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Sono parole durissime quelle usate dall’Inviato Speciale ONU per i Diritti Umani in Iran Ahmed Shaheed,contro il regime degli Ayatollah. Per Shaheed, infatti, i recenti arresti di giornalisti e attivisti per i diritti civili sono illegali e molto preoccupanti. “Zittire queste voci critiche e’ inaccettabile” – afferma l’inviato ONU – “colpisce il dibattito pubblico e priva gli iraniani e il resto del mondo di importanti fonti di informazione su quanto accade nel Paese“. Continua Shaheed: “l‘uso costante di accuse di quali la minaccia alla sicurezza nazionale, la propaganda contro il sistema e l’insulto alle autorità per perseguire giornalisti e attivisti, e’ totalmente in contraddizione con le norme internazionali legate al diritto di libera espressione e associazione“.

Nel comunicato ufficiale di condanna del regime iraniano, l‘inviato ONU fa nomi e cognomi delle persone perseguitate dal regime ultimamente. Per quanto concerne i giornalisti, Shaheed ricorda l’arresto e il processo in corso contro Jason Rezaian, inviato del Washington Post, fermato insieme alla moglie Yeganeh Salehi, corrispondente del quotidiano degli Emirati Arabi Uniti, The National. Il processo contro Rezaian e’ cominciato, a porte chiuse, il 25 maggio scorso, ma bisogna ricordare che l’inviato del Washington Post e’ stato arrestato nel luglio del 2014, passando quasi un anno di detenzione senza processo, senza accuse formali e senza diritto di difesa. “I giornalisti andrebbero protetti non perseguitati” – grida Ahmed Shaheed – “la detenzione e il processo contro Rezaian e la Signora Salehi non solo violano i diritti individuali, ma rappresentano anche una intimidazione per chi lavora nel settore giornalistico in Iran“.

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Altrettanto grave, quindi, e’ la detenzione e la condanna di diversi attivisti per i diritti umani del popolo iraniano. Prime fra tutte le due attiviste Atena Farghdani e Narges Mohammadi. Atena, come noto, e’ stata arrestata e condannata a 12 anni di carcere per alcune caricature critiche contro l’establishment politico iraniano. Il suo avvocato, come abbiamo ricordato, e’ stato anche lui fermato con l’accusa di “relazione immorale”, per aver stretto la mano di Atena durante una visita nel carcere di Evin. Narges Mohammadi, quindi, e’ stata arrestata e condannata nel maggio scorso e dovrà scontare sei anni di carcere. L’accusa contro di lei e’ quella di aver creato un gruppo contro la pena di morte (“Step by Step to Stop Death Penalty“), di aver incontrato l’ex Mrs. Pesc dell’EU, Lady Ashton, di aver manifestato contro gli attacchi con l’acido alle donne malvelate e di collaborare con il premio Nobel Shirin Ebadi (oggi in esilio a Londra).

Nonostante il chiaro abuso dei diritti umani, nonostante l’assenza di condanna da parte del Presidente iraniano Rouhani e, soprattutto, nonostante le condanne dell’ONU, le diplomazie Occidentali hanno totalmente taciuto in questi mesi. Sollecitati direttamente con lettere aperte e appelli da parte dagli attivisti, sia la nuova Mrs. Pesc, Federica Mogherini (link), sia il Ministro degli Esteri italiano e sia i Parlamentari Italiani (link), non hanno mai minimamente espresso una sola parola di condanna contro Teheran. Al contrario, hanno continuato ad elogiare Hassan Rouhani, inventando una “moderazione” del nuovo Governo iraniano, mai esistita. Va ricordato che, solamente dall’entrata in carica di Rouhani, oltre 1200 prigionieri sono stati impiccati, molto spesso senza neanche una comunicazione ufficiale. Tutto questo, proprio mentre la Farnesina si vanta di promuovere all’ONU la Moratoria Universale contro la Pena di MorteE’ tempo quindi di fermare questa “tempesta omertosa”. 

Nessun negoziato nucleare – per ora senza alcun successo – e nessuna guerra all’Isis – che l’Iran finge di combattere – possono infatti giustificare un silenzio disumano e colpevole. 

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Pochi giorni fa l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione per l’adozione della moratoria universale contro la pena di morte. Una mozione che ha visto la diplomazia italiana in prima fila, tra i principali promotori dell’abolizione della pena capitale nel mondo. La risoluzione è stata approvata con 117 voti favorevoli, un record rispetto al passato (nel 2012 i votanti a favore della risoluzione furono 111). Nella stessa risoluzione – la GA/11604l’UNGA ha condannato l’abuso dei diritti umani nella Repubblica Islamica dell’Iran, in Siria e in Corea del Nord. Per la cronaca, i tre Paesi sono accumunati da una indissolubile alleanza. Una alleanza che vede proprio i Mullah iraniani al centro della partita: dalla Corea del Nord, infatti, l’Iran ha importato il know-how per i suoi missili ballistici, e proprio grazie ai Pasdaran iraniani, il regime di Bashar al Assad è ancora al potere.

Il Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha espresso soddisfazione per l’adozione della Risoluzione ONU, definendo il voto alle Nazioni Unite come un “successo della diplomazia e della società civile italiane“. Per quanto ci riguarda, concordiamo completamente con il Ministro e facciamo i complimenti alla task force italiana – composta anche da Amnesty International, dalla Comunità di Sant’Egidio e da Nessuno Tocchi Caino – che ha portato avanti con forza questa iniziativa. Allo stesso tempo, però, vogliamo sottolineare che – proprio in seguito alla nuova approvazione della risoluzione ONU – quanto accade in Iran non è piu’ tollerabile da nessun Paese democratico.

Non soltanto, come le stesse Nazioni Unite rimarcano, Teheran è praticamente il “leader dell’abuso dei diritti umani”, ma la Repubblica Islamica guida senza pietà la classifica delle esecuzioni capitali. Solo dall’elezione di Hassan Rouhani, poco piu’ di un anno fa, come lo schema sotto dimostra (fonte: UANI), oltre 1000 prigionieri sono stati impiccati dal regime iraniano. Come si nota, quindi, lo stesso numero delle esecuzioni capitali avvenute in pubblico – una vera e propria bestialità medievale – è aumentato di oltre il 50%!

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Come dimostrato dai fatti, l’appeasement Occidentale verso l’Iran ha fallito completamente. Mentre il mondo apriva ai rappresentanti iraniani, infatti, le repressioni e le condanne a morte all’interno della Repubblica Islamica proseguivano senza alcuna pietà. Riteniamo che sia giunto il tempo in cui l’Iran venga chiamato a rispondere dei suoi crimini e che, ogni possibile apertura verso i Mullah, venga sostenuta solamente davanti a tangibili passi avanti del regime in merito al rispetto dei diritti umani . Come sottolineato dallo stesso Senatore Luigi Manconi, Presidente della Commissione per i Diritti Umani del Senato, ““è prioritario che il negoziato internazionale sul nucleare iraniano prosegua contestualmente all’affermazione della necessità della tutela dei diritti umani fondamentali di cui in Iran si perpetua la violazione“.

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