Archivio per la categoria ‘Italia Siria’

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Il 12 dicembre scorso, proprio mentre Angelino Alfano si apprestava a sostituire Gentiloni alla Farnesina, il Ministero degli Esteri italiano diramava un comunicato ufficiale su Aleppo. Nel comunicato, la Farnesina esprimeva preoccupazione per la situazione ad Aleppo est, riaffermando “l’imperativo di proteggere la popolazione civile e rispettare il diritto umanitario internazionale”. Belle parole, ma purtroppo nulla di più (Esteri).

Già perchè la condanna di quanto succeede ad Aleppo da parte del Ministero degli Esteri italiano, suona alquanto stonata. E’ proprio dalla Farnesina, infatti, che in questi anni è stato promosso il riavvicinamento tra Roma e Teheran. Un riavvicinamento talmente veloce e assertivo, da portare addirittura la radicale Emma Bonino ad affermare pubblicamente che “l’Italia vuole vincere la gara di amicizia e collaborazione con l’Iran” (Rai News 24). Una gara che il Governo italiano ha quindi provato a vincere addirittura ricevendo Hassan Rouhani, a capo di un regime fondamentalista, come uno statista e coprendo in suo onore le statue nude in Campidoglio (New York Times). Negli ultimi anni la Repubblica Islamica ha praticamente godoto di un sostegno  incondizionato da parte del Ministero degli Esteri Italiano, sino a far dire a Rouhani che, ìOvviamente, a questo sostegno hanno fatto seguito decine di delegazioni economiche e politiche. In tal senso, come non ricordare i velatissimi viaggi in Iran, non solo dell’ex Ministro Bonino, ma anche della Presidente della Camera Boldrini e della Presidente del Friuli Venezia Giulia, Deborah Serracchiani (No Pasdaran). Tutte donne Occidentali e riformiste, incapaci di dire una singola parola sui diritti delle donne iraniane, davanti ai Mullah iraniani…

Ora veniamo al conflitto siriano. In Siria, a sostegno di Bashar al Assad, sono oggi impegnati oltre 70,000 truppe iraniane, ma si vocifera che siano almeno il doppio. A queste vanno sommate le milizie sciite controllate da Teheran, primo fra tutti Hezbollah, ma anche i gruppi paramilitari provenienti dall’Iraq e le brigate composte da afghani, pakistani e palestinesi. Come ammesso dagli stessi iraniani, sono queste milizie paramilitari sciite che, direttamente dal terreno, informano l’aviazione russa sulle aree da bombardare. Ergo, sono queste milizie comandate dall’Iran, le prime responsabili dei massacri di civili attualmente in corso ad Aleppo Est. Non solo: secondo quanto riporta il Guardian, sono ancora queste milizie che stanno impedendo ai civili sopravvissuti di lasciare la città in fiamme (The Guardian).

Davanti alla tragedia di Aleppo, quindi, non è più possibile tergiversare e girare intorno alle parole. Se davvero il Ministro Alfano vuole imprimere un nuovo passo alla diplomazia italiana, deve iniziare allontanando l’immagine dell’Italia da quella del regime iraniano. Lo deve fare non solo come segno di solidarietà per i civili siriani, ma anche per la tutela degli stessi interessi nazionali italiani. La guerra siriana non finirà ad Aleppo. Al contrario, dopo la possibile vittoria manu militari, il risentimento sunnita verso gli sciiti non potrà che aumentare, provocando ancora morti e dolore. In questo contesto, sicuramente, l’appiattimento di Roma sulle posizioni di Teheran, nel lungo periodo, non farà che danneggiare l’Italia, i suoi valori democratici e i suoi stessi interessi geopolitici ed economici.

 

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Si chiama Mahan Air ed è una linea aerea iraniana. La Mahan, però, non è una normale compagnia aerea civile: questo perchè, proprio grazie ai suoi vettori, i Pasdaran iraniani trasportano quotidianamente in Siria armi e jihadisti, nonostante i divieti internazionali. Le norme internazionali, infatti, proibiscono agli Stati di usare vettori adibiti al trasporto dei civili per fini militare. Neanche a dirlo, il regime iraniano evade anche queste proibizioni, come da prassi.

Proprio per il suo ruolo di favoreggiamento alle attività militari del regime iraniano in Siria, la Mahan Air è stata posta nella lista delle sanzioni internazionali dagli Stati Uniti. Sino alla firma dell’accordo nucleare tra Iran e P5+1, quindi, il blocco della Mahn Air era rispettato anche da numerosi Paesi europei. Purtroppo, dopo quella funesta data, mentre Washington ha continuato a mantenere chiusi i suoi aeroporti alla Mahan Air, i Paesi dell’UE hanno cambiato opinione. Cosi, le porte degli scali di importanti Stati come Germania, Italia e Francia, si sono aperti alla compagnia dei Pasdaran. Ciò, a dispetto delle pressioni americane per garantire la permanenza dei blocchi verso la Mahan Air (Washington Post).

Ricordiamo infatti che, sebbene con l’accordo nucleare molte delle sanzioni approvate verso l’Iran sono state sospese (in pratica cancellate), diverse altre sono rimaste in vigore, in primis quelle relative allo sviluppo del programma missilistico iraniano e al sostegno di Teheran al terrorismo internazionale. Nel marzo del 2016, gli Stati Uniti hanno inserito nella lista delle sanzioni due businessmen inglesi, proprio per il sostegno da loro dato alla Mahn Air nella compravendita di motori e pezzi di ricambio (The Telegraph).

Come suddetto, tra i Paesi che hanno deciso di aprire i loro scali alla Mahan Air, c’è anche l’Italia, precisamente l’aerporto di Milano Malpensa (come riporta il sito della Mahan). La rotta, come fu riportato anche in un articolo uscito per Il Giornale, è stata inaugurata – con cadenza bisettimanale – nel giugno del 2015. Quello del quotidiano italiano, neanche a dirlo, fu un pezzo di mera propaganda, incapace di dare al lettore alcuna informazione ultile e importante rispetto alla vera natura della Mahan Air.

C’è di peggio, purtroppo: nel febbraio del 2016, l’azienda italo-francese ATR ha firmato un accordo con la Iran Air – compagnia di bandiera iraniana – per fornire loro 40 aerei ATR 72-600s di nuova generazione. Come ha denunciato il Professor Ottolenghi, la Iran Air non necessità dei tanti vettori che sta puntando ad acquistare sia dalla ATR che dalla Americana Boeing. Per questo, è molto probabile che la Iran Air stia agendo come “front company” per comprare nuovi aerei a scopo civile da diversi partner mondiali, e rivenderli successivamente ad altre compagnie iraniane, in primis al Mahan Air. In questo modo, indirettamente, questi accordi con la Iran Air rischiano di favorire le attività terroriste dei Pasdaran e la perpetuazione del conflitto in Siria (Forbes).

Intanto, mentre scriviamo, il Daily Mail pubblica una notizia esclusiva, scrivendo che la Forza Qods, unità speciale dei Pasdaran adibita alle azioni esterne per la diffusione dell’ideologia khomeinista, sta pensando di infiltrare suoi nuovi agenti negli Stati Uniti e in Europa. Questo, secondo quanto dichiarato da Salar Abnoush, comandante Pasdaran. In realtà, come noto, gli agenti della Forza Qods sono già ampiamente presenti nelle Ambasciate iraniane nel mondo, in primis in continenti come l’Europa, l’Africa e l’America Latina.

La brutta faccenda della Mahan Air, purtroppo, dimostra fattivamente come – dopo l’accordo nucleare – tutto l’impianto di contenimento del regime iraniano è saltato e gli stessi Stati Uniti, nonostante le promesse, non sono in grado di limitare i danni provocati dalla fine delle sanzioni internazionali contro Teheran.

Fonte: Repubblica

Ieri l’Italia ha celebrato il 25 aprile, una annuale manifestazione in ricordo della liberazione dal nazifascismo. In particolare, in questa data si celebrano le insurrezioni partigiane a Milano, Genova e Torino, simbolo per eccellenza della resistenza italiana e ispirazione della stessa Costituzione entrata in vigore nel 1948.

Purtroppo, a distanza di decenni, alcuni pericolosi estremisti hanno trasformato la festa dei partigiani italiani in una occasione di glorificazione dell’asse che lega l’Iran Khomeinista a Hezbollah e Bashar al Assad (anche noto come “Asse della Resistenza”, anche se di “resistenza” ha ben poco). Neanche a dirlo, per farlo hanno fatto leva sulla cosiddetta “causa palestinese” e sull’antisionismo, classico live motive mediorientale per coprire ogni sorta di nefandezza.

Non entriamo nella questione israelo-palestinese, perché poco ci interessa. Puntare il dito contro la Brigata Ebraica o direttamente contro Israele, non cambia i termini reali del problema. Lasciare che durante le manifestazioni del 25 aprile sventolino le bandiere della Siria di Bashar al Assad, di Hezbollah e del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), cancella in un colpo solo tutto lo spirito della lotta partigiana. Ideologicamente parlando, tutti i gruppi menzionati rappresentano il peggior fondamentalismo esistente. Che siano espressione di idee laiche (Assad e FPLP) o di idee religiose (Hezbollah), si tratta di realtà che pubblicamente esprimono ammirazione verso Mussulini e Hitler. Non a caso, ad esempio, ancora oggi sia i jihadisti di Hezbollah che quelli del Fronte Popolare, sfilando fieri facendo il classico saluto romano.

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Accettare i supporter dell'”Asse della Resistenza” Mediorientale il 25 aprile, significa indirettamente legittimare la presenza di sostenitori del nazifascismo. Poco importa che questi estremisti si colorino di rosso o di nero. Le bandiere che sventolano, i gruppi che sostengono, sono i primi nemici della vera lotta partigiana. Per quelli come Nasrallah e Assad, Hitler era un eroe e nessun Olocausto e’ mai stato compiuto nella storia. 

Tutto ciò, senza dimenticare chi sta a capo dell’Asse della Resistenza mediorientale: la Repubblica Islamica dell’Iran. La parte peggiore di tutta questa storia e’ proprio l’indiretta connessione tra i manifestanti che hanno violentato il 25 aprile e Teheran. L’Ayatollah Khomeini e i suoi eredi, infatti, non sono affatto i rappresentanti di una “forza di liberazione”. Al contrario, essi sono i portatori del peggior radicalismo esistente e direttamente responsabili dell’occupazione di alcuni Paesi mediorientali (si pensi al Libano e alla Siria oggi). Lo stesso concetto attuale di jihad, proprio quello che uccide innocenti in Occidente, e’ figlio della cultura del martirio impressa da Khomeini all’Islam contemporaneo. Permettere ai nazifascisti rossi di sfilare il 25 aprile non significa solo infangare la memoria della Brigata Ebraica o legittimare le nuove forme di antisemitismo. Purtroppo significa molto di più, molto di peggio.

Permettere ai filo-Pasdaran di manifestare il 25 aprile, significa legittimare la continuazione ideologica, politica e materiale del nazifascismo. Significa uccidere la memoria dei Partigiani e la causa per cui questi eroi sono morti!

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Eccolo il “nuovo Iran”, quello che prometteva Rouhani nel 2013 e quello di cui – ancora oggi – ci parlano i media Occidentali. Tutte bugie, buone per giustificare un “rapprochement che tutti sanno essere non solo immorale, ma anche ingiustificato.

Nell’Iran di Rouhani, non solo oltre 2200 detenuti sono stati già impiccati, ma pene medievali vengono inflitte anche a chi si azzarda a manifestare pacificamente per i diritti civili o semplicemente per un proprio parente, incarcerato o sparito per motivi politici.

Il carcere di Evin a Teheran, ove sono incarcerati spesso i detenuti politici, e’ divenuto il luogo ove – ogni Sabato – si ritrovano coloro che non accettano di chinare la testa silenziosamente (Gaiaespana.com). Cosi e’ stato quando il 23 Novembre 2015 quando, come spesso accade purtroppo, gli agenti della sicurezza hanno deciso di intervenire duramente, arrestando 18 dei manifestanti (Iran Wire). Tra i fermati, c’era la Signora Seamin Ayvaz-zadeh, madre di Omid Alishenas, attivista per i diritti dei bambini, condannato a 10 anni di carcere per “insulto alla Guida Suprema” (Human Rights in Iran).

Tra i fermati c’era anche Hashem Zeinali, un padre disperato il cui figli e’ scomparso nel 1999, durante la repressione delle manifestazioni degli studenti dell’università di Teheran. Vogliamo ricordare che, quelle repressioni, furono approvate dall’attuale Presidente iraniano Hassan Rouhani, all’epoca a capo del potente Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale (si legga l’articolo del New York Times del luglio 1999: Turning Tables In Iran, Crowds Back Old Line).

A distanza di meno di quattro mesi da quegli arresti, la Corte Criminale numero 1060 del Tribunale di Teheran, ha emesso le sue sentenze: per tutti i 18 fermati la pena e’ di 91 giorni di detenzione e 74 frustate. Tra i condannati, neanche a dirlo, anche la Signora Seamin Ayvaz-zadeh e il Signor Hashem Zeinali (Iran Human Rights). I nomi degli altri condannati sono: Reza Malek (ex prigioniero politico), Ehsan Kheybar, Abdolazim Oruji, Mohsen Haseli, Mohsen Shojah, Khadijeh (Leyla) Mirghaffari, Azam Najafi, Parvin Soleimani, Shermin Yemeni, Sara Saiee, Arshia Rahmati, Massoud Hamidi, Ali Babaiee, Esmaeil Hosseini, Farideh Tousi e Zahra Modarreszadeh.

Vogliamo ricordare che, questi arresti e queste condanne, vanno anche contro la Costituzione iraniana e le Convenzioni Internazionali, firmate dallo stesso Iran. La Costituzione iraniana, articolo 27, garantisce il libero diritto di assemblea. Lo stesso diritto e’ anche garantito dall’articolo 21 della Convenzione Internazionale dell’ONU per i Diritti Civili e Politici, firmata dall’Iran nel 1968 ed entrata in vigore nel 1975 (OHCHR).

Infine, sottolineano che a difendere questi attivisti e’ ancora una volta il coraggioso avvocato iraniano Mohammad Moghimi, anch’egli arrestato nel giugno del 2015 per aver stretto la mano di una sua assistita, l’attivista Atena Farghadani, condannata a 12 anni di carcere per una vignetta in favore dei diritti delle donne, sgradita al regime (Human Rights in Iran).

Molto presto la Presidente della Camera Laura Boldrini si recherà in Iran. Come richiesto anche da una petizione su Change.org (firmate mi raccomando), e’ tempo che l’Italia – attraverso una delle sue prime cariche istituzionali – ponga delle chiare condizioni al dialogo con il regime iraniano. Questo silenzio assordante e’ inaccettabile e colpevole!

Immagini di una classica protesta settimanale fuori dal carcere di Evin

 

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Impressionante! Solo questa parola merita di essere usata per descrivere il mare di commenti assurdi, seguiti ai criminali fatti di Parigi. Tra le altre cose, e’ stato detto dall’ex Ministro degli Esteri D’Alema, che la politica europea verso Hezbollah e’ stata un errore e che con il Partito di Dio libanese bisogna trattare. Abbiamo sentito, quindi, l’europarlamentare Gianni Pittella, a capo del gruppo socialista, parlare della necessita’ di creare un alleanza con Russia e Iran (Unita’.tv).

E’ questa la strada giusta per eliminare Isis? E’ questa la via per convincere i potenziali futuri jihadisti europei ad abbandonare il loro amore per lo Stato Islamico? Beh, se qualcuno la pensa veramente cosi, allora e’ bene che si abitui – ancora di più – a vivere nel conflitto. Perché, di tante possibili opzioni, quella di una alleanza presenziale fra Occidente e Islam sciita, e’ il primo passo verso il successo pieno di Isis. Un primo passo che lo Stato Islamico spera e attende e grazie al quale riuscirà ad aumentare esponenzialmente il successo del suo pazzo proselitismo.

Perché? Perché qualcuno dovrebbe credere a quanto affermato in precedenza? Per due ordini di motivi: 1- un motivo religioso; 2- un motivo storico. Partiamo dalla prima ragione, quella più semplice da spiegare, ovvero la religione. Non lo scopriamo noi, ma e’ cosa ben nota, che Islam Sunnita e Sciita hanno ormai preso due strade totalmente separate. Peggio, dalla nascita del Wahhabismo, Fratellanza Mussulmana e dell’Iran Khomeinista, l’Islam si e’ sempre di più trasformato in Islamismo, rendendo i due opposti politicamente simili, ma totalmente e radicalmente antagonisti. Pensare di risolvere il problema dello Stato Islamico, della sua attrazione verso i fanatici della Salafya in Occidente, e’ davvero privo di senso. Al contrario: maggiormente l’Occidente virerà verso un potenziamento dell’Islam sciita Khomeinista – e ribadiamo la parola Khomeinista – maggiormente il numero di adepti al Califfato aumenterà. Non solo: insieme all’antagonismo dei potenziali jihadisti, ci sara’ quello delle petromonarchie del Golfo, prima fra tutti l’Arabia Saudita. Ogni soluzione diplomatica delle varie crisi mediorientali, quindi, sara’ fragile e probabilmente di breve periodo.

Per quanto concerne la ragione storica, vogliamo evitare di addentrarci negli effetti della rivoluzione islamica del 1979 in Iran. Preferiamo concentrarci, unicamente, sull’attualità contemporanea. Il conflitto tra Sciiti e Sunniti non nasce certo con la guerra siriana. In Siria, pero’, trova una nuova ragione di essere. Peggio: trova la ragione per eccellenza. Purtroppo, grazie al maledetto Califfato e alle incapacità dei sostenitori dell’opposizione laica, la storia della rivoluzione siriana e’ stata ormai capovolta dai protettori di Assad. Cosi, e’ stato dimenticato che se siamo arrivati a questo punto, se gli islamisti sunniti hanno trovato terreno fertile in Siria, e’ stato grazie al macellaio Assad e alle repressioni compiute con il sostegno dell’Iran e di Hezbollah. E‘ stato Teheran ad ordinare ai miliziani sciiti libanesi di entrare nel conflitto siriano, un ordine che ha scatenato ovviamente la reazione del mondo sunnita. E’ stato l’Iran a non permettere la fine del regime di Bashar al Assad, quando ancora la Siria aveva una opposizione credibile e non legata al terrorismo internazionale. Peggio, e’ stato il regime di Bashar al Assad a fomentare la nascita del Califfato, liberando nell’Ottobre del 2011 centinaia di islamisti arrestati dalle prigioni del regime (Newsweek). Un fatto ben noto, spesso volontariamente dimenticato, che aveva come scopo quello di delegittimare l’opposizione siriana (The National). Un progetto sicuramente riuscito, ma sfuggito di mano allo stesso regime. Un regime, quello di Assad, che non si e’ fatto problemi ad evitare volontariamente di bombardare le postazioni di Daesh e che, proprio dai jihadisti di al Baghdadi, ha fatto numerosi affari economici (No Pasdaran).

Spostandoci dalla Siria all’Iraq, anche in questo caso, le conseguenze dell’infiltrazione iraniana nel Paese sono palesi. Dopo il ritiro americano dall’Iraq, infatti, il governo filo-iraniano dell’ex premier al Maliki, ha volontariamente interrotto il sostegno ai Comitati del Risveglio, non rispondendo alle richieste di armamenti fatte dalle tribù sunnite, all’inizio della nuova penetrazione dei miliziani dello Stato Islamico in Iraq. L’attuale Isis – grazie anche ad ex comandanti di Saddam Hussein – nasce in Iraq nel 2006. Quando gli americani si ritirano da Baghdad, pero’, i jihadisti sunniti sono quasi sconfitti, grazie alla politica impressa dal Generale Petraeus e volta a recuperare il ruolo dei sunniti all’interno del Paese. Sotto ordine di Teheran, purtroppo, al Maliki cancella tutto quanto. Svuota di potere i sunniti e i curdi, generando il loro profondo malcontento. Non solo: depotenzia l’esercito iracheno e riempie il Paese di milizie sciiti al servizio di Qassem Soleimani. E’ in questo clima che, dopo essere penetrato nell’anarchia siriana come un cancro, i jihadisti sunniti di al Baghdadi ritornano in Iraq e conquistano Musul nel 2014. Lo fanno quasi senza combattere, con un esercito iracheno in rotta e quasi tutte le tribù sunnite pronte a giurare fedeltà al Califfo per combattere l’infiltrazione di Teheran.

In conclusione: pensare di eliminare lo Stato Islamico con una alleanza preferenziale con la Repubblica Islamica dell’Iran e Hezbollah, non e’ solo sbagliato, ma anche masochista. Sara’ il primo passo verso il baratro e verso il passaggio dello Stato Islamico da un processo di insediamento ad uno di consolidamento. Aprite gli occhi finché siete in tempo!

Milizie Sciite in Iraq, Fonte: Orsam

Milizie Sciite in Iraq, Fonte: Orsam

Italy Aims to Retake Position in Trade with Iran

La stampa iraniana ha dato molto risalto al meeting tra il Presidente del Senato italiano Pietro Grasso e lo Speaker del Parlamento iraniano (Majlis), Ali Larijani. In quell’incontro, sempre secondo quanto riporta Teheran, Grasso ha rimarcato l’intenzione dell’Italia di divenire un partner economico privilegiato della Repubblica Islamica e lodato il “ruolo chiave” della Repubblica Islamica nella lotta al terrorismo, in particolare ad Isis (Al Alam). Se quanto riportato dai media e’ vero, spiace assai sentire queste parole da una delle prime cariche della Repubblica Italiana. Spiace, non solo perché l’Iran continua ad abusare quotidianamente dei diritti umani, ma soprattutto perché e’ proprio il regime iraniano il maggior sponsor del terrorismo internazionale. Non solo, come le prove che elencheremo di seguito mostrano, e’ assolutamente falsa la storia dell’impegno del regime iraniano nella guerra contro il Califfato (Huffington Post).

L’artificialità della guerra tra Iran e Isis, e’ ben dimostrata da quanto sta accedendo in Siria. Qui, il regime di Bashar al Assad ha completamente abbandonato la citta’ di Palmyra e la parte meridionale della Provincia di Daraa nelle mani di Daesh. Come denunciato da Salim Idris, ex Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Libero Siriano, almeno 180 ufficiali di Assad lavorano attualmente in coordinamento con Isis, allo scopo di colpire le fazioni ribelli non jihadiste (Islamic State of Iraq and the Levant). Non solo: come rilevato da numerosi report, Assad ha sempre evitato di attaccare direttamente le basi del Califfato. Come rimarcato da Anne Barnard sul New York Times, l’esercito lealista ha volontariamente scelto questa tattica, tanto da poter dire che l'”aviazione del regime e’ diventa la forza aerea del Califfato (New York Times).

Se le accuse dell’opposizione siriana e quelle del NYT non sono abbastanza, presentiamo al Presidente Grasso altre prove di rilievo. In primis, ricordiamo un tweet del giugno 2015 dell’Ambasciata USA in Siria, in cui veniva denunciato come Assad stesse supportando il Califfato ad Aleppo. Il tweet diceva: “alcuni report indicano che il regime sta compiendo bombardamenti aerei in sostegno all’avanzata di ISIL ad Aleppo, aiutando gli estermisti contro la popolazione siriana” (Tweet Ambasciata Americana in Siria). Appena qualche mese prima, proprio l’Unione Europea aveva approvato nuove sanzioni contro il regime siriano, inserendo nella lista anche tale George Haswani, accusato di essere il contatto diretto tra Bashar al Assad e Isis. In particolare, grazie ad Haswani, Assad comprava petrolio direttamente dal Califfato (No Pasdaran). Proprio in queste ore, infine, dal Libano arriva la notizia dell’arresto di un membro di Hezbollah, accusato di vendere armi ai jihadisti sunniti del Califfato (Now).

Invitiamo il Presidente Grasso a non lasciarsi ingannare dalla storiella che vede impossibile una cooperazione tra l’Iran sciita e la galassia del jihadismo sunnita. Questo per diversi motivi:

  1. il regime iraniano ha sempre sostenuto gruppi terroristi di matrice sunnita, primi fra tutti Hamas, la Jihad Islamica e gli stessi Talebani in Afganistan. Tra le altre cose, di recente una delegazione dei Taliban ha fatto visita nella Repubblica Islamica (Good Morning Iran);
  2. come denunciato dagli Stati Uniti, la Repubblica Islamica ha sempre dato ospitalità a cellule di al-Qaeda. Cellule che, tra le altre cose, hanno usufruito proprio del sostegno iraniano e del regime di Bashar al Assad, per colpire i militari Occidentali di stanza in Iraq dopo la guerra del 2003 (Weekly Standard). Tra le altre cose, proprio la Commissione USA incaricata di indagare sull’11 Settembre 2001, denuncio’ come la cooperazione tra il regime iraniano e il gruppo terrorista di Bin Laden “facilito’ il transito di terroristi di al Qaeda fuori e dentro l’Afghanistan, prima dell’11 settembre“. Tra i jihadisti che ne approfittarono di questa opportunita’, ci furono anche coloro che poi materialmente realizzarono l’attentato alle Tween Towers (The Daily Beast);
  3. documenti e schede SIM iraniane, sono state trovate in uno dei quartier generali di Isis ad Aleppo. Documenti rilasciati dal regime iraniano per i jihadisti sunniti provenienti dalla Cecenia e dal Kazakhastan. In merito, pubblichiamo un video in basso che prova concretamente quanto affermato.

La verità, che evidentemente nessuno ha raccontato al Presidente Grasso, e’ che il regime iraniano – cosi come Assad e altri suoi alleati – ha visto in Isis una vera e propria benedizione. Grazie a questi pazzi jihadisti sunniti, infatti, i jihadisti sciiti sono diventati “necessari” all’Occidente. Non solo: il capo della Forza Qods Qassem Soleimani – inserito anche nella lista dei terroristi dagli USA – e’ stato trasformato in una specie di “Che Guevara” contemporaneo, ad uso e consumo della propaganda iraniana. Una propaganda a cui gli Occidentali si sono prestati, per la loro incapacità di sviluppare una strategia che fosse capace di combattere Assad e i jihadisti sunniti allo stesso tempo. Il risultato di questa strategia, per l’Iran e i suoi alleati, e’ stato un successo. Assad e’ ancora in piedi e, anche se verrà sostituito un giorno, nessuno sfiderà l’occupazione iraniana di parte della Siria. Purtroppo. pero’, senza la fine di questa occupazione iraniana, nessuna reale pacificazione potrà essere raggiunta in Siria e centinaia di innocenti continueranno a perdere la vita quotidianamente.

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Un nuovo drammatica massacro e’ stato compiuto dal regime siriano alla periferia di Damasco. In una serie di bombardamenti aerei compiuti dall’aviazione di Damasco nell’area di Douma, hanno distrutto anche un mercato di frutta e verdura, colpendo oltre 200 innocenti, 100 dei quali hanno perso la vita. Tra loro, donne e bambini colpevoli unicamente di voler portare a casa un po’ di cibo per la famiglia. Le vittime, quasi sicuramente, sono più di cento, ma cento sono i corpi che sinora sono stati identificati con un nome e cognome (@RamiSafadi93). Secondo quanto riportano alcuni media siriani, una parte delle vittime e’ stata già sotterrata in fosse comuni. Funerali di massa che sono avvenuti mentre il regime continuava dall’alto a scaricare barili bomba sui civili (Syria Direct). Il 14 agosto scorso, quindi, Medici Senza Frontiere ha denunciato che il regime di Assad continua a bombardare volontariamente gli ospedali, soprattutto nella zona di Idlib. Qui, secondo l’organizzazione internazionale, ben nove ospedali sono stati colpiti in soli quattro giorni, uccidendo 11 persone, tra cui personale medico (MSF). Il recente massacro di Douma e’ stato talmente orribile, che lo stesso Vicesegretario ONU per gli Affari Umanitari, Stephen O’brien, si e’ detto “assolutamente inorridito” (UNOCHA).

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Tutto ciò, purtroppo, avviene mentre il regime iraniano – con il beneplacito dell’inviato ONU per la Siria De Mistura – prova a lanciare una offensiva diplomatica per salvare Bashar al Assad. Dietro la scusa del cessate il fuoco e del coinvolgimento delle Nazioni Unite, Teheran ha provato a far accettare anche ai sauditi un piano di “pace” che, volontariamente, evitava di dire a chiare lettere che Bashar al Assad doveva lasciare il potere ed essere giudicato dalla Corte Penale Internazionale per i suoi crimini orrendi. Il piano di pace, cosi come e’ nato, e’ già fallito (Gaiaespana). Per quanto riguarda De Mistura, la sua credibilità in Siria e’ pari a zero: ricordiamo che l’inviato ONU si e’ fatto fotografare mentre celebrava l’anniversario della rivoluzione Khomeinista nell’ambasciata dell’Iran a Damasco…(Good Morning Iran).

Chi in Italia non demorde e chiede direttamente al Ministro degli Esteri Gentiloni di riallacciare i rapporti con Bashar al Assad e’ il Movimento Cinque Stelle. In una interrogazione presentata il primo luglio in Parlamento, primo firmatario Manlio di Stefano, il M5S chiede al Ministro Gentiloni di riallacciare le reazioni diplomatiche con la “Repubblica araba siriana”, in nome della lotta ad Isis e agli altri Paesi della regione, colpevoli a detta dei grillini di sostenere il terrorismo islamico (Banca Dati Camera). Come riprova delle loro parole, quindi, i pentastellati inseriscono anche nel testo un link proveniente da Irib Italia, ovvero l’agenzia di stampa del regime iraniano in lingua italiana. Praticamente, come sostenere la bonta’ di Hitler presentando un articolo scritto direttamente da Mussolini…Come abbiamo già diverse volte detto – e dimostrato – la lotta ad Isis e agli altri gruppi terroristi presenti in Siria, nulla c’entra con Bashar al Assad.

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Purtroppo, al contrario di quanto sostengono Di Stefano & Co., sia il regime iraniano che Assad, approfittano di Isis per attaccare i gruppi ribelli non jihadisti ed eliminare la vera opposizione ancora presente in Siria (primo fra tutti l’Esercito Libero Siriano). Tra le altre cose, come dimostrato dalla stessa Unione Europea, un consigliere di Assad fa direttamente affari con i jihadisti al servizio del Califfato (No Pasdaran). La sola via per la fine della guerra siriana e’ la fine dell’occupazione iraniana della Siria, il ritiro di tutte le milizie settarie (prime fra tutti quelle sciite) e, soprattutto, la fine della Presidenza di Bashar al Assad. Senza l’uscita di scena di Assad e del cerchio che lo protegge, nessun gruppo ribelle siriano – tantomeno i miliziani jihadisti sunniti e i loro fiancheggiatori – accetteranno di deporre le armi.

Concludiamo constatando che, ancora una volta, nessuna condanna del nuovo massacro di Douma e’ stata pubblicata sul sito della Farnesina. Speriamo di sbagliare e di essere presto smentiti. Per questa, questo nuovo silenzio sull’alleato di Teheran a Damasco, ci risulta drammaticamente assordante…

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