Archivio per la categoria ‘Italia Iran’

abbas

Il regime iraniano ha arrestato l’ennesimo cittadino con doppia cittadinanza. Questa volta si tratta di Abbas Edalat, un accademico iraniano con cittadinanza inglese, esperto di informatica e noto attivista pacifista.

Secondo le informazioni diffuse dagli attivisti, Abbas e’ stato fermato a Teheran il 15 aprile scorso dai Pasdaran. Dopo l’arresto, Abbas si e’ dichiarato innocente e ha rifiutato di pagare la cifra richiesta per il rilascio su condizionale (cifra poi pagata comunque dalla famiglia). Dopo il fermo di Edalat, i Pasdaran sono entrati nella casa di Teheran del professore e hanno confiscato libri, comuputer e altri suoi oggetti personali.

Abbas Edalat e’ un professore di informatica e matematica all’Imperial College di Londra. Ha viaggiato tra Gran Bretagna e Iran diverse volte e questa volta si trovava a Teheran per un workshop accademico. Tra le altre cose, Abbas e’ il fondatore della CASMII – Campaign Against Sanctions and Military Intervention in Iran – un gruppo di pressione contrario ad ogni possibile intervento esterno contro al Repubblica Islamica.

Con l’arresto di Edalat, sono tre gli iraniani con passaporto inglese, ora detenuti in Iran. Gli altri due sono Kamal Foroughi e l’attivista Nazanin Zaghari Ratcliffe, entrambi arrestati dalle Guardie Rivoluzionarie.

Dalla firma dell’accordo nucleare nel luglio 2015, sono almeno 30 gli iraniani con doppia cittadinanza finiti in carcere. Tra loro Ahmadreza Djalali, accademico in possesso di passaporto svedese, arrestato nel 2016 e condannato a morte. Per anni ha lavorato in Italia, presso l’Universita’ del Piemonte Orientale. Anche lui e’ stato fermato a Teheran, proprio mentre partecipava ad un importante seminario accademico.

 

 

Annunci

123

Secondo quanto riporta il sito Iran Front Page, il Ministero dell’Interno iraniano ha consegnato al Presidente Rouhani un report sulle proteste scoppiate qualche settimana addietro. Proteste scoppiate in oltre 120 città iraniane e drammaticamente represse, con oltre 20 morti, 3700 arresti e almeno 2 (ma c’e’ chi dice 5), manifestanti arrestati morti in custodia.

A rivelare il contenuto del report ai media iraniani e’ stato direttamente il Vice Ministro dell’Interno Hossein Zolfaqari. Per il Ministero dell’Interno iraniano, le cause della protesta popolare in Iran sono state tre:

  • Insoddisfazione generale e diminuzione della fiducia popolare, causate dall’incompetenza e dai fallimenti dell’apparato statale, incapace di migliorare le condizioni di vita’ della società civile;
  • Errori di comunicazione verso la pubblica opinione, soprattutto durante le recenti campagne elettorali. Aspettative politico-economiche disattese, figlie di promesse elettorali fatte senza tenere in conto la reale condizione del Paese;
  • Attività di forze nemiche esterne, tra cui mercenari americani e membri del MeK.

Salta agli occhi che, per il Ministero dell’Interno iraniano, il ruolo degli agenti anti-regime nelle proteste, e’ solamente l’ultima ragione delle manifestazioni. Davvero anomalo per un regime che, almeno pubblicamente, ha fatto dell’accusa di “sedizione”, un mantra non solo delle proteste del 2009, ma anche di quelle recenti.

Ancora, il report del Ministero dell’Interno e’ costretto ad ammettere che, il livello di istruzione dei manifestanti era assai alto. Secondo Zolfaqari, infatti, “il 59% dei manifestanti avevano il diploma, il 14% la laurea, l’1% un livello di educazione più alto e di un 16% dei manifestanti non era noto il livello di educazione scolastica”. Ancora, l’84% dei manifestanti era giovanissimo: aveva un eta’ inferiore ai 35 anni ed era incensurata.

In poche parole, considerazioni che ribaltano completamente le analisi fatte dalla Direttrice dello IAI Nathalie Tocci, dopo essere tornata da un viaggio a Teheran per una Conferenza sulla sicurezza organizzata dal regime. Tornando dall’Iran, come ormai noto, la Tocci scrisse su Twitter che “Iran Protests” era tutta una esagerazione mediatica. In un video successivo, quindi, la Tocci accuso’ di sessismo chi l’aveva criticata e definì le proteste iraniane provocate dall’ex Presidente Ahmadinejad e dai suoi sostenitori.

Niente male come analisi…

 

 

La Direttrice dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), Nathalie Tocci, ha diffuso ieri un video di risposta a chi si e’ permesso di attaccare i suoi recenti tweet sull’Iran.

Ripercorriamo brevemente la vicenda: qualche giorno fa, insieme a D’Alema, anche la Tocci si reca in Iran per la Conferenza sulla Sicurezza di Teheran. Lo fa mentre, da giorni, il regime iraniano e’ sui giornali per le proteste popolari in tutto il Paese. Tornata dall’Iran, la Tocci fa un paio di tweet in cui dichiara – in soldoni – che Iran Protests e’ tutta una esagerazione mediatica e che, se gli stessi fatti fossero accaduti altrove, non avrebbero ricevuto le stesse attenzioni internazionali.

Il tweet scatena un putiferio mediatico. Per quanto ci riguarda, pubblicammo un articolo ad hoc, ricordando non solo che nelle proteste iraniane erano state uccise 24 persone e arrestate 3700, ma anche che la Tocci nel recente passato, si era espressa alle agenzie iraniane, contro l’inserimento dei Pasdaran nella lista delle sanzioni internazionali. Pasdaran che, come noto, sono la prima fonte di finanziamento e addestramento dei terroristi nel mondo.

Ieri, quindi, la Tocci ha rilasciato un video (lo trovate in alto), accusando chi l’ha criticata non solo di avere “agende nascoste contro l’Iran”, ma anche di essere un sessista, ormai a quanto pare un aggettivo facile da usare, per evitare di rispondere alle critiche con sostanza e soprattutto con argomenti.

Ora, siccome siamo stati tra coloro che l’hanno criticata con dei dati e non permettiamo a nessuno di darci dei sessisti per chiuderci la bocca, rispondiamo ancora con i contenuti, alle affermazioni della Tocci sulle proteste in Iran. Lo facciamo per punti, per essere chiari e concisi:

  1. Da mesi in Iran erano in corso proteste contro il regime per la sua corruzione e per il fallimento di diversi istituti finanziari legati ai Pasdaran. Di questo e su questo, la Tocci e lo IAI non hanno mai parlato, evidentemente troppo impegnati non ad analizzare, ma a raccontare la narrativa della Mogherini sulla Repubblica Islamica;
  2. Le proteste recenti, scoppiate in oltre 120 citta’ – compresa la capitale Teheran – sono state indubbiamente anche aizzate dalle frange filo-Ahmadinejad, come tra le altre cose scritto da questo sito ben prima del tweet della Tocci. Questo accadimento, pero’, dimostra non l’inconsistenza delle proteste iraniane, ma quanto il regime sia lacerato al suo interno;
  3. Esiste una “agenda internazionale contro l’Iran” ? Se permette la Tocci, vantiamo il fatto che esiste una agenda pubblica contro il regime iraniano. Nel senso che esistono fortunatamente ancora delle voci che si ribellano e non piegano la testa davanti ad un regime fondamentalista, islamista, sessista, misogino e finanziatore del terrorismo internazionale. Informare il mondo sulle malefatte di questo regime con lo scopo di farlo cadere, se permette, e’ un vanto!

Si domandi a questo punto chi e’ più sessista fra chi si e’ permesso di aver criticato – con dei contenuti – il suo tweet, e chi in Italia – IAI in testa – da anni chiude gli occhi davanti alle violazioni dei diritti umani del regime iraniano, davanti alle decine e decine di nuove leggi che in questi anni Teheran ha approvato, proprio contro le donne (compresa la fatwa di Khamenei che vieta alle donne di pedalare in pubblico…).

Il problema su cui la Tocci dovrebbe riflettere, non e’ l’attenzione mediatica che le proteste iraniane hanno trovato in questi giorni nei media italiani e internazionali. Il problema e’ l’indifferenza di anni che, gli stessi media e i think tank come quello che la Tocci dirige, hanno avuto dall’elezione di Rouhani verso i crimini della Repubblica Islamica. Crimini interni, contro il popolo iraniano, e crimini esterni, contro i civili siriani ad esempio.

Probabilmente, pero’, tutto questo alla Tocci interessa relativamente. Troppo impegnata a sostenere le tesi della Mogherini e a parlare con Zarif, per poter guardare fuori dalla finestra della sua camera d’albergo di Teheran…

 

tocci2

nathalie tocci tweet

La Direttrice dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), Nathalie Tocci, non smette mai di stupire. Qualche mese addietro, intervistata dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim News, vicina ai Pasdaran, la Tocci si disse contraria all’idea di inserire le Guardi Rivoluzionarie nella lista delle organizzazioni terroristiche. Questo, nonostante il fatto che sia cosa stranota che, proprio i Pasdaran, finanziano e addestrano decine di gruppi armati, molti dei quali inseriti nelle blacklist non solo degli Stati Uniti, ma anche dell’Unione Europea.

In queste ore, quindi, la Tocci ha pubblicato un tweet di ritorno da un viaggio in Iran – forse lo stesso per cui e’ andato Massimo D’Alema… – in cui ha testualmente scritto “Just returned from trip to Iran. Disturbing mismatch btw internat media coverage & situation on ground over past weeks on “. In poche parole, secondo la Tocci, le proteste in Iran sono state esagerate, perche’ la realta’ sul terreno e’ ben diversa.

Ora, non sappiamo che realtà sul terreno abbia visto Nathalie Tocci, ma abbiamo alcuni numeri: proteste in oltre 100 città iraniane, milizie sciite richiamate dall’estero per essere schierate nelle piazze, oltre 20 morti (ma c’e’ anche chi parla di 50 manifestanti uccisi) e – secondo le parole di un parlamentare riformista – oltre 3700 arresti. Di questi, purtroppo, già due sono deceduti nelle carceri iraniane.

Secondo la Tocci, come spiegato in un altro tweet, se queste proteste fossero avvenute altrove, non avrebbero ricevuto la stessa attenzione mediatica. E’ abbastanza evidente che, per l'”esperta” dello IAI, per meritare l’attenzione internazionale, il popolo iraniano debba soffrire ancora di piu’ e magari essere represso in maniera ancora più brutale.

Che dire? Una parola sola: Vergogna!!!

Nathalie-Tocci

 

123

E’ una rivoluzione? E’ solo una rivolta? I sauditi infiltrano le proteste? E’ opera del network clientelare e criminale di Ahmadinejad? E’ un complotto contro Rouhani?

Queste sono alcune delle domande che, in queste ore, gli esperti e  gli “esperti” di Iran e Medioriente, si fanno, in seguito all’inizio delle proteste nella Repubblica Islamica. Non abbiamo una risposta per tutto e ne riteniamo che, ad oggi, sia possibile avere una risposta definitiva.

Le ragioni della protesta: 

Ci sono pero’ alcuni dati di fatto che, per comprendere quanto sta accadendo, devono essere sottolineati. Li elenchiamo brevemente:

  • Scandali economici, soprattutto legati a gruppi finanziari legati spesso al network dei Pasdaran. Gruppi che hanno attirato i fondi dei cittadini, promettendo interessi esorbitanti e perdendo alla fine tutti questi risparmi;
  • Aumento del prezzo di alcuni beni alimentari di prima necessita’, quali uova e pane;
  • Miliardi di Rial spesi per finanziare le peggiori milizie terroriste sciite in Medioriente, in Paesi come il Libano, la Siria, l’Iraq e lo Yemen. Anche in questo caso, durante le proteste, tra i primi slogan c’e’ stato “No Gaza, No Beirut, la mia vita solo per l’Iran”. Soldi deviati alla popolazione, ovviamente;
  • Conflitto – mafioso – tra gruppi politici all’interno del Paese, soprattutto quello tra i sostenitori di Ahmadinejad e la potente famiglia Larijani, che controlla anche la Magistratura. In queste settimane, in particolare, Ahmadinejad ha accusato la figlia di Sadiq Larijani, capo della Magistratura, di essere una spia degli inglesi, mentre i Larijani hanno minacciato Ahmadinejad di aprire una indagine sugli scandali finanziari relativi alla sua Presidenza;
  • Delusione nei confronti di Rouhani, incapace di mantenere le promesse fatte sui diritti civili durante la campagna elettorale e ormai virato verso una linea più conservatrice, aumentando anche il budget dei Pasdaran nella legge di bilancio, con lo scopo di “comprare” il loro sostegno (in pieno stile clientelare del regime mafioso iraniano);
  • Delusione nei confronti di Rouhani, per quanto concerne la ripresa economica del Paese. I miglioramenti in alcuni numeri, non si sono tradotti in vantaggio verso le frange più povere del Paese, rimaste ai margini. Questo, nonostante i miliardi arrivati a Teheran da tutto il mondo, dopo la fine di molte delle sanzioni internazionali. La scusa della persistenza delle secondary sanctions americane regge, poco, dato che a Teheran non sono interessati solo gli europei, ma anche i cinesi e i russi, ben poco preoccupati dei rischi delle reazioni della Casa Bianca.

map

(Forse) Un po’ più 1999 che 2009…

Queste sono solo alcune, forse le maggiori, ragioni della nuova protesta in Iran. Detto questo, quanto sta accadendo nella Repubblica Islamica non può essere ad oggi comparato al 2009, ovvero alle proteste dell’Onda Verde. In quel caso esisteva una ragione preponderante – i brogli nella rielezione di Ahmadinejad – e una leadership della protesta – Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi – ad oggi costretti agli arresti domiciliari.

Forse, con mille cautele, quanto sta accadendo e’ un pochino più comparabile alla protesta del 1999, quella degli studenti di Teheran, repressa nel sangue con la benedizione anche dello stesso Rouhani. Allora alla Presidenza c’era Khatami, un “riformista” che deludeva per la sua incapacita’ di tradurre le belle parole in fatti. All’epoca i Pasdaran inviarono una lettera a Khatami, minacciando che – davanti ad una sua inazione – avrebbero represso nel sangue la protesta. Cosi accadde e, di li a poco, Ahmadienjad arrivo’ al potere, sostenuto anche da Khamenei (che oggi lo odia).

Le proteste di questi giorni, pero’, per il regime sono peggio del 1999 e del 2009: dal 1979 ad oggi, davanti al malcontento della popolazione, l’establishment iraniano ha reagito come un camaleonte, cambiando colore a seconda di dove andava il vento. Il fallimento di Khatami, Ahmadinejad e Rouhani, pero’, dimostra che il problema e’ il sistema. Un sistema che, al fianco di organi istituzionali ufficiali, ha quelli paralleli (Bonyad, Pasdaran, Khamenei), che sono i veri perni del regime e sono capaci di modificare come preferiscono le decisioni governative.

Una diversa strategia del regime…ma con lo stesso scopo…

Attualmente, la strategia del regime iraniano davanti alle proteste e’ diversa dal 2009. Durante il periodo dell’Onda Verde, dopo il riconteggio dei voti, il regime inizio’ immediatamente a parlare di “sedizione” e avviare le repressioni. In questo caso, il regime punta a darsi un volto democratico, sostenendo il diritto della popolazione di manifestare e affiancando a questo il mantra della cospirazione.

C’e’ pero’ un “ma”: il grande “ma” e’ la ripetizione a manetta – in tutti gli articoli sulle proteste – dell’articolo 27 della Costutizione iraniana, quello che garantisce il diritto di protesta alla popolazione, ma con il limite di “non violare i principi cardine dell’Islam”. Con questa ultima postilla, il regime si lascia mano libera per reprimere le proteste quando vuole – i morti sono gia’ decine – accusando i manifestanti di essere contro la Velayat-e Faqih.

Quale (prima) conclusione

Rivolta o rivoluzione, la conclusione resta la stessa: l’Iran e’ ostaggio di un regime instabile che, costantemente, si ritrova a dove gestire drammatiche proteste di massa. Come suddetto, questa volta, a fallire e Rouhani ed e’ difficile vedere come il “camaleonte khomeinista” si colorerà nuovamente, per superare la crisi. Probabilmente, ad oggi, le proteste non minacciano la sopravvivenza del regime, ma siamo solo all’inizio.

Il messaggio che mandano, pero’, e’ ben peggiore, soprattutto per chi intende investire sull’Iran, sia economicamente che politicamente: e’ in atto una guerra senza quartiere che mischia discontento popolare a faide interne tra diverse fazioni. Qualcosa che sta tra la voglia dei giovani di un futuro libero e una vera e propria guerra di mafia. Per queste ragioni, se l’Occidente e’ furbo, da un Paese simile scappa…

foto 1

La foto che vedete in alto e’ stata pubblicata dal sito della FIGC e mostra la nazionale italiana di calcio femminile, durante un incontro amichevole in Iran. L’incontro e’ terminato con la vittoria della nazionale iraniana per 3 a 1.

Peccato che questa foto rappresenti solamente una parziale verità o, peggio, celi una vera e propria censura. Il sito della FGCI, infatti, non racconta alcune importanti notizie e soprattutto non mostra la foto delle atlete italiane in compagnia con quelle iraniane. Perché? E’ presto detto: perché se lo avesse fatto, avrebbe dovuto mostrare anche la natura oppressiva del regime iraniano.

Secondo quanto denuncia la pagina Facebook My Stealthy Freedom, infatti, durante la partita Iran-Italia non sono stati ammessi i giornalisti allo stadio. Questo perché le ragazze italiane hanno giocato senza il velo, quindi – secondo la mentalità malata del regime – avrebbero potuto provocare una erezione ai maschi in sala.

Peggio, alla fine della partita, le atlete iraniane e italiane si sono riunite per scattare la solita foto di rito tutte insieme. Qui, arriva la vera e propria censura: il sito della FIGC non mostra la fotografia, che ritrae sia le calciatrici iraniane che quelle italiane con il velo. Il volto poco sorridente delle ragazze italiane, vale più di mille parole.

Ci chiediamo se sia possibile, da parte dei rappresentanti dello sport italiano, in primis da parte del Ministro Lotti, accettare passivamente queste imposizioni, figlie della peggiore lettura della Sharia, la legge islamica. Ci chiediamo se sia possibile farlo proprio mentre le donne iraniane lottano contro il velo obbligatorio e mentre il mondo – Italia in testa – celebra la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne!

foto 2

ahmadreza djalali

Sono settantacinque i Premi Nobel che hanno deciso di firmare un appello pubblico all’Ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite, Gholamali Khoshroo, chiedendo il rilascio immediato del ricercatore medico Ahmadreza Djalali.

Come noto, Ahmadreza Djalali e’ stato arrestato nel 2016 mentre si trovava in Iran per motivi di lavoro, accusato di contatti con un “paese nemico”, ed infine recentemente ufficialmente condannato a morte come “spia del Mossad”. Ahmadreza ha sempre negato le accuse nei suoi confronti, rimarcando come sia stato costretto a firmare due confessioni forzate. Recentemente, si e’ venuto a sapere che qualche anno addietro, il regime iraniano propose ad Ahmadreza di essere reclutato, ma il ricercatore accademico rifiuto’, pagando per questo un prezzo altissimo.

La campagna per la liberazione di Ahmadreza Djalali coinvolge direttamente anche l’Italia. Ahmadreza, in possesso anche della cittadinanza svedese, ha infatti per anni lavorato come ricercatore presso l’università del Piemonte Orientale (tra le prime ad impegnarsi per la sua liberazione).

I settantacinque Premi Nobel che hanno firmato l’appello all’Ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite, sono stati rappresentati da Sir Richard Roberts, biochimico e biologo inglese, Premio Nobel per la medicina nel 1993. I 75 Nobel firmatari, hanno anche annunciato il loro sostegno alla petizione internazionale per la liberazione di Ahmadreza Djalali, lanciata su Change. org.