Archivio per la categoria ‘Iran’

shop_zumba-exhilarate_2

“Non e’ islamica”. Con queste parole Ali Majad Ara, il Capo della Federazione per Tutti gli Sport – organizzazione nata in Iran per promuovere uno stile di vita sano – ha annunciato la decisione di bandiere la zumba, il popolare fitness musicale a ritmo di musica afro-caraibica.

Nella Repubblica Islamica, nonostante tutte le proibizioni del regime, negli ultimi anni sono nate sempre più paleste e centri fitness. La Zumba, quindi, ha iniziato a prendere piede anche in Iran, trovando numerosi appassionati.

Nonostante il divieto appena imposto, pare che gli iraniani non abbiano alcuna intenzione di accettare di abbandonare il popolare sport. Come ha dichiarato Sunny Nifisi, istruttore di Zumba iraniano, la Zumba e’ “divertente e positiva e – malgrado questi ultimi giorni siano stati molto tristi – sicuramente non ci fermeremo” (NYT).

Al fine di bloccare il divieto, alcuni si stanno anche appellando a clerici considerati moderati come Hossein Ghayyoumi, vicino al Presidente Hassan Rouhani. Ghayyoumi, 66 anni e sofferente di artrite, ha ammesso che la Zumba e’ molto salutare. Come clerico, pero’, ha ribadito il fatto che si tratta di uno sport “haram”, ovvero peccaminoso e illegale. 

Ricordiamo che, appena qualche mese fa, il regime iraniano aveva vietato alle donne di andare in bicicletta in pubblico, al fine di non provocare la libido maschile. Un divieto, anche in questo caso, costantemente sfidato dalle donne iraniane, ormai stanche delle decisioni fondamentaliste di clerici anziani e misogini.

zumba_persian-500x500

piclab

Reza Shahabi e Davoud Razavi, due sindacalisti iraniani dell’Unione degli Autisti di Autobus di Teheran (TBDU), sono stati bloccati dalle autorità del regime mentre si apprestavano a partire per recarsi ad una conferenza dell’agenzia ILO delle Nazioni Unite, organizzata a Ginevra (CHRI).

Il fermo e’ avvenuto nonostante Reza Shahabi abbia scontato già la pena al carcere a cui era stato condannato. Per Davoud Razavi, già condannato a cinque anni di detenzione in primo grado, il divieto di lasciare il Paese e’ stato emesso dalla magistratura già nel processo preliminare contro di lui. Entrambi, neanche a dirlo, sono stati arrestati con l’accusa di aver organizzato delle proteste sindacali (pacifiche). Questo perché nella Repubblica Islamica, la legge vieta l’esistenza stessa dei sindacati. 

Il solo rappresentante della TBDU a cui e’ stato concesso di raggiungere Ginevra e’ stato Hassan Saeedi, membro del direttivo dell’Unione Sindacale.

Chiediamo che le tre grandi sigle sindacali italiane – CGIL, CISL e UIL – protestino contro questo abuso e chiedano l’immediata sospensione del regime iraniano dall’ILO!

Possiamo tranquillamente dire che, il 13 giugno del 2017, e’ stato un giorno davvero nero per i Baha’i iraniani. In poche ore, infatti, ben 11 iranaini di fede Baha’i sono stati arrestati.

I primi arresti sono avvenuti presso Shahin-Shahr, nella Provincia di Isfahan: qui, due donne Baha’i sono state fermate. I loro nomi sono Noushin Salekian e Farideh Abdi. Dopo due ore di interrogatorio, le ragazze sono state arrestate e trasferite nel carcere femminile di Dolatabad. Per loro l’accusa e’ di “propaganda contro il regime” e “minaccia alla sicurezza nazionale” (Iran Press Watch).

pic1

Noushin Salekian e Farideh Abdilia

Poche ore dopo gli arresti di Shahin-Shahr, almeno 9 cittadini iraniani di fede Baha’i sono stati arrestati nella Provincia del Golestan. In questo caso, i Baha’i fermati, sono stati arrestati per iniziare a scontare in carcere la condanna ricevuta nel 2015. In quell’anno, infatti, numerosi Baha’i vennero arrestati nel Golestan e condannati a diverse pene detentive. Pene a cui, ovviamente, gli imputati si sono opposti, presentato appelli. I nomi dei Baha’i arrestati nel Golestan sono: Maryam Dehghani Yazdeli, Mojdeh Zohouri (Fahandezh), Farah Tebyanian (Sana’i), Parisa Shahidi (Kashani), Mitra Nouri, Houshmand Dehghan Yazdel, Shayda Ghodousi, Pouneh Sana’i (Teimouri) e Nazi Tahghighi (Iran Press Watch).

pic2

Alcuni dei Baha’i fermati nel Golestan

Purtroppo non e’ finita qua: il 20 maggio scorso, lo studente Baha’i Farzad Safaei e’ stato espulso dall’università Islamica di Azad nella città d Ahvaz, provincia del Khuzestan. Farzad aveva celato la sua fede Baha’i, per poter accedere all’università: una scelta forzata, considerando che ai Baha’i e’ negato il diritto all’istruzione pubblica da parte del regime. Purtroppo, dopo ben quattro anni di studi, le forze di sicurezza hanno scoperto la religione di Farzad e lo hanno immediatamente espulso (CHRI).

pic3

unesco2030

Lo scorso mese di maggio, poco dopo essere stato rieletto, il Presidente iraniano Hassan Rouhani aveva dato mandato al Ministero dell’Educazione e della Guida Islamica, di lavorare per integrare l’Agenda 2030 sull’Educazione approvata dall’Unesco, con il sistema in vigore nella Repubblica Islamica.

Considerando le polemiche da tempo in corso in Iran sul tema, Rouhani aveva sostenuto che Ali Khamenei, la Guida Suprema, fosse stata male informata in merito al contenuto dell’Agenda 2030 Unesco, da alcuni membri della fazione conservatrice, contrari al testo stesso (Payvand).

Il tema dell’Agenda Unesco 2030 – firmata dal regime iraniano nel 2016 – era diventato anche un tema di scontro durante la campagna elettorale e, già nel maggio 2017, Khamenei ne aveva vietato l’implementazione (Fars News).

Purtroppo per Rouhani, a smentirlo ci ha pensato direttamente Khamenei che, ancora una volta, ha dimostrato come in Iran il vero potere non sia nelle mani del Presidente. Parlando davanti all’Unione degli Studenti islamici lo scorso 8 giugno, Khamenei ha negato che qualcuno avesse mal riportato il contenuto del documento Unesco e ha ribadito che, “la grande Repubblica Islamica”, non si farà dettare la politica nazionale sull’educazione dall’estero. Infine, chiudendo la questione, Khamenei ha aggiunto: “Perché poche persone all’Unesco o alle Nazioni Unite devono scrivere la nostra politica sull’educazione? Questo colpisce la nostra indipendenza” (Tasnim News).

La domanda e’ ora una sola: perché Khamenei & Co., si oppongono con estrema tenacia all’Agenda Unesco 2030 sull’Educazione? Perché tanto clamore in Iran, anche se questa agenda Unesco che, tra le altre cose, non e’ considerata vincolante? Le ragioni sono almeno due.

La prima riguarda la lotta interna fra fazioni in Iran: Rouhani punta a sfruttare l’Agenda Unesco, come tema per colpire la fazione conservatrice. Lo stesso identico ragionamento, quindi, va fatto per la fazione contraria al Presidente, che preme sulla questione dell’educazione, al fine di bloccare ogni tentativo di cambiare le regole del gioco in Iran.

Purtroppo, pero’, c’e’ qualcosa di peggio: l’Agenda Unesco 2030 sull’Educazione, infatti, ha tra i suoi obiettivi il diritto all’accesso all’educazione senza discriminazioni e la parità di genere. Due temi che, nella Repubblica Islamica, sono praticamente un tabù. Il sistema iraniano, ad esempio, discrimina l’accesso all’istruzione ad alcune minoranze, primi fra tutti i Baha’i, considerati dal regime una setta peccaminosa. Praticamente su base settimanale, dei Baha’i vengono esclusi dal sistema educativo nazionale. Secondariamente, come noto, nel sistema iraniano le donne valgono legalmente la meta’ dell’uomo e a loro e’ negato l’accesso agli stadi pubblici e persino il diritto di pedalare in pubblico. Divieti a cui le donne iraniane si ribellano costantemente, ma che formalmente restano costantemente in vigore.

L’Agenda Unesco 2030 sull’Educazione, in poche parole, tocca le basi discriminatorie su cui il sistema della Repubblica Islamica e’ fondato. Non a caso, il sociologo dell’Unesco Said Peyvandi, ha espressamente sottolineato che “il documento Unesco e’ diametralmente opposto al pensiero dell’Ayatollah Khamenei” (CHRI).

Ecco perché, se davvero si vuole parlare di “nuovo Iran” e avere con questo Paese delle relazioni fondate sullo Stato di Diritto, e’ assolutamente centrale che documenti Unesco come l’Agenda 2030 sull’Educazione, siano considerati una condizione fondamentale dei rapporti tra Occidente e Iran. Di converso, prendere una posizione diversa, significherà permettere a Teheran di perpetuare il suo sistema fondamentalista e razzista.

Servizio del canale del regime iraniano in inglese, Press TV

 

 

 

17799932_1849136338693988_5554985335705131306_n

Egregio Ministro Minniti, Egregio Ministro Orlando, Eregio Ministro Alfano,

Scriviamo a Voi per sottoporvi il caso di Aideen Strandsson, attrice iraniana che, dopo essersi convertita dall’Islam al Cristianesimo, ha deciso di abbandonare la Repubblica Islamica per cercare un rifugio sicuro in Europa. Precisamente in Svezia.

Come Voi saprete benissimo, in Iran la conversione ad una fede diversa dall’Islam, e’ considerata un reato gravissimo, definito come apostasia e per questo e’ prevista anche la pena capitale.

Purtroppo, per ben due volte, le autorità di Stoccolma hanno respinto la richiesta di Aideen di ricevere asilo politico, non riconoscendo all’attrice iraniana il rischio di essere arrestata e impiccata. Per questo, Aideen ha deciso di raccontare ai media la sua storia, sperando di riuscire a salvarsi da un rimpatrio estremamente pericoloso (Christian Post).

15267822_1783487285258894_3375901418316223046_n

In una intervista rilasciata alla CBN, Aideen ha raccontato di essersi convertita al cristianesimo in Iran e di aver lasciato il Paese, proprio per i rischi che correva. Ha denunciato di aver raccontato la sua storia ai responsabili del Dipartimento Immigrazione in Svezia che, come suddetto, le hanno negato la residenza permanente nel Paese.

Aggiungiamo che, secondo Open Doors, il regime iraniano si trova all’ottavo posto, tra i Paesi che nel mondo perseguono i cristiani, con un livello di persecuzione definito come “extreme”. Solamente nel 2016, 193 cristiani sono finiti delle prigioni iraniane.

Per le ragioni esposte sopra, Egregi Ministri, Vi chiediamo di verificare le notizie diffuse dalla stampa internazionale e – se confermate – di concedere l’asilo politico ad Aideen Strandsson, la cui vita non può essere messa a rischio nel 2017, per delle scelte relative alla libertà di fede.

Libertà che fa parte dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Repubblica Italiana.

Cordialmente,

Collettivo No Pasdaran

L’intervista di Aideen Strandsson alla CBN

 

Alcune copertine dei film fatti da Aideen in Iran

Questo slideshow richiede JavaScript.

mehdi R

Il 23 maggio scorso, il regime iraniano ha permesso ai due fratelli Mehdi Rajabian e Hossein Rajabian, di lasciare il carcere di Evin per alcuni giorni, per ragioni mediche.

Come vi abbiamo raccontato in articoli pubblicati nei mesi passati, Mehdi e Hossein sono due produttori e musicisti, arrestati dal regime nell’Ottobre del 2013 per aver creato una etichetta musicale – la Barg Music – rea di aver diffuso musica considerata peccaminosa dalla Repubblica Islamica e di aver permesso a delle donne di cantare. Nel maggio del 2015, in un processo durato 15 minuti, i due sono stati condannati dal giudice Mohammad Moghiseh a pene tra i 3 e i 6 anni di carcere (poi ridotta a 3 anni in appello). La loro detenzione presso il carcere di Evin e’ iniziata nel giugno del 2016 (la foto sotto ritrae i fratelli Rajabian mentre si dirigono ad Evin).

mehdi-rajabian-and-hossein-rajabian

Nonostante i due fratelli Rajabian fossero stati condannati per motivi politici, si sono ritrovati nella stessa cella dei criminali comuni e Mehdi e’ stato anche duramente picchiato da alcuni compagni di cella.

Nel febbraio 2017, quindi, una speciale Commissione della Magistratura iraniana, ha scritto nero su bianco che Mehdi Rajabian non poteva essere tenuto in cella, perché malato di sclerosi multipla. Nonostante la decisione della Commissione, le autorità carcerarie hanno negato la libertà a Mehdi. Ricordiamo che, dal suo ingresso in carcere, Mehdi Rajabian e’ già stato ricoverato due volte, proprio per il grave deterioramento del suo stato di salute.

In queste ore, gli attivisti per i diritti umani hanno riportato la notizia che i due fratelli Rajabian, hanno rifiutato il ritorno ad Evin, dopo la fine del rilascio temporaneo concesso dal regime. Il rifiuto del ritorno in carcere, sarebbe proprio dovuto alla necessita’ di Mehdi di essere ricoverato nuovamente, per l’aggravarsi della malattia che lo colpisce.

 

 

sarias sadeghi

Sarias Sadeghi, uno degli attentatori di Teheran

I media iraniani accusano dei due attentati di Teheran, compiuti la scorsa settimana contro il Parlamento e il Mausoleo dell’Imam Khomeini, i curdi iraniani affiliati ad Isis. Negli attentati, purtroppo, hanno perso la vita almeno 17 persone.

Se le accuse del regime sono vere, si tratta dell’ennesima dimostrazione di come questi attacchi, siano il frutto del cortocircuito dei rapporti tra la Repubblica Islamica e il terrorismo sunnita di matrice salafita.

Come detto in un articolo scritto qualche giorno addietro, il regime iraniano ha sempre sostenuto il terrorismo sunnita, non solo nei Territori Palestinesi, ma soprattutto in Iraq e Afghanistan, contro le forze militari Occidentali. In questo, e’ nato il sostegno di Teheran a gruppi jihadisti come “Ansar al-Islam” e “Tawheed e Jihad”.

Volontariamente, il regime iraniano ha – attraverso i Pasdaran – favorito la radicalizzazione religiosa nelle zone curde, permettendo a diversi curdi di agire liberamente e di arruolarsi per la jihad salafita in Iraq, Afghanistan e Siria. Assad stesso, su ordine di Teheran, ha liberato centinaia di terroristi sunniti dalle prigioni siriane, dando loro un pass per arruolarsi contro gli americani in Iraq.

L’uso dei curdi iraniani, quindi, aveva per Teheran non solo lo scopo di contrastare gli americani in Iraq, ma anche quello di indebolire il potere delle forze curde iraniane favorevoli all’indipendenza dalla Repubblica Islamica (in particolare il Partito del Kurdistan Democratico-KDP).

Uno degli attentatori di Teheran, si chiamava Sarias Sadeghi. Si scopre che, dal 2014, Sadeghi era conosciuto come un estremista e sostenitore di Isis. Talmente noto che la stessa agenzia di stampa curda KurdistanKurd.com, aveva denunciato la sua presenza nella regione e la sua attività di proselitismo filo-Isis nelle Moschee. Impensabile credere che il regime iraniano e i Pasdaran, fossero all’oscuro di quanto avveniva.

KK

L’agenzia di Kurdistan Kurd del 2014, che denuncia l’attività pro-Isis di Sarias Sadeghi

Non solo: alcuni siti hanno riportato che Sarias Sadeghi era stato addirittura arrestato dagli agenti del Ministero dell’Intelligence iraniano e detenuto per alcuni mesi. Dopo l’arresto, era stato quindi rilasciato previo il pagamento di una condizionale di 200 milioni di rial. Chiaramente la sua liberazione e’ legata al reclutamento di Sadeghi da parte del regime iraniano. 

La collusione tra regime iraniano e estremismo sunnita Salafita, e’ talmente radicata che proprio recentemente, le forze di sicurezza afghane hanno arrestato degli iraniani reclutati da Isis in Afghanistan. A questo si aggiunga che, negli ultimi mesi, il Governo di Kabul ha accusato Teheran di aver sviluppato rapporti privilegiati con i Talebani, in ottica anti Governativa (Middle East Institute).

Aggiungiamo anche che, lo stesso regime iraniano, non e’ nuovo a “inside jobs” per giustificare l’uso del terrorismo internazionale o la repressione degli oppositori. Gli attacchi contro il Mausoleo dell’Imam Reza presso Mashhad, avvenuti nel 1994, furono imputati inizialmente all’opposizione iraniana riconducibile al MKO. Successivamente, in uno scontro interno al regime, venne arrestato Saeed Imami, ex agente dell’intelligence iraniana, accusato anche di aver ucciso per conto del regime numerosi oppositori e intellettuali iraniani all’estero. Saeed mori’ in carcere prima che potesse fare i nomi dei suoi comandanti all’interno del regime.