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May Day Rally in Trafalgasr Square, London, UK

Migliaia di arabi iraniani sono scesi in piazza in questi giorni, in protesta contro le discriminazioni che subiscono da parte del regime islamista. Questa volta, le proteste sono cominciate dopo la messa in onda sulla TV nazionale, di un video in cui – su una mappa dell’Iran – vengono apposti diverse bambole con i costumi tradizionali delle varie etnie iraniane. Come si vede nel video, vengono totalmente ignorati i tipici costumi degli arabi dell’Ahwaz. Di seguito il video incriminato.

Chiaramente, le ragioni della protesta sono molto più profonde. La discriminazione della TV iraniana, non e’ un caso o una dimenticanza, ma una politica che da sempre viene portata avanti dalla Repubblica Islamica. Da sempre il regime nega agli arabi Ahwazi il riconoscimento della loro identità e proibisce loro persino l’insegnamento dell’arabo nelle scuole. Non solo, la regione dell’Ahwaz e’ carente di acqua e da Teheran non sono mai state realizzate le promesse di creazione di nuove condutture idriche.

Negli ultimi anni, quindi, il regime iraniano sta favorendo il trasferimento di altre etnie, fedeli al regime, proprio nell’Ahwaz, altra ragione che ha provocato la recente protesta popolare. Secondo le informazioni che arrivano dalla regione, almeno 26 persone sono state arrestate sinora.

 

Tra il 13 e il 15 febbraio scorso, centianaia di manifestanti hanno affollato le strade di numerose città della Provincia del Khuzestan, ove vive prevalemtemente la minoranza araba (sunnita) iraniana. Le proteste, nuovamente, sono nate dalla mancanza totale del regime di attenzione verso questa zona, ove la disoccupazione è altissima, cosi come la crisi ambientale. Si tratta infatti di una zona dove l’inquinamento la fa da padrone e manca persino l’acqua potabile (Ahwaz Monitor).

Invece di accogliere le richieste sociali dei dimostranti, il regime ha reagito al solito modo, ovvero inviando le forze di sicurezza allo scopo di reprimere le manifestazioni. Il risultato è stato drammatico: un manifestante è stato brutalmente ucciso presso Falahyeh, il suo nome era Kazem Maniaat. Numerosi altri sono stati feriti e decine sono stati arrestati (Ahwaz Monitor).

A scatenare le proteste, è stata anche l’uccisione di un membro della minoranza Ahwazi, avvenuto lo scorso venerdì sempre presso Falahyeh. Il civile ucciso si chiamava Hassan Alboghobesh ed è stato colpito alla testa da colpi d’arma da fuoco sparati a caso da sconosciuti – in realtà agenti del regime – mentre le persone si recavano al lavoro. Con lui sono stati colpiti altre due persone, Syed Ali Moussawi e Syed Reza Moussawi, rimasti feriti. Come la foto di seguito dimostra, Hassan Alboghobesh è stato trasportato subito all’ospedale, ma per lui non c’è stato nulla da fare.

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Un video ripreso amatorialmente, che riportiamo di seguito, mostra Hassan Alboghobesh disteso a terra, in una pozza di sangue.

Ricordiamo che, solamente il 24 ottobre del 2016, una bambina di soli tre anni della minoranza araba Ahwazi, Raghad Abbas, venne uccisa brutalmente con un colpo di pistola, quando gli agenti del regime spararono senza pietà contro la macchina del padre Abbas Hassan Mashal Al-Sari. Riportamo di seguito una foto della piccolo Raghad (Counter Currets).

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Nonostante le repressioni, gli spari e gli arresti, le proteste sono continuate in decine di città del Khuzestan, tra le quali la capitale Ahwaz, e Abadan, Muhammarah, Hamidiyeh, Bandar-e Mahshor (Mahshar), Hendijan, Falahiyeh, Howeyzeh e Bowie. Purtroppo, insieme ai due decessi, numerosi manifestanti sono stati feriti e diversi sono stati arrestati. Qui di seguito vi mostriamo alcune immagini delle proteste.

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