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Appena due giorni fa, sicuro di se, il capo dei Pasdaran Jafari ha dichirato finita la “sedizione”, ovvero le proteste anti-governative, considerate dall’establishment iraniano frutto di complotti contro il regime. 

Precisando che, anche dopo l’annuncio di Jafari, le proteste sono continuate in alcune aree, e’ un dato di fatto che – nelle ultime ore – non assistiamo ad immagini con centinaia di persone in piazza che, disperati, attaccano le forze Governative e le sedi clericali, intonando slogan come “Morte a Khamenei, Morte a Rouhani” o “No Gaza, No Damasco, No Beirut, la mia vita solo per l’Iran”.

Lo scontento e’ improvvisamente terminato? Chiaramente no. E’ semplicemente entrata in azione la macchina repressiva del regime che, come anche La Stampa riporta oggi, ha addirittura richiamato alcune milizie sciite impegnate in Siria e Iraq, per reprimere le manifestazioni.

In meno di dieci giorni, il regime ha ucciso 24 manifestanti, ne ha arrestati oltre 1200 e ha bloccato totalmente diversi social network (in primis Twitter e Telegram). Numeri che, indubbiamente, non indicano affatto la fine del malcontento, ma un’ondata repressiva assolutamente brutale. Nel carcare di Evin, come riferito da un detenuto, decine e decine di prigionieri sono stati ammassati in singole celle, per fare posto “nuovi arrivi”…Per la cronaca, visto che si dice che Teheran e’ rimasta calma, nella sola capitale in manette sono finite quasi 500 persone

Per quanto riguarda i social, quindi, improvvisamente il Governo ha deciso di sbloccare l’applicazione di messaggistica istantanea cinese WeChat, segno evidente che la censura punta a chiudere definitivamente Telegram, contando sul sostegno di Pechino nel filtraggio dei messaggi.

In queste ore, sei importanti avvocati per i diritti umani iraniani – Shirin Ebadi, Nasrin Sotoudeh,  Abdolkarim Lahiji, Mohammad Seifzadeh, Mohammad Olyaeifard e Mahmoud Rahmanifar Esfahani – hanno diffuso un comunicato ufficiale, in cui chiedono che i rappresentanti del regime che hanno incitato alla violenza contro i manifestanti, vengano perseguiti penalmente.

Una richiesta che, neanche a dirlo, difficilmente sara’ accolta in Iran e che – purtroppo – difficilmente sara’ sostenuta da quelle autorità politiche europee – Federica Mogherini in testa – che in questi giorni hanno taciuto per giorni, per poi diffondere vergognosi comunicati equidistanti, praticamente già superati prima di essere diffusi alla stampa…

Mike Pompeo (a destra), Lee Zeldin e Frank LoBiondo, mentre si recano all'ambasciata pakistana - rappresentante degli interessi di Teheran negli USA - per chiedere il visto di ingresso in Iran

Mike Pompeo (a destra), Lee Zeldin e Frank LoBiondo, mentre si recano all’ambasciata pakistana – rappresentante degli interessi di Teheran negli USA – per chiedere il visto di ingresso in Iran

Era il febbraio del 2016, e nella Repubblica Islamica erano previste le elezioni parlamentari. In quella occasione, tre membri del Congresso americano – Mike Pompeo, Lee Zeldin e Frank LoBiondo – inviarono una lettera alla Guida Suprema Ali Khamenei e al Capo dei Pasdaran Ali Jafari, chiedendo di ricevere un visto di ingresso per visitare l’Iran. Il loro scopo, secondo quanto riportato nella lettera, era quello di: incontrare i leader iraniani, tra cui Mohsen Fakhriazadeh, il padre del programma nucleare iraniano; incontrare i cittadini americani detenuti in Iran; visitare i siti di Parchin, Arak e Fordow, dove il regime ha realizzato il suo programma nucleare e fatto test su esplosioni atomiche; affrontare la questione del programma missilistico iraniano e dei test realizzati dal regime dopo l’accordo nucleare (in piena violazione dell’accordo stesso); parlare dell’arresto dei 12 marines americani, detenuti nel gennaio 2016, in maniera non conforme alla Convenzione di Ginevra.

Per mesi il regime iraniano ha ignorato la richiesta dei tre parlamentari americani. Per questo, nell’aprile del 2016, i tre membri del Congresso hanno scritto una nuova lettera alle autorità di Teheran, rinnovando la richiesta di avere un visto di ingresso. Questa volta, la risposta è arrivata da parte di Javad Zarif: il Ministro degli Esteri iraniano, ha rigettato la richiesta dei rappresentanti americani, accusando i tre di voler unicamente colpire la Repubblica Islamica (No Pasdaran).

Purtroppo per Teheran, uno di quei tre membri del Congresso americano, per la precisione Mike Pompeo, è stato nominato da Donald Trump neo direttore della CIA. Poco prima di ricevere la nomina, Pompeo aveva espresso chiaramente il suo pensiero sull’accordo nucleare firmato nel luglio del 2015: un accordo pessimo, che ha messo solamente in maggiore pericolo gli Stati Uniti e i suoi alleati nel mondo. Non solo: Pompeo ha anche ricordato che, in un solo anno, Teheran ha più volte violato i patti, soprattutto realizzando test missilistici, con vettori capaci di trasportare potenzialmente delle bombe nucleare.

L’intevista che vi proponiamo qui sotto, realizzata da Fox News, è stata girata appena due settimane prima della nomina di Pompeo a capo della Central Intelligence Agency. Buona visione!!!

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Questa notizia ha qualche mese, ma e’ stata resa nota solamente in queste ore. Il 4 febbraio scorso, alla vigilia delle elezioni parlamentari iraniane (del primo turno), tre membri del Congresso americano avevano inviato una lettera a Khamenei e al capo dei Pasdaran Jafari, per richiedere il visto per entrare nella Repubblica Islamica (testo lettera, in inglese).

I tre parlamentari americani – Mike Pompeo, Lee Zeldin e Frank LoBiondo – avevano chiesto alle massime autorità iraniane di potere visitare l’Iran per cinque scopi ben precisi:

  1. monitorare le elezioni parlamentari iraniane, allo scopo di verificarne la democraticità. Nella lettera, infatti, i tre parlamentari USA denunciavano quindi la decisione del Consiglio dei Guardiani di squalificare buona parte dei candidati non allineati alle posizioni dei conservatori;
  2. Incontrare i maggiori leader iraniani. Tra questi – non solo Khamenei, Zarif, Rouhani e lo stesso Jafari – anche Mohsen Fakhriazadeh, il padre del programma nucleare iraniano;
  3. visitare gli americani detenuti in Iran, ovvero non solo Siamak Namazi, detenuto ad Evin, ma anche Robert Levinson, arrestato dal regime iraniano nel 2007 e di cui sono state perse le tracce. Non solo: i tre congressisti americani, chiedevano anche di avere notizie di tre americani rapiti a Baghdad dalle milizie sciite agli ordini di Teheran;
  4. avere l’opportunità di visitare gli impianti nucleari di Fordow e Arak e la base militare di Parchin, ove il regime iraniano ha testato le conseguenze di una esplosione atomica. Per i tre membri del Congresso USA, queste visite avrebbero potuto agevolare notevolmente le relazioni bilaterali tra Washington e Teheran;
  5. affrontare la questione dei test missilistici iraniani, in violazione delle risoluzioni ONU 1929 e 2231. Va sottolineato che la lettera riporta il test missilistico avvenuto nell’Ottobre del 2015. Venendo scritta il 4 febbraio del 2016, la lettera non riporta il test missilistico avvenuto nel mese di marzo, nuovamente in violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite;
  6. avviare un confronto su quanto avvento il 12 gennaio del 2016, quando i Pasdaran iraniani hanno arrestato diversi marines americani, dopo che un’avaria alla loro imbarcazione li aveva trascinati nelle acque territoriali iraniane. Invece di permettere loro di ripartire, i Pasdaran hanno arrestato i marines, li hanno costretti a una umiliazione televisiva e hanno forzato anche una donna americana ad indossare il velo.

Per mesi il regime iraniano non ha neanche risposto alla richiesta dei tre parlamentari americani. Il 4 aprile scorso, quindi, i tre membri del Congresso hanno scritto nuovamente una lettera, questa volta direttamente al Ministro degli Esteri iraniano Zarif. La risposta del Ministro degli esteri di Teheran e’ arrivata quindi il 2 giugno scorso.

Nella sua missiva, Zarif rigettava totalmente il visto da parte dei tre parlamentari americani, definendo la loro richiesta come una mera “trovata pubblicitaria”. Ancora, Zarif accusava gli Stati Uniti di aver fabbricato la crisi nucleare iraniana, rivendicando l’indipendenza della Repubblica Islamica  (testo lettera).

Una nuova occasione persa per la Repubblica Islamica. Una occasione che avrebbe permesso a Teheran di ricevere tre membri del Congresso ostili all’accordo nucleare firmato da il P5+1, provando a convincerli della genuinità delle posizioni iraniane. Purtroppo, come noto, di genuinità nell’establishment khomeinista non ne esiste molta. Da qui, la necessita’ dell’Iran di chiudersi a riccio, lasciando entrare solamente coloro che dall’Occidente arrivano già velati e con il copione prestampato, ricevuto direttamente da Teheran… 

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La crisi profonda del regime siriano e le recenti sconfitte subite contro i ribelli, stanno creando un profondo disaccordo tra l’Iran e Hezbollah. Una crisi che, secondo quanto riportato dalla stampa araba, potrebbe addirittura portare – nei prossimi tre mesi – al siluramento del terrorista Hassan Nasrallah. Secondo quanto si vocifera, Hezbollah sarebbe spaccato in due parti: una pro Nasrallah, Segretario del Partito di Dio, e un’altra vicina allo Sceicco Naim Qassem, teoricamente il Vice di Nasrallah, ma con obiettivi di leadership assoluta.

Secondo quanto rivelato da Arab Press, l’Iran ormai non si fiderebbe più completamente di Hassan Nasrallah. Non soltanto, nonostante le smentite, sembra che Nasrallah sia malato, ma anche la visione strategica tra le due parti pare iniziare a divergere. Per colpa di Hezbollah e della sua obbedienza da cane fedele all’Iran, il Libano e’ piombato con tutte le scarpe all’interno della crisi siriana. Un impasse che sta avendo anche conseguenze politiche, soprattutto l’incapacità di Beirut di eleggere un nuovo Presidente. A tal proposito, l’ex Primo Ministro libanese Fouad Siniora, ha sottolineato che “l’Iran e Hezbollah” stanno bloccando l’elezione del nuovo Presidente”.

Per il dopo Nasrallah, quindi, il nome sul tavolo sarebbe soprattutto il nome di Hashem Safi al-Din, già nominato nel 2008 successore di Nasrallah, grazie soprattutto al sostegno iraniano e oggi capo del Consiglio Esecutivo di Hezbollah. Per parte sua, Hassan Nasrallah starebbe tentando di rafforzare la sua posizione, sinora senza successo: un tentativo del Segretario sostituire con nomi fidati alcuni capi militari di Hezbollah, infatti, sarebbe fallito, proprio in seguito all’opposizione del capo dei Pasdaran iraniani, Ali Jafari. 

Infine, va rimarcato che, alla crisi militare, va aggiunta anche la crisi “morale” di Hezbollah (ammesso che Hezbollah abbia mai avuto una morale): dopo la guerra del 2006 contro Israele, infatti, numerosi comandante di Hezbollah si sarebbero appropriati di ingenti fondi provenienti dall’Iran per arricchirsi personalmente. Davanti al rischio di un cambio al vertice di Hezbollah – ovvero la possibile silurazione di Nasrallah, colui che ha coperto tutta la corruzione interna – questi comandanti starebbero ora trasferendo moglie, figli, proprietà e conti bancari all’estero. 

Solo il tempo dirà se questa indiscrezione della stampa araba e’ vera. Ad oggi, pero’, resta il fatto che i continui discorsi in televisione di Hassan Nasrallah, sembrano proprio la dimostrazione fattuale della sua estrema debolezza e del bisogno costante di riaffermare una leadership ormai screditata, in primis all’interno del Libano. 

[youtube:https://youtu.be/UzjzVS_Yu0E%5D

Vi proponiamo alcuni graffiti o scritte apparse in questo periodo sui muri della capitale iraniana Teheran. I messaggi politici che inviano, fanno ben comprendere quanto – nonostante la repressione – la società civile viva e invoca la libertà

Black Hand, writer iraniano, riporta un link di Youtube: attenzione, però, questo non è un semplice link ad un qualsiasi video. E’ il link che rimanda al video in cui il capo dei Pasdaran, Ali Jafari,ammette che le Guardie hanno truccato le elezioni presidenziali del 2009…Qui il video: http://bit.ly/1zt7tJD

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Drammatico murales: l’autore intende denunciare i suicidi per povertà che avvengono quotidianamente in Iran

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Coraggioso disegno che invoca la libertà per le coppie omosessuali iraniane

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La faccia di Mir Hossein Mousavi, leader dell’Onda Verde, attualmente detenuto dal regime iraniano per le sue idee politiche

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In questi giorni ha fatto molto rumore il video diffuso dal dissidente Mohammed Nourizad sulla sua pagina Facebook. Nel video è possibile vedere il capo dei Pasdaran Ali Jafari, ammettere che le Guardie Rivoluzionarie hanno agito illegalmente per manipolare il risultato elettorale del 2009, quando venne rieletto il negazionista Mahmoud Ahmadinejad. Nel suo discorso davanti ad alti ufficiali dei Pasdaran, Jafari ricorda come la vittoria dei riformisti rappresentasse una redline da non oltrepassare per le Guardie e spiega come i suoi uomini agirono per prevenire questa evenienza.

Piccola nota:  Mohammed Nourizad, lo ricordiamo, è un ex giornalista del quotidiano conservatore Khayan che, passato all’opposizione, ha vissuto la maggior parte degli ultimi anni in prigione. Oggi, tra le altre cose, è un regista molto famoso in Iran. Dopo la repressione delle proteste dell’Onda Verde nel 2009, Nourizad scrisse una lettera chiedendo all’Ayatollah Khamenei, come capo delle forze armate, di scusarsi per le violenze e le morti provocate. Venne fermato, arrestato e condannato a 3 anni e mezzo di carcere. Nel luglio del 2013, in risposta alle discriminazioni promosse da Khamenei stesso contro i Baha’i, Nourizad baciò pubblicamente il piede di un bimbo Baha’i di 4 anni, provocando la veemente reazione del regime.

Tornando al video, dopo la sua pubblicazione, sorge spontanea una domanda. Perchè ora? Perchè rilasciare questo video proprio adesso, a distanza di quasi un anno dalla fine della Presidenza Ahmadinejad? Le risposte possono essere almeno due, completamente contrapposte:

  • la prima risposta e che qualche personaggio importante, vicino ad Hassan Rouhani, sta lavorando per screditare le Guardie Rivoluzionarie, estremamente critiche verso il Presidente. In questo periodo, lo ricordiamo, le Guardie hanno diverse volte attaccato le possibili aperture economiche verso l’Occidente;
  • la seconda risposta, invece, è esattamente opposta: qualcuno vicino all’Ayatollah Khamenei e ai Pasdaran ha deliberatamente rilasciato il video allo scopo di lanciare  un messaggio minatorio al Presidente Rouhani e ai suoi sostenitori. In poche parole, chi nel 2009 impedì la vittoria di Mir Hossein Mousavi, sembra oggi voler dire di poter fare la stessa cosa nel caso alcune redline fondamentali vengano superate.

Solamente il tempo dirà quale sarà la risposta giusta. Per ora, ad ogni modo, alcune cose appaiono chiare:

  1. il regime è sempre piu’ diviso al suo interno tra una fazione favorevole al Presidente Rouhani e una avversa;
  2. la divisione non è tanto basata sui concetto di diritti civili e diritti umani (nulla è cambiato con Rouhani in questo senso), quando sugli interessi economici. Mentre Rouhani e Rafsanjani voglioni aprire agli investimenti privati anche esteri, le Guardie e Khamenei vogliono un Iran isolato per controllare internamente l’economia iraniana;
  3. i Pasdaran rimangono l’ago della bilancia del potere in Iran e, ancora una volta, ribadiscono di essere pronti a tutto per non perdere il potere.

[youtube:http://youtu.be/PjjaDfeGzxY%5D