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Grazie ad una applicazione mobile per lo smartphone, un prigioniero iraniano è riuscito a scattare una immagine del Pasdaran che lo stava torturando. Il prigioniero di etnia Ahwazi, la minoranza araba presente in Iran, è stato arrestato presso Ahwaz City, vicino al confine con l’Iraq. Torturato e picchiato, dopo essere stato rilasciato, l’uomo è rimasto sorpreso nel vedere il volto del suo aguzzino catturato involontariamente da una applicazione scaricata per rintracciare il cellulare in caso di furto. La notizia è stata riportata dalla agenzia HRANA, specializzata nella questione dei diritti umani in Iran. Il nome del prigioniero, per ovvie ragioni di sicurezza, non è stato divulgato. Intervistato dagli attivisti, l’uomo ha dichiarato: “Sono rimasto molto sorpreso nel vedere la foto della faccia del mio torturatore. Voglio che il mondo veda il suo volto. Noi subiamo ingiustizie e vogliamo denunciare l’attività della polizia segreta. Vogliamo farli sentire umiliati di fronte al mondo, affinchè risponsdano dei loro crimini contro l’umanità“. Ahmed Shaheed, Inviato speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, ha recentemente denunciato la discriminazione costante delle minoranze etniche e religiose all’interno della Repubblica Islamica.

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Lo scorso 18 giugno, il Presidente iraniano Rouhani ha chiaramente detto che Teheran interverrà nel conflitto iracheno. Ovviamente, come ha scritto sul suo profilo Twitter, la scusante è la difesa dei luoghi santi sciiti e l’obiettivo è quello di evitare un conflitto settario combattendo il terrorismo insieme ai sunniti e ai curdi. Peccato però che, come sempre, la verità sia radicalmente diversa e la Repubblica Islamica sta attivamente lavorando in senso completamente contrario alla stabilizzazione e alla pace.

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Secondo le informazioni in nostro possesso, l’Ufficio della Guida Suprema ha direttamente ordinato ai Pasdaran, alla Forza Quds in particolare, di intervenire a piene mani nel conflitto iracheno, colpendo tutti i potenziali nemici sunniti. Circa 200 comandanti Pasdaran agli ordini di Qassem Soleimani sono oggi attivi in territorio iracheno allo scopo di monitorare e controllare il corso degli eventi. Altri 150 combattenti delle Guardie Rivoluzionarie sono quindi schierati al fianco degli uomini di al Maliki, allo scopo di proteggerne il regime. Tra le altre cose, si conta già la prima vittima di livello nelle file della Forza Quds: si tratta del capitano Alireza Mashjari, figlio del comandante Pasdaran Mohammad Reza Mashjari. Alireza Mashjari aveva già preso parte alla repressione del popolo siriano a fianco del dittatore Bashar al Assad.

Nonostante le belle parole, come suddetto, il regime iraniano sta attivamente lavorando per amplificare il conflitto settario. L’agenzia di stampa curda BasNews, ha denunciato come le milizie sciite irachene, armate e sostenute da Teheran, abbiano cominciato a inviare armi alla popolazione Turkmena sciita presente nell’area di Kirkuk. Lo scopo, chiarissimo, è quello di provocare uno scontro con i guerriglieri curdi, destabilizzando l’area del Kurdistan iracheno. Nella lotta contro i curdi, Teheran potrebbe trovare un prezioso alleato nel Primo Ministro sunnita turko Erdogan, spaventato dalla creazione di un Kurdistan indipendente ai confini con la Turchia. Forse, proprio per questo motivo il Primo Ministro del Kurdistan iracheno, Nechirvan Barzani, è atteso in queste ore ad Ankara per un incontro con il suo omologo turco.

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Infine, va ancora una volta riportare un tweet pubblicato sull’account ufficiale dei Pasdaran. In 25 giugno, infatti, i Pasdaran hanno pubblicato (in arabo) un tweet estremamente interessante, purtroppo passato praticamente inosservato. Nel tweet, ancora visibile online, è testualmente scritto: “il Khuzestan (provincia iraniana, NdA) è pronto a rifornire dei necessari beni Bassora“.

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Nel linguaggio dei Pasdaran, si tratta di una affermazione estremamente importante, che prelude ad un massiccio supporto del regime iraniano alle milizie sciite. La scelta della Provicia del Khuzestan, a prevalenza etnica araba sunnita, è assai rilevante, anche perchè il regime iraniano potrebbe approfittare della situazione per colpire la minoranza araba Ahwazi, da sempre considerata un pericolo da Teheran e repressa con estrema ferocia.

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L’11 aprile scorso, con una vittoria contro il Gostaresh Foolad (squadra di Tabriz), il Foolad ha vinto il campionato di calcio iraniano. La vittoria del Foolad è arrivata grazie ad una rete di Mehrdad Jama’ati al 37° minuto, un goal che ha permesso alla squadra di Hossen Faraki di riconquistare l’Iran Pro League esattamente dieci anni dopo l’ultima vittoria del titolo, nel 2004-2005. Si tratta di uno scudetto molto importante, non soltanto a livello calcistico, ma anche morale. Il Foolad  è la formazione della Provincia del Khuzestan, un’area abitata dall’etnia Ahwazi, ovvero arabi sciiti e sunniti, considerati praticamente cittadini di serie B nella Repubblica Islamica.

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Ovviamente, con la vittoria dello scudetto, è esplosa anche la gioia dei tifosi. Anche in Iran, però, i festeggiamenti della tifoseria hanno travalicato la sfera sportiva per toccare la protesta politica. Al contrario degli stadi europi, però, nella provincia del Khuzenstan i tifosi non hanno usato l’occasione per diffodere odio e razzismo. Al contrario, i sostenitori del Foolad hanno coraggiosamente intonato canti contro il regime dei Mullah e in favore della libertà del popolo iraniano. Sfidando il severo controllo delle forze di sicurezza, i fans hanno cantato sia in arabo che in persiano slogan contro il regime. Nel video diffuso sui social networks, postato qui sotto, potrete sentire i tifosi gridare “la nazione vuole rovesciare il sistema”.  

 

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Lo scorso mese il Presidente Rohani ha visitato la provincia del Khuzestan, ove vive la minoranza araba degli Ahwazi. Si tratta di una minoranza da sempre oppressa dal regime iraniano, trattata come entità esterna al Paese e vista come una spina nel fianco, non solo per la prossimità con l’Iraq e le monarchie del Golfo, ma anche e soprattutto per i pozzi di petrolio presenti in larga parte nell’area. Il regime, come detto, non ha mai riconosciuto agli Ahwazi la loro identità culturale, schiacciandola sia etnicamente che religiosamente (gli Ahwazisono in larga parte sunniti). Il Khuzestan, nonostante il petrolio, è una delle regioni più sottosviluppate dell’Iran, intenzionalmente tenuta povera dal regime per evitare di aumentare il potere della popolazione locale. Tra i progetti criminali approvati dal regime, anche il cambiamento coatto del corso del fiume Karoon, bacino idrico fondamentale per gli agricoltori locali.

Durante la visita in Khuzestan, il Presidente Rohani ha avuto modo di prendere in mano alcuni dossier lasciati incompiuti dal predecessore Ahmadinejad. Il dossier principale, secondo indiscrezioni, era quello riservato ai 14 attivisti Ahwazi per i diritti umani arrestati due anni fa con l’accusa, mai veramente provata, di cospirare contro lo Stato. Già alla vigilia della sua elezione, Rohani aveva approvato il trasferimento di questi attivisti arabi dal carcere di Karoun, ad una destinazione ignota. Si è trattato del primo passo compiuto dal neo Presidente iraniano per eliminare definitivamente questi “nemici”: durante gli incontri in Khuzestan, quindi, Rohani ha dato il via libera alla condanna a morte dei 14 attivisti, consegnando il mandato nelle mani di un solo giudice, l’Ayatollah Muhammad-Baqer Mussavi.

Detto, fatto: appena il Presidente Rohani ha lasciato il Khuzestan, due attivisti Ahwazi sono stati impiccati. Si trattava di Hadi Rashedi e di Hashem Shaabani. Shaabani, in particolare, oltre ad essere un attivista pacifista per i diritti del suo popolo, era anche un poeta molto conosciuto. Suo padre, Khalaf Shaabani, aveva combattuto contro Saddam Hussein durante la Guerra Iran-Iraq e si era guadagnato diverse onoreficenze. Hashem aveva rifiutato le armi e si era impegnato nel dialogo con la maggioranza sciita, nel tentativo di far conoscere meglio agli iraniani la cultura degli Ahwazi. Per questo, dopo la laurea in Scienze Politiche presso l’Univesità di Ahvaz, Shaabani aveva aperto l’Istituto per il Dialogo, un centro promuoveva la traduzione di poemi in lingua persiana in Arabo e viceversa.

La sua attività, però, non era amata dal regime. Con la scusa del terrorismo, come suddetto, i Pasdaran due anni or sono fermarono Hasheem Shaabani insieme ad altri 13 attivisti consideranti pericolosi e poco ortodossi, secondo i canoni della Velayat-e faqih. Per condannarli a morte, quindi, il regime ha accusato gli attivisti di essere parte di una locale cellula terrorista, prima sostenuta da Saddam Hussein e, dopo il 2003, dall’egiziano Mubarak e dal libico Gheddafi. Grazie alla tortura, denunciata dallo stesso Hasheem Shaabani in diverse lettere che è riuscito a far passare all’esterno, il regime iraniano ha ottenuto dagli attvisti delle false confessioni, trasmesse tra l’altro sul canale in lingua inglese Press TV. Il secondo video qui sotto, mostra proprio uno criminali servizi mandati in onda da Press TV, un canale messo al bando dall’Unione Europea per i suoi servizi falsi e mafiosi.

La condanna a morte dei due attivisti Ahwazi, purtroppo è stata denunciata quasi unicamente dagli attivisti. Ancora una volta, solamente il Governo canadese si è dimostrato immediatamente pronto a condannare, attraverso l’account Twitter del Ministro degli Esteri John Baird, la criminale azione del regime iraniano. Ottawa, vogliamo ricordarlo, è l’unica realtà politica che – dopo l’accordo di Ginevra sul nucleare iraniano – non ha cancellato alcuna sanzione contro il regime degli Ayatollah, non cedendo all’odore dei soldi e continuando a tutelare i valori della democrazia e dei diritti umani.

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Il Parlamento iraniano ha votato ieri la conferma dei Ministri proposti da Hassan Rohani per il suo nuovo Governo. Dopo diverse sessioni in cui la discussione ha rasentato lo scontro fisico, il Majles ha approvato 15 nomine ministeriali e ne ha rigettate 3. I tre nomi non approvati dai parlamentari iraniani sono quelli di Mohammad-Ali Najafi (proposto da Rohani come Ministro dell’educazione), Jafar Mili-Monfared (proposto come Ministro della Scienza) e Masood Soltanifar (proposto dal neo Presidente come Ministro dello Sport).

L’aspetto interessante del rigetto dei tre candidati è la motivazione che ha portato alla loro bocciatura: mentre Soltanifar è stato considerato “inesperto”, Mohammad-Ali Najafi e Jadari Mili-Monfared sono stati ritenuti troppo vicini all’Onda Verde il movimento popolare che, nel 2009, è sceso in piazza per protestare contro i brogli che hanno determinato la rielezione di Ahmadinejad. Come noto, le manifestazioni sono state represse nel sangue e i due leader della protesta, Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, si trovano da anni in stato di arresto.

Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Il Parlamento iraniano ha messo le cose in chiaro e ha indicato a Rohani la strada che deve percorrere: seguire, senza indugio, la “retta via” dettata dalla Guida Suprema Ali Khamenei. Si spiega in questo modo, perciò, la decisione del Majles di approvare senza indugi nomine quali quella del criminale Mostafa Pourmohammadi come Ministro della Giustizia – responsabile di centinaia di omicidi – e quella del terrorista Hossein Dehghan, tra i fondatori del gruppo criminale libanese di Hezbollah. D’altronde, cosa aspettarsi da una leadership che esclude una donna da un consiglio municipale perchè “troppo sexi”? Già, proprio quello che è accusto da a Nina Siakhali Moradi – designer e architetto – esclusa, nonostante la vittoria, dalla giunta di Qazvin perchè  i conservatori probabilmente hanno paura di eccitarsi troppo nel vederla…

Nel frattempo, nel silezio dei media italiani, in Iran la minoranza araba – gli Ahwazi – concentrati nell’area del Khuzestan, comincia ad averne piene le scatole del regime degli Ayatollah e del supporto dei Pasdaran al nazista Bashar al-Assad. In segno di protesta, la scorsa settimana gli Ahwazi hanno attaccato un gasdotto e hanno rivendicato l’attacco come un “segno di solidarietà con i fratelli arabi massacrati in Siria”. Nonostante il fatto che la maggioranza della popolazione Ahwazi sia sciita, questa minoranza araba da sempre combatte contro la dittatura dei Pasdaran e vede la fine di Bashar al-Assad come il primo passo per abbattere la velayat-e faqih.

Marg Bar Dictator

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