Archivio per la categoria ‘Iran Spionaggio’

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Per una volta a far emergere i crimini e le violazioni del regime iraniano non e’ il “cattivone” e “buzzurro” Donald Trump. Questa volta e’ l’intelligence interna tedesca – per la precisione quella del Baden-Württemberg – ha rivelare le attivita’ illecite di Teheran. Secondo quanto riportato dai media, in un report di ben 345 pagine, i servizi tedeschi hanno informato le autorita’ in merito al tenativo iraniano di acquisire tecnologia industriale e materiale dual use, per fini militari. .

In particolare, nel report viene denunciato il tentativo iraniano di acquisire tecnologia avanzata per il programma missilistico durante il 2017. Per la precisione l’Iran – come il Pakistan e la Siria – avrebbe ricercato questo know-how per ottimizzare la precsione dei suoi armamenti di distrizione di massa.

Ricordiamo che, gia’ nel febbraio scorso, l’intelligence tedesca aveva denunciato l’acquisto, da parte di alcuni imprenditori iraniani, di materiale industriale dual use dalla compagnia Krempel. Questo materiale sarebbe stato poi usato in Siria durante un attacco chimico che ha ferito 24 siriani. Il Governo tedesco avrebbe quindi sostenuto che il materale commerciato non era dual-use ma, guarda caso, da quel momento il business tra l’Iran e la Krempel e’ stato bloccato.

Aggiungiamo anche che da mesi l’intelligence tedesca denuncia i tentativi iraniani di spionaggio all’interno della Germania, messi in atto non solo tramite suoi agenti, ma anche attraverso terroristi legati ad Hezbollah (soprattutto verso gli oppositori). A tal proposito, ricordiamo che gia’ nell’Ottobre del 2017, il servizio segreto interno del Lander della Renania Settentrionale-Vestfalia, aveva denunciato come il regime iraniano lavorasse per infiltrare suoi agenti tra i rifugiati sciiti in arrivo in Germania. Oltre il 50% di questi “rifugiati”, infatti, risultava avere contatti con Hezbollah.

 

 

 

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La Sezione 33 della Corte Suprema iraniana sta ristudiando il caso Ahmadreza Djalali e la condanna a morte nei suoi confronti, con l’accusa di spionaggio. Secondo quanto affermato da Zeinab Taheri, legale di Djalali, al giudice della Corte Suprema e’ stato chiesto di dare un parere entro il febbraio 2018.

Dopo tante pressioni internazionali e denunce mediatiche, si apre quindi una flebile speranza per la vita del ricercatore medico iraniano, costretto dal regime a confessare – anche in TV – di essere al servizio di un “paese nemico”.

Mentre questo spiraglio si apre, la salute di Ahmadreza Djalali sta drammaticamente peggiorando in carcere. Sempre secondo Taheri, le condizioni mediche di Ahmadreza sono drammatiche e necessiterebbe di essere immediatamente scarcerato ed essere trasferito in ospedale. L’avvocato, ha anche parlato di un “possibile tumore” all’apparato digestivo (Ahmadreza ormai mangia sempre meno).

Purtroppo, nonostante le richieste – anche di medici – il giudice responsabile del caso Djalali, ovvero Abolqasem Salavati, ha continuamente negato la richiesta di ospedalizzazione per il detenuto.

Ricordiamo che, come suddetto, Ahmadreza Djalali e’ stato costretto – sotto tortura – non solo a firmare una confessione forzata, ma anche a registrare un video in cui ammette le sue responsabilità. Video poi trasmesso dalla TV di Stato IRIB, contro tutte le normative internazionali.

In una lettera resa nota dalla moglie di Ahmadreza, Vida Mehran-Nia, Ahmadreza ha denunciato la confessione forzata e ribadito che non ha mai lavorato per un servizio segreto estero e mai confermato le accuse mosse nei suoi confronti. E’ stato anche reso noto che, la probabile decisione del regime iraniano di arrestare Ahmadreza, risale al rifiuto del ricercatore medico iraniano di cooperare con il servizio segreto iraniano.

La confessione forzata di Ahmadreza Djalali trasmessa da IRIB

 

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Ieri, l’ufficio del Procuratore Federale della Germania ha dato la notizia di un raid in corso delle forze dell’anti-terrorismo della polizia, contro una cellula di spionaggio iraniana, composta da dieci persone.

Secondo quanto affermato dal portavoce del Procuratore Generale, Stefan Biehl, il controspionaggio tedesco avrebbe ha scoperto una cellula della Forza Quds – unita’ speciale dei Pasdaran – attiva in diverse regioni della Germania.

Lo scopo di questa cellula era quello di raccogliere informazioni sui cittadini israeliani in Germania e su diverse istituzioni tedesche. Il fine ultimo, quindi, era quello di essere pronti ad attivarsi al momento giusto – ovvero quando l’Iran lo avrebbe ordinato – per colpire i soggetti interessati.

A tal proposito, vogliamo ricordare che il regime iraniano nel 1992 ha ucciso quattro curdi-iraniani, sgraditi al regime, trivellandoli di colpi all’interno del ristorante Mykonos di Berlino.

Ricordiamo che, nell’ottobre del 2017, un report dell’intelligence tedesca ha denunciato il tentativo di Hezbollah di infiltrarsi tra i rifugiati sciiti che arrivano in Germania. Il report, esplicitamente, parla del rischio che questi “agenti” possano essere impiegati come sicari dal regime iraniano.

 

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Un report dell’intelligence tedesca del Lander della Renania Settentrionale-Vestfalia, ha denunciato delle cose gravissime non solo sul comportamento del regime iraniano, ma anche sui proxy della Repubblica Islamica.

Secondo il report, Teheran ha tentato per ben 32 volte – nel solo 2016 – di acquisire materiale nucleare illegale nel Lander della Renania Settentrionale-Vestfalia. Tentativi fatti attraverso delle front companies fasulle, localizzate in Paesi limitrofi quali la Turchia e gli Emirati Arabi Uniti, ma anche in Cina.

Non solo: sempre secondo il report, diversi ex combattenti di milizie sciite, hanno fatto richiesta di asilo in Germania. Tra questi, almeno il 50% aveva diretti legami con Hezbollah, il gruppo terrorista libanese emanazione diretta dei Pasdaran iraniani.

Come lo stesso report sottolinea, non si tratta di persone che pongono una minaccia nel breve termine, ma nel lungo termine possono fungere da agenti per Teheran o anche da sicari.

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La scorsa domenica una bomba e’ esplosa a Beirut nel quartiere di Verdun, fuori dalla sede centrale della Banque du Liban et d’Outre-Mer (BLOM BANK). La bomba fortunatamente non ha causato nessun morto (2 feriti), ma ha lasciato l’impressione che il Libano possa davvero scoppiare da un momento all’altro.

Secondo gli opinionisti locali e gli esperti, ad aver organizzato l’attentato di domenica e’ stato il gruppo terrorista Hezbollah. L’attacco sarebbe stata la risposta del Partito di Dio alla decisione della BLOM di chiudere i conti bancari di diversi individui e istituzioni affiliate ad Hezbollah, nel rispetto delle normative internazionali (Long War Journal).

Il mandante dell’attacco, pero’, va ricercato a Teheran. I soldi che arriva ad Hezbollah, infatti, vengono mandati direttamente dalla Repubblica Islamica. Ergo, colpire finanziariamente il partito di Nasrallah, significa colpire gli interessi dei Pasdaran. Significativamente, poche ore prima dell’attentato, un articolo minaccioso e’ apparso su Fars News, agenzia di stampa iraniana legata ai Pasdaran.

L’articolo incriminato apparso su Fars News era intitolato “L’aggressione Monetaria contro Hezbollah: l’esercito bancario di Lahad”. Il riferimento all'”esercito di Lahad”, voleva indicare il Generale Antoine Lahad, colui che comando le L’Esercito del Sud del Libano, alleato di Israele dal 1984 al 2000 (anno del ritiro israeliano dal Libano meridionale).

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L’articolo conteneva una minaccia molto esplicita: secondo quanto scritto nel pezzo, un “partito alleato” (dell’Iran), annunciava reazioni sciite “prevedibili e imprevedibili”, nel caso in cui il settore bancario avesse continuato ad agire contro Hezbollah. In aggiunta, venivano indicate due date simbolo della storia del Libano: il 7 Maggio e il 25 Maggio. 

Il 7 maggio si riferisce al “7 maggio del 2008”, quando le forze di sicurezza libanesi scoprirono una rete di spionaggio e sorveglianza, installata da Hezbollah all’aeroporto di Beirut. Quando il Governo tento’ di rimuoverla, il Paese dei Cedri rischio’ di finire in una nuova guerra civile. Hezbollah reagi’ bloccando praticamente tutti gli accessi allo scalo della capitale. Lo scontro duro’ per 17 mesi, lasciando sul terreno oltre 50 morti. Alla fine, non solo ad Hezbollah fu permesso di mantenere il suo sistema di sorveglianza all’aeroporto di Beirut, ma anche il capo della sicurezza dello scalo stesso Wafiq Shuqeir, notoriamente legato alla milizia filo-iraniana.

L’altra data, il 25 maggio, ricorda il “25 maggio del 2000”, data in cui Israele si ritiro’ dal Sud del Libano. Teoricamente, da quella data in poi, Hezbollah avrebbe dovuto cessare di esistere o perlomeno disarmare la sua milizia armata (come richiesto dalle Nazioni Unite). Ovviamente, niente di tutto questo e’ avvenuto, avendo Hezbollah come obiettivo non la “liberazione del Libano dai sionisti”, ma la trasformazione del Libano in un avamposto totalmente a disposizione della Repubblica Islamica dell’Iran.

L’attacco alla BLOM non deve passare sottogamba. Non solo rischia di ritrascinare il Libano – da anni ormai incapace di eleggere un Presidente – in una nuova guerra civile, ma dimostra nuovamente come l’Iran rappresenti un rischio per il sistema finanziario internazionale e per la stabilita’ dell’intero Medioriente.

Governatore della Banca Centrale Libanese Riad Salameh, dichiara la necessita’ di applicare la legge internazionale contro Hezbollah (18 Maggio 2016)

 

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Nei quotidiani Occidentali – in particolare in quelli italiani – della storia del processo ad una rete di spie ingaggiate dall’Iran in Arabia Saudita, non sta trovando praticamente alcuno spazio. Eppure, una attenzione a questo caso sarebbe necessaria, soprattutto alla luce della capacita’ di rivelare il modus operandi dell’intelligence iraniana (Okaz).

In primis alcune informazioni: la cellula era composta da 32 persone, 30 sauditi, un afghano che lavorava come cuoco in un ristorante e un iraniano che parla fluentemente arabo. Secondo quanto gli stessi imputati hanno confessato, obiettivi della cellula era:

  • raccogliere informazioni sensibili relative al settore militare e di sicurezza dell’Arabia Saudita;
  • favorire azioni di disturbo della pubblica sicurezza, al fine di contribuire alla destabilizzazione dell’area del Golfo;
  • mettere in atto azioni di sabotaggio contro infrastrutture vitali all’economia del Regno saudita. 

Basandoci sulle prime informazioni che arrivano dal processo in corso, le spie reclutate hanno viaggiato in Libano e in Iran, ove hanno ricevuto un addestramento direttamente dai Pasdaran e dagli uomini di Hezbollah. A quanto sembra, durante la permanenza in Iran, alcune delle spie saudite avrebbero anche incontrato la Guida Suprema Ali Khamenei (Saudi Gazette). Una volta tornati in Arabia Saudita, le spie hanno mantenuto un rapporto costante con l’intelligence iraniana (Okaz).

Tra i reclutati da Teheran – punto assai interessante – c’erano anche un professore della King Saud University di Riyad, uno studente della Imam Muhammad Bin Saud Islamic University (sempre della capitale) e un accademico in contatto con il Ministero dell’Educazione saudita (Saudi Gazette). Altrettanto interessante, quindi, e’ il fatto che alcune spie lavoravano invece nel settore finanziario, particolarmente nell’area di Medina (Okaz).

Probabilmente, pero’, la notizia piu’ importante relativa alla composizione di questa cellula filo-iraniana, e’ il fatto che tra gli arrestati c’e’ anche un fisico nucleare. Segno evidente anche del fatto che l’Arabia Saudita sta lavorando attivamente ad un suo programma nucleare, che rappresenta una reazione a quello della Repubblica Islamica dell’Iran. Il fisico nucleare ha lavorato per sei anni in Cina (Saudi Gazette).

Infine, rileviamo che la cellula e’ stata attiva tra nel periodo tra il marzo e il maggio del 2014 e avrebbe avuto un ruolo nelle proteste anti-governative nell’area di al Qatif – a maggioranza sciita – vitale per l’infrastruttura petrolifera e industriale dell’Arabia Saudita.

 

 

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Si chiama Mozaffar Khazaee ed e’ un ingegnere con doppia cittadinanza: americana e iraniana. Negli Stati Uniti, Mozaffar aveva lavorato per lungo tempo nel settore della difesa. Un settore delicato che, come noto, permette spesso l’accesso a materiale estremante riservato. Per il regime iraniano, quindi, Moazaffar Khazaee era una preda perfetta da corteggiare per diventare una spia.

Purtroppo, Mozaffar Khazaee ha accettato il corteggiamento di Teheran, diventando un puppet del regime. Secondo quanto provato durante il processo, Mozaffar non solo ha messo a disposizione le sue conoscenze tecniche per diverse università collegate ai Pasdaran, ma ha anche tentato di inviare in Iran un carico di manuali e informazioni riguardo all’apparato ingegneristico dei jet militari statunitensi. Per questi reati, Mozaffar e’ stato arrestato un anno fa mentre tentava di scappare in Iran ed e’ stato condannato in questi giorni a 8 anni di detenzione e una multa di 50,000 dollari da un giudice del Connecticut (Payvan).

Perché il caso di Mozaffar Khazaee e’ importante? Per due motivi:

  1. rileva quanto il regime tenti di infiltrarsi in apparati sensibili per carpire informazioni legati alle sicurezza nazionale dei Paesi Occidentali. In tal senso, anche l’Italia dovrebbe stare attenta ad aprire le sue università agli studenti provenienti dall’Iran. Secondo le informazioni dell’intelligence norvegese, i Pasdaran infiltrano tra questi studenti numerose spie (GaiaItalia.com);
  2. quanto vergognoso sia il caso del reporter Jason Rezaian (No Pasdaran), giornalista del Washington Post in Iran, arrestato e condannato per spionaggio dai Mullah. La recente intervista di Hassan Rouhani ad una TV americana, ha dimostrato che l’Iran ha arrestato Jason unicamente per ragioni politiche. Lo scopo del regime, infatti, e’ ottenere uno scambio di prigionieri per “ragioni umanitarie”. Con il piccolo particolare che, mentre l’Iran rilascerebbe un innocente giornalista accusato con prove ridicole, otterrebbe in cambio vere spie, capaci di rivelare informazioni assai pericolose (CNN).

L’ennesima dimostrazione dello stile mafioso della Repubblica Islamica dell’Iran!

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