Archivio per la categoria ‘Iran sunniti’

saad hariri

Saad Hariri e’ un uomo di tatticismi. Lo e’ da quando, erede del defunto padre Rafiq e’ saltato in aria nel 2005, dilaniato dall’esplosivo piazzatogli da agenti deviati dell’intelligence libanese, su ordine di Damasco e Teheran.

Nonostante la morte del padre, Hariri ha governato il Libano accettando di scendere a patti con Hezbollah, ovvero con l’emblema di coloro che – pur vivendo nel Paese dei Cedri – rappresentano uno Stato nello Stato al servizio degli agenti esterni che hanno ucciso Rafiq Hariri.

Non e’ la prima volta che Hariri si dimette da Primo Ministro libanese. Era già accaduto nel 2011 e anche in quella occasione Hariri attacco’ Hezbollah, accusandolo di sabotare il suo Governo. Allora, pero’, Saad Hariri non punto’ l’indice contro Teheran duramente, ne tanto meno annuncio’ le sue dimissioni dall’Arabia Saudita.

Quanto sta accadendo in questo momento e’ diverso. E’ diverso perché, come suddetto, Hariri ha detto basta da Riad e ha non solo attaccato Hezbollah, ma soprattutto il regime iraniano. Il Presidente libanese Aoun, vicino ad Hezbollah, ha rifiutato le sue dimissioni invitandolo a ritornare in patria, ma Hariri ha continuato il suo viaggio nel Golfo, raggiungendo gli Emirati Arabi Uniti, altro alleato di Riad.

Le dimissioni di Saad Hariri sono parte di una vera e propria dichiarazione di guerra dell’Arabia Saudita contro il regime iraniano. Non e’ dato sapere se questa guerra verrà combattuta tra i due contenenti del Golfo direttamente, ma sicuramente ci saranno delle importanti ripecussioni, in primis in Libano, ma non solo. In Libano, ovviamente, i rischi sono molteplici: non solo lo scontro tra Hezbollah e le fazioni anti iraniane, ma anche il possibile nuovo scontro (in questo caso militare), tra il Partito di Dio e Israele.

Ieri pero’, a Riad e’ arrivato a sorpresa anche Abu Mazen, Presidente dell’ANP e da poco in accordo con Hamas per un nuovo Governo di unita’ nazionale. Lo stesso Hamas che, appena qualche giorno addietro, ha inviato una delegazione in Iran, promettendo a Teheran di restare un alleato fedele. Dulcis in fundo, appena qualche giorno prima di visitare l’Iran, a Riad era arrivato il Premier iracheno al-Abadi, sciita, ma alla ricerca disperata di appigli esterni per non diventare un altro puppet del regime iraniano.

A fare da cornice a questi giochi di potere regionali, c’e’ la nuova politica dell’Amministrazione Trump verso il regime iraniano e soprattutto verso il Pasdaran, ormai sulla via di essere dichiarati una organizzazione terroristica tout court. Una mossa che segue la decisione del Congresso americano del 2015, che ha portato all’inserimento di 100 personalità e enti legati ad Hezbollah, nella lista delle sanzioni.

Concludendo, quanto accaduto con Saad Hariri non e’ puro tatticismo, me a’ parte di un gioco più grande, che vede l’Arabia Saudita intenzionata a fermare ad ogni costo l’avanzata dell’Iran nella regione Mediorientale, considerata una minaccia alla sopravvivenza stessa del regime wahabita. Per queste ragioni, l’Europa deve stare molto attenta a giocare tutte le sue carte investendo sul regime iraniano.

La bonarietà dell’ex Presidente americano Obama, l’accordo nucleare, la crisi siriana e quella irachena (e quella in Yemen), avranno anche costruito per l’Iran una autostrada per amplificare il suo potere regionale. La cosa pero’ e’ andata troppo oltre e tanti attori, tra loro assai diversi, convergono su un solo punto: quell’autostrada va distrutta, ad ogni costo…

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iran911

Oggi, come ogni anno, ricordiamo il terribile attentato dell’11 settembre 2001, quando due aerei di linea si schiantarono contro le Torri Gemelle, facendole crollare completamente. In quel terribile attentato, compiuto da terroristi islamici sunniti, perirono oltre 3000 persone innocenti.

Delle responsabilità di questo attentato si e’ scritto tanto, ovviamente principalmente legate all’organizzazione che rivendico’ (al-Qaeda) e del suo leader Osama Bin Laden (poi ucciso in Pakistan, ove furono trovati altri documenti che provavano il suo rapporto con l’Iran). Poco o nulla si e’ scritto sulle responsabilità del regime iraniano, nonostante tutto una apposita Commissione investigatrice le abbia evidenziate nero su bianco (Report Commissione 9/11/2001).

Sin dal tempo in cui Osama Bin Laden viveva in Sudan, il fondatore di al-Qaeda inizio’ ad intessere relazioni speciali con l’Iran. Relazioni che venivano promosse da Hasan al Turabi, ispiratore del peggior fondamentalismo islamico e promotore di una azione comune jihadista tra sunniti e sciiti, nella lotta contro “Satana” (l’Occidente). Cosi, in nome dell’odio, i Pasdaran iraniani iniziarono a sostenere i terroristi di al-Qaeda: diversi jihadisti sunniti si recarono nella Valle della Bekaa, in Libano, per ricevere addestramento militare da parte di Hezbollah (aiutati da Imad Mughniyah).

Le relazioni tra Teheran e al-Qaeda continuarono anche quando Bin Laden fu espulso dal Sudan e si trasferì in Afghanistan. Il regime iraniano, volutamente, permise il libero passaggio sul suo territorio a diversi terroristi di al-Qaeda, senza richiedere loro alcun visto e senza alcun controllo (No Pasdaran). Tra coloro che usufruirono di questo sostegno ci furono anche diversi terroristi che presero parte all’attentato dell’11 Settembre 2001: Wail al Shehri, Waleed al Shehri e Ahmed al Nami, prima di arrivare in America, passarono dal Kuwait al Libano, ove si imbarcarono su un volo per l’Iran insieme ad un terrorista di Hezbollah; Satam al Suqami e Majed Moqed, arrivarono a Teheran dal Bahrain, mentre Khalid al Mihdhar passo’ prima in Iran, poi in Siria, per ritornare infine in Iran ed entrare in Afghanistan (Middle East Forum).

Queste informazioni sono state ottenute non solo grazie alle rivelazioni di ex membri di al-Qaeda, ma anche di ex membri dei Pasdaran. Uno di loro, tale Abolghasem Mesbahi, rivelo’ addirittura l’esistenza di un piano iraniano per colpire gli Stati Uniti con aerei di linea (piano denominato ““Shaitan dar Atash“, ovvero Satana in Fiamme).

Mentre in Europa il ruolo del regime iraniano nell’attentato dell’11 Settembre 2001 e’ praticamente ignorato, negli Stati Uniti e’ talmente noto che un giudice di Manhattan, il Giudice Daniels, ha condannato l’Iran ed Hezbollah a risarcire le vittime di quell’attacco, definendo persino la Guida Suprema Khamenei, l’ex Presidente Rafsanjani, i Pasdaran, il Ministero dell’Intelligence di Teheran (MOIS) ed Hezbollah, “materialmente e direttamente” responsabili degli attacchi alle Torri Gemelle (Iran911Case).

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Il Premier iracheno al-Habadi lo ha definito un accordo disgustoso, che offende tutto il popolo iracheno. E’ stato questo il commento fatto dal Primo Ministro di Baghdad, dopo l’annuncio dell’accordo di tregua tra l’esercito libanese e Hezbollah, con i jihadisti sunniti di Isis.

Ufficialmente, l’accordo e’ stato concordato per arrivare allo scambio dei corpi di otto soldati libanesi uccisi dai terroristi di Isis, con la liberazione di circa 400 jihadisti sunniti dalle carceri libanesi, 17 bus con aria condizionata, 11 ambulanze e un libero passaggio per i membri del Califfato su alcuni territori siriani, controllati da Assad (NY Times).

Nei fatti, pero’, si tratta di un accordo che riconosce il Califfato dichiarato da al-Baghadi nel 2014 e tutta la strategia sinora intrapresa, per contrastare ed eliminare Isis. La rabbia di al-Habadi, quindi, e’ più che comprensibile, soprattutto considerando quello che l’Iraq ha passato (e sta passando) per mano di Isis.

Pochi hanno fatto caso al fatto che, nell’accordo tra Libano-Hezbollah e Isis, c’era anche il ritorno del corpo del jihadista sciita iraniano, membro dei Pasdaran, Mohsen Hajj, catturato e poi ucciso dai jihadisti sunniti del Califfato in Siria.

Al ritorno della sua salma, i media iraniani vicini ai Pasdaran, particolarmente l’agenzia di stampa Tasnim News, hanno dedicato una grandissima attenzione. Segno evidente che Mohsen Hajj rivestiva un ruolo di estrema importanza per Teheran in Siria, probabilmente di collegamento con il gruppo terrorista Hezbollah (Stripes.com).

Cosi, in cambio di questa salma, la Repubblica Islamica dell’Iran ha praticamente costretto il Libano a riconoscere pubblicamente Isis per la prima volta, generando la rabbia degli stessi alleati di Teheran, praticamente usati come carne da macello per gli obiettivi espansionistici del regime iraniano.

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Sarias Sadeghi, uno degli attentatori di Teheran

I media iraniani accusano dei due attentati di Teheran, compiuti la scorsa settimana contro il Parlamento e il Mausoleo dell’Imam Khomeini, i curdi iraniani affiliati ad Isis. Negli attentati, purtroppo, hanno perso la vita almeno 17 persone.

Se le accuse del regime sono vere, si tratta dell’ennesima dimostrazione di come questi attacchi, siano il frutto del cortocircuito dei rapporti tra la Repubblica Islamica e il terrorismo sunnita di matrice salafita.

Come detto in un articolo scritto qualche giorno addietro, il regime iraniano ha sempre sostenuto il terrorismo sunnita, non solo nei Territori Palestinesi, ma soprattutto in Iraq e Afghanistan, contro le forze militari Occidentali. In questo, e’ nato il sostegno di Teheran a gruppi jihadisti come “Ansar al-Islam” e “Tawheed e Jihad”.

Volontariamente, il regime iraniano ha – attraverso i Pasdaran – favorito la radicalizzazione religiosa nelle zone curde, permettendo a diversi curdi di agire liberamente e di arruolarsi per la jihad salafita in Iraq, Afghanistan e Siria. Assad stesso, su ordine di Teheran, ha liberato centinaia di terroristi sunniti dalle prigioni siriane, dando loro un pass per arruolarsi contro gli americani in Iraq.

L’uso dei curdi iraniani, quindi, aveva per Teheran non solo lo scopo di contrastare gli americani in Iraq, ma anche quello di indebolire il potere delle forze curde iraniane favorevoli all’indipendenza dalla Repubblica Islamica (in particolare il Partito del Kurdistan Democratico-KDP).

Uno degli attentatori di Teheran, si chiamava Sarias Sadeghi. Si scopre che, dal 2014, Sadeghi era conosciuto come un estremista e sostenitore di Isis. Talmente noto che la stessa agenzia di stampa curda KurdistanKurd.com, aveva denunciato la sua presenza nella regione e la sua attività di proselitismo filo-Isis nelle Moschee. Impensabile credere che il regime iraniano e i Pasdaran, fossero all’oscuro di quanto avveniva.

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L’agenzia di Kurdistan Kurd del 2014, che denuncia l’attività pro-Isis di Sarias Sadeghi

Non solo: alcuni siti hanno riportato che Sarias Sadeghi era stato addirittura arrestato dagli agenti del Ministero dell’Intelligence iraniano e detenuto per alcuni mesi. Dopo l’arresto, era stato quindi rilasciato previo il pagamento di una condizionale di 200 milioni di rial. Chiaramente la sua liberazione e’ legata al reclutamento di Sadeghi da parte del regime iraniano. 

La collusione tra regime iraniano e estremismo sunnita Salafita, e’ talmente radicata che proprio recentemente, le forze di sicurezza afghane hanno arrestato degli iraniani reclutati da Isis in Afghanistan. A questo si aggiunga che, negli ultimi mesi, il Governo di Kabul ha accusato Teheran di aver sviluppato rapporti privilegiati con i Talebani, in ottica anti Governativa (Middle East Institute).

Aggiungiamo anche che, lo stesso regime iraniano, non e’ nuovo a “inside jobs” per giustificare l’uso del terrorismo internazionale o la repressione degli oppositori. Gli attacchi contro il Mausoleo dell’Imam Reza presso Mashhad, avvenuti nel 1994, furono imputati inizialmente all’opposizione iraniana riconducibile al MKO. Successivamente, in uno scontro interno al regime, venne arrestato Saeed Imami, ex agente dell’intelligence iraniana, accusato anche di aver ucciso per conto del regime numerosi oppositori e intellettuali iraniani all’estero. Saeed mori’ in carcere prima che potesse fare i nomi dei suoi comandanti all’interno del regime.

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I due attentati compiuti da Isis a Teheran – uno presso il Parlamento, l’altro presso il Mausoleo dell’Imam Khomeini – vanno inquadrati nel rapporto perverso esistente tra il regime iraniano e il terrorismo sunnita salafita.

La Repubblica Islamica, infatti, da decenni finanzia il peggior terrore. Per queste ragioni, da decenni l’Iran e’ considerato dal Dipartimento di Stato americano, il primo sponsor del terrorismo internazionale. Un terrorismo che va oltre le mere affiliazioni allo sciismo o al sunnismo.

Anzi, escludendo Hezbollah – praticamente una costola dei Pasdaran – il regime iraniano ha sempre preferito sostenere il terrorismo di matrice sunnita. Lo ha fatto prima nella galassia palestinese – si pensi solamente a Hamas o alla Jihad Islamica – per poi allargare lo sguardo all’organizzazione creata da Bin Laden, al-Qaeda.

Come la stessa Commissione per l’11 Settembre ha dimostrato, in cambio di attacchi contro le forze Occidentali impegnate in Medioriente, l’Iran ha garantito ai terroristi di al-Qaeda delle basi sicure sul suo territorio e transiti senza praticamente controlli. Negli anni, quindi, il regime iraniano ha creato rapporti privilegiati anche con i vecchi nemici Talebani, diventando oggi uno degli sponsor principali degli “Studenti delle Scuole Coraniche”.

Se al-Qaeda in Iraq si e’ potuto trasformare liberamente in Isis, lo si deve anche e soprattutto al regime iraniano. Non solo per il sostegno dato ai terroristi sunniti in chiave anti-Usa, ma anche per le politiche settarie imposte all’Iraq dall’ex Premier iracheno al-Maliki. In Siria stessa, l’Iran si e’ ben guardato dall’attaccare Isis, preferendo scenderci a patti attraverso gli intermediari del dittatore siriano Bashar al Assad. Oggi la Siria e l’Iraq sono praticamente invasi da milizie sciite paramilitari controllate dai Pasdaran iraniani che, se non costrette (come quando Isis raggiunge aree dell’Iraq considerate vitali dagli interessi di espansione iraniani), non sparano un colpo contro lo Stato Islamico

Secondo quanto si apprende da fonti iraniane, gli autori degli attentati di Teheran hanno cittadinanza iraniana. Difficile credere che siano sfuggiti alla conoscenza delle autorità del regime khomeinista. Più probabile che, quanto accaduto, sia il risultato di un cortocircuito in quello che e’ il rapporto perverso e consolidato tra il regime sciita iraniano e le peggiori forme esistenti del terrorismo salafita sunnita.

Per questo motivo, proprio gli attentati di Teheran, dimostrano quanto sia importante limitare il potere dell’Iran, piuttosto che considerare quel Paese un “alleato” nella lotta al terrorismo. Un terrorismo che esso stesso non solo crea, ma di cui ne perde il controllo…

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Secondo quanto riporta BBC Arabic, il Ministro della Difesa iraniano – il Pasdaran Hossein Dehghan – ha minacciato di distruggere l’Arabia Saudita.

Parlando ad al-Manar, la TV di Hezbollah, Dehghan ha detto che, se Riyadh proverà ad aggredire l’Iran, tutta l’Arabia Saudita verrà distrutta, ad eccezione delle città sante di Mecca e Medina. 

Le minacce di Hossein Dehghan, arrivano dopo le durissime parole del Ministro della Difesa saudita Mohammad Bin Salman, contro l’ingerenza del regime iraniano negli affari interni dei Paesi arabi.

In particolare, Bin Salman ha dichiarato in una intervista alla TV saudita MBC, che il regime iraniano ha lo scopo dichiarato di diffondere l’ideologia khomeinista nel mondo arabo, allo scopo di giungere alla venuta del Mahdi (l’Imam Nascosto). Per questo, Teheran minaccia direttamente la sicurezza dell’Arabia Saudita, soprattutto in Yemen. Alla fine della sua risposta ad una domanda sull’Iran, Mohammad Bin Salman ha aggiunto che “l’Arabia Saudita non aspetterà che Teheran conquisti lo Yemen, ma lavorerà affinché “la battaglia sia all’interno dell’Iran” (senza specificare ulteriormente le sue intenzioni).

Nelle stesse ore in cui Dehghan minacciava l’Arabia Saudita, il Capo di Stato Maggiore dell’esercito iraniano, il Pasdaran Mohammad Baqeri, ha affermato che Teheran e’ pronto ad attaccare all’interno del territorio pakistano, per colpire il gruppo sunnita Jaish al Adl (Reuters).

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In Europa, ormai da anni, la questione del trattamento dei migranti e’ al centro del dibattito politico. In questi giorni, quindi, proprio in Italia si sta svolgendo un interessante e duro dibattito sul tema del salvataggio delle vite dei migranti e il ruolo delle organizzazioni non governative.

Mentre tutto questo scontro sui diritti e sulle relazioni illecite si svolge nel mondo democratico, in altre parti del globo, i rifugiati sono trattati – senza troppi problemi – come carne da macello, pronti ad essere inviati a morire in nome di dittatori brutali come Bashar al Assad.

E’ proprio quello che accade, da troppo tempo, ai rifugiati afghani che giungono in Iran. Questi disperati, sciiti di etnia Hazara, arrivano nella Repubblica Islamica per cercare una nuova vita. Quello che ottengono, e’ praticamente un trattamento disumano e minacce. Teheran, infatti, impone ai rifugiati afghani di scegliere tra l’arruolamento nella Divisione Fatemiyoun in Siria, oppure essere espulsi. Nel caso in cui il migrante sceglie di arruolarsi, per lui e’ pronto un salario di circa 700 dollari al mese, una carta verde per restare in Iran e una tomba in appositi cimiteri – il più noto si trova a Mashhad – dedicati ai “martiri afghani della guerra siriana” (Mei.edu). Tra le decine di corpi che ritornano quotidianamente dalla Siria, anche quelli di numerosi minori afghani, inviati in guerra nonostante la giovane eta’ (No Pasdaran).

In questi giorni, il quotidiano pakistano Dawn, ha raccontato la storia di Imam Ali, afghano di 22 anni, giunto in Iran dalla Provincia afghana di Bamyan. Dopo appena quattro mesi di permanenza in Iran, le autorità iraniane hanno imposto ad Imam Ali di scegliere tra la Siria e l’espulsione. Attirato anche dal salario e impaurito dal rischio di ritorno alla povertà totale, Imam Ali ha accettato di combattere per Assad (Dawn).

Ad oggi, secondo quanto rivelato dagli stessi Pasdaran, almeno 18000 rifugiati afghani sono stati inviati in Siria dall’Iran, per salvare il regime di Damasco. La questione dei rifugiati afghani usati come mercenari di guerra/jihadisti sciiti, sta anche causando una crisi delle relazioni tra Teheran e Kabul (8am.af). Tra i due Paesi ad influire sulla crisi diplomatica, oltre all’abuso dei migranti, si aggiunge anche il rapporto tra il regime iraniano e i Talebani, finanziati da Teheran nonostante le differenze di natura teologica (No Pasdaran).

Per approfondire:

Iran’s Violation of Afghan Refugee and Migrant Rights

Video di propaganda iraniana, in onore dei “martiri afghani della guerra in Siria”