Archivio per la categoria ‘Iran Siria’

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Il Dipartimento del Tesoro americano ha annunciato ieri l’approvazione di una serie di sanzioni contro il network finanziario dei Basij. La decisione americana ha lo scopo di colpire i Basij – milizia paramilitare controllata dai Pasdaran – in quanto organizzazione reclutatrice di minori e rifugiati afghani, inviati a combattere la jihad in Siria.

Al fine di colpire i Basij, gli Stati Uniti hanno sanzionato la Bonyad Taavon Basij – ovvero la Fondazione Cooperativa dei Basij – e le oltre 20 corporazioni e istituzioni finanziarie che controlla. Compagnie attive non solo in Medioriente, ma anche in Europa, responsabili di un business multimilionario che finanzia ovviamente il terrorismo intenazionale e la jihad khomeinista nel mondo, in primis in Siria.

Tra le istituzioni finanziarie colpite dalle sanzioni, c’e’ anche la Banca Mellat, una banca privata iraniana, accusata di sostenere finanziariamente, materialmente e tecnologicamente la Banca Mehr Eqtasad (banca di proprieta’ diretta della Bonyad Taavon Basij).

Secondo quanto riportato dalla stampa iraniana nel 2017, la Banca Mellat collabora in Iran con una banca italiana, il Banco Popolare di Sondrio. In quel periodo, una delegazione della Banca Popolare di Sondrio guidata dal Vice Direttore Mario Erba, visito’ la Repubblica Islamica affermando che la banca di Sondrio era rimasta in Iran per aiutare i suoi clienti, anche durante il periodo delle sanzioni. Una affermazione che fu ripresa dalla stampa e interpretata come una indiretta ammissione della violazione delle sanzioni contro Teheran.

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Gholam-Hossein-Karbaschi

L’ex Sindaco di Teheran Gholamhoseein Karbaschi e’ stato condannato ad un anno di carcere, per aver pubblicamente criticato il coinvolgimento del regime iraniano nella guerra in Siria.

I fatti risalgono all’aprile del 2017 quando, durante un incontro pubblico presso Isfahan, Karbaschi ha affermato: “Dobbiamo essere fieri del fervore religioso nel nome del quale si difendono i luoghi santi (in Siria, NdA)? Ascoltate! Noi anche vogliamo la pace in Siria, Libano e Yemen. Noi vogliamo difendere gli oppressi e rafforzare le popolazioni sciite in quei Paesi. Ma, possiamo davvero ottenere tutto questo solamente fornendo soldi e armi, per uccidere?” (video in basso). In seguito a queste parole, il Procuratore di Isfahan ha aperto una inchiesta contro Karbaschi, accusandolo di “insulto ai martiri difensori dei luoghi santi”.

Il Capo della Fondazione dei Martiri iraniana, nel maggio del 2018, ha dichiarato che almeno 2100 iraniano sono morti in Siria, durante la guerra. Per molti esperti – e anche per molti iraniani – il numero dei morti e’ molto piu’ alto.

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Il regime iraniano risponde picche al Presidente russo Vladimir Putin. Secondo quanto riporta l’agenzia IRNA, infatti, Bahram Qasemi – portavoce del Ministero degli Esteri iraniano – ha affermato che Teheran restera’ in Siria “sino a quando i siriani lo vorranno”. In altre parole, gli iraniani non hanno alcuna intenzione di ritirarsi da Damasco.

Le parole di Qasimi, piu’ che una risposta alle condizioni di Pompeo, rappresentano come suddetto una dura reazione alle richieste di Vladimir Putin. Qualche giorno fa, infatti, Putin ha convocato a Sochi il Presidente siriano Assad, e ha espressamente chiesto il ritiro di tutte le forze straniere dalla Siria.

Un pensiero che e’ stato esplicitamente spiegato successivamente da Alexander Lavrentiev, inviato speciale di Putin per la Siria. Secondo quanto dichiarato da Lavrentiev, ora che Assad ha praticamente ripreso tutta Damasco, tutte le forze straniere devono lasciare la Siria, “inclusi gli americani, i turchi, Hezbollah e gli Iraniani”. Praticamente Mosca ha posto un ultimatum molto chiaro ad Assad: se vuoi che noi restiamo al tuo fianco e ti salviamo la Presidenza, caccia via tutti quanti (esclusi i russi…).

Concludendo, come da tempo prospettato, sulla Siria rischia di incrinarsi il fragile equilibrio tra Teheran e Mosca. Alleate nella “lotta” contro l’Occidente, Iran e Russia sono competitors sulla visione strategica del futuro del Medioriente (relazioni con Israele, con l’Arabia Saudita, con la Turchia) e sono competitors in termini economici (petrolio e ricostruzione della Siria). Una alleanza facile da mantenere in tempi di guerra aperta, ma assai difficile quando si tratta di ricreare la pace e la stabilita’…e sul futuro della Siria

 

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Per l’ennesima volta, dalla Siria giungono immagini drammatiche: decine e decine di corpi senza vita, parecchi di donne e bambini, privi di vita e con della bava bianca che esce dalla loro bocca. Segno evidente di quello che, secondo le forze di opposizione e gli attivisti, sembra essere l’ennesimo attacco chimico da parte del regime siriano, questa volta contro Douma.

Neanche a dirlo, Damasco nega ogni accusa e accusa i ribelli, come già accaduto nelle precedenti occasioni. Secondo il regime e i suoi sostenitori – anche qui in Italia – non ci sarebbero motivi per Assad per attaccare con armi chimiche, proprio nel momento in cui sta praticamente vincendo la guerra. Apparentemente, si tratta di una argomentazione forte, ma in realtà si tratta di un affermazione fallace.

Assad non ha mai vinto nulla: a riprendere in mano la Siria contro le opposizioni siriane e contro Isis non e’ stato il dittatore siriano. Fosse stato per le sue “capacita’”, il regime siriano sarebbe stato già abbattuto da anni. Assad e’ stato salvato prima dal diretto intervento del regime iraniano e poi, una volta che anche le forze di Teheran si trovavano al limite del collasso, dall’esercito russo (in particolare dall’aviazione). Con un piccolo inconveniente per Damasco, Teheran e Mosca: la Turchia di Erdogan, dopo anni di sostegno alle peggiori forze islamiste presenti in Siria, ha deciso anche lei di prendere parte attiva e diretta nel conflitto, attaccando le forze curdo-siriane e penetrando massicciamente nell’enclave di Afrin.

Neanche due settimane fa, proprio ad Ankara, si e’ tenuto un vertice a tre tra Erdogan, Rouhani e Putin. Di Assad e dei suoi rappresentanti, almeno davanti alle telecamere, praticamente non c’era nemmeno l’ombra. Segno evidente della totale marginalità del governo centrale siriano. Nonostante il comunicato stampa congiunto, i protagonisti del vertice di Ankara hanno concordato la necessita’ di evitare il regime change, di giungere ad un cessate il fuoco e di avviare la ricostruzione. E proprio sulla ricostruzione si gioca il nodo centrale della crisi siriana. 

Al di la’ delle apparenze, Mosca e Teheran non giocano proprio la stessa partita. Putin vuole chiudere ogni crisi con Ankara, anche per poter agevolare la costruzione del gasdotto Turkish Stream, per aumentare il gas esportato in Europa. Per giungere a questo obiettivo, il Presidente russo e’ ben contento di sacrificare una parte della Siria, il cuscinetto di Afrin, pronto a diventare un’area sotto diretto controllo di Ankara. A Teheran pero’, al di la’ delle apparenze, non la vedono nello stesso modo.

L’Iran ha bisogno come il pane di massimizzare i profitti della ricostruzione della Siria. In particolare, le Guardie Rivoluzionarie, hanno bisogno di inserire le loro compagnie negli affari post-bellici, soprattutto dopo la rivolta del popolo iraniano contro la corruzione delle società finanziarie legate ai Pasdaran e contro i costi che il regime iraniano sostiene per Damasco. Tornare a casa dopo centinaia di morti e senza alcun guadagno economico, quindi, e’ per Khamenei e le Guardie Rivoluzionarie impensabile. Solo in questo modo, inoltre, e’ per Teheran pensabile di realizzare veramente la costruzione del “corridoio Mediterraneo” che lega Teheran-Baghdad e Damasco. 

Sulla ricostruzione siriana, pero’, ha messo da anni mano Putin ed e’ ben noto ormai che le imprese russe sono in piena competizione con quelle iraniane. La Russia, inoltre, non ha solo interessi economici concorrenti a quelli dell’Iran, ma ha anche altri interessi geopolitici. Non solo Putin non ha alcuna voglia di guerreggiare con Erdogan, ma non ha neanche alcuna voglia di entrare in rotta di collisione con Israele. In Israele vivono oltre un milione di russi, con una forte influenza culturale e istituzionale nel Paese. Per Mosca, quindi, Israele non rappresenta un nemico, ma un partner politico, militare ed economico. Putin conosce bene le red lines di Israele in Siria – nessuna presenza di Pasdaran e milizie sciite nell’area del Golan – e non ha alcun interesse a non considerarle e farle rispettare.

Cosi si chiude il cerchio e si ritorna al solo attore che, in questo momento, avrebbe avuto un reale interesse a colpire con armi chimiche, riaprendo la pagina del conflitto siriano e la postura internazionale verso il dittatore Assad, ormai da molti attori Occidentali quasi riabilitato: parliamo della Repubblica Islamica dell’Iran.

Per Teheran, Assad ormai e’ un alleato di Putin, prima ancora che un suo alleato. Assad a sua volta, sgomita per avere una qualche influenza nel gioco delle tre potenze, mostrandosi pubblicamente sicuro di se, mentre guida la sua automobile apparentemente senza scorta, per trenta metri di strada…

In questo contesto, risulta sospettoso – ma assai logico – il video di un giornalista libanese di Hezbollah, diffuso poche ore prima dell’attacco chimico a Douma: in quel video, il giornalista afferma che, i primi bombardamenti del regime contro la città siriana, rappresentavano l'”antipasto” e che il “bello” sarebbe arrivato nelle ore successive. Parole che, lette a posteriori, suonano come un tragico preavviso…

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Fonte: Foundation Defense Democracies

Il think tank americano Foundation for Defense Democracies (FDD), ha pubblicato un interessante articolo di David Adesnik, sul dove, come e quanto il regime iraniano spende, per finanziare l’espansione del khomeinismo a livello internazionale, ovvero per finanziare il terrorismo internazionale.

Secondo quanto riporta l’FDD, il regime iraniano spende:

  • tra i 15 e i 20 miliardi di dollari l’anno per sostenere il regime di Assad in Siria. A questa spesa va aggiunta una linea di credito di 1 miliardo di dollari concessa nel 2017, da sommarsi a ai 5,6 miliardi di dollari di linee di credito concesse da Teheran negli anni precedenti. Il costo maggiore, ovviamente, e’ quello relativo al mantenimento delle milizie sciite in Siria (almeno 20,000 uomini). A questi costi, va aggiunto, non sono inclusi i rifornimenti concessi, praticamente gratis, da Teheran per petrolio e gas;
  • almeno 1 miliardo di dollari e’ stato speso ogni anno, sin dal 2014, per mantenere le milizie sciite in Iraq. Dopo la fine del controllo territoriale di Isis, sembra che Teheran ridurrà il sostegno, riducendo anche il numero di miliziani sciiti nel Paese (molti si tramuteranno in forze di riserva), portando il finanziamento annuale a circa 150 milioni di dollari l’anno;
  • circa 700-800 milioni di dollari l’anno per sostenere Hezbollah in Libano;
  • 100 milioni di dollari per finanziare i gruppi terroristi palestinesi di Hamas e la Jihad Islamica Palestinese. Va anche detto che, una fonte diplomatica, ha parlato alla Reuters di un sostegno di 250 milioni di dollari annui da parte di Teheran a Hamas;
  • alcuni milioni di dollari, decine sembra, vengono dirottati dall’Iran per sostenere i ribelli Houthi in Yemen. Un sostegno che include anche il trasferimento di missili balistici, per colpire le città saudite.

A questi miliardi, vanno aggiunti i soldi che il Governo iraniano fornisce annualmente ai Pasdaran, ovvero a coloro che materialmente, controllano, ideologizzano e addestrano, le milizie sciite nel mondo. Sotto questo profilo, la trasparenza e’ relativa: ufficialmente, infatti, le Guardie Rivoluzionarie hanno un budget annuo di 8,2 miliardi di dollari.

E’ pero’ una stima relativa, non solo perché lo stesso Governo concede più fondi ai Pasdaran, ma anche perché le Guardie Rivoluzionarie controllano buona parte dell’economia iraniana, compresa quella sommersa. Miliardi di dollari che, ovviamente, non e’ possibile quantificare precisamente.

In poche parole, secondo le stime dell’FDD, il regime iraniano spende 16 miliardi di dollari, solamente per sostenere l’espansione del khomeinismo a livello internazionale. Soldi tolti alla popolazione iraniana, che in buona parte vive nell’indigenza e sotto la sogna della povertà. Ecco spiegate molte delle ragioni di Iran Protests e soprattutto dello slogan “No Gaza, No Libano, la mia vita solo per l’Iran”.

 

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Sta girando ovunque – fortunatamente – la notizia del report pubblicato da Human Rights Watch contro il regime iraniano: il report accusa Teheran di reclutare minori afghani di etnia Hazara, per combattere la jihad in Siria nel nome di Assad.

I minori vengono inquadrati nella Divisione Fatemiyoun, formata esclusivamente da Afghani (nata come brigata ed elevata al rango di Divisione, oggi composta da almeno 14000 jihadisti sciiti afghani). Il report, quindi, pubblica anche una lista di quattordici nomi di minori Afghani morti in Siria, con l’eta’ della morte e il cimitero dove sono sepolti in Iran.

Come scritto nel titolo, quanto denunciato da Human Rights Watch, rappresenta la scoperta dell’acqua calda. Da anni, infatti, si sa che il regime iraniano non solo recluta minori afghani per la sua jihad nel nome di Assad, ma sfrutta in generale gli immigrati illegali dall’Afghanistan, come mercenari. Sfruttando la loro vulnerabilità legale e sociale, il regime iraniano manda gli Afghani a morire in Siria, in cambio di un salario mensile e la promessa della cittadinanza. Peggio: ad addestrare questi mercenari, spesso minori, sono spesso i terroristi libanesi di Hezbollah

La denuncia di HRW, semmai, dimostra solo come per essere ascoltati dal grande pubblico, e’ necessario che la denuncia arrivi da qualche ONG che abbia un nome altisonante. Non basta, purtroppo, fornire i nomi, le eta’ e le immagini dei funerali, delle decine di minori afghani che sono morti in questi anni di guerra in Siria.

Cio’ che speriamo ora, quindi, e’ che avvenga quello che in questi anni non e’ mai avvenuto: ovvero che intervenga la politica, o meglio la diplomazia internazionale. Che intervenga magari quella Federica Mogherini che, da anni, fa finta di non vedere questi crimini internazionali, gli stessi che se compiuti da Isis vengono – giustamente – condannati senza remora alcuna.

Nel frattempo e’ intervenuto il Ministero degli Esteri afghano, che ha chiesto al regime iraniano di smettere di inviare rifugiati afghani in Siria. Una richiesta che cadrà nel vuoto, come quelle che da mesi Kabul fa a Teheran, per quanto concerne i rapporti tra i Pasdaran e i Talebani. Un altro crimine del regime iraniano, ad oggi, rimasto impunito…

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Le leggi dell’aviazione internazionale parlano chiaro: e’ assolutamente vietato per qualsiasi Paese, usare aerei di linea per scopi militari. Purtroppo, come da tempo denunciamo, il regime iraniano viola costantemente questo principio cardine dell’aviazione civile.

In particolare, ci riferiamo all’articolo 3 della Convenzione di Chicago del 1944 che, espressamente, vieta di usare vettori civili a fini militari (testo Convezione di Chicago). L’Iran si e’ volontariamente impegnato a rispettare questa Convenzione nell’aprile del 1950!.

Nonostante tutto, come suddetto, Teheran viola la Convenzione costantemente, usando vettori civili per trasportare jihadisti e armamenti in diverse parti del mondo, in primis in Iraq e in Siria. Dopo lo scandalo della Mahan Air, recentemente, si e’ scoperto che i Pasdaran usando anche la compagnia di linea iraniana Iran Air, per fini militari.

Purtroppo, come evidenziato ieri dagli Stati Uniti, Teheran non usa solamente vettori iraniani, siriani e iracheni, ma anche ucraini: il Dipartimento del Tesoro americano, infatti, ha sanzionato la Khors Air Company e la Dart Airlines, per il loro contributo al sostegno del “terrorismo globale”.

Le due compagnie ucraine, collaborando direttamente con le compagnie iraniane Iran Caspian Air e Al-Naser Airlines, hanno permesso alle due compagnie aeree del regime clericale di procurasi illegalmente vettori di fabbricazione USA, personale e servizi. Mezzi e personale che sono stati sfruttati dalla Iran Caspian Air e dalla Al-Naser Airlines – entrambe già sotto sanzioni americane – per trasferire armi e personale militare dall’Iran alla Siria! Non solo: la Al-Naser Airlines ha, a sua volta, fatto una triangolazione, trasferendo i vettori importati illegalmente alla Mahan Air, compagnia iraniana designata sotto sanzioni per i suoi rapporti con la Forza Qods dei Pasdaran (parliamo di ben 8 Airbus A340 e 1 Airbus A320!).

Proprio queste violazioni da parte di Teheran delle normative internazionali sull’aviazione civile, stanno portando il Congresso americano a prendere delle importanti iniziative, per bloccare accordi come quelli già firmati tra la Boeing e Teheran. Un voto in questo senso e’ già passato alla Camera dei Rappresentati!

L’Europa, invece, fa il gioco delle tre scimmiette, facendo finta di non sapere, non vedere e non sentire. Cosi, per ora nulla si fa sia in Italia che in Francia, per bloccare l’accordo tra la ATR e l’Iran, proprio per la fornitura di vettori civili a Teheran. Vettori che, ancora una volta, potrebbero essere usati dal regime iraniano per sostenere il terrorismo internazionale (di cui l’Iran e’ primo sponsor al mondo dal 1984!).