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Abbas Araghchi e’ probabilmente oggi uno dei diplomatici iraniani più noti. Vice Ministro degli Esteri per gli Affari Legali e Internazionali, Araghchi e’ stato uno degli uomini chiave di Teheran nel negoziato sul nucleare portato avanti con l’Occidente.

Grazie al suo inglese fluente – ha conseguito un dottorato alla Università di Kent in Gran Bretagna – Araghchi e’ stato considerato dal team di negoziatori del P5+1, probabilmente il partner preferenziale durante le fasi che hanno preceduto l’accordo raggiunto a Vienna nel luglio del 2015.

In questi giorni, pero’, una indiscrezione clamorosa e’ uscita dall’Iran: secondo quanto dichiarato dal comandante Pasdaran Javad Mansouri, il negoziatore Abbas Araghchi sarebbe un membro della Forza Qods. Non solo, nella stessa intervista per un magazine in Farsi, Mansouri ha ammesso – ormai e’ noto – che diversi diplomatici iraniani non solo altro che dei membri dei Pasdaran, infiltrati all’interno del Ministero degli Esteri (BBC Persian). In particolare, Mansouri ha fatto riferimento agli ambasciatori iraniani in Siria, Libano e Iraq (al-Monitor).

Pasdaran infiltrati da diplomatici: una pratica nota del regime iraniano

Escluso il caso di Araghchi – la cui eventuale conferma di appartenenza ai Pasdaran sarebbe clamorosa – e’ noto in tutto il mondo che molti diplomatici iraniani non sono altro che agenti delle Guardie Rivoluzionarie. Basti qui pensare che la creazione di Hezbollah, il gruppo terrorista libanese, e’ stata decisa dall’Ambasciata iraniana a Damasco, in particolare da Ali Akbar Mohtashemi e da uno dei comandanti dei Pasdaran,  tale Ahmad Kan’ani (all’Ambasciata di Damasco si tennero gli incontri per l’organizzazione degli attacchi contro le forze americane e francesi presenti in Libano).

Ancora, ricordiamo i drammatici casi di Berlino e Buenos Aires: nella capitale tedesca, nel settembre del 1992, quattro membri dell’opposizione curdo-iraniana furono uccisi nella strage del ristorante Mykonos. Le indagini rivelarono il coinvolgimento nell’attentato dell’allora Ambasciatore iraniano a Berlino, Seyyed Hossein Mousavian. Dopo l’attentato quattro diplomatici iraniani furono espulsi dalla Germania e lo stesso Mousavian fu richiamato d’urgenza a Teheran. Oggi, purtroppo, Mousavian e’ stato accettato come ricercatore all’università americana di Princetown, dove continua la sua attivita’ di lobby per il regime, spacciandosi per un moderato.

Il caso argentino e’ ancora più drammatico: nel 1994 una bomba distrusse il palazzo dell’organizzazione ebraica AMIA, lasciando sul terreno oltre 80 morti. Le indagini, che il Governo argentino ha cercato di insabbiare, hanno rivelato non solo il coinvolgimento di tutto l’establishment politico iraniano, ma anche di Mohsen Rabbani, all’epoca attache’ culturale iraniano nella capitale argentina (Interpol). Purtroppo l’aver rivelato le responsabilità del regime iraniano nell’attentato dell’AMIA e’ costato la vita al coraggioso procuratore argentino Alberto Nisman.

I casi recenti

Cambiano gli anni ma le pratiche del regime iraniano restano sempre le stesse. Per parlare dei casi più recenti, basta ricordare quanto accaduto in Iraq e in Uruguay. In Iraq, storia molto nota, l’allora capo delle Forze Americane a Baghdad, Generale Petraeus, venne contattato dal capo della Forza Qods Qassem Soleimani. Soleimani, che ormai entra e esce dalla Siria e dall’Iraq a piacimento, disse chiaramente a Petraeus che l’ambasciatore iraniano a Baghdad non era altro che un membro della Forza Qods (New Yorker). Non e’ un caso che, ancora oggi, Petraeus partecipi a numerose conferenze, sottolineando che il problema principale degli USA in Iraq non e’ l’Isis, ma l’imperialismo iraniano.

Nel febbraio del 2015, quindi, il Governo uruguayano decise di espellere un diplomatico iraniano, dopo aver scoperto che quest’ultimo stava organizzando un attentato contro l’Ambasciata di Israele a Montevideo (No Pasdaran).

Come dimostrato, non e’ assolutamente possibile avere fiducia dei diplomatici iraniani. Troppo spesso, infatti, le loro posizioni sono solo coperture per portare avanti le pratiche terroriste dei Pasdaran iraniani!

 

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Mentre i rappresentanti occidentali, Italia in testa, si recano a staffetta in Iran per stringere le mani di Rohani e Zarif, il regime iraniano continua spedito il suo programma nucleare. In questi giorni – a dispetto del quasi totale silenzio dei media italiani – alcune clamorose notizie sono state pubblicate dai media iraniani. In primis, le affermazioni del clerico Muhammad Nabavian, parlamentare rappresentante dell’area di Teheran. Secondo Nabavian, sebbene il programma nucleare iraniano sia pacifico, la Repubblica Islamica potrebbe costruire una bomba nucleare in sole due settimane, con 270 kg di uranio arricchito al 20% e 20.000 centrifughe in azione. Questa bomba, precisa il clerico, avrebbe il preciso scopo di abbattere Israele. 

La notizia dovrebbe destare enormi timori, soprattutto se si considerano altre due news assai preoccupanti che arrivano dall’Iran. La prima riguarda proprio il parlamento iraniano: ben 218 membri del Majles hanno firmato una bozza di legge che obblica il Governo iraniano ad arricchire l’uranio al 60%. Il parlamento voterà la legge nelle prossime due settimane e il Vice Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha già dichiarato che, in caso di approvazione, l’esecutivo sarà vincolato a rispettare il volere del Parlamento (Fonte Mehr News)-

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La seconda notizia arriva direttamente dalla bocca di Ali Akbar Salehi, capo dell’Agenzia Atomica Iraniana. Salehi ha dichiarato che 1000 nuove centrifughe IR-2 sono state installate, in base ad una decisione presa dal Governo Ahmadinejad (fonte Isna). Purtroppo non basta: il capo dell’AEOI ha anche ammesso che Teheran sta testando nuovi modelli di centrifughe di terza e quarta generazione (fonte Fars News). Salehi, quindi, ha rimarcato che la temporanea sospensione dell’arricchimento dell’uranio al 20% è una scelta volontaria della Repubblica Islamica, basata unicamente su scelte legate agli interessi economici iraniani. Tanto per ricordare agli Occidentali di non farsi troppe illusioni… 

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Infine, vi riportiamo un articolo uscito nel mese di dicembre su Mehr News: l’analisi è dedicata al programma missilistico della Repubblica islamica. L’autore, non soltanto rimarca che i missili iraniani sono stati la leva che ha portato l’Occidente al tavolo dei negoziati, ma sottolinea e precisa chiaramente che questi missili possono colpire senza problemi l’Europa dell’est e ben 60 paesi in tutta l’Asia…

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