Archivio per la categoria ‘Iran Unione Europea’

FeaturedImage_2017-08-17_101957_YouTube_Alireza_Avaee

Il 5 agosto scorso, la Mogherini si e’ recata a Teheran per assistere alla cerimonia del nuovo insediamento del Presidente Hassan Rouhani, in seguito alla sua rielezione. A quella visita, sono seguite una infinita’ di polemiche, su cui non intendiamo tornare.

Cio’ che vogliamo sottolineare e’ che, mentre la Mogherini applaudiva Rouhani, il Presidente iraniano sceglieva tra i nuovi Ministri del suo Governo, personalità considerate criminali dalla stessa Unione Europea. 

Uno di questi e’ Seyyed Alireza Avaee, scelto da Rouhani come nuovo ministro della Giustizia al posto di Mostafa Pour-Mohammadi. Piccolo inciso: lo stesso Pour-Mohammadi era un criminale, avendo contribuito al massacro di oltre 30,000 prigionieri politici iraniani nel 1988.

Tornando ad Alireza Avaee, si tratta di un personaggio inserito sin dal 2011 nella lista delle sanzioni dell’Unione Europea per “violazione dei diritti umani”. In qualità di Presidente della Magistratura di Teheran, infatti, Avaee ha contribuito all’arresto arbitrario e alla negazione dei diritti civili nei confronti di decine e decine di oppositori politici. Non solo: per colpa sua, anche il numero di esecuzioni capitali e’ aumentato drammaticamente (EUR-lex).

Infine, lo stesso Alireza Avaee e’ responsabile della morte dei 30,000 prigionieri politici iraniani nel 1988: in quel periodo, va ricordato, egli era Capo Procuratore presso il carcere di Dezful, ove vennero mandati al patibolo centinaia di detenuti, anche minorenni.

E’ triste e vergognoso, vedere i massimi rappresentanti dell’UE, applaudire leader che scelgono come Ministri delle figure che, la stessa UE, considera dei massacratori…

President-Rohani-with-Zarif-2-HR (1)

Javad Zarif, Ministro degli Esteri iraniano, ha passato l’ultimo mese impegnato in un importante tour diplomatico. Un viaggio in primis in Medioriente e in Nord Africa e, in questi giorni, anche in Europa. Sino a ieri Zarif ha visitato Berlino, mentre oggi e’ a Roma, ove incontrerà Gentiloni e Alfano. Con il Ministro degli Esteri italiano, e’ previsto un punto stampa questa sera.

Perché Zarif ha intrapreso questo tour diplomatico? Perché il Ministro iraniano e’ arrivato anche in Europa? La risposta e’ principalmente una: paura. Gia’, perché dopo l’elezione di Trump alla Casa Bianca, la festa per il regime iraniano e’ praticamente finita. 

Nonostante il durissimo dibattito interno negli Stati Uniti sulla Presidenza Trump e sul Russian Gate, la Casa Bianca e il Congresso concordano praticamente su una cosa sola: il regime iraniano e’ un pericolo che va fermato. Per questa ragione, in queste ore, e’ in discussione – già approvata dal Senato – alla Camera dei Rappresentanti la nuova proposta di legge per imporre nuove sanzioni economiche contro Teheran (link). Parallelamente, il Presidente Trump studia l’organizzazione di una “Camp David Araba”, per rilanciare le alleanze tradizionali di Washington in Medioriente (mei.edu).

In questo contesto, si inserisce ovviamente la crisi tra CCG e Qatar. Il regime iraniano sta tentato di approfittare della crisi per stringere una alleanza con Doha, ma sa che dalle parole ai fatti la distanza e’ lunga. Per questo, non casualmente, Zarif sta chiedendo una mediazione europea nella crisi del Golfo, allo scopo di dividere il Vecchio Continente dagli Stati Uniti e imporre la linea iraniana. 

Lo Zarif atterrato a Roma in queste ore, pero’, e’ un Ministro debole e poco rappresentativo: a differenza di quattro anni fa, infatti, la fazione di Rouhani – pur vincendo alle elezioni – e’ quasi totalmente bloccata dall’opposizione di Khamenei e dei Pasdaran, ovvero di coloro che, praticamente, hanno in mano buona parte dell’economia iraniana. Solo ieri, si badi bene, il Capo dei Pasdaran Jafari ribadiva che l’Iran non doveva “dipendere dagli stranieri” per il suo sviluppo economico. Khamenei, da parte sua, in questi giorni ha invocato la jihad contro il mondo intero, India compresa

Ecco perché, al di la’ delle parole poco credibili di personalità come la Mogherini, investire politicamente in questo periodo sull’Iran e sulla fazione di Rouhani e Zarif, e’ una strategia perdente. L’era Obama e’ finita e con essa anche le protezioni di cui la lobby filo regime iraniano – e filo fratellanza mussulmana – godeva a Washington. Con o senza Trump, la strategia americana in Medioriente sara’ di opposizione a Teheran e non di mano tesa.

Con quanto suddetto, non si vuole intendere che che presto assisteremo alla morte ufficiale dell’Iran Deal o una guerra tra Iran e Stati Uniti, ma sicuramente che la nuova strategia di sanzioni e contenimento degli Ayatollah della Casa Bianca, di fatto, renderà nullo quanto sottoscritto nel 2015 e pericoloso per le compagnie europee con interessi negli Usa, investire sia a Teheran che a Washington.

Tutto ciò, vale soprattutto per il Governo italiano che, purtroppo, recentemente ha permesso ad una banca iraniana – sotto sanzioni ancora negli Usa – di aprire un ufficio a Roma. L’Italia ha un ruolo di primo piano in Paesi come il Libano, attraverso la missione Unifil 2. La strategia americana anti-Iran, si concentrerà moltissimo su Hezbollah, considerato un pericolo non solo da Israele, ma dal mondo arabo e dagli stessi Stati Uniti per il ruolo del Partito di Dio nel narcotraffico in America Latina. Pretendere un cambiamento radicale delle politiche di sostegno iraniano al terrorismo internazionale, dovrebbe rappresentare quindi per Roma una priorità, per la tutela degli stessi interessi  nazionali italiani. 

 

 

iveco_evidence

L’azienda italiana Pininfarina, attiva nel settore delle carrozzerie, ha annunciato la firma di un accordo triennale con la Iran Khodro, società iraniana leader nel settore automobilistico nella Repubblica Islamica. Secondo quanto reso noto, l’accordo ha un valore di 70 milioni di euro (Pininfarina).

Purtroppo, la Iran Khodro non e’ una normale società del settore automotive. Dietro la Iran Khodro, si nascondono le Guardie Rivoluzionarie iraniane, i famosi Pasdaran. La Iran Khodro, infatti, e’ controllata dalla IDRO – Industrial Development and Renovation Organization of Iran – un colosso statale, inserito per anni nella lista delle sanzioni internazionali (sia americane che europee), per il suo ruolo nel programma nucleare e missilistico del regime. Basti qui ricordare che, solamente fino a qualche tempo fa, nel board della IDRO sedeva Rostan Qasemi, Pasdaran ed ex Ministro del Petrolio iraniano, oggi uomo chiave nei rapporti finanziari tra il regime iraniano e quello di Bashar al Assad (Time.com).

Purtroppo, dopo l’accordo nucleare, la IDRO e’ stata rimossa totalmente dalla lista delle sanzioni da parte dell’UE e parzialmente anche dalle lista delle sanzioni da parte degli USA, anche se Washington continua a proibire le transazioni tra la IDRO e potenziali partners americani (Iran Watch).

Come già ricordato qualche mese addietro, quando si preannunciava la firma di un accordo di joint venture tra FIAT e Iran Khodro, il settore automobilistico iraniano non e’ un normale settore economico su cui investire. Il regime khomeinista, infatti, ha dimostrato di sfruttare questo settore per fini militari o per abusare dei diritti umani.

A dimostrazione di quanto affermato, basti qui ricordare ad esempio che, in molte parate militari iraniane, si vede chiaramente che dei veicoli IVECO – acquistati ufficialmente per ragioni industriali – sono stati trasformati in rampe di lancio mobili per missili balistici. Nel 2012, proprio per queste ragioni, la FIAT fu costretta a sospendere gli affari con il regime iraniano (UANI).

Concludendo, ricordiamo a tutti gli imprenditori – in primis Pininfarian e FIAT (FCA) – che investire in Iran nel settore automobilistico, e’ tutt’altro che sicuro e pacifico. Al contrario, si tratta di uno dei settori che, nel prossimo futuro, potranno rientrare nella lista delle sanzioni internazionali, soprattutto se il regime iraniano continuerà a portare avanti test di missili balistici capaci di trasportare ogive nucleari, in piena violazione della Risoluzione ONU 2231, Allegato B.

Per approfondire

No Pasdaran: https://nopasdaran2.wordpress.com/tag/iran-khodro/

Foundation for Defense of Democracies: http://www.defenddemocracy.org/media-hit/irans-car-industry-a-big-sanctions-buster/

United Against Nuclear Iran: http://www.unitedagainstnucleariran.com/autos

United Against Nuclear Iran: http://www.unitedagainstnucleariran.com/irgc

GaiaItalia.com: https://www.gaiaitalia.com/2015/11/30/ragazzi-di-tehran-e-se-fare-affari-con-liran-servisse-a-finanziare-la-destabilizzazione-mondiale/

[youtube:https://youtu.be/BODoLbvXN9I%5D

Non e’ passato neanche un mese dalla firma dall’accordo nucleare tra l’Iran e l’Occidente. Un accordo che, dal 14 luglio in poi, viene descritto dai suoi sostenitori come un “passo storico”, capace di evitare una terribile guerra. Peccato che, al contrario di quello che sostiene la Casa Bianca, anche prima del 14 luglio Washington non aveva alcuna intenzione di aprire un conflitto con Teheran. Ergo, l’attuale campagna mediatica promossa in primis dall’Amministrazione USA, risulta alquanto patetica e poco credibile. Diffondere bugie e presentare come sola alternativa all’Iran Deal una nuova campagna militare, non e’ solo falso, ma anche segno dell’incapacità degli stessi promotori dell’accordo nucleare, di trovare ragioni concrete per convincere il pubblico in merito alla solidità stessa del Joint Comprehensive Plan of Action – JCPOA.

Ad ogni modo, mentre le diplomazie Occidentali diffondono la loro propaganda, i satelliti mostrano come la Repubblica Islamica abbia già iniziato i suoi giochini. I http://isis-online.org/uploads/isis-reports/documents/Renewed_Activity_at_Parchin_August_4_2015_FINAL.pdf, infatti, hanno rilevato nuove attività nell’area militare di Parchin, li dove l’Iran ha testato concretamente gli effetti di una esplosione nucleare. Test fatti grazie alle ricerche dello scienziato ucraino V. Danilenko che, dopo la caduta dell’URSS, ha messo il suo cervello a disposizione dei Mullah, in cambio di buone remunerazioni.

Secondo quanto rilevato dal satellite – e come le immagini sotto testimoniano – rispetto al 12 luglio (due giorni prima della firma dell’accordo), il regime iraniano ha iniziato presso Parchin una serie di attività sospette, ovviamente allo scopo di cancellare ogni prova delle ricerche illegali svolte nell’area negli ultimi dieci anni. Come si nota dalle immagini, rispetto alla prima immagine (12 luglio), e’ possibile vedere la presenza di nuovi container e casse, nuove strutture, presenza di detriti e veicoli in movimento. Non solo: come l’immagine del 26 luglio dimostra, nelle due strutture centrali, e’ stata rilevata una chiara nuova attività sui tetti.

L’accordo nucleare del 14 luglio, come noto, era già assai carente per quanto concerne la possibilità dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), di accedere alle aree dove il regime ha compiuto le ricerche per la bomba. In tal senso, Parchin rappresenta uno dei centri più importanti. Peccato che, secondo l’accordo separato firmato tra AIEA e Iran, l’accesso ai siti sospetti dipende praticamente dalla buona volontà del regime iraniano. Secondo l’accordo, tra l’altro, l’Iran comincerà a spiegare le attività militari sospette compiute negli anni, solo dal 15 agosto: si tratterà di una spiegazione scritta, a cui l’AIEA potrà replicare con richieste di chiarimenti. Questo processo si concluderà solamente a dicembre e che, in tutti questi mesi, la Repubblica Islamica avrà tutto il tempo di cancellare le prove pericolose. La parte più comica, pochi lo sanno, e’ data dal fatto che, in quanto accordo separato, l’accordo tra Iran e AIEA non e’ inserito nel Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), ergo non parte dei documenti sottoposti all’approvazione del Congresso americano…(in merito si può consultare il sito Iran Watch).

3

2

1

 

image-20150715-26325-t4gp0

Come ormai palese, l’accordo nucleare tra l’Iran e P 5+1 non ha molto di tecnico, ma e’ unicamente un agreement politico, inteso ad unire i coincidenti interessi delle democrazie Occidentali con quelli del regime di Teheran. Interessi geopolitici che, ovviamente, non coincidono al 100% in ogni settore del globo, ma che coincidono perfettamente sui temi importanti dell’attualità. Come il vertice Nato ha ben dimostrato, infatti, al centro degli attuali interessi Occidentali – e della Casa Bianca – più che la Repubblica Islamica o l’Isis, c’e’ l’isolamento della Russia. Un isolamento che, primariamente, passa per l’offerta all’Europa – ovvero a molti dei Paesi che compongono la Nato – di fonti energetiche alternative a quelle offerte da Gazprom. In tal senso, quindi, due Paesi rappresentano il centro di gravita’ della nuova strategia Occidentale: 1- la Turchia, come centro di snodo dei futuri gasdotti (pipeline) che arriveranno in Europa senza toccare il territorio russo (da qui anche la questione Ucraina e la costruzione del Trans-Adriatic Pipeline); 2- l’Iran, inteso non solo come attore con cui stabilizzare le relazioni diminuire l’impegno Occidentale in Medioriente, ma anche e soprattutto come futura fonte di gas da sommare alle risorse dell’Azerbaijan e del Turkmenistan. Ecco perché, l’accordo scritto a Vienna, non e’ impostato – anche testualmente – per poter essere cancellato, anche in caso di violazione da parte iraniana. Gli interessi geopolitici ed economici (pubblici e del settore privato), che l’accordo di Vienna metterà in moto, infatti, sono destinati a restare in piedi e lo stesso testo scritto dai negoziatori il 14 luglio, lo dimostra chiaramente.

Dimostriamo di seguito quanto affermato sopra. Lo facciamo usando il contenuto stesso dell’accordo di Vienna, evidenziando razionalmente l’impossibilita’ di ottenere uno ‘snapback in caso di mancato rispetto dell’accordo da parte dell’Iran. Lo snapback, in gergo americano, significa riportare l’Iran alla situazione precedente all’accordo (sanzioni internazionali), in caso di violazioni. Evidenziamo quindi i punti che contraddicono la propaganda in corso in questi giorni da parte dei diplomatici – e dei media – Occidentali. 

Ispezione ai siti nucleari: secondo quanto scritto nell’accordo di Vienna, il regime iraniano ha 24 giorni per ritardare la visita ai siti nucleari richiesta dall’AIEA. In questo lasso di tempo, quindi, Teheran potrà cancellare le prove – o la maggior parte delle prove – di attività illecite. I diplomatici Occidentali evidenziano come sia impossibile cancellare tracce di attività nucleari in meno di un mese. Una posizione davvero ingenua, che  Senza contare che, come ammesso dalla stessa Consigliera di Obama Susan Rice, gli ispettori di nazionalità americana non saranno parte del team che visiterà i siti nucleari iraniani. Ancora: al di la’ dei buon intenti espressi dal Segretario AIEA Amano nel documento firmato con Salehi, il regime iraniano ha chiaramente detto che i siti militari – dove sono stati portati avanti gli esperimenti sulla bomba nucleare – non saranno accessibili agli ispettori internazionali. Cosi come non sara’ accessibile all’AIEA il contatto con gli scienziati nucleari iraniani che, in questi anni, si sono occupati del programma nucleare. Ergo: non esisterà alcun tipo di monitoraggio del programma nucleare portato avanti “ovunque ed in ogni momento” (‘anytime-anywhere‘), come inizialmente affermato dalla diplomazia americana. Un dato di fatto che ha costretto la stessa Wendy Sherman, capo negoziatore americano, ad ammettere pubblicamente che l’ “anytime – anywhere” tanto sottolineato dai negoziatori occidentali, era unicamente una mera retorica (link);

Cosa succede in caso di violazione iraniana? Teoricamente, secondo l’accordo di Vienna, se la Repubblica Islamica viola l’accordo il Consiglio di Sicurezza dell’ONU può riattivare le sanzioni approvate in questi anni. Praticamente, come il testo dell’accordo di Vienna dimostra, questa ri-applicazione e’ impossibile. La ri-applicazione delle sanzioni ONU, infatti, e’ la sola pena prevista in caso di violazione iraniana. Ovvero, come denuncia l’esperto Robert Satloff, sarebbe come punire un criminale con la pena di morte per ogni tipo di reato che commette (link). Nel mondo reale, quindi, e’ come dire che non esiste alcuna punizione prevista, se non per una “crimine punibile con la pena di morte”. Al  regime iraniano, quindi, basterà giocare con gli interessi delle potenze internazionali, facendo in modo di non superare nei prossimi 10 anni la linea rossa che divide un “reato di secondo grado” da un “reato di primo grado”. Come evidenziato da Richard N. Haas, Presidente del Council on Foreign Relations, il rischio maggiore sta proprio nella capacita’ dell’Iran di mantenere l’accordo per tutto il tempo previsto (link);

Cosa succede praticamente in caso di ‘snapback’? Qui sta il punto centrale della beffa dell’accordo di Vienna. Secondo quanto scritto nelle 100 pagine dell’accordo, infatti, anche se il Consiglio di Sicurezza dell’ONU decidesse di re-impostare le sanzioni internazionali, tutti i contratti firmati nel periodo dell’alleggerimento delle sanzioni internazionali (‘sanction lifting‘), non saranno toccati dalle nuove sanzioni. Cio’ significa praticamente che, nel momento in cui gli Stati (guidati dal settore privato), rimetteranno in moto i loro business nella Repubblica Islamica (lo stanno già facendo da mesi), avranno anche quindi il pieno interesse ad evitare che si torni alla situazione pre-Vienna.

Purtroppo, pero’, sulla questione delle sanzioni, nel testo di Vienna c’e’ qualcosa di peggio: nel testo dell’accordo, infatti, sta scritto chiaro e tondo che l’Iran considera il ritorno alle sanzioni come un via libera al non rispetto di tutti gli accordi presi con il 5+1 (si prega di leggere i paragrafi 29 e 37 dell’accordo di Vienna). In poche parole, per le potenze Occidentali riportare Teheran al Consiglio di Sicurezza, significa essere coscienti che la Repubblica Islamica cancellerà tutti gli impegni firmati nella capitale austriaca. Praticamente, quindi, nessun Paese si assumerà una responsabilità talmente grande fino alla fine, sapendo tutte le conseguenze che questo comporta, non solo in termini diplomatici, ma anche di interessi economici e geopolitici (link). In tal senso, basti solo ricordare che la Russia ha già firmato con l’Iran un accordo per la costruzione di altri 8 nuovi reattori nucleari

Quanto su-scritto, dimostra chiaramente come, tutte le ‘minacce’ Occidentali al regime iraniano sulla possibile ri-applicazione delle sanzioni internazionali, sono mera propaganda ad uso e consumo del pubblico Occidentale. La realtà ben diversa e troppo legata ad interessi geopolitici ed economici per essere modificata, con o senza violazioni dell’accordo da parte della Repubblica Islamica.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=cSMWwRXAiAQ%5D

 

images

Egregia Mrs. Pesc Federica Mogherini,

Le scriviamo questa lettera aperta per chiedere un Suo immediato intervento per salvare l’attivista iraniana Narges Mohammadi, impegnata nella difesa dei diritti civili e dei diritti umani all’interno della Repubblica Islamica. Nonostante il suo impegno pacifico per il popolo iraniano, Narges e’ stata recentemente convocata da una Corte Rivoluzionaria di Teheran e accusata di “crimini contro la sicurezza nazionale” e “propaganda contro lo Stato”. Dietro a queste accuse, ovviamente, non si nasconde alcuna attività violenta da parte di Narges Mohammadi, ma semplicemente un forte impegno di una donna coraggiosa contro gli abusi di un regime brutale e dispotico.

Narges Mohammadi e’ stata gia’ arrestata nel 2009 e condannata ad 11 anni di carcere per la sua partecipazione alle proteste in seguito alla rielezione illegale del negazionista Ahmadinejad e per essere una attivista per i diritti umani. Il suo rilascio e’ avvenuto unicamente nel 2013, con la condizionale, in considerazione delle gravi condizioni di salute di Narges.

Come ha raccontato la stessa Narges Mohammadi agli attivisti dell’International Campaign for Human Rights in Iran, la sua convocazione davanti al tribunale di Teheran e’ stata decisa dal giudice Salavati, responsabile della sezione 15. Narges, quindi, e’ comparsa davanti alla corte il 3 maggio ed e’ stata informata dei crimini che le sono attribuiti. Secondo quando dichiarato dal rappresentante del regime, tra le accuse contro Narges Mohammadi c’e’:

1 – l’attività in favore delle donne, particolarmente la protesta davanti al Parlamento iraniano contro gli attacchi con l’acido di cui decine di donne iraniane sono state vittime. Per quegli attacchi, vogliamo ricordarlo, ancora nessun criminale ha pagato, mentre le proteste di massa in favore dei diritti delle donne, sono state represse dalle forze di sicurezza del regime;

2- la creazione di una gruppo denominato “Step by Step to Stop the Death Penalty“, una rete di attivisti che si battono contro la pena di morte nella Repubblica Islamica. Il regime considera questo movimento illegale e pericoloso contro la sicurezza nazionale. A tal proposito, Onorevole Mogherini, vogliamo ricordare l’impegno dell’Unione Europea – e dell’Italia in particolare – in favore della Moratoria Universale contro la Pena di Morte;

3- l’incontro avvenuto nel Marzo del 2014 tra Narges Mohammadi e Lady Catherine Ashton, ai tempi in cui la Ashton occupava la poltrona di Lady Pesc (la stessa Lei oggi occupata oggi). Durante quell’incontro, vogliamo ricordarlo, Narges chiese alla Ashton di impegnarsi per il rilascio dei prigionieri politici, per la fine degli arresti domiciliari contro i leader dell’Onda Verde (Mir Hossein Mousavi, Mehdi Karroubi e Zahra Rahnavard) e la promozione dei diritti civili per tutto il popolo iraniano;

Inoltre, Le riportiamo che tra le accuse assurde contro Narges figurano anche quella di aver organizzato un seminario dedicato all’inquinamento atmosferico in Iran e un evento dedicato alla Giornata Internazionale della Donna nel 2013. Vogliamo sottolineare, Egregia On. Mogherini, che Narges Mohammadi rischia di essere condannata al carcere, soprattutto perché il suo impegno contro la Pena di Morte e’ stato considerata dal giudice “una attivita’ contro le leggi dell’Islam”. In un Paese dove la Sharia e’ legge di Stato, riteniamo Lei possa capire da sola quanto grave viene considerato questo “crimine”.

Riteniamo, Onorevole Mogherini, che sia un dovere preciso dell’Unione Europea – e Suo in particolare – quello di intervenire per proteggere Narges Mohammadi, una attivista che dovrebbe essere considerata un diamante da tutto l’Occidente. Per il ruolo che Lei ricopre e per i Suoi costanti contatti con il Ministro degli Esteri iraniano Zarif, Le chiediamo di intervenire personalmente per assicurarsi che tutte le accuse contro Narges decadano e che il regime le garantisca il diritto inalienabile di vivere in sicurezza e libertà, portando avanti le sue legittime campagne per i diritti umani e civili di tutto il popolo iraniano.

Cordialmente,

Collettivo No Pasdaran

Informazione urgente: Comunichiamo che in data 05-05-2015 l’attivista iraniana Narges Mohammad e’ stata arrestata dalle autorità del regime. Secondo le informazioni che apprendiamo da Twitter, Narges sarebbe detenuta ad Evin. 

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=Tydq8LkVUF8%5D

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=Vc8eonJ1OOg%5D

a

La crisi in Yemen e’ sempre più grave. Sostenuti dal regime iraniano, la minoraza Houthi ha rovesciato il Governo centrale e occupato la capitale Sanaa. La crisi ha innescato uno scontro settario con la maggioranza sunnita, guidata dal Presidente Abd Rabbo Mansour Hadi. Grazie alle armi arrivate da Teheran, quindi, gli Houthi stanno concentrando la loro attività armata contro il Sud del Paese, in particolare nell’area di Aden. Hadi, come riportano i giornali, ha chiesto una azione del Consiglio di Cooperazione del Golfo, al fine di stabilire una no fly zone capace di fermare l’avanzata delle milizie ribelli. Il Ministro degli Esteri saudita al Faisal, da parte sua, ha denunciato l’aggressività iraniana e affermato che la Repubblica Islamica non merita la firma di alcun accordo sul nucleare. Un tale accordo, infatti, legittimerebbe unicamente la politica aggressiva dei Pasdaran.

Il controllo dello Yemen, come abbiamo già scritto, e’ parte della politica del regime iraniano per estendere l’impero Khomeinista. La natura della Velayat-e Faqih, da sempre sottovalutata dall’Occidente, e’ quella di estendere le idee fondamentaliste dell’Ayatollah Khomeini, un principio “rivoluzionario” su cui si basa la sopravvivenza stessa del potere dei Mullah. Senza il principio di “esportazione della rivoluzione” infatti, l’Iran entrerebbe in una normalità diplomatiche che – considerando le caratteristiche della popolazione iraniana – determinerebbe il crollo del regime stesso in pochi anni. Nonostante tutto, insieme al fondamentale aspetto ideologico, ci sono anche calcoli prettamente razionali che guidano la politica iraniana nello Yemen.

11609

Il primo ragionamento razionale e materiale che guida l’aggressività di Teheran, e’ legato al controllo dello Stretto di Bab el Mandeb: si tratta di una intersezione strategica tra l’Oceano Indiano e il Mar Mediterraneo. Attraverso questo Stretto, infatti, si controlla il fondamentale ingresso verso il Mar Rosso, motivo per il quale la crisi Yemenita preoccupa drammaticamente anche il Governo del Presidente al Sisi in Egitto. L’Iran, come noto, tento’ di infiltrare agenti Pasdaran in Egitto durante la Presidenza Morsi, tanto che una delle accuse contro l’ex Presidente salafita e’ proprio quella di essere stato in contatto con l’intelligence iraniana. Al Sisi teme concretamente che il, tramite il controllo dello Stretto di Babd el Mandeb, Teheran metta in atto una politica di destabilizzazione dell’Egitto, usando il territorio del Sudan e la Penisola del Sinai per finanziare le milizie beduine e i terroristi legati alla Fratellanza Mussulmana (Hamas compreso).

1

Non e; un caso, quindi, che al Sisi abbia deciso di invitare il Presidente dello Yemen Hadi al Summit Arabo previsto a Sharm El-Shiekh il 28 e il 29 marzo. Cio’ senza dimenticare, ovviamente, quanto lo Stetto di Bab el Mandeb sia importante per quanto concerne il traffico petrolifero: circa 3,8 milioni di barili al giorno passano per questo Stretto verso il Canale di Suez, per raggiungere il Medioriente, l’Europa e gli Stati Uniti. Chi controlla quell’area, infatti, controlla praticamente il petrolio che raggiunge l’oleodotto egiziano SUMED, che dal terminale di Ain Sukhna raggiunge Alessandria e porta poi il petrolio verso l’Europa. Se l’Iran riuscisse a mettere le mani definitivamente sullo Yemen, quindi, avrebbe il controllo diretto e indiretto dello Stretto di Hormuz e dello Stretto di Bab el Mandeb, due arterie vitali per la stabilita’ della geopolitica Mediorientale e internazionale.

red_sea_map

Gli interessi del regime iraniano nello Yemen, pero’, non si fermano allo Stretto di Bab el Mandeb. Come la cartina fa vedere, lo Yemen si trova proprio davanti alla Somalia, un territorio giudicato da tempo un failed State, in cui a farla da padrone sono le milizie armate. L’instabilita’ somala, e il mercato nero che governa il Paese, e’ funzionale agli interessi iraniani, particolarmente al programma nucleare del regime. In Somalia, pochi lo sanno, sono presenti delle riserve di uranio assai importanti. Gia’ nel 2006, Teheran tento’ di ottenere dalla Somalia uranio in cambio di armi per le milizie locali (il tentativo venne denunciato dalle Nazioni Unite stesse). Tra le altre cose, sempre nel 2006, oltre 700 combattenti somali vennero inviati in Libano per combattere al fianco dei terroristi di Hezbollah. Il report ONU denuncio’ anche le commistioni tra il regime iraniano e i terroristi di al Qaeda, in particolare il sostegno al terrorista qaedista  Saif al-Adel. Nel 2013, quindi, una nave carica di armi iraniane venne intercettata dalle autorità yemenite. Lo Yemen, quindi, denuncio’ che la nave era attraccata in Somalia, prima di provare a raggiungere le milizie sciite nello Yemen.

Ali Akbar Salehi, oggi capo dell'Agenzia Atomica Iraniana, con l'ex Primo Ministro Somalo Abdiweli Mohamed Ali

Ali Akbar Salehi, oggi capo dell’Agenzia Atomica Iraniana, con l’ex Primo Ministro Somalo Abdiweli Mohamed Ali

Depositi di uranio sono stati trovati in Somalia sin dagli anni ’70, ed ultimamente importanti riserve sono state scoperte presso la Regione Autonoma somala di Gal-Mudug. Ad oggi, le riserve di uranio somale sono mal sfruttate, soprattutto in considerazione della mancanza di una infrastruttura industriale per lo sviluppo. Nonostante tutto, come suddetto, la Somalia e’ dominata da un mercato illecito che, chiaramente, presenta un terreno fertile per l’infiltrazione di attori interessati a favorire il commercio illecito. Grazie al controllo dello Yemen, quindi, il regime iraniano non soltanto minaccia direttamente la stabilita’ regionale e gli approvvigionamenti energetici Occidentali, ma potrebbe anche mettere in atto una azione per proseguire, clandestinamente, il suo programma nucleare militare, sfruttando l’accordo con il 5+1 e il clima di appeasement internazionale.

Speriamo solo che qualcuno si svegli…prima che sia troppo tardi…

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=0-2aGM6reLI%5D

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=YovTG0ZZxJo%5D