Archivio per la categoria ‘Iran studenti’

University of Tehran student activist Saha Mortezaei’s sign reads, “I have been blacklisted by the university’s security office and the Intelligence Ministry.”

Saha Mortezaei immortalata mentre protesta contro la decisione di impedirle di frequentare il Ph.D. per ragioni politiche (foto IRNA)

Una drammatica notizia ci giunge dall’Iran: non si hanno più notizie di Saha Mortezaei, studentessa dell’università di Teheran, sparita da oltre un mese dopo essere stata arrestata nel dormitorio dell’ateneo, il 17 novembre scorso.

La famiglia di Saha e’ estremamente preoccupata perché, nonostante i loro appelli, le autorità di sicurezza del regime si rifiutano di rilasciare informazione sullo stato detentivo della giovane ragazza. Soprattutto, i famigliari temono che – dopo le minacce ricevute – Saha sia stata realmente sottoposta alla “terapia degli elettro-shock” in alcune cliniche psichiatriche conniventi con l’intelligence, dopo che la ragazza aveva rifiutato di interrompere il suo attivismo politico universitario.

Saha Mortazei e’ l’ex Segretaria del Consiglio dei Sindacati delle Università (UTUCI), formalmente vietato nella Repubblica Islamica. Per il suo attivismo, Saha e’ stata inserita in una lista nera da parte dell’intelligence e, nonostante gli ottimi risultati, le e’ stato negato il diritto di accedere al Ph.D. Nonostante il diniego ricevuto, Saha non si e’ arresa e ha cominciato un sit-in di protesta denunciando la sua esclusione per ragioni politiche.

Per queste ragioni, purtroppo, e’ stata arrestata e condannata dalla Sezione 26 del Tribunale Rivoluzionario di Teheran – presieduta dal giudice Mashallah Ahmadzadeh – a sei anni di carcere. Il 4 dicembre scorso, quindi, incontrando la famiglia di Saha, il responsabile della sicurezza dell’Universita’ di Teheran, Esmail Soleimani, ha minacciato di sottoporla all’elettro-shock, nel caso in cui Saha non avesse fermato il suo attivismo politico. Peggio, alcuni giorni dopo incontrando degli studenti, il Vice Rettore dell’università Majid Sarsangi, ha minacciato di far spedire Saha in un ospedale per malati mentali, se necessario. Ad oggi, il regime non ha ancora autorizzato l’avvocato della famiglia Mostafa Nili ad incontrare la sua assistita e ha svolto tutte le sedute processuali contro Saha, in assenza del suo difensore legale.

Ricordiamo che, sin dalla nascita della Repubblica Islamica nel 1979, e’ stato vietato agli studenti di praticare qualsiasi forma di attivismo politico. Divieto a cui gli studenti si sono opposti, fino a subire il terribile massacro nel dormitorio di Teheran, del 1999. Durante la Presidenza di Ahmadinejad, e’ stato ordinato ai rettori di marchiare con una stella gialla i curricula universitari di tutti gli studenti che praticavano attività politica (diversi dei quali, come Arash Sadeghi, sono stati arrestati durante le proteste dell’Onda Verde e languono ancora in carcere).

Quando venne eletto Presidente nel 2013, Hassan Rouhani promise di abolire la terribile pratica della stella gialla e di rendere libero il diritto di fare politica negli atenei. Ad oggi, quella promessa di Rouhani (come molte altre da lui fatte per essere eletto e rieletto), sono rimaste lettera morta…

student

Almeno 17 studenti dell’Universita’ di Teheran e due dell’Universita’ di Tabriz, sono stati condannati a pene detentive che vanno da un anno a dodici anni di carcere (alcuni sono stati condannati anche a ricevere delle frustate e all’esilio!). Tutti loro sono accusati di aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale e di aver preso parte a “assemblee illegali”, per aver partecipato alle proteste – scoppiate a fine 2017 e ancora in corso – per la situazione economica all’interno della Repubblica Islamica.

Di seguito la lista dei condannati e alcune informazioni su di loro:

  1. Zanyar Ahmadiniaz, Universita’ Azad di Teheran: otto anni di carcere;
  2. Sima Entasari: cinque anni di carcere;
  3. Shima Entasari, studente di economia, Universita’ di Teheran: cinque anni di carcere;
  4. Mehdi Eskandari, studente di Giurisprudenza, Universita’ Payame Noor di Teheran: sei anni di carcere e due anni di divieto di lasciare il Paese;
  5. Reza Bavi, Universita’ Azad di Teheran: sette anni di carcere;
  6. Padram Pazireh, Universita’ di Teheran: sette anni di carcere e 74 frustate;
  7. Leila Hosseinzadeh, studentessa di antropologia, Universita’ di Teheran: sei anni di carcere e due anni di divieto di lasciare il Paese;
  8. Mohsen Haghshenas, studente di design, Universita’ di Teheran: due anni di carcere;
  9. Khashayar Dejghan, studente di ingegneria, Universita’ di Teheran: sette anni di carcere, 74 frustate, due anni di esilio presso Borazjan, Provincia di Bushehr;
  10. Sina Darvish Omran, studente di tedesco all’Universita’ di Teheran: otto anni di carcere, due anni di divieto di lasciare il Paese, due anni di divieto di praticare attivita’ politiche e sociali;
  11. Sina Rabiei, universita’ di sociologia, Universita’ di Teheran: un anno di carcere, due anni di divieto di lasciare il Paese;
  12. Roya Saghiri, Universita’ di Tabriz: 23 mesi di carcere;
  13. Fereshteh Tousi, studente di sociologia, Universita’ Allameh Tabataba’i di Teheran: un anno e mezzo di carcere, due anni di bando dalle attivita’ politiche e sociali;
  14. Sadegh Gheusari, giornalista e studente dell’Universita’ Shahid Beheshti di Teheran: sette anni di carcere, 74 frustate, due anni di bando dall’attivita’ di giornalista, due anni di divieto di lasciare il Paese;
  15. Ali Kamrani, studente di inglese, Universita’ Shahid Madani di Tabriz: tre mesi di carcere;
  16. Rouhollah Mardani, insegnante e studente di letteratura persiana, Universita’ di Teheran: sei anni di carcere, due anni di bando dalle attivita’ politiche e sociali, due anni di divieto di lasciare il Paese;
  17. Zafarali Moghimi, studente di metallurgica, Universita’ di Teheran: sette anni di carcere;
  18. Ali Mozaffari, studente di antropologia, Universita’ di Teheran: otto anni di carcere, due anni di divieto di lasciare il Paese, due anni di proibizione di partecipare ad attivita’ politiche e sociali;
  19. Kasra Nouri, studente di diritti umani, Universita’ di Teheran: dodici anni di carcere, 74 frustate, due anni di esilio presso Salas Babajani nella provincia di Kermanshah, due anni di divieto di lasciare il Paese, due anni di divieto di prendere parte ad attivita’ politiche e sociali.

Non serve aggiungere altro…

Evin-Prison

Si chiamava Sina Qanbari e aveva appena 22 anni. E’ questo il nome del manifestante iraniano deceduto il 6 gennaio scorso, nel carcere di Evin.  Sina e’ uno dei 400 studenti di Teheran, che sono stati arrestati durante la recente ondata di proteste anti-regime.

Secondo quanto si sa ad oggi, prima di morire, Sina si trovava in isolamento nel carcere di Evin, dove vengono rinchiusi la maggior parte dei detenuti politici (in bracci controllati direttamente dai Pasdaran).

Secondo il regime, il decesso di Sina Qanbari e’ stato classificato come “suicidio”. Ovviamente, nessuna commissione d’inchiesta e’ stata costituita per verificare le modalità del decesso e, nel caso venisse confermato il suicidio, le ragioni che hanno portato il giovane a togliersi la vita.

Secondo i dati dell’opposizione iraniana, sarebbero oltre 2000 i manifestanti arrestati nell’ondata di proteste che ha scosso il Paese (oltre 20 i morti). Il Capo dei Pasdaran Jafari ha pubblicamente affermato che “la sedizione e’ stata sconfitta”, derubricando le ragioni della protesta a mero complotto. Nonostante le parole di Jafari, le manifestazioni sono continuate soprattutto in città come Isfahan e nelle regioni dell’Ahwaz e del Khuzestan.

sina qanbari 1

khamenei unesco

Ieri l’Ayatollah Khamenei – parlando davanti ad una rappresentanza di professori – ha trovato il tempo di riparlare della cosiddetta Agenda Unesco 2030: si tratta di un documento dell’Unesco, purtroppo non obbligatorio, che intende promuovere l’educazione nei vari Paesi del mondo.

Il documento e’ stato firmato dallo stesso Iran nel 2016, ma con l’approssimarsi della campagna presidenziale – che poi ha visto la nuova vittoria di Rouhani – e’ diventato oggetto di scontro interno. Khamenei ha rimesso al suo posto il Presidente, affermano che la Repubblica Islamica non implementerà tale documento, perché contrario all’Islam.

In realtà, come abbiamo già scritto, l’Agenda Unesco 2030, se applicata in Iran, metterebbe a rischio il regime razzista e misogino in vigore nella Repubblica Islamica. L’agenda, infatti, richiede una eguaglianza tra i generi e la fine delle discriminazioni contro alcune categorie. Come noto, in Iran le donne valgono legalmente meta’ degli uomini e diverse minoranze, in primis i Baha’i, non hanno diritto all’accesso all’istruzione pubblica.

Parlando ieri, Khamenei ha addirittura affermato che l’Agenda Unesco 2030 e’ un complotto “delle potenze arroganti”, per controllare “le nazioni”. Non casualmente, la Guida Suprema iraniana ha voluto riprendere il discorso Unesco, alla vigilia della “Giornata di Gerusalemme”, prevista domani in Iran. La “Qods Day”. come noto, e’ una manifestazione in cui il regime iraniano esprime il suo odio verso Israele, gli Stati Uniti e buona parte dell’Occidente.

Collegando il documento Unesco con la questione di Gerusalemme, Khamenei ha voluto rimarcare come l’opposizione all’Agenda2030, sia una vera e propria jihad, non inferiore a quella contro gli odiati nemici israeliani e americani. Una riprova della follia fondamentalista dei leader della Repubblica Islamica. 

unesco2030

E’ successo ancora, purtroppo: una studentessa iraniana di fede Baha’i, Sogol Kazemi Bahnamiri, è stata espulsa dall’Università di Mashhad, dove studiava Ingegneria urbana. La studentessa, è stata espulsa mentre frequentava il quinto semestre del corso di studi, senza alcuna spiegazione o comunicazione preventiva.

La povera Sogol, ha scoperto da sola di non essere più considerata una studentessa dell’Università di Mashhad, dove aver tentato di accedere al portale dell’Ateneo, in occasione degli esami finali del semestre, il 23 gennaio del 2017. Quando Sogol ha provato ad avere delle spiegazioni sulla decisione, ha incontrato davanti a sè solamente dei muri. L’Amministrazione dell’Università di Mashhad non ha saputo darle delle motivazioni, affermando di non essere a conoscenza dell’accadimento. La studentessa Baha’i ha provato quindi ad approcciare direttamente il Ministero della Scienza, ma anche in questo caso, nessun impiegato si è preso la responsabilità dell’espulsione (Hrana).

Purtroppo, come confermato dalla famiglia di Sogol Kazemi Bahnamiri, le autorità erano tutte consapevoli della decisione. La scelta, come hanno spiegato, è parte del regime di oppressione dell’Iran verso la minoranza Baha’i, privata di ogni diritto all’educazione pubblica. D’altronde, come noto, Khamenei in persona ha approvato una fatwa che vieta agli “iraniani puri” ogni forma di contatto con “questa setta peccaminosa” (No Pasdaran). La polizia iraniana, quindi, ha addirittura stilato una lista di lavori vietati ai Baha’i, ordinando anche che, nel caso dei lavori permessi, il salario di un Baha’i debba essere inferiore a quello di altri impiegati (No Pasdaran).

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Quello che vi mostriamo di seguito, è un video eccezionale che arriva dall’Iran. Il video risale alla giornata dello studente, che si celebra nella Repubblica Islamica il 7 dicembre di ogni anno (anniversario del massacre degli studenti dell’Università di Teheran nel 1953). Anche quest’anno, la celebrazione della giornata dello studente è stata l’occasione per i giovani iraniani per protestare contro le repression del regime e richiedere la liberazione dei detenuti politici (Good Morning Iran).

In uno dei video che sono stati pubblicati sui social network dopo quelle proteste, si può vedere e ascoltare il coraggioso discorso di protesta di un giovane studente iraniano. Coraggioso non solo per il suo contenuto, ma anche perchè espresso davanti al deputato iraniano Ali Motahari, un conservatore, che ha però sfidato diversi tabù, soprattutto richiedendo un legittimo processo per i leader dell’Onda Verde Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi (agli arresti domiciliari dal 2011 senza alcuna accusa formale e senza alcun processo).

Nel video, il giovane iraniano chiede giustizia per il massacro degli oppositori politici avvenuto nel 1988. Un massacro legittimato da una fatwa di Khomeini e compiuto anche grazie alle sentenze emesse dall’attuale Ministro della Giustizia del Governo Rouhani, Mostafa Pourmohammadi. Ancora, lo studente disapprova la presa degli ostaggi all’ambasciata Americana di Teheran. Ostaggi tenuti illegalmente per 444 giorni, contro tutte le normative previste dal diritto internazionale. Anche in quel caso, una azione che fu benedetta direttamente da Khomeini e che vide protagonista l’attuale Vice Presidente iraniana Masoumeh Ebtekar. Infine, senza mezzi termini, il giovane studente contesta la politica del regime iraniano in Siria, denunciando che “la storia ci condannerà per il genocidio dei siriani”. In particolare, lo studente mette in luce il peso della morte di oltre 500,000 persone – tra cui migliaia di bambini – e l’odio che questa violenza genererà per i decennia a venire contro l’Iran (International Campaign for Human Rights in Iran).

Dubitiamo che qualcuno nell’establishment iraniano darà retta a questo coraggioso studente…siamo più sicuri che qualcuno, putroppo, lo costringerà a tacere…

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Ali Shariati e’ un coraggioso giovane iraniano di appena 30 anni. Gli ultimi mesi della sua vita, li ha passati in galera, ad Evin. Una sofferenza non dovuta al fatto che Ali ha compiuto un crimine materiale, ma unicamente per la scelta di questo coraggioso attivista, di protestare contro gli abusi del regime sulle donne.

Come si ricorderà, infatti, due anni or sono, le donne iraniane furono soggette di decine e decine di attacchi con l’acido. Attacchi compiuti dai membri di Hezbollah Iran, contro le donne che portavano male il velo. Nessuno ha mai pagato per quanto accaduto, nonostante il fatto che diverse di queste giovani iraniane, hanno avuto il volto totalmente sfigurato in seguito alla violenza subita. Al contrario, la risposta dei legislatori iraniani fu quella di promuovere un “Piano per la virtù della donna”, in cui si autorizzavano i Basij ad usare le maniere forti contro coloro che violavano i codici di abbigliamento islamici (Iran Human Rights Campaign). Al contrario del Parlamento iraniano, però, centianaia e centinaia di iraniani si ribellarono agli attacchi con l’acido contro le donne. Le strade di numerose città della Repubblica Islamica furono protagoniste di proteste pacifiche, purtroppo represse duramente dal regime.

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Tra coloro che protestarono, davanti al Parlamento iraniano c’era anche Ali Shariati. Arretstato il 18 Febbraio del 2015, Ali è stato condannato a 12 anni e 9 mesi di carcere dal giudice Salavati, noto per essere al servizio dell’intelligence. Il giudice accusò Ali di “aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale“, di “avere una parabola satellitare a casa” e di “fare propaganda contro lo Stato“, per alcuni post scritti contro il regime sui social (Iran Human Rights Campaign).

Poco dopo la condanna, nel Novembre del 2015, Ali Shariati dichiarò lo sciopero della fame e della sete. Uno sciopero che gli fece quasi perdere totalmente la coscienza e gli rese alcuni arti parzialmente paralizzati. La sua richiesta alla Corte era quella di ottenere la libertà condizionata. Una libertà ottenuta per brevissimo tempo dopo la morte del padre nel Maggio del 2016. Purtroppo, una libertà breve; alla fine di ottobre, infatti, le forze di sicurezza sono tornate senza preavviso a prelevarlo e lo hanno rinchiuso nuovamente nel carcere di Evin. A distranza di mesi, Ali ha deciso di dichiarare nuovamente lo sciopero della fame. Per questo, qualche giorno fa, Ali ha deciso di dichiarare nuovamente lo sciopero della fame.

Purtroppo, il caso di Ali Shariati dimostra, nuovamente, l’incapacità del Presidente Rouhani di mantenere le sue promesse elettorali. Le carceri iraniane, dalla sua elezione nel 2013, si sono riempite a dismisura di detenuti politici e di coscienza. Un aumento delle repressioni, davanti alle quali il Presidente ha taciuto quasi totalmente.