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Se non riguardasse un regime ideologicamente primitivo e medievale come quello iraniano, si stenterebbe a credere che la notizia sia vera. Riguardando pero’ la Repubblica Islamica, niente stupisce, considerando che l’odio verso il diverso, l’antisemitismo e il negazionismo e’ parte fondante dell’ideologia della Velayat-e Faqih. Parliamo di un articolo vergognoso pubblicato il 18 aprile scorso dal giornale iraniano Alef, il cui proprietario e supervisore e’ Ahmad Tavakkoli, membro del Parlamento iraniano, ex Ministro del Lavoro e Presidente del centro di ricerca del Majles. Il titolo dell’articolo pubblicato da Alef e’ assai eloquente: “Quale e’ il popolo piu’ sanguinario della storia dell’umanità?”. La risposta di Alef, ovviamente, e’ una sola: il popolo ebraico (qui il link al pezzo: http://goo.gl/V8723d).

L’articolo pubblicato dal quotidiano iraniano, corredato di immagini e video, pretende di avere una valenza accademica e richiama addirittura come fonte una supposta “Enciclopedia di Giudaismo” che, a detta dell’autore, proverebbe la natura criminale dell’ebraismo. Secondo Alef, quindi, lo spargimento di sangue non e’ una novità nella storia del popolo di Israele, considerando che “un esame dalla storia ebraica nei secoli passati, evidenzia chiaramente la sete di sangue propria della religione ebraica e la mistificazione fatta dagli Ebrei della fede e dei suoi insegnamenti”. 

Tanto per dimostrare il valore intellettuale di questo articolo, Alef cita le parole di Rafat Mustafa, siriano, noto per il suo antisemitismo e soprattutto per essere membro del partito siriano Baath, lo stesso del regime sanguinario ancora al potere oggi – grazie al regime iraniano – a Damasco. Riportando le parole scritte da Mustafa in una rivista egiziana, l’articolo di Alef denuncia come gli Ebrei usino il sangue per preparare il pane azzimo della Pasqua o per i rituali della circoncisione. Una vecchia tesi razzista, la cui valenza viene rafforzata secondo “Alef” dagli studi sul Talmud di Richard Burton (uno che ha vissuto nel XIX secolo…), anche egli noto per il suo antisemitismo e per il suo sostegno al razzismo scientifico. Soprattutto, pero’, Burton era un grande sostenitore dell’imperialismo britannico, lo stesso contro il quale il regime iraniano pretende di basare una delle ragione della sua esistenza…

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L’articolo si conclude con questa affermazione incredibile: “i crimini che abbiamo menzionato possono sembrare strani oggi, ma la tradizione sanguinaria degli ebrei non e’ cambiata. Considerando le restrizioni legali e le possibilita’ odierne di individuare velocemente un crimine…il rabbino beve immediatamente il sangue dei neonati ebrei dopo la circoncisione. Questo comportamento rende i bambini malati e ne determina la morte. Alef, tanto per rafforzare la sua tesi assurda, pubblica nell’articolo diverse immagini dei “moel” (i responsabili del rituale della circoncisione), mentre si avvicinano con la bocca al pene del neonato. Per la cronaca, questo rituale si chiama metzitzah b’peh, ovvero la completa pulizia del pene dopo la circoncisione che prevede un piccolo risucchio di sangue (che viene immediatamente risputato), al fine di pulire completamente il pene dal sangue. Esattamente il contrario di quanto afferma l’articolo antisemita di Alef, proprio perché nella tradizione ebraica e’ severamente vietato bere o consumare sangue in qualsiasi forma (la stessa carne kosher, ovvero quella permessa agli ebrei, deve essere macellata e consumata senza la presenza del sangue). 

Purtroppo, questo nuovo articolo di Alef rappresenta solamente un altro capito della tradizione antisemita del regime iraniano. Nonostante la presenza in Iran di migliaia di ebrei, infatti, dopo la rivoluzione islamica l’odio verso la storia del Popolo del Libro e la negazione dei drammi subiti dagli Ebrei, in primis l’Olocausto, e’ sempre stata parte integrante dalla retorica dei Mullah e dei Pasdaran. Una retorica negazionista e fascista, sostenuta oggi in primis dalla stessa Guida Suprema Ali Khamenei, non a caso primo traduttore iraniano de Sayyd Qutb (massimo ideologo dei Fratelli Mussulmani).  

Cio’ che lascia senza parole, quindi, non e’ tanto la scelta di Alef di pubblicare questo nuovo libello antisemita in stile Protocolli dei Savi di Sion, ma la passività Occidentale e la volontà delle democrazie nostrane – nate dopo il dramma dell’Olocausto e della lotta partigiana al nazifascimo – di voler dialogare e avere relazioni con un regime razzista, fondamentalista e jihadista. Un appeasement vergognoso che, non si caratterizza in alcun modo come “realismo”, ma solo come complicità…

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iran olocausto

In questi giorni il tema dell’Olocausto del popolo ebraico (anche noto come Shoa) è stato al centro del dibattito internazionale ed è stato usato dal nuovo Governo iraniano per mostrare una faccia diversa, più moderata rispetto al periodo del negazionista Ahmadinejad. Probabilmente la discussione di questi giorni è ben conosciuta al pubblico ma, allo stesso modo, è certamente meno noto che il tema dell’Olocausto ha generato anche un acceso dibattito all’interno dell’iran. Una discussione che, purtroppo, ci riporta ai tristi anni di Ahmadinejad e che lascia numersi dubbi in merito al reale cambiamenti del regime iraniano e al potere del neoPresidente Rohani.

Partiamo dall’inizio: la questione dell’Olocausto è stata riaperta in Iran da un Tweet del neo Ministro degli Esteri Zarif. Rispondendo ad un tweet in merito alla posizione iraniana sulla Shoa, Zarif ha scritto testualmente: “L’Iran non l’ha mai negato (l’Olocausto). L’uomo che dava l’impressione di negarlo è ormai andato. Buon anno“. Il buon anno era riferito alla Comunità ebraica, in quei giorni impegnata con i festeggiamenti del Capodanno. Qui sotto potete leggere il tweet pubblicato da Zarif. Nel merito, come da noi pubblicato qualche giorno fa, vorremmo ricordare che proprio Zarif – partecipando ad un convegno alla Columbia University a cui prese parte nel periodo in cui era Ambasciatore dell’Iran alle Nazioni Unite – aveva rifiutato di ammettere che sei millioni di ebrei erano stati uccisi dai nazisti nei campi di concentramento.

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Nonostante la tardività del cambio di posizione di Zarif, nell’articolo rilevammo come fosse sempre meglio “tardi che mai”. In Iran, però, sembra che i media vicini alla Guida Suprema non abbiano preso bene il cambio di posizione del Ministro degli Esteri. In un articolo pubblicato l’8 settembre sul quotidiano Kahyan – praticamente la bocca di Khamenei – il direttore Hossein Shariatmadari ha accusato Zarif di non rispettare i dettami islamici dell’Iran e l’ha inviato ha risconoscere che l’Olocasto è solo un mito inventato dai sionisti. Anche il sito Alef.ir, vicino al parlamentare iraniano Ahmad Tavakkoli, ha chiesto a Zarif di dare spiegazioni in merito alle sue parole e ha affermato che i dubbi sulla veriticità dell’Olocausto non riguardano solamente Ahmadinejad, ma l’intero popolo iraniano (cosa a cui noi crediamo poco…). Purtroppo non basta: il sito Rajanews.com, vicino all’Ayatollah Mohammad-Taqi Mesbah-Yazdi, ha scritto che l’Olocausto è solo una “grande bugia” e che le parole di Zarif segnano un preoccupate passo verso la negazione dei principi della Repubblica Islamica. 

Nel dibattito, quindi, sono intervenuti anche politici di primo piano in Iran: Ismail Khotari, membro della Commissione Sicurezza Nazionale e Politica Estera del Parlamento iraniano, ha rilasciato una intervista l’8 settembre scorso, in cui ha giudicato inappropriate le parole di Zarif. Khotari ha elogiato la posizione di Ahmadinejad sull’Olocausto ed ha invitato il nuovo Governo Rohani a continuare sulla stessa linea. Infine, una posizione durissima è stata presa da Mohammad- Ali Ramin, ex Ministro della Cultura di Ahmadinejad e vera mente della Conferenza negazionista sull’Olocausto organizzata a Teheran nel 2006. In un pezzo pubblicato su Mashregh News, Ramin ha acccusato Zarif di debolezza e l’ha invitato a non inviare più nessun genere di augurio alla Comunità ebraica per le loro festività. Egli ha quindi chiesto a Zarif di scusarsi e di seguire correttamente gli ordini che vengono impartiti dalla Guida Suprema Ali Khamenei. 

In queste ore il Presidente iraniano Hassan Rohani è intervenuto da New York in merito al tema dell’Olocausto. Parlando alla CNN, il neo Presidente ha riconoscito la veriticità dei crimini nazisti contro il popolo ebraico. Considerando le reazioni ricevute da Zarif, c’è ora da domandarsi cosa succederà nella Repubblica Islamica. La domanda principale, però, resta quella sul reale potere in mano a Rohani e sulla sua capacità/volontà di cambiare veramente la Repubblica Islamica. Considerando il fatto che egli è un uomo dell’establishment iraniano e le reazioni dei media vicini alla Guida Suprema davanti ad ogni segno di apertura, la reale portata del “nuovo corso di Teheran”, ci appare davvero limitata…

Qui di seguito due video di un triste “documentario” sull’Olocausto trasmesso dalla televisione iraniana nel 2007 (il documentario è sottotitolato in inglese).

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