Posts contrassegnato dai tag ‘Abuso’

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Lo hanno impiccato ancora prima che arrivasse la sentenza d’appello finaleBehruz Alkhani, prigioniero curdo iraniano di 30 anni, e’ stato ammazzato dal regime senza preavviso, mentre cercava ancora di dimostrare la sua innocenza rispetto alle accuse mosse contro di lui dalla Corte Rivoluzionaria. Behruz, infatti, era un membro del PJAK, il movimento di liberazione attivo del Kurdistan iraniano ed e’ stato condannato a morte con l’accusa di aver ucciso il Procuratore della citta’ di Khoy. Come sempre denunciato dal prigioniero curdo e come rimarcato anche dagli attivisti internazionale, Behruz ha sempre negato di aver preso parte a quell’assassinio, rimarcando come il suo coinvolgimento nelle attivita’ del PJAK fosse posteriore ai fatti imputatigli (Hrana).

Come dimostrato dalla Ong Hrana, quando Behruz Alkhani e’ stato arrestato nel 2009, l’accusa contro di lui era quella di essere parte del PJAK, una accusa mai negata dal detenuto. Solamente successivamente – su influenza dell’intelligence iraniana – alle accuse già formulate e’ stata aggiunta quella relativa all’uccisione del procuratore di Khoy (Hrana). Una indiretta dimostrazione del non coinvolgimento del detenuto nella morte del Procuratore, e’ data dal fatto che la Corte Suprema iraniana aveva inizialmente accolto l’appello di Behruz e cancellato la condanna a morte emessa dalla Corte Rivoluzionaria di Urumia. Nonostante tutto, a dimostrazione della decisione meramente politica della condanna, la Corte di Appello dell’Est Azerbaijan ha deciso nuovamente di condannare a morte il prigioniero curdo. Ancora una volta, quindi, Behruz Alkhani ha fatto un nuovo appello alla Corte Suprema ed era in attesa del nuovo verdetto. Una attesa terminata tragicamente ieri, con la decisione del regime di impiccare il prigioniero prima della nuova sentenza (Amnesty International).

I parenti di Behruz Alkhani, dopo aver denunciato l’accaduto, hanno rimarcato come il regime ha sinora negato di restituire il corpo del giovane curdo ai famigliari. I genitori, purtroppo, hanno potuto vedere la salma del figlio dopo l’esecuzione, mentre veniva caricata su un veicolo. Nonostante si siano recati persino al Ministero dell’Intelligence per richiedere l’applicazione di un loro diritto, hanno visto tutte le porte sbattute in faccia.  Mahmood Amiry-Moghaddam, portavoce di Iran Human Rights, ha dichiarato: “il procedimento legale avuto da Behruz e’ totalmente ingiusto. Lui, come altri detenuti politici, non ha avuto accesso ad un legale ed e’ stato torturato e abusato durante tutta il suo periodo in carcere” (Iran Human Rights).

Dall’inizio del 2015, sotto la presidenza di Hassan Rouhani, sono stati impiccati piu’ di 700 detenuti. Di tutte queste esecuzioni capitali, il regime ne ha ufficialmente ammesse solamente 250…(Iran Human Rights Documentation Center).

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Otto cristiani arrestati per motivi religiosi presso Karaj. E’ questa l’ultima drammatica notizia che arriva dalla Repubblica Islamica, ove l’abuso dei diritti umani continua quotidianamente. Un abuso permesso soprattutto dal silenzio di un Occidente, ormai totalmente indifferente alle sorti della popolazione iraniana. Secondo quanto riportato dall’agenzia HRANA, le forze di sicurezza del regime sono intervenute presso Karaj all’inizio di Agosto, arrestando sette iraniani che avevano deciso di abbandonare l’Islam per abbracciare il Cristianesimo. Di seguito i nomi di cinque dei sette fermati: Hayedeh Shadnia, Shahin Bashiri, Mona Chahardoli, Ismail Falahati, Nematullah Yousefi e un uomo di nome Razmik (HRANA).

I sette fermati, sono stati tutti arrestati mentre pregavano. Le forze di sicurezza sono intervenute improvvisamente, picchiando i presenti e sequestrando libri di preghiera e altro materiale sacro. Nel raid, secondo quanto denuncia la HRANA, sarebbero state sequestrate anche antenne satellitari, la sola fonte in mano agli iraniani per poter accedere ad una informazione diversa da quella promossa dal regime. In seguito all’arresto, tre dei fermati sono stati rilasciati su cauzione, mentre non si ha alcuna notizia degli altri prigionieri.

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Purtroppo le notizie in merito agli abusi contro i cristiani in Iran non sono finite qui: il Pastore Saeed Abedini, condannato ad otto anni di carcere per la sua attività religiosa, e’ stato malmenato dalla guardia carceraria del carcere di Rajai Shahr, durante una ispezione. La denuncia degli abusi contro il Pastore Abedini e’ stata data dall’American Center for Law and Justice (Christian Today). Non e’ la prima volta che il Pastore Abedini viene percosso: già nel 2014, il Pastore era stato ricoverato in ospedale, dove era stato prima malmenato e poi riportato in prigione (HRANA). Ad oggi, nonostante tutte le richieste di grazia ricevute, non sembra che il regime iraniano abbia alcuna intenzione di liberare Saeed Abedini (UANI).

Vogliamo ricordare che, non solo i cristiani, sono soggetti a persecuzioni religiose in Iran. In questi mesi, in particolare, la recrudescenza del regime contro la minoranza Baha’i e’ drammaticamente aumentata. Solamente qualche giorno fa, con l’inganno, una ragazza Baha’i e’ stata espulsa dal una Università privata (No Pasdaran).

Il Pastore Abedini si racconta poco prima del suo nuovo arresto

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Narges Mohammad, la coraggiosa attivista iraniana per i diritti umani, sta male. Il marito Taghi Rahmani ha denunciato lo stato drammatico di salute di sua moglie, colpita in carcere da un embolia polmonare e a serio rischio di paralisi muscolare. Narges e’ stata visitata da un medico che ha riscontrato la fatica a respirare dell’attivista iraniana, il necessario ricovero in una clinica ospedaliera e la somministrazione di farmaci particolari per il suo problema di salute. Nonostante le affermazioni del medico, le autorità del carcere di Evin hanno rifiutato sia di somministrare alla detenuta i farmaci richiesti e sia il trasferimento in clinica. Secondo quanto denunciato ancora dal marito della Mohammadi, le condizioni di salute di Narges potrebbero peggiorare in tempi brevi, con serio rischio di conseguenze mortali per la povera attivista. Vogliamo ricordare che, dopo essere stata condannata a 11 anni di carcere nel 2011, Narges Mohammadi e’ stata rilasciata nel 2012 proprio per motivi di salute. Nonostante tutto, nel maggio del 2015 Narges Mohammadi e’ stata arrestata nuovamente con l’accusa di propaganda contro il regime, di aver creato un gruppo contro la pena di morte, di aver collaborato con il Premio Nobel iraniano Shirin Ebadi e di aver incontrato Lady Ashton – ex Rappresenrante Europeo per la Politica Estera e di Sicurezza – durante la sua visita a Teheran nel marzo 2014.

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A dispetto delle numerose pressioni internazionali, la diplomazia Occidentale ha completamente ignorato gli appelli per la liberazione di Narges Mohammadi. In Italia, nonostante gli appelli, nessuna reazione e condanna e’ arrivata da parte dei parlamentari italiani del Gruppo di Amicizia Italia – Iran, da parte del Ministro degli Esteri Gentiloni e, soprattutto, da parte di Federica Mogherini, colei che materialmente ha sostituito Lady Ashton in Europa (appello). La Mogherini, da poco tornata da un viaggio in Iran, durante la sua permanenza a Teheran non ha minimamente menzionato il tema dei diritti umani e richiesto l’immediata liberazione di numerosi oppositori politici presenti nelle carceri della Repubblica Islamica. Questo, nonostante tutto gli attivisti avessero già denunciato che il Ministero dell’Intelligence iraniano ha chiesto per Narges Mohammadi il massimo della pena, in violazione della (teorica) libertà della magistratura di decidere autonomamente.

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Riteniamo che questo appeasement verso il regime iraniano debba finire immediatamente. Riteniamo che nessun diplomatico Occidentale possa sostenere l’Iran Deal sul nucleare, se non affiancado questo sostegno ad una battaglia  democratica in favore dell’opposizione iraniana, dei diritti civili e umani e la liberazione immediata di tutti i detenuti politici presenti in Iran. Chiediamo nuovamente alla diplomazia Occidentale, ai Parlamentari italiani e soprattutto alla Sig.ra Mogherini di reagire e richiedere l’immediata scarcerazione di Narges Mohammadi. Invitiamo quindi la Mogherini a seguire le indicazioni dell’ex Presidente del Parlamento Europeo Alejo Vidal Qadras che, in una lettera pubblica, ha invitato direttamente Mrs. Pesc a non voltare le spalle davanti all’abuso dei diritti umani in Iran. 

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Seyed Mohammad Ebrahimi e’ un coraggioso iraniano attivista per i diritti umani e per i diritti delle donne. Come tale, e’ membro della commissione delle “Madri in Lutto” – anche note come Madri del Parco Laleh – ovvero un coraggioso gruppo di madri che hanno perso i loro figli nella repressione delle proteste del 2009 in Iran e che, da quel momento, si riuniscono periodicamente di Sabato presso il Parco Laleh per chiedere giustizia (sul modello delle Madri di Plaza de Mayo in Argentina). Le coraggiose Madri in Lutto denunciano anche le repressioni fatte dal regime alla fine degli anni ’80 e chiedono verità e giustizia (secondo Amnesty International oltre 4000 oppositori politici vennero giustiziati dal regime nel 1988 in soli cinque mesi).

Per la sua attività in favore dei diritti del popolo iraniano, Seyed Mohammad Ebrahimi e’ stato convocato dalla Sezione 28 del Tribunale Rivoluzionario di Teheran, con l’accusa di aver discusso dello stato dei diritti umani in Iran con Ahmed Shaheed, inviato speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran. Secondo le informazioni diffuse dal Boroujerdi Civil Rights Group, il processo per Seyed Mohammad Ebrahimi era stato convocato per il 21 luglio, ma sinora non ci sono aggiornamenti sul suo caso. E’ stato reso noto, ad ogni modo, che il giudice competente per questo caso sara’ Mohammad Mogheyseh.

L’attivista Seyed Mohammad Ebrahimi era già stato arrestato nel 2010 per le sue attività ed incarcerato nel carcere di Evin. In quella occasione fu accusato di “minaccia alla sicurezza nazionale”, di “offesa contro la Guida Suprema” e di mettere in atto una “soft-war contro il regime iraniano”. Ebrahimi era stato rilasciato nel 2014, unicamente per le sue drammatiche condizioni di salute, derivate direttamente dal pessimo stato di detenzione e dal forzato isolamento che subito per anni (fonte HRANA). Poco dopo l’arresto, tra le altre cose, Seyed Mohammad Ebrahimi fu anche vittima di un attacco di cuore e perse una parte della sua memoria a breve termine per ben otto mesi, a seguito delle torture subite in carcere (BCR News).

Il fermo e il prossimo probabile arresto di Seyed Mohammad Ebrahimi, sono ormai parte di una vera e propria campagna di intimidazione, persecuzione e arresto degli attivisti iraniani. Tra di loro, ricordiamo l’arresto di Narges Mohammadi, a cui oggi e’ anche negato il diritto di contattare i propri figli e per cui il Ministro dell’Intelligence iraniano ha chiesto la massima pena. Anche Narges Mohammadi, e’ stata fermata per i suoi contatti con l’Occidente, in seguito ad un meeting avuto con Lady Ashton nel marzo 2014. Nonostante questi arresti e nonostante la tipologia di accuse, le diplomazie Occidentali non stanno facendo nulla per chiedere il rilascio immediato degli attivisti iraniani. 

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Facebook: Iranian women remove hijab

Sono passati solo pochi mesi dai terribili attacchi con l’acido contro le donne mal velate in Iran. Decine e decine di attacchi, per i quali nessuno sinora ha pagato il giusto prezzo. Al contrario, in carcere sono finiti, senza processo, diversi di coloro che sono coraggiosamente scesi nelle strade per protestare contro l’attacco alle donne. Come ricorderete, all’epoca i membri del Parlamento e del Governo iraniano fecero a gara per condannare le violenze degli “estremisti”, ma nella realtà la loro azione legislativa si concentrava proprio nella legittimazione del fondamentalismo più becero e delle milizie paramilitari di Ansar-e Hezbollah.

Come denunciato dai Ragazzi di Teheran e Amnesty International, nel Parlamento iraniano pendono già tre proposte di legge contro i diritti delle donne. La prima proposta, volta a promuovere la Virtu’ e la Morale pubblica, se venisse approvata darebbe ai Basij il diritto di agire liberamente per implementare il rispetto della morale e della virtù islamica nella società. Praticamente, un tasto verde per agire senza controllo contro tutti coloro che vengono considerati pericolosi per la “sicurezza nazionale” (la scusa usata sempre dal regime per reprimere ogni oppositore). La altre due proposte, invece, sono state denunciate da Amnesty e definiscono le donne come mere “macchine da riproduzione” per accrescere la popolazione.

Adesso, grazie alla pagina Facebook My Stealthy Freedom, veniamo a conoscenza di una nuova proposta di legge appena presentata in Parlamento. Secondo quanto denunciato dalla giornalista Masih Alinejad, infatti, già 36 deputati hanno firmato una proposta di legge che, se approvata, prevede di punire con la riduzione di un terzo del salario e la sospensione per un anno dal lavoro le donne che si presentano mal velate sul posto di lavoro. Purtroppo, questa proposta di legge e’ stata firmata anche da diverse deputate donne, tra le quali Fatemeh Alya, Zohreh Tayyebzadeh-Nouri, Laleh Eftekhari e Nayereh Akhavan.

Come si vede, quindi, se il Parlamento iraniano approvasse tutte le proposte di legge di cui vi abbiamo appena parlato, la già difficile vita delle donne iraniane diventerebbe davvero impossibile. Per questo, facciamo appello a tutte le forze politiche e all’associazionismo per denunciare questa situazione. In particolare, considerando l’ultima proposta di legge, facciamo appello alle forze sindacali italiane per agire immediatamente al fine di esprimere pubblicamente sdegno e condanna per la repressione dei diritti delle donne in Iran. 

La nuova proposta di legge per punire le donne mal-velate in Iran

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Egregio Sindaco Marino,

Le scriviamo questa lettera aperta dopo aver appreso che la città di Roma, ospiterà il Mese della Cultura dell’Iran: 30 giorni di eventi sull’Iran in occasione del 36° anniversario della Repubblica Islamica. Secondo quanto reso noto dalle agenzie di stampa, una mostra sulla cultura Iraniana sarà organizzata presso il Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, mentre una rassegna di film verrà proiettata presso la Casa del Cinema. Sebbene sia indubitabile che la millenaria cultura persiana meriti numerosi eventi di celebrazione, la rassegna che la città di Roma si appresta ad ospitare non è altro che una propaganda in favore di un regime brutale e fondamentalista.

Scorrendo il programma degli appuntamenti previsti per il Mese della Cultura dell’Iran, infatti, salta immediatamente agli occhi come, in nessun evento, si racconta veramente cosa significa per un artista vivere nella Repubblica Islamica. La rassegna dei film organizzati presso la Casa del Cinema, purtroppo, ne è la dimostrazione più lampante: come Lei potrà immeditamente notare scorrendo i titoli dei film in calendario, mancano all’appello le opere di importanti registi iraniani sgraditi al regime. In particolare, è lampante l’assenza dei lavori di Jafar Panahi e di Mohammad RasoulofJafar Panahi, regista pluripremiato, è stato condannato in Iran a sei anni di carcere e gli è stato vietato di girare film per 20 anni. Nonostante tutto, Jafar non si è arresto alla censura e ha prodotto segretamente il suo ultimo film-documentario all’interno di un taxi, vincendo addirittura l’Orso D’Oro all’ultimo Festival di Berlino. Le immagini della nipote in lacrime con in mano la statuetta della vittoria, come Lei sapra, hanno fatto il giro del mondo.  Mohammad Rasoulof, anch’egli regista pluripremiato, è stato costretto a lasciare l’Iran nel 2010 dopo essere stato arrestato mentre girava un film sull’Onda Verde, il movimento di protesta anti-regime, represso dai Pasdaran nel 2009. Tornato in patria solamente nel 2013, oggi Mohammad vive praticamente imprigionato all’interno della Repubblica Islamica, senza poter esercitare liberamente la sua professione di artista!

Egregio Sindaco, riteniamo che una rassegna culturale in onore di un regime che schiaccia ogni pensiero diverso da quello dei Mullah e dei Pasdaran, non debba trovare spazio in una città come Roma, uno dei simboli della resistenza al regime nazifascita. Una rassegna, organizzata in collaborazione con il Centro Culturale della Repubblica iraniana, organo di propaganda dell’ideologia perversa del Khomeinismo. In nome dell’Ayatollah Khomeini, vogliamo ricordarlo, il regime iraniano ha ucciso centinaia di dissindenti in patria e all’estero, ha finanziato (e finanzia) il peggior terrorismo internazionale, ha abusato e abusa quotidianamente dei diritti umani, reprimendo senza pieta minoranze religiose, etniche, omosessuali e dissidenti politici (oltre 1000 impiccaggioni solamente nell’ultimo anno…). Tutto questo, senza contare le donne, la cui vita vale legalmente metà di quella dell’uomo, attaccate e spesso bruciate con l’acido quando non vestono il velo nella maniera opportuna…Proprio in queste ore, mentre l’ONU apriva la 59a sessione sullo status dei diritti delle donne, il regime iraniano proponeva due leggi ove la figura della donna è trattata come mera “machina da riproduzione” (denuncia Amnesty).

La migliore riprova della necessità di fermare il Mese della Cultura dell’Iran a Roma, sono le affermazioni di Ghorbanali Ali Pourmarjan – Direttore del Centro Culturale della Repubblica Islamica. In una intervista per l’AGC, riferendosi ad Israele, Pourmarjan ha dichiarato testualmente: “Il popolo dell’Iran per la sua cultura, per la sua fede, per la sua civiltà non considera nessuno come nemico. Poi ci sono alcuni, come i sionisti, che considerano l’Iran come nemico, noi non ammettiamo le radici del regime sionista, non lo abbiamo mai riconosciuto presso le Nazioni Unite e consideriamo lo consideriamo illegittimo“. E ancora, parlando della situazione siriana, il rappresentante iraniano ha dichiarato: “La politica dell’Iran è quella di schierarsi dalla parte del popolo oppresso e nel caso della Siria la popolazione sta pagando il prezzo più alto di questa guerra. Ci sono dei gruppi che agiscono contro uno Stato e all’inizio i paesi occidentali li hanno sostenuti definendoli moderati. L’opposizione interna siriana inizialmente si è lasciata ingannare dalle false promesse dell’Occidente. Quando nel 2011 sono iniziati i problemi la Siria aveva chiesto a tutto il mondo di non intervenire sui problemi interni e lasciare ai siriani la possibilità di risolvere la questione, cosa che non è avvenuta. Per quanto riguarda la presenza dell’Iran in Siria e in Medio Oriente è solo per rafforzare la pace nel paese e nella regione. Quello che per noi conta è il destino del popolo siriano. L’Iran ha ribadito più volte che questi terroristi, che vogliono prendere il potere in Siria, sono contro il popolo della Siria e avevamo detto subito che si sarebbero messi anche contro dell’Occidente“.

Si tratta di parole vergognose e fasciste. Non soltanto il diplomatico iraniano a Roma disconosce un Paese riconosciuto dalle Nazioni Unite (Israele), ma mistifica completamente quanto accaduto in Siria negli ultimi quattro anni. Se oggi Isis ha conquistato parte della Siria e dell’Iraq, infatti, è proprio per via dell’interferenza iraniana nella regione. Una interferenza che, nella pratica, si è espressa con la repressione dell’opposizione moderata siriana e dei civili innocenti e con l’esclusione dal potere dei sunniti. Azioni che hanno consegnato le tribu’ sunnite nelle mani del Califfo al Baghdadi.

Per tutte queste ragioni, Egregio Sindaco, Le chiediamo non concedere al regime iraniano la possibilità di usare la città di Roma per diffondere la sua propaganda. Per questo, Le chiediamo di togliere il patrocinio di Roma Capitale dalle iniziative previste per il Mese della Cultura iraniana. Se ciò non sarà possibile, Le chiediamo di agire per ottenere la modifica della rassegna dei film organizzata presso la Casa del Cinema, inserendo in calendario i lavori prodotti da quei registi iraniani che, nonostante le repressioni, hanno avuto il coraggio di opporsi al pensiero unico del regime clericale.

Cordiali saluti

Ragazzi di Teheran

Collettivo No Pasdaran 

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La persecuzione dei cristiani nella Repubblica Islamica dell’Iran, non si ferma neanche quando i perseguitati sono già in carcere. Quanto successo il 5 Marzo scorso nel carcere di Rajaei Shahr ne è una riprova tangibile. Secondo quanto riferito dall’agenzia HRANA, il Mullah del Braccio 10 della prigione ha deciso di ordinare ai cristiani detenuti di consegnare i loro libri di preghiera. La richiesta, si badi bene, era ovviamente non solo disumana, ma anche illegale: questi testi sacri sono stati ottenuti dai prigionieri cristiani direttamente dalle autorità del regime, attraverso una formale richiesta.

Ovviamente, come noto, nella Repubblica fondamentalista iraniana la legge e le regole valgono fino a quando non incontrano il Mullah o il Pasdaran di turno. Ecco allora che il clerico nominato direttamente dal Ministero della Cultura del Governo Rouhani, secondo le informazioni un tale Mortazavi, ha deciso di far valere il suo volere contro le regole e ordinare la confisca dei testi sacri. La sua brutalità, però, si è scontrata con la fede e il coraggio dei detenuti. I prigionieri cristiani, sfindando l’abuso di potere, si sono rifiutati di obbedire e non hanno consegnato i loro Vangeli.

Il Mullah, chiaramente, non ha accettato il rifiuto e ha deciso di prendersi la sua rivincita. Per questo, ha inventato una accusa di offese contro il Pastore evangelico Farshid Fathi, arrestato nel dicembre del 2010 e condannato a sei anni di carcere per essersi convertito dall’Islam al Cristianesimo. La sua liberazione, teoricamente, dovrebbe avvenire nel dicembre del 2016, ma dopo questa denuncia rischia di rimanere in carcere per altri due anni.

Per conoscere meglio la storia del Pastore Farshid Fathi e agire per la sua liberazione, vi preghiamo di visitare questo sito: http://www.freefarshid.org/farshids-story

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