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Lo avevamo sottolineato sin dall’inizio: l’Iran, pur avendone approfittato, non ha gradito l’intervento di Mosca nella guerra siriana. Questo per tre motivi:

  1. l’intervento russo ha dimostrato che l’asse filo-Iran stava per crollare;
  2. le redline di Mosca in Siria non corrispondono a quelle di Teheran (compresa la sopravvivenza di Bashar al Assad);
  3. la geopolitica di Putin non corrisponde a quella iraniana. Putin, infatti, ha tutto l’interesse a costruire una alleanza tattica con l’Iran sul piano militare, ma non ha alcuna intenzione di sacrificare le relazioni con Israele e alcuni Paesi sunniti, per stringersi nella morsa dei Mullah (No Pasdaran).

Come noto, qualche giorno fa Mosca ha reso noto di aver inviato i bombardieri impegnati in Siria nella base iraniana di Hamedan, anche nota come base Nojeh (Iran occidentale). Si badi bene: questa mossa annunciate direttamente dalla Russia non era temporanea, ma era intesa ad essere duratura. Ciò è dimostrato dal fatto che Mosca aveva specificato le ragioni tecniche di questo cambiamento: risparmio di carburante e possibilità di caricare piu’ bombe per attaccare Aleppo. In quello stesso momento, la Russia aveva annunciato l’intesa con gli Stati Uniti per “combattere il terrorismo” ad Aleppo, una intesa poi smentita da Washington.

L’annuncio di Mosca ha generato il caos istituzionale in Iran. La Costituzione iraniana, infatti, vieta di offrire ad una paese straniero una base militare all’interno della Repubblica Islamica. Immediatamente, infatti, almeno 20 parlamentari iraniani hanno chiesto una immediata sessione speciale del Majlis, dedicate alla spiegazione di quanto stesse accadendo. In quelle prime ore, non casualmente, il potente speaker del Parlamento iraniano Ali Larijani, aveva addirittura negato la presenza di bombardieri russi in Iran.

Infine, meno di un paio di settimane dopo l’annuncio di tutte queste evoluzioni, un portavoce del Ministero degli esteri iraniano – Bahram Qassemi – ha dichiarato che la presenza russa ad Hamedan era temporanea e che l’operazione era ormai terminata. Purtroppo, Qassemi non aveva fatto i conti con i Pasdaran, da sempre assai poco capaci di affrontare le problematiche in maniera diplomatica e scaltra.

Il Ministro della Difesa iraniano, il Pasdaran Hossein Dehqan, ha sfruttato la situazione per andare in televisione e attaccare frontalmente la Russia: Dehqan, infatti, ha ammesso che l’operazione dell’arrivo dei bombardieri russi ad Hamedan doveva restare segreta, ma che questa segretezza era stata “tradita” dalla Russia, perchè Putin ha voluto dimostrare al mondo che la Russia “è una superpotenza e un Paese influente”. Non solo: parlando in merito alle richieste di chiarimenti da parte del Parlamento, Dehqan ha affermato che il Majlis “non ha niente a che fare con questa storia” (The Long War Journal).

Immediata la reazione di Mosca e del Parlamento iraniano alle parole di Hossein Dehqan: dalla Russia, il Ministero della Difesa ha voluto sottolineare che “nessuno ci ha cacciato da Hamedan e dall’Iran” (EA World View). Lo speaker iraniano Ali Larijani, ha quindi attaccato Hossein Dehqan, invitandolo a rispettare il Parlamento e sottolineando, tra le altre cose, che “i jet russi ad Hamedan non si sono fermati. L’Iran e la Russia sono uniti nella lotta al terrorismo e questa unione è un beneficio per tutti i mussulmani“. Ovviamente, dietro le parole di Ali Larijani c’era la Guida Suprema Ali Khamenei. Proprio per questo, dopo le critiche subite, il Ministro della Difesa Dehqan ha immediatamente fatto marcia indietro, inviando una lettera di scuse ad Ali Larijani (Mehr News).

Conclusione: un grande caos. Nessuno esclude ovviamente che, dietro lo scontro istituzionale scatenatosi dall’arrivo dei russi ad Hamedan, ci sia un gioco diplomatico di Mosca e Teheran per divertere l’attenzione dalle attuali operazioni militari ad Aleppo. Al di là delle supposizioni, però, ciò che resta è la nuova dimostrazione di estrema debolezza diplomatica del regime iraniano. Un regime che, come sempre, sembra piu’ capace di abbaiare che di mordere. L’arrivo dei bombardieri russi ad Hamedan, intendeva chiaramente essere una mossa di Teheran per costringere Mosca a considerare l’Iran un partner necessario (cosi come l’incontro organizzato in fretta e furia tra Zarif e la sua controparte turca, dopo il riavvicinamento tra Ankara e Mosca). Chiaramente, l’eventuale reale fine della presenza russa ad Hamedan e soprattutto gli attacchi lanciati dal Ministro della Difesa iraniano Dehqan, avranno un effetto concreto sulle posizioni della Russia e, chissà, sulle scelte di Putin in Siria.

 

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Condanna a morte per “corruzione in Terra”: questa la sentenza per il tycoon – ovvero l’oligarca – Babak Zanjani. Zanjani e’ accusato di aver sfruttato le sanzioni internazionali per arricchirsi personalmente, collaborando con parte del regime per aiutare Teheran. Grazie a questo ricco imprenditore iraniano – con un impero economico che va ben oltre la Repubblica Islamica, toccando la Malesia, Dubai, Tajikistan, Cina e Turchia – Teheran e’ riuscito ad evadere le sanzioni internazionali. Con Babak Zanjani – se la sentenza di morte verrà confermata – finiranno al patibolo anche altri due businessman iraniani Mahdi Shams e Iranian Hamid Fallah Heravi.

Ma chi e’ Babak Zanjani?

Ecco, qui inizia una storia alquanto torbida e difficile da comprendere. Babak infatti, prima di diventare un multimilionario, e’ stato un ragazzo scapestrato che ha iniziato la sua carriera come autista del Direttore della Banca centrale dell’Iran. Tra le altre cose, pochi lo sanno, e’ finito in carcere per ben due volte per bancarotta e una volta per aver tentato di lasciare l’Iran senza permesso.

Non e’ ben chiaro come, ma quello che e’ noto e’ che nel 2012-2013 gli USA e l’Unione Europea decidono di inserire Babak Zanjani nella lista delle persone sottoposte a sanzioni (Iran Wire). Per lui l’accusa, come suddetto, e’ quella di aver aiutato Teheran ad evadere le sanzioni internazionali. Pochi giorni dopo la decisione UE, un gruppo di parlamentari iraniani pubblica una lettera aperta all’allora Presidente iraniano Ahmadinejad, chiedendo che Zanjani venisse arrestato per corruzione. I Parlamentari si richiamano direttamente alla Guida Suprema Khamenei, accusando Zanjani di essersi appropriato dei proventi del petrolio iraniano (almeno 2,7 miliardi di dollari), venduto illegalmente sui mercati internazionali.

La lettera dei Parlamentari iraniani

Caso strano, la lettera dei Parlamentari iraniani coincide con l’apice del periodo in cui tra Ali Khamenei e Mahmoud Ahmadinejad e’ in corso una vera e propria guerra politica (Iran Wire). La Guida Suprema ha capito che l’Iran e’ sull’orlo del collasso economico e che Ahmadinejad ha intenzione di fare del nazionalismo iraniano una forza per abbattere il potere del Rahbar. Obiettivo di Ahmadinejad e’ di portare al potere come suo successore Rahim Mashaei, il suo Capo di Gabinetto. Per farlo, nel 2011, l’ex Presidente iraniano cerca anche di liberarsi del Ministro dell’Intelligence Heydar Moslehi, considerato l’orecchio della Guida Suprema. Khamenei reagisce male ed ordina ad Ahmadinejad di revocare subito le dimissioni di Moslehi. Risultato: Ahmadinejad abbozza, ma per mesi non partecipa alle riunioni del Governo…

Il coinvolgimento della famiglia Larijani…

Si avvicinano le elezioni iraniane, svoltesi poi nel giugno del 2013. Khamenei ha bisogno di eliminare Ahmadinejad e la sua fazione una volta per tutte. Ecco allora che la discussione all’interno del regime iraniano comincia a focalizzarsi proprio su Babak Zanjani e il suo legame – indubbio – con il Governo Ahmadinejad. Il negazionista Ahmadinejad ovviamente reagisce, mostrando in Parlamento un video che mostra i legami tra Babak Zanjani e la potente famiglia Larijani, a cui appartiene anche Ali, speaker del Parlamento iraniano (Febbraio 2013, video alla fine dell’articolo). In particolare, Ahmadinejad denuncia soprattutto i contatti di Zanjani con Fazel Larijani, fratello di Ali e di Sadegh, capo della Magistratura Iraniana. Tra le altre cose, nel video si vede anche un certo Hassan Mir Kazemi, noto mafioso, fotografato nel 2009 con la pistola mentre saliva, durante le proteste popolari dell’Onda Verde (Iran Pulse). 

E lo scandalo si allarga fino ad Erdogan…

Nel 2013 scoppia anche il più grande scandalo per corruzione mai accaduto in Turchia. Uno scandalo che vede direttamente coinvolto il partito dell’attuale Presidente – allora Primo Ministro – Erdogan. Oltre 50 persone vengono arrestate e sotto indagine finisce anche lo stesso figlio di Erdogan, Bilal (oggi residente a Bologna e sotto inchiesta per riciclaggio di denaro). Tra gli arrestati di quella inchiesta c’era anche un iraniano di nome Reza Zarrab. Durante gli interrogatori, Zarrab accusa direttamente Babak Zanjani, sostenendo che era in accordo con lui che egli aveva lavorato per smerciare 1500 chilogrammi d’oro tra Ghana, Turchia, Dubai e Iran.

Si defilano tutti…

Alla chetichella, tutti i vecchi sostenitori di Ahmadinejad si defilano. Primo fra tutti Ali Larijani, oggi rieletto come candidato indipendente tra i conservatori e sostenitore di Hassan Rouhani. Si defila anche Ali Akbar Salehi, altro nome citato per i suoi contatti con Babak Zanjani, nominato da Rouhani alla guida dell’Agenzia Atomica dell’Iran. Si defila anche un altro nome da pesi massimi: Rostam Ghasemi, Pasdaran della prima ora, ex capo della potente holding Khatam al Anbia e soprattutto ex Ministro del Petrolio del Governo Ahmadinejad. Oggi il caro Rostam gira tra Siria e Iraq, gestendo il sostegno del regime iraniano a Bashar al Assad e al Governo filo Iraniano di Baghdad. Senza contare che, le indagini su Zanjani, hanno dimostrato i contatti dell’oligarca con Mohammad Yazdi – ex Vice Ministro dell’Intelligence con responsabilità per gli affari economici – e soprattutto Hossein Taeb, potentissimo capo dell’Unita’ di Intelligence dei Pasdaran…

Quale conclusioni

Hassan Rouhani vince le elezioni nel giugno del 2013, benedetto silenziosamente dalla Guida Suprema Ali Khamenei e pubblicamente dall’ex Presidente Rafsanjani. Con Rouhani, in passato tra coloro che elogiarono Babak Zanjani, cambia il tono del regime iraniano, ma non la forma. Tra le altre cose, Rouhani non si fa problemi a nominare il Pasdaran Hossein Dehghan alla Difesa e il sanguinario Mostafa Pourmohammadi – responsabile delle repressioni contro i dissidenti degli anni ’80 – alla giustizia. Ali Akbar Salehi, come già detto, viene promosso a Vice Presidente e capo dell’Agenzia Atomica dell’Iran.

Il 6 Marzo 2016 Babak Zanjani viene condannato a morte, il “caso” vuole a soli due giorni dalla visita ufficiale in Iran di Erdogan – ora Presidente della Turchia impegnato a reprimere i giornalisti. Non sappiamo dire se la pena capitale contro Zanjani verrà eseguita. Quello che possiamo dire con certezza e’ che, mentre Zanjani si avvia al patibolo e al silenzio, la maggior parte di coloro che con lui si sono arricchiti si salvano, proprio grazie a Khamenei e Rouhani… 

Bambini scheletrici costretti a mangiare l’erba. E’ questa l’immagine di Madaya – villaggio di 40,000 anime, a soli 50 chilometri dalla capitale siriana Damasco – che abbiamo ricevuto in Occidente.

Ma chi è responsabile di questo abominio? Chi ha potuto mettere in atto un assedio talmente crudo, dall’essere incapace di avere pietà per innocenti donne e bambini? La risposta è sempre la solita: gli stessi attore che hanno trasformato il conflitto siriano in una guerra settaria, ovvero l’Iran, Hezbollah e le milizie sciite (AP).

Solamente dopo una durissima pressione internazionale, il regime di Bashar al Assad ha accettato di far entrare a gennaio qualche aiuto umanitario a Madaya (The Tower). Purtroppo, ora che l’attenzione sul piccolo villaggio sta scemando, l’assedio torna ad essere soffocante e impietoso. Secondo l’ONU, almeno 400 persone andrebbero evacuate immediatamente da Madaya (TIME).

Scriviamo a pochi giorni dall’annunciato viaggio del Presidente della Camera Laura Boldrini in Iran. Viaggio organizzato su invito dal suo omologo Ali Larijani, Speaker del Majlis, e tra i maggiori sostenitori di Bashar al Assad e dell’intervento iraniano in Siria. Riteniamo che sia dovere del Presidente Boldrini, denunciare l’assedio di Madaya e il ruolo nefasto di Teheran nel conflitto siriano.

 

Italy Aims to Retake Position in Trade with Iran

La stampa iraniana ha dato molto risalto al meeting tra il Presidente del Senato italiano Pietro Grasso e lo Speaker del Parlamento iraniano (Majlis), Ali Larijani. In quell’incontro, sempre secondo quanto riporta Teheran, Grasso ha rimarcato l’intenzione dell’Italia di divenire un partner economico privilegiato della Repubblica Islamica e lodato il “ruolo chiave” della Repubblica Islamica nella lotta al terrorismo, in particolare ad Isis (Al Alam). Se quanto riportato dai media e’ vero, spiace assai sentire queste parole da una delle prime cariche della Repubblica Italiana. Spiace, non solo perché l’Iran continua ad abusare quotidianamente dei diritti umani, ma soprattutto perché e’ proprio il regime iraniano il maggior sponsor del terrorismo internazionale. Non solo, come le prove che elencheremo di seguito mostrano, e’ assolutamente falsa la storia dell’impegno del regime iraniano nella guerra contro il Califfato (Huffington Post).

L’artificialità della guerra tra Iran e Isis, e’ ben dimostrata da quanto sta accedendo in Siria. Qui, il regime di Bashar al Assad ha completamente abbandonato la citta’ di Palmyra e la parte meridionale della Provincia di Daraa nelle mani di Daesh. Come denunciato da Salim Idris, ex Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Libero Siriano, almeno 180 ufficiali di Assad lavorano attualmente in coordinamento con Isis, allo scopo di colpire le fazioni ribelli non jihadiste (Islamic State of Iraq and the Levant). Non solo: come rilevato da numerosi report, Assad ha sempre evitato di attaccare direttamente le basi del Califfato. Come rimarcato da Anne Barnard sul New York Times, l’esercito lealista ha volontariamente scelto questa tattica, tanto da poter dire che l'”aviazione del regime e’ diventa la forza aerea del Califfato (New York Times).

Se le accuse dell’opposizione siriana e quelle del NYT non sono abbastanza, presentiamo al Presidente Grasso altre prove di rilievo. In primis, ricordiamo un tweet del giugno 2015 dell’Ambasciata USA in Siria, in cui veniva denunciato come Assad stesse supportando il Califfato ad Aleppo. Il tweet diceva: “alcuni report indicano che il regime sta compiendo bombardamenti aerei in sostegno all’avanzata di ISIL ad Aleppo, aiutando gli estermisti contro la popolazione siriana” (Tweet Ambasciata Americana in Siria). Appena qualche mese prima, proprio l’Unione Europea aveva approvato nuove sanzioni contro il regime siriano, inserendo nella lista anche tale George Haswani, accusato di essere il contatto diretto tra Bashar al Assad e Isis. In particolare, grazie ad Haswani, Assad comprava petrolio direttamente dal Califfato (No Pasdaran). Proprio in queste ore, infine, dal Libano arriva la notizia dell’arresto di un membro di Hezbollah, accusato di vendere armi ai jihadisti sunniti del Califfato (Now).

Invitiamo il Presidente Grasso a non lasciarsi ingannare dalla storiella che vede impossibile una cooperazione tra l’Iran sciita e la galassia del jihadismo sunnita. Questo per diversi motivi:

  1. il regime iraniano ha sempre sostenuto gruppi terroristi di matrice sunnita, primi fra tutti Hamas, la Jihad Islamica e gli stessi Talebani in Afganistan. Tra le altre cose, di recente una delegazione dei Taliban ha fatto visita nella Repubblica Islamica (Good Morning Iran);
  2. come denunciato dagli Stati Uniti, la Repubblica Islamica ha sempre dato ospitalità a cellule di al-Qaeda. Cellule che, tra le altre cose, hanno usufruito proprio del sostegno iraniano e del regime di Bashar al Assad, per colpire i militari Occidentali di stanza in Iraq dopo la guerra del 2003 (Weekly Standard). Tra le altre cose, proprio la Commissione USA incaricata di indagare sull’11 Settembre 2001, denuncio’ come la cooperazione tra il regime iraniano e il gruppo terrorista di Bin Laden “facilito’ il transito di terroristi di al Qaeda fuori e dentro l’Afghanistan, prima dell’11 settembre“. Tra i jihadisti che ne approfittarono di questa opportunita’, ci furono anche coloro che poi materialmente realizzarono l’attentato alle Tween Towers (The Daily Beast);
  3. documenti e schede SIM iraniane, sono state trovate in uno dei quartier generali di Isis ad Aleppo. Documenti rilasciati dal regime iraniano per i jihadisti sunniti provenienti dalla Cecenia e dal Kazakhastan. In merito, pubblichiamo un video in basso che prova concretamente quanto affermato.

La verità, che evidentemente nessuno ha raccontato al Presidente Grasso, e’ che il regime iraniano – cosi come Assad e altri suoi alleati – ha visto in Isis una vera e propria benedizione. Grazie a questi pazzi jihadisti sunniti, infatti, i jihadisti sciiti sono diventati “necessari” all’Occidente. Non solo: il capo della Forza Qods Qassem Soleimani – inserito anche nella lista dei terroristi dagli USA – e’ stato trasformato in una specie di “Che Guevara” contemporaneo, ad uso e consumo della propaganda iraniana. Una propaganda a cui gli Occidentali si sono prestati, per la loro incapacità di sviluppare una strategia che fosse capace di combattere Assad e i jihadisti sunniti allo stesso tempo. Il risultato di questa strategia, per l’Iran e i suoi alleati, e’ stato un successo. Assad e’ ancora in piedi e, anche se verrà sostituito un giorno, nessuno sfiderà l’occupazione iraniana di parte della Siria. Purtroppo. pero’, senza la fine di questa occupazione iraniana, nessuna reale pacificazione potrà essere raggiunta in Siria e centinaia di innocenti continueranno a perdere la vita quotidianamente.

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Hamas continua a tradire la causa palestinese, rivelandosi sempre di piu’ una organizzazione terrorista il cui solo scopo è sopravvivere ed incamerare soldi. Ecco allora che, dopo l’incontro tra Khaled Meshaal e Qassem Soleimani – capo della Forza Qods – in Turchia, ora veniamo a conoscenza di un nuovo di rilievo proprio tra Khaled Meshaal e Ali Larijani, Speaker del Parlamento iraniano. E‘ chiaro ormai che della, questione siriana, nella Striscia di Gaza non frega piu’ niente a nessuno. Dopo la sconfitta del regime fascista di Morsi in Egitto, Hamas ha compreso di essere sempre piu’ isolato in tutto il mondo arabo, decidendo quindi di rituffarsi tra le braccia degli Ayatollah. Ovviamente, tutto ha un prezzo: in questo caso, come detto, il prezzo è il silenzio dei terroristi dell’organizzazione palestinese sui massacri compiuti dai Pasdaran e dall’esercito siriano nei confronti dei rifugiati palestinesi in Siria.

Secondo le informazioni rilasciate da Arabi 21, l’incontro tra Larijani e Meshaal sarebbe avvenuto a Doha, in Qatar, questo mercoledi. Le parti hanno discusso la situazione all’interno della Striscia di Gaza e Khaled Meshaal avrebbe ringraziato Larijani per il sostegno (ovvero le armi) fornite da Teheran ai miliziani palestinesi. Sul tavolo anche la possibile prossima visita di Khaled Meshaal in Iran. Su questo, a quanto pare, non ci sarebbe ancora una intesa: secondo quanto reso noto qualche settimana addietro, Teheran avrebbe richiesto le dimissioni di Meshaal come pegno da pagare per il “tradimento di Hamas” sulla questione siriana. Meshaal, attaccato al posto fisso, avrebbe ovviamente rifiutato questa condizione.

Poco importa: ciò che conta è che le mani della Repubblica Islamica ritornano a comandare nella Striscia di Gaza e l’intero Medioriente rischia di diventare presa del fondamentalismo khomeinista.

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Tristezza: questa è probabilmente la parola che meglio indica lo stato d’animo di chi, in queste ore, ha appreso della prossima delegazione di parlamentari italiani pronta a partire per Teheran. Così, mentre la Repubblica Islamica massacra i prigionieri politici ad Evin e mentre oltre 29 esseri umani sono stati impiccati negli ultimi giorni, i politici italiani decidono di farsi un viaggetto nella Repubblica Islamica, con il fine ufficiale di rinforzare le relazioni bilaterali e approfondire i rapporti economici. La delegazione italiana, secondo quanto diffuso da Teheran, arriverà in Iran il prossimo 3 maggio.

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La notizia del prossimo viaggio dei parlamentari italiani, è stata data da Hossein Sheikholeslam, consigliere personale di Ali Larijani, Presidente del Parlamento iraniano. Lo stesso organo che, solamente pochi giorni fa, ha negato la veriticità dell’attacco dei Pasdaran ai prigionieri politici nel carcere di Evin, una azione brutale ormai entrata nella storia della Repubblica Islamica come il “martedì nero”. Ma chi è Hossein Sheikholeslam? Il caro parlamentare iraniano non è solamente il consigliere di Larijani, ma un membro di primo piano dell’establishment iraniano, elemento centrale della strategia del terrore promossa dal regime: nel novembre del 1979, Sheikholeslam è stato tra gli studenti estremisti che hanno preso d’assalto l’ambasciata americana a Teheran e tenuto in ostaggi i diplomatici statunitensi sino al gennaio del 1981. Non solo: come ricompensa per quell’azione criminale, Hossein Sheikholeslam è diventato uno degli esponenti di primo piano della politica iraniana, venendo anche nominato Ambasciatore in Siria. Si tratta di una posizione diplomatica di primo piano. Chi controlla l’Ambasciata iraniana a Damasco, infatti, ha anche il compito di mantenere i rapporti con l’organizzazione terrorista libanese Hezbollah. In questo senso, Hossein ha svolto un ruolo di primo piano nel rifornire il movimento libanese di soldi e armamenti. Proprio grazie a questo supporto oggi Hezbollah guida la repressione di Bashar al Assad contro il popolo siriano. C’è di peggio: Hossein Shiekholeslam si è anche contraddistinto per le sue reazioni dopo alcune importanti accadimenti internazionali. In seguito all’11 settembre 2001, infatti, Hossein dichiarò che erano stati gli stessi americani ad organizzare l’attacco alle Twin Towers. Dopo la decisione dell’Unione Europea di inserire solamente l’ala militare di Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroriste, Hossein dichiarò che i Paesi mussulmani avrebbero aumentato il sostegno al Partito di Dio come reazione.  Solamente nel febbraio scorso, quindi, Hossein Sheikholeslam dichiarò che “Hezbollah ha in mano migliaia di missili pronti a colpire Israele“.

Insomma, in poche parole, appena arrivati a Teheran, i parlamentari italiani stringeranno la mano di un vero terrorista. Un uomo che, con le sue azioni, ha direttamente contribuito alla sofferenza di molti e all’instabilità della regione mediorientale. Ora la domanda è una sola: è davvero con questa gente e con questo regime che l’Italia vuole approfondire le relazioni bilaterali?

Attendiamo risposte…

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Correva l’anno 2012 e al Governo in Iran c’era ancora il Presidente Ahmadinejad. Si tratta di un spazio temporale di analisi, teoricamente, assai breve ma – considerando i cambiamenti che l’Occidente ha compiuto verso Teheran dopo l’elezione di Rohani – sembra di parlare ormai di decenni addietro. Eppure, le personalità al potere nella Repubblica Islamica sono sempre le stesse e, con loro, anche il pensiero e l’ideologia del regime rimane invariata. E’ importante allora ricordare ciò che, sino a pochi mesi fa, i rappresentanti degli Ayatollah dicevano in merito al mondo esterno. Si tratta di un esercizio fondamentale, per capire la vera essenza di quelli che alcuni politici e diplomatici, in tutto il mondo e in Italia in particolare, intendono avere come partner per il futuro.

Era il luglio del 2012 quando Ali Larijani, parlando in una conferenza in onore dell’12 Imam (l’Imam Mahdi), disse testualmente cheoggi, il tempo è arrivato per la sparizione dell’Occidente e del regime sionista (Israele) – due macchie nere della nostra epoca – dalla faccia dell’universo“. Le affermazioni di Ali Larijani, molto solertemente, vennero quindi riportate dal canale iraniano in lingua inglese Press TV.

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Ci chiediamo allora come sia possibile che, dopo l’incontro con l’Ambasciatore iraniano, il Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini abbia invitato in Italia un personaggio che, indirettamente, si augura anche la sparizione dalla terra dello Stato che la stessa Boldrini rappresenta. Senza contare, quindi, che proprio Ali Larijani è colui che – dopo la decisione dell’Unione Europea di inserire l’ala militare di Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroriste – ha espresso incondizionato sostegno ad Hassan Nasrallah e ai suoi terroristi, responsabili in questo periodo dei peggiori crimini contro il popolo siriano (video sotto).

Per approfondire in merito alla famiglia Larijani in Iran e al loro nepotismo, si legga questo articolo di Tehran Bureau risalente all’agosto del 2009.

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