Archivio per la categoria ‘Iran Siria’

201709mena_iran_afghanchildren

Sta girando ovunque – fortunatamente – la notizia del report pubblicato da Human Rights Watch contro il regime iraniano: il report accusa Teheran di reclutare minori afghani di etnia Hazara, per combattere la jihad in Siria nel nome di Assad.

I minori vengono inquadrati nella Divisione Fatemiyoun, formata esclusivamente da Afghani (nata come brigata ed elevata al rango di Divisione, oggi composta da almeno 14000 jihadisti sciiti afghani). Il report, quindi, pubblica anche una lista di quattordici nomi di minori Afghani morti in Siria, con l’eta’ della morte e il cimitero dove sono sepolti in Iran.

Come scritto nel titolo, quanto denunciato da Human Rights Watch, rappresenta la scoperta dell’acqua calda. Da anni, infatti, si sa che il regime iraniano non solo recluta minori afghani per la sua jihad nel nome di Assad, ma sfrutta in generale gli immigrati illegali dall’Afghanistan, come mercenari. Sfruttando la loro vulnerabilità legale e sociale, il regime iraniano manda gli Afghani a morire in Siria, in cambio di un salario mensile e la promessa della cittadinanza. Peggio: ad addestrare questi mercenari, spesso minori, sono spesso i terroristi libanesi di Hezbollah

La denuncia di HRW, semmai, dimostra solo come per essere ascoltati dal grande pubblico, e’ necessario che la denuncia arrivi da qualche ONG che abbia un nome altisonante. Non basta, purtroppo, fornire i nomi, le eta’ e le immagini dei funerali, delle decine di minori afghani che sono morti in questi anni di guerra in Siria.

Cio’ che speriamo ora, quindi, e’ che avvenga quello che in questi anni non e’ mai avvenuto: ovvero che intervenga la politica, o meglio la diplomazia internazionale. Che intervenga magari quella Federica Mogherini che, da anni, fa finta di non vedere questi crimini internazionali, gli stessi che se compiuti da Isis vengono – giustamente – condannati senza remora alcuna.

Nel frattempo e’ intervenuto il Ministero degli Esteri afghano, che ha chiesto al regime iraniano di smettere di inviare rifugiati afghani in Siria. Una richiesta che cadrà nel vuoto, come quelle che da mesi Kabul fa a Teheran, per quanto concerne i rapporti tra i Pasdaran e i Talebani. Un altro crimine del regime iraniano, ad oggi, rimasto impunito…

201709mena_iran_alireza

 
Annunci

Screen-Shot-2017-08-23-at-1.28.48-PM

Le leggi dell’aviazione internazionale parlano chiaro: e’ assolutamente vietato per qualsiasi Paese, usare aerei di linea per scopi militari. Purtroppo, come da tempo denunciamo, il regime iraniano viola costantemente questo principio cardine dell’aviazione civile.

In particolare, ci riferiamo all’articolo 3 della Convenzione di Chicago del 1944 che, espressamente, vieta di usare vettori civili a fini militari (testo Convezione di Chicago). L’Iran si e’ volontariamente impegnato a rispettare questa Convenzione nell’aprile del 1950!.

Nonostante tutto, come suddetto, Teheran viola la Convenzione costantemente, usando vettori civili per trasportare jihadisti e armamenti in diverse parti del mondo, in primis in Iraq e in Siria. Dopo lo scandalo della Mahan Air, recentemente, si e’ scoperto che i Pasdaran usando anche la compagnia di linea iraniana Iran Air, per fini militari.

Purtroppo, come evidenziato ieri dagli Stati Uniti, Teheran non usa solamente vettori iraniani, siriani e iracheni, ma anche ucraini: il Dipartimento del Tesoro americano, infatti, ha sanzionato la Khors Air Company e la Dart Airlines, per il loro contributo al sostegno del “terrorismo globale”.

Le due compagnie ucraine, collaborando direttamente con le compagnie iraniane Iran Caspian Air e Al-Naser Airlines, hanno permesso alle due compagnie aeree del regime clericale di procurasi illegalmente vettori di fabbricazione USA, personale e servizi. Mezzi e personale che sono stati sfruttati dalla Iran Caspian Air e dalla Al-Naser Airlines – entrambe già sotto sanzioni americane – per trasferire armi e personale militare dall’Iran alla Siria! Non solo: la Al-Naser Airlines ha, a sua volta, fatto una triangolazione, trasferendo i vettori importati illegalmente alla Mahan Air, compagnia iraniana designata sotto sanzioni per i suoi rapporti con la Forza Qods dei Pasdaran (parliamo di ben 8 Airbus A340 e 1 Airbus A320!).

Proprio queste violazioni da parte di Teheran delle normative internazionali sull’aviazione civile, stanno portando il Congresso americano a prendere delle importanti iniziative, per bloccare accordi come quelli già firmati tra la Boeing e Teheran. Un voto in questo senso e’ già passato alla Camera dei Rappresentati!

L’Europa, invece, fa il gioco delle tre scimmiette, facendo finta di non sapere, non vedere e non sentire. Cosi, per ora nulla si fa sia in Italia che in Francia, per bloccare l’accordo tra la ATR e l’Iran, proprio per la fornitura di vettori civili a Teheran. Vettori che, ancora una volta, potrebbero essere usati dal regime iraniano per sostenere il terrorismo internazionale (di cui l’Iran e’ primo sponsor al mondo dal 1984!).

 

Nuovo dramma in Siria: il regime di Bashar al Assad – coadiuvato dal regime iraniano e dalla Russia – ha attaccato con armi chimiche l’area di Khan Sheikon, vicino ad Idlib (città in mano ai ribelli). Secondo quanto riporta la ONG Syrian Observatory for Human Rights, almeno 35 persone  – ma c’è chi parla di 70 morti, tra cui almeno 9 bambini – sono morte per causa di una serie di attacchi aerie con gas chimici. Avvisiamo i lettori che, purtroppo, i video che riportiamo di sotto sono estremamente forti, per questo consigliati ad un pubblico con età superiore ai 18 anni.

Ad oggi, riportando le impressioni dei medici sul terreno, non è ancora chiaro se gli attacchi sono avvenuti con gas al cloro o con il sarin. In teoria, dopo l’attacco a Ghouta del 2013 e la firma dell’accordo di Ginevra, il regime di Assad si era impegnato a consegnare il gas sarin in suo possesso. La “Coalizione Nazionale Siriana delle forze dell’opposizione e della rivoluzione – che riunisce la maggior parte delle forze di opposizione al regime di Assad – ha chiesto alle Nazioni Unite di avviare una immediate inchiesta internazionale, per accertare l’uso di armi chimiche.

Ricordiamo infine che, dopo la ripresa di Aleppo da parte del regime, era stato firmato un cessate il fuoco applicato anche a livello nazionale. Nonostante questo accordo, ormai da giorni, il regime ha ripreso a bombardare l’area di Idlib, in mano alle forze ribelli.

Il 13 Maggio del 2016, i media davano la notizia dell’uccisione a Damasco di Mustafa Badreddinne, uno dei maggiori terroristi dell’organizzazione libanese Hezbollah. Ad oggi, in merito alla morte di Badredinne, si sono fatte diverse ipotesi. La prima, ovviamente, ha puntato l’indice contro Israele, ma un articolo apparso in tal senso su Al-Mayadeen è stato presto cancellato. La seconda ipotesi, quindi, è stata quella che vede l’opposizione siriana responsabile della morte del terrorista di Hezbollah.

In questi giorni, quindi, una nuova ipotesi si sta facendo spazio: secondo quanto pubblicato da al-Arabiya, ad uccidere Mustafa Badreddinne sarebbe stato un complotto interno nello schieramento filo-Teheran. In particolare, si sarebbe trattato di una azione voluta direttamente da Qassem Soleimani – comandante della Forza Qods – in accordo con Hassan Nasrallah, Segretario di Hezbollah. Ricordiamo che Badredinne era stato incaricato direttamente dal duo Soleimani-Nasrallah, di comandare le forze di Hezbollah, intervenute nel 2012 al fianco di Assad nella guerra siriana (al-Arabiya).

Mentre si trovava in Siria, però, la figura di Badredinne sarebbe divenuta scomoda. Il terrorista libanese, infatti, non soltanto era stato giudicato colpevole, in contumacia, dell’uccisione dell’ex Premier libanese Rafiq Hariri, avvenuta nel 2005, ma si sarebbe anche opposto alle modalità di commando del Generale iraniano Soleimani. Precisamente, Badredinne avrebbe criticato Soleimani per non dare la stessa attenzione alle vite dei combattenti arabi sciiti, rispetto a quelle degli iraniani.

Il 13 maggio del 2016, quindi, Badredinne sarebbe stato attirato in una trappola, ordina contro di lui all’aeroporto internazionale di Damasco. Badredinne sarebbe arrivato all’aeroporto con altre tre persone, una di queste la sua guardia del corpo. Secondo le fonti filo-Hezbollah, Badredinne sarebbe stato ucciso con una bomba ad implosione. Le foto pubblicate da al-Arabiya – immagine in alto – però, mostrano come nessuna esplosione è avvenuta nel luogo in cui il terrorista libanese è morto. Inoltre, delle tre persone arrivate con Badredinne all’aeroporto, solo lui sarebbe rimasto ucciso (alquanto inverosimile).

Sempre secondo quanto riporta il media arabo, una delle persone presenti all’aeroporto di Damasco quel giorno era Ibrahim Hussein Jezzini, consideranto uno stretto confindente di Badredinne. Potrebbe essere stato proprio lui, su ordine di Nasrallah, a compire l’omicidio. Pochi giorni dopo la morte di Badredinne, il clerico sciita Abbas Hoteit ha commentato: “Mustafa Badredinne è stato ucciso da due proiettili traditori”.

170301-syria-aleppo-air-strike-victim-928a_539a86ec322b079dfd3f6ec1d90700df_nbcnews-ux-2880-1000

Il 27 febbraio scorso, il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, ha presentato un report sulla Siria, relativo alla battaglia di Aleppo. In questo report, quasi totalmente ignorato dai grandi media nazionali, le Nazioni Unite puntano l’indice contro Assad e i suoi alleati, in particolare l’aviazione russa (Testo del Report).

Secondo quanto denunciato nel report, l’aviazione siriana ha volontariamente colpito i convogli umanitari delle Nazioni Unite, uccidendo decine di lavoratori e mandando in fuoco chili di aiuti di prima necessità per la popolazione locale. Convogli che, si badi bene, erano stati autorizzati pubblicamente dallo stesso Governo di Damasco e di cui il regime siriano conosceva – costanetemente – la posizione. Gli attacchi determinarono la sospensione degli aiuti umanitari da parte delle Nazioni Unite per motivi di sicurezza, aumentando lo stato di indigenza della popolazione di Aleppo est.

Una volta catturata la parte est di Aleppo, quindi, le forze del regime siriano hanno ucciso sul posto decine di persone e arruolato ragazzi e uomini nell’esercito siriano, separandoli dalle loro famiglie. Di queste persone, ancora oggi, non si ha alcuna notizia.

Purtroppo, il report denuncia cose ben peggiori: secondo quanto scritto nero su bianco, l’aviazione siriana ha bombardato Aleppo est con bombe al cloro, colpendo volontariamente le infrastrutture civili. Non viene invece denunciato l’uso di armi chimiche da parte dell’aviazione russa. Ricordiamo che, l’ex Presidente USA Obama, aveva ripetutamente indicato nell’uso di armi chimiche, la redline insuperabile nella guerra siriana. Come noto, di insuperabile c’è stata solo la sua indifferenza al conflitto mediorientale!

report-syria

syria-3

Come suddetto, il report denuncia anche come le forze pro Assad, hanno colpito infrastrutture civili come gli ospedali, i mercati, le residenze dei civili e le scuole. Il risultato è stato la morte di centinaia di civili innocenti, tra cui bambini e donne incinte. La campagna aerea di bombardamente, iniziata nel Settembre del 2016, ha causato almeno 300 morti, tra cui 96 bambini, solamente nei primi quattro giorni di bombardamenti…Nel novembre del 2016, quindi. è stato anche distrutto un orfanotrio presso il distretto di Salah al-Din.

syria-2

Le conclusioni sono spietate: sia i ribelli siriani che le forze pro-regime sono accusati di gravi violazioni dei diritti umani. Con l’aggiunta, però che, mentre le varie forze ribelli si arrendevano, le forze pro Damasco continuavano a bombardare senza tregua. In nessuno degli incidenti presi in esame dal report, quindi, è stato rilevato che le infrastrutture colpite avevano una qualche funzione di tipo militare.

Questo report ci sembra la risposta migliore a tutti coloro che, anche in Italia, propongono di ristabilire normali relazioni diplomatiche con Assad. La lettura delle pagine di denuncia dell’ONU, mostra chiaramente come stringere nuovamente le mani del dittatore siriano, sia non solo un crimine, ma anche un grave errore politico!

 

 

 

 

 

imagescar5w18u

La notizia della liberazione di Aleppo da parte delle forze lealiste, ovvero di quelle fedeli a Bashar al Assad, è giunta nello stesso periodo in cui il regime siriano annunciava la nuova caduta di Aleppo nelle mani dell’Isis. Una notizia accettata senza controbattere da praticamente tutti i media internazionali.

Peccato che nessuno si e’ domandato se, la nuova caduta di Palmira nelle mani del Califfato, sia un evento autentico, o l’ennesimo fake organizzato dal regime. Ci spieghiamo meglio: come noto, grazie alla liberazione dei centinania di jihadisti sunniti dalle carceri siriane – tutti finiti nei gruppi ribelli siriani di matrice fondamentalista – il clan di Assad (e dell’Iran), è riuscito a cambiare la natura della rivolta siriana, trasformandola in un conflitto settario ed estremista. Lo scopo era chiaro: polarizzare lo scontro e presentare al mondo Assad come l’unica alternativa alla deriva wahhabista.

A tale scopo, non solo Assad ha rifornito Isis di uomini, ma anche di soldi. Come noto, e come riconosciuto anche dalla stessa Unione Europea, importanti busisnessman siriani hanno portato avanti per Damasco, traffici illegali con il Califfato, soprattutto nel settore energetico (No Pasdaran). In pratica, proprio il regime siriano e’ diventato il primo cliente di Isis, garantendo almeno il 70% delle finanze del gruppo terrorista di al Baghdadi. Non solo: per autenticare la fiction, l’esercito siriano ha permesso anche ad Isis di conquistare (e distruggere) la città di Palmira, patrimonio Unesco, ottenendo lo sdegno della Comunità Internazionale.

Come detto, era praticamente una grande fiction: quasi nessuno scontro tra l’esercito siriano e Isis è avvenuto per la presa di Palmira nel 2015 e quasi nessuno scontro tra Isis e l’esercito siriano è avvenuto durante la riconquista di Palmira da parte delle forze di Assad nel marzo del 2016. Le due parti si sono ordinatamente ritirate, come se ci fosse in coordinamento militare vero e proprio (Business Insider). Come noto, nonostante le denunce, l’entrata dell’esercito siriano a Palmira fu salutata dal mondo con grandi elogi e venne anche denunciata la scoperta di fosse comuni, a riprova dei massacri comessi dai fedeli di al Baghdadi. Peccato che, successivamente, ben pochi media denunciarono che quelle immagini erano un falso, riprese purtroppo da quanto avvenuto veramente in Iraq nel 2014 (EA World View).

Ora la domanda è una sola: come ha potuto Isis riconquistare Palmira alle forze siriane? Come ha potuto farlo nello stesso momento in cui, teoricamente, i gruppi ribelli e quelli jihadisti anti-Assad, si trovano in una fase di generale ritiro? Alcuni lo spiegano con la battaglia di Aleppo. Una operazione che, secondo i sostenitori di questa tesi, avrebbe richiesto ad Assad di concentrare le forze verso la nuova zona di conflitto. Difficile crederlo, soprattutto considerando che quella ad Aleppo est, non è stata una azione militare di terra, ma sostanzialmente una campagna aerea di distruzione totale, portata avanti dall’aviazione russa, in coordianamento con alcune forze milizie sciite sul terreno, direttamente agli ordini di Teheran.

La risposta è differente, e sta nelle diverse strategie che i sostenitori di Assad hanno. I russi, infatti, puntano ad una campagna militare durissima, che sia però finalizza ad un processo di negoziazione politica e di accordo non solo con alcune fazioni ribelli, ma soprattutto con la Turchia di Erdogan e altri attori sunniti, quali l’Arabia Saudita. A tal fine, Mosca considera anche la figura di Bashar al Assad come sacrificabile. Diversa è la posizione di Assad e soprattutto dell’Iran. Per questi due attori, la permanenza del dittatore siriano è vitale, cosi come la continuazione del conflitto sino alla fine. Un accordo negoziale, infatti, dovrebbe prevedere naturalmente una forma di exit strategy per Assad – una figura inaccettabile da parte dell’opposizione siriana. Senza Assad, l’Iran non avrebbe più la certezza di un partner fidato, capace di garantirgli non solo un accesso al Mediterraneo, ma soprattutto un collegamento diretto con Hezbollah in Libano. Non è un caso che, proprio durante le fasi finali della battaglia di Aleppo, sia Asssad che l’Iran si sono opposti con tutte le forze alla firma di una tregua. Un cessate il fuoco che hanno duvuto alla fine digerire, dopo gli accordi conseguiti da Putin con la Francia e la Turchia.

A riporva di quanto diciamo, quindi, riportiamo una recente intervista di Assad a Russia Today, in cui il dittatore siriano precisa che la guerra non è finita, che alla liberazione di Aleppo deve far seguito quella di altre aree come Idlib e denuncia la necessità di riprendere Palmira dalle mani di Isis (Sana.sy). Qui il cerchio si chiude, spiegando bene a cosa è servita la nuova caduta di Palmira: per mezzo di questa nuova finzione, Assad e Teheran intendono costringere Mosca a continuare la guerra e l’intera Comunità Internazionale ad abbandonare definitivamente tutte le forze ribelli presenti in Siria, anche quelle non legate ad Al Qaeda e al Califfato.

x_lon_palmyra_160328_nbcnews-ux-1080-600

aaaa

Quello che vi mostriamo di seguito, è un video eccezionale che arriva dall’Iran. Il video risale alla giornata dello studente, che si celebra nella Repubblica Islamica il 7 dicembre di ogni anno (anniversario del massacre degli studenti dell’Università di Teheran nel 1953). Anche quest’anno, la celebrazione della giornata dello studente è stata l’occasione per i giovani iraniani per protestare contro le repression del regime e richiedere la liberazione dei detenuti politici (Good Morning Iran).

In uno dei video che sono stati pubblicati sui social network dopo quelle proteste, si può vedere e ascoltare il coraggioso discorso di protesta di un giovane studente iraniano. Coraggioso non solo per il suo contenuto, ma anche perchè espresso davanti al deputato iraniano Ali Motahari, un conservatore, che ha però sfidato diversi tabù, soprattutto richiedendo un legittimo processo per i leader dell’Onda Verde Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi (agli arresti domiciliari dal 2011 senza alcuna accusa formale e senza alcun processo).

Nel video, il giovane iraniano chiede giustizia per il massacro degli oppositori politici avvenuto nel 1988. Un massacro legittimato da una fatwa di Khomeini e compiuto anche grazie alle sentenze emesse dall’attuale Ministro della Giustizia del Governo Rouhani, Mostafa Pourmohammadi. Ancora, lo studente disapprova la presa degli ostaggi all’ambasciata Americana di Teheran. Ostaggi tenuti illegalmente per 444 giorni, contro tutte le normative previste dal diritto internazionale. Anche in quel caso, una azione che fu benedetta direttamente da Khomeini e che vide protagonista l’attuale Vice Presidente iraniana Masoumeh Ebtekar. Infine, senza mezzi termini, il giovane studente contesta la politica del regime iraniano in Siria, denunciando che “la storia ci condannerà per il genocidio dei siriani”. In particolare, lo studente mette in luce il peso della morte di oltre 500,000 persone – tra cui migliaia di bambini – e l’odio che questa violenza genererà per i decennia a venire contro l’Iran (International Campaign for Human Rights in Iran).

Dubitiamo che qualcuno nell’establishment iraniano darà retta a questo coraggioso studente…siamo più sicuri che qualcuno, putroppo, lo costringerà a tacere…