Archivio per la categoria ‘Iran’

Protesters carry posters of Shi'ite cleric al-Sadr and Ayatollah al-Sistani during a demonstration against U.S. forces in Kut

Secondo fonti irachene vicine ad al-Sadr, sia Moqtada al-Sadr che il Grand Ayatollah al-Sistani, hanno rifiutato di incontrare l’inviato di Khamenei, Mahmoud Hashemi Shahroudi.

Shahroudi, potente capo del Consiglio per il Discernimento – e tra i possibili successori dello stesso Khamenei – era arrivato in Iraq per cercare di riunire il fronte sciita iracheno e di chiedere ai due maggiori leader di questa Comunità religiosa – Sistani e al-Sadr – di sostenere l’ex Premier iracheno Nuri al Maliki.

Non solo Shahroudi e’ tornato a casa a mani vuote, ma non e’ stato neanche ricevuto dai suoi interlocutori. Volontariamente, la notizia e’ stata fatta circolare proprio dagli ambienti di Moqtada al-Sadr, ormai in rotta totale con Teheran. Al-Sadr, negli ultimi mesi, ha preso una serie di posizioni critiche verso la Repubblica Islamica e i suoi proxy in Iraq.

In particolare, al-Sadr ha chiesto lo scioglimento della Forza di Mobilitazione Popolare e l’inclusione della stessa nell’esercito iracheno, e ha iniziato un tour regionale nei Paesi arabi sunniti – sia in Arabia Saudita che negli Emirati Arabi Uniti – allo scopo di evitare nuovamente la spaccatura dell’Iraq su basi settarie.

Va aggiunto che, alle frizioni descritte in alto, va aggiunto il recente accordo firmato dall’esercito libanese e da Hezbollah, con Isis in Siria. Un accordo considerato un tradimento da parte degli iracheni e che vedrà numerosi terroristi del Califfato trovare campo libero per schierarsi nuovamente ai confini tra Siria e Iraq.

Lungi dal comprendere il messaggio che parte della Comunità irachena sciita sta inviando a Teheran – ovvero “non immischiatevi più'” –  l’inviato del regime iraniano ha fatto sapere che non intende retrocedere di un passo, ovvero che non muterà il suo sostegno alle milizie sciite irachene sotto il suo controllo.

Il destino dell’Iraq, quindi, sembra essere quello di un nuovo scontro settario, non solo tra le diverse Comunità etniche e religiose (sciiti-sunniti, Kurdistan, triangolo sunnita), ma anche all’interno della stessa componente sciita, spaccata tra la fedelta’ a Teheran e quella a Baghdad…

Protesta a Baghdad dei Sadristi contro l’influenza iraniana in Iraq

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Nucleare Iran. Emma Bonino in conferenza

Nelle ultime settimane, Emma Bonino e’ praticamente stata costantemente presente sui maggiori media del Paese. Non solo sulla carta stampata, ma anche in TV, la Bonino ha dispensato le sue perle di saggezza, attaccando a tutto spiano lo stesso Governo – in particolare il Ministro dell’Interno Minniti – per quanto concerne la nuova strategia con la Libia e l’immigrazione.

Non entriamo nel merito delle singole questioni: grazie al Cielo Emma Bonino, con grande dignità, e’ riuscita a vincere la sua battaglia contro il tumore, ed e’ sicuramente libera di esprimere le sue opinioni. Il problema e’ uno solo: l’ipocrisia che si cela dietro tutto questo protagonismo.

Da Ministro degli Esteri italiano, infatti, la Bonino non si e’ fatta alcuno scrupolo a mettere totalmente da parte i diritti umani, per portare avanti la sua strategia con l’Iran. In questa veste, infatti, Emma Bonino ha solo di striscio parlato dei diritti umani in quel Paese, esprimendo una sola volta soddisfazione per la liberazione di alcuni prigionieri politici. Tra loro anche Nasrin Sotoudeh, oggi praticamente impossibilitata a lasciare la Repubblica Islamica. Per il resto, un assordante silenzio.

Peggio: da Ministro degli Esteri italiano, la Bonino si e’ recata in Iran in visita ufficiale, dichiarando davanti ai media che “l’Italia vuole vincere la gara di amicizia e collaborazione con Teheran“. Questo quando, appena poco prima, il regime l’aveva obbligata ad indossare il velo, nonostante la sua contrarietà.

Proprio mentre la Bonino si apprestava ad arrivare a Teheran, era il dicembre del 2013, Khamenei pubblicava un nuovo tweet negazionista dell’Olocausto. Nonostante tutto, giunta nella capitale iraniana, Emma non ebbe nulla da dire in merito, cosi come non ebbe nulla da dire – neanche di striscio – in merito ai continui abusi dei diritti umani nella Repubblica Islamica e sull’uso della pena di morte.

Ci permettiamo di non parlare nemmeno dei dialoghi sui diritti umani tra Italia e Iran a Siracusa, datosi che a parlare di diritti umani in Iran, in quelle occasioni, sono stati i rappresentanti stessi del regime iraniano, primo fra tutti Mohammad Javad Larijani, a capo di un Consiglio per i Diritti Umani della Repubblica Islamica, che praticamente certifica e approva tutti gli abusi del regime stesso. Quei “dialoghi di Siracusa” hanno solo peggiorato lo stato dei diritti umani in Iran, perché hanno permesso al regime di silenziare le critiche, senza cambiare nulla nei fatti.

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L’attivismo in favore del regime iraniano da parte di Emma Bonino, purtroppo, non si e’ fermato nemmeno dopo la fine del suo ruolo istituzionale. Solamente nel Novembre del 2014, Emma Bonino ha promosso e firmato un appello pubblico in favore dell’accordo nucleare con l’Iran, nonostante fosse palese – come poi dimostrato – che il regime iraniano non avesse alcuna intenzione di rispettarlo veramente (e le violazioni oggi sono assolutamente provate, in primis quelle legate ai test missilitici).

Senza contare tutte le prese di posizione di Emma Bonino sulla Siria, ove pretese di includere il regime iraniano nei negoziati, di fatto trasformando quello che era un ruolo di oppressore nel conflitto da parte di Teheran, in un ruolo di attore riconosciuto, senza concedere nulla in cambio, ne sul piano politico, ne su quello militare.

Concludendo, lo ripetiamo, rispettiamo il diritto di Emma Bonino di esprimere liberamente le sue opinioni e siamo contenti di vederla attiva, segno della sua guarigione. Premesso questo, non accettiamo i doppi standard e le ipocrisie. Non e’ possibile ergersi a paladina solamente sui temi caldi della politica nazionale, allo scopo – neanche troppo velato – di ritagliarsi una posizione nello scenario politico italiano del prossimo futuro (aspirazione legittima). Bisognerebbe avere il coraggio di condannare anche chi, come il regime iraniano, porta avanti abusi quotidiani, senza avere ormai più l’attenzione dei media Occidentali, totalmente appiattiti sul tema di Isis.

Bisognerebbe avere il coraggio di non dimenticare, come fece Marco Pannella, come fanno oggi i coraggiosi militanti di Nessuno Tocchi Caino!

yusef-emadi

Yusef Emadi, musicista iraniano rinchiuso nel carcere di Evin, e’ stato recentemente accusato di un nuovo reato, per aver comunicato con i media relativamente al suo caso giudiziario.

Per queste ragioni, il regime ritiene che sia colpevole di “propaganda contro lo Stato” e il nuovo processo e’ stato affidato al giudice Moghiseh, responsabile della Sezione 28 della Corte Rivoluzionaria, noto per le sue posizioni estremiste (hrana).

Le nuove accuse contro Emadi, molto probabilmente, determineranno una nuova condanna già scritta e nuovi anni di carcere. Anni da sommare ai sei (poi ridotti a tre) già decisi dal regime nel 2016, quando Yusef Emadi fu condannato per “propaganda contro lo Stato”, insulto al sacro” e “distribuzione di musica illegale”, in un processo che duro’ solamente tre minuti.

Con Yusef furono condannati al carcere anche i fratelli Mehdi e Hossein Rajabian. Tutti e tre erano responsabili di una etichetta musicale underground, la Barg Music, che ha permesso a tanti musicisti e artisti iraniani di potersi esprimere liberamente.

 

 

isis-and-iran

Il Premier iracheno al-Habadi lo ha definito un accordo disgustoso, che offende tutto il popolo iracheno. E’ stato questo il commento fatto dal Primo Ministro di Baghdad, dopo l’annuncio dell’accordo di tregua tra l’esercito libanese e Hezbollah, con i jihadisti sunniti di Isis.

Ufficialmente, l’accordo e’ stato concordato per arrivare allo scambio dei corpi di otto soldati libanesi uccisi dai terroristi di Isis, con la liberazione di circa 400 jihadisti sunniti dalle carceri libanesi, 17 bus con aria condizionata, 11 ambulanze e un libero passaggio per i membri del Califfato su alcuni territori siriani, controllati da Assad (NY Times).

Nei fatti, pero’, si tratta di un accordo che riconosce il Califfato dichiarato da al-Baghadi nel 2014 e tutta la strategia sinora intrapresa, per contrastare ed eliminare Isis. La rabbia di al-Habadi, quindi, e’ più che comprensibile, soprattutto considerando quello che l’Iraq ha passato (e sta passando) per mano di Isis.

Pochi hanno fatto caso al fatto che, nell’accordo tra Libano-Hezbollah e Isis, c’era anche il ritorno del corpo del jihadista sciita iraniano, membro dei Pasdaran, Mohsen Hajj, catturato e poi ucciso dai jihadisti sunniti del Califfato in Siria.

Al ritorno della sua salma, i media iraniani vicini ai Pasdaran, particolarmente l’agenzia di stampa Tasnim News, hanno dedicato una grandissima attenzione. Segno evidente che Mohsen Hajj rivestiva un ruolo di estrema importanza per Teheran in Siria, probabilmente di collegamento con il gruppo terrorista Hezbollah (Stripes.com).

Cosi, in cambio di questa salma, la Repubblica Islamica dell’Iran ha praticamente costretto il Libano a riconoscere pubblicamente Isis per la prima volta, generando la rabbia degli stessi alleati di Teheran, praticamente usati come carne da macello per gli obiettivi espansionistici del regime iraniano.

child soldiers

Con i soldi e le armi del regime iraniano, la Forza di Mobilitazione Popolare irachena – anche nota come Hashd al-Shaabi – recluta e addestra dei bambini soldati nella Provincia del Kurdistan.

Quando affermato e’ stato denunciato dalle agenzie di stampa curde irachene. In particolare, e’ stato rivelato e provato con un video (che mostriamo in basso) che esiste una base appositamente creata presso Kirkuk e che lo scopo preciso di questo addestramento, e’ quello di mandare questi minorenni in guerra contro Isis. Cosi facendo, come noto, si violano le normative a tutela dei minori previste dalle normative internazionali promosse dalle Nazioni Unite.

Dopo la denuncia, il Consiglio Provinciale di Kirkuk ha annunciato che farà immediatamente partire una precisa investigazione. La parte peggiore, purtroppo, e’ che la Forza di Mobilitazione Popolare, pur essendo praticamente un proxy del regime iraniano, e’ stata riconosciuta dal Governo centrale di Baghdad (nonostante, ribadiamo, prenda ordini da Teheran).

Chiediamo che, dopo questa rivelazione, le autorità europee e italiane, condannino con fermezza  le pratiche del regime iraniano e delle milizie terroriste create e controllate dai Pasdaran.

basel institute

Una nuova, clamorosa, conferma della follia di investire danaro in Iran, arriva dall’Istituto di Governance di Basilea, una organizzazione no-profit, collegata con la locale università svizzera.

Secondo l’indice economico redatto annualmente dall’Istituto, la Repubblica Islamica dell’Iran e’ al primo posto, per rischio di riciclaggio. Con 8,6 punti, addirittura prima dell’Afghanistan e della Guinea-Bissau, proprio l’Iran e’ lo Stato ove si rischia maggiormente che i soldi investiti, finiscano nel riciclaggio.

Questo per diverse ragioni, legate particolarmente a: vulnerabilità strutturale del sistema politico, altissimo livello di corruzione interna, debolezza del sistema giudiziario e disfunzioni del sistema politico. Quest’ultimo punto, specifichiamo noi, indica la tendenza del regime iraniano a usare i fondi a disposizione non per migliorare il sistema economico, ma per i fini politici/ideologici del regime stesso quali il finanziamento del terrorismo internazionale e gli interessi particolari delle varie fazioni interne (in primis gli interessi legati ai Pasdaran e alla Guida Suprema).

Chiaramente, per chi veramente conosce l’Iran, questa classifica non stupisce. Da anni, infatti, e’ noto che investire nella Repubblica Islamica e’ un progetto folle, almeno sino a quando esisterà questo regime clericale e fondamentalista. Purtroppo, pero’, esiste una Comunità politica Occidentale – particolarmente quella rappresentata da personalità politiche quali Federica Mogherini, Emma Bonino o Adolfo Urso – che racconta una narrativa diversa, fallace e non veritiera.

Invitiamo nuovamente gli imprenditori europei e quelli italiani in particolar modo, a salvaguardare i loro fondi ed evitare di investirli in un Paese dittatoriale e inaffidabile, qual’e’ l’Iran!

basilea index riciclaggio

alberto nisman iran

Era il 18 gennaio del 2015, quando a Buenos Aires veniva ritrovato il corpo senza vita del procuratore argentino Alberto Nisman. Come noto, Nisman aveva lavorato anni investigando sull’attentato del 1994 contro il centro ebraico AMIA, ove persero la vita oltre 80 civili innocenti.

L’attentato all’AMIA fu opera di Hezbollah, ma i mandanti – come dimostrato dalle indagini internazionali – sedevano nell’Ambasciata iraniana in Argentina e a Teheran. Per quell’attentato, infatti, l’Interpol emise mandati di cattura internazionali addirittura contro l’allora presidente iraniano Rafsanjani.

Negli anni in cui indago’, Nisman fu in grado di dimostrare – attraverso intercettazioni telefoniche – che l’ex Presidentessa argentina Cristina Fernandez de Krichner, aveva agito per coprire le responsabilità iraniane nell’attentato del 1994, allo scopo di firmare accordi petroliferi con il regime islamista. Alberto Nisman, tra le altre cose, mori’ il giorno prima di presentare le prove raccolte davanti ad una commissione speciale del Parlamento argentino.

yosoynisman

Secondo quanto dichiarato alla stampa dal procuratore criminale Ricardo Saenz, una nuova autopsia sul corpo di Alberto Nisman ha dimostrato la presenza di clonazepam – un forte tranquillizzante – e di ketamina, un forte anestetico, usato spesso in veterinaria. Secondo Saenz, quindi, quanto trovato nella nuova autopsia prova indiscutibilmente che Alberto Nisman non e’ morto per cause naturali, ma e’ stato ucciso!

Ricordiamo che, già nel 2015, il Daily Beast aveva messo in luce come, proprio il regime iraniano, fosse tra i probabili mandanti dell’omicidio di Alberto Nisman, probabilmente con settori deviati dell’intelligence argentina, interessati a chiudere la bocca al coraggioso Procuratore.