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Condanna a morte per “corruzione in Terra”: questa la sentenza per il tycoon – ovvero l’oligarca – Babak Zanjani. Zanjani e’ accusato di aver sfruttato le sanzioni internazionali per arricchirsi personalmente, collaborando con parte del regime per aiutare Teheran. Grazie a questo ricco imprenditore iraniano – con un impero economico che va ben oltre la Repubblica Islamica, toccando la Malesia, Dubai, Tajikistan, Cina e Turchia – Teheran e’ riuscito ad evadere le sanzioni internazionali. Con Babak Zanjani – se la sentenza di morte verrà confermata – finiranno al patibolo anche altri due businessman iraniani Mahdi Shams e Iranian Hamid Fallah Heravi.

Ma chi e’ Babak Zanjani?

Ecco, qui inizia una storia alquanto torbida e difficile da comprendere. Babak infatti, prima di diventare un multimilionario, e’ stato un ragazzo scapestrato che ha iniziato la sua carriera come autista del Direttore della Banca centrale dell’Iran. Tra le altre cose, pochi lo sanno, e’ finito in carcere per ben due volte per bancarotta e una volta per aver tentato di lasciare l’Iran senza permesso.

Non e’ ben chiaro come, ma quello che e’ noto e’ che nel 2012-2013 gli USA e l’Unione Europea decidono di inserire Babak Zanjani nella lista delle persone sottoposte a sanzioni (Iran Wire). Per lui l’accusa, come suddetto, e’ quella di aver aiutato Teheran ad evadere le sanzioni internazionali. Pochi giorni dopo la decisione UE, un gruppo di parlamentari iraniani pubblica una lettera aperta all’allora Presidente iraniano Ahmadinejad, chiedendo che Zanjani venisse arrestato per corruzione. I Parlamentari si richiamano direttamente alla Guida Suprema Khamenei, accusando Zanjani di essersi appropriato dei proventi del petrolio iraniano (almeno 2,7 miliardi di dollari), venduto illegalmente sui mercati internazionali.

La lettera dei Parlamentari iraniani

Caso strano, la lettera dei Parlamentari iraniani coincide con l’apice del periodo in cui tra Ali Khamenei e Mahmoud Ahmadinejad e’ in corso una vera e propria guerra politica (Iran Wire). La Guida Suprema ha capito che l’Iran e’ sull’orlo del collasso economico e che Ahmadinejad ha intenzione di fare del nazionalismo iraniano una forza per abbattere il potere del Rahbar. Obiettivo di Ahmadinejad e’ di portare al potere come suo successore Rahim Mashaei, il suo Capo di Gabinetto. Per farlo, nel 2011, l’ex Presidente iraniano cerca anche di liberarsi del Ministro dell’Intelligence Heydar Moslehi, considerato l’orecchio della Guida Suprema. Khamenei reagisce male ed ordina ad Ahmadinejad di revocare subito le dimissioni di Moslehi. Risultato: Ahmadinejad abbozza, ma per mesi non partecipa alle riunioni del Governo…

Il coinvolgimento della famiglia Larijani…

Si avvicinano le elezioni iraniane, svoltesi poi nel giugno del 2013. Khamenei ha bisogno di eliminare Ahmadinejad e la sua fazione una volta per tutte. Ecco allora che la discussione all’interno del regime iraniano comincia a focalizzarsi proprio su Babak Zanjani e il suo legame – indubbio – con il Governo Ahmadinejad. Il negazionista Ahmadinejad ovviamente reagisce, mostrando in Parlamento un video che mostra i legami tra Babak Zanjani e la potente famiglia Larijani, a cui appartiene anche Ali, speaker del Parlamento iraniano (Febbraio 2013, video alla fine dell’articolo). In particolare, Ahmadinejad denuncia soprattutto i contatti di Zanjani con Fazel Larijani, fratello di Ali e di Sadegh, capo della Magistratura Iraniana. Tra le altre cose, nel video si vede anche un certo Hassan Mir Kazemi, noto mafioso, fotografato nel 2009 con la pistola mentre saliva, durante le proteste popolari dell’Onda Verde (Iran Pulse). 

E lo scandalo si allarga fino ad Erdogan…

Nel 2013 scoppia anche il più grande scandalo per corruzione mai accaduto in Turchia. Uno scandalo che vede direttamente coinvolto il partito dell’attuale Presidente – allora Primo Ministro – Erdogan. Oltre 50 persone vengono arrestate e sotto indagine finisce anche lo stesso figlio di Erdogan, Bilal (oggi residente a Bologna e sotto inchiesta per riciclaggio di denaro). Tra gli arrestati di quella inchiesta c’era anche un iraniano di nome Reza Zarrab. Durante gli interrogatori, Zarrab accusa direttamente Babak Zanjani, sostenendo che era in accordo con lui che egli aveva lavorato per smerciare 1500 chilogrammi d’oro tra Ghana, Turchia, Dubai e Iran.

Si defilano tutti…

Alla chetichella, tutti i vecchi sostenitori di Ahmadinejad si defilano. Primo fra tutti Ali Larijani, oggi rieletto come candidato indipendente tra i conservatori e sostenitore di Hassan Rouhani. Si defila anche Ali Akbar Salehi, altro nome citato per i suoi contatti con Babak Zanjani, nominato da Rouhani alla guida dell’Agenzia Atomica dell’Iran. Si defila anche un altro nome da pesi massimi: Rostam Ghasemi, Pasdaran della prima ora, ex capo della potente holding Khatam al Anbia e soprattutto ex Ministro del Petrolio del Governo Ahmadinejad. Oggi il caro Rostam gira tra Siria e Iraq, gestendo il sostegno del regime iraniano a Bashar al Assad e al Governo filo Iraniano di Baghdad. Senza contare che, le indagini su Zanjani, hanno dimostrato i contatti dell’oligarca con Mohammad Yazdi – ex Vice Ministro dell’Intelligence con responsabilità per gli affari economici – e soprattutto Hossein Taeb, potentissimo capo dell’Unita’ di Intelligence dei Pasdaran…

Quale conclusioni

Hassan Rouhani vince le elezioni nel giugno del 2013, benedetto silenziosamente dalla Guida Suprema Ali Khamenei e pubblicamente dall’ex Presidente Rafsanjani. Con Rouhani, in passato tra coloro che elogiarono Babak Zanjani, cambia il tono del regime iraniano, ma non la forma. Tra le altre cose, Rouhani non si fa problemi a nominare il Pasdaran Hossein Dehghan alla Difesa e il sanguinario Mostafa Pourmohammadi – responsabile delle repressioni contro i dissidenti degli anni ’80 – alla giustizia. Ali Akbar Salehi, come già detto, viene promosso a Vice Presidente e capo dell’Agenzia Atomica dell’Iran.

Il 6 Marzo 2016 Babak Zanjani viene condannato a morte, il “caso” vuole a soli due giorni dalla visita ufficiale in Iran di Erdogan – ora Presidente della Turchia impegnato a reprimere i giornalisti. Non sappiamo dire se la pena capitale contro Zanjani verrà eseguita. Quello che possiamo dire con certezza e’ che, mentre Zanjani si avvia al patibolo e al silenzio, la maggior parte di coloro che con lui si sono arricchiti si salvano, proprio grazie a Khamenei e Rouhani… 

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Dopo l’accordo nucleare, lei vede ancora la possibilità di una guerra tra Iran e Israele?”. Questa la domanda rivolta dal giornalista di Al Araby – quotidiano arabo stampato a Londra – ad Ali Akbar Salehi, attuale Direttore dell’Agenzia per l’Energia Atomica Iraniana (AEOI) ed ex Ministro degli Esteri di Teheran nel Governo del negazionista Ahmadinejad.

Israele” – ha risposto Salehi – “e’ sempre stata una minaccia vuota per l’Iran. Noi, non lo consideriamo nemmeno uno Stato, quindi sicuramente non una minaccia (Al Araby).  Questa la risposta secca dell’ex Ministro di Ahmadinejad, nominato a capo dell’AEOI direttamente dall’attuale Presidente “moderato” Hassan Rouhani.

Le parole del rappresentante iraniano arrivano a pochi giorni dalle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea degli Esperti e del Parlamento, una tornata elettorale descritta dai media Occidentali come un punto di svolta nella politica del regime clericale. Eppure, guardando alle dichiarazioni rilasciate direttamente dai vertici di Teheran, questo punto di svolta resta difficile da percepire. Sia in tema di diritti umani che di politica estera.

Qualche settimana prima di Salehi, infatti, e’ stato l’Ambasciatore iraniano a Beirut, Mohammad Fathali, ad affermare che la Repubblica Islamica era pronta a pagare le famiglie dei terroristi palestinesi, morti durante quella che viene definita come “Terza Intifada” (Reuters). Una dichiarazione arrivata – guarda caso – in seguito alla visita di una delegazione di Hamas a Teheran (delegazione guidata da Mohammed Nasr e Osama Hamdan).

Una visita che rilancia l’asse tra i Mullah sciiti e la Fratellanza Mussulmana, tanto caro alla Guida Suprema Ali Khamenei, primo traduttore in Farsi di Sayyd Qutb. Secondo le poche informazioni apprese dai media, la delegazione di Hamas avrebbe, tra le altre cose, incontrato il Generale Qassem Soleimani, potente capo della Forza Qods dei Pasdaran (al Monitor).

Per la cronaca, nella lunga intervista rilasciata ad Al Araby, Salehi ha rimarcato l’intenzione dell’Iran di progredire nello sviluppo del programma missilistico – in violazione della Risoluzione ONU 2231 – ha lanciato accuse contro buona parte dei Paesi sunniti del Golfo, primo fra tutti l’Arabia Saudita e ha ribadito che le attività nucleari dell’Iran proseguono a pieno ritmo (Al Araby).

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Il 20 gennaio il cosiddetto Joint Plan of Action è entrato in vigore. In poche parole, l’accordo raggiunto tra il 5+1 e Teheran a Ginevra nel novembre del 2013 è diventato operativo e parte delle sanzioni internazionali verso il regime degli Ayatollah verrà gradualmente ammorbidita. Secondo la diplomazia occidentale, questo lifting porterà nelle casse del regime “solamente 7-8” miliardi di dollari ma, come ammesso dallo stesso regime, i soldi che entranno nelle mani dei Pasdaran e della Guida Suprema saranno molti di più. Basti ricordare che, il 30 novembre scorso, il Vice Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha candidamente ammesso che Teheran otterrà 15 miliardi di dollari solamente dagli introiti derivanti dala riduzione delle sanzioni sul settore petrolifero.

Il problema, purtroppo, è che questo ammorbidimento delle sanzioni sta generando – come abbiamo visto in questi ultimi mesi – una corsa al business con la Repubblica Islamica. Come sempre, Teheran sta diffondendo grandi sorrisi, illudendo il mondo sulle sue reali intenzioni di fermare il programma nucleare. La verità, però, è ben diversa e sono gli stessi rappresentanti del regime a rivelare la loro intenzione di non adempiere seriamente agli obblighi previsti dall’accordo di Ginevra. Leggendo il testo del Joint Plant of Action, infatti, l’Iran si impegna nei seguenti sei mesi ad eliminare le sue riserve di uranio al 20% e non aumentare il quantitativo di uranio arricchito al 5% in forma di Uf6 (esafloururo di uranio, utilizzato per la produzione della bomba nucleare). Secondo quanto stabilito in Svizzerà, infatti, Teheran deve convertire metà dell’uranio arricchito al 20% in ossido per la fabbricazione di combustibile per il reattore di Teheran (noto come TRR). La metà dell’uranio al 20% rimanente, quindi, andrà convertità dagli scienziati in uranio arricchito non oltre il 5%. Aspetto centrale, da non dimenticare, tutto il nuovo uranio arricchito al 5% prodotto dall’Iran nei prossimi sei mesi – compreso quello ottenuto con la conversione dell’uranio al 20% – dovrà essere convertito in ossido (UO2), utilizziabile unicamente per la produzione di barre di combustibile per i reattori nucleari.

Qui sotto riportiamo, precisamente ed in lingua originale, quanto previsto in merito dal Joint Plan of Action:

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Dove sta il problema? Il problema, grave, sta nel fatto che l’Iran non ha alcuna intenzione di conformarsi realmente a questo accordo, rinunciato alla crescita della quantità di uranio arricchito in suo possesso. Il Capo dell’Agenzia Atomica Iraniana, il già Ministro di Ahmadinejad Ali Akbar Salehi, ha affermato che la  metà dell’uranio al 20% che Teheran dovrebbe convertire in uranio al 5%, verrà lasciato in forma di Uf6 e non verrà convertito in ossido (agenzia Isna). Così facendo, quindi, Teheran andrà ad aumentare di 400 kg l’uranio al 5% prodotto, raggiungendo una riserva totale di circa 7,150 Kg. Secondo il regime infatti, l’accordo non obbliga Teheran a convertire anche quel nuovo uranio prodotto al 5% in ossido. Si tratta, chiaramente, dell’ennesima lettura unilaterale di un accordo internazionale da parte del regime iraniano. A questo punto, aspetto fondamentale, bisogna capire una cosa: perchè avviene questo? Perchè, se Teheran vuole davvero un programma nucleare pacifico, ha problemi a convertire tutto l’uranio Uf6 in suo possesso in ossido UO2? Lo scopo non dovrebbe essere solo quello di produrre barre di combustibile per i reattori?

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La risposta è, come sempre, davanti ai nostri occhi ed è molto chiara: la Repubblica Islamica non ha affatto volontà di rinunciare a costruire la bomba nucleare. Mantenere l’uranio in forma di Uf6, anche se arricchito solamente solamente sino al 5%, permetterà sempre al regime di far ripartire l’arricchimento al 20% in qualsiasi momento, utilizzando tra l’altro centrifughe 15 volte più veloci delle precedenti (in merito si legga questa agenzia iraniana: Iran’s new centrifuges 15 times more powerful than old ones, says Salehi). Questa hudna (tregua) con l’Occidente, quindi, è meramente funzionale al bisogno del regime di uscire dall’isolamento internazionale e far ripartire una economia praticamente al collasso. Senza contare che, grazie a questo appeasement, gli Ayatollah avranno anche modo di sbarazzarsi delle sacche, sempre più rilevanti, di opposizione interna.

Pensare veramente che un regime come quello iraniano – fondamentalista, khomeinista, terrorista e corrotto – voglia davvero rinunciare a diventare la super potenza mediorientale solamente per far felici gli odiati nemici occidentali, è davvero irrealistico, ingenuo e soprattutto pericoloso…Come riprova di quanto scriviamo, vi riproponiamo un video del 2010 in cui Hassan Rahimpour Azghadi membro del Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale – organo che opera da Qom sotto il diretto controllo della Guida Suprem Ali Khamenei – dichiara senza peli sulla lingua i veri fini della Repubblica Islamica creata da Khomeini. 

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Mentre i rappresentanti occidentali, Italia in testa, si recano a staffetta in Iran per stringere le mani di Rohani e Zarif, il regime iraniano continua spedito il suo programma nucleare. In questi giorni – a dispetto del quasi totale silenzio dei media italiani – alcune clamorose notizie sono state pubblicate dai media iraniani. In primis, le affermazioni del clerico Muhammad Nabavian, parlamentare rappresentante dell’area di Teheran. Secondo Nabavian, sebbene il programma nucleare iraniano sia pacifico, la Repubblica Islamica potrebbe costruire una bomba nucleare in sole due settimane, con 270 kg di uranio arricchito al 20% e 20.000 centrifughe in azione. Questa bomba, precisa il clerico, avrebbe il preciso scopo di abbattere Israele. 

La notizia dovrebbe destare enormi timori, soprattutto se si considerano altre due news assai preoccupanti che arrivano dall’Iran. La prima riguarda proprio il parlamento iraniano: ben 218 membri del Majles hanno firmato una bozza di legge che obblica il Governo iraniano ad arricchire l’uranio al 60%. Il parlamento voterà la legge nelle prossime due settimane e il Vice Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha già dichiarato che, in caso di approvazione, l’esecutivo sarà vincolato a rispettare il volere del Parlamento (Fonte Mehr News)-

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La seconda notizia arriva direttamente dalla bocca di Ali Akbar Salehi, capo dell’Agenzia Atomica Iraniana. Salehi ha dichiarato che 1000 nuove centrifughe IR-2 sono state installate, in base ad una decisione presa dal Governo Ahmadinejad (fonte Isna). Purtroppo non basta: il capo dell’AEOI ha anche ammesso che Teheran sta testando nuovi modelli di centrifughe di terza e quarta generazione (fonte Fars News). Salehi, quindi, ha rimarcato che la temporanea sospensione dell’arricchimento dell’uranio al 20% è una scelta volontaria della Repubblica Islamica, basata unicamente su scelte legate agli interessi economici iraniani. Tanto per ricordare agli Occidentali di non farsi troppe illusioni… 

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Infine, vi riportiamo un articolo uscito nel mese di dicembre su Mehr News: l’analisi è dedicata al programma missilistico della Repubblica islamica. L’autore, non soltanto rimarca che i missili iraniani sono stati la leva che ha portato l’Occidente al tavolo dei negoziati, ma sottolinea e precisa chiaramente che questi missili possono colpire senza problemi l’Europa dell’est e ben 60 paesi in tutta l’Asia…

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Mentre Rohani, Larijani e Zarif si apprestano a ricevere il Ministro degli Essteri italiano Emma Bonino (in arrivo Sabato a Teheran), il regime iraniano prosegue senza sosta le sue azioni contrarie al diritto internazionale. Per quanto concerne il nucleare, il Capo dell’Agenzia Atomica Iraniana-AEOI, Ali Akbar Salehi, ha candidamente dichiarato che ad Arak tutto va avanti regolarmente e che il regime non ha alcune intenazione, nel prossimo futuro, di chiudere questo impianto. Ad Arak, lo ricordiamo, Teheran sta sviluppando un reattore nucleare ad acqua pesante, ove poter riprocessare l’uranio per costruire una bomba al Plutonio. Nel frattempo, anche il °moderato° Zarif ha chiarito che, se la Repubblica Islamica non otterrà a Ginevra quello che vuole, in sole 24 ore riprenderà l’arricchimento dell’uranio al 20%…Insomma, praticamente gli Ayatollah stanno negoziando da soli…

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Se il programma nucleare procede spedito, anche il programma di morte del regime iraniano va avanti senza tregua. Solamente ieri, grazie al lavoro degli attivisti per i diritti umani, si è scoperto che la scorsa settimana sono stati impiccate quattro persone nel carcere di Uremia. Nello stesso carcere, denunciano gli attivisti, ci sono altri 170 detenuti che sono vicini all’impiccagione. Nel pieno silenzio/assenso dei media internazionali – ormai focalizzati sulle ricchezze economiche della Repubblica Islamica – il regime di Khamenei e Rohani sta continuando a perseguitare senza tregua la popolazione iraniana. Solamente dall’elezione di Rohani, per la cronaca, oltre 300 persone sono state condannate a morte…Dall’inzio del 2013, purtroppo, le persone uccise sul patibilo sono oltre 500…

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Hanno fatto scalpore le dichiarazioni del Ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, rilasciate a France 24 in occasione del suo arrivo in Francia: secondo Zarif, infatti, l’Iran e il gruppo del 5+1 potrebbero addirittura trovare un accordo sul nucleare anche entro la fine di questa settimana. In questo modo, quindi, sarebbe possibile concludere definitivamente lo scontro tra la Repubblica Islamica e l’Occidente e iniziare una nuova stagione di rapporti diplomatici positivi.

Benissimo, o meglio, magari fosse. Perchè, se è vero quello che Zarif afferma, significa che Teheran è veramente pronto a compiere passi praticamente rivoluzionari che – tra le altre cose – stravolgerebbero completamente quanto sinora affermato agli stessi rappresentanti politici del regime iraniano. Per concludere il contenzioso nucleare, infatti, l’Iran deve dare delle risposte chiare a tutte le richieste che, ormai da anni, l’Agenzia Nucleare per l’Energia Atomica (AIEA) sta ponendo.

Riassumendo, la Repubblica Islamica dovrebbe perlomeno:

  • bloccare la costruzione dell’impianto di Arak, ove potrebbe essere prodotta una bomba al plutonio;
  • terminare l’installazione delle centrifughe per l’arricchimento dell’uranio nelle centrali di Natanz e Fordow. Parliamo sia delle centrifughe vecchio modello IR-1, ma anche di quelle avanzate IR-2;
  • dare libero accesso agli ispettori internazionali nelle centrali di Natanz e Fordow, ove avviene l’arricchimento dell’uranio al 20%;
  • far entrare gli ispettori internazionali nella base militare di Parchin, ove Teheran ha testato i missili ballistici e una simulazione di esplosione nucleare.

Onestamente, dubitiamo seriamente che l’Iran sia veramente disponibile a garantire almeno questi minimi passi, soprattutto considerando che i diplomatici iraniani hanno già posto dei paletti molto chiari al dialogo con il gruppo del 5+1. Le redlines iraniane, vogliamo ricordarlo, sono le seguenti:

  • nessuna chiusura dell’impianto sotterraneo di Fordow, vicino Qom, ove avviene l’arricchimento dell’uranio al 20%;
  • nessuna sospensione, ne tantomeno interruzione, dell’arricchimento dell’uranio al 20%, una percentuale che – come noto – non ha alcuna motivazione giustificabile ai fini di un programma nucleare civile;
  • nessuno stop al processo di completamento del reattore nucleare ad acqua pesante di Arak, ove Teheran potrebbe riprocessare l’uranio per costruire una bomba al plutonio.

Tra l’altro, vogliamo ricordarlo, è stato lo stesso Zarif a chiarire che – tra i temi di dialogo tra l’Iran e il 5+1. non ci sarà mai quello della sospensione dell’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran. In merito ripubblichiamo le dichiarazioni del Ministro degli Esteri iraniano del 3 novembre (fonte Tasnim News).

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Non solo, volendo c’è anche di peggio: mentre i negoziatori iraniani illudevano il mondo, il neo Capo dell’Agenzia Atomica Iraniana – l’ex Ministro degli Esteri Ali Akbar Salehi – dichiarava che Teheran aveva già individuato i siti per costruire altre 34 centrali nucleari, tra cui una lungo il Golfo Persico, un’area sismica, assai delicata per i commerci e la sicurezza internazionale. Anche su questo argomento, vi riproponiamo l’agenzia con le dichiarazioni rilasciat da Zarif il 28 ottobre scorso.

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Per capire su quali parametri si dovrebbe basare un possibile accordo sul nucleare tra l’Iran e la Comunità Internazionale, vi rimandiamo al report del think tank americano ISIS, una istituzione in materia. Per accedere al report, scaricabile in pdf, basta cliccare sull’immagine sottostante: come potrete leggere, solo gli aspetti minimi da raggiungere per firmare un accordo soddisfacente, contraddicono tutte le dichiarazioni rilasciate dal regime iraniano in questi giorni. Considerando ciò, ci sembra assai difficile che un vero accordo sul nucleare possa essere raggiunto tra l’Iran e la Comunità Internazionale.  Altra cosa, ovviamente, è un accordo di facciata, buono per chiudere una crisi diplomatica, ma privo di consistenza in merito alla sicurezza mondiale e al comportamento illegale del regime iraniano. In questo caso, tra qualche tempo, riparleremo ancora del nucleare iraniano, descrivendovi il primo test atomico degli Ayatollah…

Il report ISIS: cliccare sull'immagine per accedere al report. Il pdf si trova in basso alla pagina.

Il report ISIS: cliccare sull’immagine per accedere al report. Il pdf si trova in basso

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