto con la condanna a morte (per crocifissione) di Ali al-Nimr, nipote dello Sceicco Nimr al-Nimr.

La Repubblica Islamica dell’Iran aveva ripetutamente preannunciato “gravi conseguenze” se lo Sciecco al-Nimr fosse stato veramente condannato a morte. Dopo l’annuncio dell’esecuzione capitale, quindi, Khamenei ha dato il la’ ad una grande passione del Khomeinismo: l’assalto alle ambasciate straniere. Come avvenuto con l’Ambasciata americana a Teheran nel 1979 (Youtube) e come accaduto contro l’Ambasciata britannica nel 2011 (Youtube), le fazioni radicali del regime iraniano si sono scatenate contro la rappresentanza saudita a Teheran e contro il consolato saudita a Mashhad. Ancora una volta, ovviamente, in piena violazione delle normative internazionali sulla tutela delle missioni diplomatiche straniere. Come sempre, neanche a dirsi, il regime iraniano ha condannato l’assalto ma continuato ad aizzare la folla. Sembra che, in queste ore, quaranta persone siano state fermate per l’attacco contro le sedi diplomatiche dell’Arabia Saudita in Iran (ma ovviamente saranno tutte rilasciate molto presto…).

Cosa dobbiamo aspettarci ora? Una guerra diretta tra Iran e Arabia Saudita? Difficile. Teheran non ha alcun interesse oggi ad avviare una guerra diretta contro Ryiadh. Non ne ha l’interesse politico – leggi appeasement con l’Occidente – e non ne ha le facoltà economiche – leggi il peso di anni di guerra in Siria e di coinvolgimento in Iraq. Questo, pero’, non significa che non dobbiamo preoccuparci. Anzi, al contrario, e’ necessario che l’Occidente tenga in enorme considerazione le parole che arrivano da i maggiori centri di potere all’interno della Repubblica Islamica.

La Guida Suprema Ali Khamenei ha invocato una “punizione divina” contro l’Arabia Saudita (Tasnim News). Una punizione che, sempre secondo il Rahbar, arriverà “molto presto”. A fargli da eco sono arrivati i Pasdaran che, in un comunicato ufficiale, hanno dichiarato che “l’odioso regime dei Saud dovrà senza dubbio pagare un prezzo per la vergognosa azione” (Tasnim News). Fuori dall’Iran, l’ex Premier iracheno Nuri al Maliki ha promesso di rovesciare presto la monarchia saudita (Indipendent) e la milizia irachena Harkat Hezbollah al-Nujaba ha annunciato che presto compirà attacchi all’interno dell’Arabia Saudita (al Sumaria TV). Ovviamente, non e’ potuto mancare l’intervento del Segretario di Hezbollah, il terrorista Hassan Nasrallah, sempre pronto a far da sponda a qualsiasi posizione dell’Iran (al Manar). Infine, assai interessante e pericoloso, l’agenzia iraniana Fars News (vicina ai Pasdaran), ha pubblicato un comunicato di un sedicente gruppo saudita denominato “Fadaeeyoun al-Nimr” (i devoti di al-Nimr), che ha promesso vendetta per l’esecuzione del clerico sciita a Riyadh (Fars News).

Il regime iraniano, come noto, e’ professionista della guerra asimmetrica e dell’esportazione del terrorismo a livello internazionale. La destabilizzazione dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati sunniti, quindi, rappresenterebbe per l’intera Comunità Internazionale un danno senza precedenti, soprattutto alla luce del drammatico fallimento delle Primavere Arabe, dell’irrisolta crisi siriana/irachena/yemenita e della guerra in corso contro Daesh. Impedire questa destabilizzazione, perciò, deve rappresentare un interesse prioritario per l’intero Occidente.

Ecco allora che urge immediatamente un ripensamento della strategia verso la Repubblica Islamica dell’Iran. Urge soprattutto una sospensione immediata del prossimo alleggerimento delle sanzioni internazionali verso Teheran. Anche se questo significherà indebolire la cosiddetta fazione pragmatica (non moderata…) vicina a Rouhani, esiste il rischio concreto che una parte sempre più cospicua dei soldi che l’Iran otterrà dalla fine delle sanzioni internazionali, venga immediatamente girato ai Pasdaran e alla Forza Quds (adibita all’esportazione del terrorismo iraniano nel mondo).  La sorte dei soldi che arriveranno presto nelle casse di Teheran, infatti, più che da Rouhani e Rafsanjani, dipende dalla Guida Suprema Khamenei, oggi in prima fila nella lotta ad ogni “infiltrazione Occidentale” nella Repubblica Islamica. La crisi con Riyadh, quindi, servirà unicamente Khamenei per amplificare lo scontro e rafforzare le Guardie Rivoluzionarie.

Il prezzo di una politica Occidentale “naive” (ingenua) verso l’Iran, potrebbe costare anni di violenze e morte non solo in Medioriente, ma anche a livello globale.

[youtube:https://youtu.be/n1BqePyCUwI%5D

000_Nic6467530-e1436533196664-635x357

Il prossimo 4 novembre, come tutti gli anni, l’Iran “celebrerà'” l’anniversario della presa degli ostaggi americani dell’Ambasciata USA a Teheran. Un fatto vergognoso – contro tutte le norme internazionali della diplomazia – che vide 52 ostaggi statunitensi rapiti dai jihadisti Pasdaran iraniani per oltre 400 giorni (dall’11 novembre 1979 al 20 gennaio 1981). Una storia che, teoricamente, dovrebbe far vergognare la Repubblica Islamica. Purtroppo, pero’, quel fatto increscioso fu sostenuto e benedetto da Khomeini e viene annualmente ricordato con celebrazioni di massa in oltre 700 città iraniane. 

Secondo alcune indiscrezioni provenienti dalla Repubblica Islamica, sembrava che quest’anno l’Organizzazione per la Propagazione dell’Islam (OPI) – materialmente responsabile per le celebrazioni del 4 Novembre – avesse dato ordine di non bruciare in piazza le bandiere americane. L’indiscrezione, parlava della richiesta di bruciare le sole bandiere israeliane (sic). Poche ore dopo la diffusione di questa notizia, pero’, l’OPI ha diramato un comunicato stampa, smentendo ufficialmente ogni ipotesi di cambiamenti nel programma. 

Spegnendo ogni speranza di aperture politiche (e mentali), l‘OPI ha chiarito che gli Stati Uniti rimangono il simbolo dell’arroganza e che la nazione iraniana continua a vedere negli USA il nemico numero uno. “Oggi” – precisa l’OPI – “l’America e’ lo stesso Grande Satana. Perciò, il 4 Novembre, la nazione iraniana sara’ presente a Teheran e in altre 770 città del Paese, contro l’arroganza guidata dagli USA” (Iran Press News).

D’altronde – parlando delle aperture possibili verso gli Stati Uniti in seguito all’accordo del 14 luglio – già lo stesso Ali Khamenei aveva chiarito i limiti da seguire. Infatti, come rimarcato dalla Guida Suprema davanti ad un gruppo di Pasdaran, “l’Iran non e’ contro il principio del dialogo; l’Iran e’ contro il dialogo con gli Stati Uniti“. Per rischiare di essere mal interpretato, Khamenei ha poi aggiunto: “Io non sono un diplomatico, sono un rivoluzionario. Io parlo direttamente. Quando un diplomatico parla, dice una cosa e ne intende un’altra. Io parlo chiaro e con sincerità“.

Cosa aggiungere? Ecco i nuovi amici dell’Occidente…

[youtube:https://youtu.be/PVBO27N0ItQ%5D

 

Argentina%20Bombing%20Anniversary-2

E’ stato pubblicato in questi giorni il report annuale della CIA in merito ai rischi per la sicurezza mondiale. Incredibilmente, per la prima volta dopo decenni, il capo della Cia James Clapper ha deciso di escludere l’Iran ed Hezbollah dalla lista delle minacce terroristiche, concentrando l’attenzione unicamente sul fenomeno di Isis. Ora, per quanto certamente Isis sia una grande minaccia alla sicurezza mondiale, la scelta di escludere i Pasdaran e tutta la galassa finanziata dalle Guardie Rivoluzionarie, primo fra tutti il movimento di Hezbollah, ormai un vero e proprio Stato nello Stato in Libano.

La scelta della CIA risulta ancora piu’ triste e deludente in questa giornata, il 17 marzo: in questo giorno del 1992, infatti, Hezbollah bombardava l’Ambasciata di Israele a Buenos Aires, capitale dell’Argentina. Sul terreno rimanevano oltre 20 morti e almeno 240 feriti innocenti. Come la storia dimostrera’, quello sarebbe stato solo il primo attacco contro gli ebrei in Argentina. Appena due anni dopo, infatti, l’Iran dava ordine ad Hezbollah di colpire il centro ebraico AMIA. Il palazzo dell’AMIA crollo quasi completamente a terra, provocando oltre 80 vittime innocenti, uccise solamente perche’ di religione ebraica.

Tutto divemta ancora piu’ paradossale quando, proprio per le indagini sull’AMIA, l’Iran ed Hezbollah hanno recentemente ucciso senza pieta’ il giudice argentino Alberto Nisman. Come vi abbiamo gia’ detto, la morte di Nisman, avvenuta il 19 gennaio del 2015, sta scatenando un vero e proprio putiferio in argentina contro la Presidente Christina Kirchner. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Buenos Aires per chiedere giustizia e sempre piu’ particolari inquietanti stanno emergendo dalle indagini. Secondo quando sappiamo, infatti, Nisman era pronto a chiedere l’impeachment della Kirchner per i suoi rapporti con l’Iran: in cambio dell’assoluzione dal caso AMIA, infatti, non soltanto l’Iran avrebbe promesso sostegno economico con petrolio, ma avrebbe anche pagato la campagna elettorale della Kirchner nel 2007. Ricordiamo che l’attuale Presidente iraniano Hassan Rouhani fece parte della commissione speciale che diede luce verde all’attentato terrorista contro l’AMIA.

La scelta catastrofica della CIA, chiaramente di natura meramente politica, avra’ delle conseguenze drammatiche sulla credibilita’ dell’Occidente in tutto il Medioriente. Senza contare Israele, la solitudine dei sunniti davanti all’avanzare dell’imperialismo khominista, amplifichera’ unicamente lo scontro settario all’interno dell’Islam. Una strategia perdente, che rafforzera’ unicamente il jihadismo salafita e la versione peggiore dell’Islam politico.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=2bZ3wV_dvts%5D

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=eMfPMWIIiJo%5D

assadisissame

Si chiama George Haswani e, secondo quanto denunciato dall’Unione Europea, è l’uomo di contatto tra Assad e i terroristi dell’Isis. Pubblicamente, lo ricordiamo, Assad condanna i terroristi al servzio di al Baghdadi e chiama a raccolta il mondo per sostenere il suo regime, descritto come il solo baluardo della laicità davanti al fondamentalismo salafita. Sul terreno, però, le cose stanno diversamente: mentre Isis taglia le teste, distrugge i patrimoni culturali e minaccia tutto l’Occidente, Bashar al Assad fa affari direttamente con il Califfato Islamico.

Ecco quindi che, grazie alle sue buone entrature nel regime, George Haswani porta avanti il gioco sporco del regime baathista. Nativo di Yabroud, di fede cristiana, George Haswani è stato un manager presso la raffineria di Badia, prima di dimettersi e recarsi in Russia. Qui, dopo aver studiato ed essersi sposato, Haswani ha inziato a collaborare con alcune società energetiche russe ed è tornato in Siria aprendo una compagnia chiamata HESCO, attivia nel settore petrolifero e del gas. Per entrare nel business siriano, però, George Haswani mancava di un contatto diretto con clan del regime: ecco allora che Haswani prende la decisone di divorziare dalla moglie russa per sposare un’altra donna, di fede alwaita e in contatto diretto con gli Assad.

georges_7asbani

Nel 2013, come noto, Isis ha conquistato diversi giacimenti petroliferi nella parte orientale della Siria. Tra gli impianti catturati, c’era anche quello di Taqba, direttamente gestito dalla HESCO. Secondo quanto denunciato dall’UE, questo impianto sarebbe oggi sotto la gestione congiunta degli uomini di George Haswani e dei terroristi di Daesh. Grazie a questo contatto, il regime di Assad riesce ad ottenere il petrolio a circa 20-30 dollari al barile (ben sotto il prezzo internazionale). Commentando la decisione dell’UE di sanzionare Haswani, il Ministro degli Esteri inglese Philip Hammond ha affermato che: “questa decione è l’ennesima riprova che la guerra di Assad ad Isis è una farsa e che egli sostiene i terroristi finanziariamente“.

Il bello è che, mentre l’Unione Europea all’unanimità dimostra la bestialità di Assad, in Italia c’è chi propone di riaprire l’ambasciata a Damasco. In prima fila ovviamente, c’è l’organizzazione sarda Assadakah che, recentemente, è riuscita ad infilare un ex Ministro di Assad (Mahdi Dahlala) nel board della Camera di Commercio Italo Araba. Questa organizzazione, guidata da Riamondo Schiavone, è come sapete la bocca dei terroristi di Hezbollah in Italia e attua una serrata attività di lobby per Assad e il regime iraniano.

Purtroppo, però, una richiesta ufficiale di riapertura della Ambasciata italiana a Damasco è arrivata anche da una Parlamentare italiana. A richiedere questa mossa diplomatica è stata la parlamentare del Pd Romina Mura che, con una interrogazione al Governo, ha affermato che: “L’avanzare dello Stato Islamico (e dei gruppi armati jihadisti) in Siria, in Iraq e in paesi come la Libia, a poche centinaia di miglia dal nostro paese, richiamano l’Italia e l’Europa a un deciso cambio di rotta nella lotta al terrorismo internazionale, eventualmente, anche rivedendo le posizioni, come ha fatto l’ONU, nei confronti di quei governi che hanno dimostrato di combattere contro organizzazioni che sono una minaccia, come hanno dimostrato gli attacchi in Belgio, Francia e Danimarca, per la sicurezza dell’Europa e la convivenza civile tra i popoli”.

A fronte di quanto dimostrato dall’Unione Europea, ci auguriamo che l’On. Mura abbia il coraggio di rivedere la sua posizione e riconoscere che, nonostante il male del salafismo sunnita, al centro del problema siriano resta ancora la figura – fascista e ingombrante – del dittatore Bashar al Assad.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=BSztiaaMEv0%5D