Archivio per la categoria ‘Iran Stati Uniti’

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Finalmente! Se sul bando di Trump all’immigrazione di cittadini da sette Paesi del mondo mussulmano si può ampiamente discutere, sulla reazione della neo Amministrazione americana alle nuove minacce iraniane, si deve solo applaudire. Dopo anni di debolezza e vergognoso lassismo da parte dell’ex Presidente Obama, la Casa Bianca ha mandato a Teheran un messaggio chiaro: state giocando con il fuoco!.

In sintesi, queste le parole dette da Michale Flynn, Consigliere per la Sicurezza Nazionale, in seguito al nuovo test missilistico iraniano – in violazione della Risoluzione ONU 2231 – e dell’attacco ad una nave della marina saudita, da parte dei ribelli Houthi in Yemen, ormai praticamente totalmente asserviti ai Pasdaran e ad Hezbollah (testo ufficiale della Casa Bianca).

Nel comunicato rilasciato davanti alle telecamere, Flynn ha condannato le azioni del regime iraniano e dei suoi proxy e non ha mancato di annunciare che, con l’arrivo di Trump, è terminata la fine della passività dell’esperienza Obama. Flynn, quindi, ha aggiunto che – quanto da lui affermato – doveva essere inteso come un “avviso ufficiale” alla Repubblica Islamica!

Alle parole di Flynn hanno fatto da sponda quelle del Congresso USA che, in seguito al test missilistico iraniano, ha chiesto alla Casa Bianca di aumentare la pressione contro il regime islamista e, se necessario, di approvare nuove sanzioni (ì).

Mike Pompeo (a destra), Lee Zeldin e Frank LoBiondo, mentre si recano all'ambasciata pakistana - rappresentante degli interessi di Teheran negli USA - per chiedere il visto di ingresso in Iran

Mike Pompeo (a destra), Lee Zeldin e Frank LoBiondo, mentre si recano all’ambasciata pakistana – rappresentante degli interessi di Teheran negli USA – per chiedere il visto di ingresso in Iran

Era il febbraio del 2016, e nella Repubblica Islamica erano previste le elezioni parlamentari. In quella occasione, tre membri del Congresso americano – Mike Pompeo, Lee Zeldin e Frank LoBiondo – inviarono una lettera alla Guida Suprema Ali Khamenei e al Capo dei Pasdaran Ali Jafari, chiedendo di ricevere un visto di ingresso per visitare l’Iran. Il loro scopo, secondo quanto riportato nella lettera, era quello di: incontrare i leader iraniani, tra cui Mohsen Fakhriazadeh, il padre del programma nucleare iraniano; incontrare i cittadini americani detenuti in Iran; visitare i siti di Parchin, Arak e Fordow, dove il regime ha realizzato il suo programma nucleare e fatto test su esplosioni atomiche; affrontare la questione del programma missilistico iraniano e dei test realizzati dal regime dopo l’accordo nucleare (in piena violazione dell’accordo stesso); parlare dell’arresto dei 12 marines americani, detenuti nel gennaio 2016, in maniera non conforme alla Convenzione di Ginevra.

Per mesi il regime iraniano ha ignorato la richiesta dei tre parlamentari americani. Per questo, nell’aprile del 2016, i tre membri del Congresso hanno scritto una nuova lettera alle autorità di Teheran, rinnovando la richiesta di avere un visto di ingresso. Questa volta, la risposta è arrivata da parte di Javad Zarif: il Ministro degli Esteri iraniano, ha rigettato la richiesta dei rappresentanti americani, accusando i tre di voler unicamente colpire la Repubblica Islamica (No Pasdaran).

Purtroppo per Teheran, uno di quei tre membri del Congresso americano, per la precisione Mike Pompeo, è stato nominato da Donald Trump neo direttore della CIA. Poco prima di ricevere la nomina, Pompeo aveva espresso chiaramente il suo pensiero sull’accordo nucleare firmato nel luglio del 2015: un accordo pessimo, che ha messo solamente in maggiore pericolo gli Stati Uniti e i suoi alleati nel mondo. Non solo: Pompeo ha anche ricordato che, in un solo anno, Teheran ha più volte violato i patti, soprattutto realizzando test missilistici, con vettori capaci di trasportare potenzialmente delle bombe nucleare.

L’intevista che vi proponiamo qui sotto, realizzata da Fox News, è stata girata appena due settimane prima della nomina di Pompeo a capo della Central Intelligence Agency. Buona visione!!!

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Il reporter del Washington Post Jason Rezaian, detenuto per 544 giorni dai Pasdaran prima della sua liberazione, ha deciso di fare causa al regime iraniano. Jason accusa l’Iran di averlo tenuto come ostaggio, di averlo torturato e di essere responsabile di terrorismo. La denuncia è stata depositata presso la Corte Federale di Washington. La Corte ha anche preso atto che, durante la sua detenzione, Jason ha anche provato a commettere sucidio, istigato al gesto estremo dalle minacce dei suoi carcerieri (AgencyNewsPPi2015).

Ricordiamo che Jason Rezaina è stato fermato nel luglio del 2014 in Iran e il suo arresto è stato ufficialmente reso noto solamente nove mesi dopo! Accusato di spionaggio, Jason ha subito un processo a porte chiuse che si è concluso con una condanna, di cui il regime dei Mullah non ha nemmeno reso noto l’entità della pena. Jason è stato infine liberato nel gennaio del 2016 insieme ad altri tre detenuti irano-americani, dietro il pagamento di un riscatto da parte della Casa Bianca. Washington ha provato a negare di aver pagato un riscatto, facendo passare un aereo pieno di soldi giunto a Teheran nelle ore della liberazione dei detenuti, come la mera consegna di parte dei fondi del regime iraniano negli Stati Uniti, scongelati in seguito alla fine di alcune sanzioni. Erano tutte bugie e lo stesso Jason Rezaian confermò che, uno dei suoi carcerieri, gli aveva detto che nessun detenuto sarebbe stato liberato prima dell’arrivo di un aereo dagli Stati Uniti.

Oggi Jason Rezaian la lasciato il Washington Post ed è ricercatore presso la Harvard University.

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Il 21 Settembre scorso, il Congresso americano ha approvato all’unanimità una mozione di condanna dell’Iran, per la persecuzione e l’apartheid imposta dal regime contro i Baha’i. La mozione richiede a Teheran di rilasciare immediatamente tutti i Baha’i detenuti, in particolare i sette leader della Comunità Baha’i condannati a 20 anni di carcere nel 2010. La risoluzione chiede anche alla Repubblica Islamica di rilasciare tutti i prigionieri di coscienza e invita – con urgenza – il Presidente Obama ad approvare nuove sanzioni contro l’Iran per gli abusi sui diritti umani (H.Res.220).

Vogliamo ricordare che contro i Baha’i l’Iran applica un vero e proprio regime di apartheid, impendendo a chi professa questa antica fede, di accedere alla pubblica istruzione, di svolgere numerose professioni, di celebrare le proprie festività e di guadagnare quanto gli altri cittadini (No Pasdaran). Non solo: lo stesso Ayatollah Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, ha approvato una fatwa impedendo agli “iraniani puri” di avere rapporti sociali con i Baha’i (No Pasdaran).

Contro l’apartheid dei Baha’i in Iran è nata anche una campagna denominata #NotACrime, per denunciare l’esclusione dei Baha’i dall’istruzione. Una campagna promossa da attivisti in Sud Africa e negli Stati Uniti. Nel noto quartier di Harlem a Manhattan, i writers hanno dipinto dei magnifici murales, denunciando le persecuzioni e le discriminazioni contro la comunità Baha’i.

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Nel suo discorso di insediamento come Capo della Suprema Università Nazionale della Difesa, il comandante pasdaran Ahmad Vahidi, ha lanciato un durissimo attacco contro gli Stati Uniti. Parlando a Teheran, l’ex Ministro della Difesa di Ahmadinejad, ha affermato che il conflitto tra Iran e Stati Uniti continuerà in ogni campo e terminerà solamente quando il “regime del male” – ovvero gli USA – non sarà sostituito con “dal regime del bene” (che per Vahidi sarebbe la Velayat-e Faqih khomenista).

Parafrasando l’ideologo della Fratellanza Mussulmana Sayyd Qutb, Ahmad Vahidi ha sottolineato che il mondo è pieno di “ingiustizia e ignoranza”. In tal senso, va evidenziato soprattutto termine “ignoranza”: si ricorderà infatti che, proprio con la scusa di combattere il “mondo della jahiliyya (ovvero dell’ignoranza), il pensatore sunnita Qutb giustificava il ricorso alla peggiore violenza jihadista. Sebbene l’Iran sia un regime sciita, non va dimenticato che Khomeini era un grande conoscitore del pensiero della Fratellanza Mussulmana e il suo successore, Ali Khamenei, è il maggiore traduzione dei testi di Sayyd Qutb in farsi (Fars News).

Non si prenda questo collegamento ideologico tra Fratellanza Mussulamana e khomeinisti come un dato meramente teorico. Il regime iraniano è il primo sponsor al mondo del terrorismo internazionale e proprio Ahmad Vahidi – in quanto  (ormai ex) comandante della Forza Qods – è stato tra gli organizzatori del terribile attentato contro il Centro Ebraico AMIA di Buenos Aires, il 18 luglio del 1994. L’attentato uccise oltre 80 civili innocenti e l’Interpol emise mandati di cattura internazionale non solo contro Vahidi, ma anche contro altri esponenti del regime iraniano quali Ali Akbar Velayati, oggi consigliere di Ali Khamenei. Ricordiamo che, proprio per scoprire la verità sull’accaduto e per denunciare il ruolo di Teheran nell’attentato, è stato ucciso a Buenos Aires il Procuratore argentino Alberto Nisman (No Pasdaran).

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Il 20 luglio scorso, il Dipartimento del Tesoro americano ha approvato nuove sanzioni contro il gruppo terrorista sunnita di al-Qaeda. La novità di questa decisione, è il fatto che i terroristi colpiti dalla decisione, sono tutti rifugiati nella Repubblica Islamica dell’Iran. Una nuova prova del ruolo di Teheran nel sostegno al jihadismo salafita, nonostante le differenze religiose tra le due realtà. I tre terroristi si chiamano Faisal Jassim Mohammed Al-Amri Al-Khalidi (Al-Khalidi), Yisra Muhammad Ibrahim Bayumi (Bayumi), e Abu Bakr Muhammad Muhammad Ghumayn (Ghumayn)e sono stati colpiti dalle sanzioni grazie all’Ordine Esecutivo 13224, approvato in seguito all’attentato delle Torri Gemelle dell’11 Settembre 2001 (Treasury.gov).

Secondo le informazioni rilasciate dal Dipartimento del Tesoro americano, Al Khalidi nel 2014 ha il compito di raccogliere finanziamenti per al-Qaeda e nel 2015 era Capo della Commissione militare de “La Base”. Yisra Muhammad Ibrahim Bayumi, veterano di al-Qaeda, si è rifugiato in Iran sin dal 2014, occupando il ruolo di mediatore tra l’organizzazione terrorista sunnita e Teheran. Grazie a questo ruolo, Bayumi ha potuto usare anche la Siria di Assad, come territorio per facilitare il trasferimento di fondi ad al-Qaeda. Infine Abu Bakr Muhammad Muhammad Ghumayn: egli ha ricoperto diversi incarichi all’interno di al-Qaeda, sia nel settore logistico, che in quello finanziario, di intelligence e di comunicazione. Dal 2015, Ghumayn ha assunto il ruolo di controllore dei finanziamenti e dell’organizzazione della cellula di al-Qaeda in Iran.

La decisione del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, rappresenta l’ennesima riprova del ruolo del regime iraniano nel finanziamento del terrorismo internazionale. Un ruolo che, avendo come solo scopo quello di espandere gli interessi della Velayat-e Faqih, non si limita al sostegno dei gruppi sciiti, ma arriva fino al finanziamento del peggior terrorismo di marchio sunnita salafita. Lo stesso che in questo periodo, proprio mentre il mondo apre all’Iran, insanguina le strade della Francia, della Germania e del Belgio.

Per approfondire il rapporto tra Iran e al Qaeda si legga: Ecco come l’Iran finanzia al-Qaeda; Il ruolo del regime iraniano nell’attentato dell’11 Settembre 2001Iran and al Qaeda partners in terror

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Ban Ki Moon, il Segretario delle Nazioni Unite, ha fatto infuriare le grandi potenze. Ieri, infatti, era il giorno il Consiglio di Sicurezza ha ascoltato il primo report del Segretariato Generale in merito all’implementazione della Risoluzione ONU 2231 (testo), ovvero la Risoluzione che ha legittimato l’accordo nucleare con l’Iran e soprattutto la fine di molte delle sanzioni contro la Repubblica Islamica.

Ovviamente, neanche a dirlo, tutti i sostenitori dell’Iran Deal – Stati Uniti in testa – si aspettavano unicamente un endorsement silezioso da parte del Segretario Generale, visto dall’Amministrazione Obama come un mero esecutore del volere geopolitico di Washington. Purtroppo per Samantha Powell, Ambasciatrice USA alle Nazioni Unite, cosi e’ stato solamente in parte. Per un verso, infatti, il report di Ban Ki Moon ha continuato a sostenere la necessita’ di tutelare l’accordo. Per un altro , pero’, pur usando toni diplomatici, il report ha denunciato le violazioni dell’accordo da parte di Teheran (UN.org).

Le violazioni riscontrare nel report, sono almeno quattro:

  1. I test missilistici compiuti dall’Iran in questo ultimo anno. Test che, secondo Ban Ki Moon, non rispettano lo spirito costruttivo della Risoluzione 2231. In questo senso vogliamo ricordare che, il 28 Marzo del 2016 gli Ambasciatori di Francia, USA e Gran Bretagna alle Nazioni Unite, scrissero chiaro e tondo in una lettera, che i test missilistici compiuti dall’Iran nel Marzo 2016, rappresentavano una chiara violazione dell’Allegato B della risoluzione 2231, consideranco che i missile balistici iraniani erano “intrisecamente capaci” di trasportare armi nucleari (Daily Mail);
  2. Per quanto concerne il trasferimento di armamenti, il report ricorda il sequesto, avvenuto lo scorso aprile nel Golfo di Oman, di una nave carica di armi da parte della marina americana. La nave, secondo le indagini, era partita dall’Iran. Tra le altre cose, il report sembra non menzionare il fatto che, appena un mese prima, un’altra nave carica di armamenti partita dall’iran era stata bloccata dalla marina australiana. Entrambi i carichi di armi erano destinati ai ribelli Houthi in Yemen (USNI News);
  3. Il report denuncia la partecipazione di diversi gruppi iraniani, alla Quinta Esibizione della Difesa in Iraq, organizzata a Baghdad tra il 5 e l’8 marzo 2016. Una esibizione che ha permesso alle societa’ iraniani produttrici di armamenti e tecnologia militare, di esportare armi fuori dall’Iran, senza preventivamente avvertire il Consiglio di Sicurezza, come previsto dal paragrafo 6 dell’Allegato B della Risoluzione 2231. Tra le societa’ che hanno preso parte all’esibizione, c’era anche DIO (Defense Industries Organization), controllata direttamente dal Ministro dell’Intelligence iraniano e da sempre coinvolta nel traffico di materiale nucleare e missilistico. La DIO e’ inserita nella lista delle organizzazioni citate dalla risoluzione 2231, ovvero di coloro sono state tolte dalla lista delle sanzioni, ma devono ottenere un permesso per poter trasferire il loro materiale all’esterno;
  4. Infine il testo cita i viaggi fuori dall’Iran compiuti da Qassem Soleimani, capo della Forza Qods. Solemaini, vergognosamente, e’ stato inserito nella lista di coloro che possono godere della sospensione delle sanzioni internazionali (nonostante l’assurdo diniego di Kerry). Nonostante tutto, per compiere viaggi fuori dall’Iran, il comandate Pasdaran ha bisogno di una autorizzazione da parte di “tutti gli Stati” contraenti l’accordo, per poter lasciare la Repubblica Islamica. Neanche a dirlo, Soleimani ha dato zero importanza a questo limite, visitando liberamente Mosca, Baghdad e Damasco in questo ultimo anno.

Come suddetto, il report di Ban Ki Moon ha fatto infuriare le grandi potenze, con Stati Uniti e Russia unite nel criticare il Segretario delle Nazioni Unite per “aver ecceduto il suo mandato”. Al ridicolo non c’e’ mai fine…