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Dopo l’accordo nucleare, lei vede ancora la possibilità di una guerra tra Iran e Israele?”. Questa la domanda rivolta dal giornalista di Al Araby – quotidiano arabo stampato a Londra – ad Ali Akbar Salehi, attuale Direttore dell’Agenzia per l’Energia Atomica Iraniana (AEOI) ed ex Ministro degli Esteri di Teheran nel Governo del negazionista Ahmadinejad.

Israele” – ha risposto Salehi – “e’ sempre stata una minaccia vuota per l’Iran. Noi, non lo consideriamo nemmeno uno Stato, quindi sicuramente non una minaccia (Al Araby).  Questa la risposta secca dell’ex Ministro di Ahmadinejad, nominato a capo dell’AEOI direttamente dall’attuale Presidente “moderato” Hassan Rouhani.

Le parole del rappresentante iraniano arrivano a pochi giorni dalle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea degli Esperti e del Parlamento, una tornata elettorale descritta dai media Occidentali come un punto di svolta nella politica del regime clericale. Eppure, guardando alle dichiarazioni rilasciate direttamente dai vertici di Teheran, questo punto di svolta resta difficile da percepire. Sia in tema di diritti umani che di politica estera.

Qualche settimana prima di Salehi, infatti, e’ stato l’Ambasciatore iraniano a Beirut, Mohammad Fathali, ad affermare che la Repubblica Islamica era pronta a pagare le famiglie dei terroristi palestinesi, morti durante quella che viene definita come “Terza Intifada” (Reuters). Una dichiarazione arrivata – guarda caso – in seguito alla visita di una delegazione di Hamas a Teheran (delegazione guidata da Mohammed Nasr e Osama Hamdan).

Una visita che rilancia l’asse tra i Mullah sciiti e la Fratellanza Mussulmana, tanto caro alla Guida Suprema Ali Khamenei, primo traduttore in Farsi di Sayyd Qutb. Secondo le poche informazioni apprese dai media, la delegazione di Hamas avrebbe, tra le altre cose, incontrato il Generale Qassem Soleimani, potente capo della Forza Qods dei Pasdaran (al Monitor).

Per la cronaca, nella lunga intervista rilasciata ad Al Araby, Salehi ha rimarcato l’intenzione dell’Iran di progredire nello sviluppo del programma missilistico – in violazione della Risoluzione ONU 2231 – ha lanciato accuse contro buona parte dei Paesi sunniti del Golfo, primo fra tutti l’Arabia Saudita e ha ribadito che le attività nucleari dell’Iran proseguono a pieno ritmo (Al Araby).

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Mentre i rappresentanti occidentali, Italia in testa, si recano a staffetta in Iran per stringere le mani di Rohani e Zarif, il regime iraniano continua spedito il suo programma nucleare. In questi giorni – a dispetto del quasi totale silenzio dei media italiani – alcune clamorose notizie sono state pubblicate dai media iraniani. In primis, le affermazioni del clerico Muhammad Nabavian, parlamentare rappresentante dell’area di Teheran. Secondo Nabavian, sebbene il programma nucleare iraniano sia pacifico, la Repubblica Islamica potrebbe costruire una bomba nucleare in sole due settimane, con 270 kg di uranio arricchito al 20% e 20.000 centrifughe in azione. Questa bomba, precisa il clerico, avrebbe il preciso scopo di abbattere Israele. 

La notizia dovrebbe destare enormi timori, soprattutto se si considerano altre due news assai preoccupanti che arrivano dall’Iran. La prima riguarda proprio il parlamento iraniano: ben 218 membri del Majles hanno firmato una bozza di legge che obblica il Governo iraniano ad arricchire l’uranio al 60%. Il parlamento voterà la legge nelle prossime due settimane e il Vice Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha già dichiarato che, in caso di approvazione, l’esecutivo sarà vincolato a rispettare il volere del Parlamento (Fonte Mehr News)-

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La seconda notizia arriva direttamente dalla bocca di Ali Akbar Salehi, capo dell’Agenzia Atomica Iraniana. Salehi ha dichiarato che 1000 nuove centrifughe IR-2 sono state installate, in base ad una decisione presa dal Governo Ahmadinejad (fonte Isna). Purtroppo non basta: il capo dell’AEOI ha anche ammesso che Teheran sta testando nuovi modelli di centrifughe di terza e quarta generazione (fonte Fars News). Salehi, quindi, ha rimarcato che la temporanea sospensione dell’arricchimento dell’uranio al 20% è una scelta volontaria della Repubblica Islamica, basata unicamente su scelte legate agli interessi economici iraniani. Tanto per ricordare agli Occidentali di non farsi troppe illusioni… 

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Infine, vi riportiamo un articolo uscito nel mese di dicembre su Mehr News: l’analisi è dedicata al programma missilistico della Repubblica islamica. L’autore, non soltanto rimarca che i missili iraniani sono stati la leva che ha portato l’Occidente al tavolo dei negoziati, ma sottolinea e precisa chiaramente che questi missili possono colpire senza problemi l’Europa dell’est e ben 60 paesi in tutta l’Asia…

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Chi non muore si rivede o meglio, in questo caso, i progetti che non passano ritornano sempre in auge: con la scusa delle nuove misure del Dipartimento del Tesoro americano contro le aziene che trafficano con l’Iran in ambito nucleare, il regime degli Ayatollah è ritornato a parlare di arricchire l’uranio oltre il 20%. Questa volta addirittura, il parlamentare Seyed Mehid Moussavianejad – membro della commissione per l’Energia – ha affermato che il Majles sta pensando di approvare una legge che obblighi il Governo ad arricchire l’uranio al 60%, allo scopo di produrre fornire combustibile alle navi del regime.

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A riprova della fondatezza di questo progetto, è importante ricordare che questa non è la prima volta che l’Iran announcia di arricchire l’uranio oltre il 20%. In passato già altri esponenti di primo piano avevano ventilato questa ipotesi. Il primo a parlarne – forse lo ricorderete – era stato l’ex capo dell’Agenzia per l’Energia Atomica dell’Iran – AEOI, Abbasi Davani: nel luglio del 2012, infatti, lo scienziato iraniano aveva dichiarato che Teheran intendeva arricchiere l’uranio oltre il 20%, per produrre carburante per le navi e i sottomarini della Repubblica Islamica. Abbasi Davani, quindi, aveva anche ricordato che il regime già possiede le tecnologie per mettere in pratica un avanzamento di livelli di arricchimento dell’Uf6.

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Poco dopo la sortita di Abbasi Davani, quindi, fu il comandate Abbas Zamini – a capo del settore tecnico della Marina – ad annunciare che l’Iran intendeva costruire dei sottomarini super resistenti alimentati con combustibile nucleare. Il progetto, aggiunse Zamini, era già stato avviato, anche se si trovava ancora nella fase iniziale. Al di là del livello di sviluppo del progetto stesso, le parole del comandante della marina rappresentarono allora una indiretta conferma delle reali intenzioni del regime iraniano.

Spiace, purtroppo, vedere come – nonostante i continui messaggi contrari che arrivano da Teheran – ci sia ancora qualcuno che crede veramente che l’Iran intende arricchire l’uranio al 20% per scopi medici. Come è noto, però, molto spesso all’ipocrisia non c’è limite…

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