Archivio per la categoria ‘Iran sunniti’

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Manifestazione dell’opposizione sciita filo-iraniana in Bahrain

Sono 24 i terroristi sciiti condannati dal tribunale di Manama, a pene detentive che vanno dai 10 anni al carcere a vita.

Per loro l’accusa e’ quella di aver complottato contro lo Stato e aver costruito un “gruppo terrorista”. In particolare, i 24 terroristi sono accusati di aver viaggiato tra Iran e Iraq, al fine di ottenere armi e addestramento al funzionamento di ordigni esplosivi. Ovviamente, armi e addestramento arrivati direttamente dai Pasdaran iraniani e dai vari proxy di Teheran nell’area.

Il prossimo 10 Maggio, altri sette membri della comunita’ sciita del Bahrain saranno processati con accuse simili: il loro obiettivo, invece, era colpire direttamente l’oleodotto che unisce Bahrain e Arabia Saudita.

 

 

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bahrain

Parlando negli Emirati Arabi Uniti, il Ministro degli Esteri del Bahrain Khalid bin Ahmed al-Khalifa, ha accusato duramente l’Iran, per la sua azione di destabilizzazione dei Paesi arabi. Ahmed al-Khalifa, ha quindi rivelato che le autorità per la sicurezza di Manama, hanno scoperto che – dietro gli attentati compiuti in questi anni in Bahrain – c’e’ il finanziamento di una banca iraniana legata al regime.

Al-Khalifa non e’ entrato nel merito e non ha nominato il nome della Banca. secondo quanto riportato dal Washington Post il 3 aprile, e’ pero’ possibile trovare qualche interessante indicazione: gli investigatori del Bahrain, infatti, avrebbero trovato evidenze di azioni finanziare (multi miliardarie) illegali da parte della Future Bank. La Future Bank e’ stata stata fondata da due banche iraniane (la Bank Saderat e la Bank Melli) e dalla Ahli United Bank Bahrain. Si tratta di una Banca inserita fino al 2016 nella lista delle sanzioni USA e UE, per le sue connessioni con il programma missilistico e nucleare del regime iraniano (in particolare per il ruolo di Bank Melli).

Va ricordato che, negli ultimi anni, diverse cellule terroristiche sono state arrestate in Bahiran. In molti casi, si trattava di jihadisti sciiti addestrati e armati dai Pasdaran iraniani.

 

 

 

 

rami hamdallah

Per ora, ufficialmente, nessuno ha ancora rivendicato l’attentato avvenuto stamattina a Gaza, contro il convoglio del Premier palestinese Rami Hamdallah. Con Hamdallah, viaggiava anche Majed Faraj, capo dell’intelligence palestinese e tra i candidati alla successione di Abu Abbas.

Dopo l’attentato, i dirigenti di al-Fatah hanno accusato Hamas per quanto accaduto che, a sua volta – neanche a dirlo – ha puntato il dito contro il nemico di sempre, Israele. Soliti scambi di accusa, che pero’ non sembrano rivelare chi veramente voleva la morte dei due rappresentati dell’ANP.

Eppure, trovare chi veramente avrebbe interesse a far saltare l’accordo di pace tra Hamas e Fatah e a far riscoppiare una crisi in Medioriente, non e’ poi cosi difficile. Il primo attore ad avere questo interesse, e’ il regime iraniano. Da mesi, infatti, Teheran ha rilanciato i rapporti con l’ala militare di Hamas, favorendo anche incontri diretti tra i terroristi palestinesi e i leader di Hezbollah in Libano. Un rilancio del dialogo ristabilito in seguito alla crisi politica, sorta con lo scoppio della guerra in Siria (ove Hamas, forte della posizione della Turchia e dell’Egitto di Morsi, aveva fortemente sostenuto le posizioni anti-Assad).

C’e’ qualcosa di più, pero’: il regime iraniano e’ in piena guerra i Pasdaran impegnati a salvaguardare i loro interessi economici, in Iran e all’estero. Ovviamente, per i Guardiani della Rivoluzione una normalizzazione dei rapporti tra le fazioni palestinesi, rappresenta una minaccia diretta agli interessi strategici di Teheran. Al contrario, una nuova crisi armata nella regione, permetterebbe ai Pasdaran di mantenere il loro peso nel sistema, ottenere un aumento dei fondi e distorcere anche l’attenzione dei cittadini iraniani dalla crisi economica all’interno dell’Iran.

Ripetiamo: ad oggi non risultano rivendicazioni ufficiali dell’attentato. Possibile che queste vengano diffuse nelle prossime ore e possibile che la rivendicazione arrivi da cellule di Isis nella Striscia di Gaza. Anche in questo caso, pero’, le relazioni segrete tra Hamas e Isis, nascondono una realtà ben più complessa e drammaticamente incapace di rappresentare gli interessi comuni tra il jihadismo sciita khomeinista e quello salafita.

alqaeda iran

Una nuova foto del terrorista qaedista Sulaiman Abu Ghaith e’ stata recentemente resa pubblica. Abu Ghait, oggi condannato all’ergastolo negli Stati Uniti, non era solo il genero di Osama Bin Laden, ma per anni e’ stato anche il portavoce di al-Qaeda.

La cosa particolare di questa nuova foto e’ che, scattata nel 2009, mostra Sulaiman Abu Ghait mentre si trova in Iran, ove per anni ha trovato rifugio, protetto dai massimi vertici del regime iraniano. La foto da poco resa pubblica, e’ parte del materiale trovato nel rifugio di Bin Laden ad Abbottabad.

In quegli anni, e’ necessario ricordarlo, Teheran stabili’ una alleanza segreta con al-Qaeda, nonostante le differenze teologiche. Una alleanza basata unicamente sull’odio verso un comune nemico, gli Stati Uniti. Le reazioni tra Iran e al-Qaeda, pero’, risalgono alla creazione stessa dell’organizzazione terroristica di Bin Laden, quando i Pasdaran iraniani fornirono ai terroristi qaedisti armi ed addestramento, attraverso Hezbollah.

Durante la presenza americana in Iraq, quindi, la Repubblica Islamica iraniana permise ad una cellula di al-Qaeda di stabilirsi in Iran, concedendo loro non solo rifugi sicuri, ma anche la libertà di movimento. Tra coloro che, con la propria famiglia, raggiunsero l’Iran, c’era anche Sulaiman Abu Ghaith.

Solaiman Abu Ghaith, purtroppo, fu uno stretto assistente di Khalid Sheikh Mohammed, tra gli organizzatori dell’attentato dell’11 settembre 2001. Dopo quell’attentato, praticamente, Abu Ghaith fu promosso a portavoce di al-Qaeda, fino al suo arresto in Turchia nel 2013.

Estradato negli Stati Uniti, Abu Ghaith e’ stato condannato all’ergastolo.

khamenei saleh

Ali Abdullah Saleh ex Presidente dello Yemen e dal 2012 alleato dei ribelli sciiti Houthi, aveva deciso di cambiare nuovamente schieramento politico e di sostenere la strategia del Vice Re saudita Mohammed Bin Salman. Per questo, molto probabilmente, temeva per la sua vita e stava lasciando la capitale Sanaa per rifugiarsi in Arabia Saudita.

Come noto, Saleh non ha fatto in tempo ad arrivare a Riad: al contrario di quanto accaduto sette anni or sono, questa volta Saleh non e’ sopravvissuto ad un attacco di un cecchino contro il suo convoglio. Il suo corpo martoriato e’ stato quindi mostrato alle telecamere, circondato da una folla di Houthi esaltati che gridavano “morte ad Israele”.

L’uccisione di Ali Abdullah Saleh, e’ solo l’ennesimo atto criminale compiuto per ordine del regime iraniano, al fine di eliminare fisicamente un politico inviso, o diventato sgradito a Teheran. E’ stato cosi con Rafiq Hariri in Libano e, se considerato necessario dai Pasdaran, potrebbe essere la sorte anche di alcuni rappresentanti sciiti iracheni che non si conformano al volere della Repubblica Islamica.

In questa ottica, con preoccupazione devono essere lette le parole di Ali Shamkhani, Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran. Shamkhani, incontrando il Vice speaker del Parlamento iracheno Hammam Hamoudi, si e’ scagliato contro coloro che in Iraq vogliono sciogliere la Forza di Mobilitazione Popolare, ovvero l’ombrello di milizie sciite che prendono ordini diretti dal generale iraniano Qassem Soleimani. Tra coloro che vorrebbero sciogliere la FMP c’e’ Moqtada al-Sadr e, in parte, lo stesso premier iracheno Haider al-Abadi.

La morte di Ali Abdullah Saleh, quindi, rappresenta un messaggio che Teheran lancia anche a questi leader sciiti: “o fate come diciamo noi, o saltate in aria”. Un puro atto mafioso, nel pieno stile del regime iraniano…

 

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Dopo le pressioni bipartisan, l’Italia ha deciso di bloccare l’ingresso della terrorista palestinese Leila Khaled, responsabile di dirottamente aerei con a bordo innocenti civili tra la fine degli anni ’60 e inizio anni ’70.

L’arrivo della Khaled in Italia era parte di un tour organizzato da attivisti filo-palestinesi, in occasione delle celebrazioni dei cinquant’anni del movimento Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), organizzazione inserita nella lista dei gruppi terroristici sia dagli Stati Uniti che dalla stessa Unione Europea. 

Tra le altre cose, solamente pochi giorni prima dell’arrivo della Khaled in Italia, il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, aveva fatto approvare una mozione che, sistematicamente, vieta a personalità, gruppi ed entità coinvolte in azioni terroristiche di accedere al Parlamento Europeo.

La decisione di bloccare Leila Khaled da parte del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ovvero dal Ministero dell’Interno, ovvero dal Ministro Minniti, va assolutamente elogiata. Ora pero’ e’ tempo di fare un passo avanti, e di bloccare anche coloro che sono responsabili di sostenere il terrorismo.

In questo senso, e’ necessario che l’Italia prenda coscienza che l’Iran e’ da anni il primo sponsor del terrorismo internazionale, come riconosciuto dallo stesso Dipartimento di Stato americano. Proprio l’Iran da decenni finanzia le attività del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, gruppo che tanto scalda i cuori dei sostenitori della sinistra radicale, ma che non e’ altro che l’ennesimo movimento armato con le mani sporche di sangue.

Non solo: proprio il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, in questi anni, si e’ reso responsabile dei peggiori massacri in Siria, combattendo su ordine dell’Iran, per il macellaio Bashar al-Assad.

E’ tempo che a pagare non siano solamente coloro che concretamente compiono gli attentati e i massacri, ma anche coloro che materialmente pagano i terroristi per uccidere civili e seminare violenza: e’ tempo, per il mondo democratico, di chiudere le porte all’Iran! 

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Mideast Iran Islamic Dress Code

L’Europa sta lentamente prendendo coscienza della minaccia che la fine del potere territoriale di Daesh in Siria e Iraq, porrà al suo territorio. Il nuovo Califfato infatti potrà anche finire di esistere, ma la minaccia che il gruppo fondato da al-Baghdadi rischia di causare al Vecchio Continente – e non solo – e’ appena cominciata.

La presenza di Isis in numerosi Paesi del mondo e il ritorno dei foreign fighters, infatti, pongono all’Europa tutta una minaccia che e’ non solo di sicurezza, ma strategica. Possibili attentati dei terroristi legati ad Isis, ovviamente, non causeranno solamente morti e feriti, ma avranno anche la capacita’ di alterare risultati elettorali, rischiando di colpire nel cuore i valori democratici. 

C’e’ pero’ una parte della minaccia strategica che l’Europa non vuole vedere. In Medioriente, oggi, ci sono evoluzioni enormi nel mondo sunnita, guidate dalla nuova politica saudita di Mohammed Bin Salman. Una rivoluzione, anche culturale, figlia dei gravissimi errori commessi dalle monarchie del Golfo e delle debolezze stesse che attraversano oggi il regno degli al-Saud (si pensi allo Yemen o anche allo stesso sviluppo dello shale gas americano). Nonostante l’estrema fragilità dei cambiamenti in atto a Riyadh, si tratta di una lotta per la sopravvivenza di parte del mondo sunnita, che si dovrà fondare non soltanto sulle riforme religiose, ma soprattutto sul mantenimento dell’unita’ territoriale di numerosi Stati arabi. 

Contro queste riforme e per la fine dell’unita’ territoriale di diversi Paesi arabi sunniti, lavorano non solo le forze jihadiste – Isis, al-Qaeda e la parte armata della Fratellanza Mussulmana – ma anche il regime iraniano. In questo senso, infatti, Teheran ha gli stessi interessi delle peggiori forze salafite. 

Sino a quando Isis minacciava le zone sciite dell’Iraq o la sopravvivenza del regime di Bashar al-Assad, il regime iraniano poteva avere un interesse diretto a colpire il Califatto (anche se sappiamo che in Siria Assad e Isis hanno spesso collaborato). Oggi che questa minaccia territoriale viene meno, gli interessi delle forze jihadiste sciite legate a Teheran e quelle delle forze jihadiste sunnite, rischiano di saldarsi nuovamente, allo scopo di favorire l’ascesa di forze nazionaliste al potere in Europa e la destabilizzazione dei Paesi arabi legati all’Arabia Saudita.

Sottolineiamo le parole “saldarsi nuovamente”, perché come dimostrato da tempo, il regime iraniano ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo di al-Qaeda, grazie al sostegno dato soprattutto attraverso Hezbollah. Senza dimenticare che, per anni, l’Iran ha offerto ai qaedisti un rifugio sicuro sul proprio territorio. Nulla impedisce quindi oggi alla Repubblica Islamica, di riprendere saldamente in mano una linea di sostegno al peggior estremismo sunnita, in ottica strategica.

Su questo rischio, l’Europa non sta riflettendo abbastanza. Al contrario, sta inventando una narrazione romantica del regime iraniano, inesistente sul piano dei fatti.