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In questi giorni ha fatto molto rumore il video diffuso dal dissidente Mohammed Nourizad sulla sua pagina Facebook. Nel video è possibile vedere il capo dei Pasdaran Ali Jafari, ammettere che le Guardie Rivoluzionarie hanno agito illegalmente per manipolare il risultato elettorale del 2009, quando venne rieletto il negazionista Mahmoud Ahmadinejad. Nel suo discorso davanti ad alti ufficiali dei Pasdaran, Jafari ricorda come la vittoria dei riformisti rappresentasse una redline da non oltrepassare per le Guardie e spiega come i suoi uomini agirono per prevenire questa evenienza.

Piccola nota:  Mohammed Nourizad, lo ricordiamo, è un ex giornalista del quotidiano conservatore Khayan che, passato all’opposizione, ha vissuto la maggior parte degli ultimi anni in prigione. Oggi, tra le altre cose, è un regista molto famoso in Iran. Dopo la repressione delle proteste dell’Onda Verde nel 2009, Nourizad scrisse una lettera chiedendo all’Ayatollah Khamenei, come capo delle forze armate, di scusarsi per le violenze e le morti provocate. Venne fermato, arrestato e condannato a 3 anni e mezzo di carcere. Nel luglio del 2013, in risposta alle discriminazioni promosse da Khamenei stesso contro i Baha’i, Nourizad baciò pubblicamente il piede di un bimbo Baha’i di 4 anni, provocando la veemente reazione del regime.

Tornando al video, dopo la sua pubblicazione, sorge spontanea una domanda. Perchè ora? Perchè rilasciare questo video proprio adesso, a distanza di quasi un anno dalla fine della Presidenza Ahmadinejad? Le risposte possono essere almeno due, completamente contrapposte:

  • la prima risposta e che qualche personaggio importante, vicino ad Hassan Rouhani, sta lavorando per screditare le Guardie Rivoluzionarie, estremamente critiche verso il Presidente. In questo periodo, lo ricordiamo, le Guardie hanno diverse volte attaccato le possibili aperture economiche verso l’Occidente;
  • la seconda risposta, invece, è esattamente opposta: qualcuno vicino all’Ayatollah Khamenei e ai Pasdaran ha deliberatamente rilasciato il video allo scopo di lanciare  un messaggio minatorio al Presidente Rouhani e ai suoi sostenitori. In poche parole, chi nel 2009 impedì la vittoria di Mir Hossein Mousavi, sembra oggi voler dire di poter fare la stessa cosa nel caso alcune redline fondamentali vengano superate.

Solamente il tempo dirà quale sarà la risposta giusta. Per ora, ad ogni modo, alcune cose appaiono chiare:

  1. il regime è sempre piu’ diviso al suo interno tra una fazione favorevole al Presidente Rouhani e una avversa;
  2. la divisione non è tanto basata sui concetto di diritti civili e diritti umani (nulla è cambiato con Rouhani in questo senso), quando sugli interessi economici. Mentre Rouhani e Rafsanjani voglioni aprire agli investimenti privati anche esteri, le Guardie e Khamenei vogliono un Iran isolato per controllare internamente l’economia iraniana;
  3. i Pasdaran rimangono l’ago della bilancia del potere in Iran e, ancora una volta, ribadiscono di essere pronti a tutto per non perdere il potere.

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Ancora una volta, i giovani iraniani dimostrano tutto il loro coraggio scendendo in piazza contro il regime. A Teheran, infatti,  gli studenti dell’Universita’ per la Scienza e la Tecnologia, hanno manifestato apertamente la loro rabbia per il massacro avvenuto lo scorso martedi’ nel carcere di Evin. Nonostante le repressioni e il rischio di essere arrestati, ragazze e ragazzi hanno innalzato cartelli e intonato slogan per la liberazione di tutti i prigionieri politici.

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Quale è stata la risposta del regime alle proteste? Mentre Rohani continua – vergognosamente – a tacere, la magistratura iraniana ha dovuto prendere atto dell’accaduto e aprire una inchiesta. Come al solito, però, il vero fine degli investigatori è quello di insabbiare il caso e chiudere sbrigativamente la faccenda. Per questo, il primo responsabile dell’attacco di Evin, il capo del sistema carceri iraniano Gholamhossein Esmaili, è stato sostituito e promosso a giudice responsabile della sezione Appelli della Magistratura di Teheran. In poche parole, per risparmiargli il carcere e la punizione che meriterebbe, non soltanto Esmaili non è stato esautorato, ma è stato anche destinato in una posizione ove, certamente, potrà usare il suo potere per aumentare la morsa della repressione. Che dire? Vergogna…

Nel video qui sotto potrete ascoltare l’intervista di Maziar Bahari, giornalista di Newsweek, arrestato nel 2009 in Iran e rinchiuso ad Evin. Liberato su cauzione, ha raccontato la sua drammatica esperienza nel carcere iraniano in diverse occasioni. Risentire le sue parole è fondamentale per capire cosa significa finire nelle mani dei Pasdaran…

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