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Lo avevamo sottolineato sin dall’inizio: l’Iran, pur avendone approfittato, non ha gradito l’intervento di Mosca nella guerra siriana. Questo per tre motivi:

  1. l’intervento russo ha dimostrato che l’asse filo-Iran stava per crollare;
  2. le redline di Mosca in Siria non corrispondono a quelle di Teheran (compresa la sopravvivenza di Bashar al Assad);
  3. la geopolitica di Putin non corrisponde a quella iraniana. Putin, infatti, ha tutto l’interesse a costruire una alleanza tattica con l’Iran sul piano militare, ma non ha alcuna intenzione di sacrificare le relazioni con Israele e alcuni Paesi sunniti, per stringersi nella morsa dei Mullah (No Pasdaran).

Come noto, qualche giorno fa Mosca ha reso noto di aver inviato i bombardieri impegnati in Siria nella base iraniana di Hamedan, anche nota come base Nojeh (Iran occidentale). Si badi bene: questa mossa annunciate direttamente dalla Russia non era temporanea, ma era intesa ad essere duratura. Ciò è dimostrato dal fatto che Mosca aveva specificato le ragioni tecniche di questo cambiamento: risparmio di carburante e possibilità di caricare piu’ bombe per attaccare Aleppo. In quello stesso momento, la Russia aveva annunciato l’intesa con gli Stati Uniti per “combattere il terrorismo” ad Aleppo, una intesa poi smentita da Washington.

L’annuncio di Mosca ha generato il caos istituzionale in Iran. La Costituzione iraniana, infatti, vieta di offrire ad una paese straniero una base militare all’interno della Repubblica Islamica. Immediatamente, infatti, almeno 20 parlamentari iraniani hanno chiesto una immediata sessione speciale del Majlis, dedicate alla spiegazione di quanto stesse accadendo. In quelle prime ore, non casualmente, il potente speaker del Parlamento iraniano Ali Larijani, aveva addirittura negato la presenza di bombardieri russi in Iran.

Infine, meno di un paio di settimane dopo l’annuncio di tutte queste evoluzioni, un portavoce del Ministero degli esteri iraniano – Bahram Qassemi – ha dichiarato che la presenza russa ad Hamedan era temporanea e che l’operazione era ormai terminata. Purtroppo, Qassemi non aveva fatto i conti con i Pasdaran, da sempre assai poco capaci di affrontare le problematiche in maniera diplomatica e scaltra.

Il Ministro della Difesa iraniano, il Pasdaran Hossein Dehqan, ha sfruttato la situazione per andare in televisione e attaccare frontalmente la Russia: Dehqan, infatti, ha ammesso che l’operazione dell’arrivo dei bombardieri russi ad Hamedan doveva restare segreta, ma che questa segretezza era stata “tradita” dalla Russia, perchè Putin ha voluto dimostrare al mondo che la Russia “è una superpotenza e un Paese influente”. Non solo: parlando in merito alle richieste di chiarimenti da parte del Parlamento, Dehqan ha affermato che il Majlis “non ha niente a che fare con questa storia” (The Long War Journal).

Immediata la reazione di Mosca e del Parlamento iraniano alle parole di Hossein Dehqan: dalla Russia, il Ministero della Difesa ha voluto sottolineare che “nessuno ci ha cacciato da Hamedan e dall’Iran” (EA World View). Lo speaker iraniano Ali Larijani, ha quindi attaccato Hossein Dehqan, invitandolo a rispettare il Parlamento e sottolineando, tra le altre cose, che “i jet russi ad Hamedan non si sono fermati. L’Iran e la Russia sono uniti nella lotta al terrorismo e questa unione è un beneficio per tutti i mussulmani“. Ovviamente, dietro le parole di Ali Larijani c’era la Guida Suprema Ali Khamenei. Proprio per questo, dopo le critiche subite, il Ministro della Difesa Dehqan ha immediatamente fatto marcia indietro, inviando una lettera di scuse ad Ali Larijani (Mehr News).

Conclusione: un grande caos. Nessuno esclude ovviamente che, dietro lo scontro istituzionale scatenatosi dall’arrivo dei russi ad Hamedan, ci sia un gioco diplomatico di Mosca e Teheran per divertere l’attenzione dalle attuali operazioni militari ad Aleppo. Al di là delle supposizioni, però, ciò che resta è la nuova dimostrazione di estrema debolezza diplomatica del regime iraniano. Un regime che, come sempre, sembra piu’ capace di abbaiare che di mordere. L’arrivo dei bombardieri russi ad Hamedan, intendeva chiaramente essere una mossa di Teheran per costringere Mosca a considerare l’Iran un partner necessario (cosi come l’incontro organizzato in fretta e furia tra Zarif e la sua controparte turca, dopo il riavvicinamento tra Ankara e Mosca). Chiaramente, l’eventuale reale fine della presenza russa ad Hamedan e soprattutto gli attacchi lanciati dal Ministro della Difesa iraniano Dehqan, avranno un effetto concreto sulle posizioni della Russia e, chissà, sulle scelte di Putin in Siria.

 

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Condanna a morte per “corruzione in Terra”: questa la sentenza per il tycoon – ovvero l’oligarca – Babak Zanjani. Zanjani e’ accusato di aver sfruttato le sanzioni internazionali per arricchirsi personalmente, collaborando con parte del regime per aiutare Teheran. Grazie a questo ricco imprenditore iraniano – con un impero economico che va ben oltre la Repubblica Islamica, toccando la Malesia, Dubai, Tajikistan, Cina e Turchia – Teheran e’ riuscito ad evadere le sanzioni internazionali. Con Babak Zanjani – se la sentenza di morte verrà confermata – finiranno al patibolo anche altri due businessman iraniani Mahdi Shams e Iranian Hamid Fallah Heravi.

Ma chi e’ Babak Zanjani?

Ecco, qui inizia una storia alquanto torbida e difficile da comprendere. Babak infatti, prima di diventare un multimilionario, e’ stato un ragazzo scapestrato che ha iniziato la sua carriera come autista del Direttore della Banca centrale dell’Iran. Tra le altre cose, pochi lo sanno, e’ finito in carcere per ben due volte per bancarotta e una volta per aver tentato di lasciare l’Iran senza permesso.

Non e’ ben chiaro come, ma quello che e’ noto e’ che nel 2012-2013 gli USA e l’Unione Europea decidono di inserire Babak Zanjani nella lista delle persone sottoposte a sanzioni (Iran Wire). Per lui l’accusa, come suddetto, e’ quella di aver aiutato Teheran ad evadere le sanzioni internazionali. Pochi giorni dopo la decisione UE, un gruppo di parlamentari iraniani pubblica una lettera aperta all’allora Presidente iraniano Ahmadinejad, chiedendo che Zanjani venisse arrestato per corruzione. I Parlamentari si richiamano direttamente alla Guida Suprema Khamenei, accusando Zanjani di essersi appropriato dei proventi del petrolio iraniano (almeno 2,7 miliardi di dollari), venduto illegalmente sui mercati internazionali.

La lettera dei Parlamentari iraniani

Caso strano, la lettera dei Parlamentari iraniani coincide con l’apice del periodo in cui tra Ali Khamenei e Mahmoud Ahmadinejad e’ in corso una vera e propria guerra politica (Iran Wire). La Guida Suprema ha capito che l’Iran e’ sull’orlo del collasso economico e che Ahmadinejad ha intenzione di fare del nazionalismo iraniano una forza per abbattere il potere del Rahbar. Obiettivo di Ahmadinejad e’ di portare al potere come suo successore Rahim Mashaei, il suo Capo di Gabinetto. Per farlo, nel 2011, l’ex Presidente iraniano cerca anche di liberarsi del Ministro dell’Intelligence Heydar Moslehi, considerato l’orecchio della Guida Suprema. Khamenei reagisce male ed ordina ad Ahmadinejad di revocare subito le dimissioni di Moslehi. Risultato: Ahmadinejad abbozza, ma per mesi non partecipa alle riunioni del Governo…

Il coinvolgimento della famiglia Larijani…

Si avvicinano le elezioni iraniane, svoltesi poi nel giugno del 2013. Khamenei ha bisogno di eliminare Ahmadinejad e la sua fazione una volta per tutte. Ecco allora che la discussione all’interno del regime iraniano comincia a focalizzarsi proprio su Babak Zanjani e il suo legame – indubbio – con il Governo Ahmadinejad. Il negazionista Ahmadinejad ovviamente reagisce, mostrando in Parlamento un video che mostra i legami tra Babak Zanjani e la potente famiglia Larijani, a cui appartiene anche Ali, speaker del Parlamento iraniano (Febbraio 2013, video alla fine dell’articolo). In particolare, Ahmadinejad denuncia soprattutto i contatti di Zanjani con Fazel Larijani, fratello di Ali e di Sadegh, capo della Magistratura Iraniana. Tra le altre cose, nel video si vede anche un certo Hassan Mir Kazemi, noto mafioso, fotografato nel 2009 con la pistola mentre saliva, durante le proteste popolari dell’Onda Verde (Iran Pulse). 

E lo scandalo si allarga fino ad Erdogan…

Nel 2013 scoppia anche il più grande scandalo per corruzione mai accaduto in Turchia. Uno scandalo che vede direttamente coinvolto il partito dell’attuale Presidente – allora Primo Ministro – Erdogan. Oltre 50 persone vengono arrestate e sotto indagine finisce anche lo stesso figlio di Erdogan, Bilal (oggi residente a Bologna e sotto inchiesta per riciclaggio di denaro). Tra gli arrestati di quella inchiesta c’era anche un iraniano di nome Reza Zarrab. Durante gli interrogatori, Zarrab accusa direttamente Babak Zanjani, sostenendo che era in accordo con lui che egli aveva lavorato per smerciare 1500 chilogrammi d’oro tra Ghana, Turchia, Dubai e Iran.

Si defilano tutti…

Alla chetichella, tutti i vecchi sostenitori di Ahmadinejad si defilano. Primo fra tutti Ali Larijani, oggi rieletto come candidato indipendente tra i conservatori e sostenitore di Hassan Rouhani. Si defila anche Ali Akbar Salehi, altro nome citato per i suoi contatti con Babak Zanjani, nominato da Rouhani alla guida dell’Agenzia Atomica dell’Iran. Si defila anche un altro nome da pesi massimi: Rostam Ghasemi, Pasdaran della prima ora, ex capo della potente holding Khatam al Anbia e soprattutto ex Ministro del Petrolio del Governo Ahmadinejad. Oggi il caro Rostam gira tra Siria e Iraq, gestendo il sostegno del regime iraniano a Bashar al Assad e al Governo filo Iraniano di Baghdad. Senza contare che, le indagini su Zanjani, hanno dimostrato i contatti dell’oligarca con Mohammad Yazdi – ex Vice Ministro dell’Intelligence con responsabilità per gli affari economici – e soprattutto Hossein Taeb, potentissimo capo dell’Unita’ di Intelligence dei Pasdaran…

Quale conclusioni

Hassan Rouhani vince le elezioni nel giugno del 2013, benedetto silenziosamente dalla Guida Suprema Ali Khamenei e pubblicamente dall’ex Presidente Rafsanjani. Con Rouhani, in passato tra coloro che elogiarono Babak Zanjani, cambia il tono del regime iraniano, ma non la forma. Tra le altre cose, Rouhani non si fa problemi a nominare il Pasdaran Hossein Dehghan alla Difesa e il sanguinario Mostafa Pourmohammadi – responsabile delle repressioni contro i dissidenti degli anni ’80 – alla giustizia. Ali Akbar Salehi, come già detto, viene promosso a Vice Presidente e capo dell’Agenzia Atomica dell’Iran.

Il 6 Marzo 2016 Babak Zanjani viene condannato a morte, il “caso” vuole a soli due giorni dalla visita ufficiale in Iran di Erdogan – ora Presidente della Turchia impegnato a reprimere i giornalisti. Non sappiamo dire se la pena capitale contro Zanjani verrà eseguita. Quello che possiamo dire con certezza e’ che, mentre Zanjani si avvia al patibolo e al silenzio, la maggior parte di coloro che con lui si sono arricchiti si salvano, proprio grazie a Khamenei e Rouhani…