Archivio per la categoria ‘Iran Velo’

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Se non fosse che le affermazioni ridicole dei clerici iraniani hanno poi un risvolto oppressivo verso la popolazione civile, ci sarebbe da farsi sempre tante belle risate.

Peccato che, mentre noi ridiamo delle stronzate dei Mullah, in Iran c’e’ sempre chi paga concretamente il prezzo delle follie fondamentaliste.

Il nuovo idolo del ridicolo e’ Seyyed Youseff Tabatabi-nejad, leader della preghiera del Venerdì – giorno sacro nell’Islam – di Isfahan. Durante il suo ultimo sermone, Tabatabi-nejad, ha affermato testualmente:

“Il mio ufficio ha ricevuto foto di donne vicine al fiume (secco) Zayandeh-rud, scattate come se queste donne si trovassero in Europa. Sono proprio queste azioni che determinano l’ulteriore prosciugamento del fiume!”

Nel suo sermone, quindi, il clerico ha invitato la polizia morale a reprimere con maggiore forza coloro che non rispettano la regola dell’hijab obbligatorio. Ha affermato ancora Seyyed Youseff Tabatabi-nejad:

Ho detto al Ministero per le Comunicazioni di reprimere gli istigatori di networks che incoraggiano l’immoralità. Se non lo farete, ho detto loro, voi fallirete nel vostro stesso dovere. Il Ministero delle Comunicazioni può scovare e soffocare questi individui“.

Infine, Tabatabi-nejad e’ stato prodigo anche di consigli pratici per le forze di sicurezza del regime:

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Testo intervista fonte TheNews.com

I Pasdaran iraniani hanno arrestato Homa Hoodfar, professoressa canadese dell’università di Concordia di Montrea. Homa e’ mussulmana e ha anche la cittadinanza iraniana.

La Professoressa Hoodfar, era stata arrestata inizialmente il 10 Marzo scorso dall’unita’ di intelligence dei Pasdaran. Rilasciata, non e’ stata autorizzata a lasciare la Repubblica Islamica. Dopo una serie di interrogatori, quindi, la professoressa e’ stata arrestata nuovamente la scorsa settimana e trasferita nel carcere di Evin. La famiglia ha denunciato l’accaduto questo mercoledì.

L’arresto della Professoressa Hoodfar, e’ legato a diverse ragioni. In primis la sua doppia cittadinanza. Da sempre, ma particolarmente dopo l’accordo nucleare, il regime sta monitorando e arrestando i cittadini iraniani con doppio passaporto. Teheran non riconosce la doppia cittadinanza ergo, una volta arrestati, i detenuti non possono rivolgersi al Consolato del Paese della loro seconda nazionalità, per essere tutelati (New York Times).

Secondariamente, l’antropologa canadese stava portando avanti una importante ricerca sulle donne iraniane, da sempre abusate dei loro diritti da parte della Velayat-e Faqih.La Professoressa, da sempre una sostenitrice dei diritti delle donne, si era espressa diverse volte, contro il velo obbligatorio, rimarcando il suo significato oppressivo dell’uomo sulla donna. 

La professoressa Hoodfar ha perso il marito lo scorso anno, deceduto per un cancro, e la madre due anni fa. Questi lutti, hanno fortemente provato la Homa che, ha avuto anche dei problemi medici di tipo neurologico. Per questo, l’attuale stato di detenzione rischia di avere delle brutte conseguenze sul precario stato di salute di Homa (Journalism Is Not A Crime).

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Ricordiamo che, in questo momento, diversi cittadini iraniani con doppio passaporto, si trovano nelle carceri. Tra loro ricordiamo Siamak Namazi e suo padre Baquer Namazi (ex dirigente dell’Unicef, entrambi in possesso di cittadinanza americana, e arrestati ad Ottobre 2015 (Siamak) e Febbraio 2016 (Baquer).

Ad aprile 2016, quindi, e’ stata arrestata Nazanin Zaghari-Ratcliffe, in possesso anche di cittadinanza inglese, costretta a separarsi dalla sua piccola bimba e portata nella prigione di Kerman. Nazanin e’ una impiegata della ONG Thomson Reuters ed e’ stata per mesi tenuta in isolamento. Uscita dall’isolamento, una cella piccolissima, non riusciva neanche a tenersi in piedi. 

Infine il caso di Nizar Zakka, un cittadino libanese con diritto di residenza permanente negli Stati Uniti. Zaka, esperto di tecnologia informatica, era stato invitato a Settembre 2015 in Iran per una conferenza. Finita la conferenza, mentre tornava in all’aeroporto, e’ stato arrestato dai Pasdaran.

Secondo gli esperti, tutti gli arresti sarebbero anche legati alla pratica mafiosa del regime, di usare i detenuti – in questo caso veri e proprio ostaggi – come merce di scambio in futuro, per ottenere soldi o altri vantaggi con il ricatto.

Qui il testo, in inglese, di una ricerca sugli effetti del velo sulle donne mussulmane della Professoressa Hoodfar: http://www.umass.edu/wost/syllabi/spring06/hoodfar.pdf

Una intervista della Professoressa Hoodfar del 2010 sull’Iran

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Marco Pannella ci ha lasciato. Ci ha lasciato fisicamente, ma certamente non ci hanno lasciato la sua storia, le sue battaglie e certamente le idee per cui si e’ battuto sino alla fine del suo percorso terreno.

I Radicali sono sempre stati in prima file nella battaglia per un Medio Oriente democratico. Una regione libera delle autocrazie e soprattutto dalle teocrazie. Per questa ragione, Marco Pannella e’ stato – sino alla fine – un vero Radicale, non abbandonando mai i principi per cui aveva deciso di scegliere la politica.

Al contrario di quelli che una volta raggiunta la “stanza dei bottoni” dimenticano la casa da cui provengono, Marco Pannella non ha mai mischiato la ‘merda’ – come avrebbe detto lui, senza mezzi termini – con l’acqua santa.

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Marco non ha mai concepito che una teocrazia fascista potesse diventare un alleato dell’Italia. Tanto meno, e’ mai venuto in mente a Marco Pannella di pensare che un Governo antifascista e democratico dovesse “vincere la gara di amicizia con l’Iran” dei Mullah.   Marco non avrebbe mai accettato di atterrare a Teheran e subire una imposizione clericale – quale il velo obbligatorio – per accontentare i piaceri sadici di un regime razzista e misogino. Marco non ha mai pensato di stringere la mano a chi fa dell’antisemitismo, della negazione dell’Olocausto e della sparizione di Israele dalle mappe, una ragione di vita per la perpetuazione del suo stesso potere.

Tutto questo Marco Pannella non l’ha fatto e non l’avrebbe mai fatto. Non per se stesso, anzi, ma per gli altri. In questo caso, per il popolo iraniano, per il suo credo senza confini nella libertà universale. Una libertà  che non si inginocchia, che non si genuflette per una poltrona, che non umilia la propria storia, che non “puzza di ipocrisia”…

Per tutte queste ragioni, #GrazieMarco!

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Ormai la fantasia ha superato ogni possibile immaginazione. In Iran quello che sta accadendo e’ senza commenti, se non quelli che dovrebbero definire il comportamento del regime come vergognoso e fascista.

Dopo l’arresto di sette modelle e un modello per i loro profili social non conformi all’Islam, adesso il regime se la prende direttamente con la famosa attrice e modella americana Kim Kardashian (Vanity FairVanity Fair).

Parlando ad un programma televisivo, Mostafa Alizadeh – portavoce dell’Unita’ per il Cyber crimine – ha accusato delle “potenze esterne” di aver avviato una campagna su Instagram, tesa a deviare i giovani e le donne iraniane. Una campagna avviata nel “Golfo Persico e in Inghilterra” e finanziata direttamente da Kevin Systrom, CEO di Instagram (Iran Wire).

Per Alizadeh, quindi, i complottisti userebbero Kim Kardashian per realizzare i loro diabolici fini e inerire il male all’interno della Repubblica Islamica.

Riteniamo superfluo aggiungere altre parole…

 

 

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Il 3 Marzo scorso la Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e il Segretario stesso dell’ONU, Ban Ki Moon, hanno rilasciato il nuovo report sullo stato dei diritti umani in Iran. Neanche a dirlo, si tratta di un report impietoso (testo), che non lascia alcun margine di dubbio in merito alla ferocia del regime khomeinista.

Riportiamo qui una notizia sconvolgente, che dovrebbe far rivoltare le donne Occidentali e democratiche, particolarmente quelle impegnate in politica. Parliamo della conferma, contenuta nero su bianco nel testo del report, dell’avvenuto “test di verginità”, che le autorità carcerarie iraniane hanno costretto a fare a due prigioniere politiche (Hrana).

La prima prigioniera politica costretta a fare il test di verginità e il test di gravidanza e’ stata Atena Farghadani, artista, condannata a 12 anni di detenzione per aver disegnato una vignetta sgradita al regime (leggi la storia). Come qualcuno ricorderà, Atena era stata accusata di “relazione illecita” per aver stretto la mano al suo avvocato Mohammad Moghimi. Moghimi fu anche arrestato per questa ragione e detenuto per qualche tempo nel carcere di Rajaei Shahr (leggi la storia). Per la cronaca, l’Iran afferma di aver svolto il test di verginità dopo aver ricevuto delle informazioni – su alcuni siti web – in merito ad una violenza sessuale subita dalla stessa Atena…Follia pura

L’altra prigioniera costretta al test di verginità e’ stata la poetessa Fatemeh Ekhtesari, condannata nell’Ottobre del 2015 a 11 anni di carcere per aver “insultato il sacro”. In realtà, Fatameh si era solamente limitata a scrivere versi in favore dei diritti delle donne e del movimento femminista. Durante la sua detenzione, Fatameh e’ stata torturata, obbligata a rilasciare una confessione forzata e costretta al test di verginità (e di gravidanza) per aver “stretto la mano ad una persona del sesso opposto a cui ella non era legata” (ovvero ha stretto la mano ad un uomo che non era suo marito).

Dopo essere stata brevemente rilasciata su cauzione Fatameh, insieme al marito Mehdi Moosavi, ha deciso di abbandonare l’Iran prima dell’esecuzione della sua condanna.

 

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Quella che vi stiamo per raccontare e’ la storia di Sheena Shirani, una storia che di sicuro non sentireste dalla bocca di Federica Mogherini, Emma Bonino e Debora Serracchiani. Tutte queste donne Occidentali, al contrario della Shirani, in questi ultimi anni si sono molto più impegnate a stringere la mano di rappresentanti del regime clericale iraniano, piuttosto che lottare per i diritti delle donne nella Repubblica Islamica. 

Il risultato e’ stato, ovviamente, uno solo: le donne iraniane sono state lasciate a loro stesse e cosi anche la povera Sheena Shirani. Ma chi e’ Sheena? Per chi conosce il regime iraniano, il volto della Shirani non e’ nuovo. Per anni, infatti, e’ stata una delle presentatrici del canale TV Press TV, organo di propaganda in lingua inglese del regime iraniano. 

Qualcosa di incredibile e’ pero’ successo in questi giorni: la Shirani ha lasciato l’Iran, denunciando gli abusi subiti sul luogo di lavoro e la vergognosa situazione delle donne iraniane. Sulla sua pagina facebook (The Daily Beast), quindi, la Shirani ha pubblicato numerosi messaggi ricevuti privatamente dal responsabile del suo dipartimento, Hamid Reza Emadi, con esplicite avance sessuali. Non solo: in queste ore ha anche pubblicato un audio (link), in cui dimostra come Emadi abbia compiuto verso di lei un vero e proprio stalking (Iran Wire).

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Purtroppo, il nome di Hamid Reza Emadi e’ ben noto a livello internazionale. Si tratta di un uomo senza valori, uno ridicolo pagliaccio del regime, purtroppo assai pericoloso. Fu lui a forzare il reporter di Newsweek Maziar Bahari a rilasciare una pubblica confessione, dopo essere stato arrestato durante le proteste popolari del 2009. Per questo e’ altri motivi, Emadi e’ stato inserito nella lista delle persone colpite dalle sanzioni dell’UE.

Invece di determinare il suo licenziamento – come racconta la stessa Shirani in un intervista con Masih Alinejad (video in basso) – l’inserimento di Emadi nella lista delle persone sanzionate, gli ha permesso di scalare diverse posizione all’interno di Press TV. Grazie al potere acquisito, Emadi ha iniziato a perseguitare Sheena Shirani, pretendendo di avere con lei un rapporto sessuale. La Shirani racconta anche di aver lavorato in Press TV, senza avere alcun formale contratto.

Frustrata dagli abusi subiti e dalla mancanza di tutele legali, la Shirani – madre single di un bimbo piccolo – ha deciso di lasciare l’Iran. Non solo, come prima di lei hanno fatto altre donne iraniane, ha deciso di mostrare in pubblico il suo volto senza velo. Al contrario della Serracchiani, la Shirani non si e’ vantata di aver indossato l’hijab, denunciando come questo fosse uno strumento di abuso verso le donne iraniane, private di ogni protezione legale e costrette a coprirsi per “non provocare gli uomini”.

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Neanche a dirlo, Sheena Shirani ha già iniziato a subire minacce e pressioni per restare in silenzio. E’ triste ammetterlo, ma per lei – per la sua libertà, per la sua dignità di donna – nel democratico Occidente e nell’antifascista Repubblica Italiana, Sheena non troverà molte rappresentanti disposte a condannare il regime iraniano pubblicamente.

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La foto senza velo di Bahrak Salehnia

Lei si chiama Bahrak Salehnia, ed e’ una attrice, molto famosa in Iran e nel mondo (soprattutto dove e’ presente la diaspora persiana). La bella Baharak, ha deciso di unirsi ai numerosi artisti iraniani che – tra sofferenza e coraggio – hanno deciso di lasciare il Paese per ottenere maggiore libertà di espressione.

Proprio ieri, era stata diffusa la notizia della fuga dei due poeti iraniani Fatameh Ekhtesari e Mehdi Mousavi, costretti a fuggire dall’Iran dopo essere stati arrestati e condannati per motivi politici a 20 anni di detenzione e 200 frustate (Gaiaitalia.com).

Ora anche Baharak Salehnia ha deciso di abbandonare l’Iran. Una delle prime cose che Baharak ha fatto non appena varcato il confine, e’ stata quella di postare una sua fotografia senza velo su Instagram (My Stealthy Freedom). Un chiaro messaggio del significato politico e non solo professionale, della sua scelta di vita.

Prima di Baharak Salehnia, altre attrici iraniane avevano sfidato apertamente la legge del velo obbligatorio e avevano scelto di abbandonare la Repubblica Islamica. Tra i casi più noti, quelli di Sadaf Taherian (Instagram) e di Chekame Chaman-Mah (Twitter). In entrambi i casi, il regime ha reagito con veemenza e il Ministero della Cultura ha accusato ha depennato le attrici dalla lista degli artisti, pretendendo delle scuse pubbliche (The Telegraph).

Purtroppo, lo stesso coraggio che dimostrano le donne e le attrici iraniane, non lo dimostrano le rappresentanti istituzionali Occidentali che si recano in visita in Iran. Queste donne, cresciute politicamente nel privilegio e nella promozione dei valori di libertà e democrazia, non sembrano altrettanto battagliere quando non si tratta del loro Paese.

Ecco allora che politici come Debora Serracchiani – Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia – non solo arrivano a Teheran con il velo, ma postano anche un collage di ridicole fotografie, per vantarsi della scelta fatta (Twitter).

In effetti SI, Egregia Serracchiani, #bastasciocchezze…cosi, tanto per dire…