Archivio per la categoria ‘Iran Stati Uniti’

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Tutto era pronto, lo ha ammesso anche in conferenza stampa il Presidente americano Trump. Tutto era pronto ieri ad Hanoi per firmare l’accordo tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord. Alla fine, pero’, la firma non c’e’ stata.

Per molti commentatori – anzi, per la maggior parte dei commentatori – la mancata firma dell’accordo tra Washington e Pyongyang rappresenta un fallimento di Donald Trump. Neanche a dirlo, i commentatori sono gli stessi che descrivono come un crimine il fatto che il Presidente americano ha scelto di uscire dall’accordo nucleare con l’Iran.

A questi stessi commentatori, poco importa il contenuto dell’accordo che viene firmato. Poco importa se, accentando le condizioni di Kim, Trump avrebbe regalato praterie ad un regime che, nonostante la disponibilita’ a negoziare, e’ sempre un regime criminale e dittatoriale, di cui e’ molto difficile potersi fidare. Gli stessi commentatori che hanno pianto quando Obama ha firmato l’accordo con l’Iran, fregandosene altamente se questo accordo era parziale, mal scritto, lacunoso e soprattutto se – abolendo le sanzioni senza preocondizioni – ha regalato miliardi di dollari ai Pasdaran.

Proprio sull’abolizione delle sanzioni pare essersi arenato l’accordo tra Trump e Kim. Il Presidente americano non si e’ sentito approvare la fine completa delle sanzioni verso la Corea del Nord. Nonostante quanto vogliono far trasparire i “benpensanti”, quella tra Trump e Kim non sembra essere una rottura definitiva. I due, infatti, potrebbero rivedersi prossimamente.

Che l’accordo venga firmato o meno, poco importa. Cio’ che conta e’ che, se deve essere firmato, che sia l’esatto contrario di quanto accaduto con l’Iran: che sia un accordo vero, che limiti le capacita’ nucleari e militari della Corea del Nord, Paese che per eccellenza ha esportato nel mondo tecnologie missilistiche (soprattutto all’Iran) che hanno creato instabilita’ e conflitto.

 

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Si chiama INSTEX, ed e’ il meccanismo promosso dalla UE – precisamente da tre Paesi (E3): Francia, Germania e Gran Bretagna – per aggirare le nuove sanzioni americane all’Iran. Tecnicamente, almeno per ora, questo meccanismo intende promuovere la continuazione del business con Teheran in tre settori: medico, farmaceutico e agricolo.

Si badi bene: i tre settori menzionati, non sono inseriti nelle sanzioni americane. Se indirettamente questi settori vengono colpiti, infatti, non e’ per via delle sanzioni americane, ma per il fatto che gli istituti finanziari occidentali non intendono fare alcun tipo di transazione con le loro controparti iraniane, per evitare incorrere nelle sanzioni americane involontarmante.

Un problema che, pregasi aprire le orecchie, non e’ nato ora con l’Amministrazione Trump, ma e’ stato una costante anche nel periodo Obama, quando gli Stati Uniti sostenevano fortemente le aperture al regime iraniano. Perche’ fare affari con l’Iran non e’ mai stato conveniente per le banche occidentali: il regime iraniano, infatti, e’ primo al mondo per ricilaggio di denaro e tra i primi per mancanza di trasparenza interna e corruzione. Ecco perche’, da anni, il FATF – organizzazione inter-governativa che si occupa di denunciare il ricilaggio di denaro – sta provando a negoziare con l’Iran una riforma del settore bancario nella Repubblica Islamica.

Qui casca l’asino: se si va a leggere la dichiarazione congiunta di Bucarest sull’INSTEX, si scopre che il meccanismo UE e’ soggetto a due condizioni:

  1. il rispetto della Risoluzione ONU 2231;
  2. il rispetto degli standard internazionali contro il ricilaggio di denaro e la lotta al finanziamento del terrorismo internazionale. In tal senso, sta scritto nella dichiarazione, gli E3 si aspettano dall’Iran l’implementazione delle richieste del FATF.

Bastano queste due condizioni per dichiarare tecnicamente morto o comunque inapplicabile l’INSTEX: per quanto riguarda la prima condizione, il regime iraniano ha gia’ ampiamente violato la risoluzione 2231. Lo ha fatto testando missili balistici intrinsecamente capaci di trasporare ogive nucleari, come ammesso dalla lettera degli ambasciatori UE pubblicata nel 2016. Inoltre, come dichiarato in TV dal Capo dell’Agenzia Atomica iraniana Salehi, durante la firma stessa dell’accordo nucleare, il regime iraniano ha acquistato illegalmente pezzi di ricambio per il reattore ad acqua pesante di Arak, mostrando delle foto modificate con photoshop, dell’inserimento di cemento nel reattore stesso (come richiesto dal JCPOA).

C’e’ di peggio, e riguarda la seconda condizione: il Parlamento iraniano ha approvato per ben due volte una legge – assai debole – per uniformare il sistema bancario iraniano alle richieste del FATF. Per due volte, il potente Consiglio dei Guardiani, ha rigettato la legge, dichiarandola contro gli interessi nazionali del Paese (legato a quattro mani con il terrorismo internazionale). Recentemente, qundi, il Consiglio per il Discernimento – organo di mediazione tra Consiglio dei Guardiani e Parlamento – ha preso delle posizioni contrarie a quelle del Parlamento.

Ergo, tecnicamente parlando, l’INSTEX e’ un meccanismo che dovrebbe gia’ essere dichiarato superato, o almeno inapplicabile, fino a quando l’Iran non si conformera’ alle richieste internazionali (non degli Stati Uniti, ma delle Nazioni Uniti e del FATF). Il problema pero’ non e’ tecnico, ma politico: la scelta folle dell’UE di considerare Trump il primo nemico, scegliendo come alleato un regime fondamentalista e misogino. Una decisione non solo sbagliata, ma profondamente triste.

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Il Dipartimento del Tesoro americano ha annunciato ieri l’approvazione di una serie di sanzioni contro il network finanziario dei Basij. La decisione americana ha lo scopo di colpire i Basij – milizia paramilitare controllata dai Pasdaran – in quanto organizzazione reclutatrice di minori e rifugiati afghani, inviati a combattere la jihad in Siria.

Al fine di colpire i Basij, gli Stati Uniti hanno sanzionato la Bonyad Taavon Basij – ovvero la Fondazione Cooperativa dei Basij – e le oltre 20 corporazioni e istituzioni finanziarie che controlla. Compagnie attive non solo in Medioriente, ma anche in Europa, responsabili di un business multimilionario che finanzia ovviamente il terrorismo intenazionale e la jihad khomeinista nel mondo, in primis in Siria.

Tra le istituzioni finanziarie colpite dalle sanzioni, c’e’ anche la Banca Mellat, una banca privata iraniana, accusata di sostenere finanziariamente, materialmente e tecnologicamente la Banca Mehr Eqtasad (banca di proprieta’ diretta della Bonyad Taavon Basij).

Secondo quanto riportato dalla stampa iraniana nel 2017, la Banca Mellat collabora in Iran con una banca italiana, il Banco Popolare di Sondrio. In quel periodo, una delegazione della Banca Popolare di Sondrio guidata dal Vice Direttore Mario Erba, visito’ la Repubblica Islamica affermando che la banca di Sondrio era rimasta in Iran per aiutare i suoi clienti, anche durante il periodo delle sanzioni. Una affermazione che fu ripresa dalla stampa e interpretata come una indiretta ammissione della violazione delle sanzioni contro Teheran.

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Due iraniani – Mohammadi D. e Majid G. – sono stati arrestati negli Stati Uniti con l’accusa di spionaggio a favore del regime iraniano. I due, arrestati il 9 agosto scorso, sono stati fermati e accusati di aver sorvegliato due centri ebraici di Chicago e aver provato ad infiltrarsi nel gruppo di opposizione MeK (Mujahedin del Popolo).

Secondo le poche informazioni rilasciate alla stampa, uno dei due arrestati – Mohammadi D. – ha anche la cittadinanza americana ed e’ arrivato a Chicago nel luglio del 2017. Dal suo arrivo, ha iniziato a fotografare alcuni centri ebraici locali, in particolare il Centro Hillel e il centro Chabad Rohr House (entrambi vicini all’universita’ di Chicago). In seguito, Mohammadi D. si e’ recato in California, dove ha incontrato Majid G., cittadino iraniano residente negli Stati Uniti.

Majid D., per parte sua, ha preso parte all’evento organizzato dal MeK a New York nel settembre del 2017, dove ha scattato delle fotografie dei partecipanti. Fotografie passate in seguito proprio a Mohammadi D., in cambio di almeno 2000 dollari. Alcune delle foto sono state quindi ritrovate proprio nei bagagli di Majid G. Le fotografie avevano anche degli appunti scritti in basso.

Secondo l’accusa, Majid G. si sarebbe recato in Iran a marzo e aprile del 2018 e avrebbe informato alcuni rappresentanti del Governo iraniano su quanto aveva scoperto in merito alle attivita’ del MeK. Infine, dopo questi viaggi, Majid G. ha anche preso parte al meeting di Washington della Iran Freedom Convention for Human Right e – anche in questo caso – scattato foto dei partecipanti. Nuovamente, quindi, Majid G. ha passato le informazioni raccolte a Mohammadi D., discutendo con lui su come trasferirle in Iran.

 

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Chi segue le notizie dall’Iran lo conosce bene: si tratta di Sadegh Zibakalam, Professore di Scienze Politiche presso l’Universita’ di Teheran, spesso ospite di trasmissioni televisive su canali come la BBC e al-Jazeera.

Per le sue posizioni non conformi al volere del regime, il Professor Zibakalam e’ stato spesso attaccato duramente. Zibakalam, infatti, non solo ha chiesto pubblicamente la liberazione di Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi – i due leader dell’Onda Verde – ma ha anche rotto un tabu’, sostenendo che il popolo iraniano non aveva mai demandato al regime il compito di distruggere Israele e che Teheran avrebbe dovuto riconoscere lo Stato ebraico, in quanto membro delle Nazioni Unite. In un altro video, molto noto, si vede il Professor Zibakalam entrare all’Universita’, rifiutando di calpestare le bandiere di Stati Uniti e Israele. Per le sue opinioni, nel marzo 2018, il Professor Zibalakam e’ stato accusato di “disturbo della quite pubblica”.

In queste ore, quindi, dalla sua pagina Facebook, Zibakalam ha sfidato direttamente Qassem Soleimani, il capo della Forza Qods. Dopo le parole di ieri di Soleimani contro il Presidente americano Trump, Zibakalam ha pubblicato una immagine su Facebook in cui afferma: “Egregio Dottor Soleimani, Trump ha un forte sostegno da parte del popolo americano in merito alle sue politiche sull’Iran. Avete voi per caso chiesto al popolo iraniano quanti di loro concordano con le vostre politiche di ostilita’ verso gli Stati Uniti?”.

Pensiamo non ci sia nulla da aggiungere…

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Vi riproponiamo qui il discorso del Segretario di Stato americano Mike Pompeo alla “Ronald Reagan Foundation and Library”. Un bellissimo discorso in cui Pompeo ha duramente denunciato il regime islamista iraniano e tutti i suoi crimini.

Qui la trascrizione del discorso: https://www.state.gov/secretary/remarks/2018/07/284292.htm

Buona visione!

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Una notizia che ha dell’incredibile e’ stata svelata in queste ore su Twitter: il quotidiano iraniano “Iran” – edito dall’agenzia IRNA e considerato il quotidiano del Governo – e’ registrato con il numero di telefono e l’indirizzo del New York Times!

A registrare in questo modo il sito del quotidiano iraniano e’ stato Mohammad Taghi Roghaniha, ex Vice Direttore dell’Irna, divenuto dal 2013 al 2016 Direttore del quotidiano “Iran” e – dulcis in fundo – nominato nel 2017 dal Presidente Rouhani come responsabile per i media durante la campagna elettorale.

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Come dimostrano le immagini sottostanti, Roghaniha ha usato il numero di telefono e l’indirizzo del New York Times non solo per registrare la pagina di “Iran” in farsi, ma anche quelle in inglese e in arabo.

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Non e’ dato sapere le ragioni di questo incredibile collegamento. Le cose pero’ possono essere solamente due: o e’ in atto una enorme truffa da parte del regime iraniano (l’ennesima), oppure esiste realmente un collegamento tra il quotidiano progressista per eccellenza degli Stati Uniti e quello del Governo iraniano guidato da Rouhani. Un collegamento che – guarda caso – sarebbe nato durante l’Amministrazione Obama…