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ahmadreza djalali

Il 21 ottobre il giudice iraniano Abolqsem Salavati, ha emesso la condanna morte per il ricercatore medico Ahmadreza Djalali, accusato di collaborazione con un Paese nemico, ovvero con Israele. Secondo le informazioni, la sentenza sara’ appellabile entro venti giorni.

Come noto, Ahmadreza Djalali e’ un ricercatore medico che, prima di trasferirsi in Svezia e acquisire la cittadinanza, ha lavorato per anni all’università del Piemonte orientale come esperto della medicina nei casi di emergenza.

Il suo arresto risale all’aprile 2016 quando, tornato in Iran per una conferenza universitaria, e’ stato fermato e accusato contatti con un Paese ostile, in pratica Israele. Una accusa priva di consistenza e di prove, figlia prevalentemente delle lotte interne tra le fazioni, quelle che hanno visto già finire in carcere dieci cittadini iraniani con doppia cittadinanza.

In un video registrato qualche giorno fa, in cui si sente solo la voce del ricercatore iraniano, Djalali denuncia di essere stato sbattuto in isolamento e di essere stato forzato due volte a rilasciare delle confessioni forzate davanti a delle telecamere (leggendo dei testi prestampati dai suoi aguzzini). Nello stesso video, quindi, Djalali nega le accuse nei suoi confronti e le descrive come fabbricazioni dei MOIS, il Ministero dell’Intelligence iraniano.

La notizia della condanna a morte di Ahmadreza Djalali ha sconvolto tutti. Proteste sono arrivate dai Rettori italiani e da parlamentari, come la senatrice novarese del PD Elena Ferrara. Indignazioni che, seppur flebilmente, hanno provocato la reazione del Ministro degli Esteri Alfano che, in queste ore, ha affermato che “l’Italia continuerà a sensibilizzare gli iraniani su questo caso fino all’ultimo” come ha già fatto “a livello diplomatico con il nostro ambasciatore e a livello politico come Farnesina“.

Pur ritenendo importante l’intervento del Ministro Alfano, riteniamo che i fatti hanno dimostrato come il regime iraniano capisca solamente la mano dura. Ecco perché, sarebbe opportuno che tutte le collaborazioni in atto tra Roma e Teheran venissero sospese, sino a quando l’Iran non libererà Ahmadreza Djalali e tutti i prigionieri politici attualmente in carcere.

 

 

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Egregio Ministro Minniti, Egregio Ministro Orlando, Eregio Ministro Alfano,

Scriviamo a Voi per sottoporvi il caso di Aideen Strandsson, attrice iraniana che, dopo essersi convertita dall’Islam al Cristianesimo, ha deciso di abbandonare la Repubblica Islamica per cercare un rifugio sicuro in Europa. Precisamente in Svezia.

Come Voi saprete benissimo, in Iran la conversione ad una fede diversa dall’Islam, e’ considerata un reato gravissimo, definito come apostasia e per questo e’ prevista anche la pena capitale.

Purtroppo, per ben due volte, le autorità di Stoccolma hanno respinto la richiesta di Aideen di ricevere asilo politico, non riconoscendo all’attrice iraniana il rischio di essere arrestata e impiccata. Per questo, Aideen ha deciso di raccontare ai media la sua storia, sperando di riuscire a salvarsi da un rimpatrio estremamente pericoloso (Christian Post).

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In una intervista rilasciata alla CBN, Aideen ha raccontato di essersi convertita al cristianesimo in Iran e di aver lasciato il Paese, proprio per i rischi che correva. Ha denunciato di aver raccontato la sua storia ai responsabili del Dipartimento Immigrazione in Svezia che, come suddetto, le hanno negato la residenza permanente nel Paese.

Aggiungiamo che, secondo Open Doors, il regime iraniano si trova all’ottavo posto, tra i Paesi che nel mondo perseguono i cristiani, con un livello di persecuzione definito come “extreme”. Solamente nel 2016, 193 cristiani sono finiti delle prigioni iraniane.

Per le ragioni esposte sopra, Egregi Ministri, Vi chiediamo di verificare le notizie diffuse dalla stampa internazionale e – se confermate – di concedere l’asilo politico ad Aideen Strandsson, la cui vita non può essere messa a rischio nel 2017, per delle scelte relative alla libertà di fede.

Libertà che fa parte dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Repubblica Italiana.

Cordialmente,

Collettivo No Pasdaran

L’intervista di Aideen Strandsson alla CBN

 

Alcune copertine dei film fatti da Aideen in Iran

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hossein

Mentre si insedia il neo Governo italiano presieduto da Paolo Gentiloni, dall’Iran arrivano nuove minacce alla stabilità della regione mediorientale. Parlando ad una conferenza sull’Asia Occidentale in merito alla elezione di Donald Trump alla Presidenza americana, il Ministro della Difesa iraniano Hossein Dehghan – un Pasdaran – ha affermato che il regime iraniano è pronto a “spazzare via” Israele e gli Stati arabi del Golfo, nel caso in cui arrivassero minacce dagli Stati Uniti (Kurdistan24).

Non solo: Dehghan ha anche rilevato che oggi i governi centrali di Yemen, Siria e Iraq sono deboli, per colpa di movimenti nazionalisti che minano, a suo dire, la sicurezza della regione. Chiaro il riferimento in particolare ai curdi, attualmente i principali alleati dell’Occidente democratico nella guerra contro il Califfato nero di Isis.

A questo punto, la palla passa al neo ministro degli esteri italiano, Angelino Alfano. Ci chiediamo se, almeno lui a differenza del suo predecessore, avrà il coraggio di prendere delle posizioni nette contro le minacce che Teheran esercita, nei confronti di Paesi notoriamente alleati dell’Occidente e dell’Italia. Sarebbe già un buon primo passo, partire con una presa di posizione – almeno verbale – di discontinuità rispetto al passato recente…

Di seguito due video prodotti in Iran, che simulano attacchi contro Israele e l’Arabia Saudita.

 

executions pyramid in Iran

Dalla stampa italiana apprendiamo di un incontro i Ministri Gentiloni e Alfano, con il Vice Segretario ONU e Direttore Esecutivo dell’UNODC Yury Fedotov. Per informazione, l’UNODC e’ l’agenzia ONU che si occupa della lotta al narcotraffico e al crimine organizzato. Secondo quanto riportato dai media, gli incontri sarebbero stati eccellenti e le due parti hanno espresso una reciproca lode il sostegno italiano all’Agenzia ONU e per il ruolo che la stessa agenzia svolge nel contrasto alle droghe e al terrorismo, compreso il fenomeno dei foreign fighters (Farnesina). Con il Ministro dell’Interno Alfano, quindi, Fedotov ha anche affrontato il tema del traffico di esseri umani (Onu Italia).

Tutto perfetto? Non proprio. Perché in nessuna agenzia di stampa relativa alla visita di Fedotov in Italia, abbiamo trovato alcun riferimento al rapporto anomalo che esiste tra l’agenzia UNODC e il regime iraniano. Ancora, non abbiamo trovato alcun riferimento al ruolo del regime iraniano in alcune tematiche affrontate durante gli incontri con il rappresentante delle Nazioni Unite. Per questo, a tal proposito, ci permettiamo di fare qualche domanda ai Ministri Italiani, sperando di ricevere – prima o poi – dei chiarimenti. 

  1. Si e’ parlato, giustamente, di sostegno italiano alle attività dell’UNODC. Non ci sembra, pero’, che sia stato affrontato il ruolo che l’UNODC ha nel sostegno indiretto all’uso della pena di morte in Iran. L’Agenzia ONU, infatti, paga il regime iraniano con cifre sconosciute, per combattere il narcotraffico ai confini della Repubblica Islamica. Teheran, come noto, applica indiscriminatamente la pena di morte, anche per reati considerati dalla stessa ONU come “minori” (ovvero non punibili con la pena capitale). Ancora, sempre noto, l’Iran usa la scusa del traffico di droga per condannare a morte anche diversi prigionieri politici. A monte di tutto questo, l’Italia e’ in prima linea nel sostegno alla Moratoria Internazionale contro la Pena Capitale. Quindi, se possibile, vorremmo sapere se questo rapporto perverso tra UNODC e Iran e’ stato affrontato durante gli incontri e quale posizione e’ stata espressa dal Direttore Fedotov.
  2. Argomento Foreign Fighters: l’intero mondo parla dei Foreign Fighters che si recano in Siria e in Iraq per combattere con Daesh. Giustissimo. Vorremmo sapere per quale motivo nessuno affronta l’uso dei foreign fighters da parte del regime iraniano. In particolare, proprio parlando del dramma Afghanistan, ci riferiamo alla nascita di vere e proprie unita’ combattenti addestrate dai Pasdaran e spedite in Siria, composte da immigrati afghani arrivati come rifugiati nella Repubblica Islamica dell’Iran. Cosi come ci riferiamo al ruolo degli Hezbollah libanesi, proxy iraniano per eccellenza, da anni coinvolti nelle guerre in Siria, Iraq e ora anche in Yemen. Vorremmo quindi sapere, se possibile, cosa la diplomazia italiana in collaborazione con l’UNODC, intende fare per combattere i foreign fighters sciiti, responsabili quanto Daesh e al Nusra del conflitto settario all’interno dell’Islam;
  3. Anche per quanto concerne la lotta al traffico di esseri umani, ci permettiamo di fare una domanda. Vorremmo sapere quando la diplomazia Italiana, Occidentale e l’UNODC, chiederanno ufficialmente al regime iraniano di ritirare i suoi jihadisti – Guardie Rivoluzionarie in testa – dalla Siria e dall’Iraq. Vogliamo ricordare infatti che, se non fosse stato per l’intervento del regime iraniano al fianco di Bashar al Assad, la Siria probabilmente non sarebbe mai caduta nel baratro in cui si trova ora. Perché, se un requesito fondamentale per la risoluzione del conflitto siriano e’ la fine di Daesh e al Nusra (e ci mancherebbe), non puo’ non esserlo anche la fine del regime di Assad e il ritiro delle forze di occupazione iraniane dall’intera Siria.

Chiudiamo ricordando che, dall’arrivo di Rouhani al potere, oltre 2000 esseri umani sono stati mandati al patibolo. Secondo le ultime informazioni, 1000 nel solo 2015. Considerando che Rouhani sta per arrivare a Roma, speriamo davvero che qualcuno – oltre a stringere la mano e sorriedere – sapra’ anche denunciare gli abusi dei diritti umani nella Repubblica Islamica. 

Ringraziando anticipatamente i Ministri per la cortese attenzione, ci permettiamo di inviarLi a leggere questo report dell’Iran Human Rights, in merito alla pena di morte in Iran e al ruolo dell’Agenzia UNODChttp://iranhr.net/media/files/Rapport_2014_BDEF02.pdf

[youtube:https://youtu.be/zw81ZXSXZ38%5D