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Iranian women’s rights defenders Monireh Arabshahi (Center), Yasaman Aryani (Left) and Mojgan Keshavarz (Right) have been detained in Shahr-e Ray prison, outside Tehran, since April 2019.

Tre donne iraniane condannate ad una pena complessiva di 55 anni di carcere, per aver protestato pubblicamente contro il velo obbligatorio. E’ questa la pena inflitta a fine luglio da una corte di Teheran a Yasaman Ariyani (23 anni), sua madre Monireh Arabshahi e Mojgan Keshavarz, quest’ultima arrestata davanti a sua figlia di 9 anni.

Gli arresti sono stati compiuti lo scorso aprile, dopo la diffusione di un video – divenuto virale – in cui le tre donne giravano senza velo nella metro di Teheran, distribuendo fiori. La loro azione pacifica di protesta venne organizzata l’8 marzo in occasione della Giornata Internazionale della Donna.

La Corte Rivoluzionaria di Teheran ha condanto le tre donne a: 5 anni di carcere per aver agito contro la sicurezza naziona; 1 anno per progapanda contro lo Stato; 10 anni per aver avuto un comportamento che incoraggia alla corruzione e alla prostituzione. Inoltre, la Corte ha condannato la Keshavarz ad altri 7.5 anni di carcere, per insulto al sacro. Se la condanna verra’ confermata, seguendo la legge iraniana, le tre donne dovranno scontare almeno 10 anni di carcere.

Ricordiamo che, dall’inizio della protesta delle donne iraniane contro il velo obbligatorio, sono decine le donne finite in carcere e condannate dai Tribunali Rivoluzionari. Recentemente, il regime ha deciso che, coloro che continueranno a mandare foto e video a Masih Alineajd – colei che ha lanciato la campagna My Stealthy Freedom – verranno condannate a 10 anni di carcere.

rouhieh

La bella ragazza della foto qui sopra si chiama Rouhie Safajoo. Rouhie ha appena 20 anni, ma in Iran – nell’Iran Khomeinista – da quanto e’ nata ha commesso un crimine senza perdono: Rouhie e’ Baha’i.

Essere Baha’i in Iran non significa, come in altre parti del mondo, professare una diversa religione – tra le altre cose antichissima – rispetto a quella della maggioranza. No: essere Baha’i nella Repubblica Islamica significa essere parte di una “setta peccaminosa”, da perseguitare e condannare.

Per questo, i Baha’i in Iran sono considerati cittadini di serie B – talvolta neanche cittadini – contro i quali lo stesso Khamenei ha emesso una fatwa che vieta agli “iraniani puri” di avere contatti sociali con loro (No Pasdaran). Ai Baha’i, quindi, non solo e’ vietato l’accesso alla pubblica istruzione, ma anche la possibilità di svolgere numerose attività professionali (No Pasdaran). In quelle che possono svolgere, secondo la legge, devono guadagnare meno degli “iraniani di Serie A”. Teoricamente, ma solo teoricamente, l’articolo 19 Parte III della Costituzione iraniana, stabilisce l’uguaglianza di tutti i cittadini, indipendentemente dalle origini tribali o etniche, davanti alla legge. Purtroppo, pero’, questo stesso articolo non stabilisce l’uguaglianza davanti alla legge al di la’ delle differenze religiose. I Mullah, infatti, ammettono l’esistenza di sole tre minoranze riconosciute (Ebrei, Cristiani, Zoroastri), a cui tra le altre cose spetta una posizione di secondo piano (hanno diritto ad un seggio in Parlamento, ma non hanno diritto ad un numero di seggi libero, in base alle capacita’ e ai risultati di libere elezioni…).

Rouhie Safajoo, nonostante le discriminazioni, si e’ iscritta agli esami per l’ingresso all’Universita’ nel 2014. Purtroppo, una volta scoperto che Rouhie era Baha’i, i risultati del suo test di ammissione non sono mai arrivati. Ovviamente e coraggiosamente, Rouhie si e’ arrabbiata e ha deciso di protestare.

L’Organizzazione per i Test Nazionali ha invitato Rouhie ad inviare la sua protesta al Ministero della Scienza. Anche qui, ovviamente, la giovane ragazza non ha avuto alcuna risposta. Per questo, testardamente, Rouhie si e’ rivolta addirittura a dei membri del Parlamento e allo stesso ufficio del Presidente Hassan Rouhani (Iran Wire). Nulla. Neanche il diritto all’attenzione che il suo caso meritava. Per questo, Rouhie ha deciso di usare Facebook per denunciare quanto le stava accadendo e di sostenere la campagna internazionale “Education is not a Crime) (Facebook).

Il regime faceva solamente finta di non vedere l’attivismo di Rouhie Safajoo. Mentre la politica restava indifferente al suo caso, infatti, le forze di sicurezza la mettevano nel mirino. Cosi, quando Rouhie nel 2015 ha deciso di ripresentarsi nuovamente all’esame per l’ammissione all’università, la spia sul suo nome e’ diventata rossa.

Rouhie Safajoo non ha mai ricevuto neanche il risultato del suo esame di ammissione del 2015. L’8 Marzo del 2016, nel Giorno della Donna, Rouhie e’ stata fermata dalla polizia iraniana e portata nel carcere di Evin. 

Tutto questo nell’Iran di Hassan Rouhani…

 

Domani sara’ la Giornata Internazionale della Donna. La giornata di domani la vogliamo dedicare soprattutto alle prigioniere politiche iraniane, incarcerate per il loro coraggio di dire NO ad un regime misogino, di dire NO all’oppressione dei Mullah, di dire NO alle leggi discriminatorio contro le donne in Iran e di dire NO ai quotidiani abusi dei diritti umani da parte dei Pasdaran, dei Basij e della Polizia Morale.

Questo 8 Marzo lo dedicheremo a Narges Mohammadi, arrestata nuovamente nel Maggio del 2015 per aver collaborato con il Premio Nobel Shirin Ebadi, per aver creato un gruppo contro la Pena di Morte, per aver richiesto la liberazione degli oltre 800 prigionieri politici attualmente incarcerati in Iran e per aver incontrato a Teheran la ex Mrs Pesc Lady Ashton. Per lei, Federica Mogherini – attuale Mrs Pesc – non ha MAI speso una parola…Il regime iraniano nega a Narges persino le cure mediche e le visite dei suoi piccoli figli…(Nobel Women’s Initiative).

Questo 8 Marzo lo dedicheremo ad Atena Farghadani, artista e attivista politica, condannata a 12 anni di carcere per aver disegnato e pubblicato su Facebook una vignetta che rappresentava come animali, i membri del Parlamento iraniano intenti a votare una nuova legge contro le donne. A lei e’ stato assegnato il Premio “Courage in Cartooning 2015“, dal Cartoonist Rights Network International. Per lei il Ministro della Cultura italiano Dario Franceschini, visitando l’Iran, NON ha speso una sola parola…(No Pasdaran).

Questo 8 Marzo lo dedicheremo a Bahareh Hedayat, studentessa, arrestata per il suo sostegno all’Onda Verde nel 2009. Nonostante siano finiti i termini della sua prigionia, il regime iraniano rifiuta di rilasciarla. Di lei ricordiamo l’impegno per la campagna “One Million Signatures”, in favore della parità di genere in Iran. Di lei ricordiamo anche un toccante video, durante una visita del marito in carcere (Taavana). I due parlavano attraverso un vetro senza potersi sfiorare (video in alto). Per lei, durante la visita di Rouhani in Italia, i movimenti studenteschi NON HANNO organizzato neanche una manifestazione di protesta.

meme senza vergogna

Questo 8 Marzo lo dedicheremo ad Atena Daemi, attivista per i diritti umani, condannata a 7 anni di carcere per aver scritto post su Facebook sgraditi al regime e aver partecipato a manifestazioni contro la pena di morte (Iran Human Rights). Oggi Atena e’ stata rilasciata su cauzione per motivi di salute, ma il rischio di tornare in carcere per lei e’ quotidiano. Per lei il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, sempre pronto a dire che l’Italia e’ in prima fila nella promozione della Moratoria contro la Pena di Morte, NON HA MAI speso una sola parola.

Questo 8 Marzo lo dedicheremo a Afarin Chitsaz, giornalista iraniana arrestata nel Novembre del 2015 e di chi da mesi non si hanno più notizie. Per lei, per i suoi diritti di donna e di giornalista, i quotidiani italiano NON HANNO dedicato neanche un piccolo spazio di denuncia (No Pasdaran).

Questo 8 Marzo lo dedicheremo a Fariba Kamalabadi e Mahvash Sabet, arrestate nel 2008 e condannate a 20 anni di detenzione perché di fede Baha’i (News Bahai). I Baha’i sono considerati come una setta peccaminosa dal regime iraniano e Ali Khamenei ha addirittura emesso una fatwa per evitare ogni contatto sociale con loro. Nella Repubblica Islamica, contro i Baha’i, esiste una vera e propria politica di apartheid (No Pasdaran). Per loro la velatissima Debora Serracchiani NON HA espresso una sola condanna.

Questo 8 Marzo lo dedicheremo a Simin Eivaz Zadeh, madre del prigioniero politico  Omid Alishenas e simbolo di tutti i genitori dei detenuti politici iraniani. A lei e al suo dolore, il Primo Ministro Matteo Renzi NON HA riservato un momento di solidarietà .

Questo 8 Marzo, lo dedicheremo a tutte le donne iraniane, costrette a portare il velo sin da bambine, discriminate legalmente e soggette al potere patronale dei Mullah e dei maschi. In particolare, lo dedichiamo a quelle 300 donne a cui meno di due anni fa, e’ stato sfigurato il volto con l’acido perché portavano il velo in maniera non conforme al volere degli Hezbollah (No Pasdaran). Per loro – per i loro diritti – l’Occidente dell’appeasement verso l’Iran, NON HA riservato neanche un momento di riflessione.

Questo 8 Marzo lo dedicheremo alla memoria di Neda Soltan – morta mentre manifestava per la libertà dell’Iran – e di Reyḥāneh Jabbāri, impiccata nel 2014 dal regime per essersi difesa davanti ad un tentavo di violenza sessuale da parte di un membro dell’intelligence iraniana. In nome della loro memoria, la femminista Presidente della Camera Boldrini NON HA scelto di rifiutare l’invito a visitare il regime iraniano.

#ConLeDonne iraniane, #PerNonDimenticare

meme donne iran