Archivio per la categoria ‘Iran Velo’

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Il regime iraniano ha arrestato due donne che nell’Ovest del Paese, precisamente a Kangavar, sono andate in giro per la citta’ senza velo. La loro azione, una protesta contro il velo obbligatorio, e’ stata ripresa in video dal marito di una delle due donne ed e’ stata poi diffusa in Rete da Masih Alinejad, la giornalista esule iraniana che, ormai da anni, sta combattendo una battaglia per i diritti delle donne per mezzo della pagina Facebook “La mia liberta’ rubata”.

Ormai da oltre due anni, aumentano sempre di piu’ le proteste delle donne contro le leggi repressive misogine, in vigore nella Repubblica Islamica. Ogni mercoledi, quindi, le donne iraniane girano con un velo bianco – i cosiddetti “White Wednesday” – per protestare contro il velo obbligatorio.

Purtroppo diverse attiviste sono state arrestate in questi mesi e alcune di queste condannate a lunghe pene detentive. Il caso piu’ eclatante e’ quello dell’avvocatessa Nasrin Sotoudeh, condannata a 38 anni di carcere e 148 frustate, per aver difeso diverse di queste ragazze arrestate per aver protestato contro il velo, contro le leggi della Sharia o semplicemente contro il regime.

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Reza Khandan e Farhad Meysami, sono stati condannati entrambi a sei anni di carcere – e al divieto di lasciare il Paese – per aver supportato sui social, in maniera pacifica, le campagne delle donne iraniane contro il velo obbligatorio.

Come denunciato da Reza Khandan – marito della nota avvocatessa per i diritti umani iranian Nasrin Sotoudeh, anche lei in carcere ora – il verdetto era gia’ scritto. La condanna e’ arrivata ufficialmente con le solite motivazioni: “assemblea e collusione contro la sicurezza nazionale” e “propaganda contro lo Stato”. Ad emettere le condanne e’ stato il giudice Abolqasem Salavati, Presidente della Senzione 15 del Tribunale Rivoluzionario di Teheran, noto da anni per i suoi abusi dei diritti umani.

Parlando con gli attivisti per i diritti umani, Reza Khandan ha denunciato non solo l’ingiustizia della condanna, ma anche il mancato rispetto delle stesse normative iraniane. Secondo l’articolo 168 della Costituzione iraniana, infatti, processi in corso per questioni politiche o mediatiche, devono essere trattati apertamente, in presenza di giurie e davanti alle Corti di Giustizia. Al contrario, adducendo motivi di sicurezza nazionale, il regime continua a condannare gli attivisti e i giornalisti dissidenti al carcere, per mezzo di processi chiusi e lasciati nelle mani dei Tribunali Rivoluzionari.

Farhad Meysami e’ in carcere dalla fine di luglio 2018. Gli agenti che lo hanno arrestato nella sua casa, hanno trovato dei banner con la scritta “io sono contro l’hijab obbligatorio”. Durante la sua detenzione, ha anche iniziato un drammatico sciopero della fame che e’ durato oltre cinquanta giorni, mettendo a repentaglio la sua vita.

Per quanto concerne Reza Khandan, considerando che anche la moglie Naserin Sotoudeh si trova in carcere, si apre ora la questione di dove finiranno i due figli della coppia.

Nel frattempo, davanti a tutta questa bestialita’ del regime, continua l’assordante silenzio di Federica Mogherini…

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Maryam Shariatmadari, una delle ragazze che si sono tolte pubblicamente il velo in protesta contro le leggi della Sharia, e’ stata condannata ad un anno di carcere dalla Corte Criminale di Teheran, Sezione 1091. Secondo la Corte, Maryam avrebbe “incoraggiato la corruzione rimuovendo il suo hijab“.

La protesta di Maryam, avvenuta il 23 febbraio del 2018 a Teheran, fu repressa in maniera particolarmente cruenta: Maryam non fu solo arrestata, ma fu fisicamente scaraventata per terra da un poliziotto e successivamente costretta ad essere operata per le conseguenze della caduta.

Maryam Shariatmadari, studentessa di informatica presso la Amir Kabir University, e’ la seconda donna che viene condannata al carcere per aver protestato contro il velo obbligatorio. Prima di lei, all’inizio di marzo, Narges Hosseini era stata condanna a due anni di detenzione per la stessa motivazione.

La cosa incredibile e’ che, mentre le ragazze iraniane vengono sbattute in prigione per aver lottato per la loro libertà e dignità, la Repubblica Islamica salva dal carcere personalità accusate di abusi sessuali. Il caso più noto e’ quello di Saeed Tousi, Tousi e’ uno dei recitatori del Corano più noti in Iran ed e’ il preferito dell’Ayatollah Khamenei. Accusato di pedofilia, Tousi e’ stato prima condannato a quattro anni di carcere e poi assolto completamente, grazie all’intervento diretto della Guida Suprema.

Le ragazze arrestate per aver protestato contro l’hjiab sono seguite anche dall’avvocatessa Nasrin Sotoudeh, nota a livello internazionale per la sua battaglia in favore dei diritti umani. Nasrin, con un collega, segue anche Shaparak Shajarizadeh, un’altra donna arrestata per le stesse ragioni.

Ricordiamo che, secondo l’articolo 638 del Codice Penale iraniano, “chiunque commetta un atto haram (impuro) in un luogo pubblico o per strada” oltre ad una condanna al carcere, rischia anche di ricevere ben 74 frustate.

Il video della protesta di Maryam Shariatmadari

 

 

 

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Di lui sappiamo pochissimo, anzi, quasi nulla. Sappiamo solo quello che e’ stato pubblicato dalla pagina Facebook, “My Stealthy Freedom“, “la mia libertà rubata”. Secondo questa pagina Ali e’ un ragazzo di Mashhad che, senza paura, ha deciso di prendere parte pubblicamente alla campagna #GirlsOFRevolutionStreet, la protesta delle donne iraniane contro il velo obbligatorio, cominciata a fine dicembre grazie al coraggioso gesto di Vida Mohavedi. 

Ieri, My Stealthy Freedom ha pubblicato il video di Ali mentre, in piedi su una panchina di Mashhad, sventola un velo bianco come fosse una bandiera, per dire no al velo obbligatorio imposto alle donne iraniane. Poco dopo questo coraggioso gesto di disobbedienza civile, Ali e’ stato raggiunto nel suo luogo di lavoro dagli agenti di sicurezza e arrestato. Di lui, come denunciano i suoi parenti, non si hanno più notizie da sette giorni!!!

Ancora una volta un terribile abuso dei diritti umani da parte del regime iraniano, un abuso che – senza la forte denuncia della Comunità democratica – rischia di rimanere (nuovamente) impunito!

women iran

All’inizio fu la “One Million Signatures”, una campagna per l’uguaglianza di genere in Iran, lanciata nel 2006 da decine di attiviste iraniane – tra cui il Premio Nobel Shirin Ebadi. Per la prima volta, pubblicamente, veniva sfidato il sistema misogino che governa la Repubblica Islamica, quello che relega legalmente la donna, ad un essere di serie B nella società islamista.

Durante la protesta dell’Onda Verde del 2009, poi, fu l’immagine tragica di Neda Soltan, a simboleggiare la lotta delle donne iraniane contro il regime. Il video che la mostrava sanguinante per terra, mentre emetteva i suoi ultimi respiri, fece il giro dei social network. La sua morte, terribile, mostro’ al mondo il volto brutale del regime!

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Neda Soltan

Nel 2014, quindi, fu una pagina Facebook “My Stealthy Freedom“, la mia Libertà Rubata, a dare voce alle donne iraniane. Una pagina aperta da una giornalista iraniana, Masih Alinejad, da tempo costretta a vivere in Gran Bretagna, per sfuggire alle leggi misogine del regime. L’obiettivo di Masih era semplice: dare una voce alle donne iraniane che intendono lottare per l’uguaglianza di genere, contro il velo obbligatorio e tutte le leggi che in Iran, trattano la donna come un essere secondario.

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Masih Alinejad, quando viveva in Iran (sinistra) e dopo il trasferimento a Londra (destra)

La pagina aperta dalla Alinejad, in poco tempo, ha avuto un successo clamoroso, ricevendo dall’Iran, centinaia di foto e video in cui le donne si mostrano senza velo o, coraggiosamente, sfidano i divieti del regime camminando con i capelli scoperti davanti ai Pasdaran o ai Basij.

Proprio dalla pagina My Stealthy Freedom, sono nati i “White Wednesday, i “Mercoledì Bianchi”: le ragazze iraniane vestono un capo bianco mentre girano per le strade ed inviano le loro foto (o video) alla Alinejad. Una protesta pacifica, per dire no, ancora una volta, al velo obbligatorio in Iran. Una campagna a cui, piano piano, si sono uniti anche gli uomini: padri, fratelli, mariti delle tante ragazze iraniane, pronti a metterci la faccia per dire basta ai soprusi contro i loro affetti.

Quando, a fine dicembre, sono scoppiate le nuove proteste popolari in Iran, un giovane madre di Teheran ha deciso di sfidare ancora il regime: senza paura, Vida Movahed si e’ tolta il velo bianco in Via della Rivoluzione, e lo sventolato come fosse una bandiera. La giovane e’ stata arrestata immediatamente e per settimane, del suo destino, nessuno ha saputo più niente.

L’arresto di Vida, pero’, non e’ servito a bloccare la lotta per l’uguaglianza di genere, anzi. Da quella data, decine e decine di donne – e anche di uomini – si sono fatti fotografare con un velo appeso ad una asticella, in segno di solidarietà a Vida e per la fine dell’obbligo all’hijab.  A questa lotta, si sono unite persino donne anziane e ragazze iraniane totalmente velate, coraggiose attiviste che – nonostante i loro convincimenti religiosi – non vogliono imporli ad altre ragazze coattivamente.

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Vida Movahed con il figlio di 19 mesi

Senza dimenticare che, nelle prigioni iraniane, rimangono detenute ancora oggi coraggiose attiviste per i diritti umani, condannate a decine di anni di carcere per aver aver pubblicamente protestato contro gli abusi del regime. Alcuni dei loro nomi sono Narges Mohammadi, Atena Daemi,  Golrokh Ebrahimi Iraee e Nasrin Sotoudeh, quest’ultima rilasciata dopo anni dal carcere, ma impossibilitata a svolgere liberamente e senza paura il suo lavoro di avvocato.

Quella che le donne iraniane stanno portando avanti, e’ una vera e propria rivoluzione culturale. Non e’ dato sapere quanto tempo ci vorrà perché questa rivoluzione abbia successo, ma ciò che e’ sicuro, e’ che si tratta di una battaglia che cambierà totalmente il volto dell’Iran aprendo le porte, probabilmente, alla fine dello stesso regime khomeinista. 

Perché? Perché dietro il velo obbligatorio, non c’e’ solo l’ideologia misogine, ma c’e’ tutto un sistema di potere clerico-fascista che, una volta eroso, sara’ destinato a crollare su se stesso come un castello di sabbia.

Dispiace, addolora, che le femministe Occidentali stiano – da anni – voltando le spalle a tutto questo processo, troppo prese evidentemente dalla volontà di “vincere la gara di amicizia con l’Iran…”

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Raccontarlo non sembra credibile, ma in Iran ad una donna non e’ solo obbligato di portare il velo, ma anche negato il diritto di entrare in uno stadio, di pedalare in strada e di cantare e ballare in pubblico. Tutte restrizioni che, a detta del regime, vengono prese per evitare che gli uomini siano “eccitati e provocati” dall’altro sesso.

Da mesi ormai, come noto, le donne iraniane stanno protestando contro il velo obbligatorio. Decine e decine di donne, ma anche diversi uomini, hanno lanciato i cosiddetti White Wednesday – i mercoledì bianchi – in cui indossano un velo o un accessorio di colore bianco, per dire basta all’hijab obbligatorio.

Ora, diverse ragazze iraniane non si accontentano più di sfidare l’imposizione del velo, ma vogliono altri diritti elementari che il regime iraniano ha tolto loro: in primis, vogliono il diritto di tornare a cantare e ballare ovunque vogliono. Un diritto considerato assolutamente normale in Occidente, ma negato dalla Repubblica Islamica.

Per raggiungere il loro scopo, le ragazze iraniane stanno postando in Rete filmati fatti col telefonino, mentre cantano o ballano in pubblico. Qui sotto due esempi di questa nuova campagna per i diritti civili in Iran.

Una campagna che deve assolutamente trovare il sostegno della Comunità Internazionale, per liberare finalmente tutte le donne iraniane dall’oppressione di un regime misogino, razzista e fondamentalista!

 

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Anche oggi nella Repubblica Islamica, si celebra il “Mercoledì Bianco” – #WhiteWednesday – ovvero il giorno in cui le donne iraniane portano un velo bianco (o un indumento bianco), come segno di protesta non violenta contro l’hijab obbligatorio (No Pasdaran).

La novità e’ che, in questi ultimi giorni, diversi ragazzi e uomini iraniani, stanno mandando alla pagina Facebook My Stealthy Freedom – la Mia Libertà Rubata – foto e video di sostegno a questa campagna in favore delle donne iraniane. La pagina My Stealthy Freedom, creata dalla giornalista iraniana Masih Alinejad, ha il merito di aver lanciato la campagna per i #WhiteWednesday.

Ricordiamo che non e’ la prima volta che i maschi iraniani esprimo il loro sostegno ai diritti delle donne: in una precedente campagna lanciata sempre da My Stealthy Freedom, tanti uomini iraniani avevano inviato le loro foto con il velo indosso, al fianco delle loro mogli, madri, sorelle o semplici amiche, senza velo (Indipendent).

Uno dei messaggi che più ha commosso i followers, e’ quello che vi riportiamo qua sotto: un giovane adolescente iraniano, vestendo una camicia bianca, con la telecamera del suo telefonino, si riprende mentre esprime il supporto alla campagna contro il velo obbligatorio. Un sostegno che decide di dare soprattutto per sua madre e per tutte le madri iraniane, capaci di decidere del loro destino in piena autonomia!

Nel secondo video che vi proponiamo, addirittura un soldato iraniano si riprende mentre – in servizio – si mette al collo una sciarpa bianca e mostra dei cartelli in favore del diritto delle donne iraniane a non essere obbligate a portare il velo! Secondo questo soldato, il suo dovere non e’ solo quello di difendere il Paese, ma anche quello difendere sua madre e sua sorella nel loro diritto di avere diritti!