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Quello che vi mostriamo di seguito, è un video eccezionale che arriva dall’Iran. Il video risale alla giornata dello studente, che si celebra nella Repubblica Islamica il 7 dicembre di ogni anno (anniversario del massacre degli studenti dell’Università di Teheran nel 1953). Anche quest’anno, la celebrazione della giornata dello studente è stata l’occasione per i giovani iraniani per protestare contro le repression del regime e richiedere la liberazione dei detenuti politici (Good Morning Iran).

In uno dei video che sono stati pubblicati sui social network dopo quelle proteste, si può vedere e ascoltare il coraggioso discorso di protesta di un giovane studente iraniano. Coraggioso non solo per il suo contenuto, ma anche perchè espresso davanti al deputato iraniano Ali Motahari, un conservatore, che ha però sfidato diversi tabù, soprattutto richiedendo un legittimo processo per i leader dell’Onda Verde Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi (agli arresti domiciliari dal 2011 senza alcuna accusa formale e senza alcun processo).

Nel video, il giovane iraniano chiede giustizia per il massacro degli oppositori politici avvenuto nel 1988. Un massacro legittimato da una fatwa di Khomeini e compiuto anche grazie alle sentenze emesse dall’attuale Ministro della Giustizia del Governo Rouhani, Mostafa Pourmohammadi. Ancora, lo studente disapprova la presa degli ostaggi all’ambasciata Americana di Teheran. Ostaggi tenuti illegalmente per 444 giorni, contro tutte le normative previste dal diritto internazionale. Anche in quel caso, una azione che fu benedetta direttamente da Khomeini e che vide protagonista l’attuale Vice Presidente iraniana Masoumeh Ebtekar. Infine, senza mezzi termini, il giovane studente contesta la politica del regime iraniano in Siria, denunciando che “la storia ci condannerà per il genocidio dei siriani”. In particolare, lo studente mette in luce il peso della morte di oltre 500,000 persone – tra cui migliaia di bambini – e l’odio che questa violenza genererà per i decennia a venire contro l’Iran (International Campaign for Human Rights in Iran).

Dubitiamo che qualcuno nell’establishment iraniano darà retta a questo coraggioso studente…siamo più sicuri che qualcuno, putroppo, lo costringerà a tacere…

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“Mi chiedo se queste azioni in stile Isis, sono compiute deliberatamente, o frutto dell’ignoranza?”. A porre questa domanda, non è un oppositore al regime khomeinista, ma un deputato della Repubblica Islamica, per la precision Ali Motahari, Vice Speaker del Parlamento iraniano. Motahari, figlio di un Ayatollah e conservatore, ha da sempre una posizione di sostegno alla Velayat-e Faqih, pur avendo spesso chiesto a gran voce un processo equo per i leader dell’Onda Verde – Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi – da anni agli arresti dominciliari senza neanche una accusa formale o il diritto di difesa.

Per queste sue posizioni “garantiste”, Motahari è inviso al clero ultraconservatore. La scorsa settimana, il Vice Speaker del Majles doveva recarsi a Mashhad per tenere un discorso. Improvvisamente, però, l’evento è stato cancellato dal Procuratore Gholamali Sadeghi, senza chiare spiegazioni.

Per questo motivo, Ali Motahari ha  deciso di scrivere una lettera aperta al Presidente Hassan Rouhani. Una missiva in cui Motahari si chiede chi abbia veramente il potere nella Provincia iraniana Khorasan-Razavi. Se il potere sia del Governatorato locale, o del responsabile della Preghiera del Venerdì Santo ed emissario di Khamenei, Ayatollah Ahmad Alamolholda. Nella parte finale della lettera, come suddetto, Motahhari compara queste azioni a quelle dell’Isis, lanciando una accusa durissima al regime.

D’altronde, lo stesso stupore di Motahari è ipocrita: il Vice speaker, infatti, dimentica che il regime che egli serve, si chiama “Repubblica Islamica”, da decenni prima della nascita di Daesh. Purtroppo, proprio gli scagnozzi di Khomeini, hanno insegnato a quelli di al Baghdadi a compiere i peggiori crimini umani e politici, in nome del Corano

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Lo scriviamo da tempo: in Iran il movimento riformista non e’ mai esistito e sicuramente non e’ espresso dal Governo di Hassan Rouhani.

A dimostrazione di quanto affermiamo, citiamo le parole del deputato Ali Motahari, considerato un conservatore moderato, sostenitore delle politiche del Presidente iraniano. Motahari, per la cronaca, e’ noto per essersi direttamente espresso in favore di un pubblico processo contro Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, leader dell’Onda Verde, detenuti dal 2011, senza aver avuto neanche il diritto di difendersi in tribunale.

Per questa sua posizione di sostegno dei diritti dei due leader del movimento di protesta del 2009-2011, Motahari e’ stato spesso soggetto ad attacchi – anche fisici – da parte degli ultraconservatori. Proprio in considerazione degli attacchi subiti, Motahari e’ spesso erroneamente considerato un “coraggioso” oppositore del fondamentalismo della Repubblica Islamica dell’Iran. Le cose, sfortunatamente, sono profondamente diverse.

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Il Vice Presidente del Parlamento iraniano Ali Motahari

Purtroppo, se per un verso Motahari si batte per un legittimo processo ai due leader dell’Onda Verde, egli e’ anche uno dei maggiori sponsor della perpetuazione delle repressioni contro i Baha’i. Proprio poche ore dopo essere stato eletto secondo Vice Presidente del Parlamento iraniano, Motahari ha duramente attaccato la Comunità Baha’i.

In un dibattito, Motahari ha bollato i Baha’i come un “prodotto del colonialismo”, affermando perentoriamente che, per questa ragione, essi non hanno diritto alla libertà di pensiero e “fare propaganda” (Digarban).

Vogliamo ricordare che i Baha’i sono considerati una setta peccaminosa nella Repubblica Islamica. Contro di loro, vige un vero e proprio sistema di apartheid, che esclude i Baha’i da numerose professione e dal diritto alla pubblica istruzione. Lo stesso Khamenei, ha emesso contro i Baha’i una apposita fatwa – editto islamico – che vieta agli “iraniani puri” il contatto sociale con loro.

Recenetemente, la figlia dell’ex Presidente Rafsanjani, Faezeh Hashemi, ha incontrato Fariba Kamalabadi, leader della Comunita’ Baha’i incarcerata dal 2010. Fariba era in permesso speciale per una visita alla sua famiglia. Dopo l’incontro con la leader Baha’i, la figlia di Rafsanjani e’ stata direttamente attaccata non solo dagli oppositori del Presidente iraniano, ma anche dagli stessi supporters di Rouhani (compreso suo padre…).

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L’incontro tra Faezeh Rafsanjani e Fariba Kamalabadi

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Ieri la grande marcia di Parigi. Buona parte dei leader mondiali uniti nella lotta al terrorismo, in nome della libertà di pensiero e di espressione. Una libertà che, senza dubbio, il regime iraniano non può rappresentare. Ciò vale, a maggior ragione, per la notizia che ci arriva in queste ore da Teheran: un parlamentare iraniano è stato aggredito e minacciato di morte per aver invocato la fine degli arresti contro i leader dell’opposizione Mir Hossein Mousavi, Mehdi Karroubi e Zahra Rahnavard.

Il Parlamentare brutalmente attaccato si chiama Ali Motahari e, per la cronaca, fa parte dello schieramente conservatore. Nonostante tutto, dalle repressioni del 2009 e gli arresti – decisi seza processo alcuno – contro i leader dell’opposizione, Motahari ha chiesto la fine della prigionia di Mousavi, Karroubi e Rahnavard e l’organizzazione di un processo equo per tutti loro. La sua richiesta è rimasta sempre inascoltata. Vogliamo ricordare che Mousavi, Karroubi e Zahra Rahnavard sono in isolamento dal 2011, con l’accusa di “sedizione”, come leader del Movimento dell’Onda Verde, nato per protestare contro l’illegale rielezione di Ahmadinejad a Presidente nel 2009.

Nell’audio che vi riveliamo in esclusiva, si sente la voce del deputato Motahari mentre denuncia l’illegale detenzione dei leader dell’Onda Verde. Come si sente chiaramente, la reazione dei degli altri deputati iraniani è veeemente. Forte e chiaro si possono udire le urla degli altri deputati contro Motahari. Secondo quanto riportato dai media, Motahari è stato quasi aggredito fisicamente e contro di lui è stato gridato “Marg Bar Motahari”, ovvero “a morte Motahari”. Invece di difendere l’aggredito, il Presidente dell’aula – il vice di Ali Larijani, il deputato Mohammad Hasan Abutorabi Fard – ha reagito accusato Motahari di aver pronunciato un discorso “inappropiato” e ha decisio di chiudere la seduta per 15 minuti.

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