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Il Ministero dell’Interno egiziano, ha rivelato di aver scoperto e arrestato una cellula terrorista legata alla Fratellanza Mussulmana. La cellula era composta da 13 individui, i cui obiettivi erano quelli di compiere attentati nel Paese, non solo contro istituzioni nazionali, ma anche contro luoghi di culto cristiani. 

Nei covi usati dai terroristi, sono state trovate armi ed esplosivi di fabbricazione iraniana. Una nuova conferma delle strette relazioni tra il regime di Teheran e la Fratellanza Mussulmana (ricordiamo la famosa visita di Ahmadinejad in Egitto, durante la deleteria Presidenza di Morsi).

Non solo: qualche giorno fa Isis ha pubblicato un video in cui mostrava dei cecchini colpire dei soldati egiziani, nella Penisola del Sinai. Il terroristi di Isis, in quel video, usavano fucili di precisione AM50, già usati dai ribelli Houthi in Yemen.

Si tratta dell’ennesima prova del ruolo eversivo del regime iraniano nella regione Mediorientale – e non solo…Tra le altre cose, osservatori egiziani hanno denunciato il ruolo dei Pasdaran iraniani nel traffico di armi che avviene, per mezzo di tunnel, tra la Penisola del Sinai e la Striscia di Gaza.

Un traffico che vede protagonisti anche i terroristi libanesi di Hezbollah: il caso esemplare fu quello di Sami Shihad, operativo dell’Unita’ 1800 di Hezbollah, arrestato in Egitto nel 2009 per aver trafficato armi tra Iran, Sudan, Penisola del Sinai e Gaza. Sami Shihad riusci a scappare dalle prigioni egiziani e arrivare liberamente a Beirut, per riapparire in pubblico ad una manifestazione di Hezbollah nel 2011. La cosa, risulta meno incredibile se si pensa che, nel 2013, la procura egiziana apri’ una indagine contro Mohammed Morsi, per aver passato informazioni relative alla sicurezza dello stato non solo a Hamas, ma anche ad Hezbollah.

Il chiaro obiettivo di Teheran e’ quello di avere, anche in Egitto, cellule terroriste pronte ad agire – quando richiesto – per fomentare instabilità nel Paese e conseguenti proteste anti Governative. 

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Mentre in Israele imperversa il terrorismo, in Iran arrivano di corsa i rappresentanti delle organizzazioni jihadiste palestinesi. Ovviamente, sono alla ricerca di sostegno materiale ed economico per la loro nuova jihad. Un sostegno che, indubbiamente, verrà presto favorito dal miliardi che la Repubblica Islamica incamererà dall’alleggerimento di parte delle sanzioni internazionali. Per la cronaca, parlando di fatti concreti, ieri a Teheran i rappresentati di Hamas e della Jihad Islamica – Khaled Ghadoumi  e Nasser Abu Sharif – si sono incontrati con un certo Hossein Sheikholaeslam, un personaggino assai poco raccomandabile. Il caro Hossein, infatti, non e’ solo il Segretario Generale della Commissione di Supporto all’Intifada, ma anche l’ex Ambasciatore iraniano in Siria. Per chi non lo sapesse, l’Ambasciatore iraniano in Siria e’ quello che, direttamente, gestisce il movimento terrorista libanese Hezbollah (Good Morning Iran).

Dall’incontro, neanche a dirlo, e’ arrivato un sostegno incondizionato del regime iraniano alla nuova jihad palestinese. Hossein Sheikholaeslam ha colto l’occasione per rimarcare come, la cosiddetta nuova Intifada, sara’ l’occasione per rimettere la questione palestinese al centro dell’agenda islamica (Fars News). Neanche a dirlo, una nuova crisi che cade a pennello per gli interessi del regime iraniano: quale migliore occasione, infatti, per spostare l’attenzione dalla Siria, dai fallimenti nella difesa del macellaio Assad e dalle sconfitte in Yemen? E quale migliore occasione per Hamas, per rifarsi un look? Dopo la vittoria di Morsi in Egitto, Hamas decise di sfidare l’Iran sulla questione siriana. Purgato Morsi, sopravvissuto Assad, entrato in crisi il padrino Erdogan e con Putin ormai in guerra contro la Fratellanza Mussulmana, Hamas ha compreso di essere vicino ad una crisi esistenziale. Senza dimenticare, infine, che Hamas si sta dimostrando incapace anche di controllare la stessa Striscia di Gaza, considerando le recenti infiltrazioni di Isis…

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Ecco allora che, tra terrorismo palestinese e Iran, rinasce la collaborazione stretta, sull’onda della necessita’ reciproca. Durante la conferenza tenutasi a Teheran, per la cronaca, i leader di Hamas e della Jihad Islamica hanno denunciato entrambi gli accordi di Oslo, gli stessi che l’intera Comunità Internazionale sostiene con fermezza (Palestine-Persian). Assai interessante, tra le altre cose, e’ stata la dichiarazione del rappresentante di Hamas Khaled Ghadoumi, in merito al futuro di Israele. Ghadoumi – parlando di una previsione fatta dallo Sciecco Yassin in base ad una interpretazione del Corano – ha affermato che “Israele non esisterà più entro il 2027” (Palestine-Persian). Guarda caso, un’affermazione che va sulla stessa linea delle recenti affermazioni della Guida Suprema Ali Khamenei (“Israele sparira’ entro i prossimi 25 anni”).

Infine, un ultimo appunto che lascia pensare: dopo aver elogiato l’Imam Khomeini, il rappresentante iraniano Hossein Sheikholaeslam ha voluto ricordare come la Prima Intifada del 1987 e’ scoppiata dopo i tragici fatti della Mecca e questa “nuova Intifada” scoppia dopo i tragici fatti di Mina. Per chi non lo sapesse, nel 1987, durante il pellegrinaggio sacro alla Mecca, un gruppo di pellegrini sciiti – fomentato dall’Iran – si scontro’ con le forze saudite, lasciando sul terreno 400 morti. Anche nel caso dell’incidente di Mina, avvenuto nel pellegrinaggio alla Mecca di quest’anno, alcuni commentatori hanno parlato di infiltrazioni di agenti iraniani, allo scopo di destabilizzare il regime saudita (al Monitor).

Al di la’ delle tesi del complotto, ben piu’ importante e’ il significato politico della comparazione fatta da Hossein Sheikholaeslam. L’ennesima implicita minaccia iraniana di usare le crisi del Medioriente per espandere la rivoluzione khomeinista…

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