Archivio per la categoria ‘Iran spazio’

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Teheran si traforma ancora in un’area di scontro culturale, tra coloro che cercano una vita normale e i Pasdaran, pretoriano di un regime culturalmente medievale. Ecco allora che, questo scontro di civiltà, si conclude ancora una volta in tragedia. Durante un raid dei Pasdaran contro le parabole satellitari – illegali in Iran ma possedute da tantissimi cittadini – un ex colonnello dell’esercito si è ribellato alla violenza delle Guardie Rivoluzionarie. Entrati in casa senza un mandato e con arroganza, i Pasdaran hanno chiesto agli inquilini di identificarsi e si sono recati senza permesso all’interno dell’abitazione, con l’intento di requisire il decoder. Davanti all’opposizione dell’ex ufficiale dell’esercito iraniano, le Guardie hanno cominciato ad alzare i toni, impaurendo l’anziano pensionato.

Purtroppo, il loro comportamento minaccioso ha avuto un drammatico effetto: il cuore dell’ex colonnello dell’esercito non ha retto e l’uomo è stramazzato a terra preda di un attacco di cuore. La caduta gli è stata fatale: sbattendo la testa, l’anziano uomo ha perso la vita sul colpo. Quale è stata, in quel momento, la reazione dei miliziani islamisti? I Pasdaran hanno cominciato a ridere, indifferenti alla tragedia appena capitata davanti ai loro occhi. Quindi, dopo aver requisito il materiale “illegale” – l’unico che tiene i cittadini iraniani in contatto con la realtà internazionale – le guardie sono uscite dall’abitazione lasciando l’anziano uomo esanime sul pavimento. Solo in un secondo momento, davanti alle proteste dei famigliari, la morte dell’ex colonnello è stata registrata dalla polizia…

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Mentre i rappresentanti occidentali, Italia in testa, si recano a staffetta in Iran per stringere le mani di Rohani e Zarif, il regime iraniano continua spedito il suo programma nucleare. In questi giorni – a dispetto del quasi totale silenzio dei media italiani – alcune clamorose notizie sono state pubblicate dai media iraniani. In primis, le affermazioni del clerico Muhammad Nabavian, parlamentare rappresentante dell’area di Teheran. Secondo Nabavian, sebbene il programma nucleare iraniano sia pacifico, la Repubblica Islamica potrebbe costruire una bomba nucleare in sole due settimane, con 270 kg di uranio arricchito al 20% e 20.000 centrifughe in azione. Questa bomba, precisa il clerico, avrebbe il preciso scopo di abbattere Israele. 

La notizia dovrebbe destare enormi timori, soprattutto se si considerano altre due news assai preoccupanti che arrivano dall’Iran. La prima riguarda proprio il parlamento iraniano: ben 218 membri del Majles hanno firmato una bozza di legge che obblica il Governo iraniano ad arricchire l’uranio al 60%. Il parlamento voterà la legge nelle prossime due settimane e il Vice Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha già dichiarato che, in caso di approvazione, l’esecutivo sarà vincolato a rispettare il volere del Parlamento (Fonte Mehr News)-

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La seconda notizia arriva direttamente dalla bocca di Ali Akbar Salehi, capo dell’Agenzia Atomica Iraniana. Salehi ha dichiarato che 1000 nuove centrifughe IR-2 sono state installate, in base ad una decisione presa dal Governo Ahmadinejad (fonte Isna). Purtroppo non basta: il capo dell’AEOI ha anche ammesso che Teheran sta testando nuovi modelli di centrifughe di terza e quarta generazione (fonte Fars News). Salehi, quindi, ha rimarcato che la temporanea sospensione dell’arricchimento dell’uranio al 20% è una scelta volontaria della Repubblica Islamica, basata unicamente su scelte legate agli interessi economici iraniani. Tanto per ricordare agli Occidentali di non farsi troppe illusioni… 

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Infine, vi riportiamo un articolo uscito nel mese di dicembre su Mehr News: l’analisi è dedicata al programma missilistico della Repubblica islamica. L’autore, non soltanto rimarca che i missili iraniani sono stati la leva che ha portato l’Occidente al tavolo dei negoziati, ma sottolinea e precisa chiaramente che questi missili possono colpire senza problemi l’Europa dell’est e ben 60 paesi in tutta l’Asia…

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A Ginevra è, per il momento, fallito il negoziato tra l’Iran e il 5+1. Teheran ha puntato l’indice contro Parigi per il fallimento, sostenendo che il Governo francese faccia gli “interessi dei sionisti”. In effetti l’accordo è saltato per l’opposizione del Ministro degli Esteri Fabius, ma i motivi reali dell’opposizione dell’Eliseo sono altri. Tralasciando le naturali ambizioni politiche della Francia, Parigi ha chiesto all’Iran maggiori assicurazioni in merito all’impianto nucleare di Arak – dove Teheran potrebbe produrre una bomba al plutonio – ed in merito alla quantità di uranio arricchito già in possesso del regime iraniano. La risposta dei diplomatici della Repubblica Islamica è stata negativa e il negoziato è terminato senza una firma. Il prossimo round, quello forse decisivo, si terrà probabilmente il 20 novembre sempre a Ginevra.

Nel frattempo, l’Iran ha ribadito chiaramente che non intende retrocendere sulle sue red lines. Davanti al Parlamento iraniano, il Presidente Rohani, ha chiaramente detto che sull’arricchimento dell’uranio e sulla continuazione del programma nucleare, Teheran non ha intenzione di discutere con l’Occidente. Ovviamente, subito dopo il suo intervento, Rohani ha cinguettato su Twitter, divulgando ai media internazionali il verbo. Come si legge, il Presidente iraniano ha la faccia tosta di parlare di diritto internazionale, lo stesso che l’Iran da oltre trent’anni viola quotidianamente…

Il tweet di Hassan Rohani

Il tweet di Hassan Rohani

La questione delle red lines, è stata ribadita anche da altri rappresentanti del regime iraniano, tutti tesi ad evidenziare come Teheran non sia in alcun modo disposto a venire incontro alle richieste internazionali. Un secco no ad ogni sospensione dell’uranio è arrivata dal rappresentante della Guida Suprema presso i Pasdaran, l’Hojjatoleslam Ali Saeedi. Parlando all’agenzia Tasnim, Saeedi ha affermato che il tema dell’arricchimento dell’uranio fa parte delle redline di Teheran è che tale arricchimento deve avvenire all’interno del territorio iraniano.

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Sulla stessa linea si è espresso Hossein Naqavi Hosseini, rappresentante della potente Commissione Sicurezza Nazionale e Politica Estera del Parlamento iraniano. Parlando all’agenzia Irna, Hosseini ha affermato che i negoziatori iraniani non supereranno mai le red lines del regime, chiudendo la porta ad ogni possibile cambiamento di posizioni politiche da parte iraniana.

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All’intransigenza politica del regime, si aggiungono anche altre notizie che devono far preoccupare. Teheran ha annunciato che presto metterà in orbita un nuovo satellite (dopo il lancio di Omid nel 2009). Il nuovo satellite arriverà nello spazio per mezzo del vettore Safir B-1. Si tratta di un missile balistico a due stadi, alimentato con propellente liquido: il primo stadio è essenzialmente una riproduzione del missile Ghadr 1 (missile iraniano con 2000 km di gittata), mentre il secondo stadio usa una tecnologia simle al missile sovietico SSN-6. Il nuovo progetto iraniano dovrebbe preoccupare enormemente la Comunità Internazionale, considerando che il missile Safir B-1 può portare un carico variabile tra i 30 e i 50 chilogrammi e potrebbe essere usato facilmente dall’Iran come vettore per lanciare la bomba nucleare.

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Oltre a questa notizia, anche un’altra storia deve impensiere gli osservatori internazionali: Il Vice Ministro degli Esteri iraniano con delega ai rapporto con l’Africa e i Paesi Arabi, Hossein Amir Abdollahian, ha affermato che Teheran intende approfondire i rapporti con il Congo. La notizia deve preoccupare per diversi motivi: il Congo è un paese ricco di risorse naturali, tra cui anche riserve di importanti riserve di uranio. Si pensi addirittura che, durante la Seconda Guerra mondiale, lo stesso Albert Einstein scrisse alla regina Elisabetta – la regina madre del Belgio all’epoca – per invitarla a non vendere l’uranio ai nazisti paventando il rischio che questi potessero usarlo per costruire un ordigno atomico. Una lettera simile venne inviata da Einstein anche al Presidente americano Roosvelt. In anni meno lontani, nel 2007, il Professore congolese Fortunat Lumu, commissario per l’energia atomica del Congo, venne arrestato con l’accusa di aver venduto illegalmente 100 barre di uranio. Secondo gli osservatori internazionali, l’acquirente delle barre di uranio fu proprio l’Iran, interessato ad usarle per il suo programma nucleare.

Una espansione delle relazioni tra l’Iran e il Congo, quindi, aumenta i dubbi in merito alla reale disponibilità di Teheran a firmare un accordo reale sul nucleare con il gruppo del 5+1. 

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Nel primo incontro tra i diplomatici iraniani e i negoziatori del gruppo 5+1, il Ministro degli Esteri iraniano Zarif  ha presentato un Power Point. Un documento in cui, attraverso un processo in tre fasi, Teheran intenderebbe indicare una strada per chiudere la questione nucleare e aprire una stagione di rapporti positivi con l’Occidente. Il Power Point di Zarif, leggendo i media internazionali, sembra quasi rappresentare la road map verso la pace, una strada che porterebbe direttamente al Premio Nobel…

Peccato che Zarif poco possa provare sulle intenzioni pacifiche del regime iraniano e, soprattutto, in merito alla volontà dell’Iran di sospendere seriamente l’arricchimento dell’uranio, chiudere gli impianti sospetti (in primis Fordo) e mettere sotto il controllo degli ispettori internazionali l’interno programma nucleare. Dispiace, soprattutto, che nessun giornalista presente a Ginevra, abbia riportato alla mente la storia di un altro Power Point, ben più importante, che racconta veramente la storia del nucleare iraniano e i reali fini degli Ayatollah.

Nel 2008, infatti, il diplomatico finlandese Olli Heinonen, convocò d’urgenza una riunione ad alto vertice dell’AIEA, al fine di presentare un documento importantissimo legato, appunto, al programma nucleare iraniano. A quella riunione, per la cronaca, era presenta anche l’Ambasciatore iraniano presso l’AIEA, Ali Asghar Soltanieh. In una stanza buia, Olli Heinonen presentò un Power Point, pieno di diagrammi e fotografie, in cui veniva descritta una situazione chiarissima: l’Iran, a dispetto delle sanzioni e dei moniti internazionali, stava andando dritto dritto verso la costruzione della bomba atomica.

In particolare, nel Power Point, Heinonen descriveva un programma nucleare basato su tre differenti progetti: il primo progetto descritto era il Progetto 5, per mezzo del quale l’Iran era riuscito a trasformare l’uranio estratto dalle miniere (la cosiddetta Yellowcake) in esafluoruro di uranio (UF6), un composto usato nei processi di arricchimento dell’uranio al fine di produrre combustibile nucleare e armi nucleari. Seguendo lo schema che vi proponiamo sotto, il Progetto 5 si occupava in particolare del passaggio dalla fase “mining“, a quella “conversion“, una strada che può portare direttamente all’arricchimento dell’uranio a fini militari. Collegato a questo progetto 5 c’era, quindi, il Progetto 5.13, descritto nel report AIEA del novembre 2011, per mezzo del quale l’Iran intendeva produrre una tonnellata di uranio all’anno al fine di usarla per un programma nucleare segreto (quello che gli esperti chiamano anche il Green Salt Project).

iran nucleareIl secondo progetto descritto da Heinonen era quello denominato Progetto 110: grazie a questo progetto, l’Iran aveva testato gli effetti delle esplosioni nucleari. Per la cronaca, come vi abbiamo raccontato diverse volte, questo test sarebbe avvenuto per la prima volta nel 2003 nella base militare di Parchin. Per ottenere il know-how necessario per compiere un simile test, l’Iran si sarebbe avvalso delle conoscenze dello scienziato ucraino Vyacheslav Danilenko, esperto in nanotecnologie applicate al settore dei nanodiamanti. I nanodiamanti, sono dei diamanti microscopici ottenuti per mezzo di una detonazione: Teheran, quindi, ha pagato nel 1991 Vyacheslav Danilenko per imparare il processo di detonazione, al fine di applicarlo per far esplodere la bomba nucleare. Per la cronaca, il report dell’AIEA del 2011, parla proprio di scienziati stranieri che hanno aiutato l’Iran in questo processo. Vyacheslav Danilenko ha ammesso di aver lavorato per l’Iran, sebbene non abbia ammesso – per ovvie ragioni – di aver lavorato al fine di aiutare Teheran a costruire la bomba nucleare.

Una foto dello scienziato Vyacheslav Danilenko

Una foto dello scienziato Vyacheslav Danilenko

Il terzo progetto rivelato era il Progetto 111, per mezzo del quale l’Iran ha sviluppato il programma di missili balistici su cui, appunto, caricare l’ordigno nucleare. Si tratta del progetto che ha portato alla costruzione del missile Shahab-3, una diretta derivazione del vettore nordcoreano No-Dong. La Corea del Nord, come è noto, possiede la boma nucleare dal 2006…L’intero programma nucleare, quindi, sarebbe stato sotto il diretto controllo dello scienziato Mohsen Fakhrizadeh (Mahabadi) – anche noto come il Robert Oppenheimer iraniano – con cui l’AIEA ha chiesto più volte a Teheran, inutilmente, di poter parlare (Fakhrizadeh è anche un membro dei Pasdaran dal 1979). Di seguito uno schema, di facile comprensione, relativo allo sviluppo del programma missilistico iraniano.

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A dispetto delle tante parole e dei buoni propositi, nessuno a Ginevra ci sembra abbia dato una qualche risposta in merito al Power Point presentato da Heinonen nel 2008. Solamente attraverso un processo molto chiaro che porti al chiarimento di tutti i nodi contenuti nel file presentato dall’allora diplomatico dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, sarà veramente possibile iniziare un percorso che risolva la crisi nucleare tra l’Iran e l’Occidente. Tutte le altre vie, serviranno solamente a Teheran per salvare il suo programma nucleare militare raggiungere, nel prossimo futuro, il suo unico scopo: la costruzione della bomba atomica!

DOPO IL RIDICOLO ANNUNCIO DEL LANCIO DELLA POVERA SCIMMIETTA LANCIATA NELLO SPAZIO NELLO SCORSO FEBBRAIO – SCIMMIA A CUI ABBIAMO FATTO UNA INTERVISTA ESCLUSIVA COME RICORDERE – QUESTA VOLTA GLI SCIENZIATI IRANIANI PUNTANO AD INVIARE BEN 7 SATELLITI NELLO SPAZIO E, UDITE UDITE, UNA SCIMMIA PIU’ GROSSA. PARTITO IL TOTO’ NOMI IN IRAN, OVVIAMENTE PARE CHE IL CANDIDATO PRINCIPALE SIA IL RAHBAR KHAMENEI, PRONTO AD IMMOLARSI PER LA CAUSA DELLA VELAYAT-E FAQUY

LO STORICO ANNUNCIO SI SOMMA AD UN ALTRO “GRANDE” PROGRESSO ANNUNCIATO DA TEHERAN: LO SCIENZIATO ALI RAZEGHI, A CAPO DEL CENTRO STATALE PER LE INVENZIONI STRATEGICHE, HA ANNUNCIATO DI AVER INVENTATO LA MACCHINA DEL TEMPO, CAPACE DI PREVEDERE GLI EVENTI DEI PROSSIMI 5-8 ANNI…COSI’, MENTRE IN IRAN C’E’ CHI MUORE DI FAME, LO STATO CONTINUA A BUTTARE SOLDI IN RICERCHE SQUALLIDE, BUONE SOLO LE RIDICOLE TELEVISIONI AL SERVIZIO DEL REGIME…

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PRECCUPANTI NOTIZIE GIUNGONO DALL’IRAN: SECONDO I GEOLOGI AMERICANI, UN TERREMOTO 6.2 HA COLPITO LA REPUBBLICA ISLAMICA, CON EPICENTRO AD APPENA 80 CHILOMETRI DALLA CENTRALE DI BUSHEHR. LA CENTRALE, LO RICORDIAMO, E’ COSTRUITA SU TRE PLACCHE, IN UNA ZONA ALTAMENTE SISMICA. QUALCHE TEMPO FA, PROPRIO SU QUESTO BLOG, AVEVAMO DENUNCIATO LA PERICOLOSITA’ DELLA CENTRALE NUCLEARE E IL RISCHIO DI UNA CHERNOBYL IRANIANA!!!

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